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11 settembre 2014

11/09/1973 Colpo di Stato in Cile

Si ricorda l'anniversario del colpo di stato in Cile che depose in modo persecutorio e omicida il legittimo governo del presidente cileno Allende. Un colpo di stato cruento che fu dettato in modo particolare da interessi materiali e commerciali prima ancora che ideologici a dimostrazione che il processo di trasformazione del potere della grande finanza e delle multinazionali  in potere  politico, che opera con abbondanza di mezzi e uomini,  era già in atto negli anni settanta.

http://it.wikipedia.org/wiki/Salvador_Allende

http://www.youtube.com/watch?v=1OyI326QdvA




23 novembre 2011

Le tavole delle Colpe di Madduwatta: Dominati e dominanti nel Belpaese

 




Una storia antica si ripete, il padrone straniero batte un colpo e il Belpaese risponde,talvolta a modo suo. Il 2 maggio 1945 le forze armate della Wermacht che Hitler aveva  collocato nella Penisola si arresero alle forze armate alleate, inizia sotto il presidente statunitense Truman  la pagina dell'Italia  colonia culturale, economica, morale e civile degli Stati Uniti; e tanto per non sbagliare di lì a breve portaerei di terra per gli aerei da guerra a stelle e strisce sul mediterraneo infestato da terroristi e agenti comunisti.  Le forze che si opponevano a questo erano le solite forze d'opposizione italiane ossia divise su tutto e settarie e  destinate a restare sempre fuori dalle stanze che contano e dove si decide qualcosa. In particolare i Comunisti italiani erano la principale opposizione all'egemonia statunitense sulla penisola e avevano un peso politico e sociale ma mai sono andati al potere con le bandiere rosse al vento e  le insegne della falce e martello stampate sopra. Alcuni ex comunisti pentiti dopo mezzo secolo  e sotto le insegne di un riformismo laburista in salsa italiana e con un ex democristiano come premier il professor Prodi sono arrivati a prendere alcuni ministeri. Fine. Per il resto si tratta di una storia antica già nota tante volte scritta; il presidente Truman si aggiunge alla lunga schiera di dominatori e padroni forestieri quali Teodorico, Alboino, Carlo Magno, l'Imperatore Barbarossa, Federico II, Francesco I, Carlo V, Napoleone, Francesco Giuseppe, Vittorio Emanuele II. Tutti questi personaggi sono fondatori di periodi più o meno intensi di dominio straniero sulle terre e i beni delle genti difformi della Penisola, il Savoia non si salva dalla lista sommaria qui esposta perchè la Repubblica ha abiurato con la sua fondazione il passato monarchico e autoritario del fu Regno d'Italia. Quindi anche quel periodo diventa per forza di cose dominio straniero. Oggi il dominio Statunitense in Italia è in crisi e a mio avviso il presidente del consiglio appena deposto dal parlamento italiano  ha pagato questo passaggio, o forse dovrei scrivere per  questo cambiamento di pagina.  Per far capire cosa intendo osservo che il mito americano si va dissolvendo, gli anni dove si poteva fare un manifesto politico ricopiandolo dalla pubblicità commerciale sono morti, sono morti anche gli anni ottanta del denaro facile del mito reganiano in politica, del neo liberismo rimane solo l'incubo della povertà per milioni di piccoli borghesi e l'arrocco dei privilegi e delle impunità da parte di piccolissime minoranze di miliardari e di superburocrati. Piccole minoranze di straricchi disposti a tutto pur di comprarsi politica e nazioni al riparo dallo strapotere delle multinazionali e dei diversi complessi militar-industriali legati alle potenze imperiali. Il mito umano e metafisico di Berlusconi apparteneva a una parte del Belpaese che credeva in una versione ridotta e stracciona del sogno made in USA, per milioni di elettori era il fondatore di una dinastia imprenditoriale  e politica che ricordava la telenovela di Dallas, la serie con il mitico e cattivissimo J.R. Il cavalier nero era per milioni di elettori l'uomo milanese che aveva creato da sè una grande dinastia familiare proprio come quelle delle telenovele made in USA. Quest'uomo  anche per i suoi scandali sessuali, giudiziari, politici, privati, per milioni d'italiani fu d'esempio e occasione d'invidia e di approvazione aperta o tacita.   Il potentissimo Berlusconi era la biografia di tanta parte del Belpaese; e questo prima di venir eletto. Quel tempo è finito e frequentemente sulla rete o in televisione si sente il rombo degli aerei da bombardamento della NATO e statunitensi nel Mediterraneo e nel lontano oriente. Infatti le prime mosse del cosidetto governo tecnico sono superpolitiche e di allineamento  alla politica estera di Stati Uniti e ex Impero Inglese guarda caso proprio sull'Iran paese che fa buoni affari con cinesi e russi e perfino con gli italiani e che è messo sotto pressione e minacciato di aggressione militare da  parte di Israele, USA e da ciò che resta del fu Impero Inglese. Solitamente Berlusconi aveva buoni rapporti con i leader russi e cinesi, a mio avviso questo era un motivo in più per tanti partigiani e tifosi  della causa statunitense in Italia  per invitarlo a lasciare la Presidenza del Consiglio.  Il tempo di Berlusconi è finito quando sono morti per milioni d'italiani i suoi sogni propagandistici da pubblicità commerciale e il suo mito americano di quarta mano. Spero che la sua uscita si porti dietro chi ha creduto in queste cose pessime e funeste, aggiungo che se ci sarà un Italia sarà fondata sull'ennesima abiura dei popoli della Penisola verso un passato ritenuto indecoroso, quel passato è questo presente.

IANA
 
http://it.wikipedia.org/wiki/Dallas_(serie_televisiva)
http://it.wikipedia.org/wiki/Larry_Hagman
http://www.lettera43.it/attualita/32040/la-russia-inaccettabili-le-sanzioni-usa-all-iran.htm
http://www.notiziarioitaliano.it/index.php/mondo/82706-programma-nucleare-sanzioni-all-iran
http://anpi-lissone.over-blog.com/article-19147943.html
http://www.iran.it/




16 luglio 2011

Una riflessione sulla crisi da parte di Franco Allegri



Volentieri pubblico per i lettori del Blog questa riflessione sulla crisi di Franco Allegri.


Diario della crisi: 2011 - quarantunesimo mese di 84.

i mesi "relativamente duri" della degenerazione sociale!


SULLA CRISI

Il disastro in corso è chiaro da gennaio, come minimo!

(verso la teoria di Lester R. Brown)

13/07/2011

Di F. Allegri

Da più di tre anni scrivo questo diario della crisi e si può dire che ho previsto tutto e soprattutto che tutto quello che è accaduto era prevedibile: sia i fatti che i momenti e talvolta entrambi!

Non avevo pensato alla guerra di Libia ovvero agli interessi inconfessabili dell’Italia, ma avevo detto (e l’avevo chiaro in me) che marzo sarebbe stato un mese cruciale per I DESTINI DI QUESTO NUOVO ED ENNESIMO ANNO DI CRISI.

Come dico nel titolo: “Il disastro in corso è chiaro da gennaio, come minimo!”

Oggi darò una prima spiegazione, ma nei prossimi giorni una mia periodica traduzione degli scritti di Lester R. Brown mi permetterà quell’approfondimento che il pensiero politico ed economico italico non può fare. Io lessi quello scritto a gennaio!

Oggi farò le premesse necessarie a quello scritto.

Questa non è una crisi come ce ne sono state tante e spesso: è qualcosa di diverso e peggiore anche rispetto alla crisi del 1929.

E’ la crisi del mondo occidentale così come lo crearono e studiarono i poteri forti e gli stati imperiali dominanti dopo la seconda guerra mondiale.

Va in crisi l’ideologia liberal democratica e nasce il terzo capitalismo che sarà caratterizzato dai dissidi tra i vecchi stati dominanti democratici e ricchi da un lato e le grandi nazioni in via di sviluppo guidate da dittature o da pseudo democrazie fragili, popolose e senza delle illusioni sullo sviluppo inevitabile.

A fine gennaio la Tunisia era già in fiamme e l’Egitto era vicino al colpo di palazzo, qualcuno pensava anche all’effetto domino nei paesi arabi del mediterraneo …. tutti sistemi politici che erano clienti buoni della nostra industria e tutti alleati del nostro governo di minoranza e senza un progetto politico.

Lester Brown ha dato una spiegazione originale a questa crisi mondiale.

Da un lato ci sono gli scritti che ho tradotto nelle scorse settimane e che spiegano gli aumenti mondiali del prezzo del grano e di tutti gli alimenti basilari per popolazioni povere e giovani.

Questa è la penuria del pianeta che scalda a livello parziale, ma ad essa va aggiunta la bomba demografica.

Lester Brown ha fatto questa ricerca incrociata nei paesi che sono crollati fino ad oggi e presto vi darò i risultati della sua fatica.

