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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


26 gennaio 2012

Il nuovissimo cambio di padrone: Le aliene di Andromeda

Il terzo libro delle tavole
Viaggio nell’Italia del remoto futuro
Nuovissimo cambio di padrone: le aliene di Andromeda


Tempo fa mi capitò di osservare sull’obelisco detto il  Birillo dalle parti della stazione, l’ultima targa in memoria dei morti ammazzati nella Terza Guerra Mondiale, la quale si unisce a tutte le precedenti e a modo suo le riconsacra.  Questa targa non fu fusa con il bronzo dei cannoni nemici come una volta ma in una lamina di drone da bombardamento ribattuta e incisa, i tempi cambiano. Così in questo mio lieto passeggiare per la capitale mi son tornate alla mente le cose del passato. L’inizio del XXI secolo era un periodo strano milioni d’italiani vivevano soli con i loro pensieri e i loro problemi, gli umani erano mentalmente chiusi ed egoisti pur muovendosi fra masse anonime di consumatori compulsivi  che giravano per centri commerciali,  grandi magazzini, supermercati ed erano turbati dai miti morti e dalle memorie perdute del secolo precedente e da milioni d’immagini della pubblicità commerciale  e della propaganda di guerra; nel frattempo le minoranze al potere e i capi politici infilavano un fallimento dietro l’altro. Il sistema sociale  e quello capitalistico erano entrati in una crisi irrecuperabile; in sintesi si pretendeva uno sviluppo infinito e consumi diffusi in presenza di una popolazione umana crescente calcolata intorno ai  sette miliardi di unità in un contesto di  risorse planetarie energetiche, naturali e minerali decrescenti. Lo squilibrio fra sistema di produzione e consumo e risorse  cominciò a crescere creando difficoltà ambientali e di natura sociale, ben presto le potenze imperiali principali del pianeta cominciarono a foraggiare terroristi, bande di soldati mercenari, seguaci di dittatori, ribelli, squadroni della morte per collocare in certi paesi o presso certi popoli dei personaggi autoritari o dei despoti in grado di aiutare i loro finanzieri e industriali di riferimento a controllare masse di forza lavoro, materie prime, risorse energetiche e naturali e ovviamente mercati. Da questo metodo per competere sul mercato globale, degno di  banditi e di cospiratori,  derivarono mille disordini e un problema: controllare le principali risorse naturali ed di energia fossile per lasciare a terra gli altri imperi rivali. Ovviamente si formarono due  grandi alleanze militari una dell’Eurasia e l’altra dei popoli dell’Atlantico che iniziarono a mobilitare i loro alleati minori per studiare le armi e i mezzi altrui e prepararsi allo scontro diretto. Quando la guerra grossa era in pieno sviluppo arrivarono gli alieni; un colpo di genio li spinse a scegliere una delle parti in lotta per avere la possibilità di creare sul pianeta delle basi e delle colonie proprie in accordo con  una parte degli umani, così una eventuale resistenza alla presenza aliena risultava dimezzata all’origine. Gli alieni erano molto diversi fra loro e quindi vennero presto alle vie di fatto per chi si sarebbe appropriato del Pianeta Azzurro e a seconda delle fazioni scelsero quello o quell’altro impero umano da foraggiare o da includere nel loro dominio. I più forti fra gli alieni si presero tutto il sistema solare pianeta azzurro incluso, i vincitori alieni della Terza Guerra Mondiale erano i più singolari di tutti e non supportavano nessun impero umano ma al contrario imponevano il proprio, essi risultarono alla fine sinceramente graditi alle genti della Penisola solitamente pronte a salire sul carro dei vincitori a prescindere da qualsiasi considerazione etica, religiosa, morale e perfino estetica.

