.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


29 maggio 2012

L'Italia del remoto futuro:applausi e note sparse

http://www.empolitica.com/wp-content/dati/la-capitana.jpg

Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Applausi e note sparse

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Fra le cose che mi suscitarono incredulità e senso di smarrimento durante il mio soggiorno vi fu una scena, l’applauso collettivo dei capi e dei quadri delle milizie del nuovo regime quando venne proiettato l’ultimo rifacimento del film su Harlock. La scena della Nave pirata spaziale con la bandiera nera che si schierava a difesa dell’umanità contro gli alieni invasori era la ragione di quel gesto, la bandiera pirata nelle sue centinaia di versioni diverse era quella che spesso questi rivoluzionari istituzionali usavano; di solito le loro bandiere erano diverse da quella del film spesso senza il teschio con le tibie ma solo con ossa, frasi, armi incrociate, teste tagliate, arti amputati e  parole tutte scritte nelle varie sfumature del bianco e qualche volta in giallo oro. C’era una forte identificazione fra i ribelli  e i pirati da fumetto e da operetta romantica e i capi e i quadri questo nuovo regime. Era successo più volte durante l’Antico Ordine che nei multisala quando compariva una bandiera nera o un personaggio identificabile come alieno o ribelle, o come bandito schierato contro un potere corrotto  nel silenzio della sala si levasse un grido d’entusiasmo o scoppiasse il solito applauso improvviso. Perché personaggi ormai di potere, legati al quotidiano, vincolati alla gestione del presente s’entusiasmavano per una cosa del genere. C’era qualcosa che non avevo capito, qualcosa di misterioso dentro la psicologia di queste popolazioni del Sud. In realtà la tradizione del ribelle, dell’eversore, del bandito popolare e vendicatore dei torti era una sorta di luogo comune nella psicologia e nella storia culturale. Il delinquente eroico, il fuorilegge per motivi politici, il partigiano di una causa temeraria spesso erano oppositori naturali di capi degenerati, despoti stranieri, padroni criminali. Questi nuovi rivoluzionari si collegavano a un qualcosa di già esistente a livello d’immaginario collettivo. I capi di questi gruppi avevano lavorato molto per creare un legame fra la loro opera e certe parti dell’immaginario collettivo, anche se non si può non  rimanere sbalorditi davanti al fatto che ribelli, pirati, banditi siano presi a modello da parte di un regime che in fondo è alleato di potenti alieni e punta a creare un tipo di Stato con elementi di autoritarismo e di controllo sulla popolazione umana. Hanno inserito nel sistema centinaia di migliaia di umani artificiali usati per impieghi di tipo speciale, creati con la potenza bio-tecnologica dei loro alleati e contemporaneamente creato l’illusione che qualcosa del passato fosse rimasto vivo; l’efficacia del sistema mette in discussione anche le forme tipiche del popolamento di queste terre. C’è da dire che la potenza tecnologica e la capacità amministrativa acquisita ha portato grandi benefici, infatti intere regioni sono state messe in sicurezza, milioni di fabbricati ed edifici riparati o restaurati, milioni di tonnellate di rifiuti sono stati trattati e riciclati o distrutti in via definitiva, alcune zone sottoposte a interventi urbanistici e di risanamento ambientale. Il contro di questo è la brutalità e l’autoritarismo con cui i processi sono stati portati avanti, nelle fosse comuni nascoste fra boschi e periferie ancora in rovina non ci sono solo ex soldati, feccia, mercenari, notabili ma centinaia di migliaia di innocenti, di morti ammazzati per caso o per sbaglio. Del resto c’è qualcosa di militante, di partigiano nel senso più bellicista del termine in questo nuovo regime e nella sua determinazione a rinnovare e trasformare un corpo sociale e culturale degenerato attraverso una diversa storia e con nuovi modie  mezzi di vivere e di stare al mondo. Tuttavia quello che era impressionante per le genti del Nord, e il motivo principale del mio studio e della cura con cui ho seguito questa vicenda, è legato all’incrocio fra vecchio e nuovo che si è formato. Suggestioni del Mondo Antico, del Medioevo, dell’Età Moderna convivono con un culto laico del nuovo potere alieno in una sorta di tentativo di portare a unità pezzi rotti di miti fondativi e memorie perdute. Mi spiego così certi strani costumi come le divise da miliziani che sono un misto di abiti per le arti marziali, tute da ginnastica, calzature militari, qualche mimetica,  giberne, cinture, cinturoni, tascapane e fondine di pistola; lo sportivo diventa marziale, l’abito per il tempo libero diventa strumento di guerra e di polizia e divisa informale per parate e convocazioni.A questa divisa informale hanno aggiunto mostrine, qualche medaglia, ricami con teschi, pianeti, stelle e comete, per coprire la testa qualche maschera antigas, una scelta d’antiquariato di elmi e caschi da motociclista e  per i piedi, stivali, anfibi da paracadutista, scarpe da tennis, scarpe da montanari. Piani diversi e logiche diverse si confondono anche negli abiti, l’esito di questo primo periodo di trasformazione sembra essere proprio la confusione, il mischiare, il confondere. Mi sono dato una ragione e una spiegazione: nella storia di queste genti del Belpaese le grandi trasformazioni hanno avuto forti elementi di continuità formale con ciò che era stato prima, il vecchio veniva portato nel nuovo per essere trasformato o distrutto. Così la confusione apparente è amica di questo nuovo regime, è utile perché associa il vecchio con il nuovo; il vecchio nel passare del tempo muore o si trasforma mentre il nuovo prevale.

Le divise bizzarre, le bandire nere con immagini orripilanti o frasi o parole inquietanti, le armi aliene o umane lucidate per la parata, le canzoni piene di odio e rancore per ciò che è stato, la musica classica diffusa dagli altoparlanti, i muri con frasi politiche o immagini forti sono la naturale coreografia di una grande recita collettiva che vuol trasformare i corpi, le menti, la vita quotidiana. Si tratta di una recita di massa, di un rito collettivo, di un potente esorcismo contro ciò che si è stati nel passato. Mi chiesi come è possibile esorcizzare, ritualizzare una grande abiura, ripensarsi diversi con questi modi, con questa logica a metà fra il circo e il rito da stadio. Ma i miei viaggi da studioso mi hanno anche rivelato una vecchia verità: creare l’uomo nuovo comporta distruggere il vecchio. Nel corso della storia umana tante volte è stato tentato questo, con passione ideologie di colori diversi, rivoluzioni tecnologiche, con imposizioni di dominatori, di eserciti invasori, di banche internazionali, con l’uso dei mass-media. Tutte le volte i risultati sono stati inadeguati, cattivi, spesso meschini quando non orrendi. Stavolta c’è qualcosa in più, ovvero la possibilità d’attingere a tecnologia e conoscenze Xenoi. Forse questo sarà l’ultimo esperimento di rifare gli esseri umani, o forse l’ultimo in ordine di tempo. Il caso, il disordine del mondo, la bizzarria del destino hanno voluto che fosse provato qui, in questa penisola, fra questi popoli così singolari e di antica stirpe; come studioso di scienze politiche devo piegarmi all’evidenza di un nuovo esperimento, di una nuova trasformazione, di una sorta di rivoluzione antropologica tentata e gestita da umani e alieni xenoi. Romanticismo rivoluzionario, miti da fumetto, vecchi film, guerra reale e concretissima, riti collettivi, alleanza stretta con gli alieni confluiscono in un solo calderone politico e ideologico. I prossimi anni diranno se questa massa di cose diverse e bizzarre porteranno alla creazione di una nuova società integrata  e interfacciata con la potenza aliena e supportata da uno straordinario sviluppo tecnologico e  di potenza. Di nuovo quanto accade in questo pezzo di mondo incastrato fra tre continenti avrà un peso enorme sulla popolazione umana di questo pianeta, è più di un gigantesco esperimento; è una profezia concretissima e vivente sul futuro del mondo umano. Confesso che alle volte sono sopraffatto dallo stupore, altre volte dalla curiosità, talvolta provo un disgusto perché intuisco i pericoli di questo esser profeti sulla propria carne e sulla propria terra.





