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3 agosto 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro. Un cocomero ben tagliato

"Segreto svelato" di I. Nappini



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Il Cocomero ben tagliato

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Il numero due degli Xenoi mi congedò ed io lo salutai come talvolta si salutano ossia con un leggero inchino della testa e mettendo la mano aperta sul petto. Ciò fatto andai verso il comandante, l’impressione di quel breve incontro era stata enorme. Il comandante mi sembrò sereno e con aria confidenziale mi disse:”Ein Stück der Wassermelone?”, sulle prime non compresi. Aveva usato il tedesco per chiedermi se volevo andare con lui, voleva offrirmi una fetta di cocomero. Che cosa curiosa. C’era una tradizione da quelle parti, in quella città; d’estate alcune bancarelle offrivano cocomero gelato per pochi spiccioli ai passanti. Precisò:” Fa caldo, perché non ci concediamo una fetta di cocomero bella gelata, so io un posto straordinario.” Accettai subito stupito dell’offerta. Fece un cenno e la macchina si avvicinò all’uscita. Disse all’autista:” Sulla passerella, quella prima del ponte rosso”, mostrò su un tablet la mappa e una foto del punto, il tipo al volante fece un cenno di aver capito e in pochi minuti eravamo già in strada diretti dalla parte opposta della città.  Lui mi parlò con tono amichevole:” adesso la porto nei pressi del principale parco della città,  troverà ben poco di monumentale ma è comunque un posto gradevole. Personalmente mi sono cari certi luoghi popolari, semplici.” Arrivammo in un quarto d’ora, non c’era traffico sulla strada, la macchina parcheggiò presso una piazzetta e ci avvicinammo al banco del rivenditore di fette di cocomero collocato  nelle vicinanze di un ponte pedonale sul fiume, il luogo era semplice e privo di decorazioni e di cose notevoli. Il caldo era forte e la polpa rossa fredda, dissetante e dolce proprio quello che ci voleva, con due soldi il comandante mi aveva dato una piccola lezione di gastronomia da strada locale. Lo ringraziai per il gustoso sollievo, l’emozione era stata grande e un piccolo momento di calma era prezioso, la tensione si allentava; fu allora che m’invitò a far due passi, dietro il chiosco si apriva un piccolo viale alberato. Fu l’occasione per fare due passi e parlare del più e del meno, ad un certo punto della conversazione il comandante volle mostrarmi un punto dal quale s’osservava il fiume dall’alto di un argine, una pescaia, le rive sassose e il parco alberato sullo sfondo. Il tutto aveva un fascino da cartolina, da acquerello comprato in qualche negozio di souvenir. Chiesi qualche notizia su quel posto, cose comuni, se c’erano delle storie al riguardo, se c’erano racconti di battaglie…

Lui mi parlò così indicando una pescaia semplicissima sul fiume:” Vede questo  luogo è un luogo semplice, è la periferia del fiume; la parte storica della città è dall’altra parte. Questo è un quartiere dove vive la gente comune, gente semplice. Il potere che abbiamo conquistato assieme agli Xenoi viene dal conoscere queste pietre, queste case, questo fiume, questi alberi e questi prati. Viene dalle cose piccole, dalla banalità, dalla semplicità. Sapere è potere e noi come certi guerrieri d’altri tempi ci siamo messi a conoscere noi stessi, il proprio luogo di vita, la propria storia, la natura. Ci ha aiutato ad avere una disciplina, ad aprire la mente, a prepararci ai disagi della guerra e della vita in clandestinità e della normalità nella gestione del potere.”.

A quel punto compresi al volo che dovevo approfittare di questa inaspettata confidenza:” Quindi una sorta di consapevolezza interiore, di spirito guerriero, di forza morale d’altri tempi era per voi fonte d’ispirazione, di coraggio?”

Lui fece una smorfia e disse: “ Perché tante e tante volte le genti di questa penisola hanno fallito nel corso delle loro rivolte, delle loro congiure, delle loro ribellioni? Perché andavano in ordine sparso, senza disciplina, senza logica, avendo in testa interessi personali, speranze private di ricchezza, desideri di vendetta, odio.  Per ciò che riguarda i capi le ambizioni personali, il doppiogioco, l’ indisciplina, le affinità con la delinquenza erano la regola e questa era la zavorra di tanti movimenti e gruppi politici del passato con ambizioni rivoluzionarie o sovversive. Sono miseramente affogati, la loro memoria si è perduta, le loro ambizioni dissolte, le loro speranze sparite. Noi non potevamo fallire in modo miserabile, in modo meschino come era già accaduto nel passato. Quindi ci siamo forzati alla disciplina e allo studio delle arti marziali. Troppi movimenti politici nel passato sembravano la cattiva copia della delinquenza comune, delle bande mafiose, della feccia di strada che vandalizza qualche quartiere popolare, che fa casino per svaligiare un supermercato o solo per far a botte con la polizia. Questo Belpaese  merita qualcosa di più , molto di più dell’ennesimo bivacco di ladri, teppisti e cialtroni travestiti da politici, da tribuni, da rivoluzionari. Poi c’è una cosa ancora. Erano spesso gente priva d’arte, di poesia, di filosofia , di retto e  corretto sapere. Con gente simile anche le migliori cause scadono nelle degenerazione e nel disastro“. Il comandante aveva le idee chiare e precise. Non potevo dargli torto, in fondo il vecchio ordine era pieno di cose corrotte e disastrate;  in quelle frasi vi fossero dosi forti di verità mischiate a risentimento e rabbia. Poi era anche vero che queste popolazioni erano state governate da potenze straniere, da despoti e tiranni domestici, da politici espressione della criminalità organizzata. Mi sembrava sicuro di sé. C’era un che di fastidioso nel suo fare.

Volevo smontarlo, almeno un po’; volevo approfittare della situazione venuta in essere con questo dialogo. Quindi chiesi in cosa davvero lui e i suoi amici e compagni d’arme ritenevano di essere migliore di tanti altri che avevano provato a far cose simili, a far rivolte, sommosse, rivoluzioni. In fondo con così tanti esempi cattivi del passato c’era da pensare che anche sua eccellenza potesse essere incluso nel numero dei candidati al fallimento.

La provocazione lo scosse solo un poco. Mi sorrise. Indicò il fiume, le due rive  e  la pescaia

Poi mi disse più o meno queste cose: “ Il pericolo del fallimento è forte, ma proprio per questo ci proponiamo una disciplina di partito e marziale. Si tratta di far molto di più e meglio di quanto da queste parti si è visto in passato. Vede non è che in passato mancassero buone idee o buoni ideali. Mancavano gli esseri umani in grado di realizzarli, di portarli a  buon fine. Anche il materiale umano conta. So che è una brutta espressione ma le cose stanno così. Se non liberiamo noi stessi dalla spazzatura che abbiamo in testa, dalle ambizioni sceme, dal cretinismo portato dall’egoismo falliremo di nuovo, come è successo tante volte. Ecco la necessità di fare un salto, di andare oltre grazie ai nostri alleati Xenoi. Non possiamo oggi scappare nel ricordo del passato come tante volte hanno cercato di fare i rivoluzionari, i ribelli, gli eversori. Inutile il cercare in cose morte, nei detriti di storie politiche e sociali finite da generazioni l’ispirazione per un riscatto collettivo, per una salvezza di tutti o di qualcuno. La salvezza può venire solo da una proiezione in avanti, da una rivoluzione sì; ma non come ritorno alle origini. Non c’è un paradiso perduto nel passato recente o remoto che sia, ciò che siamo e che potremo essere si decide qui e ora. Il passato serve forse a non perdersi, a capire da dove si è partiti, ma non può essere il suo ritorno la nostra causa. Vede il fiume, oggi è lento e pigro nel suo scorrere, in inverno è forte e impetuoso. Il fiume non è mai uguale e quella pescaia oggi è emersa, visibile. In altri momenti pare sparire sotto la forza delle acque. Il fiume non si ferma mai. Cercare l’acqua del fiume di venti o trent’anni fa è pazzia, ogni presente scrive da sé la sua storia. Anche il nostro presente scriverà la sua storia e costruirà da sé le sue regole. Quindi siamo forzati per così dire all’esercizio della virtù, alla disciplina, ad essere una forza che si muove tutta assieme con uno scopo collettivo; dobbiamo fare il nostro percorso, costruire un mondo materiale e umano e non rapinare i detriti di società umane rovinate e di realtà politiche scomparse. Rapinare i vinti, gli scemi e la gente ignorante è stata per secoli l’abitudine delle minoranze al potere da queste parti, ossia abitudini criminali e criminogene”.

C’era molto di vero nelle sue parole e c’era anche il desiderio di giustificare se stesso, le proprie azioni, i ricordi. Sorrisi e dissi due o tre parole di circostanza mentre ammiravo il paesaggio.




25 luglio 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro. Il numero Due

        Il terzo libro delle tavole


"La scoperta dell'UFO" di I. Nappini




Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Il numero due degli Xenoi

 (anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Il numero due aveva suscitato in me un timore reverenziale, ero come succube del suo enorme carisma. Dovevo sforzarmi, evitare di far la figura del barbaro ignorante e cialtrone. I popoli umani della terra in fondo non hanno la lucidità di questi alieni, non vedono la loro forza, la loro comune natura e come un formicaio impazzito si ammazzano fra sé per futili motivi, per ambizioni di despoti e di tiranni, per la fame di denaro di oligarchi scellerati e corrotti.  Nel numero due osservavo la lucidità e la razionalità del potere contrapposta a l’umanità frammentata  e persa dietro mille follie e mille egoismi. I popoli umani sono una potenza impegnata a massacrarsi fra di sé, a derubarsi, a uccidersi, a donare poteri e ricchezze a despoti, demagoghi, oligarchi, capi sciagurati e chi si ribella a questa sottomissione a minoranze violente e dissolute viene chiamato oppositore, eversore, terrorista, mafioso  viene duramente punito e spesso giustiziato o recluso per anni. Questo accade perché quest’umanità deve evolversi e diventare altro. Gli Xenoi sono già ciò che devono essere; il loro problema è il dominio e controllo su parte di questa galassia.  Ormai il colloquio volgeva alla fine e i miei accompagnatori mi avrebbero riportato indietro.

Dovevo arrivare al dunque.

Così improvvisai:” Eccellenza ormai siete vicini alla conclusione dei vostri progetti. Siete qui e ben inseriti in territori che appartengono a tre continenti su cinque. Sarete parte dell’evoluzione di questa difforme umanità e delle sue ragioni di vita e di sviluppo. Dunque mi dica, se può, fin dove volete spingervi.”