Quella fu una delle tante volte nelle quali le genti del Belpaese cambiarono di nuovo  padrone. Il cambio del padrone straniero era un caso tipico nello Stivale dove dominazioni diverse nel corso dei secoli avevano preso possesso del territorio e delle popolazioni. L’ultima dominazione era avvenuta per mano dei popoli dell’Atlantico ed essi avevano preso il posto dei figli dei Goti, tutto l’apparato celebrativo dei padroni di turno fu rivisto e ripensato. Come era costume delle genti del Belpaese fu creato un sistema di omaggio al padrone del momento che sostituiva il precedente e c’era tanto da realizzare: scrivere libri idioti celebrativi dei nuovi padroni, fare film esagerati e assurdi sulle audaci imprese degli italiani nella Terza Guerra Mondiale, stampare qualche fumetto di cattiva fattura sugli eroi della Patria immortale, fare monumenti ai patrioti amici degli alieni, inaugurare solennemente cippi celebrativi orrendi, statue di cattivo gusto da mettere presso le rotonde stradali o presso i parchi pubblici, fontane celebrative intrise di cattivo gusto. Inoltre un paio di giorni festivi nuovi sostituirono i precedenti, fu dedicata all’alieno qualche festa patronale rivista e corretta e anche  inaugurazioni di opere di pubblica utilità e carità. Completava il quadro delle riverenze e delle  operazioni di ripulitura dello spazio urbano la sostituzione di toponimi e denominazioni di strade e vie diventate politicamente indecenti e scorrette, i manifesti affissi con i proclami di nuovi sindaci, nuovi governatori di regione, nuovi ministri e qualche tumulazione solenne di eroici caduti, o forse solo morti ammazzati, con grande rito civile e religioso.  
C’era molto da fare perché questi alieni venivano da lontano dalle parti della costellazione di Andromeda, ma c’era chi giurava che arrivassero perfino dalla galassia omonima, comunque non erano del tutto ignoti alle genti del Belpaese perché erano degli umanoidi di due metri e dieci, più o meno, con lineamenti graziosi e vagamente femminili, dotati di straordinari apparati tecnologici  anche all’interno del loro corpo, arti sottili, magri, intubati in tute aderenti e strette; sembravano proprio le mazoniane della serie classica di Capitan Harlock; quella andata in onda su Raidue nei lontani pomeriggi del 1979. Si trattò infatti di una serie  di cartoni animati giapponesi di gran pregio artistico che aveva causato in quel tempo  una cospicua produzione di figurine da appiccicare sugli album delle Edizioni Panini e l’ammirazione dei molti. Nonostante le difficoltà iniziali, e il pessimo carattere di queste creature i vantaggi di questo nuovo dominio emersero e furono nel contesto apprezzati. Per prima cosa aiutarono gli umani a rendere stabile la propria popolazione sul pianeta e la pressione sull’ecosistema diminuì sensibilmente e le popolazioni aliene trovarono lo spazio per inserirsi senza far troppi danni. Integrarono le capacità di produzione e consumo dell’energia con la loro tecnologia di gran lunga superiore a  quella umana e collocarono le loro colonie  ponendo la capitale del loro Regno planetario nella Penisola sollevando così il Belpaese dal pericolo di seguire altri popoli nel collasso delle strutture sociali, produttive ed energetiche, migliorarono inoltre la salute della popolazione afflitta da molte malattie psicologiche e fisiche dovute ai guasti della civiltà industriale, indirizzando le genti del Belpaese verso una forma di civiltà sostenibile in relazione alle risorse del territorio. Per avvicinare gli umani del Belpaese al loro modello di regno eliminarono i poteri dei ricchi, dando al denaro un valore di strumento e non di fine dell’esistenza o di culto sacro o di Dio vivente come era invece capitato sotto il dominio dei signori dell’Atlantico quando banchieri e miliardari erano il potere ultimo e definitivo e tutta la piramide sociale e il potere politico era sotto di loro. Ma qualche dispiacere arrivò comunque perché questi esseri allungati avevano una caratteristica dei nostri antichi romani, ossia identificavano Dio con il loro sovrano, il loro Cesare era sia Pontefice sia Imperatore. Quindi il Concordato fra Stato e Chiesa  risultava impossibile perché non erano due realtà distinte ma la stessa.  Fu necessario ricostruire una Fede religiosa per le genti del Belpaese a partire dal fatto che il Pontefice era coincidente con il loro sovrano e adattare il culto all’evidenza che il Dio di cui normalmente si ragiona presso i cristiani aveva un qualche rapporto con questi nuovi padroni, visto che erano qui. Così fu creata una nuova fede senza le incrostazioni del passato, i dogmi frutto di compromessi, le storie inverosimili di miracoli, le stranezze teologiche per imporre un culto religioso inteso come religione civile, come al tempo degli antichi; si realizzò così un modello di fede alla maniera del Machiavelli. In realtà molti Dei dell’Antichità altro non erano che astronauti alieni arrivati sul Pianeta Azzurro per i motivi più strani e di conseguenza fu possibile, una volta colta questa verità già nota fin dai tempi di Peter Kolosimo, arrivare a un decente compromesso nello Stivale fra le parti e creare una coincidenza fra Dio e il Sovrano alieno. La Chiesa divenne una e di Stato come capitò nella Francia Rivoluzionaria al tempo di Danton e Robespierre, e questo avvenne praticamente senza resistenze o critiche, in fondo anche Dio era per le genti del Belpaese uno dei tanti invasori arrivato due millenni fa a cacciare i molti Dei di prima, perché scandalizzarsi se il nuovo potere lo cambiava, e come i Cesari di un tempo poneva se stesso quale Dio del suo popolo e delle genti che erano parte del suo Regno.  