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13 giugno 2014

Sintesi: Il Maesto - primo atto - Definire il maestro

Clara Agazzi: Questo discorso ti offende messo così. D’accordo. Cambio punto di vista: cosa sono per te i molti con cui non vuoi confrontarti o non puoi confrontarti

Franco: Allora pure io risponderò con una domanda: ognuno di voi usi un termine solo per qualificare l’uomo comune che è la particella elementare che costituisce il corpo di questi molti.

Clara Agazzi: Adolescente. Sì!  Ha la natura idiota e credulona di un’adolescente che crede ai cattivi maestri e alle cattive compagnie, alle false promesse, alle favole a lieto fine.

Paolo Fantuzzi: Vero. Ma per me la parola è ingranaggio. Egli è parte di una macchina sociale, produttiva, economica. È il bullone felice di un grande meccanismo, sa di esser bullone vuol restare in quella condizione perché così c’è chi pensa per lui e comanda per lui.

Stefano Bocconi: Giusto. Ma io dico conformista. Egli è come gli storni quei volatili che cacano sulle carrozzerie delle macchine e volano in grandi mucchi, e formano come un corpo solo. Egli è felice di esser uno dei molti, di seguire il gruppo, di esser parte dello lo sciame.

Franco: Ma questo è il ritratto del consumatore, e dirò di più del consumatore frustrato e risentito perché vorrebbe appartenere alla minoranza che può permettersi beni e servizi per gran signori e grandi dame ma non può. Ponetevi dunque il problema questo  tipo quali qualità ha?  Io posso tirare a indovinare. Intanto inizio con il dire che egli è uno specialista, magari di basso profilo ma sa un mestiere, esercita una professione e forse nella sua nicchia lavorativa egli è competente. Poi proseguo che egli è un risentito ma integrato nel sistema che alimenta e da cui è alimentato, inoltre egli anche se non lo sa fa riferimento a una gerarchia concretissima che dal capoufficio risale fino al banchiere  e al grande finanziere. Queste ultime due figure sono i nuovi re e principi di questo nuovo secolo. Sotto di loro una gerarchia intermedia di esperti, direttori, delegati, consulenti, amministratori, incaricati e così via. Una roba della civiltà industriale che ha sostituito le gerarchie medioevali dei principi, dei duchi, dei vescovi, degli abati, dei cardinali, dei podestà. Ora un tipo del genere potrebbe perfino  esser istruito perfino sull’Apocalisse, ma fra sei mesi c’è il mondiale di calcio. Fra sei mesi i quattro quinti di questi  umani, di cui si è detto finora, perderanno ogni cognizione di bene e di male presi dalla televisione che farà vedere il  gioco brasiliano del pallone sul maxischermo del bar o dei finti pub che presidiano le nostre periferie, o addirittura nel salottino di casa.

Stefano Bocconi: Non si può ed è bene che tu non lo faccia. Se la gente vuole perdersi, che faccia. Sono adulti, sono lavoratori, sanno di vivere, sanno perdersi. Punto e basta. Ma questo non sposta di un metro il problema tuo. Quindi dovresti dirci cosa vuoi essere per questo squallido e indecente mondo umano.

Paolo Fantuzzi: Vero. Una risposta la devi. Se non a noi a te stesso

Clara Agazzi: Non vuoi forse esser maestro ai molti?

Franco: Maestro è una parola enorme. Maestro è certamente di più più di un professore o di un docente delle medie o elementari. Maestro è quasi un secondo padre, una seconda famiglia. Pensate dunque che io possa esser maestro?

Stefano Bocconi: Solo se lo vuoi davvero. Se lo desideri e ti butti sul serio. Penso che puoi farcela.

Paolo Fantuzzi: Maestro è tanta roba. Dicci piuttosto cosa è per te esser maestro.

Franco: Ma questa è una domanda davvero difficile. Davvero.

Franco si concentra. Pausa

Clara Agazzi: Forse è un correttore di errori o piuttosto  è colui che indica una strada possibile?