Sua eccellenza così rispose:” Vicini. Non direi. Questo è un principio oscuro che cerchiamo di manipolare in associazione con i nostri locali amici devoti.     Non è facile inserirsi su un pianeta conteso da forze diverse e pieno di problemi ecologici e  ambientali. Mi figuro che lei abbia pensato a potenti strumenti tecnologici, a segreti scientifici straordinari e meravigliosi, a macchine immense e capaci di far cose straordinarie perfino di distruggere interi continenti, o al contrario di crearli. C’è questo, ma è poco. In realtà la possibilità di agganciarsi alla vicenda di questo pianeta azzurro e d’inserirsi nel destino di questa galassia dipende dagli alleati che troviamo sulla strada, dal coraggio di popoli, di famiglie, di privati decisi a sostenere la nostra volontà di potenza. Strano vero? Noi abbiamo bisogno di alleati locali e  loro hanno bisogno di noi. Siamo esterni a questo pianeta, alle sue logiche, ai suoi processi evolutivi, alla natura stessa e senza l’integrazione con i viventi locali non sarà possibile frane per noi una ragione di presenza e di potenza. I nostri pianeti, le basi e i satelliti abitati sono una sola cosa con la popolazione, integrati e coerenti. Qui è diverso. Questo è un pianeta ostile perfino per gli umani, difficile sotto tutti i punti di vista, ma è il punto dal quale è possibile per noi entrare nella periferia della galassia e non possiamo rinunziarvi. Qui in questo giardino sembra ovvia l’armonia fra umani e  natura, ma non è che illusione, questo è un pianeta in conflitto con se stesso; utile per creare esseri viventi sottoposti a processi di evoluzione forzata o accelerata. Inutile dire che questo interessa molto i nostri apparati militari e di ricerca. Tutto questo è noto.”

Risposi:” Per voi quindi questo è far esperimenti, veder fin dove potete spingervi.”

Lei: “Solo in parte, perché c’è un sincero interesse per i destini di questo pianeta. Quanto agli esperimenti mi risulta che non siamo né i primi e neanche saremo gli ultimi. So che in tanti pensano a migliorare gli umani per ragioni di produzione, sociali e  militari. I mezzi che usano gli altri per la manipolazione della cultura, della  coscienza o genetica ci sembrano rozzi e privi di un sincero approccio olistico, tuttavia comprendiamo di dover rispondere a questa sfida. Con mezzi nostri, ovviamente. In questa situazione è necessario per noi aiutare un governo amico e alleato che è sinceramente interessato a vincolarsi a noi. Paradossalmente la conflittualità violenta presente sul pianeta ci ha favorito perché così come ci portava tanti nemici ci ha donato i nemici dei nemici nella veste di alleati e di complici. Tante volte nel corso dell’ultimo conflitto una situazione difficile o pericolosa è stata salvata da una spia, da un gruppo di entusiasti, da forze locali o miste, da guerriglieri e perfino da  mercenari. L’essere umano come lo conoscete è una cosa in transizione, è un passaggio verso qualcosa di diverso di cui noi vogliamo esser parte. Per questo è stata affrontata l’ultima grande guerra. Questo non è dominio, questo è destino.“

Mi stupì il termine destino proprio quella parola  destino. Una parola singolare in bocca a un simile essere. Eppure. Dovevo conoscere meglio questi Xenoi, queste facce di plastica che non avevano esattamente del sangue nelle vene, era necessario per capire cosa stavo cercando io in questa storia.” Oso chiedere a sua eccellenza quale rapporto ha avuto con il processo e perché tanto interesse per un fatto in fondo marginale, per una resa dei conti fra gente locale; so che sua Eccellenza si è adoprata per seguire il processo, per capire di cosa si trattava. In fondo io sono qui per comprendere cosa è stato davvero, anche per voi Xenoi”.

Rimase leggermente impressionata, ho avuto la sensazione netta che riuscisse a cogliere elementi del mio pensiero e della mia memoria, come se potesse leggere i tratti somatici o i miei segreti. Forse questa domanda non era prevista, ero d’un tratto fiero di aver messo un punto a mio favore in questa intervista, ora non ero più lo stupido che faceva domande prevedibili; quello era il punto. Loro non capivano qualcosa e forse era l’unico elemento scoperto di tutto il loro gioco per il potere. Forse ero il solito illuso che credeva di far carriera con un colpo di fortuna, che si giocava la sua occasione e forse la stavo già rovinando.

Questo mi disse: “Non capivo e non riusciamo nel complesso a capire quella situazione che viene in essere quando nelle civiltà umane crolla un regime e ne arriva uno diverso. Noi abbiamo da tempi remotissimi sistemi stabili, il nostro sovrano è simile a un  Dio Vivente e rappresenta l’unità del sistema biologico e tecnologico di cui siamo parte. Lo spettacolo di un crollo di civiltà completo visto da vicino e per gran parte da noi provocato e voluto ci ha suscitato grandi curiosità. Il passaggio fra un prima e un dopo visto il pianeta coinvolgerà anche noi, c’è ragione di credere che sarà per noi necessario diversificare la nostra forma di vita per adattare elementi della mostra popolazione al pianeta Azzurro. La distruzione del vecchio e del morto per creare il nuovo e il vivente diventerà per noi fatto comune, ordinario e questo passaggio ci riempie di timore perché è certo che non è controllabile. Proprio io quale principale  funzionario e ministro del mio sovrano ho dovuto studiare con attenzione questo esempio di resa dei conti che rivelava le dinamiche di dissoluzione e di decomposizione del potere e dell’ordine costituito. Sapere perché si tradisce, perché ci si vende, perché si corrompe, cosa si prova se si è preda di rimorsi, rimpianti, passioni violente, istinti omicidi, vendetta può essere utile. Queste pulsioni un po’ primitive possono accelerare processi di mutazione e di trasformazione. Gli umani spesso passano da una vita all’altra senza accorgersene e restando uguali nel nome e nell’aspetto. Cambia ciò che sono pur restando simili nelle forme esteriori. Capire questo processo di mutazione psicologica è per noi vitale e interessante. In fondo anche le nostre comunità qui potrebbero essere sottoposte a stress psicologico e a malattie derivate da complicate relazioni sociali o cose simili. Inoltre il processo era incentrato sui sistemi di propaganda e plagio, conoscere ciò che faceva l’altra parte e unirlo con i dati in nostro possesso completava il quadro della situazione e mi ha dato molto materiale per organizzare le nostre future attività. La fondazione di una forma di civiltà integrata con la nostra e la vittoria in guerra esigono molto studio e conoscenze, e una cosa che voi chiamate intuizione. Capire in un solo istante il legame fra fatti lontani e distinti, comprendere una cosa difficile in un solo attimo di questo parlo. Qui con questo processo di cui voi vi siete interessato  ho compreso alcune dinamiche del potere e dello sfruttamento delle passioni e delle paure umane. Ma mi dica professore  cosa avete cercato in quei fatti di giustizia  oltre a un a carriera universitaria?”

Risposi subito:” Il potere dell’uomo sull’uomo. Non c’è modo migliore di vedere l’interno di un uovo se non spaccando il guscio. Voi avete spaccato il guscio dell’Antico Ordine con la vostra violenza tecnologica e potenza militare. Così ho visto l’interno del potere, almeno qualcuno dei suoi aspetti e grande è il favore che mi avete fatto. Conoscere un processo di decadenza e fine illustra tutti i processi di decadenza e fine. Una parte della storia non si ripete mai uguale, il colore degli stivali dei soldati cambia di solito, ma conoscere una parte fino a intuirla nel profondo aiuta a capire tutta la storia o almeno a delinearla per ciò che è. Così la visione dello squallore di un potere umano marcio e  ormai infelice e deforme mi ha svelato molte cose lette e studiate ma mai davvero comprese, non ho avuto così tante intuizioni professionali come in questi pochi mesi di ricerca qui in questa terra e in questa città.”

Lei disse:” Rompere il guscio…vero. Le confido che è stata una piacevole sorpresa anche per me trovare così tanti stimoli intellettuali e di conoscenza in questo fatto marginale. C’è un pericolo grande per ogni civiltà che si stabilisca qui ed è quello della decadenza e della corruzione. Cosa di cui abbiamo orrore. La morte anche violenta è sopportabile, basta che il corpo bruci, che si dissolva in fretta che il disordine e lo squallore della decomposizione sia rapidissimo. Questo ha un suo corrispettivo nella vita sociale e politica presso di noi. Alle volte capi e ufficiali Xenoi vengono polverizzati pur di evitare disagi e problemi al sistema nel suo complesso. Marcire per decenni, secoli entro i termini di un sistema sfatto e gestito da sciagurati e pazzoidi è per noi un disordine terribile, la peggiore delle punizioni, peggio della pena di morte. Questo grande pericolo va studiato, compreso e risolto, o limitato nei danni. Sappiamo per certo che altri hanno avuto problemi simili e non ci piace ripercorrere i fallimenti altrui. Io non posso e non devo fallire e devo dar il giusto indirizzo ai miei ufficiali e  funzionari e servi; sono nel livello più alto del comando e  controllo Xenoi e dovevo capire per ben operare.  Ammetto di essermi interessata al processo personalmente e in modo inconsueto per il mio altissimo rango. Ma era necessario e utile”

Dissi con felicità: “Capisco Alta Eccellenza, capisco.




19 luglio 2012

La Guerra Limitata - note e scritti su un testo tutto da scrivere-



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Tecnica della guerra limitata degli Xenoi - considerazioni -