La convivenza con gli alieni comportò una reciproca sopportazione e una forma di medicina integrata dai microchip e dalle nanotecnologie, gli alieni erano piuttosto sobri e non volevano perdere denari e risorse  in cure mediche costose e in spese di farmacia e a modo loro potenziarono gli umani del Belpaese con reciproca soddisfazione, inoltre non sopportavano sprechi di forza lavoro, truffe, furti, ignoranza e disoccupazione e forzarono le genti del Belpaese a seguirli sulla strada di un modo creativo e collettivo di vivere e di stare al mondo, dove il merito e il valore del singolo avevano modo di esser apprezzati e dove tutti avevano un loro posto con la dose propria di utilità collettiva e dignità individuale. Tuttavia  c’era un prezzo da pagare questi alieni sono simili alle api e alle formiche sul piano dei sessi, nel senso che la totalità dei loro vertici burocratici, scientifici, militari e politici erano tali per motivi di programmazione genetica e biologica e questa cosa era una proprietà di quello che poteva esser visto come il sesso femminile; questo turbò gli italiani maschi e anche le femmine furono sconvolte dalla novità di vedere il potere e il dominio sul mondo in simili mani smaltate e inanellate, e creò disagio  nonostante i benefici  enormi che comportava la sparizione dei vertici accademici, politici e militari e burocratici ereditati dal passato;  chinare la testa davanti al sesso debole era un prezzo amaro ma  accettabile se l’esito era la sparizione di interi ceti sociali di parassiti, papponi, delinquenti comuni, feccia umana collocata in posti di responsabilità dai dominatori venuti dall’Atlantico. In una parola per quanto doloroso fosse il vedere delle donne, o qualcosa di simile trattandosi di alieni, al potere per i popoli dello Stivale era molto  meglio esser governati da una regina aliena e dalle sue amazzoni spaziali e supertecnologiche che non subire i viceré  stranieri che governavano per mezzo di una finzione di  Stato in verità corrottissimo ed estraneo alla storia e alla vita delle genti della Penisola. Oggi che molti guasti del passato scellerato sono stati curati, e di quei secoli sciagurati è rimasto solo il ricordo e qualche mito morto mi chiedo quale funesto destino sarebbe capitato alle genti del Belpaese senza l’invasione aliena, forse l’unica che ha davvero portato dei benefici alle troppe volte invase genti d’Italia; forse gli altri esseri umani erano il problema, dopotutto con tutti i contributi dati all’arte e alle civiltà del Pianeta Azzurro sarebbe stato lecito aspettarsi un po’ di riguardo dai propri simili, ma questo fatto è diventato realtà solo con delle femmine aliene con la faccia simile alla plastica, la pelle gommosa e un odore molto forte di prato tagliato da poco. Per ciò che riguarda la città essa è stata miracolata da questa gente di Andromeda, essa è cresciuta in altezza e in profondità ed avendo avuto di nuovo  il ruolo di capitale essa ha incluso i territori vicini fino a un raggio di cinquanta chilometri, la città del passato si sta dissolvendo lentamente nel nuovo che sprigiona potenza; le distruzioni della Terza Guerra Mondiale hanno favorito la ricostruzione su nuove basi. Del resto dove queste creature sono arrivate hanno rifatto il volto delle città e della vita quotidiana con una architettura vivente, dove la struttura abitativa, industriale, o destinata ai servizi è parte viva del tessuto naturale per mezzo di quella loro tecnologia che dà una dimensione di vita e  di senso  anche ai muri delle case o al sistema di riscaldamento o allo scarico dei rifiuti. La mente elettronica è nel nuovo sistema parte di un complesso biologico unitario che integra l’essere vivente, i supporti alle forme di vita, la struttura, le caratteristiche specifiche del manufatto, ogni veicolo, mezzo militare o costruzione è una realtà unitaria. Questa è  una tecnologia che deriva direttamente dalle basi spaziali e dai moduli dei veicoli che attraversano lo spazio esterno. Certo che pare incredibile come miliardi di umani nel Novecento son vissuti in ambienti squallidi, pieni di sostanze discutibili e spesso tossiche, in edifici privi di gusto, in città inquinate piene di degenerazione sociale, corruzione e violenza, ed è incredibile che tutto questo era volto a creare ricchezza e potere per una piccolissima casta internazionale di miliardari e banchieri collocati ai vertici della piramide del potere. In effetti la vittoria aliena nella Terza guerra Mondiale è stata una benedizione per le diverse forme della specie umana. Ripulire l’ambiente urbano e il territorio dalle corruzioni degli anni della globalizzazione delle genti dell’Atlantico è cosa che impegnerà ancora molti anni. In questo almeno il contributo della popolazione della Penisola si è rivelato importante, ha permesso di armonizzare le esigenze degli esseri umani con le capacità della civiltà aliena; per la prima volta dopo secoli di oscurità le genti del Belpaese esportano la loro civiltà rinnovata invece di subire le indigeste e spesso pessime novità portate dai diversi invasori umani. Così dopo secoli è arrivata la resurrezione della Civiltà nel Belpaese, il beneficio che ne hanno ricavato gli abitanti per la salute mentale e la tranquillità della vita quotidiana è universalmente riconosciuto, e grande è la soddisfazione generale.  Ma in fondo un potere che sa essere erede della natura e della civiltà dei Cesari per quanto forestiero sia  è di casa nello Stivale  e l’integrazione fra le due popolazioni è oggi riuscita, quella architettonica un po’ meno e i magnifici  edifici del Regno stonano con quanto ereditato dal passato, spesso essi ridicolizzano molti manufatti della seconda metà del Novecento, ma come molte cose del passato e in particolare  le periferie deformi della civiltà industriale si dissolveranno per lasciare il posto al nuovo, come in una legge di natura dove vita, morte e resurrezione di una civiltà s’incrociano nello scorrere infinito del tempo cosmico.

