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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


8 marzo 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Qualew modello alternativo per la civiltà industriale?

Gaetano Linneo: Precisamente, tu parli della rete internet. Ottima cosa. Finora hai affermato che essa ha un ruolo positivo di divulgazione del sapere, di bacheca di nobili opinioni, di luogo dove ritrovare nozioni, critiche, informazioni e cose del genere. Da qui ricavi l’idea che esso sia un luogo metafisico ove possa generarsi una qualche forma d’opposizione, di trasformazione, di ripensamento generale della società. Ascolta: poniamo che la rete possa esser paragonata a un sistema lineare di tipo orizzontale che mette in comunicazione soggetti diversi e che crea gruppi, comunicazione e interscambio d’esperienze e molto altro ancora. Poniamo anche un punto zero nel quale tutti i soggetti partono allo stesso momento. Nello scorrere del tempo la rete perfettamente bidimensionale mostra un aumento di picchi, di piramidi, di figure tridimensionali. Il denaro e segnatamente il denaro del capitale investito sulla rete diventa la terza dimensione di questo sistema egualitario tridimensionale e realizza figure geometriche, rilievi, scanalature. L’elemento egualitario viene così a perdersi e sulla rete che s’allarga si forma un panorama che è quello dato dal successo o dall’insuccesso dei denari investiti da soggetti istituzionali o privati. L’esito di tutto questo è una rete plasmata da interessi concretissimi e materiali connessi con le realtà che oggi esercitano il potere in quanto potere oggi in atto. Ne ricavo da questa mia descrizione che è piuttosto insolito e improbabile  che uno strumento plasmato e riplasmato dall’elemento del capitale possa determinare la messa in crisi e la ridefinizione di esso. Perché la questione è tutta lì, cambiare l’essere umano è anche e prima di tutto oggi trasformare la società umana da società competitiva data da masse agitate di consumatori irragionevoli a società solidale di soggetti autenticamente liberi e razionali.

Clara Agazzi: Questo è vero. C’è l’orizzonte e c’è la montagna. Se si guarda l’orizzonte si può pensare a un mondo potenzialmente egualitario che mette in contatto gente diversa, ma poi la montagna ricorda la frammentazione degli interessi, il determinarsi di gruppi, il seguire passioni e far gruppo solo con i propri simili. 

Paolo Fantuzzi:  Non solo questo. Il far gruppo, il seguire solo alcune passioni si lega al distrarsi, al soddisfare i piaceri personali. C’è chi cerca l’ultimo modello di macchinina telecomandata e chi cerca fumetti pornografici nel grande mare della rete, e questo vale per mille categorie e anche più. Una massa di componenti l’umanità spappolata in milioni d’interessi cosa può mai seguire di buono e poi come metterla assieme se non con fatti spettacolari, con canzoni, con riti di massa per le masse altamente spettacolari e di puro divertimento.

Stefano Bocconi: Giusta osservazione. A questo aggiungo che senza un progetto, un metodo, un partito politico come possono dei singoli anche se fanno gruppo ottenere qualcosa? Come è possibile pensare che milioni di singoli che si contattano singolarmente siano in grado di fare opposizione, di far massa, di far davvero squadra. Un padrone con i suoi denari per via del salario vincola i suoi sottoposti. Ma una massa d’appetiti anarchici, di gruppi divisi, di privati in preda a risentimenti o a qualche curiosità a sfondo erotico come può organizzarsi. Nella rete ormai si cerca la famosa isola di Peter Pan. Cambiare la direzione di questa realtà? E come è possibile se non ci sono gli strumenti sociali e materiali!