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

La mia ricerca sui fatti del processo era incentrata in particolare sulla politica e sulla società. A questo punto della narrazione è necessario presentare qualche appunto su quel conflitto sulla base di quanto da me scoperto con ricerche d’archivio, con interviste, con la documentazione da me rinvenuta o concessa in visione dalle autorità. Quello che ha pesato nei fatti da me descritti era l’interesse politico degli Xenoi di creare forze di guerriglia e questo ben aldilà dell’interesse militare. Il controllo della penisola era per loro un fatto simbolico e l’occasione per inserirsi sul pianeta ed esercitare un contrasto forte con altre tipologie di popolazione aliena e umana. La guerriglia aveva grosse quantità di denaro contante ottenuto dagli Xenoi, i quali se lo sono procurato in mille modi perlopiù disonesti. Le forze insurrezionali e sovversive avevano accesso al fiorente mercato nero delle armi e delle merci della malavita e del contrabbando internazionale mentre un peso minore, a livello di quantità, hanno avuto lanci o trasporti di armi Xenoi. L’attività sovversiva era integrata da qualche agente infiltrato e da qualche missione militare per istruire e organizzare gli attacchi più difficili e coordinare i bombardamenti orbitali e quelli tattici. Quindi secondo verità gli Xenoi presenti erano relativamente pochi, il loro merito fu di saper ben organizzare una rete sovversiva e insurrezionale con agenti e forze locali. Riuscirono a federare la maggior parte delle opposizioni all’Antico Ordine presenti nel Belpaese con promesse, elargizioni di soldi, invio di armi e presentandosi come liberatori da un ordine di cose indecente e da poteri forestieri e domestici criminali e criminogeni. Eppure c’era qualcosa nella storia di questa penisola che rimandava ad altri momenti nei quali i regnanti e despoti avevano trovato forze locali ostili pronte a darsi al banditismo, alla guerriglia, all’insurrezione. Ancora una volta in questo studio mi trovavo davanti a un potente impasto di novità e d’antichità. Gli Xenoi appoggiavano capi ambiziosi e demagoghi locali di talento pronti alla clandestinità e alla vita da banditi e da guerriglieri, creavano intorno alle persone selezionate un nucleo di comando attraverso il quale veniva formata una rete di individui pronti alla sovversione politica. In un certo senso operavano una sorta di attacco di tipo biologico, immettevano nel corpo di una società minata dalla corruzione, dal militarismo  e dal dispotismo quelli che erano delle cellule cancerogene. Il sovversivo e l’attivista umano degli Xenoi operava come una cellula tumorale, cercava di colpire il potere riproducendosi in modo mirato in alcuni settori e punti della società con l’intento di devastare il suo ordinario operare a favore degli alieni e dei loro alleati. I livelli dell’attacco Xenoi attraverso le forze umane erano quattro: contestazione politica e contro-informazione, attività di sabotaggio e creazione di dissenso nella società, attività di guerriglia, insurrezione armata delle popolazioni contro le minoranze al potere e le organizzazioni militari e spionistiche forestiere. Tutti e quattro i livelli dovevano esser foraggiati con soldi, appoggi, aiuti di ogni tipo e più forte era la componente terroristica e militare e maggiore era l’impiego di risorse. Il primo livello era facilissimo da costituire con un poco di soldi e di risorse era facile trovare degli eroi  che stavano ben lontani dai campi di battaglia. Un provocatore o un agitatore politico sulla rete internet o sulle strade di periferia di una grande città era un tipo di umano facile da trovare, anche gente poco interessata alle ragioni politiche poteva essere avvicinata con una busta piena di contanti a corso legale o con dei beni di un qualche valore. Il primo livello di solito effettuava  azioni come una comunicazione in rete sotto falso nome e con un computer rubato o di contrabbando, un manifesto provocatorio affisso nelle periferie, dei volantini minacciosi sparsi di notte nelle piazze o messi in luoghi pubblici, un murales inquietante  o scritte offensive contro il potere sui muri di case e magazzini, diffusione con qualsiasi mezzo di notizie false o tendenziose. Il secondo livello  richiedeva e ha richiesto gente formata politicamente, convinta a suo modo delle ragioni del confronto militare e di potere in atto, la manovalanza pronta a rischiare una bastonatura o qualche settimana di carcere per soldi, per un portatile nuovo, per una cassa di superalcolici non era adatta al secondo livello. Nel secondo livello si poteva sparire, esser sparati da uno squadrone della morte, presi in casa da una banda di miliziani e stroncati con coltelli e manganelli. Chi praticava il sabotaggio spesso aveva una seconda vita e uno o due punti dove collocare abiti di ricambio, soldi, documenti falsi, armi, esplosivi, rivelatori di posizione. Quando passava all’azione in modo clandestino operava per provocare detonazioni e incendi in luoghi di un qualche interesse militare o politico, per collocare segnalatori di posizione utili alle forze aereospaziali, avvelenava derrate alimentari e altro ancora. Rischiava la fucilazione sul posto o peggio se veniva preso vivo. Chi faceva questo era gente che aveva poco da perdere o piena di odio per l’ordine costituito, pronta quindi a infilarsi in posizioni scomode o pericolose, se voleva soldi era pagato bene e in segreto. Chi si occupava di condizionare la pubblica opinione era spesso un militante politico di qualche gruppo o partito sciolto o minoritario e passato alla nuova causa, doveva muoversi sotto la copertura di associazioni umanitarie, di attività sociali, di attività commerciali al dettaglio in modo da aver rapporti con centinaia di persone la settimana e diffondere tra un discorso e l’altro frasi inquietanti, riconoscere eventuali sostenitori del regime. Questo secondo tipo di partigiano Xenoi intendeva  creare piccole realtà di copertura per azioni di disturbo nella vita politica o civile sotto forma di comitati civici, liste elettorali, gruppi informali di cittadini indignati per qualche motivo, gruppi d’informazione alternativa e perfino associazioni sportive o pseudo-religiose. Si trattava di far penetrare nella società umana o nel gruppo di umani presi in considerazione da questo tipo d’attivista dubbi e perplessità sull’ordine costituito e creare le condizioni per avere molti gruppi di umani disposti ad accettare o a tollerare gli Xenoi. Quando vennero messe in rete e coordinate fra loro le centinaia di piccole organizzazioni diventarono  un fattore di disturbo e di disagio per il potere politico e per l’organizzazione militare. Il terzo livello la guerriglia necessitava di gente già perseguitata, schedata dalla polizia, messa all’indice, desiderosa di rischiare la pelle, uomini  e donne ormai fuori dai normali legami della società, oppure convinta a livello fanatico o con forti ragioni di vendetta. Si trattava in fondo di creare azioni di carattere sovversivo, militare e di guerriglia volte a disorganizzare la vita civile e l’apparato militare, talvolta lo scopo era creare zone controllate dalle forze partigiane ove far arrivare materiali militari e rifornimenti di vario tipo dall’esterno. Qui i candidati erano pochi e ancor meno quelli con esperienze militari o di polizia, il guadagno poteva alla fine del conflitto essere notevole ma arrivare vivi alla fine era una cosa da virtuosi o da fortunati. Così i guerriglieri erano relativamente pochi ma motivati e grazie ai denari e ai beni che arrivavano le loro file erano alimentate da nuove reclute, e più l’Antico Ordine perdeva consenso e accumulava sconfitte militari e politiche maggiore era l’afflusso di nuovi guerriglieri. La capacità di reclutare era compromessa da eventuali sconfitte negli scontri contro mercenari, polizia, esercito, da azioni fallite contro obiettivi protetti, da delazioni o rilevamenti che comportavano bombardamenti o incursioni mirate delle forze speciali. Questo si verificava con una certa frequenza e ciò spiega l’aiuto costante degli Xenoi in materiali e invio di consiglieri, esperti e missioni militari. L’ultimo livello o preparazione e attuazione di un’insurrezione di una città o una provincia esigeva la creazione di forze coordinate e vittoriose sui tre livelli già detti e una rete di agenti in grado di agire in città e di avvicinare capi politici e religiosi per ottenere da loro almeno la passività davanti alla conquista definitiva o temporanea del territorio urbano o rurale preso di mira. Questo livello necessitava inoltre di una serie di dotazioni militari e finanziarie cospicue trovate in loco o fatte arrivare dall’esterno. Il primo e il secondo livello dovevano già aver scosso la fiducia della popolazione locale nei capi militari e politici con sabotaggi, omicidi, provocazioni, false notizie, manipolazione dell’opinione pubblica. La guerriglia doveva già aver tagliato le linee di comunicazione via terra e per via d’acqua e aver impegnato sul territorio le forze di polizia e militari o mercenarie.  
Dopo aver disorganizzato e diviso le forze in grado d’opporsi le forze sovversive iniziavano i combattimenti urbani o nei punti sensibili con lo scopo di distruggere le forze ostili, i centri di comando e  controllo e d’impadronirsi dei depositi di armi e dei magazzini. A questo punto dovevano emergere fra le fila di coloro che erano insorti non tanto i capibanda, i demagoghi, gli esaltati quanto piuttosto i capi politici rimasti in ombra, i dirigenti, i capitani e i comandanti delle squadre armate. In breve si trattava di formare un nucleo di capi e dirigenti con competenze e coraggio in grado di trasformare una sovversione alimentata dall’esterno in un fatto politico serio e responsabile a suo modo. Una volta vittoriosi sui nemici e sicuri nel territorio conquistato i sovversivi e i rivoltosi davano vita a una qualche forma di autogoverno locale e chiamavano gli Xenoi a penetrare nel territorio con spedizioni di soccorso, infrastrutture, basi militari e civili, forze armate. A quel punto un governo locale si era formato e a suo modo organizzato e supportato. Il pericolo rappresentato da questa forma di guerra limitata esigeva da parte delle forze dell’Antico Ordine una reazione bilanciata fra l’aspetto poliziesco e militare in senso stretto e la creazione di un consenso prezzolato e mercenario fra gli strati privilegiati della popolazione e fra alcuni gruppi disagiati pronti a ogni delazione in cambio di elargizioni di cibo e denaro. Inutile dire che questo modo di far la guerra comportava migliaia di attentati, incendi, stragi, esecuzioni sommarie, omicidi mirati e linciaggi selvaggi dovuti alle vendette e ai regolamenti di conti e all’odio di parte che si sommavano alla durezza del conflitto iper-tecnologico degli eserciti alieni, umani e Xenoi.




15 luglio 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro Appunti sparsi sul processo

Libro abbandonato



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Appunti sul processo

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Cominciai a mettere le date una dietro l’altra. La mia ricerca riguardava “l’Anno Uno” del nuovo regime, ovvero subito dopo la guerra Xenoi, ossia sette anni fa. La storia era già passata, era una cosa finita. Il processo era iniziato nell’Anno Sesto del Contatto, ossia nell’ultimo anno della  guerra  globale che interessò le potenze aliene e Xenoi ed era finito l’anno dopo o “Anno Uno” primo anno di Pace o se si vuole di passaggio da una guerra pesante e distruttiva a una guerra a bassa intensità e in territori limitrofi e  marginali rispetto alle potenze planetarie e non solo. Il processo doveva concludere il momento della resa dei conti, del saldare i debiti di sangue e procedere alla creazione del nuovo Stato  rigenerato dalla presenza Xenoi e dal ritorno al nuovo Stato di territori e città perdute da queste popolazioni in altri tempi e in altri contesti. Il processo era una linea che doveva tracciare il prima e il dopo, un gesto simbolico per distruggere il passato infelice e il suo squallore. Il processo celebrato in una delle Biblioteche Nazionali era simbolico, era la sconfessione di una cultura meschina data da una spregevole arte dell’arrangiarsi e del vivere d’espedienti con una mentalità da colonizzati che trovava nell’intrattenimento, nella cattiva informazione, negli spettacoli sportivi o di svago più o meno erotico la propria forza. Plebi abbruttite dalla cattiva alimentazione, dalla microcriminalità, da paure indotte, rincretinite da cattive abitudini tollerate dalla polizia e dal potere politico, dalla diffusione di sostanze stupefacenti venivano travolte dalla distruzione del loro mondo idiota  e mendace, quelli che ne sono usciti vivi sono stati riconvertiti nel popolo di un nuovo sistema; ma  fra un prima e un dopo va tracciata la linea che separa e essa va scritta con l’ultima esecuzione.  Un nuova forma di civiltà si era formata nella guerra fra umani e nella stretta alleanza di tanta parte dei popoli della penisola con i poteri e la popolazione  Xenoi, è la Neoitalia. Il processo incrocia l’accordo di fusione con gli Xenoi, la creazione di un nuovo Stato, La fondazione delle nuove istituzioni, la creazione di un modello altro di vita associata, l’ascesa al potere di un movimento nazionalista erede della guerra vittoriosa e questa strana convivenza fra umani e  facce di plastica. Milioni di plagiati dal sistema della pubblicità commerciale, dell’intrattenimento scemo, del divertimento stupido, nei telegiornali e dell’informazione di propaganda dovevano esser riciclati, diventare altro. Si trattava di un gigantesco lavacro, di una purificazione di massa, una rigenerazione a suo modo, stavolta però di popoli interi. Quel processo era parte del lavoro di trasformazione, di fatto si trattava di trasformare in profondità i popoli della penisola e questo come da antica tradizione doveva esser parte di un passaggio di poteri imperiali, se vogliamo di una vera e propria invasione che trovava all’interno della penisola entusiasti dell’una o dell’altra parte.