IANA




10 settembre 2010

Le paure nascoste e l'Italia scomparsa




LE PAURE NASCOSTE E L’ITALIA SCOMPARSA

Le nostre genti difformi cercano di nascondere le loro paure più imbarazzanti. Per certo gli abitanti del Belpaese non amano riconoscere le loro debolezze e cercano capri espiatori, vittime sacrificali, colpevoli di cartapesta facili da punire e da calunniare. Secoli fa per placare le paure si bruciarono in effige eretici e stregoni veri o presunti tali e qualche volta si passava alla vie di fatto con vittime in carne e ossa. Il povero Frate e Filosofo Giordano Bruno arso vivo nel 1600 a Roma ne è un certissimo esempio: fu la vittima delle paure delle e delle superstizioni delle gerarchie ecclesiastiche di allora. Esse erano terrorizzate davanti alle novità del pensiero e della speculazione scientifico-filosofica sull’Universo che di lì a qualche decennio avrebbe travolto due millenni di saperi fasulli. Oggi milioni d’Italiani di una certa età non capiscono più il loro paese, talvolta la loro città o il loro quartiere perché le trasformazioni sono state veloci e lesive al massimo grado di un piccolo mondo antico che era il "quieto vivere" della Prima Repubblica. Oggi c’è un mondo umano completamente altro e diverso formato anche da un 7% di italiani di recente immigrazione, la cui popolazione è in crescita, che pone problemi enormi perché si portano dietro una cultura propria e ragioni diverse e profonde. Dimostra la profondità e il peso di questo cambiamento un  libro che racconta l’Italia di oggi attraverso gli occhi di un maestro delle elementari che ha raccolto alcune impressioni dei suoi allievi di recente immigrazione o se si vuole “stranieri”. Si tratta del volume di Giuseppe Caliceti “Italiani per esempio, l’Italia vista dai bambini immigrati”che riporta il punto di vista dei bambini il quale è impietoso perché scava nell’evidenza dei fatti con la sorpresa e il gusto della scoperta tipico di chi ha meno di dieci anni. I padroncini d’Italia e gli imprenditori con i commercialisti esperti in società estere volevano una massa di disoccupati flessibili e disposti a far a meno di sindacati e partiti di sinistra, possibilmente senza memoria culturale delle vicende politiche e sociali del Belpaese e i migranti sono stati la manna venuta dal cielo, come un dono divino. A chi giova la disintegrazione della vecchia Italia e del suo piccolo mondo antico?  Per quel che mi riguarda la risposta è semplice: ai ricchi culturalmente apolidi che trovano l’occasione per contrastare i sindacati, spezzare le forze di sinistra, creare un loro mondo del lavoro con le loro regole e con la disponibilità di una manodopera straniera su cui pende la minaccia del licenziamento e del rimpatrio forzato.