Franco: Dunque. Carissimi. Voi dite che non c’è il mezzo, non ci sono gli uomini, non c’è il materiale. Tutto il reale costruito da questo modello di consumo e produzione deve percorrere la sua strada e va da sé esaurirsi. Magari finire in catastrofe epocale, perché questo è l’esito se nessuno fa nulla. Se al sistema del profitto a ogni costo s’oppongono solo eserciti di una sola persona dove ognuno parla per sé e parla solo dei suoi problemi potrà davvero accadere di tutto. Tuttavia vorrei distinguere fra coloro che cercano in rete gli Annunaki o i Supereroi e chi cerca di metter in piedi un discorso di studio, di ragionamento di condivisione. Esiste la ragionevole possibilità che dalla condivisione in rete possa nascere qualcosa di buono, certo il rischio dei simili che incontrano i simili e parlano fra simili e creano sodalizi, associazioni, gruppi fra soggetti  identici per inclinazioni e gusti è forte, ma è anche naturale. Come è naturale che la rete sia anche il punto nel quale si dà il desiderio di coloro che vogliono salvarsi da soli, chiudere la porta della stanza, circoscrivere il loro mondo e i loro interessi, mettere un muro psicologico fra se stessi e il mondo. Ma io questo lo leggo come segno del disagio e del grande disordine spirituale che oggi prende gran parte della gente del nostro paese e delle civiltà entrate nel sistema del capitalismo e dell’industria. Proprio perché i molti sono disorientati la rete e la condivisione diventano megafoni di questa mancanza di senso e di limiti. Cambiare la civiltà industriale è cambiare la vita di milioni di esseri umani che vivono in mezzo ad essa. Il mezzo relativamente accessibile alle idee meno praticate o alle critiche più forti è oggi proprio la comunicazione in rete nelle sue diverse forme, se qualche modello alternativo a questo prenderà forma dovrà per forza passare dalla rete. Aggiungo che mi pare necessario che questo processo di creazione di modelli alternativi di vita, produzione e consumo  si concretizzi in tempi rapidi, vista la pressione enorme che l’umanità della civiltà industriale esercita sulle risorse del pianeta. Mi piace pensare che alla fine la necessità, l’intelligenza e la passione di tanti soggetti convergerà sulla possibile soluzione, ed essa prenderà forma, sarà il frutto di un grande evento collettivo.

Gaetano Linneo: Per quel che mi riguarda questa è una probabilità con limitate possibilità di vita e di sviluppo. C’è nel tuo ragionamento uno spontaneismo di fondo che mi pare disarmante. Ma ti concedo che emerga questo modello alternativo. Tu non spieghi come esso potrà imporsi sull’egoismo di minoranze di supermiliardari, di capi delle grandi burocrazie, di cricche settarie di privilegiati; essi per quanto pochi di numero controllano di fatto con la manipolazione dell’informazione e con il dominio diretto e talvolta brutale gran parte dell’umanità. Si può pensare di cambiare il mondo con le idee quando chi è contro ha  in mano le maggiori banche e interi eserciti? No. Il tuo ragionamento è nobile ma ha il difetto di metter fra parentesi i concreti rapporti di forza che qui e ora guidano questa danza macabra.

Paolo Fantuzzi:  Aspettate un attimo. In realtà c’è una condizione che viene incontro alle vostre divergenti posizioni: un mutamento di mentalità  collettiva che avviene durante un catastrofe globale  e  totale.




3 marzo 2008

LE ALTERNATIVE AGLI INCENERITORI

LE ALTERNATIVE AGLI INCENERITORI

(tratto da www.beppegrillo.it)

 

Inceneritori, perché no

1. L’incenerimento dei rifiuti li trasforma in nanoparticelle tossiche e diossine

2. L’incenerimento necessita di sostanze come acqua, calce, bicarbonato che aumentano la massa iniziale dei rifiuti

3. Da una tonnellata di rifiuti vengono prodotti fumi e 300 kg di ceneri solide e altre sostanze:

- le ceneri solide vanno smaltite per legge in una discarica per rifiuti tossici nocivi, rifiuti estremamente più pericolosi delle vecchie discariche

- i fumi contengono 30 kg di ceneri volanti cancerogene, 25 kg di gesso

- l’incenerimento produce 650 kg di acque inquinate da depurare

4. Le micro polveri (pm 2 fino a pm 0,1) derivanti dall’incenerimento se inalate dai polmoni giungono al sangue in 60 secondi e in ogni altro organo in 60 minuti