Da un certo punto di vista si è trattato di un misto fra rivoluzione e invasione, qualcosa che ricorda sul piano psicologico di massa l’impresa di Re Alarico al tempo del crollo dell’impero Romano D’Occidente quando prese Roma e la saccheggiò e Napoleone sul piano degli effetti di trasformazione del diritto e della società, ovviamente tutto questo a un livello di potenza all’altezza della quarta rivoluzione industriale. Eppure il contesto in cui si sviluppò la cosa pare davvero una questione di provincia, solo sette imputati, un luogo di detenzione ridicolo ossia una stanza  nel sotterraneo della Biblioteca ridotta a cella per i due gruppi separati da sbarre, un cortile quadrato di pochi metri, un corpo di guardia di poche persone con qualche Xenoi venuto per altri motivi. Oggi posso scrivere liberamente che fu Rodolfo Brandimarte a rivelarmi certi segreti, che non erano tali, di quel processo; mi portò quasi di nascosto a vedere il cortile angusto dove i detenuti passavano l’ora d’aria, la panca dove si sedevano a fumare o borbottare fra sé, la stanza dei reclusi con il bagno, il posto dei sorveglianti. Quelli erano i luoghi ove la parte invisibile del processo si era data, cosa pensassero e come vivessero quei momenti i processati può essere ricostruito solo in modo grossolano. Del resto all’inizio di questa storia non era chiaro quale peso politico avrebbe avuto questo processo; in un certo senso esso fu invenzione politica e di propaganda tormenta, esso poteva benissimo passare sotto silenzio. Solo verso la conclusione del processo la cosa divenne nota e un fatto di grande rilievo politico e culturale. L’inizio della cosa fu quasi familiare, intimo. Il finale fu spettacolare, senza dubbio. La mia intenzione inizialmente era quella di scoprire i segreti della dimensione spettacolare, ma una volta sul posto ho cambiato tutta l’impostazione. Erano quelli che pensavo essere i particolari minori, le rivelazioni su fatti quotidiani, le caratteristiche dei personaggi di questa tragedia della storia, l’opinione dei molti, perfino i dettagli all’apparenza futili. Ricostruivo dai particolari un mondi umani e di pensieri  che non potevo nemmeno concepire prima del mio venire in questa terra.

Per prima cosa devo far capire il luogo. Di solito non si arriva alla Biblioteca Nazionale partendo dal davanti e ammirando al facciata imponente ma da una delle due strade laterali. Quindi l’impatto visivo con la costruzione ordinariamente non ha luogo, uno arrivando dalla strada laterale sale scalinata bianca, osserva il cancello aperto, passa dalla portineria e non si rende conto se non quando è dentro edificio della sua natura volutamente monumentale.  Ma l’edificio ha un secondo elemento che tende a confondere lo sprovveduto: assieme alle sale imponenti ci sono corridoi e sale più piccole, quasi un labirinto. Non tutte sono aperte, e il risultato è di nuovo illusione i grandi spazi sono circondati da piccoli spazi invisibili all’occhio del visitatore meno esperto. Un luogo di cerimonia, di consultazione, di lavoro, di studio e d’impiego per burocrati, professori, dottori, esperti, tecnici. Pensai alla forma del grande edificio ed a fatto che al  grande spazio monumentale si congiungeva il piccolo spazio, era come nella realtà quando  il grande evento era circondato da tanti piccoli eventi o il fatto storico da troppe storie piccole all’apparenza ma ognuna piena di senso e di conseguenze.  Ecco cosa comunicava l’architettura dell’edificio; era una lezione di storiografia, o forse l’atto primo della fondazione di qualsiasi cultura responsabile di sé. Sette delinquenti culturali rimasero per un anno chiusi là dentro. Non si faccia illusioni il mio lettore erano di tal fatta che non capirono dove erano e cosa stava loro precipitando addosso. Ma dalle piccole cose, dai segni, perfino dall’edificio sibilava una verità: Non tutto muore. Vi era continuità storica e forse anche una triste forma di sacralità in quel processo, la fine di un mondo umano arrivato a una meschina e miserabile fine era una nuova versione di molte altre antiche e  quasi dimenticate miserevoli vicende storiche. A un certo punto osservando per la terza o quarta volta quel cortile quadrato piccolo e  anonimo compresi quanta continuità segreta vi fosse fra i crolli di regimi di re e principi antichi condannati e criminalizzati per le loro azioni e i loro atti e questi fatti recenti. Solo che in questa storia mancava un pezzo, non da poco. I diversi imputati sembravano inconsapevoli, del tutto ignari di ciò che comportavano le loro azioni; all’apparenza erano macchine senza rimorso, senza morale. Avevano imparato a far i soldi e a viver bene con l’inganno mediatico, con le false notizie, con la più bieca propaganda di guerra; il loro egoismo li portava a ignorare le molte vittime delle loro calunnie e delle loro frodi. Il processo fu condotto con grande abilità per smascherarli su questo punto preciso. Sapevano, sapevano tutto e mentivano anche a se stessi per soldi e per amore di piaceri e  privilegi. Milioni di umani nella penisola erano tali e  quali a loro, molti erano morti o fuggiti altrove ma molti no. Occorreva far capire che la presente non era un’invasione come le altre, essa pretendeva di purificare e di ricostruire. Era una nuova forma di crociata ideologica, a suo modo una “Piccola Apocalisse”.  




5 luglio 2012

I primi appunti sul processo - note e scritti su un testo tutto da scrivere-

Assedio di I. Nappini




Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

I primi appunti sul processo

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Ripetevo gli stessi gesti, in modo nervoso e un po’ seccato. La camera presa in affitto mi sembrava maledettamente piccola e la mia raccolta di vocabolari e di testi mi sembrava inadeguata.    Andavo dalla scrivania dove avevo collocato il computer  per scrivere i miei appunti e le mie note al materiale cartaceo. Non ne uscivo fuori, rimanevo incastrato in cattive immagini, mi perdevo in pensieri oziosi, in visioni deludenti, in letture parziali; in breve perdevo tempo. La mia curiosità e il mio interesse si disperdeva in mille cose diverse. Poi arrivai alla prima domanda seria. Perché loro?

Perché proprio degli esseri squallidi, dei guitti dell’informazione e dello spettacolo, dei personaggi vissuti di pubbliche relazioni, di pubblicità commerciale e propaganda travestita da notizie vere, di delazioni vergognose, degli squallidi pubblicisti al soldo di chi paga dovevano essere al centro di un processo esemplare. Perché proprio loro. Sulle prime pensai a un processo ridicolo, ai capri espiatori, a una sorta di sacrificio animale. Poi mi resi conto che la cosa  era più complicata. Volevano quelli lì e proprio quelli. Dovevano esser messi davanti ai loro delitti, alla loro miseria morale, al loro  vendersi per soldi o per qualche favore; dovevano essere l’esempio negativo. Il senso del processo era la messa in stato d’accusa di tutto il passato “occidentale” di queste popolazioni, ciò che era stato prima doveva prendere l’aroma della vergogna  e della truffa, dietro questo regime nuovo più o meno rivoluzionario non doveva restare nessun punto di ritorno, nessun tempo delle origini. Ma perché allora proprio delle cialtrone televisive, dei giornalisti venduti, dei pubblicisti usi alla menzogna. Poi compresi. Quelle categorie umane erano state per decenni l’immagine della cultura popolare della lega più bassa e vile, ma erano stati un pezzo del quotidiano e  del vissuto, i servi squallidi delle minoranze al potere e degli alieni nemici degli Xenoi e intrattenitori della popolazione di questo paese. Non le rovine degli antichi, i ruderi delle fortezze medioevali, le ville del Rinascimento o le meraviglie architettoniche dell’età Industriale,  ma al contrario i miserabili della televisione e della stampa e della rete erano il passato da stroncare, il passato pericoloso. Pericoloso perché molti non si ricordavano di coloro che avevano costruito la ferrovia, il mercato coperto, il castello, la villa reale, il rudere dei cavalieri crociati o la villa romana, le mura cittadine. No i molti si ricordavano del tale che si era presentato nel salotto televisivo con la cravatta color aragosta, della presentatrice bellicista con la minigonna e la magliettina, del demagogo sudato e  cialtronesco nel discorso con la canotta militare presa al mercatino etnico, della cicciona volgare della televisione che insultava a destra e a manca, del politico che si presentava alla tribuna politica con i colori della squadra della città o della nazionale di calcio. Il cretino televisivo e la scema di turno  da film amatoriale erano i campioni della civiltà da poco scomparsa e quelle dovevano essere le bestie da uccidere, il lupo al quale doveva esser fracassata la testa per far felici pecore e pastori. Era così evidente che mi son chiesto perché non avevo capito subito la cosa, ma questo poi mandava la mia persona a sbattere contro un diverso problema.  Una volta stroncato questo modello scellerato con cosa sarebbe stato poi sostituito? Cosa volevano fare di questi popoli? Come volevano integrare gli alieni Xenoi dentro la popolazione locale? Quel processo conteneva molte risposte. Una delle cose che gli eserciti fanno durante un conflitto è conquistare appoggi presso le popolazioni invase con la propaganda di guerra o manipolare con soldi, corruzione, ricatti, favori associazioni umanitarie, gruppi culturali, minoranze religiose per far passare come cosa buona e giusta la loro impresa militare e i loro propositi di conquista. In particolare nella guerra a bassa intensità è vitale per un esercito occupante costruire attorno alla sua presenza una rete di consenso. Qui era però diverso. Questa non era esigenza di guerra, e neanche un tentativo di stroncare qualche gruppo di dissidenti o di ribelli locali distruggendo la rete di complicità e la loro credibilità. Questa era volontà di mettere una sepoltura su un tempo finito e di criminalizzare l’immagine del passato. Ciò che era stato il precedente regime in blocco era quella cosa lì: l’ultimo esito e tragico esempio umano di decomposizione civile e morale. Questi i nomi: Michele Tito Stano, Giorgio Meschini, Gano Serrat, Pina Riccobaldo da Ferrara, Maurizia Pigalle, Maria Battista de Melis e infine Puddu Maligni. Quattro uomini e tre donne messe davanti al fallimento del loro regime e della loro esistenza. La sentenza di morte era già scritta, il problema era come ci sarebbero arrivati. So come ce li voleva portare il comandante Giosia: in ginocchio, anzi strisciando fino al patibolo.

Cominciai a vedere la cosa nel suo complesso; questo non era un caso minore, uno studio da tesi o da ricercatori di seconda fila, dietro questi fatti c’era il senso di un passaggio di stato. Era la mia occasione, poteva essere il mio biglietto per la carriera accademica se fossi riuscito a trovare il senso politico e propagandistico di questo processo. Inoltre la sfortuna aveva fatto sì che molti degni compari e complici di questi sette fossero dispersi, stati linciati, massacrati dalla folla, uccisi sul posto. Avevo trovato la ragione del mio lavoro, del mio studio e una forse carriera.