IANA per FuturoIeri




7 maggio 2010

Il Giappone sarà salvato dall'invincibile capitano?




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De Reditu Suo - Terzo Libro

Il Giappone sarà salvato dall’invincibile Capitano?

La notizia è rimbalzata con una certa rapidità sulla rete, sembra certo che la TOEI spenderà una cifra considerevole, si parla di un progetto da dieci milioni di euro, per fare una nuova opera su Capitan Harlock e la sua Astronave da guerra Arcadia. Per non sbagliare il colpo assieme al nuovo Harlock verrà prodotto anche una riedizione di una serie di robot giganti del maestro del genere: il famoso Go Nagai.  Accoppiata di giganti quindi incaricata di dare una svolta tecnologica, l’uscita è prevista per il 2012, al sistema dell’animazione giapponese. Farò in questo breve scritto della dietrologia presuntuosa, ma ho la certezza di aver capito qualcosa di questa novità. L’opera su Harlock sarà in 3D e si capisce perché: la crisi ha picchiato duro in Giappone che era già in recessione dalla metà degli anni novanta e l’invincibile capitano potenziato dagli effetti speciali e dalla nuova tecnologia tridimensionale potrebbe far il miracolo di dar ossigeno almeno all’industria dei DVD e dell’animazione giapponese. Inoltre le multinazionali dell’intrattenimento degli Stati Uniti con Avatar hanno puntato sulle nuove tecnologie e il Giappone non può correre il rischio trovarsi con una del sue industrie di punta, ossia quella dell’intrattenimento e dei cartoni animati, priva di queste novità. Il Giappone in questi ultimi quindici anni è entrato in fase difficile dal punto di vista sociale ed economico, la recessione e la crisi hanno causato  molti suicidi al punto che le stesse autorità dell’Arcipelago si son preoccupate di quelle che nella nostra parte di mondo chiamiamo le condizioni psicologiche della popolazione. Riuscirà il capitano con il Jolly Roger disegnato sulla divisa a salvare almeno un pezzettino del Giappone di oggi, almeno un frammento del suo cinema d’animazione da questa rovinosa triplice crisi che spezza e piega l’economia, la dignità degli esseri umani e distrugge la pace. Se per una combinazione incredibile di eventi il personaggio irreale e finto immerso nel suo racconto fantascientifico sfonda  al botteghino e fa il piccolo miracolo, che in tanti segretamente si aspettano da lui, si dovrà ammettere che nella Terza Rivoluzione Industriale i confini fra il reale e l’irreale, fra materiale e immateriale si sono fusi in una sola linea dove è difficile distinguere. Ciò che è irreale oggi può condizionare il reale senza alcun bisogno, come avveniva nel remoto passato, d’essere un mito sacro o l’opera perfetta di un maestro della pittura o di un genio della letteratura o della poesia. Questo modello di civiltà sta disgregando il remoto passato perché propone una civiltà diversa non priva di pericoli e di rischi enormi. Questa nuova civiltà è intollerante del passato che non può piegare o addomesticare, cerca di piegare o di annientare le  forme di civiltà che fanno da ostacolo ai suoi propositi ambiziosi o contrastano i suoi eccessi: in una parola è la Terza Rivoluzione Industriale. Contro i deliri distruttivi e i limiti di sostenibilità ecologica e sociale di questo modello di sviluppo potentissimo e aggressivo ci vorrebbero vere Arcadia e veri Capitani con un solo occhio pronti a giocarsi vita e fortuna in un solo colpo pur di fermare la follia produttiva,omicida e distruttiva delle risorse naturali di questi decenni. Ma questa è roba per Dei e per Eroi e il modo umano è da troppo tempo privo di costoro, quindi i molti che vivono sula nera terra devono cercarli nel mito e nella fantasia e in mezzo agli eroi dei cartoni animati.    In fin dei conti il finto mito di Halock è venuto bene, son passati più di trent’anni e il suo essere eroe schierato  contro governanti corrotti e dissoluti e cittadini scellerati, cretini e imbelli e il suo salvare l’umanità e il pianeta azzurro dai nemici interni (esseri umani) ed esterni (alieni) è oggi attualissimo.  La morale è questa: L’eroe non esiste, la sua ombra sì.


