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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


3 luglio 2014

Sintesi: Il Maesto - primo atto - Invito a Cena

Clara Agazzi: Ricapitolo il senso del tuo ultimo ragionamento: siamo in presenza di una trasformazione della civiltà industriale. La maggior parte della popolazione non ha gli strumenti psicologici e culturali per affrontare questo mondo nuovo. Occorre una nuova consapevolezza, forse un nuovo senso della cittadinanza perché la carità o la liberalità del singolo non basta. Tutti discorsi interessanti, reggono alla prima confutazione. Ma dimmi da dove viene questo mutamento, da quale storia arriva questa emarginazione di milioni di umani rispetto a una società e a una civiltà di cui sono parte?

Franco: Un quesito simile esige un seminario universitario, ma proverò a dare una risposta. Dunque. Cercate di capire che taglierò con la mannaia i concetti e banalizzerò moltissimo, ma questa cosa è essenziale per dare il senso del corso storico. All’inizio di questa storia c’è la Grande Guerra che causò la lenta ma inesorabile disgregazione del dominio che i grandi imperi coloniali  dell’Europa avevano sul resto del mondo e che fece emergere da un lato la potenza della Russia Sovietica e degli Stati Uniti. Da quella prima grande tragedia del Novecento, di cui solo in tempi recenti si è compreso l’enormità e la gravità, scaturì un disagio enorme che portò tanta parte della piccola borghesia, o ceto medio, a simpatizzare per le diverse forme di fascismo. Del resto lo sviluppo del capitalismo e della tecnologia a livello internazionale creavano le condizioni per l’espansione dei ceti poveri e operai e dei ceti piccolo-borghesi dominati ovviamente da una minoranza ridotta di ricchissimi che detenevano i capitali e i mezzi di produzione.  Poi si scatenò una Seconda Guerra Mondiale che costò sicuramente più di cinquanta milioni di morti. I vincitori si spartirono una cosa da niente: il mondo e la razza umana che ci sta sopra. Dopo la Seconda guerra Mondiale qui e in Europa Occidentale ci fu la ricostruzione e uno stato sociale di cui entrambe le classi antagoniste beneficiarono; erano gli anni della socialdemocrazia in Europa e qui della Democrazia Cristiana. Nei fatti questi governi né rossi  e né neri, e tendenzialmente centristi o di centro-sinistra, erano una forma di contrasto al comunismo che prevedeva l’espansione del ceto di mezzo e l’avvicinamento di vasti strati della popolazione disagiata ai benefici dello  stato sociale e va da sé alla società dei consumi dominata dalla pubblicità commerciale di cui si è detto. Bene questo modello diventa spiacevole e indigesto per le minoranze di ricchissimi nel momento in cui cessa il pericolo del comunismo e il pericolo di una rivoluzione scatenata dai ceti poveri e dalla classe operaia. Fra l’altro con le multinazionali della finanza, della produzione e della distribuzione e commercializzazione e del mondo dello spettacolo i ricchissimi sono diventati fra la Seconda Guerra Mondiale e l’inizio del nuovo millennio i padroni delle vere potenze nazionali e  internazionali di oggi. Le corporation sono il nuovo potere con la P maiuscola. Quindi ecco la ragione di quanto accade: il grande potere finanziario di una ristretta minoranza di ricchissimi ha la capacità di condizionare e di imporre la politica alle grandi potenze quando non capita che i leader delle grandi potenze siano essi stessi espressione di questi poteri economici. Ora dal momento che i rapporti di forza sono cambiati questa minoranza si sta riprendendo quanto per decenni ha dovuto cedere ali ceti medi e in una certa misura ai poveri e ai lavoratori. Si tratta di una trasformazione interna alle stanze del potere. Al posto del generale, del leader politico conservatore, del tribuno del popolo  carismatico ci sono dei team di specialisti  delle pubbliche relazioni e di avvocati detti lobbisti che per conto delle loro corporation  condizionano il potere politico, l’attività legislativa  e la società in generale.

Paolo Fantuzzi: Ma tutto questo è forse la ragione per cui sento l’assenza di una mia condizione di potere nelle cose del quotidiano?

Stefano Bocconi: Forse è questa la ragione per la quale non trovo più conforto nel passato e nelle credenze ereditate dalla mia famiglia?

Paolo Fantuzzi: In effetti da anni mi sento privo della sicurezza che riguarda le mie faccende domestiche almeno quanto quelle che riguardano al società nel suo complesso. Mi spiace vedere tanta corruzione, disfacimento, perdita di senso delle cose. Ma se questo potere finanziario è così enorme  perché non assume lui stesso il potere, perché non fa da sé e si assume le sue responsabilità.

Clara Agazzi: Mi sembra chiaro. Se le multinazionali della finanza e della produzione dovessero assumersi le loro responsabilità dovrebbero destinare gran parte dei profitti a riparare i guasti che provocano. Ma se i loro danni vanno in carico alla collettività scaricano su tutti, cioè su ciò che è collettivo, il danno e il guasto causato dalla loro sete di profitto. Fare profitti privati e socializzare i danni e le perdite ecco di cosa si tratta. Di sicuro una roba del genere davanti a una reale minaccia di natura fascista o comunista avrebbe le sue difficoltà perché questo loro privatizzare i profitti e socializzare le perdite crea milioni di esseri umani risentiti, arrabatti e perfino violenti. Ma aldilà delle favole della politica questa minaccia non esiste, almeno non per ora. Quindi per molto tempo avranno la possibilità di contare su governi deboli o compiacenti o su politici che si comprano con il biblico piatto di lenticchie.

Franco: Il biblico piato di lenticchie. Era da un pezzo che non ne sentivo parlare. Davvero. Mi piace. Certo è curioso come il potere politico nella civiltà industriale sia sottoposto al condizionamento fortissimo di coloro che controllano il denaro, davvero questa forma di civiltà concede al potere finanziario un margine di comando e controllo che non ha mai avuto nell’antichità. In un certo senso non è solo cedere un diritto di primogenitura per un piatto di lenticchie, è che strutturalmente la civiltà industriale tende a vincolare società, politica e vita quotidiana alle forme con le quali il capitale crea la produzione, il consumo, l’innovazione. La civiltà industriale è un tempo altro, è una scissione fra il mondo di prima e questo singolare spirito dei tempi dove tecnica e investimento dei capitali creano, distruggono e riaggregano la società umana e la sua identità. La potenza che è preposta a ridefinire e a determinare valori, consumi, aspettative e speranze della stragrande maggioranza degli esseri umani in questa società industriale è la pubblicità commerciale collegata all’enorme industria dello spettacolo. Il capitale investito in intrattenimento e comunicazione plasma la mentalità di milioni di umani, è la nuova forma di egemonia sulle coscienze. Per questo io stesso ho difficoltà a dare delle indicazioni più precise avendo come certezza il fatto che è difficile uscire da un sistema come questo. Il condizionamento è ormai educazione permanente al consumo, il consumo è divertimento e il divertimento consenso.

