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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


3 giugno 2012

Appunti sparsi sulla discesa della ragione e della civiltà

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Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Terzo Libro
Appunti sparsi sulla discesa della ragione e della civiltà


Devo osservare che c’è tanta voglia di guerra oggi, ormai anche nel Belpaese si assiste a ondate di retorica giornalistica e televisiva contro quello o quel tiranno asiatico o despota straniero inviso alla NATO e agli Stati Uniti. Quello che mi dispiace di questa evidenza è il modo semplicistico e propagandistico con cui viene presentata la guerra e le lotte fra poteri imperiali in questo inizio di XXI secolo, l’informazione giornalistica e televisiva in molti casi sembra creata per non approfondire, per non capire i dettagli e i meccanismi  dei grandi interessi politici e finanziari che s’intrecciano con l’industria militare e con i grandi disegni di egemonia politica e finanziaria di potenze che è corretto chiamare imperi del XXI secolo. Questo modo propagandistico di presentare il mostro di turno per dirlo in una parola finisce con il lasciare in una sostanziale ignoranza la stragrande maggioranza del pubblico televisivo o dei lettori dei giornali. L’ informazione, se così si può chiamare, sembra puntare sui sentimenti, sulle emozioni, sulla potenza delle immagini o sulla forza delle parole che annunciano scenari apocalittici o riedizioni aggiornate di  massacri nazisti o comunisti. Va detto che a maggior singolarità di certe affermazioni i presunti nuovi duci nazisti o comunisti annientati finora sotto tonnellate di bombe più o meno precise sono stati molto distanti per potenza, e capacità e ideologia dai modelli del Novecento presi di continuo ad esempio dalla stampa e dalla televisione. Strano perché la storia umana offre migliaia di macellai, maniaci, despoti, tiranni degni di livello modesto degni di riprovazione e magari meglio s’adattano a ben più felici paragoni con i despoti presi a bersaglio dai missili e dalle forze speciali della NATO, evidentemente Stalin e Hitler fanno un effetto potente sulla popolazione umana di Europa e stati Uniti e ogni nemico del Grande Supermercato e della grande finanza Anglo-Americana deve per forza assomigliare a Hitler o a Stalin per i nostri Media. Personalmente gradirei  la rivalutazione di Papa Innocenzo III nella sua qualità di primo istigatore della crociata contro i Catari, eretici presenti nella Francia meridionale fra il 1208 e il 1255, come esempio negativo da proporre al pubblico televisivo e ai lettori dei giornali italiani.  In fondo un pontefice che istiga a massacrare cristiani eretici francesi a casa loro mi pare un esempio da considerare invece di scomodare Hitler e Stalin. In una parola oggi il Sistema dei Media cerca di suscitare emozioni e stupore con un fare simile alla narrazione cinematografica o pubblicitaria dove il pubblico va eccitato, stuzzicato, rapito dalla forza delle immagini e delle parole ma non deve far lo sforzo di pensare o di ragionare. L’alleato e il cliente di ieri diventa il mostro di domani, l’Italia intera ne ha già fatto la prova con i fatti del dittatore libico ieri ricevuto in forma solenne e onorato come amico e grande personalità, oggi nemico distrutto dai bombardamenti della NATO. Ricordo che le forze armate del Belpaese sono parte della NATO e a quel che si sa l’ex grande amico delle genti d’Italia  riposa in una tomba senza nome da qualche parte. Comprendere i motivi reali di un conflitto e non quelli di propaganda o pretestuosi o apertamente falsi è difficilissimo nel sistema