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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


1 settembre 2014

Sintesi: Il Maestro - secondo atto - Denaro e illuminazione interiore

Clara Agazzi: Questo ragionamento del qui e ora è corretto fino a un certo punto.  Occorre pensare anche al futuro, specie chi ha figli, o affetti, o cose che ama. Come pensare che tutto il pensiero di una persona perbene e con la testa a posto abbia lo spazio di autonomia di pochi giorni, settimane, mesi.  Inoltre l’idea di dover affidare il proprio futuro sia pur esso lontano, anzi remoto, a esperti di qualsiasi natura lo trovo un pensiero insidioso. In fondo credo che  potrebbero le migliaia di differenti comunità siano esse forestiere o domestiche che si trovano nella penisola acconciarsi a seguire a qualche forma di seria mediazione politica per governare il futuro di tutti quanti. Come si fa ad escludere la possibilità che tante differenze non possono unirsi.

Vincenzo Pisani: Perché, e qui rispondo io, tante differenze spesso si portano dietro richieste e necessità inconciliabili fra loro e la mediazione è impossibile o minata dal reciproco sospetto, da ricatti incrociati, da compromessi umilianti o meschini e da speranze di rivalsa. Propongo un esempio dove questo è impossibile. Si consideri un territorio dove vive una comunità italiana di ceto medio ma impoverito che è la maggioranza, una minoranza di stranieri e immigrati poveri che ne formano il sottoproletariato, una minoranza d’immigrati ricchi che formano il ceto per così dire dei lavoratori specializzati e del ceto medio che si sta arricchendo, una minoranza di italiani ricchissimi che non vuole condividere nulla delle loro grandi ricchezze con i connazionali e i forestieri di ceto più basso. Pongo che in questo territorio che chiamerò X arrivi un evento funesto che chiamerò Y e che può essere in questo caso un grave incendio estivo che minaccia tutte queste categorie. Chi può pensare che da sé questi gruppi umani che pure condividono linguaggio comune e territorio s’accordino fra loro? Pensate per un attimo alle conseguenze della minoranza di ricchissimi che per salvarsi dovrebbe mettersi d’accordo  con i ceti poveri stranieri e con i ceti medi degli italiani impoveriti, in un attimo verrebbero spogliati dei loro beni in nome della salvezza comune e della pace sociale davanti al pericolo.  Senza il rigore della legge applicata dalla polizia e le punizioni severe della magistratura i poveri e i ceti medi impoveriti  scatenerebbero subito una violenta aggressione contro i ricchi e i ricchissimi; a costo di bruciare assieme in un falò gigante le componenti sociali contrapposte non s’aiuteranno. Inoltre che vantaggio hanno quelli che sono poveri o sono impoveriti a favorire il perdurare di una situazione che li vede materialmente oppressi; un grande fuoco purificatore e inceneritore li vedrebbe alla fine premiati perché dalla ricostruzione potrebbe nascere qualche occasione di far soldi  o comunque sia di mettere in discussione le gerarchie di potere che hanno subito. Per questo proprio nel bisogno e  nella difficoltà una società priva di valori, disgregata, complessa, piena di rabbia  e risentimento ha bisogno di un soggetto esterno che salva la situazione. A seconda delle emergenze si può chiamare polizia, protezione civile, esercito, ufficio tecnico di qualche istituzione, agenzia governativa. Una società umana segnata dalla precarietà, dall’odio e dall’invidia sociale, da ogni sorta di tensioni religiose e politiche non può fare autogoverno. Una struttura burocratica esterna deve intervenire come il Leviatano di Hobbes per mettere ordine e imporre una società umana dove l’uomo è diventato lupo per il suo simile e dove ormai vige la legge della giungla dove tutti hanno diritto a tutto e si combattono ferocemente fra loro.