Per questo è umano ed è comune quel senso di sofferenza quando si ha la percezione di trovarsi davanti al dispiacere per l’assenza di una propria dimensione di potere sia sulle piccole cose sia su quelle grandi e notevoli. Questo senso di minorità e d’inferiorità è acuito e reso ancor più aspro dalla continua visione dei guasti che porta questa civiltà industriale e della corruzione e del danno che fa cadere sulla società, anche quella dei piccoli comuni o delle realtà nostre di provincia.

Paolo Fantuzzi: Ma ora voglio dire una cosa io. Se questo  potere fosse davvero minacciato o insidiato ai vertici della piramide sociale sotto cui stiamo ci sarebbero uomini e donne eccellenti e di talento.  Un po’ come accade nella vita umana, senza sfide o pericoli l’uomo si sdraia sulla poltrona a vedere la partita con la sua birra in mano. Se invece capita un guaio grosso, bè se non si muove è direttamente la donna che gli toglie la poltrona da sotto il culo e lo forza ad agire. Quindi se abbiamo questa spazzatura a giro e tale vergogna ci governa è perché chi sta sopra di loro sa che non ha veri sfidanti.

Stefano Bocconi: Oppure ha sotto il tavolo il famoso piano B e quindi una diversa forma di governo e di governanti. In fondo da gente che non prova sentimenti o compassione per i danni e i disastri che provoca perché dovrebbe farsi scrupolo a toglier di mezzo dei pupazzi facenti funzione… di leader democratici.

Clara Agazzi: Mi pare che siamo dentro dei problemi belli grossi eppure eravamo venuti qui per delle risposte semplici, lineari. Volevamo una cosa rapida, quasi si fosse al supermercato.

Franco: Ma non sempre è possibile trovare risposte semplici. Capita che dietro una risposta semplice ci siano decine di cose complicatissime e intricate. Certo il male di vivere è acuito spesso da aspettative gonfiate dalla pubblicità e dal mondo dello spettacolo. Ma da dove viene questo mondo della pubblicità e dello spettacolo? Come vedete una risposta semplice apre decine di domande difficili.

Clara Agazzi: Ma così non finiremo mai. Quanto detto finora rischia di perdersi, di finir dimenticato.

Franco: No, non accadrà. Comunque tutte le cose devono avere una conclusione in questo mondo. Almeno questa sembra esser la regola. Quel che nasce si sviluppa e poi degrada verso la sua fine. Il che fa pensare che prima o poi per ragioni interne alla fisica e alla logica della vita su questo pianeta azzurro anche questa civiltà nata dalla terza rivoluzione industriale cesserà d’essere. Comunque vi faccio questa proposta visto che l’ora è tarda. Stasera avevo intenzione di andar per colline fino a Vernio dove nel ristorante vicino al ponte della stazione so che troverò i miei amici Vincenzo Pisani e il Professore che là spesso si recano per mangiare i tortelli di patate. Vi propongo di andare tutti assieme stasera e di finire là i discorsi che qui abbiamo iniziato assieme a questi miei due  amici che di solito non si sottraggono al ragionare di massimi sistemi. Seguitemi quindi. Sono sicuro che sarà una felice occasione conviviale.




4 settembre 2010

I Miei viaggi di ieri, oggi, domani



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

I miei viaggi di ieri, oggi, domani

Scrivo per i miei venticinque lettori sulle impressioni di brevissimo ritorno nel  quartiere della mia infanzia, è strano che parli di un viaggio di questo tipo per aprire questi miei scritti ma così è. Scriverò di un viaggio di circa mezz’ora nel quale ho rivisto vecchie strade, la mia scuola elementare, la vecchia biblioteca del quartiere ormai dismessa, la casa dei miei nonni e la prima casa dei miei genitori (allora in affitto). L’occasione di questo viaggio nella nostalgia è data da un ricordo e dalla grande amarezza di questi giorni di settembre 2010 nei quali si consuma l’ennesima indecorosa vicenda dei precari della scuola senza lavoro o con poche possibilità quest’anno di trovare la loro cattedra o il contratto a tempo indeterminato. A questo disagio che mi coinvolge direttamente s’aggiunge l’amarezza della constatazione di quanto si sia indebolita la figura dell’insegnante in questo Belpaese oggi oggetto di bassa considerazione sul piano sociale. Un sintomo del cambio drastico di considerazione a livello di mentalità comune è dato anche dai ricorsi delle famiglie contro le bocciature scolastiche oggi non più casi sporadici e particolari ma banali eventi possibili anche se non comuni e dalla frequenza dei ricorsi al TAR in materia di provvedimenti governativi e graduatorie.  Il crollo della figura morale e civile dell’insegnante in questi due decenni va letta alla luce della disgregazione di un mondo umano precedente che vedeva nella scuola di qualunque ordine e grado un potente fattore di ascesa sociale e un modo per conoscere e capire meglio la realtà e quindi educare ed essere educati allo stesso tempo. Il Quartiere di un tempo oggi è il centro commerciale e la morale è data dalla pubblicità commerciale e dalle programmazioni d’intrattenimento della televisione, il mondo umano di prima è stato spazzato via da una forza potentissima, inconsapevole  e  dotata di mezzi enormi: la civiltà industriale. Questa civiltà, al tempo della mia infanzia, entrava nel pieno della sua terza rivoluzione industriale e i processi di disgregazione delle precedenti culture e della loro sostituzione con altro erano già iniziati ed erano già stati denunciati con forza da Pierpaolo Pasolini.  Quando ero alle elementari  il vecchio mondo umano ancora aveva energie e volontà e non era ancora morto. Oggi la mutazione è data e procede verso altre tappe e verso una nuova Rivoluzione Industriale che spazzerà via modelli di vita sociale, costumi, gerarchie al potere e farà ascendere altre classi dirigenti, umani molto diversi da quelli odierni, nuove tecnologie e nuovi consumi e forse nuove istituzioni politiche e gerarchie sociali. La civiltà industriale è diversa da quelle precedenti essa deve alterare le sue condizioni per imporre cambiamenti anche drastici; essa è determinata da forze che perseguono una continua distruzione creativa che deve produrre capitali da investire, nuove tecnologie, trasformazioni sociali, mutazioni nel potere politico ed economico. Oggi mentre si perde il ricordo del recente passato e mentre si sta disfacendo ciò che fino a qualche anno era il nuovo voglio ricordare il mio quartiere di quel tempo perduto al quale sono legato da un vincolo sentimentale riportando uno scritto in memoria del maestro Gori un simbolo di quella realtà alla vigilia della sua grande rottamazione civile e sociale.