d’informazione del Belpaese. Sia chiaro: il fatto militare dalla notte dei tempi esige una cortina di false notizie per confondere le idee alle spie  e  la  protezione dei segreti militari, quindi è ovvio che le notizie siano censurate o i giornalisti informati in modo parziale, ma in un regime dove si vota liberamente  ed esiste la libertà di parola, pensiero, associazione emerge quotidianamente  la necessità di sapere le reali intenzioni politiche e i piani di dominio e controllo imperiale che sono dietro dei conflitti è una necessità politica della popolazione. La propaganda di guerra non può assorbire tutto il flusso d’informazioni, stimoli e narrazioni che quotidiani, riviste, cinema, internet, televisione  offrono al loro pubblico. Anche perché queste guerre imperiali nelle quali in forma diretta o indiretta sono coinvolti alcuni o tutti i paesi della NATO riguardano il Belpaese e di conseguenza la sua popolazione.  Proprio adesso che la guerra è arrivata nel bacino del Mediterraneo occorre porsi il problema della civiltà italiana staccata dai fumi deliranti e cattivi della retorica sull’Occidente. Quale Occidente? Ma di che si parla? Si parli di NATO come Occidente politico-militare, come strumento imperiale o di contenimento di altri imperi emergenti Russia e Cina prima degli altri che con evidenza sono Brasile e India. Ma dove è l’Italia in quanto Italia in tutto questo? Per questo mi permetto di scrivere che il modo con cui si trattano le guerre è propaganda militare, informazione di parte o un misto fra propaganda militare e notizie. Ma senza una dose massiccia di analisi, di considerazione dei motivi reali e non di facciata, di vero dibattito si assisterà alla discesa della ragione e al montare  dell’esaltazione della guerra e delle passioni irrazionali; questo modo propagandistico di presentare i fatti militari darà per dirla in poche parole alimento a leggende, supposizioni, teorie del complotto, paure irrazionali che si diffonderanno fra milioni di abitanti del Belpaese. Aggiungo che di fronte a qualche pesante sfortuna in campo militare, in guerra nulla è certo, c’è il pericolo del montare del discredito di tutte le istituzioni dello Stato Repubblicano presso l’opinione pubblica. Una sfortunata vicenda militare, dopo la montagna di retorica, propaganda e patriottismo di questi anni  potrebbe aver lo stesso impatto della battaglia di Adua al tempo del governo Crispino: travolgere le presidenza del consiglio e far calare il discredito verso le istituzioni aprendo le porte alla propaganda politica  iper-nazionalista  e al suo contrario ideologico ossia quella rivoluzionaria. C’è da chiedersi perché uomini di potere ricchi e felici nei loro privilegi siano pronti a mettere in discussione la loro supremazia per avventure militari sempre incerte. Cosa non viene detto alla pubblica opinione? Cosa sarebbe opportuno sapere? Perché piccolissime minoranze di miliardari, superburocrati, generalissimi, esperti di banca e finanza rischiano i loro privilegi e i loro poteri e in qualche caso molto di più alzando e alimentando i fuochi della guerra? Cosa non sa la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica in Italia e non solo? Queste le domande che sorgono spontanee alla luce della cronaca di questi giorni dove nuovi focolai di guerra e di rivolta vengono alimentati nel Mediterraneo e non solo.
In una decente democrazia da tempo grandi intellettuali, movimenti e partiti avrebbero posto il problema su una pubblica tribuna aperta a tutti, ma ad oggi pochi si pongono queste domande per ora privilegio di aderenti o simpatizanti di  piccoli movimenti, di gruppi extraparlamentari, di chi fa contro-informazione.