Franco: Il Pisani mi ha rubato la risposta. Infatti da tempo mi sono convinto che il primo effetto della precarietà e dei desideri indotti dalla pubblicità commerciale sia la frammentazione del corpo sociale. L’ingresso di milioni di forestieri nella penisola lo pongo dentro il concetto di precarietà perché l’emigrazione causata da povertà o necessità di trovare lavoro da immigrato è funzionale alle forme di produzione capitalistica che preferisce avere della forza-lavoro di riserva che non s’integra con le tradizionali forme di sindacato e di rivendicazione. Queste due cose combinate hanno ridotto ai minimi termini se non addirittura distrutto le antiche forme della solidarietà  e del buon vicinato tipiche del Belpaese. Il mio come sapete è un ragionare che per forza del dialogo s’allarga per cerchi. Come dei sassi lanciati in uno specchio d’acqua il mio discorso s’allarga e diventa più ampio e complesso.  Quindi ora aggiungo qualcosa e vi dico che dovete guardare la precarietà nel senso più ampio del termine, i desideri indotti dalla pubblicità commerciale, la civiltà dello spettacolo e della comunicazione come una cosa unica. Questi tre elementi sono i termini con i quali convive ogni giorno  la stragrande maggioranza degli abitanti della penisola e dell’Europa. Chi si libera anche temporaneamente dai condizionamenti indotti da queste ombre che penetrano nella mente trova quell’istante di serenità che gli consente di capire cosa è diventato e cosa è questo mondo umano così infelice. Quello è l’istante in cui per il singolo finisce l’opera in nero di questi anni e può costruire un suo percorso di purificazione e di chiarimento. Prima però deve arrivare a vedere la complessità se non razionalmente almeno come impressione, come momento d’illuminazione.

Stefano Bocconi: Ma quando uno come me arriva al punto di vedere l’insieme del mondo in cui vive dall’esterno, anzi a vedersi in modo distaccato, analitico, quasi da scienziato cosa può fare? Rimane come è con un poco di consapevolezza in più, potrebbe perfino diventar ancor più infelice.

Paolo Fantuzzi: Magari può cercare gente che la pensa come lui, trovare sostegno per le sue idee, venire a sapere che altri approvano quel che dice e pensa. Certo il tipo che diventa consapevole deve però divulgare ciò di cui ragiona, esprimersi, discutere.  Fare qualcosa che si chiama politica.

Franco: Intanto sul momento deve prendere coscienza. Svegliarsi per così dire dalla grande illusione di vivere nell’unica realtà possibile ossia quella dell’immediato presente così come ci viene narrato dal mondo dello spettacolo e della comunicazione e della pubblicità. Da quel momento si può liberare dai condizionamenti indotti e dai persuasori più o meno occulti. A quel punto inizia la sorpresa quasi infantile di esplorare con stupore il proprio mondo con intenti e animo diversi, anzi personali e quindi autentici.

Vincenzo Pisani: Scusate ma ora faccio cenno per ordinare il secondo. Chiamo il capo e ci facciamo mostrare la bistecca, qui la cucinano in modo semplice ma vi assicuro che è buonissima.

Il padrone chiama il personale della cucina e ripete l’ordinazione presa al tavolo. Si presenta al tavolo e fa bella mostra di una bistecca di gran qualità,  Vincenzo Pisani comincia a scherzare con lui dimenticandosi della conversazione comune.

Franco: Mentre Vincenzo Pisani ragiona con il caposala per i secondi  voglio concludere il mio discorso. Senza una identità propria, forte, precisa il singolo non può trovare la sua strada e le sue ragioni di vita in un mondo di folle di soggetti individuali che si muovono fra centri commerciali, periferie più o meno brutte, posti di lavoro più o meno alienanti e da alienati. Non può. Se egli non ha fatto un lavoro su di sé e creato una forte coscienza sarà attratto di qua e di là dove lo spingono gli spettacoli più accattivanti e la comunicazione del momento. Quindi il rendersi conto di aver da trovare una propria strada e un proprio percorso di vita è un lampo. Esattamente un lampo di tempo, ossia l’istante nel quale diventa ovvio che c’è una mappa concettuale del mondo da riscrivere e disegnare di nuovo. Quando viene in essere questo diventa possibile che nel singolo si formino le forze per rimettere in discussione concetti, pregiudizi, consuetudini, logiche comportamentali. Da questa tensione interiore può nascere qualcosa di nuovo e di positivo e si possono organizzare con altri che sono sullo stesso cammino associazioni o gruppi di carattere benefico, di studio, di ricerca, di attività critica e riformatrice. Si può formare una rete di persone che si aiutano e si migliorano.