E lui sarà per sempre il maestro Luciano. Da allora la sua arte sarà quella che nasce insieme ai ragazzi:un’opera collettiva La sua classe era una comunità dentro la comunità più vasta della scuola e aperta alla società: dal quartiere, alla città. Al mondo intero. Il Natale i ragazzi lo rappresentano con il capannone della “Damiani e Ciappi” occupata dagli operai licenziati. Sopra c’è la cometa e di fronte ai cancelli l’immagine giottesca di Giuseppe con Maria e il Bambino sopra l’asinello. Il Natale è l’albero con appesi i problemi del mondo, i volti dei bambini che soffrono la fame e la sete, i piccoli corpi offesi dalla guerra del Vietnam, mescolati ai feticci della società dei consumi, dalla Coca-cola, ai biscotti Plasmon. L’inquinamento è espresso in due grandi quadri collettivi: i colori stupendi del mare pieno di vita, di pesci, di coralli e di vegetazione di fronte ai fondali desolati dipinti con i colori scuri della morte.” In Paola Lucarini, Arabella Panichi, Elda Padalino, Franco Quercioli, Isolotto la scuola e il quartiere, 50 anni di scuola, Tipografia Comunale, Firenze, 2008.   Ricordo di Franco Quercioli, PP.96-97

 “In Gori maestro c’è alla base, il pittore e il “militante” di sinistra. Il tecnico delle attività espressive e il testimone di una ideologia emancipativa, saldati in una felice sintesi che ben si colloca in una precisa stagione della scuola e della pedagogia italiana (…). Ma la centro del progetto-creatività e dell’idea di una liberazione/emancipazione dei soggetti e della società attraverso anche la scuola si colloca una fede (vogliamo chiamarla così) nel bambino e nella sua capacità critica, divergente, creativa: di sottrarsi al “dominio sociale” e di ritrovare in sé una fonte di energia e di potenzialità, di capacità di re-interpretare e di tras-formare il mondo ma anche di vivere in comunità, “tutti Uniti”, collaborativi, solidali, partecipi gli uni degli altri e tutti “attivi in creatività”. La fede nel bambino e nella comunità scolastica non è però ingenua e sa di dover fare i conti col “bambino sociale”  e di doverne erodere l’identità per liberare la dimensione d’infanzia del bambino, sottraendolo proprio a quel dominio che la società esercita su di lui (con i media in particolare) e potenziare tale liberazione con l’esercizio della fantasia, che è un po’ la porta – rodarianamente- della creatività cognitiva e della libertà dai condizionamenti sociali. E’ proprio la scuola il luogo in cui questo disvelamento dell’infanzia può avvenire recuperandone la libertà sia cognitiva sia etica: la capacità fantastica e la possibilità di ritrovare (“tutti uniti ” ovvero facendo parlare, insieme, il bambino che è in tutti e in ognuno) un’etica-infanzia, coi suoi valori di pace, fratellanza, collaborazione, ma anche e ancora –rodarianamente- di contestazione (alla guerra, alla violenza, all’emarginazione) e di dissenso. In Paola Lucarini, Arabella Panichi, Elda Padalino, Franco Quercioli, Isolotto la scuola e il quartiere, 50 anni di scuola, Tipografia Comunale, Firenze, 2008.   Pag.100 (testo scritto dal Professor Franco Cambi)

Per saperne di più:

http://it.wikipedia.org/wiki/Isolotto

http://www.dsisolotto.it/Mensile/Rubrica%20storie%20dell%20isolotto/numero%207%20nov%20stis.htm

IANA per FuturoIeri




24 agosto 2010

Il mondo dei ricchissimi&felicissimi




De Reditu Suo - Terzo Libro

Il mondo dei ricchissimi&felicissimi

Fingere di non vedere l’evidenza è cosa da cretini chi è ricco oggi è l’unico che può dirsi felice perché il mondo umano è stato rimodellato e ricostruito per suo esclusivo conforto. Non si può pensare il presente negando questo dato banalissimo. Ma dal momento che il banale non è evidente citerò Serge Latouche il famoso professore francese che nel suo “Come sopravvivere allo sviluppo”, edito in Italia da Bollati Boringhieri offre al lettore dei dati di una ricerca del 1998 nel momento di massima potenza dei processi di globalizzazione che parlano da soli :“Le tre persone più ricche del mondo dispongono di una fortuna superiore al PIL totale dei 48 paesi più poveri! Il patrimonio delle 15 persone più ricche del mondo è superiore al PIL dell’Asia del Sud.   Il patrimonio delle 84 persone supera il PIL della Cina, con il suo miliardo e duecento milioni di abitanti! Infine, i 225 patrimoni del mondo ammontano a oltre 1000 miliardi di  dollari cifra che corrisponde al reddito annuo del 47 per cento degli individui più poveri della popolazione mondiale, cioè due miliardi e mezzo di persone…”. I dati per quanto datati rendono palese l’indirizzo generale di questa civiltà sedicente occidentale ma che in realtà è solo l’estensione della volontà di potenza di alcune minoranze di ricchissimi di cittadinanza perlopiù inglese e statunitense. La loro civiltà è la civiltà dello spettacolo e della pubblicità e il suo motore è un sistema di produzione e sviluppo impostato sul consumismo. Questo modello di produzione e consumo è ben  disposto anche a far indebitare i privati con mutui e rate da pagare pur di sopravvivere a se stesso e ai suoi limiti che sono evidenti perché  presuppone una crescita infinita in presenza di risorse limitate; il pianeta azzurro ha molte caratteristiche ma per certissimo non è infinito. Quindi pochissimi ricchissimi che hanno nelle loro mani la possibilità di realizzare il quasi impossibile proprio come è stato per i faraoni dell’Antico Egitto che fecero costruire le piramidi ai loro sudditi. Questi pochissimi sono anche felicissimi in virtù del fatto che questo è il mondo che essi plasmano per mezzo della loro volontà indirizzando le loro risorse finanziarie; personalmente credo che non sia sbagliato leggere tanta parte della pubblicità commerciale che fa vedere dei giovanotti palestrati e signorine bellissime, filiformi e seminude in ambienti per così dire “esclusivi” come una idealizzazione dei nuovi “faraoni” del nostro tempo, gli unici umani che son riusciti nell’impresa di creare il loro concretissimo paradiso sulla nera terra.  L’unico culto che deve spaventare oggi è quello tributato al potere del Dio-denaro unica divinità di tanta parte del mondo umano. L'umanità adorante questo Dio è sottomessa al qui e ora e ha perso la volontà di trascendere e di credere.

IANA per FuturoIeri




23 luglio 2010

La natura seconda e la civiltà industriale



De Reditu Suo - Terzo Libro

La natura seconda e la civiltà industriale

La dissoluzione delle ragioni intime del passato e la difficoltà di ricordarlo per ciò che era quando si manifestava come presente è anche il segno, ma non solo, di un tempo nuovo e diverso che cerca di affermarsi schiacciando e prendendo il posto di tutto ciò che è stato prima. Quello che accade in questi anni, nell’indifferenza inconsapevole delle nostre sedicenti classi dirigenti del Belpaese, è una trasformazione profonda che sta creando la realizzazione di un nuovo mondo umano integrato con logiche proprie della civiltà industriale. A differenza delle precedenti forme di civiltà contadine, arcaiche e pre-industriali questa civiltà industriale è già arrivata alla sua terza metamorfosi la quale  non a  mutato solo i suoi metodi di produzione e consumo di beni e servizi ma anche i rapporti sociali e le aspettative delle popolazioni umane coinvolte nei processi di trasformazione della realtà. La natura seconda di questa civiltà industriale disgrega modi antichi di essere e le appartenenze di padri e nonni e quindi è aperta a forme di immigrazione massiccia e a spostamenti di decine di milioni di esseri umani dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa e il continente Americano.  Questo accade non per un malinteso umanesimo ma per puro calcolo economico e per effetto delle trasformazioni economiche, ambientali e politiche e talvolta per le nuove tragiche guerre di questo inizio di nuovo millennio. Alle migrazioni che mettono in discussione le culture nazionali, inserendo nuove comunità e nuove identità in società umane già date, si associa la mutazione continua delle abitudini data dai cambiamenti della tecnologia e dalle esigenze commerciali della società dei consumi che inventa mode e sostituisce i beni obsoleti. L’umano non muta solo perché si dissolve il tempo che fu ma perché quello nuovo è enormemente diverso da ciò che è stato prima.  L’essere umano al tempo della maturità della terza rivoluzione industriale deve assumere comportamenti e modi di vivere compatibili con le nuove condizioni di vita in continua mutazione. Perché la mutazione è la forma del divenire del tempo al tempo della civiltà industriale, ma essa non è come nel tempo antico o feudale un cambio di dinastie o di culti religiosi ma al contrario è il cambiamento radicale del tempo della vita quotidiana e del lavoro dovuto alle trasformazioni tecnologiche e alle alchimie monetarie della grande finanza.