Franco: Il maestro è la riposta che cerchi attraverso l’apprendere, egli è la personificazione della tua retta esperienza. Magari dolorosa. Ma è la forma umana di quella risposta che cerchi perché lui ti ha creato le condizioni per capire. Il maestro non è un venditore di nozioni, una badante, la spalla su cui piangere. Il maestro è la via che cerchi per te. Non sono i maestri che vanno dagli allievi ma gli allievi che cercano i maestri.  Il maestro è tradizione e innovazione, è dentro e fuori, sei te e non sei te. Maestro è una combinazione difficile e spesso impossibile. A oggi chi può esser maestro? Al massimo posso farvi conoscere un professore, posso istruirvi io stesso in qualcosa che so.

Stefano Bocconi: Sono sicuro che puoi dirci molto di più. Inoltre non sei forse tu un maestro?

Franco: In verità non so, perché avrei dovuto far mia in senso proprio una dottrina, un sapere. Proprio nel senso formale e materiale da voi ben esposto. Io sono uno che dialoga, ascolta e risponde, parla, aiuta a capire, scrive, ricorda e fa ricordare, sono di sostegno morale e sono un creativo. Ma basta questo per esser maestro?

Clara Agazzi: Cosa ti manca? Tu sai cosa manca?

 Franco: Forse due cose: una dottrina completamente mia anche in senso formale e il carisma. Il carisma più del resto. Quella dote unica, e non comunicabile, che distingue chi fa professione dell’insegnare dal maestro che è il livello superiore  e se vogliamo è il livello metafisico del docente. Dove non si parla più alle rocce perché il maestro è roccia, è vento, è terra, è acqua, è cielo, è fuoco. Il carisma è più del sapere, è sapere che influenza, che plasma, che modifica l’essere umano con la sua aura. Ma il carisma, quando non è qualcosa di raro e magico, deve derivare da una personalità straordinaria associata a una volontà di ferro e a un sapere solidissimo. Ammetto che per vanità sempre ho sperato di aver queste doti, ma per possedere le qualità del maestro occorre superare le vanità ed esser se stessi fino in fondo. Ci provo. Ma non è facile.

Stefano Bocconi: Sembri però esser vicino a tutto questo. Forse non manca molto.




19 luglio 2011

Lotte per l'acqua nel pensiero di Franco Allegri


Con piacere pubblico questa riflessione un pò datata di Franco Allegri intorno alle lotte per l'acqua pubblica. Mi pare un punto di vista nuovo, per certi aspetti provocatorio. Ai lettori il giudizio.


UN VERO SUCCESSO NELLE LOTTE PER L’ACQUA – NEL MONDO




UN VERO SUCCESSO NELLE LOTTE PER L’ACQUA – NEL MONDO
12/07/2011
Di F. Allegri
Oggi colgo l’occasione regalatami da un notizia che ricevetti il 26 gennaio per fare alcuni riflessioni sul tema dell’acqua pubblica e degli acquedotti in cerca dei vecchi municipi che non esistono più.
Il 26 gennaio ricevetti un articolo intitolato: “Vittoria per i Boscimani del Kalahari: il tribunale riconosce il loro diritto all’acqua”.
Quel giorno decisi di conservarlo e di usarlo in questi giorni per riparlare della crisi della politica italiana e per concentrarmi su quella della sua parte sinistra che sfugge ai più in questo disastro generalizzato.
Al tempo pensavo che avrei parlato di una valanga di SI ai referendum, ma non sufficienti a raggiungere il 51% degli italiani.
Qui mi sbagliavo, la mentalità boscimana è diffusa tra il 51% degli italiani, anzi i boscimani sono più avanti perché hanno maggiori ragioni per motivare il loro diritto naturale all’acqua e forse hanno maggiori consapevolezze quando pensano ai loro bisogni quotidiani.
W i boscimani, preoccupiamoci di questa Italia di destra e di sinistra che vive i diritti con la stessa coscienza di questa gloriosa civiltà africana.
L’effetto di trascinamento che vedo nel risultato referendario appartiene infatti alle civiltà antiche e basate sul diritto naturale.