27 giugno 2012

Appunti profetici e sparsi su uno scritto da fare




opera di I. Nappini




Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Una notte difficile

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Fra le cose notevoli che voglio presentare ai miei lettori una mi resta difficile da esprimere. Si trattò della notte prima dell’incontro con il numero due del regno Xenoi. Ero pieno di paura e di tensione, si trattava di una breve udienza, forse venti minuti; ma a parte alcuni leader politici e ministri degli esteri delle grandi potenze imperiali quasi nessuno aveva avuto occasione di rivolgere la parola a un capo politico e  militare Xenoi di rango così alto. Non riuscivo a dormire, mi giravo nel letto, dovevo essere lucido ma la tensione mi forzava a bere una o due bottiglie di birra locale, curiosamente era di ottima qualità. Cominciò a farmi male la pancia, sudavo, poi mi addormentai e sognai di essere una persona diversa, in un paese diverso, con un lavoro che non era il mio. Ero uno che viaggiava, parlava, incontrava gente, la cosa era piacevole, divertente. Poi mi svegliai. Era mattina tardi e un sole caldo e generoso inondava con i suoi raggi il letto, le lenzuola e la mia persona. La testa era pesante ma subito compresi cosa dovevo fare; prepararmi convenientemente per l’appuntamento. In frigo avevo lasciato la colazione una cosa semplice e leggera: caffè, latte, una mela, qualche fetta di pane, burro, la locale crema di cioccolato peraltro ottima. Volevo star leggero, senza digestioni complicate avrei avuto più lucidità. La primavera era ormai tarda e era necessario lavarsi bene per non sudare, profumarsi, prendere gli abiti migliori e indossarli. Il tutto andava fatto con semplicità e  senza ostentazione. Mi ritrovai vestito di bianco e color crema, a ripensarci c’era qualcosa di funereo in questo mio abbigliamento. Aspettai per una o due ore fino a quando due auto mi vennero a prendere, una era per la scorta e la seconda era per me, entrai. C’era il vecchio comandante nell’auto. Mi parlò brevemente dando alcune raccomandazioni generiche, il luogo dell’appuntamento era nella zona signorile della città, sul colle dove era posto il Belvedere; in un giardino ben curato, aperto al pubblico per alcuni giorni dell’anno, sua altissima eccellenza mi avrebbe ricevuto per pochi minuti. Ella era interessata alle rose che là erano coltivate e alle piante ornamentali, in un certo senso ella esprimeva così un sentimento gentile, quasi umano. O forse no, si trattava magari di una curiosità scientifica legata alle proprietà farmacologiche e alimentari delle piante ornamentali e da giardino locali. La strada salì per poche centinaia di metri fra ville immerse nel verde e alberi bellissimi, fiori, erba freschissima e odori molti forti, fra i quali quello di magnolia. Sul marciapiede  qua e là c’erano a gruppi di due o di tre dei soldati dei corpi speciali, gente a passeggio, qualche operaio, qualche giardiniere. Le vetture si fermarono sul piazzale del belvedere della città, subito una scorta comandata dallo stesso comandante mi condusse nel luogo dell’incontro. A quel punto la situazione cambiò, ad aprire i cancelli del giardino c’erano due Xenoi in alta uniforme. Mentre entravo uscivano degli umani con delle borse e dei comunicatori, forse miliardari in cerca di protezione, forse ambasciatori, o forse capi politici di qualche nazione umana. La scorta rimase a breve distanza, il comandante mi prese per un braccio con gentilezza, sapendo il misto d’imbarazzo e di paura che covava dentro di me, era un gesto carino; in un certo senso voleva aiutarmi e stava facendo di più del dovuto. O forse sapeva che quella del primo incontro con uno dei capi Xenoi era una cosa traumatica, una sorta d’iniziazione al futuro. Il comandate mi portò presso un pino in un angolo del giardino e disse: Eccellenza, ecco l’uomo di cui vi ho detto”. Allora mi accorsi di essere vicino a una creatura di quasi due metri, sembrava una divinità egizia, una sorta di Dea Iside tutta bianca, con una pelle lucida che pareva riflettere la luce solare, o forse l’assorbiva, non so. All’inizio non riuscivo a vedere il volto, era una sorta di creatura accecante, comunque doveva essersi ambientata piuttosto bene, non sembrava usare apparecchi sofisticati di supporto vitale. La sua tuta era molto semplice, elementare e sembrava spalmata sul corpo più che rivestirlo era di colore Rosso scarlatto, qualche fregio semplicissimo color oro, pantaloni bianchi, stivaletti neri, guanti neri. In effetti faceva paura e suscitava un senso d’inferiorità. Quella creatura lì era il numero due degli Xenoi la sua scorta visibile era di quattro unità, due evidentemente addette alla sua sicurezza con le armi del caso e due con della strumentazione, evidentemente erano delle segretarie o esperti di comunicazione o qualcosa del genere. Probabilmente c’erano altri Xenoi a dovuta distanza, tuttavia quella piccola folla mi rendeva inquieto, se fossi stato nudo e legato davanti a un campione di boxe mi sarei sentito molto più forte e sicuro. Quella creatura emise delle parole, non le compresi sul momento, il comandante mi disse: presentati e dopo ti lascerò solo per circa venti minuti. Poi verrò a riprenderti, mi metterò là vicino al roseto grande. Indicò un punto nel giardino. Così iniziò il colloquio con una presentazione impacciata che suonava più o meno così:” professor Ulmann, da Berlino; sono estremamente onorato di poter parlare con sua eccellenza illustrissima e la ringrazio dell’udienza in forma privata”. La creatura usava un traduttore sofisticato, riproduceva una voce che forse era la sua, c’era qualcosa di singolare, non era qualcosa di artificiale, l’essere aveva una padronanza di sé spirituale e mostrava una cultura e un talento geniale profondissimo, maturato in secoli e secoli di vita. Rispetto al grosso dell’umanità era un Dio, o qualcosa che assomigliava ad uno degli esseri immortali dei miti e delle leggende. Così mi rispose: ”Ho stabilito che questo luogo confortevole e bello per voi umani potesse metterla a suo agio. So che la primavera e i fiori e gli odori delle piante più belle hanno un positivo effetto sul vostro carattere. Questo è uno dei luoghi più confortevoli della città per fare della contemplazione della natura e dei suoi odori e dei suoi colori.” Mi aveva preso per il verso giusto, e disarmato intellettualmente, risposi subito:” Ringrazio sua eccellenza per la cortesia di parlarmi in uno dei luoghi più belli della città, segno della stima e del rispetto che voi Xenoi avete per gli umani. Del resto è noto che quanto avete conquistato sul pianeta Azzurro o sottomesso alla vostra volontà è stato da voi curato con attenzione e come dite spesso “migliorato”, anzi “redento”. Non capita spesso di trovare invasori così belli, forti, potenti e amanti del bello e  della natura. Mi permetta quindi…

L’essere parlò prima che potessi finire:  “ Professore devo chiederle io una cosa prima d’iniziare, a cosa o a chi va la sua fedeltà, ovvero l’essenza più intima e profonda del suo comportamento in questa vita.”

Non sapevo che dire ma risposi” A me stesso… voglio far carriera. Per quelli come me è importante.”

Lei:” Al mio sovrano, che è il mio Dio Vivente e il mio popolo, e la mia anima, e l’anima di tutti gli Xenoi che si fanno uno in esso. Noi siamo unità, molti e uno nello stesso tempo. La volontà del sovrano è coincidente con quella delle sue genti e dei suoi schiavi e delle forme di vita inferiore che voi definite animali o beni di consumo, abbiamo le nostre forme di rappresentanza, perfino di scelta dei capi  e dei processi elettorali.  La nostra autocoscienza e natura spirituale  e sacra si fa uno con il Dio Vivente  che assomiglia a uno dei Cesari dell’antichità, a una sorta di re-sacerdote delle epoche umane più oscure. Il nostro sovrano è il garante di una forma d’identità collettiva che è anima e autocoscienza viva . Questa guerra contro i nostri nemici locali ci ha rivelato degli alleati imprevisti e utilissimi, senza i quali l’impresa non sarebbe riuscita così bene.  Queste genti di queste terre hanno conosciuto per secoli e per generazioni diarchie tragiche, rovine di regni, distruzione di Stati, scomparse di grandi imperi perché i poteri si spaccavano in due, tre, quattro parti, la religione di Stato cercava di strappare privilegi allo Stato, lo stato cercava di sequestrare i beni dei religiosi, i ricchi opprimevano i poveri e i poveri si rivoltavano contro di loro o li tradivano in mille modi, troppi rubavano o erano meschini e dissoluti  e intanto  popoli stranieri invadevano, rapinavano, violentavano, rubavano. Noi come Xenoi  possiamo con la nostra civiltà porre dei limiti a tutto questo, loro possono aiutarci a mettere solide basi qui e a stabilirci in via permanente. Ecco la fondazione di questo matrimonio di civiltà che là nelle vostre terre temete, noi meno alieni e loro un po’ meno umani. La speranza nello scorrere dei millenni è fondare una sola civiltà e un tipo di umano del tutto nuovo, una sorta di popolo nuovo in grado di vivere qui e di esser il meglio di entrambe le specie umanoidi. ”

Un bel colpo, accidenti! Tutto era chiaro e senza giri di parole. Il problema è che essi con questa fusione creavano una potenza imperiale nuova, certo volevano pagare il biglietto per così dire ai popoli umani, ma le loro intenzioni erano di restare e di fare qui il loro regno. Mi apparve in tutta la gravità il problema del Belpaese e delle sue genti. Lo sdoppiamento dei poteri, la doppia, tripla, quadrupla morale per sopravvivere e arrangiarsi in mezzo  potenze dispotiche e straniere o a mafie domestiche. Certo che questa era una soluzione rapida e decisiva. Un solo potere al posto di poliarchie di ladri,  di partiti politici al soldo delle banche e  dei miliardari popolati di farabutti e mascalzoni, di oligarchie criminali, di diarchie istituzionali inutili, dissolute e farneticanti. Un progetto ambizioso. La cosa grave è che si tratta di un patto compreso dalle genti del Belpaese, loro non riuscivano ad uscire dai loro limiti storici, morali, civili e questi Xenoi non potevano non stare qui, altrimenti i loro nemici alieni ne avrebbero tratto vantaggio.  Un patto, uno scambio, una fusione. Avevo capito. Altro che invasione! Questa era politica e che politica!

Rimasi due minuti in silenzio e dissi:” Eccellenza…Voi avete una grande visione politica, ma comprenderete che nell’Europa del Nord i vostri progetti suscitano sorpresa, timore e stupore. Inoltre come metterete assieme gli umani con esseri come voi la cui natura è per noi di difficile comprensione. Ad esempio perché tanta pressione politica e poliziesca contro le fedi diverse da quella di Stato, perché una forte presenza numerica, come mai una fusione di forze di origine umana e di forze armate vostre in uniche organizzazioni o unità militari  miste… ”

Rispose: “ Avete trovato da voi la risposta, ma la confermerò. Per restare qui. Restarci per secoli, per millenni, di più se possibile. Restarci non in piccoli gruppi, o in strutture scientifiche o di ricerca  ma con comunità numerose e operose. Per questo è per noi indispensabile finita la fase militare e di distruzione trovare accordi politici e di convivenza con esseri già abituati all’ambiente, capire come si vive qui ogni giorno. Inoltre ai fini generali dell’evoluzione del sistema biologico e di autocoscienza nostro è importantissimo creare delle città e dei centri di produzione di beni e di consumo. Dobbiamo misurarci con il difficile Pianeta Azzurro. So che avete compreso”




29 maggio 2012

L'Italia del remoto futuro:applausi e note sparse

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Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Applausi e note sparse