                                                                                IANA per FuturoIeri





4 marzo 2010

Bananìa e la guerra degli alieni di Andromeda

 


 

De Reditu Suo - Secondo Libro

                        Bananìa e la guerra degli alieni di Andromeda

 Il Belpaese di Bananìa al tempo della sua Repubblica Cleptocratica conviveva con le basi aeree, spaziali e navali delle genti di Atlantide. Gli Atlantidei vivevano su più continenti non erano un vero e proprio popolo ma un migliaia di comunità diverse fra loro che erano unite da solidi patti e da leggi comuni, avevano anche una lingua franca con la quale comunicavano si trattava di uno strano dialetto in origine parlato da certi goti che vivevano nelle paludi  e in tetre foreste. I goti che vivevano nel Vecchio Mondo avevano aiutato gli Atlantidei ormai preda  una violenta crisi sociale e istituzionale a creare un essere artificiale l’Imperatrice di Atlantide per risolvere con metodi efficaci e funzionali i loro problemi sociali, economici e militari. Ora l’essere superumano si trovò presto in intesa perfetta con gli alieni della galassia di Andromeda, i quali potevano benissimo risolvere la questione del pianeta azzurro e delle vicende umane con una delle loro spettacolari invasioni planetarie con conseguente colonizzazione e ridefinizione delle forme di fauna e flora. Contro le loro abitudini preferirono aiutare l’imperatrice di Atlandide a creare un popolo suo nuovo e a fornire i mezzi e il supporto per creare tipologie di forme di vita umane alterative a quelle presenti in quel momento sul pianeta azzurro. Gli alieni avevano colto l’opportunità d’indirizzare le forme di vita sul pianeta azzurro nella direzione da loro auspicata, una guerra piccola o per procura avrebbe cambiato poco ma la possibilità di far usare le armi di distruzione di massa ai contendenti cambiava le prospettive. C’era la concreta possibilità di rendere compatibili on la loro civiltà gli atlantidei mutandoli e trasformandoli nel fisico e nella mente e d’intervenire nella flora immettendo nell’indifferenza generale e in condizioni relativamente favorevoli, delle specie nuove. Fu così che essi iniziarono a passare dei dati preziosi all’imperatrice di Atlantide. Del resto la fortuna era dalla loro parte perché da quasi due secoli la forma dominante di potere era la società per azioni con personalità giuridica, di fatto una realtà che non aveva un corpo proprio e non apparteneva al mondo animale ma era un prodotto artificiale; quindi l’intesa fra gli alieni e le forme di vita artificiali era una cosa possibile. La multinazionale usa gli umani per prosperare in un dato sistema di produzione, sviluppo e consumo, basta sostituire agli umani degli alieni e il risultato non cambia. Per la multinazionale era una cosa buona e giusta sostituire gli umani con gli alieni  se non tutti almeno in parte: per prima cosa l’alieno meglio organizzato e armato poteva con facilità aver ragione degli umani in una controversia fra consumatori e società o  fra società e collaboratori, in secondo luogo l’alieno aveva una società divisa in caste e per funzioni e se mettevano delle bio-macchine a produrre e dei ceti privilegiati a consumare a nessuno veniva in mente di mutare i ruoli sociali creando sindacati e mafie di vario tipo. Un buon affare quindi per entrambi e ben presto l’intesa fra le parti fu perfetta. Anzi la guerra con le armi di distruzione di massa era benvenuta, finalmente una soluzione ottima, o  così sembrava. Gli umani diminuiscono, gli alieni arrivano e colonizzano quindi  i profitti volano e gli azionisti di maggioranza si godono i guadagni stratosferici assieme ai nuovi padroni. In tutto questo ragionamento mancava però un potere poco malleabile che era quello dell’imperatrice di Atlantide che aveva sì il progetto di fare degli Atlantidei un popolo simile a quello delle genti di Andromeda ma per suoi fini e per creare il suo potere assoluto. Ma di questo scriverò un’altra volta… 