A proposito della Crociata di Innocenzo IIII

http://it.wikipedia.org/wiki/Crociata_albigese




5 febbraio 2010

La fine prossima della Repubblica di Nessuno


De Reditu Suo - Secondo Libro

 La fine prossima della Repubblica di Nessuno

Odisseo l’eroe greco famoso per il valore e l’astuzia ingannò per salvarsi la vita e per salvare i suoi compagni di sventura il ciclope Polifemo mostro antropofago e nemico dell’ospitalità cara al Dio Zeus. Quando l’essere enorme cercò di conoscere il nome del suo nemico e truffatore per trovare chi potesse vendicarlo l’eroe rispose che il suo nome era “Nessuno”, così il ciclope  quando chiese ai suoi fratelli di punire nessuno fu abbandonato al suo dolore perché essi non compresero l’inganno nel quale era caduto l’empio gigante che aveva appena dichiarato che “nessuno” l’aveva oltraggiato e mutilato. 

Oggi la Repubblica italiana rischia di  fare quella fine e di essere abbandonata al suo destino perché non ci sono forze politiche disposte ad accollarsi le responsabilità dei troppi fallimenti del primo vero tentativo di dare alle difformi genti del Belpaese un regime democratico almeno nei principi. Alla fine della Prima Repubblica si era diffusa l’illusione che sarebbe venuto in essere un miglioramento per i ceti sociali poveri grazie al collasso dei vecchi partiti pieni di ladri e di furbastri e alla fine del confronto armato fra Nato e Patto di Varsavia, tutto questo è finito nel cestino delle amare illusioni. Nulla pare essersi salvato delle migliori intenzioni e delle belle speranze del breve biennio 1989-1990. L’egoismo sociale, l’inquinamento dell’economia legale ad opera della criminalità organizzata, lo sfascio della società e di ogni antica morale, le nuove guerre quasi permanenti hanno avuto la loro vittoria schiacciante sulle troppe ingenuità di tanti umani volenterosi e buoni  ma dispersi e senza alcuna guida.  Adesso la crisi economica trascina con sé la crisi politica e morale delle genti della penisola, tutta la realtà italiana pare una massa  informe di rovine di convivenza civile e di speranze perdute.  La Prima Repubblica defunta sotto le rovine di Tangentopoli ha lasciato il posto ad una Seconda Repubblica che è un malvagio amalgama di cose morte e di deformità viventi che coincide la vicenda politica dell’Imprenditore e Cavaliere del Lavoro e Onorevole Silvio Berlusconi. Il problema è cosa sarà della Seconda Repubblica davanti a un probabile post-Berlusconi? Sarà forse la Repubblica di Nessuno, una realtà politica che non ha sue ragioni e che deve appoggiarsi alla carta Costituzionale della Prima dalla quale ci separano ormai sei decenni che sembrano sei secoli viste le mutazioni che ha subito il Belpaese in sessant’anni. Cosa farà una simile Repubblica davanti a gravi problemi come una guerra più dura e tragica del solito o una crisi sociale ed economica perdurante?

Temo che alla fine di questa storia le diverse categorie di abitanti del Belpaese faranno pubblica abiura ostentando estraneità al presente regime politico e ai suoi valori secondo un vile, logoro e sporco canovaccio già visto ai tempi della caduta del fascismo.  La Repubblica dei partiti e poi di Berlusconi sarà come il male che punì Polifemo per la sua malvagità diretta contro le leggi degli Dei e degli uomini, ossia l’opera di nessuno.

 