L’aggravamento della crisi è dietro l’angolo e i sacrifici che continuano a chiederci si riveleranno vani, certamente nel medio e lungo termine, forse anche a breve.

Al momento continua la stretta alleanza fra i poteri forti americani e la dittatura Cinese e questa ha tanti inconvenienti: in primis danneggia anche i cittadini americani, sia gli elettori democratici che quelli repubblicani. A lungo termine la situazione si complica e io penso come Lester Brown: questo non è lo sviluppo possibile per la Cina; è un abbraccio mortale e forse anche una strada senza ritorno per quel regime.

L’Europa unita a livello bancario e monetario è in mezzo, tra la dittatura popolosa e l’impero impoverito e mal amministrato!

Mi direte che la Cina aumenta il PIL del 10% annuo?

Mi direte che Giannino (chi?) ha previsto la parità di PIL tra USA e Cina entro il 2019 (per altri anche prima)?

Io vi rispondo qui che il PIL cinese è un falso gonfiato da quell’inflazione che caratterizza tutti i boom produttivi dell’industrializzazione pesante e inquinante: anche la Cina ha la sua bolla e la circonda con problemi seri di sovra – popolazione, inquinamento, impoverimento dei terreni agricoli, aumenti vertiginosi di tutte quelle malattie che caratterizzano le nostre nazioni.

Io voglio aggiungere altre considerazioni strettamente correlate.

Il capitalismo imperiale e dittatoriale non garantirà i livelli di consumismo conosciuti in passato.

E’ luglio e la gente va al mare solo il sabato e/o la domenica. Ecco spiegato l’affollamento delle nostre spiagge: sono tutti a casa e le agenzie non faranno il tutto esaurito nemmeno ad agosto.

L’apatia dei giovani fa il resto specie se accompagnata dei limiti della nostra classe dirigente che nessuno ha selezionato con criteri moderni.

Siamo a tutti gli uomini del Presidentissimo e del governicchio.

Come si fa ad avere un governo di minoranza in momenti così difficili?

Semplice, bastano opposizioni divise e spesso incapaci di valutare quello che accade e accadrà.

Il resto lo fa il mediocre interesse di bottega e la perversione generalizzata e diffusa in ogni ceto sociale e politica!

Auguri Italia, ne avrai bisogno!

Verrà la crisi e farà quel che vuole!

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16 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: debiti e politica


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto: debiti e politica

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco: Ecco che esce fuori il fascista! Ti pareva che non invocasse l’uomo forte, un duce un tanto al chilo. Son morti quei tempi, oggi la gente vuole la pornografia a gratis in rete, i soldi facili, mandar a farsi ammazzare nelle guerre per gli stranieri i figli dei disoccupati e dei poveri, la macchina, l’appartamento, le rendite, cinque pasti al giorno e la vita comoda. Altro che marce, problemi, fatica, e per rancio la gavetta con la minestra riscaldata. Fare l’impero, essere potenza, ma quando mai; siamo la mezza pensione di tutti gli eserciti che a turno bivaccano in questa sfortunata penisola da secoli attraversata da eserciti stranieri e dominata da potenze imperiali. Un popolo invecchiato, impaurito, impoverito e svaporato, con una gioventù smarrita e priva di vero sostegno che cosa può chiedere dal destino: un dittatore o piuttosto un pappone proveniente dalla fila della delinquenza comune?

Marco: La tua cattiveria è pari alla tua insensibilità verso ogni valore. D’accordo forse non sono proprio un patriota, ma il mio discorso resta valido. La cancrena si cura con l’amputazione e i nostri mali hanno bisogno di cure radicali. Riguardo a queste guerre devo dire che non sono le nostre. A che servono? In fondo servono solo a creare debito, e chi controlla il debito controlla le leve del potere e quindi l’economia, il commercio, lo Stato. Un blindato  armato costa almeno un milione di Euro, a un certo punto uno stato deve scegliere. Che fare di questo milione? Ci costruisco un asilo nido, faccio un giardino pubblico per gli anziani, sistemo le strade di una città di provincia, faccio costruire un monumento, offro borse di studio o compro un veicolo blindato per qualche guerra inutile che forse frutterà qualche appalto per la ricostruzione e qualche affare per le banche? Ma la guerra costa, e per pagarla occorre fare il debito, il debito pubblico. Chi acquista il debito assume il controllo o quantomeno ha una potente arma di ricatto nei confronti della politica e di tutto ciò che ci gira attorno. Perché Cina e Giappone  hanno quote significative del debito pubblico Statunitense, è evidente che così cercano di esercitare una pressione sull’amministrazione Obama. E come sono arrivati gli USA a tutto ciò: le spese militari che da una parte dissanguano le casse della loro Repubblica ma dall’altro gli danno l’egemonia globale. Perché chi ha la forza delle armi esercita un grande potere e può permettersi di far lievitare i debiti e di viverci sopra.

Ingegnere: Il mio ultimo viaggio in Cina è stato determinato da un noto calcolo che indica come nel 2010 l’Asia avrà in mano il 10% dei consumi globali e la crescita sostenuta di quel continente porta a pensare che entro il 2030 determinerà il 30% dei consumi globali. Per la verità io non credo a queste statistiche, la statistica è quella cosa per cui se io mangio un pollo con patatine intero e voi saltate il pasto può risultare che dividendo per tre il risultato tutti e tre abbiamo mangiato un terzo di pollo con contorno. Evidentemente in questa storia della crescita in Asia c’è chi vince e chi perde. Comunque mi risulta corretto questo dato della crescita della potenza cinese e aggiungo anche di quella indiana. Personalmente credo solo ai dati numerici che posso controllare o di cui trovo qualche riscontro. Per esempio come si può esser sicuri della solidità di un sistema economico se la speculazione e segnatamente la speculazione su case e fabbricati falsa la realtà. Quando l’economia si è fatta virtuale e la moneta è diventata elettronica è stato possibile negli Stati Uniti creare un mercato immobiliare drogato da milioni di mutui concessi a soggetti poveri o marginali  o che semplicemente vivevano di lavori precari. Di per sé non era una cosa sbagliata: molti di questi soggetti appartenevano a minoranze svantaggiate o erano di colore e la casa poteva essere un primo passo per mitigare le tensioni sociali e la disparità dei redditi, qualcosa però non ha funzionato, il grande piano si è rotto, la crescita non c’è stata, le forze che sostenevano il grande affare sono sparite e la situazione è precipitata. Questi poveri con mutuo  che poi non sono riusciti a pagare le rate, la catena dei prestiti facili ha messo in moto una macchina di pignoramenti e fallimenti che ha rovinato interi quartieri e successivamente le stesse banche. Che te ne fai di una schiera di case pignorate in un quartiere degradato e che nessuno vuol comprare perché non ci sono i soldi per farlo? Mi risulta inoltre che sono sorti diversi problemi legali relativi al pignoramento delle case, temo che davanti all’evidenza di questa cosa colossale i pignoramenti non verranno fatti o comunque andranno per le lunghe. Quei mutui subprime se non ci sono nemmeno gli immobili a garantirli valgono meno di zero. Comunque ora questa vicenda assume contorni terribili, sembra che la crisi abbia causato perdite nel sistema finanziario e bancario globale per 4.100 miliardi di dollari, la stima è del FMI.  Questa è recessione, altro che storie, e quei miliardi si sono dissolti.

Francesco: Il denaro è una convenzione, almeno da quando non è stato più coniato con l’argento o l’oro da re, principi, sommi sacerdoti e così via. Un pezzo di carta è un pezzo di carta, un tondo d’oro o d’argento con il profilo di un re o uno stemma è un fatto concreto. Mi par chiaro che se questi morosi avessero dovuto pagar in monete d’argento o d’oro questa storia non sarebbe mai iniziata. Siamo alle solito i poteri bancari fanno fare il debito pensando di controllare debito e debitore e guarda un po’ che caso: salta il banco. Il potere finanziario e bancario finisce con il perdere il controllo sul mostro che ha creato e la politica per anni presa in giro per la sua imperizia nel gestire le cose dell’economia deve salvare le banche dal fallimento in America e in Europa. Alla fine i profitti sono privati e i danni pubblici. Questa è la logica dello stronzo che mette la fabbrica in un paese di disperati, e io ne so qualcosa, inquina e sfrutta certo dell’impunità. Poi fatti i soldi molla tutto, sparisce spesso con la cassa e rincomincia in un paese diverso. Qui da noi c’è troppa tolleranza per la feccia tra le file dei colletti bianchi. Personalmente dò la colpa alla chiesa Cattolica che perdona con troppa facilità, alla televisione che è cattiva maestra e al popolo italiano che è ignorante e cattivo e ai finti intellettuali nostrani che corrompono la cultura e le masse.