Il tribunale del Botswana (a livello di corte d’appello) giudicò il suo governo colpevole di “trattamento umiliante” e con una sentenza esemplare annullò il divieto posto ai Boscimani del Kalahari che negava loro l’accesso all’acqua.
Questa sentenza ricorda i nostri referenda anche per un altro aspetto: sia la sentenza che i 2 quesiti sono interlocutori.
Da un lato la sentenza non permise ai boscimani di riaprire i loro pozzi (serve un atto normativo di quel governo) dall’altro qui in Italia non si sa cosa accadrà ai nostri acquedotti e pare certo solo il fatto che avremo soluzioni diversificate.
In quell’articolo del 26 gennaio si diceva: “Ci auguriamo che il governo decida finalmente di rispettare la legge e permetta loro di riaprire il pozzo. Per i diritti dei popoli indigeni – e anche per il Botswana – è una grande vittoria resa possibile dai sostenitori di Survival in tutto il mondo. I Boscimani ci chiedono di fare avere i loro più calorosi ringraziamenti a tutti coloro che hanno sostenuto la loro battaglia”.
Survival è un’associazione importante nel campo delle lotte per le difese dei popoli a rischio di estinzione, una luce nel buio delle nuove forme di colonizzazione che caratterizzano i nostri tempi.
Anche l’Italia vive uno strano tipo di estinzione: quello dei diritti, si perdono nella quotidianità e svanisce anche la capacità di immaginarli e identificarli.
Ci vorrebbe un Survival per la difesa dei diritti di quegli italiani che non solo ne hanno persi tanti, ma non sanno più nemmeno cosa fossero i diritti.

Da gennaio c’è felicità tra i boscimani: “Siamo veramente felici che, alla fine, siano stati riconosciuti i nostri diritti” dichiarò un portavoce dei Boscimani festeggiando la decisione.
Secondo l’articolo egli proseguì: “Abbiamo atteso a lungo per questo. Come qualunque altro essere umano, anche noi abbiamo bisogno d’acqua per vivere. E abbiamo bisogno della nostra terra. Ora preghiamo perché il governo ci tratti con il rispetto che meritiamo”.
Qui la guerra per l’acqua è apparsa all’improvviso.
Qualche anno fa nacque un piccolo movimento in un’oscura casa del popolo di Firenze, ma presto tutta la questione fu presa in mano da una sinistra alla ricerca di se stessa e senza punti di riferimento. La fame di potere (forse dovrei dire l’ambizione) ha fatto il resto.
C’era da costruire un nuovo partitello e la via più breve era di farlo sulla base di un diritto diffuso solo tra i popoli primitivi!
I boscimani festeggiarono la sentenza del tribunale, noi non abbiamo motivi per festeggiare i referenda sull’acqua!
I boscimani hanno davanti una nuova minaccia certa, quella della multinazionale dei diamanti che cerca nuove miniere.
Anche gli italiani hanno un nemico oscuro: il perpetuarsi della casta che è di destra e di sinistra.
Il nostro problema è più grosso del loro.





8 luglio 2011

Una nuova traduzione di F.Allegri sulla speculazione sui grani

Scritto da F. Allegri


LA GRANDE CRISI DEL CIBO DEL 2011*
Di Lester R. Brown
www earth-policy.org
Earth Policy Release
Plan B Update
14 Gennaio, 2011
Mentre inizia il nuovo anno, il prezzo del grano è al suo massimo di sempre nel Regno Unito.