 IANA  per FuturoIeri

 




18 gennaio 2010

Comunità straniere e pietose finzioni

De Reditu Suo

Comunità straniere e pietose finzioni

Il Belpaese è ad oggi una somma di egoismi sociali e di differenze, quindi ad un esame superficiale non dovrebbe esser così difficile includere le molte comunità straniere di recente immigrazione in questa massa di gente difforme incattivita e piena di rancore che forma la stragrande maggioranza degli italiani. Eppure c’è una banalità assoluta che rende complicato riconoscere il diritto di voto  e la cittadinanza agli stranieri: la consapevolezza che riconoscere ciò in questa situazione vuol dire mettersi in discussione. Quando andati distrutti i grandi partiti di massa, morte le ideologie del Novecento, cancellati o ridicolizzati i principi della politica propri delle origini della Repubblica  è emersa una politica italiana dalle basi incerte, di fatto ridotte alla sola propaganda politica che ricalca quella della pubblicità commerciale o della campagna elettorale permanente di alcuni privati diventati dei leader. Quindi l’inserimento della forza lavoro che forma i livelli più bassi del sistema non vuol dire solo per l’Italia politica il farsi carico di problemi sociali che son stati rimossi e  lasciati incancrenire ma affrontare un problema di ordine civile enorme: come ricostruire l’Italia. Nel momento in cui verranno dati i diritti politici le nostrane sedicenti classi dirigenti  dovranno spiegare alla stragrande maggioranza di Italiani-Italiani che cosa è il loro Belpaese che fino a ieri essi consideravano il loro e, per così dire, la casa privata dove fissare regole proprie al riparo dagli altri e dai diversi. L’immissione di nuovi soggetti politici legati alle comunità di nuova immigrazione inizierà a ridefinire le diverse identità degli italiani, dovranno gli abitanti del Belpaese far conto che il loro municipalismo e provincialismo da strapazzo verrà distrutto rimettendo in discussione i poteri  locali che dovranno far i conti con consiglieri comunali e imprenditori cinesi, egiziani, nord-africani, albanesi e chissà forse perfino rumeni. Lo straniero che si fa, mi spiace per lui, italiano porterà qualcosa in più e di diverso che metterà in crisi quell’ultima barricata che è la convinzione di poter fare gli affari propri con le regole scritte in casa almeno a livello locale. Al posto del coraggio che impone di considerare il problema e costruire una civiltà italiana che sostituisca questo casino criminogeno e deforme ereditato dalle precedenti generazioni si è preferita la strada della finzione, dell’ipocrisia, del fingere che il problema sia solo di natura delinquenziale e possa esser risolto con i soldati che presidiano qualche piazza e qualche viale. A parziale discolpa del presente governo, che in quanto governo è comunque responsabile per lo stato delle cose, devo dire che nella maggior parte dei casi le diverse genti del Belpaese hanno infilato la testa sotto la sabbia e non hanno voluto mettersi in discussione. Tutto ciò che rompeva la banalità dei propri affari e del proprio piccolo lavoro o interesse era lo sporco da rimuovere o da far sparire, l’altro era l’altro e alla fine il suo inquadramento rientrava nella vecchia categoria del barbaro invasore o nel saraceno predatore ereditata dal medioevo più cupo. Al posto delle soluzioni necessarie son venute fuori pietose finzioni, falsi moralismi, invocazioni del fantasma della civiltà italiana verso il quale queste nuove genti dovrebbero ostentare una sottomessa devozione. Si son avute troppe fantasie della retorica giornalistica e della politica e non l’autentico tentativo di rispettare e d’includere sapendo che la diversità è importante e che essa non è solo un valore culturale ma quando viene accolta in un sistema complesso e turbolento come il nostro è una messa in discussione di salari, posizioni dominanti, carriere politiche, ordinamenti sociali costituiti. O  forse son ancora tanti i folli che credono che i figli di un raccoglitore di frutta da grandi si faranno sfruttare per 25 euro al giorno? Perché se così è consiglio di recarsi dal medico perché questa non è cultura o politica italiana ma follia e delirio. Quando la pietosa finzione diventa delirio è tempo di affrontare la realtà per ciò che è ed essere ciò che si dovrebbe essere.

IANA per FuturoIeri



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