Clara Agazzi: Questo è un santo proposito. Ma dopo cosa accadrà. Non si può pensare che della gente perbene e saggia solo perché perbene e saggia assuma su di sé il potere d’innalzare i molti che non sono né buoni, né saggi, né sapienti ma forse proprio l’esatto contrario. Ancor meno non è chiaro come questa buona gente dovrebbe mettersi al servizio della collettività. Devono forse diventare loro stessi dei ricchi imprenditori?

Paolo Fantuzzi: Questo sarebbe coerente, nell’impossibilità di competere con forze così compatte e irresistibili uno le imita. Per la serie se non puoi batterli, unisciti a loro.

Stefano Bocconi: Non credo che voglia dir questo. Credo che Franco pensi a una sorta di conquista della consapevolezza che da piccoli numeri sale verso grandi numeri, una sorta di auto-educazione  collettiva che diventa poi associazione di liberi e consapevoli. Mi sembra però un percorso lungo, difficile, fragile in un Belpaese quale è il nostro dove per i molti il denaro è tutto e Dio è denaro.

Franco: Ma il denaro oggi cosa è mai? Anzi. Rovescio i termini e faccio un’affermazione: “oggi la felicità e la ricchezza di un singolo devono esser quantificate in termini di denaro perché è un termine numerico e quindi facilmente controllabile  e gestibile da coloro che hanno il potere di creare il denaro.”  Il denaro è anche controllo e gestione dello spazio politico e di vita sociale; il denaro non è solo la merce che acquista tutte le merci è anche una forma contemporanea del dominio dei pochi sui molti. Da qui la mia convinzione che per trovare una via d’uscita da una condizione di minorità e di sottomissione sociale occorre capire molto bene in cosa consiste questa minorità e in cosa consiste questa sottomissione lavorando su se stessi. Se si rimane ignoranti di queste cose e del senso della propria esistenza  si resta prigionieri di se stessi e l’umanità del singolo diventa una prigione.




15 luglio 2014

Sintesi: Il Maesto - secondo atto - Pane, vino e salame

Secondo atto

 

Vernio, notte.  Interno: ambiente popolare, riproduzioni di quadri francesi alle pareti, rumori da ristorante.

Franco apre la porta ed entra. Fa dei cenni, va verso un tavolo. Chiama i suoi convitati. I quattro si seggono

Franco: Dopo tanta strada buia, eccoci finalmente. Abbiam fatto tutta la lunghezza della Calvana per arrivare fin qui. Siamo proprio sulle montagne.

Paolo Fantuzzi: Ci hai fatto scollinare, ma per davvero. Comunque il posto sembra gradevole.

Clara Agazzi: Sì. Ricorda il passato, i tempi delle Case del Popolo in ogni quartiere, delle feste dell’Unità. Cose semplici, popolari. Cose di tempi ormai andati.

Stefano Bocconi: Ma è quello il tuo amico, e l’altro dove sta?

Franco: Infatti non vedo  il professore

Vincenzo Pisani: Grande Franco, amico mio che piacere! Anche voi qui. Avvicinatevi, facciamo un solo tavolo. Se volete. Si capisce.

Franco: Mi pare una cosa buona, va bene allora s’aggiunge un posto a tavola. Vieni con noi vecchia volpe. Racconta che cosa hai fatto. Ti vedo bene.

Vincenzo Pisani: Avvicinatevi. Mi è capitato di venir qui con il professore ma per combinazione oggi si ritrovano in questo posto certi vecchi allievi della sua palestra di arti marziali e così nell’occasione del primo lustro della morte del loro vecchio maestro han fatto un tavolo per loro laggiù per ricordare il passato e onorarne la memoria. Si è scusato e mi ha lasciato qui da solo.

Franco: Certo che aver avuto un maestro è una cosa importante, se ne ragionava  proprio oggi con gli amici. Anzi te li presento: Clara Agazzi, Stefano Bocconi, Paolo Fantuzzi. Rispettivamente insegnante, commerciante, operaio.