Ingegnere: A questo punto ricordo che siamo perfino un popolo di poveri, quanti saranno ormai dopo quasi tre anni di crisi i poveri in Italia, forse sei milioni, forse sette, forse otto? E quanti quelli che hanno perso la testa, che non studiano più, che non cercano più lavoro,  che sono  delinquenti?

Francesco: Di sicuro i poveri sono almeno otto milioni, l’ipotesi peggiore è senz’altro quella che s’avvicina al dato reale. Vi devo chiedere una cosa… Non è che il nipote per non pagare la cena ha usato qualche trucco che so quello del somalo, delle svedesi, del cinese; lui ne è capace.

Ingegnere: Per la verità no, è stato un caso, almeno credo.

Marco: Il trucco delle svedesi è quello di arrivare con due ragazze e far pagare il conto al quarto che fa da pollo con la scusa che non si può far pagare le signore e poi ci si rifà, quello del somalo è portare uno di colore e dire che viene dalle ex colonie e provare a impietosire il pollo che offre la cena a tutti e due con qualche storia strappalacrime, il cinese è infilarsi dentro una situazione, fare l’intruso e uscir via in silenzio prima che arrivi il conto da dividere magari con la scusa di una telefonata al cellulare o di aver lasciato la macchina in divieto di sosta.

Ingegnere: Incredibile, che storie. No. Vi ripeto un caso.

Francesco: Sinceramente, se si è comportato male porgo io le scuse

 Marco: Senta, facciamo così, bastano un cento euro per il disturbo?

Francesco: Che pazzia è mai questa paghi per il nipote, e tutto insieme!

Ingegnere: Via su metta a posto i soldi, troverò un modo per farmi saldare, non dubiti.




8 luglio 2011

Una nuova traduzione di F.Allegri sulla speculazione sui grani

Scritto da F. Allegri


LA GRANDE CRISI DEL CIBO DEL 2011*
Di Lester R. Brown
www earth-policy.org
Earth Policy Release
Plan B Update
14 Gennaio, 2011
Mentre inizia il nuovo anno, il prezzo del grano è al suo massimo di sempre nel Regno Unito.

Le rivolte del cibo si diffondono in Algeria.
La Russia importa grano per nutrire il suo bestiame prima del pascolo di primavera.
L’India sta lottando con un tasso d’inflazione da cibo del 18% annuo ed esplodono le proteste.
La Cina cerca all’estero enormi quantità potenziali di grano e granturco.
Il Messico compra i futures sul granturco per evitare aumenti inimmaginabili per la tortilla.
E il 5 Gennaio l’organizzazione U.N. Food and Agricultural annunciò che il suo indice del prezzo del grano a dicembre aveva superato il più alto di sempre.
Ma mentre negli anni passati, era stato il clima che aveva causato un picco nei prezzi delle merci, ora sono le tendenze in entrambi i lati dell’equazione della domanda/offerta del cibo che guidano verso l’alto i prezzi.
Dal lato della domanda, i colpevoli sono la crescita della popolazione, della ricchezza e l’uso del grano come carburante per auto.
Dal lato dell’offerta: l’erosione del suolo, l’impoverimento delle fonti, la perdita di terre per usi non agrari, la deviazione dell’acqua da irrigazione verso le città, il calo della resa del raccolto nelle agricolture avanzate, – per l’effetto serra – le ondate di calore che seccano il grano e la fusione dei ghiacciai montani e polari.
Questi trend climatici uniti sembrano destinati a fissare un dazio sempre più alto in futuro.
C’è almeno una notizia buona ma debole sul lato della domande: La crescita della popolazione mondiale, che arrivò al 2% annuo intorno al 1970, è calata sotto il 1,2% all’anno nel 2010.
Ma poiché la popolazione mondiale è quasi raddoppiata dal 1970, noi stiamo ancora aggiungendo 80 milioni di persone ogni anno.
Stanotte ci saranno 219.000 bocche addizionali da nutrire al tavolo della cena e molte di loro saranno accolte con i piatti vuoti.
Altre 219.000 si uniranno a noi domani notte.
Ad un certo punto, questa crescita senza fine inizia a tassare sia le abilità degli agricoltori che i limiti delle terre della terra e le risorse idriche.
Oltre la crescita della popolazione, ci sono ora quasi 3 miliardi di persone che salgono sulla catena del cibo mangiando quantità più grandi di bestiame nutrito con grano e prodotti di pollame.
La crescita nel consumo di carne, latte e uova in paesi che sviluppano molto velocemente non ha precedenti.
Il consumo totale di carne in Cina oggi è già quasi il doppio di quello negli Stati Uniti.
La terza causa dell’aumento della domanda è l’uso dei grani per produrre carburante per auto.
Negli Stati Uniti, che raccolsero 416 milioni di tonnellate di grano nel 2009, 119 milioni di tonnellate andarono nelle distillerie di etanolo per produrre carburante per auto.
Quello è abbastanza per nutrire 350 milioni di persone per un anno.
Il grande investimento USA nelle distillerie di etanolo regola lo stadio per la competizione diretta fra le auto e le persone per la produzione di grano mondiale.
In Europa, dove gran parte della flotta auto viaggia con carburante diesel c’è una domanda crescente di olio diesel vegetale, principalmente dai semi di colza e dall’olio di palma.
Tale domanda di raccolti che producono olio non riduce solo la terra disponibile per i raccolti di cibo in Europa, guida anche la cancellazione della foresta pluviale in Indonesia e in Malaysia a favore delle piantagioni di palma.
L’effetto combinato di queste 3 domande crescenti è sbalorditivo: il raddoppio nella crescita annuale del consumo mondiale d i grano da una media di 21 milioni di tonnellate all’anno dal 1990 al 2005 ai 41 annui dal 2005 al 2010.
Gran parte di questo alto salto è attribuibile all’orgia di investimento nelle distillerie di etanolo negli Stati Uniti dal 2006 al 2008.
Nuovi problemi sono emersi sul lato della fornitura mentre uno vecchio come l’erosione del suolo si è intensificato e mentre la crescita della domanda annua di grano è raddoppiata.
Si stima che 1/3 del terreno agrario del mondo stia perdendo lo strato fertile più velocemente di quanto esso si forma attraverso i processi naturali
– e così perde la sua produttività innata.
2 vaste aree desertiche si formano, una tra il nord est della Cina, la Mongolia occidentale e l’Asia centrale, l’altra in Africa centrale.
Ognuna di queste fa sembrare piccola l’area desertica USA degli anni trenta.
I satelliti mostrano un flusso stabile di tempeste di sabbia in uscita da tali regioni, ognuna spazza milioni di tonnellate di preziosa terra fertile.
Nella Cina del Nord, quasi 24.000 villaggi rurali sono stati abbandonati o parzialmente spopolati mentre i pascoli sono stati distrutti dallo sfruttamento e mentre le terre fertili sono state inondate dalla migrazione delle dune di sabbia.
In paesi con una grave erosione del suolo, come Mongolia e Lesotho, i raccolti del grano sono diminuiti mentre l’erosione abbassa le rese ed eventualmente porta all’abbandono del terreno.
Il risultato diffonde la fame e la crescita dalla dipendenza dalle importazioni.
Haiti e la Corea del Nord, due paesi con suoli erosi severamente, sono cronicamente dipendenti dagli aiuti di cibo dall’estero.
Intanto l’impoverimento delle falde diminuisce velocemente l’ammontare dell’area irrigata in molte zone del mondo; tale fenomeno assai recente è dovuto all’uso su larga scala di pompe meccaniche che sfruttano l’acqua sotterranea.
Oggi, la metà della gente del mondo vive in paesi dove l’acqua da tavola diminuisce mentre il sovra pompaggio impoverisce le falde.
Se una falda è impoverita, il pompaggio è di fatto ridotto al tasso di ricarico a meno che non sia una falda fossile (non reintegrabile), allora il pompaggio finisce del tutto.
Ma presto o tardi, la perdita dell’acqua da tavola si traduce in aumento dei prezzi del cibo.
L’area irrigata è diminuita in Medio Oriente, particolarmente in Arabia Saudita, Siria, Iraq e possibilmente in Yemen.
In Arabia Saudita, che era del tutto dipendente da una falda fossile ora impoverita per la sua autosufficienza granaria, la produzione è in caduta libera. Dal 2007 al 2010 la produzione di grano saudita è caduta di più dei 2/3.
Entro il 2012, probabilmente la produzione di grano finirà del tutto, lasciando il paese del tutto dipendente dal grano importato.
Il Medio Oriente Arabo è la prima regione geografica dove lo spreco delle scorte d’acqua sta diminuendo il raccolto di grano.
Ma i veri grandi deficit di acqua sono in India dove i numeri della Banca Mondiale indicano che 175 milioni di persone sono state alimentate con grano prodotto con il sovra pompaggio.
In Cina il sovra pompaggio da cibo a quasi 130 milioni di persone.
Negli Stati Uniti, l’altro principale produttore di grano del mondo, l’area irrigata è diminuita in stati agricoli chiave come California e Texas.
L’ultimo decennio ha testimoniato l’apparizione di un’altra costrizione ancora per la crescita della produttività agricola globale: la diminuzione del lavoro arretrato per le tecnologie non sfruttate.
In alcuni paesi avanzati a livello agricolo, gli agricoltori usano tutte le tecnologie disponibili per aumentare la resa.
In Giappone, il primo paese a vedere una crescita sostenuta nella resa di grano per acro, le rese per il riso sono appiattite da 14 anni.
Le rese del riso in Corea del Sud e Cina ora sono in avvicinamento a quelle del Giappone.
Assumendo che gli agricoltori dei 2 paesi incontrino le stesse costrizioni di quelli in Giappone, più di 1/3 del raccolto di riso mondiale sarà presto prodotto in paesi con poco potenziale per altri aumenti della resa del riso.
Una situazione simile sta emergendo con le rese del grano in Europa.
In Francia, Germania, e nel Regno Unito le rese del grano non aumentano più da tempo.
Questi 3 paesi insieme sommano quasi 1/8 del raccolto mondiale di grano.
Un’altra tendenza che riduce la crescita del raccolto di grano mondiale è la conversione di terra agricola a usi non agricoli.

