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6 ottobre 2008

UN MIRACOLOSO CONCENTRATO DI PREGIUDIZI

Sono andato per curiosità a vedere quel film "Miracolo a Sant'Anna" di quel regista Afro-americano.
Ci sono andato con un amico che la pensava diversamente da me in politica e non solo, giusto per capire quanto fossero bilanciati i miei giudizi. Quel film è un concentrato di stereotipi di pessima lega sugli italiani, sembra di rivedere tutti in un botto i principali pregiudizi a sfondo razziale che hanno perseguitato gli italiani nella loro emigrazione nel Nord-America. Mi riferisco come fonte privilegiata di documentazione sul tema al bel libro di Gian Antonio Stella "L'ORDA" che raccoglie il peggio di quanto è stato detto sulle genti del Belpaese negli ultimi due secoli, come emigranti e non solo. Gli italiani del film sono poveri e superstiziosi, il patriarca della famiglia è pure fascista ed egoista, i partigiani sono accoltellatori, ladri, delinquenti, odiati dalla popolazione e c'è pure su quattro partigiani un giuda che vende la pelle degli amici come di centinaia di innocenti, l'unica chiesa del paese serve per un bizzarro festino dove la gente alla fame apparecchia pure un buffet, l'unica donna graziosa del paese la dà via per qualche sigaretta a un liberatore di colore e per gradire è sposata con uno che è disperso in Russia. Forse mi sfugge qualcosa ma così è già abbastanza. Strano esito per un film onirico e politico che vuol tirare la volata a Obama e parlare dell'orgoglio nero degli Afro-Americani e propina questo gran misto di stereotipi negativi sugli italiani. Il regista non si accorge nemmeno che dà ragione a quei manifesti della propaganda di guerra della Repubblica di Salò che il manipolo di soldati neri strappa con disgusto. Affermo questo perchè nel film è presente una scena di sesso fra una donna bianca e un liberatore dalla pelle scura e perchè uno dei protagonisti di colore si è preso come bottino di guerra un prezioso manufatto cinquecentesco. Quei manifesti erano di Boccasile, il noto disegnatore, e accusavano i soldati di colore di rapine ai danni del patrimonio artistico e mettevano in guardia la popolazione civile dai soldati di colore. Quel film denunzia la totale estraneità del regista verso la storia e la cultura dell'Italia, che è letta attraverso i più rozzi stereotipi statunitensi sugli eterni italiani pelle-oliva, e la spaventosa incapacità degli statunitensi di concepire che al mondo esistono altre culture e altre storie oltre la loro. Quello non è un film offensivo perchè mette in cattiva luce la resistenza, quel film è un miracoloso concentrato di pregiudizi contro il popolo italiano. Non va vietato o censurato, va semplicemente detto che esso è il frutto di un disprezzo per gli altri così forte da essere inconsapevole. L'ANPI ha sbagliato polemica.  Il film non è contro di loro ma è solo contro gli italiani in generale, prova ne sia che un paio di nazisti nel film fanno pure una bella figura. Il mio amico ha detto che mancava solo la pasta e il mandolino.
A me è bastato così.
A quelli che parlano di liberatori credo che consiglierò questo film, in molti cominceranno a star zitti, e sarebbe anche l'ora.

IANA per FuturoIeri



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