Vincenzo Pisani: Poi c’è Francone qui presente saggio, contadino e molte altre cose. Hai messo assieme su questo tavolo i tre settori: primario, secondario e terziario. Un tavolo che è specchio della piramide sociale almeno per quel che riguarda le categorie. Il sottoscritto può esser iscritto nel terziario alla voce servizi visto che messo su un piccolo ostello.

Franco:  Certo che è proprio vero. Alla fine si viene giudicati per il mestiere che si fa.

Vincenzo Pisani: Invece no caro Franco. Si viene giudicati oggi in questo tempo in misura del denaro. Del denaro che si guadagna. Ma è una cosa antica il professore mi diceva che queste cose già accadevano al tempo dei filosofi dell’Antichità Classica, anche allora il possesso delle ricchezze segnava la differenza fra gli schiavi, i poveri, e i padroni fossero essi aristocratici o volgari arricchiti. L’appartenenza a una gerarchia, a un gruppo di potenziali consumatori di certi beni e servizi determina l’immagine e quindi la forma con cui uno si manifesta ai suoi simili.

Franco:  Certo, ma questo riguarda il passato. Un passato lontano e antico che a fatica si può ricostruire e immaginare.

Vincenzo Pisani: Non lo credo. Il passato forse sarà per noi un mistero ma certi fenomeni sembrano proprio manifestazioni dell’essere umano. Con una differenza di non poco conto da stabilire fra questo presente e il passato. Nella civiltà industriale che esiste da solo tre secoli il denaro è l’unico metro. In antico l’onore, la discendenza, la patria, il sapere, la credenza religiosa o filosofica potevano segnare un distinguo. Oggi le uniche patrie che sembrano rimaste sono le multinazionali e le banche. Sono loro che decidono quali prodotti lanciare sul mercato, quali pubblicità mandare a giro, quali parole nuove far calare in testa alla gente comune, quali gusti e quali mode seguire, quali guerre fare, quali paci accettare magari di controvoglia. Gli Stati, e sottolineo gli Stati, oggi si dividono in quelli che riescono ad attirare investimenti e capitali e a far girare l’economia  e quelli che si ritrovano con limitate risorse domestiche, con enormi debiti pubblici o con problemi interni gravissimi. Dal momento che il successo o l’insuccesso di una comunità umana complessa come lo Stato oggi si misura sul metro del successo di mercato ne deriva che tutte le altre forme d’appartenenza diventano marginali o secondarie.

Franco: Poi c’è il singolo, uomo o donna che sia che deve trovare le sue ragioni di vita, i suoi scopi, i suoi sentimenti. Dall’alto dei grandi poteri e delle segrete stanze al basso tutto è un correre dietro ai soldi. In fondo il denaro virtuale è l’unica cosa che può crescere all’infinito in un pianeta azzurro limitato per dimensioni e risorse. Ma dimmi ora che siamo a tavola tu personalmente sei soddisfatto di quanto hai?

Vincenzo Pisani: Una domanda difficile. Intanto se permetti faccio un cenno alla cameriera che porti subito acqua e almeno un litro di vino e l’antipasto della casa, doppio ovviamente salumi e crostini della casa..

Vincenzo fa dei gesti e poi ordina il solito per cinque persone.

Allora, ti devo una risposta.

Franco: Se vuoi, non obbligo nessuno. In fondo ti ho chiesto una cosa personale e davanti a personale che conosci appena. Ma sono curioso. Su rivelati.