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Fra le cose che mi suscitarono incredulità e senso di smarrimento durante il mio soggiorno vi fu una scena, l’applauso collettivo dei capi e dei quadri delle milizie del nuovo regime quando venne proiettato l’ultimo rifacimento del film su Harlock. La scena della Nave pirata spaziale con la bandiera nera che si schierava a difesa dell’umanità contro gli alieni invasori era la ragione di quel gesto, la bandiera pirata nelle sue centinaia di versioni diverse era quella che spesso questi rivoluzionari istituzionali usavano; di solito le loro bandiere erano diverse da quella del film spesso senza il teschio con le tibie ma solo con ossa, frasi, armi incrociate, teste tagliate, arti amputati e  parole tutte scritte nelle varie sfumature del bianco e qualche volta in giallo oro. C’era una forte identificazione fra i ribelli  e i pirati da fumetto e da operetta romantica e i capi e i quadri questo nuovo regime. Era successo più volte durante l’Antico Ordine che nei multisala quando compariva una bandiera nera o un personaggio identificabile come alieno o ribelle, o come bandito schierato contro un potere corrotto  nel silenzio della sala si levasse un grido d’entusiasmo o scoppiasse il solito applauso improvviso. Perché personaggi ormai di potere, legati al quotidiano, vincolati alla gestione del presente s’entusiasmavano per una cosa del genere. C’era qualcosa che non avevo capito, qualcosa di misterioso dentro la psicologia di queste popolazioni del Sud. In realtà la tradizione del ribelle, dell’eversore, del bandito popolare e vendicatore dei torti era una sorta di luogo comune nella psicologia e nella storia culturale. Il delinquente eroico, il fuorilegge per motivi politici, il partigiano di una causa temeraria spesso erano oppositori naturali di capi degenerati, despoti stranieri, padroni criminali. Questi nuovi rivoluzionari si collegavano a un qualcosa di già esistente a livello d’immaginario collettivo. I capi di questi gruppi avevano lavorato molto per creare un legame fra la loro opera e certe parti dell’immaginario collettivo, anche se non si può non  rimanere sbalorditi davanti al fatto che ribelli, pirati, banditi siano presi a modello da parte di un regime che in fondo è alleato di potenti alieni e punta a creare un tipo di Stato con elementi di autoritarismo e di controllo sulla popolazione umana. Hanno inserito nel sistema centinaia di migliaia di umani artificiali usati per impieghi di tipo speciale, creati con la potenza bio-tecnologica dei loro alleati e contemporaneamente creato l’illusione che qualcosa del passato fosse rimasto vivo; l’efficacia del sistema mette in discussione anche le forme tipiche del popolamento di queste terre. C’è da dire che la potenza tecnologica e la capacità amministrativa acquisita ha portato grandi benefici, infatti intere regioni sono state messe in sicurezza, milioni di fabbricati ed edifici riparati o restaurati, milioni di tonnellate di rifiuti sono stati trattati e riciclati o distrutti in via definitiva, alcune zone sottoposte a interventi urbanistici e di risanamento ambientale. Il contro di questo è la brutalità e l’autoritarismo con cui i processi sono stati portati avanti, nelle fosse comuni nascoste fra boschi e periferie ancora in rovina non ci sono solo ex soldati, feccia, mercenari, notabili ma centinaia di migliaia di innocenti, di morti ammazzati per caso o per sbaglio. Del resto c’è qualcosa di militante, di partigiano nel senso più bellicista del termine in questo nuovo regime e nella sua determinazione a rinnovare e trasformare un corpo sociale e culturale degenerato attraverso una diversa storia e con nuovi modie  mezzi di vivere e di stare al mondo. Tuttavia quello che era impressionante per le genti del Nord, e il motivo principale del mio studio e della cura con cui ho seguito questa vicenda, è legato all’incrocio fra vecchio e nuovo che si è formato. Suggestioni del Mondo Antico, del Medioevo, dell’Età Moderna convivono con un culto laico del nuovo potere alieno in una sorta di tentativo di portare a unità pezzi rotti di miti fondativi e memorie perdute. Mi spiego così certi strani costumi come le divise da miliziani che sono un misto di abiti per le arti marziali, tute da ginnastica, calzature militari, qualche mimetica,  giberne, cinture, cinturoni, tascapane e fondine di pistola; lo sportivo diventa marziale, l’abito per il tempo libero diventa strumento di guerra e di polizia e divisa informale per parate e convocazioni.A questa divisa informale hanno aggiunto mostrine, qualche medaglia, ricami con teschi, pianeti, stelle e comete, per coprire la testa qualche maschera antigas, una scelta d’antiquariato di elmi e caschi da motociclista e  per i piedi, stivali, anfibi da paracadutista, scarpe da tennis, scarpe da montanari. Piani diversi e logiche diverse si confondono anche negli abiti, l’esito di questo primo periodo di trasformazione sembra essere proprio la confusione, il mischiare, il confondere. Mi sono dato una ragione e una spiegazione: nella storia di queste genti del Belpaese le grandi trasformazioni hanno avuto forti elementi di continuità formale con ciò che era stato prima, il vecchio veniva portato nel nuovo per essere trasformato o distrutto. Così la confusione apparente è amica di questo nuovo regime, è utile perché associa il vecchio con il nuovo; il vecchio nel passare del tempo muore o si trasforma mentre il nuovo prevale.

Le divise bizzarre, le bandire nere con immagini orripilanti o frasi o parole inquietanti, le armi aliene o umane lucidate per la parata, le canzoni piene di odio e rancore per ciò che è stato, la musica classica diffusa dagli altoparlanti, i muri con frasi politiche o immagini forti sono la naturale coreografia di una grande recita collettiva che vuol trasformare i corpi, le menti, la vita quotidiana. Si tratta di una recita di massa, di un rito collettivo, di un potente esorcismo contro ciò che si è stati nel passato. Mi chiesi come è possibile esorcizzare, ritualizzare una grande abiura, ripensarsi diversi con questi modi, con questa logica a metà fra il circo e il rito da stadio. Ma i miei viaggi da studioso mi hanno anche rivelato una vecchia verità: creare l’uomo nuovo comporta distruggere il vecchio. Nel corso della storia umana tante volte è stato tentato questo, con passione ideologie di colori diversi, rivoluzioni tecnologiche, con imposizioni di dominatori, di eserciti invasori, di banche internazionali, con l’uso dei mass-media. Tutte le volte i risultati sono stati inadeguati, cattivi, spesso meschini quando non orrendi. Stavolta c’è qualcosa in più, ovvero la possibilità d’attingere a tecnologia e conoscenze Xenoi. Forse questo sarà l’ultimo esperimento di rifare gli esseri umani, o forse l’ultimo in ordine di tempo. Il caso, il disordine del mondo, la bizzarria del destino hanno voluto che fosse provato qui, in questa penisola, fra questi popoli così singolari e di antica stirpe; come studioso di scienze politiche devo piegarmi all’evidenza di un nuovo esperimento, di una nuova trasformazione, di una sorta di rivoluzione antropologica tentata e gestita da umani e alieni xenoi. Romanticismo rivoluzionario, miti da fumetto, vecchi film, guerra reale e concretissima, riti collettivi, alleanza stretta con gli alieni confluiscono in un solo calderone politico e ideologico. I prossimi anni diranno se questa massa di cose diverse e bizzarre porteranno alla creazione di una nuova società integrata  e interfacciata con la potenza aliena e supportata da uno straordinario sviluppo tecnologico e  di potenza. Di nuovo quanto accade in questo pezzo di mondo incastrato fra tre continenti avrà un peso enorme sulla popolazione umana di questo pianeta, è più di un gigantesco esperimento; è una profezia concretissima e vivente sul futuro del mondo umano. Confesso che alle volte sono sopraffatto dallo stupore, altre volte dalla curiosità, talvolta provo un disgusto perché intuisco i pericoli di questo esser profeti sulla propria carne e sulla propria terra.





23 maggio 2012

L'Italia del remoto futuro:note politiche e omicidi di follia

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Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Note politiche e omicidi di folla

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Fra le note che segnai in quel momento c’erano queste parole.

Il destino dell’Antico Ordine nel Belpaese di cose mi sembrò crudele e beffardo, i vecchi poteri crollavano sotto il peso delle macerie sociali e civili che avevano causato per creare un facile consenso e una stupidità di massa che portasse il peso dei loro errori e della loro corruzione e della loro avidità criminale. Proprio la demenza e il cretinismo televisivo  e virtuale che avevano profuso per decenni aveva creato quella massa amorfa, imbelle e dissoluta di plebi elettorali cittadine che non aveva nel momento del bisogno mosso un dito per loro. La feccia instupidita da nani e ballerine, da donnine con le labbra e le tette gonfiate, da presentatori pieni di problemi psicologici e sessuali, da demagoghi irresponsabili e malvestiti, da capi politici creati da agenzie di pubblicità e di pubbliche relazioni, da cantanti e intrattenitori di bassa lega, da videogiochi infantili e dementi li aveva abbandonati alla prima difficoltà. L’opera di questo strano regime alimentato dagli alieni Xenoi, del tutto nuovo nel mondo umano, pare essere proprio quella di stroncare le ragioni del passato e di creare una forma altra di cittadinanza. Sempre che si tratti di cittadinanza e non di altro. I disegni di questo regime mi sono infatti oscuri. In questi capi c’è un bisogno di aver ragione per forza, di darsi un sapere e un potere unitario, potente che fatalmente emargina le opposizioni anche quelle banalmente culturali o di pensiero; sono in presenza di un disegno nicciano, o forse di una potente alchimia sociale dovuta alla disperazione e al fallimento delle precedenti generazioni e dei regimi che hanno preso possesso di questa penisola. Come hanno fatto ha portare dalla loro parte milioni di ex depravati, di consumatori compulsivi, di vigliacchi patentati? Dove portano le note e gli appunti che ho scritto?