IANA per Futuroieri




18 gennaio 2010

Costituzione materiale e Costituzione formale nel Belpaese morto


De Reditu Suo

Costituzione materiale e Costituzione formale nel Belpaese morto

Il Belpaese di ieri è morto, e per ieri non intendo la Resistenza, il 1948, il 1968, intendo umilmente la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, ossia il tempo della mia infanzia. Quel mondo all’apparenza ordinato, dove fra una strage terroristica e un disastro sociale milioni d’italiani vivevano odiandosi, disprezzandosi, ignorandosi, aveva qualche regola. Oggi non ci sono regole, tutto è nelle mani del Dio-denaro e di chi può usarlo per trasformare la realtà, la stessa popolazione non è più la stessa è cambiata radicalmente nella composizione culturale, nelle origini, nelle speranze, nella sua intima natura. A partire dagli anni successivi a tangentopoli si è avuta una silenziosa, ma non meno forte e strisciante abiura. Di fatto il Belpaese per mano delle sue vere classi dirigenti, di natura economica e finanziaria, e di quelle altrettanto classi ma un po’ meno dirigenti ossia i politici di professione ha intrapreso una trasformazione volta a ridefinirlo ad immagine e somiglianza del modello sociale e politico statunitense. Ecco la vera Costituzione materiale, si tratta di far saltare nella quotidiana vita politica e sociale gli aspetti caratteristici della Costituzione ereditata dal passato remoto. La rovina in sede penale dei politici della Prima Repubblica ha creato le condizioni per la dissoluzione delle antiche fedeltà: il passato era diventato un problema da scaricare, ma l’abiura è stata segreta, strisciante, vile. La Costituzione Formale è rimasta lì sulla solenne carta nero su  bianco proprio come era stata pensata e scritta ma la politica e la società che conta sono andate altrove. Sono andate a cercare improbabili società multirazziali e multietniche in una terra di odio radicato fra campanile e campanile, hanno sognato l’abolizione dei diritti di carattere sociale in cambio di un chimerico liberalismo da colonizzati, hanno vagheggiato finti affratellamenti fra le diverse confessioni senza mai mettersi in discussione, hanno ragionato di libero mercato per le classi sociali deboli che devono vivere del lavoro precario e salariato mentre le classi più elevate miracolate dai patrimoni di famiglia o dalla politica avevano i quattrini, le relazioni e le rendite per far fronte a ogni imprevisto. Qualcuno ha forse visto in televisione il figlio di un primario di chirurgia, di un sottosegretario o di un notaio minacciar di buttarsi di sotto da un palazzo perché licenziato, o si son forse visti ministri, tenori, campioni di motociclismo, banchieri e calciatori di serie A montare su un tetto e occuparlo ad oltranza assieme alle maestranze in cassa integrazione? Certo che no! Questo vento di follia è il segno di un Belpaese ormai ridotto ad essere una massa informe di realtà sociali differenti che stanno assieme più per accidente che per volontà propria e la miscela si è fatta torbida proprio quando le comunità straniere da anni residenti in Italia hanno cominciato a chiedere dei riconoscimenti sociali e politici. La grande paura per il futuro è anche il timore di dover condividere qualcosa di sostanziale e socialmente rilevante con l’altro che è venuto da lontano. Il desiderio di tornare alle antiche fedeltà costituzionali ostentato da alcune associazioni temo che nasconda una maledetta paura di riconoscere la fine di un tempo e di un piccolo mondo antico tutto italiano intimamente meschino e autoreferenziale. L’intelligenza dei giusti deve cominciare a prevalere sulla viltà dei tempi.

IANA per FuturoIeri




10 luglio 2009

Miti perduti per noi genti disperse della penisola

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Miti perduti per noi disperse genti della penisola

La fedeltà al proprio passato può essere un segno di nobiltà da parte di una realtà collettiva come una comunità, una tribù, un popolo, o una nazione. Quando è fedeltà ai miti altrui comincia qualche sospetto. Quindi scriverò delle mie perplessità. Mi è capitato con un caro amico di visitare due esposizioni di mobili,  in due magazzini di medie dimensioni in una delle nostre periferie dell’Italia Centro-settentrionale, nello specifico Calenzano. Arredavano alcuni soggiorni e camere da letto dei quadri con la famosa Marylin Monroe –peraltro un nome d’arte- e vedute di New York con tanto di Torri Gemelle ancora in piedi. Mi sono fermato a guardare. Se non è fuga nel trapassato remoto questa qui proprio non so cosa possa essere. Gli USA della diva bionda erano gli anni cinquanta e sessanta prima del Viet-nam e della crisi petrolifera. L’Italia di oggi anno del signore 2009 onora gli USA degli anni cinquanta al tempo della guerra di Corea, combattuta fra l’altro anche contro l’armata rossa cinese. L’Italia è ancora legata psicologicamente al suo protettore di un tempo, il quale è troppo occupato a proteggere se stesso dalla crisi e dalla sfida economica globale che gli portano cinesi, russi e indiani per pensare alle genti della penisola e ai loro traumi psico-politici.  Le difformi e disperse genti d’Italia si cullano ancora nei loro miti perduti e mentre questo accade già vediamo i segni della prossima abiura, del nostro prossimo voltafaccia, del nuovo cambiar divisa. Non è un caso che nel presente governo da tempo è evidente che  l’amicizia del premier con la Russia di Putin non è solo un fatto privato. L’Impero Americano ha eletto questo Obama perché è il sistema è in sofferenza e la conclusione dei conflitti afgani e iracheni sembra volgere al peggio, o quantomeno l’esito dei medesimi sarà ben diverso da quello pensato dai neo-conservatori:il trionfo del sistema statunitense nel presente XXI secolo. Già perché questo è un secolo nuovo e le genti dello stivale dovrebbero ammettere che la seconda metà del Novecento è finita da circa nove anni e che quel che rimane delle genti della prima Repubblica e dei leader e dei partiti politici sono tendenzialmente pessimi ricordi. La Prima Repubblica è stata, sia pure senza una piena sovranità e in forme limitate, la prima, grande, autentica possibilità che hanno avuto gli italiani di governarsi secondo la libertà e il reciproco rispetto. Il fallimento è così grave che non è neanche necessario constatarlo, semplicemente è qui e ora. La Seconda Repubblica dominata da altre forze politiche testimonia il discredito e il disprezzo nel quale sono caduti i partiti del trapassato presso la popolazione dello Stivale, prova ne sia che ad oggi il partito più anziano è la Lega Nord, tutti gli altri sono stati sciolti o rifondati. Coloro che “vivono di politica” si son presto acconciati a cambiar casacca, a reinventarsi un posto e un ruolo nelle nuove forme di potere politico ed economico, l’abiura delle classi dirigenti e di coloro che “vivono di politica” è, se possibile, più forte di quella delle disperse genti d’Italia. In questa decomposizione c’è spazio per i vecchi miti forestieri, così si parla d’altro.