Vincenzo Pisani: Vedi nella maggior parte degli esseri umani c’è bisogno di un piccolo spazio di potere, proprio così. Questo bisogno non è uguale, ognuno ha il suo. C’è chi ha bisogno di questo potere nel senso di poter mutare qualcosa nella realtà che vive tutti i giorni e ognuno ha il suo. Ad esempio c’è  chi vuole esser al centro dell’attenzione, chi vuole riconoscimenti formali anche con certificati, chi vuole i soldi, chi vuole la pubblica ammirazione, chi vuole una famiglia numerosa, chi cerca l’amore. Questi sono esempi presi a caso fra tanti. Ma di sicuro un soggetto deve avere la volontà e qualche strumento anche minimo, anche solo la propria fisicità e corporeità per arrivare alla soddisfazione del suo desiderio. O almeno provare ad arrivare al punto, perché anche la volontà conta. Cosa è oggi il denaro per i molti. Bene, io dico che per i molti è esattamente questo: POTERE. Perché i soldi, anzi mi correggo i tanti soldi sono ciò con cui si misura tutto e con cui si compra tutto qui nel Belpaese. O almeno essi sono lo strumento che sembra deputato a far questo. Allora, venendo al mio caso, il mio spazio di potere lo giudico inadeguato, la qualità della mia persona per esprimersi avrebbe bisogno di ben altre condizioni di lavoro e di vita. Purtroppo qui non trovo le condizioni per afferrare la realtà e la fortuna e scuoterla fino a realizzare il successo personale nel mio ramo che è quello turistico.

Paolo Fantuzzi: Sei un tipo dalle concezioni chiare, se il successo non arriva è colpa del sistema. Se arriva invece è solo opera tua. Così è facile non ti pare.

Clara Agazzi: Aspetta, magari ha i suoi buoni motivi per dire queste cose. Comunque è vero nella vita si finisce con il fare delle scelte e scegliendo o si è o non si è. Quando si prende una direzione per fare un lavoro o per scegliere un percorso di vita ci si lascia alle spalle altri percorsi possibili. Quindi se lui ha scelto una carriera ha fatto quella scelta e ciò che poteva essere altrimenti sarà per sempre un mistero. C’è dà stupirsi se è così categorico. Io credo di no.

Stefano Bocconi: Ma insomma. Ricordiamoci che questo Belpaese non è esattamente il Regno di Camelot e non ci governano i santi cavalieri di Re Artù o i paladini di Carlomagno. Difficoltà negli affari. Di questi tempi mi sembra normale, l’importante è non farne una malattia anche se riconosco che è difficile non identificarsi con il successo o con l’insuccesso sul lavoro. Se sei in proprio e rischi del tuo, come dire. Il lavoro spesso diventa il tuo sangue, lo senti che scorre dentro di te.

Franco: Siate certi che il nostro sa bene di cosa parla. Tante ne ha fatte e tante ne ha viste. Ma vi invito a pensare che non sempre nella vita si può scegliere e che talvolta lo scorrere degli anni o i casi della vita ci spingono in direzione magari non voluta o inattesa. Pensate per un momento a quanti non hanno coronato il loro sogno d’amore, a quelli che non hanno ereditato, a quelli che hanno dovuto scegliere un mestiere pressati dalle necessità e cose simili. Vogliamo forse far loro un torto e dire che era solo colpa loro, che era una debolezza di volontà o di fortuna. Prendiamo anche in considerazione la questione del denaro.

Clara Agazzi: Aspetta, il denaro è tanto. Ma non usiamolo per nasconderci e negare proprie responsabilità.

Stefano Bocconi: Vero. Ma se il metro è il denaro tutto viene passato da quella misura. Allora come misurare la propria debolezza, i propri limiti, la propria cattiva volontà?

Paolo Fantuzzi: Ma l’umano, il tipico umano. Voglio dire… saprà misurarsi. Magari non con parole alte e nobili ma riconoscere i suoi limiti, ammettere le mancanze, capire chi è. Poi va bene, il metro è il denaro. Con questo. Cosa ci si fa con questo. Cosa si misura con il denaro se non i beni, il successo, la capacità di comprare e di possedere. Questo è l’essere umano o c’è di più. Che ne so famiglia, affetti, sensibilità, perfino tenerezza. Queste cose non stanno nel foglio del dare e dell’avere del commerciante.

Vincenzo Pisani: Vedi io intendo che il denaro è il metro perché lo è per le cose che all’apparenza contano davvero in una società industriale e mercantile come questa. Quando comanda l’apparenza del possesso una non guarda i bicipiti o la cicatrice ma la catena d’oro, l’orologio di marca, le scarpe, gli abiti e per certissimo il cellulare. Molte delle mie relazioni nel mio settore sono totalmente o parzialmente mercantili, quindi è sicuro che sarò giudicato e pesato sulla base dell’apparenza di quanto possiedo. Poi si può esser più o meno sobri, più o meno cafoni in certe manifestazioni di sé ma questi sono i fatti. Come misuri la tua automobile, il tuo cellulare, il tuo orologio. Vuoi farmi credere che hai una dimensione affettiva e  di rispetto per tutto, suvvia non è possibile.