L’ampliamento suburbano, la costruzione industriale e la pavimentazione della terra per fare strade, autostrade e tanti parcheggi reclamano terre agricole nella Central Valley della California, nel bacino del Nilo in Egitto e in paesi densamente popolati che si industrializzano rapidamente come Cina e India.
Nel 2011, si prevede che la vendita di auto in Cina sia di 20.000.000 – un record assoluto.
L’esperienza USA dice che per 5 milioni di auto aggiunte alla flotta di un paese, quasi un milione di acri va pavimentato per far comodo a loro. E la terra agricola è spesso la perdente.
Le città che crescono veloci competono anche con gli agricoltori per l’acqua d’irrigazione.
In zone dove tutta l’acqua è stata trovata, come la gran parte dei paesi in Medio Oriente, la Cina del Nord, gli Stati Uniti del Sud Ovest e gran parte dell’India, il deviare l’acqua verso le città significa meno acqua d’irrigazione disponibile per la produzione di cibo.
La California ha perduto forse un milione di acri di terra irrigata in anni recenti mentre i contadini hanno venduto alte quantità di acqua ai milioni di assetati di Los Angeles e San Diego.
L’aumento della temperatura rende anche più difficile l’espansione del raccolto di grano mondiale a un ritmo sufficiente a sostenere il passo da record della domanda.
I gruppi ecologisti hanno la loro esperienza: Per ogni aumento di 1 grado Celsius nella temperatura sopra l’ottimo durante la stagione della crescita, noi ci possiamo aspettare un 10% di declino nelle rese del grano.
Questo effetto temperatura sulle rese fu del tutto visibile nella Russia occidentale durante l’estate del 2010 mentre il raccolto fu decimato quando le temperature si alzarono molto sopra la norma.
Un altro trend nuovo che minaccia la sicurezza del cibo è lo scioglimento dei ghiacciai montani.

Questo è di particolare importanza sull’Himalaya e sull’altopiano tibetano dove il ghiaccio sciolto dai ghiacciai aiuta non solo a sostenere i grandi fiumi dell’Asia durante la stagione secca, l’Indo, il Gange, il Mekong, loYangtze e il Fiume Giallo ma anche i sistemi di irrigazione che dipendono da questi fiumi.
Senza questo ghiaccio sciolto il raccolto di grano cadrebbe precipitosamente e i prezzi aumenterebbero di conseguenza.
E infine, a tempo più lungo, le distese di ghiaccio sciolto in Groenlandia e Antartico Occidentale, combinatecon l’espansione termica degli oceani minacciano di far crescere il livello del mare fino a 6 piedi durante questo secolo.
Pure una crescita di solo 3 piedi inonderebbe metà della terra del riso in Bangladesh.
Ciò metterebbe sotto acqua pure gran parte del delta del Mekong che produce la metà del riso del Vietnam, l’esportatore numero 2 nel mondo.
In tutto ci sono altri 19 delta fluviali che producono riso in Asia e che ridurrebbero di molto i raccolti a causa del livello alto del mare.
L’attuale impulso ai prezzi del grano e della soia nel mondo, e ai prezzi del cibo in generale, non è un fenomeno temporaneo.
Non possiamo più aspettare che le cose tornino alla normalità perché in un mondo con un sistema di cambiamento climatico rapido non c’è un normale al quale ritornare.
I tumulti di queste ultime e poche settimane sono solo l’inizio.
Non è più un conflitto tra super potenze armate pesantemente, ma piuttosto è lo spreco delle scorte di cibo e l’aumento dei suoi prezzi – e il tumulto politico che questo scatena – che minaccia il nostro futuro globale.
Se i governi non definiranno velocemente la sicurezza e non sposteranno le spese dal militare agli investimenti per il clima, l’efficienza idrica, la conservazione del suolo e la stabilizzazione della popolazione, il mondo, probabilmente, lotterà in futuro sia con più instabilità climatica che con la volatilità del prezzo del cibo.
Se l’affare continuerà come al solito, i prezzi del cibo tenderanno solo verso l’alto.
*NOTA: questo articolo apparse su Foreign Policy Giovedì 10 Gennaio, 2011.
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Lester Brown è Presidente dell’Earth Policy Institute e autore di World on the Edge: How to Prevent an Environmental and Economic Collapse (New York: W.W. Norton & Company, 2011).
Dati, note e fonti addizionali possono essere trovati su www.earth-policy.org.
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Research Contact:
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Washington, DC 20036

Tradotto da F. Allegri il 30 giugno 2011.
Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini adesso lavora alla sua nuova rubrica “Wikyleaks e le nudità del re”, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.




16 maggio 2011

Su Obama: una traduzione di F. Allegri dagli Stati Uniti

L'amico Franco Allegri ha tradotto un pezzo di Nader su Obama, si tratta di una cosa curiosa e un pò retorica che critica certe scelte di questo presidente tanto amato dal suo popolo a stelle e strisce. Mi pare doveroso verso i miei venticinque lettori pubblicare il pezzo.

IL Mio Amico Barack




Il Mio Amico Barack
22/11/2010
Di Ralph Nader

Dopo quasi due anni passati, io posso immaginare George W. Bush che scrive al suo successore la seguente lettera:
Caro Presidente Obama:
Come voi sapete io sto smerciando il mio libro Decision Points e mentre faccio le interviste, la gente mi chiede che cosa io pensi del lavoro che voi state facendo.
La mia risposta è la stessa: Egli ha diritto di prendere le decisioni senza le mie critiche.
E’ un lavoro abbastanza duro anche così.
Ma le loro domande mi spinsero a scrivervi per esprimervi privatamente la mia continua ammirazione per il lavoro che state facendo.
Stupefacente!
Io parlo “in privato” perché l’esprimere i miei sentimenti in pubblico non farebbe alcun bene ad entrambi, se voi sapete cosa io vi esprimo.

Primo, Io posso credere poco alla mia buona fortuna per come la vostra politica militare e estera – “continuità” era la parola usata recentemente dal mio buon amico, Joe Lieberman – ha protetto la mia successione.
Più che protetto, vi siete dimostrato davvero capace – e talvolta potrei dire persino di più – di “calciare l’asino”come il mio Babbo diceva.
Il mio stupore piacevole va oltre ogni limite.
Il nostro Justice Department non ha perseguito nessuna azione contro i miei – per non dire D. Cheney ed Io – con le folle per le libertà civili e i diritti umani che protestano perché lo facciate.
Oltre il mare, tutto ciò che vedo sono 5 stelle.
Voi state ruggendo in Afganistan, quando spedite le nostre grandi forze speciali in Yemen, dicendo, come me, che voi andrete ovunque nel mondo per uccidere quei terroristi.

Lo fate quando diceste che avreste assassinato cittadini USA all’estero sospettati di “terrorismo” – tale notizia uscì dalla radio durante la colazione mentre mangiavo il mio grano sbriciolato e quasi soffocai per lo stupore.
Voi avete i “cajones”, amico.
Io ero esitante sull’attraversare il confine in Pakistan – ma voi, uomo, siete saltato oltre.
Persino Dick, il quale non direbbe mai ciò pubblicamente, mi disse che era impressionato.
Le Sinistre cercano sempre di ricevere le vostre politiche per mostrare me negativamente.
Hah – Esse ricevono l’inferno di un tempo duro, non è vero?
Io segreti di stato, voi segreti di stato.

Io privilegio esecutivo, voi privilegio esecutivo.

Io fermai la distribuzione dei video sulla tortura, voi mi sosteneste.