23 maggio 2012

L'Italia del remoto futuro:note politiche e omicidi di follia

http://www.empolitica.com/wp-content/dati/Necropoli-straniera.jpg


Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Note politiche e omicidi di folla

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Fra le note che segnai in quel momento c’erano queste parole.

Il destino dell’Antico Ordine nel Belpaese di cose mi sembrò crudele e beffardo, i vecchi poteri crollavano sotto il peso delle macerie sociali e civili che avevano causato per creare un facile consenso e una stupidità di massa che portasse il peso dei loro errori e della loro corruzione e della loro avidità criminale. Proprio la demenza e il cretinismo televisivo  e virtuale che avevano profuso per decenni aveva creato quella massa amorfa, imbelle e dissoluta di plebi elettorali cittadine che non aveva nel momento del bisogno mosso un dito per loro. La feccia instupidita da nani e ballerine, da donnine con le labbra e le tette gonfiate, da presentatori pieni di problemi psicologici e sessuali, da demagoghi irresponsabili e malvestiti, da capi politici creati da agenzie di pubblicità e di pubbliche relazioni, da cantanti e intrattenitori di bassa lega, da videogiochi infantili e dementi li aveva abbandonati alla prima difficoltà. L’opera di questo strano regime alimentato dagli alieni Xenoi, del tutto nuovo nel mondo umano, pare essere proprio quella di stroncare le ragioni del passato e di creare una forma altra di cittadinanza. Sempre che si tratti di cittadinanza e non di altro. I disegni di questo regime mi sono infatti oscuri. In questi capi c’è un bisogno di aver ragione per forza, di darsi un sapere e un potere unitario, potente che fatalmente emargina le opposizioni anche quelle banalmente culturali o di pensiero; sono in presenza di un disegno nicciano, o forse di una potente alchimia sociale dovuta alla disperazione e al fallimento delle precedenti generazioni e dei regimi che hanno preso possesso di questa penisola. Come hanno fatto ha portare dalla loro parte milioni di ex depravati, di consumatori compulsivi, di vigliacchi patentati? Dove portano le note e gli appunti che ho scritto?

Ero confuso ma nello stesso tempo determinato ad arrivare al punto, dovevo trovare una spiegazione, o una combinazione di possibili spiegazioni; descrivere la dissoluzione dell’Antico Ordine non era abbastanza per me. Oggi sono arrivato a una determinazione che posso con senso di responsabilità presentare ai lettori: il regime si è dissolto sotto il peso della sua corruzione in combinazione con una straordinaria pressione militare dovuta alla Guerra Xenoi. Guerra e corruzione interna hanno distrutto un certo modo di essere abitanti della Penisola, la potenza culturale dei nuovi occupanti unita al disgusto profondo che una parte dei popoli di questa terra nutrivano per se stessi e il loro passato hanno annientato l’Antico Ordine. Quanto penso alla dissoluzione penso ai capi e ai gregari che scappavano con la cassa in mano abbandonando alla strage figli e parenti ma avendo cura di portarsi dietro un sacchetto o una borsetta con dentro le loro droghe preferite, documenti compromettenti, certificati di credito. Ne hanno beccati tanti con rotoli di banconote, orologi d’oro, gioielli rubati e una manciata di pillole blu e verdi o qualche pacchettino di polvere bianca, spesso per divertirsi li lasciavano andare in crisi d’astinenza e in quelle condizioni li esponevano al pubblico ludibrio via internet o peggio per le strade e le vie. Quando le scene dei capi, dei miliardari e dei funzionari di rango sbavanti e farneticanti arrivarono in Germania e nel Nord molti si chiesero se non fosse un trucco o plagio. Invece  no. Era tutto vero, erano vere anche  le folle incrudelite che prendevano a calci e colpi di bastone i vecchi padroni, gli urinavano addosso, gli lanciavano ogni sorta di spazzatura mentre venivano colpiti dai malori dovuti all’astinenza, spesso le vittime legate a dei pesi o a dei pali e non potevano sottrarsi alle pubbliche umiliazioni. La violenza contro le donne era poi bestiale, vi furono casi, in episodi di omicidio di folla, di sfondamento del cranio causati da oggetti contundenti e pietre e le vittime erano le donne dei capi o le loro amanti o peggio ancora delle escort. Forse la violenza sulle donne, spesso compiuta da altre donne si rivelò più decisa e crudele di quella dei loro padroni e amanti un tanto a servizio; per farle soffrire di più arrivavano ad ammazzargli i figli. In effetti questa esplosione di violenza sorprese molto le popolazioni del Nord, tutto sui pensava tranne che nel paese della gente che cucina la pizza e i  maccheroni, porta i baffi e suona i  mandolini si potesse dare una punizione così atroce e sproporzionata. Si parlò allora di bestialità innata, di natura mafiosa, di turbe culturali e biologiche, perfino di razza. In realtà cose simili si erano date già nella vicenda di queste terre e di questi popoli. In realtà i capi vicini agli Xenoi volevano spezzare il legame con i boss e i podestà stranieri, l’umiliazione pubblica prima dell’annientamento fisico era utile, c’era poi qualcosa che portava al peggio delle pulsioni sessuali, della pornografia, delle torture delle guerre imperiali d’inizio secolo. La popolazione doveva sfogarsi, scaricare sui vinti le pulsioni sadiche, provare il piacere del distruggere per stroncare il legame che li univa al passato, perché era il passato la bestia che il nuovo regime voleva uccidere e spellare. Non doveva essere possibile il ritorno al passato o il recupero di quella storia, oblio, umiliazione, calunnia e l’evidenza della corruzione  e della natura mercenaria dei piccoli capi del Vecchio Ordine dovevano essere confezionati per stroncare ogni ricordo positivo, ogni nostalgia. Il passato era il male, era una cattività a Babilonia, era la schiavitù d’Egitto era il punto più basso e degradante della vicenda umana su quella striscia di terra fra Europa e Africa. Le bandiere nere con i disegni di morte e le deliranti  parole bianche erano il sudario che copriva una storia sbagliata fin dalle origini. Oggi mi sento di scrivere che quei fatti erano l’esito di un odio antico marcito e ingigantito dai continui fallimenti delle minoranze al potere, ma non dovevano sorprendere, non dovevano portare a una moltiplicazione delle giustificazioni e delle ipotesi. So che il gentile lettore potrà esser scandalizzato da quanto scrivo ma il sistema era un sistema di corruzione, di degenerazione, di plagio continuo che eccitava la parte peggiore dell’essere umano. Quella parte peggiore non porta al coraggio, all’onestà, alla forza ma alla degenerazione fisica e morale, alla viltà fatta sistema e quindi nel momento della disgrazia e della sconfitta le plebi dissolute  e imbelli si rivoltarono contro i loro padroni e i loro meschini protettori; colui che vive nella corruzione e nella degenerazione non conosce fedeltà o nobiltà di sangue. L’impasto di degenerazione, uso sistematico della menzogna, servilismo meschino, elevazione di personaggi impreparati a posti di responsabilità, collusione del potere politico con la criminalità organizzata aveva creato una società debolissima, inesistente sul piano della cultura e del rispetto di se stessa, così lo Xenoi ha potuto puntare su questa grande debolezza per insinuarsi e associarsi agli umani e segnare il suo controllo sul pianeta Azzurro. Il problema è che parte della vicenda umana sul pianeta passa da questo territorio e dai popoli che abitano questa terra e integrare la civiltà del Belpaese con la cultura Xenoi  ha permesso agli alieni di inserirsi nella vicenda storica e artistica di tre continenti. Oggi posso dire con assoluta calma che questo è il portato di un grande fallimento della civiltà umana, senza le lotte imperiali per l’egemonia sul pianeta e senza i sistemi di dominio e controllo fondati sui peggiori istinti e paure delle masse popolari questi estranei non sarebbero mai riusciti a inserirsi e a portare a buon effetto la loro guerra vittoriosa. In un certo senso le genti del Belpaese ci hanno tradito, infatti si sono consegnate a questo nuovo dominio attraverso una grande abiura per non dover rendere conto dei loro errori e dei loro peccati. Confesso di essere irritato da questo comportamento, eppure non posso non riconoscere talento in chi ha gestito questo passaggio e determinazione ai confini del cinismo e della criminalità da parte delle popolazioni che hanno trasformato la loro condizione da vinti a vincitori diventando una strana appendice degli Xenoi. Certo che non è proprio un popolo alla Capitan Harlock, l’avventuriero salvatore  dell’umanità eroe dei fumetti e dei film giapponesi, quello che è sorto dalle ceneri del Vecchio Ordine. In fondo è l’esperimento di un nuovo uomo, o forse la venuta di una gnosi aliena estranea a ciò che è stato il corso delle civiltà umane negli ultimi due millenni.