 

IANA per FuturoIeri




18 luglio 2010

La natura seconda e il suo essere umano

 

De Reditu Suo - Terzo Libro

La natura seconda e il suo essere umano

Una sorta d’intuizione mi spinge da anni a ragionare sulla disgregazione degli elementi banali della vita umana che muta e si trasforma attraverso la dissoluzione di antiche ideologie, il manifestarsi di nuove logiche  nel lavoro e nella vita privata, l’interazione fra l’essere umano e le nuove applicazioni delle tecnologie informatiche. Mi sono persuaso che la terza rivoluzione industriale, che probabilmente non si è del tutto manifestata ad oggi, ha creato una sorta di natura seconda, un mondo artificiale nel quale l’essere umano è colui che attiva i processi economici e industriali. Una nuova concezione dell’universo e dei processi sociali di produzione e consumo di beni materiali o immateriali si accompagna per forza a una nuova concezione dell’uomo in senso assoluto. Credo che i processi in atto in questi decenni si configureranno come l’attivazione di condizioni culturali e produttive che daranno origine a una condizione umana talmente diversa da quella dei secoli di cui c’è una ragionevole memoria. La trasformazione potrebbe essere così radicale da configurarsi come una natura seconda. Considero che si possa dare la possibilità che  nel corso dei prossimi decenni la realtà umana, e la sua relativa visione del mondo, muterà in termini assolutamente radicali al punto da ritrovarsi disconnessa con tutto ciò che è venuto prima.  Penso, per fare un paragone assolutamente arbitrario, alla radicalità delle scoperte scientifiche del seicento che hanno disintegrato i modelli di sapere di matrice medioevale precedenti. Questo periodo che la terza rivoluzione industriale ha aperto si presta alla radicalità e mi limito ad un solo esempio: la scoperta di acqua su Marte. La scoperta in Italia è passata sottotono e le gesta più  o meno strampalate dell’ultimo protagonista di qualche spettacolo d’intrattenimento televisivo contano per il Mario Rossi nostrano e gentile signora più di qualunque  evento rilevantissimo di natura scientifica. Tuttavia l’evidenza che l’elemento di base della vita è presente fuori dal pianeta azzurro finirà con il produrre diverse concezioni della vita e del cosmo e questo non potrà non avere delle ricadute culturali e infine politiche. La produzione di beni materiali e di sussistenza con la rivoluzione industriale è entrata in una seconda natura parallela, altra e diversa da quella del ciclo delle stagioni e del mondo agricolo pre-industriale; adesso è probabile che l’essere umano incontri una sua natura seconda non più riconducibile a un senso di appartenenza al passato proprio e collettivo ma a una nuova appartenenza a un presente dominato da poteri tecnologici e industriali rafforzati da una scienza al servizio del profitto e dell’interesse dei pochissimi.

IANA per FuturoIeri





28 giugno 2010

Kucinich e la guerra afgana

26 Giu, 2010

Kucinich e la Guerra in Afganistan: ancora sulla Risoluzione Privilegiata

Tradotto da: F. Allegri 


Presento ai lettori una  nuova traduzione di Franco Allegri certo di far cosa gradita.

IANA

Kucinich e la Guerra in Afganistan: ancora sulla Risoluzione Privilegiata
08/03/2010

Di Dennis Kucinich
Ciao da Dennis,
Questa settimana una risoluzione privilegiata sarà portata sul terreno della House of Representatives per fare un tentativo di portare via l’America dalla guerra in Afganistan.
Questa risoluzione, che ho scritto richiede che il Presidente rimuova le truppe entro 30 giorni dall’approvazione della risoluzione e non oltre il 31 Dicembre 2010.
Ci sono molte ragioni sul perché dobbiamo venire via dall’Afganistan; ne nominerò alcune.
Spendiamo centinaia di miliardi di dollari – del tutto improduttive – perché il governo centrale afgano è totalmente corrotto.
Abbiamo un migliaio di soldati che hanno perso la vita. E molti altri feriti, alcuni di loro in modo permanente.
Tanti cittadini afgani sono stati uccisi o feriti come risultato di questo conflitto.
Dovevano fare attenzione all’esperienza russa in Afganistan.
L’Afganistan non sta per essere conquistato e noi dobbiamo capire che il peso dello storia va contro i nostri sforzi sin dall’inizio.
Ora dobbiamo determinare se l’America prenderà una nuova direzione in Afganistan oppure no. Non sprofondare ancora a causa della corrente, ma uscirne.
Quello è ciò che sarà discusso questa settimana a Washington.
Per favore aiutateci. Per favore passate la voce.
Per favore contatta chi pensi sia influente per ottenere che i membri del Congresso diano un’attenzione forte a questo voto.
Questo voto si verificherà Mercoledì.
Grazie, come sempre, per il vostro aiuto e per la vostra determinazione per vedere la creazione di un mondo più pacifico.
Grazie.
Tradotto da F. Allegri il 20/06/2010

TESTO IN INGLESE
Kucinich War in Afghanistan Privileged Resolution Update
08/03/2010
By Dennis Kucinich
Hi, Dennis here,
This week a privileged resolution will be brought to the floor of the House of Representatives to make an attempt to try to get America out of the war in Afghanistan.
This resolution, which I wrote, requires the President to remove the troops within 30 days from the time the resolution is passed and no later than December 31st, 2010.
There are many reasons why we need to get out of Afghanistan; I’ll just name a few.
We’re spending hundreds of billions of dollars - total waste - because the Afghanistan central government is totally corrupt.
We have a thousand troops whose lives have been lost. And many more injured, some of them permanently.
Countless individual Afghanistan citizens have been killed or injured as a result of this conflict.
We should take heed from the Russian experience in Afghanistan.
Afghanistan is not going to be conquered and we have to understand that the weight of history has been against our efforts from the start.
Now we have to determine whether or not America will take a new direction in Afghanistan. Not to go in deeper with the surge, but to get out.
That’s what is going to be discussed this week in Washington.
Please, help us. Please, get the word out.
Please, contact anyone who you think could be influential in getting members of Congress to pay close attention to this vote.
The vote will occur on Wednesday.
Thank you, as always, for your help and for your determination to see a more peaceful world created.
Thank you.
—-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli, di Firenze e di molti altri a titolo amichevole. L’associazione è stata inclusa nella redazione “allargata” di Anno Zero e il suo sito è stato selezionato da O. Beha come uno dei 100 siti resistenti italiani. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