Ero confuso ma nello stesso tempo determinato ad arrivare al punto, dovevo trovare una spiegazione, o una combinazione di possibili spiegazioni; descrivere la dissoluzione dell’Antico Ordine non era abbastanza per me. Oggi sono arrivato a una determinazione che posso con senso di responsabilità presentare ai lettori: il regime si è dissolto sotto il peso della sua corruzione in combinazione con una straordinaria pressione militare dovuta alla Guerra Xenoi. Guerra e corruzione interna hanno distrutto un certo modo di essere abitanti della Penisola, la potenza culturale dei nuovi occupanti unita al disgusto profondo che una parte dei popoli di questa terra nutrivano per se stessi e il loro passato hanno annientato l’Antico Ordine. Quanto penso alla dissoluzione penso ai capi e ai gregari che scappavano con la cassa in mano abbandonando alla strage figli e parenti ma avendo cura di portarsi dietro un sacchetto o una borsetta con dentro le loro droghe preferite, documenti compromettenti, certificati di credito. Ne hanno beccati tanti con rotoli di banconote, orologi d’oro, gioielli rubati e una manciata di pillole blu e verdi o qualche pacchettino di polvere bianca, spesso per divertirsi li lasciavano andare in crisi d’astinenza e in quelle condizioni li esponevano al pubblico ludibrio via internet o peggio per le strade e le vie. Quando le scene dei capi, dei miliardari e dei funzionari di rango sbavanti e farneticanti arrivarono in Germania e nel Nord molti si chiesero se non fosse un trucco o plagio. Invece  no. Era tutto vero, erano vere anche  le folle incrudelite che prendevano a calci e colpi di bastone i vecchi padroni, gli urinavano addosso, gli lanciavano ogni sorta di spazzatura mentre venivano colpiti dai malori dovuti all’astinenza, spesso le vittime legate a dei pesi o a dei pali e non potevano sottrarsi alle pubbliche umiliazioni. La violenza contro le donne era poi bestiale, vi furono casi, in episodi di omicidio di folla, di sfondamento del cranio causati da oggetti contundenti e pietre e le vittime erano le donne dei capi o le loro amanti o peggio ancora delle escort. Forse la violenza sulle donne, spesso compiuta da altre donne si rivelò più decisa e crudele di quella dei loro padroni e amanti un tanto a servizio; per farle soffrire di più arrivavano ad ammazzargli i figli. In effetti questa esplosione di violenza sorprese molto le popolazioni del Nord, tutto sui pensava tranne che nel paese della gente che cucina la pizza e i  maccheroni, porta i baffi e suona i  mandolini si potesse dare una punizione così atroce e sproporzionata. Si parlò allora di bestialità innata, di natura mafiosa, di turbe culturali e biologiche, perfino di razza. In realtà cose simili si erano date già nella vicenda di queste terre e di questi popoli. In realtà i capi vicini agli Xenoi volevano spezzare il legame con i boss e i podestà stranieri, l’umiliazione pubblica prima dell’annientamento fisico era utile, c’era poi qualcosa che portava al peggio delle pulsioni sessuali, della pornografia, delle torture delle guerre imperiali d’inizio secolo. La popolazione doveva sfogarsi, scaricare sui vinti le pulsioni sadiche, provare il piacere del distruggere per stroncare il legame che li univa al passato, perché era il passato la bestia che il nuovo regime voleva uccidere e spellare. Non doveva essere possibile il ritorno al passato o il recupero di quella storia, oblio, umiliazione, calunnia e l’evidenza della corruzione  e della natura mercenaria dei piccoli capi del Vecchio Ordine dovevano essere confezionati per stroncare ogni ricordo positivo, ogni nostalgia. Il passato era il male, era una cattività a Babilonia, era la schiavitù d’Egitto era il punto più basso e degradante della vicenda umana su quella striscia di terra fra Europa e Africa. Le bandiere nere con i disegni di morte e le deliranti  parole bianche erano il sudario che copriva una storia sbagliata fin dalle origini. Oggi mi sento di scrivere che quei fatti erano l’esito di un odio antico marcito e ingigantito dai continui fallimenti delle minoranze al potere, ma non dovevano sorprendere, non dovevano portare a una moltiplicazione delle giustificazioni e delle ipotesi. So che il gentile lettore potrà esser scandalizzato da quanto scrivo ma il sistema era un sistema di corruzione, di degenerazione, di plagio continuo che eccitava la parte peggiore dell’essere umano. Quella parte peggiore non porta al coraggio, all’onestà, alla forza ma alla degenerazione fisica e morale, alla viltà fatta sistema e quindi nel momento della disgrazia e della sconfitta le plebi dissolute  e imbelli si rivoltarono contro i loro padroni e i loro meschini protettori; colui che vive nella corruzione e nella degenerazione non conosce fedeltà o nobiltà di sangue. L’impasto di degenerazione, uso sistematico della menzogna, servilismo meschino, elevazione di personaggi impreparati a posti di responsabilità, collusione del potere politico con la criminalità organizzata aveva creato una società debolissima, inesistente sul piano della cultura e del rispetto di se stessa, così lo Xenoi ha potuto puntare su questa grande debolezza per insinuarsi e associarsi agli umani e segnare il suo controllo sul pianeta Azzurro. Il problema è che parte della vicenda umana sul pianeta passa da questo territorio e dai popoli che abitano questa terra e integrare la civiltà del Belpaese con la cultura Xenoi  ha permesso agli alieni di inserirsi nella vicenda storica e artistica di tre continenti. Oggi posso dire con assoluta calma che questo è il portato di un grande fallimento della civiltà umana, senza le lotte imperiali per l’egemonia sul pianeta e senza i sistemi di dominio e controllo fondati sui peggiori istinti e paure delle masse popolari questi estranei non sarebbero mai riusciti a inserirsi e a portare a buon effetto la loro guerra vittoriosa. In un certo senso le genti del Belpaese ci hanno tradito, infatti si sono consegnate a questo nuovo dominio attraverso una grande abiura per non dover rendere conto dei loro errori e dei loro peccati. Confesso di essere irritato da questo comportamento, eppure non posso non riconoscere talento in chi ha gestito questo passaggio e determinazione ai confini del cinismo e della criminalità da parte delle popolazioni che hanno trasformato la loro condizione da vinti a vincitori diventando una strana appendice degli Xenoi. Certo che non è proprio un popolo alla Capitan Harlock, l’avventuriero salvatore  dell’umanità eroe dei fumetti e dei film giapponesi, quello che è sorto dalle ceneri del Vecchio Ordine. In fondo è l’esperimento di un nuovo uomo, o forse la venuta di una gnosi aliena estranea a ciò che è stato il corso delle civiltà umane negli ultimi due millenni.





2 maggio 2012

Note e annotazioni sul cambio di regime nel remoto futuro




Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Note sparse e testimonianze

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Il materiale cominciò a esser troppo, a mostrare la sua grandezza e vastità. Mi fermai per una pausa di riflessione. Il dubbio di non aver capito i fatti di cui ero testimone e quelli di cui raccoglievo la documentazione si fece pressante e cominciò a infastidirmi. Fu nel principale parco pubblico della nuova capitale che mi sorprese l’idea di dover fissare qualche dubbio, qualche evidenza lasciata in ombra, non capita.  Che terra era mai questa dove gli esseri umani passano da una causa all’altra con facilità e indifferenza? Dove è così facile nel resto del mondo umano  cambiar patrono e protettore per interesse, alleato militare per opportunità, ammazzare conoscenti e parenti per adesione partigiana a un partito armato? Domande senza risposta, più mi addentravo dentro questa storia e più il terreno concettuale su cui mi muovevo si trasformava in pantano. Sprofondavo dentro qualcosa che era passato ed era futuro nello  stesso tempo, una sorta di saggezza corrotta, di sapere sul mondo e sul cosmo, ma un sapere maligno, qualcosa di  cattivo spiritualmente, di machiavellico nel senso peggiore della parola. Mi trovavo nell’imbarazzo e nel dubbio. La mia mente vagava verso tante risposte senza accettarne alcuna. Ero confuso come non mai. Cercai d’immaginarmi una popolazione sottoposta nel corso dei secoli a tante invasioni, cambi di padrone, regimi dispotici. Cosa può uscir fuori da una cosa del genere se non tribù disperse, gruppi di umani dediti a ogni sorta di traffico e di mezzo discutibile per vivere. La corruzione diventa un sistema, il servire due o più padroni un fatto banale, mettersi fra i potenti per cercare protezione una seconda natura. Ma quello che era capitato non era il frutto di qualcosa di remoto, di un fatto antico che si ripete; nel darsi al nuovo potere alieno degli Xenoi c’era qualcosa di diverso. Era una vera e propria abiura di sé stessi, il rifiuto di appartenere a un tempo dei padri e degli antenati non più accolto, non più capito, ripugnante se letto con le prospettive presenti.  Questa è una diversa forma di abiura, non è un fatto occasionale, semplice, dettato dalla necessità; è dissoluzione di ciò che si è e rinascita in altra forma. La radicalità estrema della soluzione Xenoi offre a questo regime la soluzione per cancellare il passato, per fondare un nuovo privo di compromessi, tanto potente quanto inquietante per i suoi vicini. Forse perfino per il resto dell’umanità, stavolta gli eredi di più di una antica civiltà umana si erano dati agli alieni Xenoi, era più di un patto era la smentita dell’importanza della civiltà umana, la loro aveva bisogno di negarsi e di chiedere una mano così improbabile per risorgere e di nuovo essere. Nella penisola era stato allestito un laboratorio pericoloso, inquietante  che fatalmente avrebbe prima o poi attraversato i mari e i monti. Provai a raggruppare i problemi per argomenti e per osservazioni. Per prima cosa segnai il fattore guerra. In fondo c’era stata una guerra globale supportata da sponsor alieni e combattuta con forze miste. La Guerra aveva influito nella creazione di un regime che altrimenti mai avrebbe preso forma. La seconda cosa da segnalare era la presenza di forti opposizioni interne nate da un malcontento generale e dalla guerra mal gestita e combattuta in modo fallimentare, la terza cosa è l’entusiasmo con cui una parte dei popoli di queste terre hanno accolto gli Xenoi. Ma la quarta non rimanda ad alcuna di queste cose. La spinta interna a distruggere se stessi per rigenerarsi arriva dal profondo, da qualcosa che la sociologia e la storia possono intuire ma non spiegare del tutto; un fenomeno quasi naturale di morte del vecchio e del degenerato e del corrotto per far spazio a qualcosa di diverso che maturerà e farà un suo ciclo.

Cominciai ad appuntare alcune frasi, impressioni di vario tipo che qui riporto in neretto per il lettore.

Certezza della disfatta in guerra, forse…ma è stata la causa principale? Se così è perché le opposizioni si formano anni prima, perché un tessuto sociale dava supporto a proteste silenziose o aperte contro l’ordine costituito? Come mai milioni di umani che traevano beneficio dal sistema corrotto e dissoluto non hanno difeso i loro capi e i loro benefattori e protettori? Da dove viene questa voglia di distruggere, criminalizzare, dissolvere, annientare il passato per creare un mondo umano nuovo? Ci sono dei precedenti? Da dove parte questa volontà di annientare il passato che ricorda roghi da inquisizione e mito del progresso di matrice colonialista? Qualcosa che viene dal passato? Qualcosa che viene dal futuro?

Il mio animo era scosso, non trovavo la soluzione. Mi sovvenne un consiglio di Rodolfo il tale che avevo più volte incontrato per scrivere del processo. Osservare la città, in particolar modo ciò che non si osserva di solito. Non  avevo capito bene a cosa si riferisse. Poi intesi. Avevano cambiato le titolazioni di alcune piazze o vie. Questa non fu l’unica sorpresa.  Tutti i monumenti ai caduti erano stati riconsacrati, non c’era opera che non avesse una targa magari minuscola che ricordava  la guerra Xenoi e il nuovo regime. Compresi che quella era una strada. Mi ricordai anche di un particolare insolito. Un dettaglio a cui non avevo prestato attenzione. Invece aveva un peso enorme. Il comandante era nel comitato promotore di una grande opera monumentale da erigere in onore degli Xenoi. Un volto raffigurante l’immagine idealizzata del Dio vivente di quelle creature da realizzare in materiali nuovissimi, preziosi e brillanti. Doveva riconsacrare l’arco della città. Il quale era stato più volte riconsacrato nel corso della sua storia.

Questa storia era frutto del caso, nel senso che per una combinazione ero capitato proprio nell’ufficio del comandante mentre egli visionava i verbali della commissione per il monumento. Mi aveva mostrato alcuni bozzetti e il progetto. Sul momento non avevo dato peso alla cosa, per il mio gusto era una cosa bizzarra, curiosa, strana. Da quando in qua un regime che deve rimuovere tonnellate di macerie, stravolgere la vita quotidiana degli abitanti, convivere per generazioni con una presenza aliena si mette a ragionare di monumenti. Un volto gigante iscritto in un cerchio tutto dorato  e lucente per fare uno spettacolo ottico quando il sole colpisce l’opera. Non avevo capito che questi stavano creando un loro universo simbolico e  mitico che doveva sostituire quello distrutto. In una sorta di ruota del destino medioevale al tracollo di una civiltà e dei suoi miti e delle sue ragioni d’esistenza andava a sostituirsi un nuovo modello. Un modello che stava liquidando le macerie mitologiche, simboliche e di vita quotidiana. Poi con calma avrebbero i nuovi padroni della penisola  pensato al resto. Così fra miti da creare e volontà di potenza si consumava la trasformazione. Non avevo capito quanto fosse profonda la cosa e quanto preciso fosse il progetto.