2 maggio 2012

Note e annotazioni sul cambio di regime nel remoto futuro




Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Note sparse e testimonianze

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Il materiale cominciò a esser troppo, a mostrare la sua grandezza e vastità. Mi fermai per una pausa di riflessione. Il dubbio di non aver capito i fatti di cui ero testimone e quelli di cui raccoglievo la documentazione si fece pressante e cominciò a infastidirmi. Fu nel principale parco pubblico della nuova capitale che mi sorprese l’idea di dover fissare qualche dubbio, qualche evidenza lasciata in ombra, non capita.  Che terra era mai questa dove gli esseri umani passano da una causa all’altra con facilità e indifferenza? Dove è così facile nel resto del mondo umano  cambiar patrono e protettore per interesse, alleato militare per opportunità, ammazzare conoscenti e parenti per adesione partigiana a un partito armato? Domande senza risposta, più mi addentravo dentro questa storia e più il terreno concettuale su cui mi muovevo si trasformava in pantano. Sprofondavo dentro qualcosa che era passato ed era futuro nello  stesso tempo, una sorta di saggezza corrotta, di sapere sul mondo e sul cosmo, ma un sapere maligno, qualcosa di  cattivo spiritualmente, di machiavellico nel senso peggiore della parola. Mi trovavo nell’imbarazzo e nel dubbio. La mia mente vagava verso tante risposte senza accettarne alcuna. Ero confuso come non mai. Cercai d’immaginarmi una popolazione sottoposta nel corso dei secoli a tante invasioni, cambi di padrone, regimi dispotici. Cosa può uscir fuori da una cosa del genere se non tribù disperse, gruppi di umani dediti a ogni sorta di traffico e di mezzo discutibile per vivere. La corruzione diventa un sistema, il servire due o più padroni un fatto banale, mettersi fra i potenti per cercare protezione una seconda natura. Ma quello che era capitato non era il frutto di qualcosa di remoto, di un fatto antico che si ripete; nel darsi al nuovo potere alieno degli Xenoi c’era qualcosa di diverso. Era una vera e propria abiura di sé stessi, il rifiuto di appartenere a un tempo dei padri e degli antenati non più accolto, non più capito, ripugnante se letto con le prospettive presenti.  Questa è una diversa forma di abiura, non è un fatto occasionale, semplice, dettato dalla necessità; è dissoluzione di ciò che si è e rinascita in altra forma. La radicalità estrema della soluzione Xenoi offre a questo regime la soluzione per cancellare il passato, per fondare un nuovo privo di compromessi, tanto potente quanto inquietante per i suoi vicini. Forse perfino per il resto dell’umanità, stavolta gli eredi di più di una antica civiltà umana si erano dati agli alieni Xenoi, era più di un patto era la smentita dell’importanza della civiltà umana, la loro aveva bisogno di negarsi e di chiedere una mano così improbabile per risorgere e di nuovo essere. Nella penisola era stato allestito un laboratorio pericoloso, inquietante  che fatalmente avrebbe prima o poi attraversato i mari e i monti. Provai a raggruppare i problemi per argomenti e per osservazioni. Per prima cosa segnai il fattore guerra. In fondo c’era stata una guerra globale supportata da sponsor alieni e combattuta con forze miste. La Guerra aveva influito nella creazione di un regime che altrimenti mai avrebbe preso forma. La seconda cosa da segnalare era la presenza di forti opposizioni interne nate da un malcontento generale e dalla guerra mal gestita e combattuta in modo fallimentare, la terza cosa è l’entusiasmo con cui una parte dei popoli di queste terre hanno accolto gli Xenoi. Ma la quarta non rimanda ad alcuna di queste cose. La spinta interna a distruggere se stessi per rigenerarsi arriva dal profondo, da qualcosa che la sociologia e la storia possono intuire ma non spiegare del tutto; un fenomeno quasi naturale di morte del vecchio e del degenerato e del corrotto per far spazio a qualcosa di diverso che maturerà e farà un suo ciclo.