13 giugno 2010

Dibattere, discutere, pensare, trovare, capire

12 Giu, 2010

Impero, Oligarchia e Democrazia

Una traduzione di Franco Allegri per Empolitica su Nader

 


Impero, Oligarchia e Democrazia
01/03/2010
Di Ralph Nader
I 2 principi gonfiati di Impero e di Oligarchia portano il nostro paese verso uno stato profondamente corporativo, di fatto non compatibile con democrazia e regno della legge.
Ancora una volta il New York Times offre ai suoi lettori l’evidenza.
Nel suo numero del 25 Febbraio 2010, 2 pagine di fatti confermano questo deterioramento implacabile a spese di tanta gente innocente.
La storia principale dimostra che il tipo di speculazione massiccia – il capitalismo da casino una volta detto Business Week – in derivati complessi è ancora forte e sfrutta il debole e il senza potere che paga il conto finale.
Titolato “Banks Bet Greece Defaults on Debt They helped Hide”, l’articolo scuote anche i lettori induriti dai racconti dell’avarizia e dell’abuso di potere.
Ecco l’inizio dello scritto: “Le scommesse di alcune banche che aiutarono la Grecia a coprire i suoi debiti crescenti ora spingerebbero velocemente la nazione alla rovina finanziaria”.
“Ripetendo il tipo di commerci che rovesciarono da vicino l’American Insurance International Group /AIG/, l’assicurazione a popolarità crescente contro il rischio del default greco rende più duro per Atene la raccolta del denaro che le serve per pagare i suoi debiti: secondo i mercanti e gli amministratori del denaro”.
“Tali contratti, detti credit-default swaps, di fatto permettono a banche ed hedge funds di lucrare sull’equivalente finanziario di un allarme incendio di tipo 4: il crollo di un’impresa, o nel caso della Grecia, un paese.
Se la Grecia non onorasse i debiti, i titolari questi swaps faranno profitto.”
“E’ come fare un’assicurazione anti incendio sulla casa del vicino – create un incentivo ad incendiare la casa”, disse P. Gisdakis, capo della strategia del credito all’UniCredit di Monaco.
Questi credit-default swaps incrementano “il rischio sistemico” temuto che prolifera finché non tocca le spalle di contribuenti, lavoratori e risparmiatori che pagano il conto.
E se la Grecia cadesse, Spagna, Portogallo o Italia potrebbero essere il prossimo e la globalizzazione porterebbe gli effetti rapaci della speculazione avventata sulle nostre rive.
La Grecia entrò nel guaio finanziario per una varietà di ragioni, ma è stato dimostrato che Goldman Sachs e altre grandi banche le insegnarono, per onorari generosi, come nascondere la vera condizione finanziaria statale. L’avarizia al lavoro.
Notate due punti.
Questi derivati sono contratti che riguardano centinaia di miliardi di dollari ed essenzialmente non sono regolamentati. Di fatto tali transazioni non sono tassate, diversamente dalla tassa sul valore aggiunto europea su manufatti, acquisti all’ingrosso e al dettaglio.
L’assenza di restrizioni governative produce la depredazione illimitata.
Come dissero gli investitori astuti nell’economia reale: “quando il denaro per la speculazione sostituisce quello per l’investimento, l’economia reale soffre insieme alla gente”.
Ricordate il collasso di Wall Street del 2008 e chi paga per il grande aiuto di Washington.

L’altra storia dimostra che la Presidenza è divenuta un Imperio regolato fuori dalla legge e dalla responsabilità verso i cittadini.
Il Times riferisce “quanto lontano la C.I.A. abbia esteso la sua guerra segreta straordinaria oltre la cintura tribale montagnosa e in profondità nelle città periferiche del Pakistan”.
Lavorando con la controparte segreta pachistana, la C.I.A ha avuto qualche copertura per fare quello che voleva nel realizzare “dozzine di raid attraverso tutto il Pakistan l’anno passato”, secondo il NY Times.
“Guerra Segreta” è stata una frase applicata molte volte in tutta la storia della C.I.A., anche se all’inizio l’agenzia era stata creata dal Congresso, proprio dopo la 2° Guerra Mondiale, per riunire i servizi, non per impegnarsi in operazioni letali in tutto il mondo.
Senza il freno congressuale o delle corti federali, i Presidenti dicono che possono dare e danno l’ordine ai subordinati di andare ovunque nel mondo, penetrare in ogni paese: se solo dicono che è necessario sequestrare e distruggere per quella che credono sia la sicurezza nazionale.
I cittadini americani all’estero non sono esclusi.
Sopra la legge e oltre la norma spiega il tipo di illegalità che i padri della nostra costituzione aborrirono in Re Giorgio e limitarono nella separazione dei poteri del nostro paese.
Poiché i fondatori non avrebbero tollerato che il Presidente fosse accusatore, giudice, giuria e carnefice, misero la dichiarazione di guerra e le autorità delle assegnazioni nel Congresso.
Sia il Presidente G. W. Bush che Barack Obama credono di avere una discrezione sfrenata per impegnarsi in qualsiasi atto coperto o palese.
Questa è una definizione d’Impero che disprezza la legge internazionale e più di un trattato che gli Stati Uniti aiutarono a scrivere e firmarono.
“Forniti” con lontani e mortali tecnologie come i droni che volano sopra Pakistan e Afganistan grazie ad operatori in Nevada, molti civili sono stati uccisi, inclusi quelli alle feste matrimoniali e nelle case.
Nondimeno, ha portato 15.000 soldati (USA e Afgani) con gli armamenti più moderni ad occuparsi di trecento guerrieri Talebani a Marja i quali con molti altri Afgani, per varie motivazioni, ci vogliono fuori dalla loro nazione.
L’ex Marine Combat Captain Matthew Hoh descrisse queste ragioni nella sua dettagliata lettera di dimissioni lo scorso autunno. (http://www.huffingtonpost.com/2009/10/26/matthew-hoh-resigns-state_n_334840.html)
Il consigliere alla sicurezza nazionale di Obama, il generale in pensione J. Jones stimò in circa 100 gli uomini di Al Qaeda in Afganistan, gli altri sarebbe migrati in altri paesi.
Ed uno potrebbe aggiungere, quelli la cui migrazione ha incrementato i loro numeri perché si considerano come combattenti per espellere gli invasori stranieri.
Perciò molti osservatori capaci hanno fatto questa riflessione: l’occupazione militare alimenta le insurrezioni e crea le condizioni per maggiori arruolamenti e mutilazioni
Persino la gente della sicurezza nazionale e militare di Bush ha concluso questo.
La gente americana deve capire che il suo governo avventato e i contrattisti aziendali depositano quantità di vendetta nelle regioni occupate che potrebbe tornare a perseguitarci.
Abbiamo più da perdere dal disprezzo della legge internazionale che dai terroristi suicidi che reagiscono a quello che credono sia il terrorismo statale occidentale contro il loro popolo e il passato storico dell’occidente fatto di dittature che opprimono la loro popolazione.
L’Americano non fu scelto per i Re e le loro attività militari fuggiasche.
Quanto è tragico che noi siamo arrivati a questo impero fortificato così detestato dai padri fondatori e previsto in anticipo dal duraturo discorso di commiato di George Washington.
Dove è il “We the People”?
—-
Tradotto il 6 giugno 2010 da F. Allegri per Futuroieri. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare anche il suo diario sulla crisi.
TESTO IN INGLESE
Empire, Oligarchy and Democracy
01/03/2010
By Ralph Nader
The twin swelling heads of Empire and Oligarchy are driving our country into an ever-deepening corporate state, wholly incompatible with democracy and the rule of law.
Once again the New York Times offers its readers the evidence.
In its February 25, 2010 issue, two page-one stories confirm this relentless deterioration at the expense of so many innocent people.
The lead story illustrates that the type of massive speculation - casino capitalism, Business Week once called it - in complex derivatives is still going strong and exploiting the weak and powerless who pay the ultimate bill.
Titled “Banks Bet Greece Defaults on Debt They Helped Hide,” the article shocks even readers hardened to tales of greed and abuse of power.
Here are the opening paragraphs: “Bets by some of the same banks that helped Greece shroud its mounting debts may actually now be pushing the nation closer to the brink of financial ruin.”
“Echoing the kind of trades that nearly toppled the American Insurance International Group /AIG/, the increasingly popular insurance against the risk of a Greek default is making it harder for Athens to raise the money it needs to pay its bills, according to traders and money managers.”
“These contracts, known as credit-default swaps, effectively let banks and hedge funds wager on the financial equivalent of a four-alarm fire: a default by a company, or in the case of Greece, an entire country.
If Greece reneges on its debts, traders who own these swaps stand to profit.”
“It’s like buying fire insurance on your neighbor’s house - you create an incentive to burn down the house,” said Philip Gisdakis, head of credit strategy at UniCredit in Munich.
These credit-default swaps increase the dreaded “systemic risk” that proliferates until it lands on the backs of taxpayers, workers and savers who pay the price.
And if Greece goes, Spain or Portugal or Italy may be next and globalization will eventually bring the rapacious effects of mindless speculation to our shores.
Greece got into financial trouble for a variety of reasons, but it was widely reported that Goldman Sachs and other big banks showed them, for generous fees, how to hide the country’s true financial condition. Avarice at work.
Note two points.
These derivatives are contracts involving hundreds of billions of dollars and are essentially unregulated. These transactions are also essentially untaxed, unlike Europe’s value added tax on manufacturing, wholesale and retail purchases.
The absence of government restraints produces unlimited predation.
As astute investors in the real economy have said, when money for speculation replaces money for investment, the real economy suffers and so do real people.
Remember the Wall Street collapse of 2008 and who is paying for the huge Washington bailout.