Le rivolte del cibo si diffondono in Algeria.
La Russia importa grano per nutrire il suo bestiame prima del pascolo di primavera.
L’India sta lottando con un tasso d’inflazione da cibo del 18% annuo ed esplodono le proteste.
La Cina cerca all’estero enormi quantità potenziali di grano e granturco.
Il Messico compra i futures sul granturco per evitare aumenti inimmaginabili per la tortilla.
E il 5 Gennaio l’organizzazione U.N. Food and Agricultural annunciò che il suo indice del prezzo del grano a dicembre aveva superato il più alto di sempre.
Ma mentre negli anni passati, era stato il clima che aveva causato un picco nei prezzi delle merci, ora sono le tendenze in entrambi i lati dell’equazione della domanda/offerta del cibo che guidano verso l’alto i prezzi.
Dal lato della domanda, i colpevoli sono la crescita della popolazione, della ricchezza e l’uso del grano come carburante per auto.
Dal lato dell’offerta: l’erosione del suolo, l’impoverimento delle fonti, la perdita di terre per usi non agrari, la deviazione dell’acqua da irrigazione verso le città, il calo della resa del raccolto nelle agricolture avanzate, – per l’effetto serra – le ondate di calore che seccano il grano e la fusione dei ghiacciai montani e polari.
Questi trend climatici uniti sembrano destinati a fissare un dazio sempre più alto in futuro.
C’è almeno una notizia buona ma debole sul lato della domande: La crescita della popolazione mondiale, che arrivò al 2% annuo intorno al 1970, è calata sotto il 1,2% all’anno nel 2010.
Ma poiché la popolazione mondiale è quasi raddoppiata dal 1970, noi stiamo ancora aggiungendo 80 milioni di persone ogni anno.
Stanotte ci saranno 219.000 bocche addizionali da nutrire al tavolo della cena e molte di loro saranno accolte con i piatti vuoti.
Altre 219.000 si uniranno a noi domani notte.
Ad un certo punto, questa crescita senza fine inizia a tassare sia le abilità degli agricoltori che i limiti delle terre della terra e le risorse idriche.
Oltre la crescita della popolazione, ci sono ora quasi 3 miliardi di persone che salgono sulla catena del cibo mangiando quantità più grandi di bestiame nutrito con grano e prodotti di pollame.
La crescita nel consumo di carne, latte e uova in paesi che sviluppano molto velocemente non ha precedenti.
Il consumo totale di carne in Cina oggi è già quasi il doppio di quello negli Stati Uniti.
La terza causa dell’aumento della domanda è l’uso dei grani per produrre carburante per auto.
Negli Stati Uniti, che raccolsero 416 milioni di tonnellate di grano nel 2009, 119 milioni di tonnellate andarono nelle distillerie di etanolo per produrre carburante per auto.
Quello è abbastanza per nutrire 350 milioni di persone per un anno.
Il grande investimento USA nelle distillerie di etanolo regola lo stadio per la competizione diretta fra le auto e le persone per la produzione di grano mondiale.
In Europa, dove gran parte della flotta auto viaggia con carburante diesel c’è una domanda crescente di olio diesel vegetale, principalmente dai semi di colza e dall’olio di palma.
Tale domanda di raccolti che producono olio non riduce solo la terra disponibile per i raccolti di cibo in Europa, guida anche la cancellazione della foresta pluviale in Indonesia e in Malaysia a favore delle piantagioni di palma.
L’effetto combinato di queste 3 domande crescenti è sbalorditivo: il raddoppio nella crescita annuale del consumo mondiale d i grano da una media di 21 milioni di tonnellate all’anno dal 1990 al 2005 ai 41 annui dal 2005 al 2010.
Gran parte di questo alto salto è attribuibile all’orgia di investimento nelle distillerie di etanolo negli Stati Uniti dal 2006 al 2008.
Nuovi problemi sono emersi sul lato della fornitura mentre uno vecchio come l’erosione del suolo si è intensificato e mentre la crescita della domanda annua di grano è raddoppiata.
Si stima che 1/3 del terreno agrario del mondo stia perdendo lo strato fertile più velocemente di quanto esso si forma attraverso i processi naturali
– e così perde la sua produttività innata.
2 vaste aree desertiche si formano, una tra il nord est della Cina, la Mongolia occidentale e l’Asia centrale, l’altra in Africa centrale.
Ognuna di queste fa sembrare piccola l’area desertica USA degli anni trenta.
I satelliti mostrano un flusso stabile di tempeste di sabbia in uscita da tali regioni, ognuna spazza milioni di tonnellate di preziosa terra fertile.
Nella Cina del Nord, quasi 24.000 villaggi rurali sono stati abbandonati o parzialmente spopolati mentre i pascoli sono stati distrutti dallo sfruttamento e mentre le terre fertili sono state inondate dalla migrazione delle dune di sabbia.
In paesi con una grave erosione del suolo, come Mongolia e Lesotho, i raccolti del grano sono diminuiti mentre l’erosione abbassa le rese ed eventualmente porta all’abbandono del terreno.
Il risultato diffonde la fame e la crescita dalla dipendenza dalle importazioni.
Haiti e la Corea del Nord, due paesi con suoli erosi severamente, sono cronicamente dipendenti dagli aiuti di cibo dall’estero.
Intanto l’impoverimento delle falde diminuisce velocemente l’ammontare dell’area irrigata in molte zone del mondo; tale fenomeno assai recente è dovuto all’uso su larga scala di pompe meccaniche che sfruttano l’acqua sotterranea.
Oggi, la metà della gente del mondo vive in paesi dove l’acqua da tavola diminuisce mentre il sovra pompaggio impoverisce le falde.
Se una falda è impoverita, il pompaggio è di fatto ridotto al tasso di ricarico a meno che non sia una falda fossile (non reintegrabile), allora il pompaggio finisce del tutto.
Ma presto o tardi, la perdita dell’acqua da tavola si traduce in aumento dei prezzi del cibo.
L’area irrigata è diminuita in Medio Oriente, particolarmente in Arabia Saudita, Siria, Iraq e possibilmente in Yemen.
In Arabia Saudita, che era del tutto dipendente da una falda fossile ora impoverita per la sua autosufficienza granaria, la produzione è in caduta libera. Dal 2007 al 2010 la produzione di grano saudita è caduta di più dei 2/3.
Entro il 2012, probabilmente la produzione di grano finirà del tutto, lasciando il paese del tutto dipendente dal grano importato.
Il Medio Oriente Arabo è la prima regione geografica dove lo spreco delle scorte d’acqua sta diminuendo il raccolto di grano.
Ma i veri grandi deficit di acqua sono in India dove i numeri della Banca Mondiale indicano che 175 milioni di persone sono state alimentate con grano prodotto con il sovra pompaggio.
In Cina il sovra pompaggio da cibo a quasi 130 milioni di persone.
Negli Stati Uniti, l’altro principale produttore di grano del mondo, l’area irrigata è diminuita in stati agricoli chiave come California e Texas.
L’ultimo decennio ha testimoniato l’apparizione di un’altra costrizione ancora per la crescita della produttività agricola globale: la diminuzione del lavoro arretrato per le tecnologie non sfruttate.
In alcuni paesi avanzati a livello agricolo, gli agricoltori usano tutte le tecnologie disponibili per aumentare la resa.
In Giappone, il primo paese a vedere una crescita sostenuta nella resa di grano per acro, le rese per il riso sono appiattite da 14 anni.
Le rese del riso in Corea del Sud e Cina ora sono in avvicinamento a quelle del Giappone.
Assumendo che gli agricoltori dei 2 paesi incontrino le stesse costrizioni di quelli in Giappone, più di 1/3 del raccolto di riso mondiale sarà presto prodotto in paesi con poco potenziale per altri aumenti della resa del riso.
Una situazione simile sta emergendo con le rese del grano in Europa.
In Francia, Germania, e nel Regno Unito le rese del grano non aumentano più da tempo.
Questi 3 paesi insieme sommano quasi 1/8 del raccolto mondiale di grano.
Un’altra tendenza che riduce la crescita del raccolto di grano mondiale è la conversione di terra agricola a usi non agricoli.