Paolo Fantuzzi: Ma ora parli d’oggetti di beni. Di cose materiali e concrete.

Vincenzo Pisani: Ma questo è il punto. La realtà oggi è dominata dal calcolo, si parla da anni d’investimenti affettivi. Voglio dire… ma ci rendiamo conto che nel vocabolario comune il metro è il denaro, i termini sono i termini del commercio e molte espressioni sono prese di peso dalla lingua commerciale per eccellenza, ovvero quella inglese. Non voglio esagerare la natura dei tempi ma io vedo qui nel Belpaese una gran parte della gente ripiegata su se stessa e che guarda il quotidiano alla luce del successo apparente  e del risultato economico. I molti  vedono e pesano quel che vogliono pesare e misurare.

Franco: Amici vi prego. Stanno portando il vino e gli affettati. Intanto distribuiamo questo e poi passiamo ad ordinare i primi. Comunque mentre verso voglio aggiungere una cosa in questo mondo tutto è sottoposto all’usura e alla scorrere del tempo e se non si hanno scopi fortificati dal conoscere bene se stessi e il proprio piccolo mondo si rischia di correre dietro al vento, di perdersi nel mutare delle cose e di restare dopo una vita d’affanni prostrati senza aver trovato il senso e lo scopo della propria vita. Quindi osserviamo che usare sempre lo stesso metro e la stessa misura per cose diverse può far precipitare nell’errore e nell’idiozia.

Stefano Bocconi: Intanto dividiamo il pane e versiamo il vino e poi sotto con il companatico. Siamo qui per star bene assieme. Allora iniziamo. E un brindisi alla salute, perché senza la salute della mente e del corpo nessuna impresa umana è possibile.

Clara Agazzi: Ben detto.




3 luglio 2014

Sintesi: Il Maesto - primo atto - Invito a Cena

Clara Agazzi: Ricapitolo il senso del tuo ultimo ragionamento: siamo in presenza di una trasformazione della civiltà industriale. La maggior parte della popolazione non ha gli strumenti psicologici e culturali per affrontare questo mondo nuovo. Occorre una nuova consapevolezza, forse un nuovo senso della cittadinanza perché la carità o la liberalità del singolo non basta. Tutti discorsi interessanti, reggono alla prima confutazione. Ma dimmi da dove viene questo mutamento, da quale storia arriva questa emarginazione di milioni di umani rispetto a una società e a una civiltà di cui sono parte?