Io detenzione indefinita, voi detenzione indefinita.

Io interpretazione straordinaria, voi interpretazione straordinaria.

Io ho spedito i droni, voi ne mandate tonnellate in più che volano a 24/7.

Io ho dovuto guardare dall’altra parte rispetto al danno collaterale, voi fate lo stesso e proteggete i nostri ragazzi che lo fanno.

Io ho approvato i raid per assassini notturni, voi state aumentando la puntata specialmente da quando il Generale Petraeus assunse la carica.

Io lagnandomi per la Difesa, voi non saltando un colpo. Io permettendo alla CIA di lasciarsi andare, voi diceste loro di operare in libertà.

Io chiesi nessuna foto delle nostre truppe cadute, voi fate lo stesso, ma permettete alle famiglie di andare a Dover dove io le avrei fatte fare.
C’è una grande differenza.
Io non ho mai aperto un libro di diritto.

Voi siete un massimo giurista di Harvard e insegnante di diritto costituzionale.

Perciò quando voi fate quello che feci io, uomo, è – ciò che si dice – legittimazione!
A livello domestico, certo voi stuzzicate Wall Street, ma voi continuate il grande salvataggio dei banchieri e del loro complesso di supporto.
Certo, siete più duro con le parole, ma loro meritano ciò – ricordate che dissi che i banchieri “sembrano ubriachi” e “hanno mal di testa”.
Ciò che ottenni con tale attacco è nel come voi manipolaste le unioni e i liberal che vi seguirono con i sogni di Hope and Change.
Con quale dolcezza spiegate loro che non hanno alcun posto dove andare, proprio come di solito noi diciamo lo stesso ai nostri conservatori (ma ora sono rinati come Tea Partiers arrabbiati).
Perciò, carta di credito, single payer, gli ostacoli del mio partito alle leggi del Congresso- voi avete fatto dimenticare tutto!
Siete stato un gran presidente – seguendomi su tante cose – mantenendo tanti tagli fiscali e le protezioni, aiutando i miei amici del gas e del petrolio (la mia base), con un grande prestito al nucleare, impedendo a Zio Sam di abbassare i farmaci, espandendo il libero commercio, non facendo il duro in Cina (a mio padre piace questo), evitando la retorica della lotta di classe e così via. Volete sapere quanto confido in voi?
Anche quando denunciaste la “tortura” d’oltre mare, io l’ammisi con orgoglio, approvando il suo uso per proteggere il paese e le sue libertà.
Non consiste in quello la Presidenza, insieme all’onorare le nostre truppe e gli sforzi totali della difesa nazionale?
Sempre fedele—
George W. Bush

P.S. Mia madre Barbara è una grande seguace.
Lei chiama il vostro tempo passato Obamabush.
Acuto, sempre, per qualcuno che non ha facilità di esprimersi.
—————–
Dite ai vostri amici di visitare Nader.Org e di iscriversi a E-Alerts.

Tradotto da Franco Allegri il 03/05/2011. Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini e di recente ha anticipato gli esiti del voto di fiducia, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.




3 febbraio 2011

Il mio commento alla traduzione di F.Allegri


iacopo nappini's Gravatar

30 gennaio 2011 at 15:12

 

Complimenti per la traduzione che deve esser stata onerosa.
Comunque il grande e premio Oscar rivela senza ombra di dubbio la profonda preoccupazione che scuote il gigante USA.
Inoltre, quasi in un gioco di paradossi, il nostro rivela che alcune critiche eccessive, agitate, scomposte che le minoranze di sinistra extraparlamentare e della destrissima nostalgica del Belpaese degli anni settanta rivolgevano al sistema USA sono vere, del tutto o in parte.


Ecco il catalogo di evidenze che si possono trarre dalla traduzione:

1. In USA esistono forme di censura Soft e talvolta Hard
2. Gli USA sono una civiltà Bellicista e capitalista
3. In USA le minoranze al potere sono più forti della somma delle disperse forze democratiche e liberali.
4. Gli USA hanno una cultura di massa, diretta dall’alto, controllata, conformista, legata a forti interessi economici, alla stregoneria di sette segrete di banchieri e finanzieri
5. Gli USA sono una potenza imperiale e pur nel vincolo di un regime sedicente “Democratico” portano avanti politiche globali di dominio e controllo
6. L’Italia uscita vinta e militarmente occupata dal tempo della disfatta Nazi-Fascista è parte della sfera di dominio e controllo degli Stati Uniti
7. La guerra è uno strumento ordinario e frequente della politica estera e interna degli USA
8. La cultura popolare e televisiva degli USA è un pezzo del sistema di Soft Power integrato perfettamente con le politiche militari e di repressione poliziesca e plagio delle masse
9. Il capitalismo USA praticando la distruzione creativa per scopi di trasformazione e sopravvivenza del sistema permette l’esistenza di soggetti alla Moore. Essi sono utili per dissolvere i vecchi poteri e per far emergere i nuovi. Elezione di Obama docet. Senza il lavoro iniziato dallo “spaccaferro” Moore e altri come lui in tanti avrebbero avuto difficoltà a dar un calcio al patriottismo millenaristico-repubblicano di Bush e dei suoi.
10. Non c’è oggi in Italia un soggetto politico che pensa la contemporaneità nella sua minacciosa natura, solo gruppi dispersi e singoli si rovinano domeniche, pomeriggi e parte dell’esistenza per tracciare qualche provvisoria certezza in questo presente che va verso la dissoluzione di vecchi poteri e l’emergere di nuove forze dominanti. Il tutto nel silenzio, nell’ostilità, nel disprezzo dei molti che sono italiani e italiane e vogliono vivere sperando nel miracolo di un passaggio televisivo, di una raccomandazione ben fatta, di una vincita miracolosa alla lotteria, nell’intercessione sacra di un Santo Protettore della famiglia.


Ancora una volta il grande specchio degli Stati Uniti rivela come l’Italia non si sia compiuta, la maggior parte della popolazione sia terrorizzata dal presente e ami svendere il furturo dei figli e nipoti per vivere la farsa tragica di una realtà di cose allucinate e deformi. In questo il gigante a stelle e strisce si rivela pragmatico, intelligente, abile, efficace. C’è in prospettiva da cambiar le facce e i sistemi del potere per salvare il potere nella sua essenza e nella sua natura. Spazio a questo Moore. Se riesce a creare certe condizioni di trasformazione della realtà e del suo racconto è bravo e avrà il suo pezzo di sogno Americano, se fallisce è un perdente, avanti il prossimo…
Non sempre l’intelligenza e la forza del potere che è dominio e controllo sulle civiltà umane e sulle risorse planetarie s’esprime con finezza e talento; talvolta i metodi possono esser rozzi ma efficaci.




3 febbraio 2011

Una Traduzione di F.Allegri sulle Guerre Statunitensi

Mai dimenticare: Le guerre cattive non sono possibili a meno che la buona gente le sostenga

 


Mai dimenticare: Le guerre cattive non sono possibili a meno che la buona gente le sostenga
L’apertura di oggi del blog di Mike