The other story shows that the Presidency has become a self-driven Empire outside the law and unaccountable to its citizens.
The Times reports “how far the C.I.A. has extended its extraordinary secret war beyond the mountainous tribal belt and deep into Pakistan’s sprawling cities.”
Working with Pakistan’s counterpart agency, the C.I.A. has had some cover to do what it wants in carrying out “dozens of raids throughout Pakistan over the past year,” according to the Times.
“Secret War” has been a phrase applied numerous times throughout the C.I.A’s history, even though the agency was initially created by Congress right after World War II to gather intelligence, not engage in lethal operations worldwide.
Unrestrained by either Congress or the federal courts, Presidents say they can and do order their subordinates to go anywhere in the world, penetrate into any country, if they alone say it is necessary to seize and destroy for what they believe is the national security.
American citizens abroad are not excluded.
Above the law and beyond the law spells the kind of lawlessness that the framers of our constitution abhorred in King George and limited in our country’s separation of powers.
Because our founders would not tolerate the President being prosecutor, judge, jury and executioner, they placed the war-declaration and appropriations authorities in the Congress.
Both Presidents George W. Bush and Barack Obama believe they have unbridled discretion to engage in almost any overt or covert acts.
That is a definition of Empire that flouts international law and more than one treaty which the United States helped shape and sign.
Equipped with remote and deadly technologies like drones flying over Pakistan and Afghanistan by operators in Nevada, many civilians have been slain, including those in wedding parties and homes.
Still, it is taking 15,000 soldiers (U.S. and Afghan) with the most modern armaments to deal with three hundred Taliban fighters in Marja who with many other Afghans, for various motivations, want us out of their country.
Former Marine Combat Captain Matthew Hoh described these reasons in his detailed resignation letter last fall. (http://www.huffingtonpost.com/2009/10/26/matthew-hoh-resigns-state_n_334840.html)
Mr. Obama’s national security advisor, Ret. General James Jones estimated that there are about 100 Al Qaeda in Afghanistan with the rest migrating to other countries.
And one might add, those whose migrate are increasing their numbers because they cast themselves as fighting to expel the foreign invaders.
So many capable observers have made this point: occupation by our military fuels insurgencies and creates the conditions for more recruits and more mayhem.
Even Bush’s military and national security people have made this point.
The American people must realize that their reckless government and corporate contractors are banking lots of revenge among the occupied regions that may come back to haunt.
We have much more to lose by flouting international law than the suicidal terrorists reacting to what they believe is the West’s state terrorism against their people and the West’s historical backing of dictatorships which oppress their own population.
American was not designed for Kings and their runaway military pursuits.
How tragic that we have now come to this entrenched imperium so loathed by the founding fathers and so forewarned by George Washington’s enduring farewell address.
Where are “We the People”?

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2 Commenti a "Impero, Oligarchia e Democrazia"

1 | iacopo nappini

Giugno 13th, 2010 at 13:26

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Il difensore dei consumatori statunitensi usa termini e fa afffermazioni che nel Belpaese hanno cittadinanza solo presso alcune minoranze politiche e sociali. Temo che l’immagine che ci viene offerta degli Stati Uniti sia perlopiù propaganda quando non invenzione giornalistica o visione parziale e faziosa. Perchè di Nader non parlano i telegiornali o le riviste del Belpaese? Dove sono gli articoli critici e analitici sul sistema made in USA? Cosa si sa davvero in Italia di quel che succede nella Nazione-Impero che regge il sistema attuale di produzione e consumo?

2 | F. Allegri

Giugno 13th, 2010 at 14:34

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Caro professore, ho capito 3 anni fa che era nader il nostro pensatore vietato, la sua esistenza era negata ai più distorta agli altri.
Perché?
E’ difficile dirlo, ma è mia opinione che la sua forza di innovazione dia noia a conservatori di destra e di sinistra che si sono innamorati del bipolarismo con 60 anni di ritardo e per giunta in modo distorto.
Nel nostro piccolo colmiamo la lacuna.
nei prossimi giorni posterò anche uno scritto di Kucinich sulla guerra e uno di Moore sulla politica interna che somiglia in modo incredibile agli scritti di grillo.
Oggi comincio a lavorare ad un nuovo scritto di nader sulla povertà a Washington!




