.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


16 maggio 2010

Si fa presto a dire scuola: I giovani e i nuovi stregoni




De Reditu Suo - Terzo Libro

Si fa presto a dire scuola: I giovani e i nuovi stregoni

Una retorica iniqua e vile nel Belpaese, e spero che il nostro sia l’unico caso del consorzio umano, carica i giovani ai quali io insegno della responsabilità del futuro. Ci vuole uno stomaco foderato d’amianto e piombo o una testa svuotata da ogni neurone per insistere su una cosa così profondamente stronza e vile. Cosa dovrebbero fare i giovani: una rivolta? Farsi sparare dalle forze dell’ordine come è capitato a Carlo Giuliani  a Genova nel 2001?  Rovesciare il mondo massacrando le generazioni fra i cinquanta e i settanta che detengono denaro, potere, case, le terre, gli avvocati al soldo, e le donne belle e disponibili per una ragionevole cifra? Dovrebbero loro che non stanno godendo dei benefici della grande ricchezza dei pochi arruolarsi e morire nelle guerre che si combattono ai confini degli imperi fondati sul denaro e sul consumismo? Chi fugge in questa retorica criminale non odia i giovani ma li ignora, ne disprezza la vita loro e le aspirazioni quali che siano e avrebbe la pretesa che questi  disgraziati in nulla favoriti o aiutati sollevino il mondo dai suoi mali e usino molteplici miracoli per rendere felice e ricca la vita di cinquantenni senza meriti, di sessantenni da urlo, di mostri morali malamente invecchiati o impazziti ormai andanti sui settanta. Qualcuno loda l’attivismo dei giovani ma forse li amano? Chi vuol prendersi una denuncia per loro? Sostengono forse il futuro di questi giovani? Perché allora non sento un discorso appassionato sul futuro dei diciottenni e dei ventenni  se non dai “grillini” e da soggetti politici marginali o eccentrici? Perché in tanti anni nessuno ha fatto una forte iniziativa sulla scuola pubblica?  Perché le ultime riforme sulla scuola sono, per così dire, calate dall’alto, e perché si parla così poco de i giovani che mollano tutto e vanno a lavorare?  Chi parla mai degli apprendisti muratori, o artigiani o operai? Chi ama i giovani fra queste cariatidi che si ricordano di loro solo per la manifestazione, per urlare al pericolo fascista, per gridare alla minaccia della sovversione comunista, o per chiedere il voto  ai loro genitori?  Basta presentare questi dubbi come semplici domande per smontare tutta la cattiva retorica sui giovani rozzamente confezionata da coloro che non vogliono muovere un dito né per se stessi, né per gli altri.  Essi  avrebbero la pretesa di essere salvati dal loro male da coloro che per motivi anche anagrafici non hanno il potere e non hanno i milioni di euro con i quali ormai si fa la grande politica. In questi mesi d’inizio primavera del 2010 mi risulta che il centro del dibattito politico sono questioni che riguardano le riforme ossia la grande politica che pensa e ragiona su come cambiare se stessa, basta questo per dimostrare aldilà di ogni possibile equivoco la natura strumentale degli appelli alla gioventù. Spero che i ragazzi trovino da sé le ragioni per salvarsi dalla cattiva retorica e dagli stregoni della politica.