L’ampliamento suburbano, la costruzione industriale e la pavimentazione della terra per fare strade, autostrade e tanti parcheggi reclamano terre agricole nella Central Valley della California, nel bacino del Nilo in Egitto e in paesi densamente popolati che si industrializzano rapidamente come Cina e India.
Nel 2011, si prevede che la vendita di auto in Cina sia di 20.000.000 – un record assoluto.
L’esperienza USA dice che per 5 milioni di auto aggiunte alla flotta di un paese, quasi un milione di acri va pavimentato per far comodo a loro. E la terra agricola è spesso la perdente.
Le città che crescono veloci competono anche con gli agricoltori per l’acqua d’irrigazione.
In zone dove tutta l’acqua è stata trovata, come la gran parte dei paesi in Medio Oriente, la Cina del Nord, gli Stati Uniti del Sud Ovest e gran parte dell’India, il deviare l’acqua verso le città significa meno acqua d’irrigazione disponibile per la produzione di cibo.
La California ha perduto forse un milione di acri di terra irrigata in anni recenti mentre i contadini hanno venduto alte quantità di acqua ai milioni di assetati di Los Angeles e San Diego.
L’aumento della temperatura rende anche più difficile l’espansione del raccolto di grano mondiale a un ritmo sufficiente a sostenere il passo da record della domanda.
I gruppi ecologisti hanno la loro esperienza: Per ogni aumento di 1 grado Celsius nella temperatura sopra l’ottimo durante la stagione della crescita, noi ci possiamo aspettare un 10% di declino nelle rese del grano.
Questo effetto temperatura sulle rese fu del tutto visibile nella Russia occidentale durante l’estate del 2010 mentre il raccolto fu decimato quando le temperature si alzarono molto sopra la norma.
Un altro trend nuovo che minaccia la sicurezza del cibo è lo scioglimento dei ghiacciai montani.