Cominciai ad appuntare alcune frasi, impressioni di vario tipo che qui riporto in neretto per il lettore.

Certezza della disfatta in guerra, forse…ma è stata la causa principale? Se così è perché le opposizioni si formano anni prima, perché un tessuto sociale dava supporto a proteste silenziose o aperte contro l’ordine costituito? Come mai milioni di umani che traevano beneficio dal sistema corrotto e dissoluto non hanno difeso i loro capi e i loro benefattori e protettori? Da dove viene questa voglia di distruggere, criminalizzare, dissolvere, annientare il passato per creare un mondo umano nuovo? Ci sono dei precedenti? Da dove parte questa volontà di annientare il passato che ricorda roghi da inquisizione e mito del progresso di matrice colonialista? Qualcosa che viene dal passato? Qualcosa che viene dal futuro?

Il mio animo era scosso, non trovavo la soluzione. Mi sovvenne un consiglio di Rodolfo il tale che avevo più volte incontrato per scrivere del processo. Osservare la città, in particolar modo ciò che non si osserva di solito. Non  avevo capito bene a cosa si riferisse. Poi intesi. Avevano cambiato le titolazioni di alcune piazze o vie. Questa non fu l’unica sorpresa.  Tutti i monumenti ai caduti erano stati riconsacrati, non c’era opera che non avesse una targa magari minuscola che ricordava  la guerra Xenoi e il nuovo regime. Compresi che quella era una strada. Mi ricordai anche di un particolare insolito. Un dettaglio a cui non avevo prestato attenzione. Invece aveva un peso enorme. Il comandante era nel comitato promotore di una grande opera monumentale da erigere in onore degli Xenoi. Un volto raffigurante l’immagine idealizzata del Dio vivente di quelle creature da realizzare in materiali nuovissimi, preziosi e brillanti. Doveva riconsacrare l’arco della città. Il quale era stato più volte riconsacrato nel corso della sua storia.

Questa storia era frutto del caso, nel senso che per una combinazione ero capitato proprio nell’ufficio del comandante mentre egli visionava i verbali della commissione per il monumento. Mi aveva mostrato alcuni bozzetti e il progetto. Sul momento non avevo dato peso alla cosa, per il mio gusto era una cosa bizzarra, curiosa, strana. Da quando in qua un regime che deve rimuovere tonnellate di macerie, stravolgere la vita quotidiana degli abitanti, convivere per generazioni con una presenza aliena si mette a ragionare di monumenti. Un volto gigante iscritto in un cerchio tutto dorato  e lucente per fare uno spettacolo ottico quando il sole colpisce l’opera. Non avevo capito che questi stavano creando un loro universo simbolico e  mitico che doveva sostituire quello distrutto. In una sorta di ruota del destino medioevale al tracollo di una civiltà e dei suoi miti e delle sue ragioni d’esistenza andava a sostituirsi un nuovo modello. Un modello che stava liquidando le macerie mitologiche, simboliche e di vita quotidiana. Poi con calma avrebbero i nuovi padroni della penisola  pensato al resto. Così fra miti da creare e volontà di potenza si consumava la trasformazione. Non avevo capito quanto fosse profonda la cosa e quanto preciso fosse il progetto.

Questo fatto mi aprì la mente ad una evidenza. Il processo di cui dovevo occuparmi per motivi accademici e di carriera era parte della distruzione del mito e delle immagini del regime precedente. Non era una questione di giustizia come è comunemente intesa nel Nord Europa ma al contrario di una demolizione controllata del potere di persuasione di miti e di bugie pietose a sfondo storico che erano state la patina di legittimità dell’antico ordine sociale  e politico. “Antico Ordine”, forse questo è il termine giusto per indicare quell’impasto di credenze, miti, pubblicità commerciale, illusioni da centro commerciale che avevano segnato quasi due secoli di civiltà industriale.  Il Belpaese era una cantiere, un grosso esperimento sociale, un opera da ingegneri della genetica e delle istituzioni; ero davanti a una trasformazione di civiltà che aveva come suo fine  la realtà umana. Iniziavano per gradi e iniziavano con trasformare le cose immateriali come la memoria del passato, l’immagine della realtà, il senso della vita quotidiana, i miti, i simboli.   Questi nuovi personaggi al potere erano un pericoloso e creativo incrocio fra i maghi del Rinascimento, i rivoluzionari del Novecento e i contattisti del ventunesimo secolo, ma stimo che la loro ispirazione più forte venisse dagli eretici gnostici al tempo dei Cesari.




17 marzo 2012

Abiure e riti punitivi

http://www.empolitica.com/wp-content/dati/assedio.jpg

Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Abiure e riti punitivi

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Dal momento che questo mio libro non è esattamente un saggio ma qualcosa di biografico sono in dovere di descrivere questo episodio che mi aiutò a capire i fatti e le circostanze di quanto avevo in animo di studiare. Avevo seguito il consiglio del comandante. Mi ero recato nell’ala della grande Biblioteca dove si tenevano le esposizioni, la mostra aveva un titolo filosofico e artistico “Dalla dissoluzione alla forma”; ma trattava di cose che non avevano nulla a che fare con la filosofia e con l’arte.  Quello che avevo visto mi aveva profondamente turbato, era la rappresentazione da parte del nuovo regime dell’ultimo secolo di storia della Penisola, per il nuovo potere tutta la storia precedente era da buttare, un regno dei delitti e dei crimini imposto da forze straniere sopra un popoli tenuti artificiosamente divisi e oppressi da ignoranza e delinquenza. L’esposizione mi colpì subito per il fatto che il percorso cronologico dei fatti era invertito, dal presente al passato; c’era un senso di oppressione e di buio via via che il visitatore si allontanava dal presente e si calava nel passato. Le ultime stanze erano in penombra, e l’ultima  era buia, con solo dei pannelli e degli indicatori rossi fosforescenti che segnavano la via. Era la sala dedicata alle guerre della passata Repubblica. Una discesa dalla luce verso un buio tetro e oppressivo. Come primo impatto pensai a una trovata estetica, ma mi resi conto che c’era qualcosa di più. Non capivo fino in fondo il perché di questa scelta che mi fu chiara quando a distanza di settimane ne ragionai con Rodolfo che mi aprì la mente con queste parole:

Certo. Provi a pensare una discesa agli inferi. Enea, Dante, Ulisse…tanto per fare dei nomi di prestigio. Del resto molti di questi nuovi signori sono gnostici, o forse dovrei dire neo-gnostici e per loro la luce è anche rivelazione della vera natura umana, del sacro e del divino che è dentro l’essere umano. Quindi la discesa al regno delle ombre e delle tenebre è la distinzione fra un tempo della luce e del bene, ovvero questo, e un tempo della materia, della corruzione spirituale, del caos bestiale di poteri forestieri e alieni dominanti e prepotenti che è il passato ormai morto. Lei si è calato nelle tenebre del tempo che è stato, è come entrato in un tunnel dove ha visto un passato di tenebre funeste, dopo dal buio è tornato alla luce del presente. Ma mi dica sono curioso di sapere se quanto ha visto ha suscitato in lei stupore, indignazione, disagio. Non è una bella storia, di certo non è una favola per bambini la storia delle popolazioni nostre.