29 maggio 2010

Uno scritto molto difficile sul non detto finora

Uno scritto molto difficile sul non detto finora

Non vorrei esser frainteso, ma ho l’impressione che stia prendendo forma una sorta di nuovo millenarismo, di crisi di fiducia nel futuro e in questa realtà che si traduce in credenze di tipo magico, ufologico, New Age. Sento e percepisco una crisi di valori e di senso tanto profonda quanto reale che striscia fra le pieghe dei discorsi, che narra di inquietudini enormi che sono la manifestazione di paure inconfessabili o ancestrali. Percepisco una crisi del fatto religioso non come istituzione ma come senso profondo, come fede in quanto tale. Ho fatto una piccola ricerca privata anche su youtube e su certi autori, che mi ha disturbato molto, intorno a certi aspetti pseudo-religiosi dei diversi “esperti” di alieni come von Däniken, Zecharia Sitchin, Malanga. Ho letto le loro convinzioni come una ricerca di un qualcosa di divino e sacro non più rintracciabile nelle forme della società contemporanea. Questa ricerca del sacro che guarda a possibili presenze aliene nel remoto passato della terra è indice di una crisi radicale dei valori e delle credenze e anche se finora essa è stata limitata finora a gruppi di appassionati a temi legati all’occulto capisco che essa è il segnale di paure sedimentate nella società industriale. Il senso della vita è in crisi profonda nella presente civiltà perchè questo sistema di valori premia il possesso dei beni e milioni di esseri umani sono esclusi dalla grande festa dell’abbondanza finta o non ci credono più. Ecco che le paure profonde e le inquietudini inconfessabili si materializzano in una sorta di pesante attenzione misticheggiante alle teorie clipeologiche, ufologiche e della cospirazione. Questo accade quando la civiltà è scossa dalla crisi economica, la fede diventa un fatto politico o spettacolare, nuove potenze imperiali emergono e la grande potenza imperiale statunitense entra in crisi. C’è qualcosa di spaventoso nella piega che ha preso questa civiltà industriale giunta al suo terzo tempo. Sembra, ma in qualche caso è bene togliere il sembra, che ciò che prima era attribuito a Dio, agli angeli e ai demoni venga attribuito di peso a forze aliene; ad esempio il concetto di matrice creazionista, teso a mettere in discussione la teoria dell’evoluzione darwiniana,  di un atto soprannaturale che fonda la razza umana  è oggi mutato in una teoria che vuole l’umanità manipolata da alieni, o comunque l’elemento alieno avrebbe interagito con le prime forme di civiltà. Queste teorie non sono novità, le leggevo da pre-adolescente sui libri di Peter Kolosimo, autore fermo nelle sue convinzioni clipeologiche e ufologiche e nel concetto del condizionamento alieno all’inizio della civiltà umana. Le sue teorie il Kolosimo le aveva esposte e pubblicate fin dal 1969 anno del suo successo editoriale. Tutto questo bagaglio fra l’ufologia e la metafisica torna prepotentemente oggi grazie a internet e ai libri e al millenarismo legato al 2012. Questo però è possibile perché la crisi di senso che attraversa la civiltà industriale è profonda, così profonda che deve cercare teorie così lontane e improbabili per darsi un punto di riferimento, per trovare qualche risposta alla domanda: Chi siamo?
  In questi anni c'è la novità di questo ritorno del già noto perché la questione “aliena”, per così dire, adesso si lega a tendenze misticheggianti, magiche o a visioni delle origini dell’umanità di matrice creazionista. In realtà credo che dietro il mistero e il discorso su ciò che non è ancora spiegato ci sia una inconfessabile speranza di veder chiaro dentro il senso della vita umana e dentro il destino della propria civiltà, uno sforzo di comprensione che un tempo sarebbe stato proprio delle divinità e dei profeti. Quindi da un certo punto di vista l’altro deve esistere, non è solo una questione filosofico-bruniana del ritenere ragionevole e razionale l’ammettere la vita su altri pianeti ma piuttosto un delimitare un senso e un confine alla propria condizione umana proprio quando una serie di confini mentali e abitudini consolidate sembrano venir meno per via dell’immigrazione, dei cambiamenti climatici, delle nuove tecnologie che cambiano le relazioni fra gli esseri umani; ad esempio penso ai telefonini in grado di fare foto, film, e collegarsi in internet. Non mi ero mai reso conto di quanto profondissima e gravissima fosse questa crisi, anzi comincio a pensare che essa segni un momento di passaggio forse è in arrivo un terzo tempo della Terza Rivoluzione Industriale o perfino una Quarta Rivoluzione Industriale. Il presente adesso può diventare passato.

IANA per Futuro Ieri




22 maggio 2010

Una ripubblicazione empolese sul futuro manifestato

22 Mag, 2010

De Reditu Suo - 2° libro: La manifestazione del futuro

 


De Reditu Suo - Secondo Libro
La manifestazione del futuro

06/02/2010
Del Prof. I. Nappini

Se guardo indietro negli anni, alla distanza di due o tre decenni con particolare riferimento a ciò che era opinione comune osservo che non si sono verificate né le profezie catastrofiche di terze o quarte guerre mondiali e neanche si è realizzato il migliore dei mondi possibili, e neanche un compromesso fra queste posizioni.
IL CATASTROFISMO DA DISTRUZIONE TOTALE IN UNA GUERRA NUCLEARE A LASCIATO SPAZIO A GUERRE A BASSA INTENSITÀ E A CONFLITTI ARMATI CHE NASCONDONO EVIDENTEMENTE DIETRO DI ESSI LA MANO DI FINANZIATORI OCCULTI E MERCANTI DI ARMI.

Le speranze di natura positivistica che vedevano nel futuro una dose abbondante di progresso e benessere per tutti si sono arenate davanti alla crisi e all’arricchimento senza precedenti di alcune minoranze di ricchissimi che hanno manipolato l’informazione e la grande politica per trarre enormi vantaggi sociali ed economici.
Il futuro quando si è manifestato come presente ha spiazzato un po’ tutti, anche le meraviglie del computer hanno preso una forma inimmaginabile con Internet e con l’I-Pod e presto con l’I-Pad.
LA MACCHINA CON IL SUO SAPERE UNIVERSALE
pare disponibile e non remota o magica e soprattutto vicina attraverso una strumentazione semplice che rende disponibile il sapere, scritti, immagini e suoni.
Del resto per quanto amaro possa essere devo ammettere con me stesso che la vita di Steve Jobs il genio di Silicon Valley e il fondatore della Apple ha mutato più cose nel mondo umano di sessant’anni di politica internazionale della Repubblica Italiana.
Oggi come oggi 150 anni d’Italia unita non valgono il peso specifico di trent’anni del solo Stato della California.
La creazione di un modello nuovo di mettere in relazione gli esseri umani con l’intelligenza artificiale ha visto proprio alcuni singoli personaggi geniali e lo Stato della California come protagonisti di una rivoluzione tecnologica che è una linea di divisione fra la storia e la cultura la civiltà umana di prima e quella che sarà.
L’ITALIA MENTRE SI CREAVA IL MONDO UMANO NUOVO SI CONSOLAVA CON QUALCHE VECCHIO CIALTRONE CHE DECLAMAVA ROZZAMENTE IL FASCINO DI SECOLI PERDUTI E DI ANTICHE OCCASIONI MANCATE PER CAMBIAR QUALCOSA MENTRE INTERI SETTORI STRATEGICI, RAPPRESENTATI ANCHE DALL’OLIVETTI, VENIVANO SMANTELLATI E TANTE ATTIVITÀ INDUSTRIALI, COMMERCIALI E DI RICERCA CHIUDEVANO O SI TRASFERIVANO ALL’ESTERO.