5. Le patologie derivanti dall’inalazione sono: cancro, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto e ictus. Lo comprovano migliaia di lavori scientifici

6. Gli inceneritori, detti anche termovalorizzatori, sono stati finanziati con il 7% della bolletta dell’Enel associandoli alle energie rinnovabili insieme ai rifiuti delle raffinerie di petrolio al carbone. Senza tale tassa sarebbero diseconomici. Nell’ultima Finanziaria è stato accordato il finanziamento, ma solo agli inceneritori già costruiti

7. In Italia ci sono 51 inceneritori, sarebbe opportuno disporre di centraline che analizzino la concentrazione di micro polveri per ognuno di essi, insieme all’aumento delle malattie derivate sul territorio nel lungo periodo

8. I petrolieri, i costruttori di inceneritori e i partiti finanziati alla luce del sole da queste realtà economiche sono gli unici beneficiari dell’incenerimento dei rifiuti

 

Riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riciclaggio e bioessicazione

1. Riduzione dei rifiuti (Berlino, per fare un esempio, ha ridotto in sei mesi i rifiuti del 50%)

2. Raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale

3. Riciclo di quanto raccolto in modo differenziato

4. Quanto rimane di rifiuti dopo l’attuazione dei primi tre punti va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla con in impianti di bioessicazione

5. In termini economici non conviene bruciare in presenza di una raccolta differenziata perché:

- il legno può essere venduto alle aziende per farne truciolato

- il riciclaggio della carta rende più dell’energia che se ne può ricavare

- il riciclaggio della plastica è conveniente. Occorrono 2/3 kg di petrolio per fare un kg di plastica

6. La raccolta differenziata può arrivare al 70% dei rifiuti, il 30% rimanente può ridursi al 15-20% dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione ed impatti ambientali sanitari

Se nel settore dei rifiuti non ci fossero le attuali realtà, per legge, di monopoli privati a totalità di capitale pubblico, ma una reale liberalizzazione del mercato, la concorrenza tra le aziende avverrebbe sulla capacità di recupero e l’incenerimento sarebbe superato.

 

Rapporto Rifiuti 2006

Il Rapporto Rifiuti 2006 analizza la produzione e la gestione dei rifiuti urbani e speciali, il sistema di produzione degli imballaggi e di gestione dei rifiuti di imballaggio; effettua il monitoraggio dell’applicazione sperimentale della tariffa e l’analisi economica dei costi di gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani. Le informazioni si riferiscono all’anno 2005 per i rifiuti urbani, e all’anno 2004 per i rifiuti speciali. Il Rapporto fornisce, inoltre, un aggiornamento del quadro relativo allo stato di attuazione della pianificazione territoriale, ed effettua l’analisi di alcuni flussi di rifiuti che, per qualità (contenuto di sostanze pericolose) o quantità, sono di particolare rilievo ai fini del monitoraggio dell’evoluzione del sistema anche alla luce della normativa comunitaria in materia. In questa edizione del Rapporto Rifiuti risultano popolati circa 134 indicatori, per un totale di circa 200.000 dati.

APAT Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici - ONR

Rapporto rifiuti / 2006

ISBN 88-448-0235-X

» Visualizza la pubblicazione (zip 8790 Kb)

 



Tabella estrapolata dalla relazione "Effetti sulla salute associati alla residenza in prossimità degli inceneritori" del dr. Pietro Comba e della dr.ssa Lucia Fazzo del Dipartimento Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria dell'Istituto Superiore di Sanità, e del dr. Fabrizio Bianchi dell'Istituto di Fisiologia Climatica, Sezione di Epidemiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, presentata al workshop "Gli impianti di termovalorizzazione dei RSU: aspetti tecnologici ed impatto sulla salute" tenutosi a Torino il 29 e 30 novembre 2007 ed organizzato da Arpa Piemonte.

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IL VOTO UTILE? QUELLO CHE NON DIAMO A VELTR-USCONI !



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