Il mio interlocutore mi sorprese di nuovo, la sua aria cordiale si era contaminata con una sorta di curiosità beffarda e bonaria. Così parlai liberamente.

Il passato di questa Penisola visto con la logica di quella mostra è una discesa verso le tenebre della follia e della malattia mentale, ogni atto, gesto o segno del passato è criminalizzato e demonizzato. Mi sembra una fortissima presa di distanza da se stessi. Non so…

Lui subito precisò il mio pensiero

La parola giusta è abiura. Queste genti del Belpaese abiurano se stesse, o per meglio dire ciò che sono state. Questi che oggi sono al potere sanno benissimo che le genti del Belpaese son ben disposte a far abiura del passato, a pensare ogni regime, anche quello dove hanno prosperato e son vissuti per generazioni come un potere forestiero, artificiale, estraneo. Questo fa parte di un meccanismo di difesa per il quale nessuno è mai responsabile di quel che fa nella vita pubblica; del resto da secoli minoranze di criminali organizzati, famiglie di miliardari apolidi, generali stranieri, condottieri imposti da questo o da quel potere alieno hanno determinato la vita pubblica del Belpaese. Quando non esiste alcuna identificazione che non sia farisaica o squallidamente opportunistica con il governo del proprio paese è normale che si scateni l’abiura del proprio passato e il ripudio di pezzi fondamentali della propria esistenza privata. So che per un uomo del Nord come è lei questo può suscitare raccapriccio, ma se osserva con animo sereno e commosso la storia delle genti nostre non potrà non osservare quanto sia comune la dissoluzione di regimi sedicenti sacri e retti e la necessità per milioni di umani di cambiar colore della divisa o del vestito prima di essere uccisi dai militari del nuovo regime o linciati da una folla di traditori e opportunisti saliti sul carro del vincitore all’ultimo minuto. Ho visto la mostra, tre o quattro volte perché ho dato una mano a trovare certi materiali, non che fossi felice della cosa, ma capisco che non c’è nulla da fare. Una storia antica di riti di abiura collettiva  e di divorzio dalle proprie idee di un tempo si è ripetuta, mi è toccato in sorte assieme alla gente del mio tempo di vedere l’atto patetico della dissoluzione di un sistema e di un regime marcito e dell’ascesa di un nuovo sistema.

C’era qualcosa che non mi piaceva in queste parole, sì quello che mi raccontava era vero ma comprendevo che c’era molto di più in quel che avevo visto. Risposi alle sue parole.

Mi permetto di rammentare che non tutti in Europa si dimostrano così disinvolti e pronti, e devo dire che pochi popoli sono così feroci nei confronti di quelli che per motivi di sfortuna o di fede rimangano tagliati fuori dal cambiar il colore della divisa. Devo, con onestà, confidarle che sono rimasto negativamente impressionato della cattiveria e della ferocia con la quale questi popoli della penisola si scagliano contro i gruppi sociali e le fazioni perdenti al pesante gioco della guerra.  Ma proprio perché lei è a conoscenza dei fatti e mi ha mostrato una certa familiarità mi preme ricordarle la parte finale di tale mostra. Una delle ultime stanze è dedicata alla criminalità comune al tempo della Repubblica controllata dai militari dell'Esercito Atlantico. Capisco tutto, ma affermare che la delinquenza di strada, lo spaccio di eroina, la violenza privata, i delitti di sangue fossero uno strumento di repressione per schiacciare la popolazione e tenerla nella paura e sempre disposta ad accettare capi autoritari e leggi liberticide mi pare esagerato. Come si può pensare che un governo sia pure marcio per aver mano libera nelle sue ruberie usasse la delinquenza comune per scatenare ondate di paura e  confondere la popolazione.

Il mio accompagnatore mi rivolse un sorriso beffardo. Rispose così.

Avrà visto immagino quello che per anni la televisione e i media non mostravano. Per anni le genti delle nostre terre potevano solo immaginarsi le teste rotte e delle vecchine scippate e trascinate sull’asfalto dalla feccia, i papponi presi assieme alle loro donnine allegre a cui avevano spaccato la faccia per un paio di banconote imboscate, il delinquente spacciatore con il volto da straniero con i morti da overdose sulla coscienza, la manovalanza ripugnate della bassa forza della delinquenza, la vittima della rapina o della piccola truffa in lacrime, la bambina picchiata dai teppisti minorenni per rubare un braccialetto o una collanina e cose simili… Bene di questo si parlava spesso e la popolazione era sempre preoccupata, in un continuo stato d’ansia tenuto artificialmente alto dai telegiornali. A seconda delle stagioni politiche le notizie venivano gonfiate oppure sparivano come per magia, la presenza del delitto era sempre presente. Il male quotidiano non aveva un volto o un nome, arrivava, spariva, ritornava; ma tutti avevano paura ed erano disposti ad accettare misure discutibili di polizia e leggi restrittive della libertà, intanto caste di miliardari e politicanti corrotti si riempivano le tasche di soldi e portavano il contante delle tangenti e delle truffe all’estero. Mi creda, aldilà delle esagerazioni c’è molto di vero in quella mostra e proprio dove l’animo umano rifiuta di accettare la verità. Qui da noi la vittima  e il carnefice si confondono, e ogni diritto si sfarina nell’arbitrio e nell’opinione,  e ogni regime che arriva ha il marchio d’infamia di esser arrivato sulla punta delle baionette straniere o per mano di violenti e di faziosi o come accade oggi grazie ai bombardamenti orbitali e alle macchine biologiche  da guerra di questi alieni Xenoi. La paura dell’altro, del diverso, del delinquente, del nulla è l’arma più forte del potere corrotto. Ogni persona onesta quando dilaga la paura inizia a temere per i propri cari, per i figli, le figlie, la moglie, padre, madre e così via… La paura uccide la razionalità e la capacità di capire e  di stare al mondo, allora diventi manipolabile, oggetto di dominio di chi tira le fila del sistema di comando e controllo della società, del sistema dei media, della finanza, della gestione dello Stato.

In me cresceva però un certo fastidio, dovevo rispondere, qualcosa mi aveva disturbato e offeso.