15 settembre 2010
Di Michael Moore
Io so che ora siamo “liberi” dalla Guerra all’Iraq da 2 settimane e le nostre menti guardano alla nuova stagione di football e al Fashion Week a New York. E come è eccitante che la nuova stagione autunnale della TV s’avvicina!
Ma prima che noi ci allontaniamo da qualcosa che noi tutti preferiremmo dimenticare, per favore mi permetterete proprio di dire qualcosa di chiaro, brusco e necessario:
Noi invademmo l’Iraq perché la maggioranza degli americani – inclusi i buoni liberali come Al Franken, N. Kristof & Bill Keller del New York Times, D. Remnick del New Yorker, gli editori dell’Atlantic e della New Republic, Harvey Weinstein, Hillary Clinton, Chuck Schumer e John Kerry – lo vollero.
Certamente la responsabilità attuale per la guerra va a Bush/Cheney/Rumsfeld/Wolfowitz perché ordinarono il bombardamento “di precisione”, l’invasione, l’occupazione, e il furto del nostro tesoro nazionale.
Io non ho dubbio che la storia registrerà che loro commisero il Crimine indiscusso del Secolo (giovane).
Ma come scapparono con esso considerando che loro avevano perso l’elezione presidenziale per 543.895 voti?
Sapevano pure che la maggioranza del paese con probabilità non li avrebbe seguiti in tale guerra (un sondaggio di Newsweek dell’Ottobre 2002 disse che il 61% riteneva “molto importante” per Bush l’ottenimento del SI formale delle Nazioni Unite per la guerra – ma quella non ci fu mai).
Perciò come riuscirono a farla?
Essi la fecero ottenendo le voci liberali a sostegno della loro guerra.
Essi la fecero creando l’immagine della scelta bipartisan.
Ed essi convincere i capi degli altri paesi come Tony Blair a salire a bordo per mostrare che non fossero solo i nostri servizi segreti a manipolare l’evidenza.
Ma più importante, Fecero accadere tale guerra (e il suo sostegno pubblico) perché Bush & Co. si unirono brillantemente al New York Times in una gara di serie di storie telefoniche da prima pagina su come Saddam Hussein avesse tutte queste “armi di distruzione di massa”.
L’amministrazione allegramente non nutrì con questa informazione falsa Fox News o il Washington Times.
Essi dettero questa al principale giornale liberal dell’America.
Devono aver fatto una baldoria di risate ogni mattina quando raccoglievano il New York Times e leggevano degli scenari più vicini ogni parola che parlava dei punti che avevano tramato nell’ufficio del Vice Presidente.
Io biasimo il New York Times per questa guerra più di Bush.
Mi attendevo che Bush e Cheney cercassero e se la cavassero con quello che fecero.
Ma il Times – e il resto della stampa – era pensato per FERMARE loro e fare il suo lavoro: Essere una cane da guardia inflessibile con governo e affari – e poi informare il pubblico in modo che noi si possa entrare in azione.
Invece, il New York Times dette alla presidenza Bush la copertura che serviva.
Essi poterono – e lo fecero – dire: “Hey, guarda, persino il Times dice che Saddam ha WMD!”
Con questo lavoro di base fatto, la cricca Bush finì convincendo un enorme 70% del pubblico a sostenere la guerra – un pubblico che gli aveva dato meno del 48% dei suoi voti nel 2000.
Presto il supporto liberal a questa guerra fu l’ingrediente chiave da vendere alla maggioranza del pubblico.
Io realizzo che questo è un qualcosa che nessuno nei media — nemmeno i più tra noi — vuole realmente discutere.
Chi fra noi vuole sentire la pena di dover ricordare che i liberal, in unione con Bush, fece accadere questa guerra?
Per favore, prima che la nostra memoria collettiva svanisca, io voglio proprio che noi si sia onesti con noi stessi e presento una versione squilibrata di come essi vinsero questa guerra.
Io posso garantirvi che i revisionisti si accerteranno che la verità reale non entri nei libri di storia.
I bambini nati quando la guerra cominciò hanno iniziato il secondo grado questo mese.
I ragazzi che avevano 11 anni nel 2003 sono ora grandi abbastanza per arruolarsi e venire uccisi in Iraq in una “capacità di non combattere”.
Essi non capiranno mai come noi arrivammo qui se noi non lo spieghiamo.
Così permettetemi di dire questo chiaramente: Questa guerra fu aiutata e favorita da
a) liberal che ebbero paura di esporsi e quindi restarono silenti; e
b) liberal che attualmente dicono che credettero alla presentazione cartoon di Colin Powell all’ONU e poi andarono contro il loro miglior giudizio offrendo pubblicamente il loro supporto per l’invasione dell’Iraq.
Primo, ci furono quei 29 (voltagabbana) senatori democratici che votarono per la guerra.
Poi ci fu la scena imbarazzante dei reporter che non potevano aspettare di essere “inclusi” e andarono a fare un giretto su un tank Bradley.
Ma la mia vera disperazione si lega alla gente sulla quale contavo per una dura opposizione a tale follia – ma che ci lasciò soli, in un limbo, mentre cercavamo di fermare la guerra.
Nel Marzo del 2003, essere una figura pubblica che parlava contro la guerra era considerato un suicidio della carriera istantaneo.
Prendete i Dixie Chicks come la Prova A.
Il loro cantante guida, Natalie Maines, espresse solo una frase di critica – e la loro carriera fu in effetti estinta e sepolta in quel momento.
Bruce Springsteen parlò in loro difesa, e un DJ del Colorado fu criticato per aver continuato a mettere le loro canzoni.
Questo fu per quel motivo.
Delle slealtà ovunque.
Poi MSNBC criticò il solo contrario alla guerra della notte – la leggenda TV Phil Donahue.
Nessuno al network — o in qualche network – parlò in sua difesa. Non potrebbe esserci più un Phil Donahue show.
(Poco fecero i GE sapendo ciò, quando si saziarono presto con quello delle ore 8pm con uno sportivo come Keith Olbermann, avrebbero finito con il critico più fiero e brillante della guerra, notte dopo notte dopo notte.)
Ci furono pochi altri — Bill Maher, Janeane Garofalo, Tim Robbins e Seymour Hersh – che non ebbero paura di dire la verità.
Ma dove erano tutti gli altri?
Dove erano tutte quelle supposte voci liberal sui media?
Al contrario, questo è quello che ci fu detto nel 2003 e nel 2004.
** Al Franken, che disse che “con riluttanza” era “un sostenitore della guerra contro Saddam”. E dopo 6 mesi di guerra Al diceva ancora: “C’erano ragioni per fare la guerra all’Iraq … io ero incerto su questo ma ancora non so se fosse necessariamente sbagliato (andare in guerra)”.
** Nicholas Kristof, editorialista del New York Times, che mi attaccò e scrisse un editoriale comparando me ai pazzi di destra che pretesero l’esecuzione di Hillary e Vince Foster. Egli disse che la gente come me stava “polarizzando la fogna politica”, e lui castigò tutti quelli che osavano chiamare le ragioni di Bush per fare la guerra all’Iraq “bugie”.
** Howell Raines, attuale direttore del “liberal” New York Times, che era, secondo l’ex direttore del Times Doug Frantz: “desideroso di avere articoli che sostenevano il guerrafondaio fuori da Washington … Egli scoraggiò i pezzi che erano blandi con la posizione del governo sulle supposte armi di distruzione di massa dell’Iraq e sui legami dichiarati di al-Qaeda”. Il libro “Hard News” riferì che “secondo mezza dozzina di fonti dentro il Times, Raines voleva dimostrare una volta e a chiunque che lui non dirigeva il giornale in un modo che tradiva le sue credenze liberal …”.
** Bill Keller, all’epoca editorialista del New York Times, scrisse: “Noi falchi riluttanti potremmo dissentire tra noi sulla logica più forte per la guerra — proteggere l’America, soccorrere gli iracheni oppressi o riformare il Medio Oriente – ma noi di solito concordiamo che la logica del preferire il buffetto non influisce … siamo pressati duro per vedere un’alternativa che non sia costruita sul pensiero illusorio”.
(Il New York Times è così a sinistra che quando Raines se ne andò, lo cambiò con … Keller.)
** The New Yorker, la rivista per liberal realmente svegli, vide il suo direttore in carica, David Remnick, sostenere la guerra sulle sue pagine: “La storia non ci scuserebbe facilmente se, decidendo di non decidere, tardassimo a considerare un capo totalitario aggressivo che vuole sviluppare armi di distruzione di massa ma anche usarle. … un ritorno a un lavoro vuoto di contenimento sarebbe l’opzione più pericolosa di tutte”.
(Per coprire il suo culo, il New Yorker aveva un altro direttore, R. Hertzberg, scrisse un editoriale anti-guerra come confutazione.)
Alcuni di questi hanno ripudiato il loro pronto sostegno della guerra.
Il Times criticò il suo WMD corrispondente e chiese scusa ai suoi lettori.
Al Franken è stato un grande Senatore.
Kristof scrive ora buoni editoriali (controllate quello di Domenica scorsa).
Ma il supporto della guerra di questi liberal preminenti e della maggioranza dei Democratici al Senato rese sicuro per la Destra il poter lanciare un’invettiva immorale e incontrollata di avversione e minacce su quelli (incluso io stesso) che osavano attraversare la linea.
Non fu insolito il sentire i media descrivermi come “non americano”, “anti-americano”, “aiutante dei terroristi”, e essendo un “traditore”.
Ecco proprio una coppia di esempi di quello che fu detto su di me sopra le onde aeree da due dei principali commentatori conservatori del paese:
“Fatemi dire proprio ciò che penso. Penso di uccidere Michael Moore, e mi sto chiedendo se potrei ucciderlo io stesso, o se ovrei assumere qualcuno per farlo. No, penso che potrei. Penso che lui potrebbe guardarmi negli occhi, voi sapete, e potrei proprio essere pieno di vita fuori — è sbagliato ciò? Smisi di logorarmi con il mio motto ‘What Would Jesus Do’ e avevo perso tutto il senso del giusto e dello sbagliato allora. Fui capace di dire: “Yeah, ucciderei M. Moore’, e poi di vedere il piccolo motto: ‘What Would Jesus Do?’ E allora avrei realizzato, ‘O voi non uccidereste Michael Moore. O almeno voi non lo soffochereste fino alla morte’. E voi sapete, bene, io non sono sicuro”. (Glenn Beck)
E: “Bene, io voglio uccidere Michael Moore. E’ ciò tutto giusto? Tutto giusto. E io non credo nella punizione capitale. Quello è proprio una burla su Moore”. (Bill O’Reilly)
(Ironicamente, O’Reilly fece la sua minaccia/burla la notte dopo che il seno di Janet Jackson fu rivelato al Super Bowl — che costo alla CBS una multa da oltre mezzo milione di dollari perché, lo sapete, i capezzoli sono molto più spaventosi delle minacce di morte.)
Così ciò è come ricorderò io i primi anni di guerra: vivendo con un reale e presente pericolo causato dall’odio montato dalle radio e dalle TV della destra.
(Io sono stato avvisato a non raccontare alcuni incidenti specifici che mi accaddero, poiché esso avrebbe solo incoraggiato altra gente pazza.)
Così io mi occupai di esso. E son ancora qui.
E io so che molti di voi attraversarono le loro balle, per manifestare contro la guerra a scuola, al lavoro, o alla cena di Thanksgiving, portando il loro fiato per dire semplicemente la verità.
Ma quanto sarebbe stato più facile per tutti noi se i potenti e autorevoli liberali fossero stati con noi?
Noi non possedevamo un giornale quotidiano o una rivista con una tiratura di milioni di copie.
Non avevamo il nostro show TV o il sistema.
Noi non eravamo invitati agli show come “Meet the Press”, perché semplicemente non potevano permettere che la nostra voce fosse udita.
Il gruppo di controllo dei media FAIR riferì che nelle tre settimane dopo l’inizio della guerra, il CBS Evening News permise solo una voce anti-guerra sul loro show — e quello fu in una notte in un momento (e quello fu di 4 secondi di me in una linea dal mio discorso all’Oscar) — anche se nel Marzo del 2003 i nostri numeri anti-guerra erano di milioni (ricordate le enormi dimostrazioni in centinaia di città?).
Eravamo circa il 30% del paese secondo i maggiori sondagg i (quello è quasi 100 milioni di Americani!) e ancora noi non avevamo modo di comunicare con ogni altro salvo che attraverso la Nation e pochi siti web come CommonDreams.org e Truth-Out.org.
Ma quello fu un non modo di costruire un enorme movimento di massa di Middle Americans per opporsi alla guerra.
Salvo che voi non siate stati fortunati e abbiate ricevuto un Oscar in diretta tivù davanti a gente in tripudio dove tu avevi 45 secondi per dire qualcosa prima che ti taglino e ti disapprovino fuori dello stadio (hahahaha), tu non hai un pubblico programmato.
(Jeez, certo fui molto criticato quell’anno: semplicemente camminando in aeroporto, o al ristorante, a una partita dei Laker dove a un tratto mi misero sul Jumbotron e il posto divenne così irritato-pazzo che Larry David, seduto vicino a me, sentì che per la sua sicurezza doveva scivolare giù di qualche sedia o andare a comprare una coppia di viennesi. Invece, si incollò al mio fianco – e le sue mosse abili e da ninja ci fecero uscire di là vivi dopo la partita.)
So che è duro ricordare, ma quando tale guerra iniziò, non c’era YouTube, Facebook, Twitter, nessun modo per voi di bypassare i signori dei media così da avere la tua parola del fottuto.
Troppo cattivo per i bastardi, tali giorni sono passati. Al prossimo giro, non sarà così facile far tacere una banda di ragazze country o cercare di silenziare qualcuno mentre accetta la sua piccola statua d’oro — o ignorare del tutto i milioni di cittadini nelle strade.
Così ora noi possiamo sperare che una delle nostre guerre sia finita.
Perdemmo troppo male. Odio perdere, e voi?
Ma il fatto è, noi perdemmo quando invademmo un paese sovrano che certamente non ci minacciava e non aveva a che fare con l’11/9.
Perdemmo vite (oltre 4.400 dei nostri, centinaia di migliaia dei loro), noi perdemmo arti (un totale di 35.000 soldati tornarono con varie ferite e disabilità e Dio sa quanti di più con problemi mentali).
Noi perdemmo il denaro che i nostri nipoti avrebbero potuto usare per vivere. E noi perdemmo la nostra anima, chi l’aveva, quella per un paese una volta-grande — persa del tutto.
Ora possiamo chiedere la redenzione — per clemenza?
Possiamo essere noi … “l’America ancora?
Credo che vedremo.
La grande maggioranza del paese eventualmente gira intorno alla posizione dei Dixie Chicks.
E noi eleggemmo un tizio anti guerra all’Iraq dal nome di Barack Hussein Obama.
Ma, per favore promettete a voi stessi di non dimenticare come il nostro paese divenne folle 7 anni e mezzo fa — anche se, a tanta gente al momento, sembrò completamente normale.
E io sono qui per dirvi: non importa quanto meglio è accaduto, non importa quanto voi potreste pensare che le cose siano normali ora, siamo ancora mezzi pazzi.
Ascoltate proprio la nuova infornata di “esperti sensibili” come iniziano a battere i tamburi su quello che dovremmo fare all’Iran.
Una guerra va, una (o due o tre) arriva.
Andiamo, Mr President, nessun ragazzo in più ha bisogno di morire oltremare indossando un’uniforme con la nostra bandiera sopra.
Noi non possiamo vincere con questo.
Facciamo scavare poche migliaia di pozzi in Afganistan, costruire poche moschee libere, lasciamo là del cibo e vestiario, fissiamo la loro rete elettrica, pubblichiamo una scusa e avviamo una pagina su Facebook così essi potranno stare in contatto con noi — e poi usciamo dall’inferno.
Il vostro National Security Advisor e il vostro CIA Director vi hanno detto che ci sono meno di 100 combattenti di al-Qaeda nell’intero paese. 100???
100.000 soldati USA contro 100 di al-Qaeda?
E’ questa una presentazione di Looney Tunes?
“A-ba-dee-a-ba-dee-a-ba-dee – That’s All Folks!”
Bisogna essere realisti.
Io sono compiaciuto che una guerra sia “finit a”.
Ma io so come noi arrivammo là – e voglio lottare ora con durezza per fermare queste altre guerre se voi non vorrete, Mr. Obama.
A vostra disposizione.
Il vostro, Michael Moore
MichaelMoore.com
P. S. Solo un pensiero: Mr. President: Posso chiederle di andare a guardare questo film che feci – “Fahrenhheit 9/11”.
Ci potrebbe essere qualche risposta là.
Le do il mio permesso di scaricarlo gratis andando a questo sito: TorrentHound.com. Non dica allo studio che ho detto che ciò va bene!
Essi hanno fatto solo mezzo miliardo di $$ con esso finora.
P.P.S. A tutti quelli sulla mia lista: Grazie alle vostre migliaia di donazioni generose, abbiamo raccolto oltre $60.000 per il centro della comunità musulmana vicino a Ground Zero.
Questo ha fatto notizia nel mondo, che ci sono Americani che credono nei nostri principi statali americani.
—-
Tradotto da F. Allegri il 23/01/2011.