IANA per FuturoIeri




11 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 15

 

Far parte del Belpaese non è di per sé una cosa facile, tocca ogni giorno mettere la buona volontà davanti all’evidenza delle mille contraddizioni di questa società che è priva di un modello di riferimento nella stessa proporzione in cui è priva di valori condivisi. Più in generale ritengo che l’unico elemente comune alle diverse genti d’Italia siano gli stimoli egoistici a consumare beni e servizi di lusso che i molti vedono nella pubblicità televisiva. Il passato con le sue imponenti memorie, il fatto di avere una chiesa bimillenaria che si proclama universale nel proprio territorio, l’evidenza d’aver avuto nel passato studiosi e uomini illustri tutto questo non smuove di un millimetro le nostre genti. Questa non è ignoranza, questa è una vera e propria abiura decisa e silenziosa di tutto il proprio passato, di ciò che si è stati. Tutto si risolve in rovine nel Belpaese e forse solo per le nostre rovine i forestieri ci visitano, per confortarsi del fatto di esssere ben vivi e di aver un futuro davanti. Qualcuno se lo ritrova alle spalle, a quanto pare il proprio futuro; specie se tutta la sua cultura si volge al trapassato remoto con rimpianto o con la manifesta volontà d’ignorare il presente per paura. Come si è data questa che è una grande abiura di se stessi. Azzardo due possibili tracce che potrebbero portare a qualche conclusione: la prima è il fallimento integrale dell’idea di Nazione Italiana portata al massimo livello di sfascio e degenerazione nelle due guerre mondiali e nei disastrosi esiti delle medesime, l’altro è il fatto che la grande cultura è sempre stata il privilegio e anche il giocattolo costoso di due minoranze. La prima di queste minoranze era interna ad una frazione di coloro che appartenevano alle classi sociali egemoni, la seconda era data da coloro che per motivi di vita e lavoro appartenevano a categorie di lavoratori e studiosi altamente specializzati. Inoltre a completamento di queste due sciagure è da citare la chiesa cattolica che ha avuto fin dalla controriforma non pochi timori rispetto a certi mutamenti portati dall’età moderna e dalle novità della scienza. Un caso per tutti è quello della persecuzione di Galileo Galilei. Ancora in pieno ottocento Papa Pio Nono con il Sillabo condannava molte novità provenienti dal mondo liberale e borghese come se con la minaccia della scomunica si potesse fermare la rivoluzione industriale e le sue mutazioni. L’uomo di cultura non si è incontrato con l’uomo della strada e con i processi di modernizzazione se non quando la pressione della civiltà industriale ha forzato anche la realtà di questa penisola imponendo dei cambiamenti spesso mal recepiti e subiti con sofferenza. Credo sia tempo per affermare che c’è bisogno di trovare una via per queste disperse genti d’Italia, l’Italia è come al solito brilla per diversità, è chiaro che non possiamo noi vaso di coccio far come i vasi di ferro. Occorre pensare noi stessi per ciò che siamo e per ciò che potremmo essere e non solo a quanto siamo distanti dal mondo degli Dei e degli Eroi.

IANA per FuturoIeri
Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri



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