Mi perdonerà certamente, ma devo dirle che mi ha turbato la scelta delle canzoni abbinata ai quadri e ai reperti storici della mostra, in particolare le canzoni mi sembravano davvero insensate. Erano un sottofondo spesso inquietante e triste, la cosa mi è sembrata strumentale e malevola. Sul serio la cosa era forzata e inquietante. Eppure devo riconoscere che una certa continuità fra questo tempo e il passato che è polvere permane, è come se si ripetesse una storia antica di abiure, maledizioni e rancori antichissimi; dove l’alieno è solo uno dei tanti autori di un rinnovarsi catastrofico della vostra civiltà. Sembra quasi che la vostra gente abbia bisogno di un dominatore straniero per liquidare le caste al potere e sostituirle con altro.

Non era offeso ma felicemente sorpreso e così mi rispose

Caro professor Ulmann, voi avete visto bene. Gli autori di quelle canzoni erano straordinari per i loro tempi e bene compresero le genti nostre.  Certo spiace vederli ridotti a strumento, prendendo quello o quel  brano e togliendolo dal contesto e trovarlo posto in una cosa simile. Io avrei preferito il silenzio, un silenzio da sepolcro abbandonato, da cimitero di campagna perso fra le nostre montagne. Ma così va oggi. Piuttosto si prenda qualche giorno di libertà e osservi questo presente, cerchi di capire la natura vitale delle nostre genti, il rinnovarsi dei tempi e delle diverse forme d’umanità. Cosa crede: siamo un popolo vivo, siamo un popolo che vive sopra il cumulo delle macerie delle civiltà che gli sono crollate sulla testa. Ogni volta dobbiamo rifare tutto da capo come se l’ultimo crollo fosse un nuovo inizio.

Ero talmente colpito che ringraziai per la risposta e mi congedai stupito da tanta verità.




29 febbraio 2012

Vita vissuta e stracci che volano

http://www.empolitica.com/wp-content/dati/Porta-sul-presente-001.jpg


Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Vita vissuta e stracci che volano

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Il Rodolfo Brandimarte osservò il cielo mi fece cenno che era tempo di rientrare. Ero curioso e spinto quasi da un desiderio di conoscere e di carpire i segreti della sua vita, non che ci fosse molto, ma quel poco che doveva pur esserci era per me materiale per due o tre pubblicazioni universitarie. Confesso che ero ossessionato dalla carriera, ero come un cane che cerca il suo osso nel prato per far felice il padrone. Volevo sapere. Era la mia professione, ero uno scienziato della geopolitica e  della storia, un futuro professore dell’Università di Berlino. Un tipo serio. Oggi mi vergogno di quei sentimenti, il tempo mi ha reso umile, e la vita ha ridimensionato le mie ambizioni e le mie aspettative. Mentre lo accompagnavo a una stazione della metropolitana di superficie, egli parlò di nuovo.

Il mondo umano ha avuto a che fare con diverse tipologie di rivoluzionari e teppisti della politica, qui  è avvenuto un fatto singolare, e capisco che nella sua fredda terra sia così difficile inquadrare i fatti. Dal momento che la voglio aiutare la devo istruire su un fatto: nella trasformazione presente c’è un impasto di vecchio e nuovo. In questa Penisola sotto i Cesari abbiamo avuto almeno cinquantafra colpi di Stato e guerre civili.Tutte le volte quando un potere umano e personale crollava arriva il potere nuovo che demoliva, bruciava, uccideva, confiscava, puniva, razziava i vinti. Poi il potere nuovo subito corrotto e precipitato nella violenza diventava a sua volta preda di altri e il ciclo si ripeteva. Questa diarchia fra potere degli alieni Xenoi  e governo in carica è in continuità con il nostro passato. C’è un misto di passato e di presente in questa situazione, mentre per altre civiltà questi eventi della Terza Guerra Mondiale e della successiva conquista aliena sono stati una catastrofe senza alcun possibile paragone, qui è la durezza della cosa è stata attenuata da una continuità di tipo storico e culturale. A un tempo dove domina un potere blu si sostituisce un tempo dove domina il nero e l’oro, coloro che erano schierati con le armate blu sono passati alle milizie nere e alle armate color oro, chi è rimasto preso in mezzo è stato razziato, violentato, rapinato, ucciso, mutilato, bruciato, fatto a pezzi, fatto sparire, trattato con psicofarmaci, detenuto, riabilitato. Stavolta è solo la qualità della persecuzione  e della cura dei malvagi ad essere diversa. La potenza del nuovo regime indica che per qualche secolo vivremo a stretto contatto con gli Xenoi. Attuali protettori di chi in questa parte di Vecchio Mondo ha il potere politico, finanziario e militare.

Mi stupì questa franchezza, compresi che era sincero, che non aveva nulla da perdere, e forse non aveva altro desiderio che di dire la sua piccola verità. Quella che cercavo. Quel sapere e quel tanto  di rivelazioni che potevano far di uno studioso con l’assegno di ricerca un professore di ruolo. Allora così parlai.

Quel che dite mi fa pensare, dunque per voi c’è continuità? Perché parlate di Nero e di Oro contrapposti al blu?

Mi rispose subito.

Il Blu era il colore dominante del potere antico e della sua alleanza militare, il nero è il simbolo di questo nuovo sistema, abbondano sulle nere bandiere anche teschi, ossa, armi, fiamme e cose del genere; l’oro è invece il colore di questi Xenoi. L’oro del resto è il metallo degli Dei antichi, in un certo senso essi sono come divinità. Poi l’oro è un metallo straordinario, unico nel suo genere e viene usato per creare  i microscopici meccanismi inseriti nei corpi delle facce di plastica che servono a renderli sani e forti e a prolungare la loro vita che si conta in migliaia di anni terrestri. Il nero e l’oro sono i colori del nuovo potere, e forse di una forma di civiltà che si sta formando alimentata dalle macerie delle precedenti disfatte sotto il peso dei secoli, della malvagità delle minoranze al potere e della corruzione interna e delle miserie e guerre da esse provocate. Ma le ultime forme della civiltà erano ancor più miserabili delle precedenti, le minoranze al potere erano fatte da grandi burocrati, miliardari, despoti di paesi dell’Est e del Sud e costoro erano senza rispetto per l’arte, la poesia, il rapporto con la natura, la filosofia. La miseria grande del potere morto è quello di non aver avuto forma ma di adattarsi ai contenitori che trovò, queste minoranze hanno lasciato solo inquinamento, tecnologia in obsolescenza, disastri ambientali, povertà, caos sociale e infine questa grande disfatta. Almeno con questa cosa del salire sul carro del vincitore prima della fine della guerra queste nostre genti si son salvate da ben più dure punizioni e amarezze. Ma una storia antica si è ripetuta, al potere vinto si è sostituito uno nuovo dove i livelli più bassi sono occupati da gente che ha gettato nelle fogne la vecchia divisa e ha preso la nuova giacchetta da cameriere, da domestico. Chi è arrivato tardi, o non ha capito che il crollo del fronte occidentale era questione di pochi giorni ci ha rimesso i beni e spesso la pelle. Ecco sono arrivato.