11 novembre 2010

Una nuova traduzione di Allegri sulla crisi statunitense

7/11/2010

Di F. Allegri

Dennis è stato rieletto per l'ottava volta e questa è una sorpresa! Tale sentimento si accentua leggendo i temi iniziali della sua lotta politica.

Li trovate qui sotto.

 

Dennis Kucinich: Afganistan, L’Ambiente e il Controllo Societario del Processo Politico

30/06/2010

Di Dennis Kucinich

Caro sostenitore:

D. Kucinich manda un messaggio basilare sull’Afganistan, la perdita di petrolio nel Golfo del Mexico e l’influenza del denaro societario sulle elezioni federali.

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Ciao, da Dennis.

Come sai, conduco lo sforzo di cercare di fermare la nostra nazione dal continuare il suo tragico errore in Afganistan.

Raduniamoci, America, per dire che è ora di finire la guerra una volta per tutte: proporre una data e sostenere la fine della guerra nel 2011, 2012.

Possiamo andare lentamente verso la fine di questa guerra per un altro decennio. Questo non è accettabile.

Non è accettabile a causa della perdita delle vite delle nostre truppe, della perdita delle vite di civili innocenti, del governo corrotto dell’Afganistan, perché non c’è modo di vincere e di stabilire una democrazia laggiù, perché non possiamo sostenere la guerra, perché abbiamo a casa delle cose che vanno curate: creare lavoro, salvare le case, aiutare a ricostruire le nostre città.

Non possiamo più permetterci questa guerra in nessun modo, aspetto o forma.

Perciò continuerò i miei sforzi non solo per creare un dibattito, ma anche per costruire i voti per far si che quando il finanziamento della guerra sarà ridiscusso, noi raccoglieremo un voto anche più forte per uscire dall’Afganistan.

Chiedo il vostro supporto continuato a questo sforzo, non solo il vostro sostegno finanziario – ma il vostro sostegno morale.