Franco: Un quesito simile esige un seminario universitario, ma proverò a dare una risposta. Dunque. Cercate di capire che taglierò con la mannaia i concetti e banalizzerò moltissimo, ma questa cosa è essenziale per dare il senso del corso storico. All’inizio di questa storia c’è la Grande Guerra che causò la lenta ma inesorabile disgregazione del dominio che i grandi imperi coloniali  dell’Europa avevano sul resto del mondo e che fece emergere da un lato la potenza della Russia Sovietica e degli Stati Uniti. Da quella prima grande tragedia del Novecento, di cui solo in tempi recenti si è compreso l’enormità e la gravità, scaturì un disagio enorme che portò tanta parte della piccola borghesia, o ceto medio, a simpatizzare per le diverse forme di fascismo. Del resto lo sviluppo del capitalismo e della tecnologia a livello internazionale creavano le condizioni per l’espansione dei ceti poveri e operai e dei ceti piccolo-borghesi dominati ovviamente da una minoranza ridotta di ricchissimi che detenevano i capitali e i mezzi di produzione.  Poi si scatenò una Seconda Guerra Mondiale che costò sicuramente più di cinquanta milioni di morti. I vincitori si spartirono una cosa da niente: il mondo e la razza umana che ci sta sopra. Dopo la Seconda guerra Mondiale qui e in Europa Occidentale ci fu la ricostruzione e uno stato sociale di cui entrambe le classi antagoniste beneficiarono; erano gli anni della socialdemocrazia in Europa e qui della Democrazia Cristiana. Nei fatti questi governi né rossi  e né neri, e tendenzialmente centristi o di centro-sinistra, erano una forma di contrasto al comunismo che prevedeva l’espansione del ceto di mezzo e l’avvicinamento di vasti strati della popolazione disagiata ai benefici dello  stato sociale e va da sé alla società dei consumi dominata dalla pubblicità commerciale di cui si è detto. Bene questo modello diventa spiacevole e indigesto per le minoranze di ricchissimi nel momento in cui cessa il pericolo del comunismo e il pericolo di una rivoluzione scatenata dai ceti poveri e dalla classe operaia. Fra l’altro con le multinazionali della finanza, della produzione e della distribuzione e commercializzazione e del mondo dello spettacolo i ricchissimi sono diventati fra la Seconda Guerra Mondiale e l’inizio del nuovo millennio i padroni delle vere potenze nazionali e  internazionali di oggi. Le corporation sono il nuovo potere con la P maiuscola. Quindi ecco la ragione di quanto accade: il grande potere finanziario di una ristretta minoranza di ricchissimi ha la capacità di condizionare e di imporre la politica alle grandi potenze quando non capita che i leader delle grandi potenze siano essi stessi espressione di questi poteri economici. Ora dal momento che i rapporti di forza sono cambiati questa minoranza si sta riprendendo quanto per decenni ha dovuto cedere ali ceti medi e in una certa misura ai poveri e ai lavoratori. Si tratta di una trasformazione interna alle stanze del potere. Al posto del generale, del leader politico conservatore, del tribuno del popolo  carismatico ci sono dei team di specialisti  delle pubbliche relazioni e di avvocati detti lobbisti che per conto delle loro corporation  condizionano il potere politico, l’attività legislativa  e la società in generale.

Paolo Fantuzzi: Ma tutto questo è forse la ragione per cui sento l’assenza di una mia condizione di potere nelle cose del quotidiano?

Stefano Bocconi: Forse è questa la ragione per la quale non trovo più conforto nel passato e nelle credenze ereditate dalla mia famiglia?

Paolo Fantuzzi: In effetti da anni mi sento privo della sicurezza che riguarda le mie faccende domestiche almeno quanto quelle che riguardano al società nel suo complesso. Mi spiace vedere tanta corruzione, disfacimento, perdita di senso delle cose. Ma se questo potere finanziario è così enorme  perché non assume lui stesso il potere, perché non fa da sé e si assume le sue responsabilità.

Clara Agazzi: Mi sembra chiaro. Se le multinazionali della finanza e della produzione dovessero assumersi le loro responsabilità dovrebbero destinare gran parte dei profitti a riparare i guasti che provocano. Ma se i loro danni vanno in carico alla collettività scaricano su tutti, cioè su ciò che è collettivo, il danno e il guasto causato dalla loro sete di profitto. Fare profitti privati e socializzare i danni e le perdite ecco di cosa si tratta. Di sicuro una roba del genere davanti a una reale minaccia di natura fascista o comunista avrebbe le sue difficoltà perché questo loro privatizzare i profitti e socializzare le perdite crea milioni di esseri umani risentiti, arrabatti e perfino violenti. Ma aldilà delle favole della politica questa minaccia non esiste, almeno non per ora. Quindi per molto tempo avranno la possibilità di contare su governi deboli o compiacenti o su politici che si comprano con il biblico piatto di lenticchie.