Prima di andar via devo però avvertirla. Non cerchi cose eroiche, storie belle, eroi, oscure trame fatte da spie e diavoli. Non troverà altro che uomini e donne alla ricerca del loro posto al sole, del loro guadagno, dei loro desideri, della loro fortuna materiale.Nel mio Belpaese questa è una storia antichissima, che si ripete tutte le volte che un esercito straniero si fa signore di queste genti e di queste terre. Regimi all’apparenza solidissimi si sono dissolti  in un pomeriggio o in una sola notte a seconda della velocità con cui arrivava la notizia della disfatta finale. Allora scattava la corsa per entrare nelle file dei vincitori; ma non sempre questa cosa è possibile. Stavolta i pochi che hanno capito in tempo non hanno avuto bisogno di far a mezzo, i posti erano liberi; la bassa cultura e le scarse capacità intellettuali dei gregari della gente di potere ha impedito a decine di migliaia di burocrati, funzionari, miliziani e poliziotti di andare dalla parte giusta all’ultimo momento; non avevano capito che era arrivato il nuovo potere e che aveva già della gente sua sul territorio. Non ci sono vittime innocenti nelle fosse comuni, solo idioti e ignoranti e qualche delinquente comune  che non è scappato in tempo con la refurtiva.

A questo punto ero senza parole, non mi aspettavo un discorso così da una persona colta e amante dell’arte e della filosofia. C’era una brutalità e un cinismo politico che sconfinava nel disprezzo. Non avevo molto tempo, tra pochissimo sarebbe arrivato il mezzo, lui era in attesa per salire e andarsene, volevo avere l’ultima parola. Così risposi per congedarmi.

C’è del vero in quanto raccontate, la storia dei popoli oppressi è piena di mezzi discutibili per evitare le punizioni dei padroni di turno. Credo però che questo salvarsi sia un fatto naturale, l’essere umano come elemento biologico deve salvare se stesso se può, alla fine se cessa la civiltà ritorna la naturalità.

Non avevo finito la frase che replicò.

Non è natura, non è biologia. Questa è una strategia culturale che consiste nell’imitare il signore del momento, fingere di essere lui, travestire se stessi con panni diversi. In verità è una forma di adulazione, di richiesta di benevolenza. La Germania non è abituata a queste cose, il carattere della maggior parte degli abitanti impedisce l’uso di una simile strategia politica, per questo le chiedo di capire quel che vedrà aldilà delle apparenze. C’è un modo apparente di essere e una sostanza intima. Cerchi quella natura intima nel nostro agire politico e troverà le sue risposte.




23 febbraio 2012

Viaggio nell'Italia del remoto futuro - Continuità e mistero del mondo umano



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Continuità e mistero del mondo umano

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Il mio accompagnatore si mostrò di passo lento, ma dotato di una strana energia fisica e intellettuale che stonava con l’apparenza e con la sua età peraltro avanzata, forse aveva ricevuto qualche cura contro la vecchiaia di origine xeno. Con una rara cortesia mi portò a  vedere il quartiere nella zona dell’aeroporto, una vasta area di tre chilometri di raggio che fu devastata dai bombardamenti orbitali e che conserva ad oggi le tracce di quelle devastazioni.Alcune depressioni dovute alle bombe a pressione sono diventate dei piccoli giardini condominiali, certi edifici sono del tutto nuovi, mi spiegò che perfino le strade erano cambiate a causa  dei bombardamenti. Mi citò più volte il caso di Berlino dopo la Seconda Guerra Mondiale e la riunificazione delle due Germanie, mi confidò che aveva passato dei mesi in Germania per ragioni di studio e amava molto la capitale e in particolare i suoi musei e il Mitte, questo fu una fortuna perché si dimostrò aperto e ragionevole nei miei confronti, non tutti gli abitanti della Penisola son disposti a dar confidenza a un deutsch. A un certo punto quando si era sulla via del ritorno e non avevo neppure iniziato a far domande sulla vera ragione del mio viaggio ossia il suo caso nell’ambito del processomi portò davanti a una chiesa, una piccola chiesa, con un portico aperto; forse una reliquia del passato salvatasi per miracolo dai bombardamenti. Mi indicò una lapide. Era una lapide in onore dei caduti della Grande Guerra con il suo elenco, le figure allegoriche scolpite, alcuni simboli, le frasi di rito incise, e le foto dei caduti, sotto la riconsacrazione ai caduti della Seconda Guerra Mondiale, altre foto, altri volti fissati per l’eternità. In un altro punto era stata posta una nuova un nuova lapide, quella in memoria dei caduti della nuova guerra Xeno; non una manciata di foto ma un centinaio di fototessere  piccole trasformate in icone piccole di pietra con eternati i volti di  civili, militari, miliziani, profughi. Un mosaico delle atrocità subite dal quartiere, un microcosmo della grande violenza tecnologica e militare.La targa nuova era molto diversa, materiale diverso, solenne a suo modo, le figure eroiche non erano umane e presentavano quei volti tipici  inespressivi e dai tratti allungati della popolazione Xenoi, completavano il ritratto dei arrivati gli arti sottili, le tute e i contenitori da esplorazione, le armi e le dotazioni tecnologiche. I simboli umani e alieni erano posti a decorazione del tutto, come se si fosse trattato di un Tabernacolo del Rinascimento o di una targa del Novecento. I nuovissimi morti ammazzati erano stati ben sistemati con un lavoro ben fatto e quasi artistico come suggerì ironicamente il mio amichevole accompagnatore che non voleva per nessun motivo cedere alla tentazione di chiamarli caduti, vittime, martiri, eroi. Per lui dei corpi sfatti e sfracellati che diventano decomposizione chimica sono morti e la morte livella ogni cosa, anche le illusioni sublimi e la retorica degli scellerati che vivono di cattiva politica e di parassitismo ideologico.Restò impassibile per due o tre minuti a fissare quella cosa, quella riconsacrazione umana e aliena della morte in guerra. Mi permisi di interrompere quel silenzio.

Certo che c’è una bella differenza fra il prima e il dopo, questo angolo, questa chiesa rionale in poco spazio rivela la distanza tra tempi molto diversi.Certo che il passaggio della storia con le sue tragedie e i suoi lutti dissolve e recupera il passato e le sue forme. Davvero suggestivo il luogo dove mi avete portato. Interessante comparare il volto degli Xenoi vincitori con questi bassorilievi con il caduto della Grande Guerra, la bandiera, la vittoria che sorregge …

Il mio interlocutore mi fece un segno. Era quasi infastidito. Voleva dire qualcosa, usai il comunicatore universale per registrare e questo è quanto disse.