Questo è di particolare importanza sull’Himalaya e sull’altopiano tibetano dove il ghiaccio sciolto dai ghiacciai aiuta non solo a sostenere i grandi fiumi dell’Asia durante la stagione secca, l’Indo, il Gange, il Mekong, loYangtze e il Fiume Giallo ma anche i sistemi di irrigazione che dipendono da questi fiumi.
Senza questo ghiaccio sciolto il raccolto di grano cadrebbe precipitosamente e i prezzi aumenterebbero di conseguenza.
E infine, a tempo più lungo, le distese di ghiaccio sciolto in Groenlandia e Antartico Occidentale, combinatecon l’espansione termica degli oceani minacciano di far crescere il livello del mare fino a 6 piedi durante questo secolo.
Pure una crescita di solo 3 piedi inonderebbe metà della terra del riso in Bangladesh.
Ciò metterebbe sotto acqua pure gran parte del delta del Mekong che produce la metà del riso del Vietnam, l’esportatore numero 2 nel mondo.
In tutto ci sono altri 19 delta fluviali che producono riso in Asia e che ridurrebbero di molto i raccolti a causa del livello alto del mare.
L’attuale impulso ai prezzi del grano e della soia nel mondo, e ai prezzi del cibo in generale, non è un fenomeno temporaneo.
Non possiamo più aspettare che le cose tornino alla normalità perché in un mondo con un sistema di cambiamento climatico rapido non c’è un normale al quale ritornare.
I tumulti di queste ultime e poche settimane sono solo l’inizio.
Non è più un conflitto tra super potenze armate pesantemente, ma piuttosto è lo spreco delle scorte di cibo e l’aumento dei suoi prezzi – e il tumulto politico che questo scatena – che minaccia il nostro futuro globale.
Se i governi non definiranno velocemente la sicurezza e non sposteranno le spese dal militare agli investimenti per il clima, l’efficienza idrica, la conservazione del suolo e la stabilizzazione della popolazione, il mondo, probabilmente, lotterà in futuro sia con più instabilità climatica che con la volatilità del prezzo del cibo.
Se l’affare continuerà come al solito, i prezzi del cibo tenderanno solo verso l’alto.
*NOTA: questo articolo apparse su Foreign Policy Giovedì 10 Gennaio, 2011.
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Lester Brown è Presidente dell’Earth Policy Institute e autore di World on the Edge: How to Prevent an Environmental and Economic Collapse (New York: W.W. Norton & Company, 2011).
Dati, note e fonti addizionali possono essere trovati su www.earth-policy.org.
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Tradotto da F. Allegri il 30 giugno 2011.
Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini adesso lavora alla sua nuova rubrica “Wikyleaks e le nudità del re”, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.