Franco: Il biblico piato di lenticchie. Era da un pezzo che non ne sentivo parlare. Davvero. Mi piace. Certo è curioso come il potere politico nella civiltà industriale sia sottoposto al condizionamento fortissimo di coloro che controllano il denaro, davvero questa forma di civiltà concede al potere finanziario un margine di comando e controllo che non ha mai avuto nell’antichità. In un certo senso non è solo cedere un diritto di primogenitura per un piatto di lenticchie, è che strutturalmente la civiltà industriale tende a vincolare società, politica e vita quotidiana alle forme con le quali il capitale crea la produzione, il consumo, l’innovazione. La civiltà industriale è un tempo altro, è una scissione fra il mondo di prima e questo singolare spirito dei tempi dove tecnica e investimento dei capitali creano, distruggono e riaggregano la società umana e la sua identità. La potenza che è preposta a ridefinire e a determinare valori, consumi, aspettative e speranze della stragrande maggioranza degli esseri umani in questa società industriale è la pubblicità commerciale collegata all’enorme industria dello spettacolo. Il capitale investito in intrattenimento e comunicazione plasma la mentalità di milioni di umani, è la nuova forma di egemonia sulle coscienze. Per questo io stesso ho difficoltà a dare delle indicazioni più precise avendo come certezza il fatto che è difficile uscire da un sistema come questo. Il condizionamento è ormai educazione permanente al consumo, il consumo è divertimento e il divertimento consenso.

Per questo è umano ed è comune quel senso di sofferenza quando si ha la percezione di trovarsi davanti al dispiacere per l’assenza di una propria dimensione di potere sia sulle piccole cose sia su quelle grandi e notevoli. Questo senso di minorità e d’inferiorità è acuito e reso ancor più aspro dalla continua visione dei guasti che porta questa civiltà industriale e della corruzione e del danno che fa cadere sulla società, anche quella dei piccoli comuni o delle realtà nostre di provincia.

Paolo Fantuzzi: Ma ora voglio dire una cosa io. Se questo  potere fosse davvero minacciato o insidiato ai vertici della piramide sociale sotto cui stiamo ci sarebbero uomini e donne eccellenti e di talento.  Un po’ come accade nella vita umana, senza sfide o pericoli l’uomo si sdraia sulla poltrona a vedere la partita con la sua birra in mano. Se invece capita un guaio grosso, bè se non si muove è direttamente la donna che gli toglie la poltrona da sotto il culo e lo forza ad agire. Quindi se abbiamo questa spazzatura a giro e tale vergogna ci governa è perché chi sta sopra di loro sa che non ha veri sfidanti.

Stefano Bocconi: Oppure ha sotto il tavolo il famoso piano B e quindi una diversa forma di governo e di governanti. In fondo da gente che non prova sentimenti o compassione per i danni e i disastri che provoca perché dovrebbe farsi scrupolo a toglier di mezzo dei pupazzi facenti funzione… di leader democratici.

Clara Agazzi: Mi pare che siamo dentro dei problemi belli grossi eppure eravamo venuti qui per delle risposte semplici, lineari. Volevamo una cosa rapida, quasi si fosse al supermercato.

Franco: Ma non sempre è possibile trovare risposte semplici. Capita che dietro una risposta semplice ci siano decine di cose complicatissime e intricate. Certo il male di vivere è acuito spesso da aspettative gonfiate dalla pubblicità e dal mondo dello spettacolo. Ma da dove viene questo mondo della pubblicità e dello spettacolo? Come vedete una risposta semplice apre decine di domande difficili.

Clara Agazzi: Ma così non finiremo mai. Quanto detto finora rischia di perdersi, di finir dimenticato.

Franco: No, non accadrà. Comunque tutte le cose devono avere una conclusione in questo mondo. Almeno questa sembra esser la regola. Quel che nasce si sviluppa e poi degrada verso la sua fine. Il che fa pensare che prima o poi per ragioni interne alla fisica e alla logica della vita su questo pianeta azzurro anche questa civiltà nata dalla terza rivoluzione industriale cesserà d’essere. Comunque vi faccio questa proposta visto che l’ora è tarda. Stasera avevo intenzione di andar per colline fino a Vernio dove nel ristorante vicino al ponte della stazione so che troverò i miei amici Vincenzo Pisani e il Professore che là spesso si recano per mangiare i tortelli di patate. Vi propongo di andare tutti assieme stasera e di finire là i discorsi che qui abbiamo iniziato assieme a questi miei due  amici che di solito non si sottraggono al ragionare di massimi sistemi. Seguitemi quindi. Sono sicuro che sarà una felice occasione conviviale.



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