                                                                       IANA per FuturoIeri




1 maggio 2010

Sulla Costituzione, una ripubblicazione di Franco

27 Apr, 2010

De Reditu Suo -

Costituzione materiale e costituzione formale nel Belpaese morto

Ripubblicato  da: F. Allegri In www.empolitica.com/

Proponi su Proponi su 
OkNotizie Ascolta con webReader


De Reditu Suo
Costituzione materiale e costituzione formale nel Belpaese morto

17/01/2010
Del Prof. I. Nappini
Il Belpaese di ieri è morto, e per ieri non intendo la Resistenza, il 1948, il 1968, intendo umilmente la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, ossia il tempo della mia infanzia.
Quel mondo all’apparenza ordinato, dove fra una strage terroristica e un disastro sociale milioni d’italiani vivevano odiandosi, disprezzandosi, ignorandosi, aveva qualche regola.
OGGI NON CI SONO REGOLE, TUTTO È NELLE MANI DEL DIO-DENARO E DI CHI PUÒ USARLO PER TRASFORMARE LA REALTÀ, LA STESSA POPOLAZIONE NON È PIÙ LA STESSA È CAMBIATA RADICALMENTE NELLA COMPOSIZIONE CULTURALE, NELLE ORIGINI, NELLE SPERANZE, NELLA SUA INTIMA NATURA.
A partire dagli anni successivi a tangentopoli si è avuta una silenziosa, ma non meno forte e strisciante abiura.
DI FATTO IL BELPAESE per mano delle sue VERE CLASSI DIRIGENTI, di natura economica e finanziaria, e di quelle altrettanto classi ma un po’ MENO DIRIGENTI ossia i politici di professione, HA INTRAPRESO UNA TRASFORMAZIONE VOLTA A RIDEFINIRLO AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA DEL MODELLO SOCIALE E POLITICO STATUNITENSE.
Ecco la vera Costituzione materiale: si tratta di far saltare nella quotidiana vita politica e sociale gli aspetti caratteristici della Costituzione ereditata dal passato remoto.
La rovina in sede penale dei politici della Prima Repubblica ha creato le condizioni per la dissoluzione delle antiche fedeltà: IL PASSATO ERA DIVENTATO UN PROBLEMA DA SCARICARE, MA L’ABIURA È STATA SEGRETA, STRISCIANTE, VILE.
La Costituzione Formale è rimasta lì sulla solenne carta nero su bianco proprio come era stata pensata e scritta MA LA POLITICA E LA SOCIETÀ CHE CONTA SONO ANDATE ALTROVE.
Sono andate a cercare IMPROBABILI SOCIETÀ MULTIRAZZIALI E MULTIETNICHE in una terra di odio radicato fra campanile e campanile, hanno sognato L’ABOLIZIONE DEI DIRITTI DI CARATTERE SOCIALE in cambio di un chimerico liberalismo da colonizzati, hanno vagheggiato FINTI AFFRATELLAMENTI FRA LE DIVERSE CONFESSIONI RELIGIOSE senza mai mettersi in discussione, hanno ragionato di LIBERO MERCATO PER LE CLASSI SOCIALI DEBOLI che devono vivere del lavoro precario e salariato mentre le classi più elevate miracolate dai patrimoni di famiglia o dalla politica avevano i QUATTRINI E LE RELAZIONI E LE RENDITE per far fronte a ogni imprevisto.
Qualcuno ha forse visto in televisione il figlio di un primario di chirurgia, di un sottosegretario o di un notaio minacciar di buttarsi di sotto da un palazzo perché licenziato, o si son forse visti ministri, tenori, campioni di motociclismo, banchieri e calciatori di serie A montare su un tetto e occuparlo ad oltranza assieme alle maestranze in cassa integrazione? Certo che no!
QUESTO VENTO DI FOLLIA È IL SEGNO DI UN BELPAESE ORMAI RIDOTTO AD ESSERE UNA MASSA INFORME DI REALTÀ SOCIALI DIFFERENTI CHE STANNO ASSIEME PIÙ PER ACCIDENTE CHE PER VOLONTÀ PROPRIA E LA MISCELA SI È FATTA TORBIDA PROPRIO QUANDO LE COMUNITÀ STRANIERE DA ANNI RESIDENTI IN ITALIA HANNO COMINCIATO A CHIEDERE DEI RICONOSCIMENTI SOCIALI E POLITICI.
La grande paura per il futuro è anche il timore di dover condividere qualcosa di sostanziale e socialmente rilevante con l’altro che è venuto da lontano.
Il desiderio di tornare alle antiche fedeltà costituzionali ostentato da alcune associazioni temo che nasconda UNA MALEDETTA PAURA DI RICONOSCERE LA FINE DI UN TEMPO E DI UN PICCOLO MONDO ANTICO TUTTO ITALIANO E INTIMAMENTE MESCHINO E AUTOREFERENZIALE.
L’INTELLIGENZA DEI GIUSTI DEVE COMINCIARE A PREVALERE SULLA VILTÀ DEI TEMPI.

Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.