I simboli sono come armi, mezzi di distruzione di massa se usati senza onestà e decenza; solo che colpiscono le parti migliori dell’intelligenza umana, impediscono di uscire dai limiti, dai confini segnati dagli stereotipi. Di solito hanno una funzione consolatoria, di conservazione di una certa immagine del passato, di esaltazione delle minoranze al potere, di far calare su tanta parte della popolazione una lettura dei fatti. E solo quella lettura e nulla di diverso!Ma per chi comanda è molto di più, è lasciare un segno del proprio tempo, una forma del proprio dominio, dare un nome e un volto alle cose. Ma qui c’è di più, questi vogliono rifare anche la religione e la spiritualità; è l’ennesimo frutto dei tempi. La sconfitta dei secoli che furono era già in essere e questi tipi calati dal cielo hanno solo dovuto dar una botta a un mondo umano marcio, inquinante, corrotto oltre ogni limite e infine bellicista e sconfitto sotto il peso dei suoi egoismi e dei suoi vandalismi contro la natura, la propria stessa civiltà industriale.

Ero incuriosito, stava per dire qualcosa di notevole. Feci un cenno di approvazione e il mio interlocutore continuò.

Da quando sono arrivati questi qui da Andromeda e dintorni perfino la fede è crollata oltre a tutto il resto e molte chiese e templi di culto di varie religioni sono andati  distrutti o spesso riconsacrati al nuovo culto gradito agli Xenoi.  Qualcuno è scappato, qualcuno fa il bandito ma molti si sono adattati e senza troppe storie hanno cambiato la giubba e son passati alla nuova fede. Intendo per fede quella specie di gnosi che dovrebbe associare in una sola visione mistico-scientifica noi umani con gli alieni Xenoi. La nuova gnosi, il nuovo Culto Nazionale di Stato è stato un grosso affare, in tanti ci hanno cavato denaro e beni e spesso un mestiere.Corretti a modo loro i Vangeli, espulso il Vecchio Testamento, perché fa riferimento a qualcosa che non gli è gradito, inseriti i Vangeli Gnostici è stata creata la base della nuova fede. Fede gradita al nuovo potere e ai suoi protettori dalla faccia di plastica. Alle popolazioni del nostro Belpaese non importano le basi dottrinali dei culti, le ragioni profonde, basta che la nuova religione non sia troppo diversa dalla vecchia e recuperi abbastanza dei culti precedenti. Alle volte rimango sconvolto dalla facilità con la quale gli umani della mia cultura passano dalla fedeltà all’abiura; questi quiche ora comandano non hanno neanche creato una teologia, il sovrano Xenoi si manifesta con la sua potenza e questo basta. Risolto grazie  a loro ogni questione di fede, ogni riforma, Dio è l’estensione naturale del sovrano alieno; una soluzione semplice e rapida che unita a generose elargizioni di nanotecnologie mediche, nuove possibilità di lavoro, e elargizioni didenari ha causato un passaggio dalle vecchie fedi alla nuova. Del resto questi qui non chiedono soldi, non chiedono riti purgativi dell’anima come preghiere, penitenze, digiuni,  donazioni, dicono solo che la parte indistruttibile e incorruttibile che è in noi va cercata, va svelata e deve diventare potenza e energia da usare per avvicinare le nostre vite terrene al loro sovrano che li guida. Le anime liberate dall’ignoranza di se medesime dovrebbero fare come loro e creare una forza collettiva, questa potenza dovrebbe essere una parte autocosciente del tutto che è dietro l’Universo materiale e fenomenico, possibilmente loro amica devota. Vorrebbero da parte nostra la creazione di una sorta di mente collettiva, come hanno loro a livello di comunità e di gruppo, ma sul momento la nostra spiritualità umana è lontana dal determinare un corpo sociale nuovo. Se riuscissero nell’impresa di avvicinare gli umani alla loro mente potrebbero capire meglio quella cosa per loro un pochino  misteriosa che è l’individualità e l’unicità di ogni singolo umano. Mi sono fatto l’idea che queste creature hanno l’anima, ma collettiva. Quindi il nostro essere spirituali e sacri deve per loro essere un fatto collettivo, i loro capi hanno una propria individualità perché ricevono una sorta di mandato dal gruppo, magari sono autenticamente loro ma se devono ritornare a un diverso incarico non più di dominio e controllo, dirigenza o rappresentanza perdono gran parte della loro individualità. L’idea che un tipo qualunque sia se stesso alla maniera nostra è per loro un fenomeno ai confini delle loro capacità di comprensione. Va da sé che sono bravissimi nel lavoro coordinato e nella ricerca e in tutti i campi della scienza e della tecnologia, del dominio su altri, e ovviamente della guerra.

Ero colpito da questo discorso che mi apriva gli occhi davanti alla grande mutazione avvenuta e allora mi feci forza e pronunciai la seguente affermazione:

Ma non crede che questa chiesa rappresenti un balzo verso il futuro, un nuovo fatto straordinario che potrebbe portare mutazioni positive e buone. In fondo qui c’è l’incontro fra specie diverse e la determinazione di una nuova civiltà.

Il mio accompagnatore mi rivolse un sorriso beffardo. Rispose così.

Di questa chiesa non sanno che fare, e parlo di questo edificio.  Tante volte i nostri luoghi di culto si sono riempiti con elenchi di caduti, di ex voto, di lapidi tombali, di targhe. Ogni ricordo passato si perde nella memoria, ogni storia diventa discorso politico staccato dai fatti e dalle sofferenze, ogni simbolo perde senso e va reinterpretato. Di questa storia umana passata, del sacro che ha per secoli dato forma alle genti nostre nessuno sa che cosa fare; ma li conservano questi resti, i molti rispettanociò che è stato come si conserva  il ritratto del nonno in qualche angolo della cucina o del salotto di casa. Loro ci hanno permesso di conservare quel che non capiscono del tutto, in questo sono migliori di gran parte delle civiltà umane, lo riconosco. Questi nostri ultimi anni sono i resti dei resti del naufragio di tante civiltà della Penisola, civiltà naufragate una sull’altra. Antichità, Medioevo, età Moderna, e ora la Contemporaneità sono tempi crollati uno sopra l’altro creando questa nostra enorme collina di detriti culturali e di simboli e miti morti, il tutto implacabilmente sbiadito dal passare dei decenni e dei secoli. Ma siate sincero. Voi volete chiedermi di quel processo e di ciò che ho visto e fatto in quel periodo.

Il discorso mi colpì come una nerbata, ero in agitazione e così risposi:

In verità sono qui per questo, e penso sinceramente che sia per la vostra persona quasi un dovere mettere a disposizione dei secoli e degli studiosi la vostra testimonianza sincera e veritiera.

Mi fissò con curiosità, come se avesse visto qualcosa di comico nella mia risposta.

Verità, quale verità? Le racconterò come ho vissuto, questo lo posso fare, ma non è da pensare che la mia povera persona possa donare verità di durata secolare e autenticamente sincere.



sfoglia     marzo        giugno
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email