19 agosto 2010

Alluvioni in Pakistan: modalità per aiutare le popolazioni

Quando la disgrazia non buca il video...


Dal secondo giorno del Ramadan molti distretti del Pakistan sono senza elettricità, acqua potabile e comunicazioni. Ponti e strade sono distrutte e molte aree sono raggiungibili solo per via area o con l’uso di imbarcazioni, anche le principali vie di comunicazione tra Sindh e Punjab sono al momento interrotte. Milioni di ettari di frumento sono andati distrutti tra la provincia di Khyber Pakhtunkhwa, Punjab e Sindh dove l’acqua che avanza non ha ancora raggiunto il suo culmine. Un sacco di farina da 40 Kg ha raggiunto le 5000 rupie, il doppio dall’inizio dell’emergenza. Il 90% delle mandrie e delle greggi sono state sterminate dall’alluvione. Molte persone colpite sono ancora intrappolate in diverse zone del Paese in attesa di soccorsi ormai da 15 giorni.

“Abbiamo raggiunto e soccorso finora 37.800 tra bambini e adulti,” ha dichiarato Mohammed Qazilbash, portavoce di Save the Children in Pakistan. “Lo sfollamento massiccio e continuo di questi giorni facilita la diffusione delle malattie e le condizioni precarie espongono soprattutto i bambini che sono più vulnerabili. I nostri medici stanno accertando casi di polmonite, diarrea e malaria che sono le principali cause di morte dei bambini nei paesi in via di sviluppo anche in condizioni normali. Stiamo lavorando senza sosta per fornire loro il prima possibile le cure necessarie e istruzioni ai loro genitori per evitare il contagio”.
Gli interventi continuano con l’assistenza medica fornita attraverso equipe mobili, cliniche fisse e mobili, e la distribuzione di kit di primo riparo, kit igienici e per il parto. Per far fronte alla mancanza di cibo sono state distribuite 27 tonnellate di derrate alimentari a 316 famiglie nell’area di Ushu e Kalam e nel distretto di Swat, provincia di Khyber Pakhtunkhwa, dove Save the Children è stata scelta dal Programma Alimentare Mondiale (PAM-WFP) dell’ONU per distribuire gli aiuti in 10 circoscrizioni.
Potete sostenere i bambini e loro famiglie nelle zone colpite in Pakistan, aderite ora al Fondo Emergenze di SAVE THE CHILDREN: https://www.savethechildren.it/IT/Tool/ECommerce/?dem=stc&canale=1&causale=3693

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Le alluvioni di questo mese di agosto hanno provocato il peggior disastro a memoria d'uomo nel Pakistan. I morti sarebbero 1.600 e le persone colpite circa 20 milioni. Abitazioni distrutte, perdita di raccolti e dei capi di bestiame, vie di comunicazione interrotte e rischi di epidemie dovute alla mancanza di acqua potabile e alle difficili condizioni igienico-sanitarie.

Caritas Pakistan, con il sostegno delle altre Caritas, tra cui anche Caritas Italiana, promuove un Programma di emergenza alluvioni, per il quale sono necessari fondi pari a 4 milioni di euro. A beneficiarne saranno 250.000 persone.

Il programma di emergenza, che verrà realizzato nei prossimi tre mesi, prevede la fornitura di cibo e tende, prima assistenza sanitaria e medica, riparazione dei sistemi di approvvigionamento di acqua, ricostruzione delle infrastrutture come ponti, strade, scuole.