Questo fatto mi aprì la mente ad una evidenza. Il processo di cui dovevo occuparmi per motivi accademici e di carriera era parte della distruzione del mito e delle immagini del regime precedente. Non era una questione di giustizia come è comunemente intesa nel Nord Europa ma al contrario di una demolizione controllata del potere di persuasione di miti e di bugie pietose a sfondo storico che erano state la patina di legittimità dell’antico ordine sociale  e politico. “Antico Ordine”, forse questo è il termine giusto per indicare quell’impasto di credenze, miti, pubblicità commerciale, illusioni da centro commerciale che avevano segnato quasi due secoli di civiltà industriale.  Il Belpaese era una cantiere, un grosso esperimento sociale, un opera da ingegneri della genetica e delle istituzioni; ero davanti a una trasformazione di civiltà che aveva come suo fine  la realtà umana. Iniziavano per gradi e iniziavano con trasformare le cose immateriali come la memoria del passato, l’immagine della realtà, il senso della vita quotidiana, i miti, i simboli.   Questi nuovi personaggi al potere erano un pericoloso e creativo incrocio fra i maghi del Rinascimento, i rivoluzionari del Novecento e i contattisti del ventunesimo secolo, ma stimo che la loro ispirazione più forte venisse dagli eretici gnostici al tempo dei Cesari.




17 marzo 2012

Abiure e riti punitivi

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Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Abiure e riti punitivi

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Dal momento che questo mio libro non è esattamente un saggio ma qualcosa di biografico sono in dovere di descrivere questo episodio che mi aiutò a capire i fatti e le circostanze di quanto avevo in animo di studiare. Avevo seguito il consiglio del comandante. Mi ero recato nell’ala della grande Biblioteca dove si tenevano le esposizioni, la mostra aveva un titolo filosofico e artistico “Dalla dissoluzione alla forma”; ma trattava di cose che non avevano nulla a che fare con la filosofia e con l’arte.  Quello che avevo visto mi aveva profondamente turbato, era la rappresentazione da parte del nuovo regime dell’ultimo secolo di storia della Penisola, per il nuovo potere tutta la storia precedente era da buttare, un regno dei delitti e dei crimini imposto da forze straniere sopra un popoli tenuti artificiosamente divisi e oppressi da ignoranza e delinquenza. L’esposizione mi colpì subito per il fatto che il percorso cronologico dei fatti era invertito, dal presente al passato; c’era un senso di oppressione e di buio via via che il visitatore si allontanava dal presente e si calava nel passato. Le ultime stanze erano in penombra, e l’ultima  era buia, con solo dei pannelli e degli indicatori rossi fosforescenti che segnavano la via. Era la sala dedicata alle guerre della passata Repubblica. Una discesa dalla luce verso un buio tetro e oppressivo. Come primo impatto pensai a una trovata estetica, ma mi resi conto che c’era qualcosa di più. Non capivo fino in fondo il perché di questa scelta che mi fu chiara quando a distanza di settimane ne ragionai con Rodolfo che mi aprì la mente con queste parole:

Certo. Provi a pensare una discesa agli inferi. Enea, Dante, Ulisse…tanto per fare dei nomi di prestigio. Del resto molti di questi nuovi signori sono gnostici, o forse dovrei dire neo-gnostici e per loro la luce è anche rivelazione della vera natura umana, del sacro e del divino che è dentro l’essere umano. Quindi la discesa al regno delle ombre e delle tenebre è la distinzione fra un tempo della luce e del bene, ovvero questo, e un tempo della materia, della corruzione spirituale, del caos bestiale di poteri forestieri e alieni dominanti e prepotenti che è il passato ormai morto. Lei si è calato nelle tenebre del tempo che è stato, è come entrato in un tunnel dove ha visto un passato di tenebre funeste, dopo dal buio è tornato alla luce del presente. Ma mi dica sono curioso di sapere se quanto ha visto ha suscitato in lei stupore, indignazione, disagio. Non è una bella storia, di certo non è una favola per bambini la storia delle popolazioni nostre.

Il mio interlocutore mi sorprese di nuovo, la sua aria cordiale si era contaminata con una sorta di curiosità beffarda e bonaria. Così parlai liberamente.

Il passato di questa Penisola visto con la logica di quella mostra è una discesa verso le tenebre della follia e della malattia mentale, ogni atto, gesto o segno del passato è criminalizzato e demonizzato. Mi sembra una fortissima presa di distanza da se stessi. Non so…

Lui subito precisò il mio pensiero

La parola giusta è abiura. Queste genti del Belpaese abiurano se stesse, o per meglio dire ciò che sono state. Questi che oggi sono al potere sanno benissimo che le genti del Belpaese son ben disposte a far abiura del passato, a pensare ogni regime, anche quello dove hanno prosperato e son vissuti per generazioni come un potere forestiero, artificiale, estraneo. Questo fa parte di un meccanismo di difesa per il quale nessuno è mai responsabile di quel che fa nella vita pubblica; del resto da secoli minoranze di criminali organizzati, famiglie di miliardari apolidi, generali stranieri, condottieri imposti da questo o da quel potere alieno hanno determinato la vita pubblica del Belpaese. Quando non esiste alcuna identificazione che non sia farisaica o squallidamente opportunistica con il governo del proprio paese è normale che si scateni l’abiura del proprio passato e il ripudio di pezzi fondamentali della propria esistenza privata. So che per un uomo del Nord come è lei questo può suscitare raccapriccio, ma se osserva con animo sereno e commosso la storia delle genti nostre non potrà non osservare quanto sia comune la dissoluzione di regimi sedicenti sacri e retti e la necessità per milioni di umani di cambiar colore della divisa o del vestito prima di essere uccisi dai militari del nuovo regime o linciati da una folla di traditori e opportunisti saliti sul carro del vincitore all’ultimo minuto. Ho visto la mostra, tre o quattro volte perché ho dato una mano a trovare certi materiali, non che fossi felice della cosa, ma capisco che non c’è nulla da fare. Una storia antica di riti di abiura collettiva  e di divorzio dalle proprie idee di un tempo si è ripetuta, mi è toccato in sorte assieme alla gente del mio tempo di vedere l’atto patetico della dissoluzione di un sistema e di un regime marcito e dell’ascesa di un nuovo sistema.

C’era qualcosa che non mi piaceva in queste parole, sì quello che mi raccontava era vero ma comprendevo che c’era molto di più in quel che avevo visto. Risposi alle sue parole.

Mi permetto di rammentare che non tutti in Europa si dimostrano così disinvolti e pronti, e devo dire che pochi popoli sono così feroci nei confronti di quelli che per motivi di sfortuna o di fede rimangano tagliati fuori dal cambiar il colore della divisa. Devo, con onestà, confidarle che sono rimasto negativamente impressionato della cattiveria e della ferocia con la quale questi popoli della penisola si scagliano contro i gruppi sociali e le fazioni perdenti al pesante gioco della guerra.  Ma proprio perché lei è a conoscenza dei fatti e mi ha mostrato una certa familiarità mi preme ricordarle la parte finale di tale mostra. Una delle ultime stanze è dedicata alla criminalità comune al tempo della Repubblica controllata dai militari dell'Esercito Atlantico. Capisco tutto, ma affermare che la delinquenza di strada, lo spaccio di eroina, la violenza privata, i delitti di sangue fossero uno strumento di repressione per schiacciare la popolazione e tenerla nella paura e sempre disposta ad accettare capi autoritari e leggi liberticide mi pare esagerato. Come si può pensare che un governo sia pure marcio per aver mano libera nelle sue ruberie usasse la delinquenza comune per scatenare ondate di paura e  confondere la popolazione.

Il mio accompagnatore mi rivolse un sorriso beffardo. Rispose così.

Avrà visto immagino quello che per anni la televisione e i media non mostravano. Per anni le genti delle nostre terre potevano solo immaginarsi le teste rotte e delle vecchine scippate e trascinate sull’asfalto dalla feccia, i papponi presi assieme alle loro donnine allegre a cui avevano spaccato la faccia per un paio di banconote imboscate, il delinquente spacciatore con il volto da straniero con i morti da overdose sulla coscienza, la manovalanza ripugnate della bassa forza della delinquenza, la vittima della rapina o della piccola truffa in lacrime, la bambina picchiata dai teppisti minorenni per rubare un braccialetto o una collanina e cose simili… Bene di questo si parlava spesso e la popolazione era sempre preoccupata, in un continuo stato d’ansia tenuto artificialmente alto dai telegiornali. A seconda delle stagioni politiche le notizie venivano gonfiate oppure sparivano come per magia, la presenza del delitto era sempre presente. Il male quotidiano non aveva un volto o un nome, arrivava, spariva, ritornava; ma tutti avevano paura ed erano disposti ad accettare misure discutibili di polizia e leggi restrittive della libertà, intanto caste di miliardari e politicanti corrotti si riempivano le tasche di soldi e portavano il contante delle tangenti e delle truffe all’estero. Mi creda, aldilà delle esagerazioni c’è molto di vero in quella mostra e proprio dove l’animo umano rifiuta di accettare la verità. Qui da noi la vittima  e il carnefice si confondono, e ogni diritto si sfarina nell’arbitrio e nell’opinione,  e ogni regime che arriva ha il marchio d’infamia di esser arrivato sulla punta delle baionette straniere o per mano di violenti e di faziosi o come accade oggi grazie ai bombardamenti orbitali e alle macchine biologiche  da guerra di questi alieni Xenoi. La paura dell’altro, del diverso, del delinquente, del nulla è l’arma più forte del potere corrotto. Ogni persona onesta quando dilaga la paura inizia a temere per i propri cari, per i figli, le figlie, la moglie, padre, madre e così via… La paura uccide la razionalità e la capacità di capire e  di stare al mondo, allora diventi manipolabile, oggetto di dominio di chi tira le fila del sistema di comando e controllo della società, del sistema dei media, della finanza, della gestione dello Stato.

In me cresceva però un certo fastidio, dovevo rispondere, qualcosa mi aveva disturbato e offeso.

Mi perdonerà certamente, ma devo dirle che mi ha turbato la scelta delle canzoni abbinata ai quadri e ai reperti storici della mostra, in particolare le canzoni mi sembravano davvero insensate. Erano un sottofondo spesso inquietante e triste, la cosa mi è sembrata strumentale e malevola. Sul serio la cosa era forzata e inquietante. Eppure devo riconoscere che una certa continuità fra questo tempo e il passato che è polvere permane, è come se si ripetesse una storia antica di abiure, maledizioni e rancori antichissimi; dove l’alieno è solo uno dei tanti autori di un rinnovarsi catastrofico della vostra civiltà. Sembra quasi che la vostra gente abbia bisogno di un dominatore straniero per liquidare le caste al potere e sostituirle con altro.

Non era offeso ma felicemente sorpreso e così mi rispose

Caro professor Ulmann, voi avete visto bene. Gli autori di quelle canzoni erano straordinari per i loro tempi e bene compresero le genti nostre.  Certo spiace vederli ridotti a strumento, prendendo quello o quel  brano e togliendolo dal contesto e trovarlo posto in una cosa simile. Io avrei preferito il silenzio, un silenzio da sepolcro abbandonato, da cimitero di campagna perso fra le nostre montagne. Ma così va oggi. Piuttosto si prenda qualche giorno di libertà e osservi questo presente, cerchi di capire la natura vitale delle nostre genti, il rinnovarsi dei tempi e delle diverse forme d’umanità. Cosa crede: siamo un popolo vivo, siamo un popolo che vive sopra il cumulo delle macerie delle civiltà che gli sono crollate sulla testa. Ogni volta dobbiamo rifare tutto da capo come se l’ultimo crollo fosse un nuovo inizio.

Ero talmente colpito che ringraziai per la risposta e mi congedai stupito da tanta verità.



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