Ti chiedo di parlare ai tuoi amici e vicini, di diffondere la parola che ci serve il venir via dall’Afganistan.

Noi dobbiamo portare una nuova direzione nella nostra posizione internazionale.

Noi dobbiamo finire la Guerra in Iraq.

Sappiamo che la guerra era basata sulle bugie.

Ora gli americani devono continuare a concentrarsi su cosa accade in Afganistan – il livello di corruzione che cresce è dannoso non solo per la credibilità della nostra nazione, ma danneggia pure ogni speranza che potremmo avere di raggiungere la pace nel mondo.

Chiaramente un nuovo approccio è necessario.

Mentre il petrolio esce ancora dal fondale del Golfo del Messico, io ho portato nel dibattito alla House un emendamento che limiterebbe la capacità delle imprese petrolifere, che trivellano nella piattaforma continentale esterna, di essere capaci influenzare le elezioni federali.

Siamo consapevoli che il caso alla U.S. Supreme Court (Citizens United) è stato devastante per la nostra capacità di avere un controllo reale sul nostro processo politico. Sappiamo che il caso Buckley v. Valeo – da la parola a quelli che hanno denaro, ma se voi non avete denaro non avete libertà di parola – avrà un impatto severo sul processo elettorale.

Ora questo significa, più che mai, che la vostra partecipazione al processo politico, senza avvilirsi, deve essere sentita.

Le voci di milioni di individui Americani, agendo sull’affare del loro governo, possono aver più peso della tremenda influenza delle società attraverso una voce collettiva.

Dobbiamo introdurre una nuova direzione nei finanziamenti elettorali.

Infine, va trasformata la catastrofe del Golfo del Messico in un’opportunità per creare una nuova direzione nelle nostre politiche energetiche.

Un’opportunità di unire l’America in una grande causa per ordinare, non solo il Golfo, ma anche la nostra nazione.

Non solo ordinare le sue politiche ma anche l’ambiente dell’America.

Molto presto tu ascolterai di più da me su questo sforzo. Ma per ora, voglio dire grazie a te per il tuo aiuto.

Per favore contribuisci generosamente mentre lottiamo per continuare a servire la gente degli Stati Uniti d’America e il 10° Distretto Congressuale dell’Ohio al Congresso USA.

Grazie molte.

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Tradotto da F. Allegri il 7/11/2010




9 novembre 2010

La Crisi imperiale secondo Franco Allegri


L'amico Franco Allegri ha commentato e pubblicato un mio scritto sulla crisi dei costumi, dei valori e delle sorti magnifiche e progressive della globalizzazione made in USA. Lo presento ai miei pochi lettori quale commento qualificato.

Scritto da: F. Allegri 

 


La crisi di un modello economico e di un impero!

25/10/2010
Di F. Allegri


Oggi mi sono riletto l’articolo del Terzo libro del De Reditu Suo titolato “Note sulla morte del vecchio mondo umano e sul nuovo” che su Empolitica pubblicherò prima di questo e che trovate nell’apposita rubrica dedicata al De Reditu in questo sito.
In quello scritto, il professor Nappini constata la morte del vecchio modo di vivere nel Belpaese e la crisi stessa del consumismo che era stato il primo distruttore di tante tradizioni secolari, ma nello scritto approfondisce la questione a livello politico.
Anche il consumismo muta in finzione e illusione, si aggrappa al digitale terrestre, ai sussidi statali, ai quiz e alle grandi lotterie dove spesso vince solo il banco.
Per il professore, il vecchio mondo aveva un passato comune, una sua storia. Oggi viviamo in un modello di società che è quello dei grandi imperi decadenti e di quelli piccoli emergenti.
Fin qui io concordo, poi (come ho anticipato sopra) il professore si concentra sui PARTITI POLITICI DELLA PRIMA REPUBBLICA visti come un agente di dissoluzione del sistema sociale italiano.
Qui sono tornato indietro nel tempo, ai tempi dell’università quando per preparare la tesi studiai la società italiana degli anni precedenti all’anno santo, il 1948 e il 1949.
Fu uno studio seminariale e collettivo; a noi studenti interessava il fenomeno religioso, ma guardammo anche la società e la politica. Era il 1997 e con il professor Margiotta Broglio guardammo vari comizi, del PCI della DC e del PSI. Mi ricordo che i livelli di partecipazione mi impressionarono e che feci dei confronti con quella contemporaneità fatta di crisi dei partiti e del Berlusconismo nascente.
Oggi, rileggendo l’articolo 49 della costituzione, mi sono chiesto: “Ma i partiti del 1949 associavano liberamente i cittadini per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale?”.
Certamente in quegli anni la politica era organizzata, ma quanta libertà c’era? Quale cultura politica avevamo?Eravamo un regime democratico? La libertà era poca, non avevamo culture realmente democratiche e il regime si basava già su un mercanteggiare quotidiano detto “Consociativismo”. Gli unici tentativi di riforma furono detti di centro sinistra poi tutto naufragò nel triennio della “Solidarietà nazionale”. Scusate la sintesi, ma io faccio attualità politica, a modo mio!
Qui prendo le distanze da quanto emerge dallo scritto del professore: PER ME NON ABBIAMO MAI AVUTO UN’EPOCA D’ORO DELLA POLITICA IN ITALIA. Non c’è da rimpiangere qualche governo buono, magari guidato da santi che si contrapponevano a dei geni! Tangentopoli non fu un regno estemporaneo e breve, era l’Italia rinata nel 1946 e concordo con la descrizione dell’Italia fatta dal professore solo dandole un’ampiezza storica maggiore.
Credo anche che i partiti politici siano sempre stati corrotti, finanziati in modo subdolo e/o illegale. Sono convinto anche che essi siano da sempre degli ascensori sociali, soprattutto nel sud del paese!
Partendo da questa mia convinzione provo a spiegare meglio la crisi che viviamo e perché il nostro paese è coinvolto e lo sarà ancora di più in futuro.
Noi viviamo la crisi economica e politica del grande impero che vinse la seconda guerra mondiale e poi amministrò il mondo con un consorzio di forze statali locali e secondarie fingendo di contrastare seriamente una dittatura euro asiatica, l’URSS. L’URSS fu l’avversario di comodo e bastò veramente poco per batterlo, oggi si può cominciare a dirlo senza l’ambizione di fare storia contemporanea.
Tutto comincia dal constatare che gli USA, dopo aver battuto l’URSS, non hanno trovato una loro missione e si sono sottomessi ai potentati economici e ad ideologie più vecchie e sballate del comunismo. Tutto è degenerato con la presidenza di Clinton e di Bush figlio! Sono almeno 12 anni disastrosi e snaturati, ma a livello filosofico il problema nacque nel secondo dopoguerra, proprio negli anni cinquanta.
Oggi resterò agli USA contemporanei: confusi e aggressivi in politica estera, disarticolati a livello economico nazionale.
A questo punto dobbiamo chiederci: “Chi siamo noi?” Certamente alla fine degli anni quaranta eravamo una creatura adottata ed educata al modello USA, ma anche un discolo che spesso non faceva quanto veniva ordinato o chiesto.
Il grande immorale (l’oligarchia capitalista) ha ideato una nuova degenerazione: brucia se stesso e come la fenice spera di rigenerarsi (producendo a costo zero e annullando la partecipazione politica) e rinnovarsi (in piccoli stati e società ancora più anonime, diverse e smarrite).
Qui concordo con il professore quando dice che “MILIONI D’ITALIANI SI SONO AUTO-ESCLUSI DALLA VITA POLITICA, QUESTO AIUTA LA DECOMPOSIZIONE”.
Eccoci al problema del miliardario apolide che un tempo era anche italiano. Il problema ha natura politica, ma a livello economico l’apolide suddetto brama la globalizzazione produttiva e la libera circolazione dei suoi prodotti realizzati in qualche inferno asiatico.
Questo avviene mentre l’Americanismo crolla a livello produttivo, finanziario e forse anche a livello militare. Sta fallendo una gestione della cosa pubblica di tipo aziendale e succube del privato e del mercato non regolato o meglio asservito ad un’entità aliena detta SPA.
Si dovrebbe sperare nella scelta delle gestioni rigorose? Anche dopo i salvataggi miliardari! Io resto convinto che ci vorrebbe un’economia dei dazi!
Si spera di vincere la missione di pace, ma in USA si parla di exit strategy dalla GUERRA Afgana. Gli altri stati sanno di essere in guerra e di combattere su più fronti!
Per la crisi italiana vale in parte quanto ha sostenuto in estate Naomi Klein: “Nessun mezzo e nessuna montagna di denaro può sostituire una cultura che ha perso le proprie radici”.
In realtà, noi non le abbiamo mai trovate e le cerchiamo da oltre un secolo, oggi dovremmo chiedere pace e dazi, ma soprattutto dobbiamo chiederci: “chi salverà noi e gli USA?”.



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