Il vescovo di Multan, S.E. Mons. Andrew Francis, ha visitato il dispensario di Caritas Pakistan a Multan, situato vicino Dera Dina Panah, una delle città più colpite dall'alluvione nella provincia di Punjab. Egli ha sottolineato che questa non è la prima volta in cui i cristiani lavorano per aiutare i fratelli musulmani. 

Il dispensario ha finora fornito assistenza medica a 1.950 pazienti e distribuito cibo a 3.000 persone. Caritas Italiana ha destinato un primo contributo per i bisogni più urgenti.

Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte tramite C/C POSTALE N. 347013 intestato a CARITAS ITALIANA specificando nella causale "Pakistan".

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Pakistan: emergenza alluvioni.

20 milioni di persone colpite dalle alluvioni monsoniche nel nordovest del Pakistan: Cesvi in campo per portare aiuti alla popolazione.

Continua a salire il numero delle vittime accertate delle piogge monsoniche che si sono abbattute sul Pakistan: 1600 morti e circa 20 milioni di persone colpite dalle alluvioni, secondo le ultime stime.

La situazione è sempre più drammatica: nelle aree più devastate interi villaggi sono stati completamente distrutti dall’acqua e le popolazioni hanno praticamente perso tutto.

La comunità internazionale ha definito la situazione in Pakistan un disastro epocale le cui dimensioni sono destinate a crescere. A rischio sono soprattutto i bambini: l’Onu ha stimato che sono circa 3,5 milioni i bambini a rischio. Molti casi di polmonite, diarrea e malaria sono già stati accertati e la situazione sanitaria continua a peggiorare.

Cesvi sta lavorando per assistere la popolazione colpita con la distribuzione di generi di prima necessità e ripari temporanei.

Sostieni oggi stesso l'intervento del CESVI:

> con una donazione chiamando il NUMERO VERDE 800 036 036.

 

Grazie!




1 agosto 2008

PIETA'

La notizia dell'anno, ma forse del decennio, è stata trattata nel nostro Belpaese come una curiosità trascurabile. E' stata schiacciata fra la cronaca nera, e la misera cronaca politica fra  i patti fra le spigole e viaggi del premier e dichiarazioni varie del Bossi e l'incidente a una raffineria.
La notizia è che su Marte è stata trovata l'acqua.  Ed è stata trovata dalla sonda della NASA.
La percezione dell'Universo che ha la razza umana è destinata a cambiare. Fuori dal pianeta azzurro c'è l'elemento di base della vita. Ma qui nel Belpaese una scoperta del genere è lasciata dai mass-media fra le curiosità. Un pò come se nel Rinascimento la scoperta delle Americhe fosse stata trattata come un fatto banale, tipo un pazzo che brucia un'osteria, o un marito cornuto che ammazza moglie e suocera.
Se esiste un giudice nell'universo, umano o divino che sia, ora come ora ad esso si può solo chiedere pietà per le genti d'Italia che un tempo grandi per conoscenza e saggezza si sono ridotte a un livello talmente miserabile da non distinguere più nulla. Nè il bene, nè il male.
Io so che un giorno questa terribile tenebra che è calata su tutti noi finirà, e quel giorno, quando verrà, ripenseremo a questi funesti decenni come oggi noi gente sedicente civile osserviamo le poche tribù di cannibali sperdute in qualche angolo primitivo del mondo. Ma forse i cannibali sono migliori di  ciò che noi siamo oggi, ciò che fanno lo fanno per necessità. Noi non sappiamo neanche più che cosa stiamo facendo, i molti vanno dietro alla pubblicità, la pubblicità va dietro  alla televisione, e la politica, che ci dovrebbe rappresentare tutti, va dietro alla televisione pure lei.
Quindi la notizia del decennio è una notizia minore. Una curiosità.
Che chiedere per il Belpaese se non PIETA'?


IANA per Futuroieri.

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



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