Forse è per non essere travolti da questo fallimento assoluto e collettivo che ogni anno decine di migliaia di cittadini del Belpaese cercano di trovar lavoro specializzato e ben remunerato altrove in Stati civili dove il merito e il valore e la professionalità conta qualcosa e dove il valore del singolo non è rimesso al capriccio di alcuni potenti o peggio degli interessi dei loro familiari o protetti.
PERCHÉ UN UMANO DOVREBBE LEGARE LA SUA VITA E LA SUA FEDELTÀ A UN BELPAESE CHE NON È E NON PUÒ MANTENERE VINCOLI DI NATURA CIVILE, SOCIALE O DI SANGUE.

Non è possibile che da una parte ci siano solo doveri del cittadino e dell’italiano e dall’altra solo i privilegi dei privati che usano la politica per diventar ricchi e difendere i loro beni strappati alla malvagità del mondo.
Fuggire è l’ultimo dei trentasei piani quando il male si fa marea e il nemico copre la terra con i suoi armati e i suoi servi, allora il guerriero deve salvar se stesso per poter un giorno di nuovo tornar a combattere.
TALVOLTA MORIRE È INUTILE ALMENO QUANTO VIVERE.

—-
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




17 aprile 2010

Sulla Politica interna Statunitense, trad. di Franco Allegri

16 Apr, 2010

L’abbandono di Dodd e Dorgan

Scritto da: F. Allegri In: Ralph Nader

Proponi su Proponi su 
OkNotizie  
9 gennaio 2010

Di Ralph Nader
Il ritiro dei Senatori Democratici veterani, C. Dodd, 65 anni, del Connecticut e Byron Dorgan, 67 anni, del Nord Dakota hanno alcune conseguenze sia a breve che a lungo termine per il Partito Democratico e i suoi membri. L’annuncio del ritiro del Senatore Dodd non mi ha sorpreso.
Egli ha passato momenti difficili con questa sanità, con la perdita del fratello germano più vicino e del suo grande amico al Senato — Ted Kennedy — e non sarebbe incline a combattere una guerra in salita per la rielezione.
Il 2010 è, di fatto, l’anno legislativo più importante della sua carriera per le riforme dell’assicurazione sanitaria e finanziaria.
Mr. Dodd potrebbe rassicurarsi perché è molto probabile che egli sarà sostituito dal Procuratore Generale del Connecticut R. Blumenthal che guida i sondaggi ed è pronto a vincere facile.
Mr. Blumenthal troverà una grande opportunità per usare la sua esperienza pratica come un importante avvocato dei consumatori al Senato contro le infrazioni aziendali.
Il Senatore J. Lieberman — l’ermafrodita politico della politica nazionale — probabilmente è eccitato.
Blumenthal detesta le politiche di Lieberman e la sua auto-rettitudine untuosa ed era pronto a batterlo nel 2012.
Ancora una volta, Lieberman trova trifogli a 4 foglie — la prima quando fu il 50esimo voto democratico al Senato, poi il 60esimo voto — con il fine di spingere il Partito Democratico verso la destra, e ora ha perso un avversario formidabile per il 2012.
Per il Senatore Dodd, la questione è se (ora che è liberato dai finanziamenti di Wall Street) può divenire un avvocato legislativo tenace di consumatori e investitori nella principale legge di regolazione di Wall Street che ora è alla Senate Banking Committee dove lui è il Presidente e la forza più potente.
Come un’anatra zoppa, tutte le sue competenze e decisione dovranno essere usate per evitare che i suoi colleghi prendano vantaggio dal suo ritiro annunciato.

Il populista della prateria del Nord Dakota, il Senatore Byron Dorgan lascia dopo 30 anni passati alla House e al Senato.
Egli lascerà un grande buco che sarà più grande se sarà sostituito dal Governatore Repubblicano incombente John Hoeven.
Dorgan fu un autentico “American populist”.
Da bambino, i suoi parenti l’avrebbero portato ai comizi dei duri agricoltori contro le grandi ditte che difendevano la tradizione della Non-Partisan League del grande populismo agricolo.
Come commissario fiscale del Nord Dakota, indicò la strada per sfidare le grandi imprese multinazionali che stavano usando tattiche evasive per sfuggire alla tassazione statale.
Al Senato, undici anni fa, guidò un manipolo di Senatori profetici in una battaglia perdente per preservare la prospera Glass-Steagall Act che teneva separate le banche commerciali da quelle di investimento.
Clinton, i grandi banchieri e il Tresury Secretary Robert Rubin presero la loro via e l’economia continuò a perdere la sua in un’orgia di disastrosa speculazione alimentata con il denaro dell’altra gente.
Sempre con i piedi per terra, dalla parte di chi lavora, Dorgan non fece mai sua la teoria empiricamente infame del “libero commercio” usata per esportare lavori e industrie in nazioni guidate da dittatori fascisti e Comunisti che sanno come tenere i loro lavoratori al loro posto.
La sua critica della Federal Riserve era informata e inflessibile, come lo erano i suoi moniti sulla crescita del monopolio dei media in sempre meno mani.
Se è così bravo, perché ha deciso di lasciare?
Nelle sue parole, vuole scrivere una coppia di libri, insegnare un pochino e fare qualche lavoro sul terreno dell’energia “nel settore privato”.
L’ultima suscita alcuni fastidi tra i suoi amici più vicini. Come uno che ha conosciuto il Senatore Dorgan per anni, sospetto che ci sia un’altra ragione nel miscuglio.
Vuole ottenere cambiamenti reali che lui ritiene sostenuti dalla maggioranza degli americani.
Ha atteso per tanto tempo che i Democratici prendessero il controllo del Congresso e della Casa bianca.
Questo è accaduto e poco è cambiato.
Alla fine del 2009, durante il dibattito al Senato sull’assicurazione sanitaria, Dorgan propose e spiegò eloquentemente un emendamento per ridurre i prezzi dei farmaci — i più alti del mondo – permettendo la cosiddetta reimportazione dei farmaci da paesi come il Canada soggetti a protezioni normative.
Si attendeva il sostegno forte del presidente dato che Obama aveva promesso di sostenere questa lotta necessaria nella campagna presidenziale.
Dorgan si sbagliava.
La Casa Bianca non usò nessuno dei suoi capitali per avere i pochi voti extra necessari.
Per Mr. Obama era già fatto un accordo privato con i capi delle imprese del farmaco.
Questa potrebbe essere stata l’ultima goccia per il Senatore Dorgan.
Egli non è l’unico Democratico progressista al Congresso che sta dicendo: “Da che parte sta il Presidente Obama, per davvero?”
Amerei vedere una petizione firmata da dozzine di gruppi civici, di operai, e agricoltori USA per spingere il Sen. Dorgan a rivedere la sua scelta e correre per un altro mandato di 6 anni.
In caso contrario un altro presidio della gente al Congresso sarà distrutto.
Quella voce interna della giustizia va considerata un valore da salvare e per questo si possono rinviare i 2 libri e l’insegnamento.
—-
Tradotto da F. Allegri il 13/04/2010
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it



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