7 marzo 2010

Terza Rivoluzione Industriale e Belpaese


  De Reditu Suo - Secondo Libro

                             Terza Rivoluzione Industriale e Belpaese

 Le disperse genti del Belpaese sembrano vivere in un tempo altro, diverso e parallelo rispetto a questo presente, ai suoi conflitti, ai suoi giganteschi poteri imperiali e finanziari in contrasto. Si ragiona di cose del secolo scorso, di antiche origini di valori oggi perduti, di alcuni aspetti marginali della Seconda Guerra Mondiale, si cercano le fondamenta mitiche della Seconda Repubblica perché quelle vere sono indicibili o peggio troppo banali. La Prima Repubblica ha avuto come sua ragion d’essere di tutelare la proprietà privata dei ricchi e tener in piedi l’anticomunismo per contenere il bolscevismo ateo all’interno e all’esterno dei “sacri confini”; la seconda Repubblica che non ha il problema del comunismo si limita a difendere la proprietà privata dei ricchi. Il fatto che i più ricchi fra i ricchi siano culturalmente apolidi o stranieri non cambia di una virgola la vocazione della Seconda Repubblica. Il sistema esiste per tutelare i pochi, di fatto in questi anni si è cercato di far applicare il dettato Costituzionale solo in quelle parti che possono rafforzare un concetto fumoso di Stato liberale estraneo ai diritti sociali, il resto della Costituzione si lascia perlopiù a livello formale e come dichiarazione di principio. In questa Seconda Repubblica si è sempre ragionato di banche, di riservatezza, di dati personali specie se in relazione alle esigenze delle minoranze al potere, di destinare soldi pubblici alle scuole private e confessionali, di punire la microcriminalità, di controllare l’immigrazione con misure repressive, di bilancio dello Stato, di riformare la giustizia per garantire gli imputati ricchi e i loro satelliti, e ovviamente dei processi penali che interessano il cavalier Berlusconi. Si è parlato poco di diritti dei lavoratori, del senso delle nuove guerre, di dove vanno i denari delle tasse, della povertà crescente nel Belpaese, del consumo di cocaina presso quasi tutti i ceti, della natura intima dei nuovi poteri che stanno sostituendo i vecchi. Nei fatti ciò che è davvero politicamente rilevante coincide con ciò di cui si ragiona in televisione o presso le maggiori testate giornalistiche, ossia coincide con delle priorità che non sono i problemi quotidiani delle migliaia di umani di ceto medio-basso che osservo quando prendo il bus o la tramvia. I grandi temi dominanti della politica nostrana sono argomenti che interessano i ceti sociali che vivono di politica e le minoranze di ricchi e di ricchissimi. Chi prova a presentare delle visioni davvero altre e diverse o dei problemi di carattere sociale di solito appartiene a un certo giornalismo di denuncia o a forze politiche d’opposizione o a realtà sociali costrette a un contrasto con l’ordine costituito; a tutto questo come nota di colore aggiungo l’impegno di taluni personaggi dello spettacolo, il più famoso dei quali è Beppe Grillo, che per la colpevole assenza della politica son quasi stati forzati a colmare un vuoto di rappresentanza e di manifestazione della protesta. Nel silenzio forzato dato dalle troppe voci di dissenso prive di tribune elettorali o televisive, o con limitato accesso alle nuove forme di comunicazione monta un senso di disagio e di disgusto che coinvolge milioni d’italiani. Dal momento che non basta nel Belpaese cambiare un governo o distruggere alcuni soggetti politici per vedere dei cambiamenti sostanziali nel modo di pensare la cosa pubblica e la gestione della cassa stimo che una mutazione decisa e profonda del costume politico potrà avvenire o con un lento processo interno di trasformazione o con un colpo di maglio esterno che rapidamente e brutalmente distrugga la società e l’ordine costituito. In entrambi i casi quanti hanno a cuore la possibile resurrezione del Belpaese devono incontrarsi, organizzarsi e associarsi adesso.

 IANA  per FuturoIeri




7 marzo 2010

Salvare se stessi per salvare tutti

  De Reditu Suo - Secondo Libro

                                     Salvare se stessi per salvare tutti

 Le disperse genti del Belpaese rifiutano da anni di trasformarsi in qualcosa di serio, non accettano la più banale delle conseguenze della terza rivoluzione industriale che consiste nella trasformazione del mondo umano e dei suoi processi di produzione e consumo.  La maggior parte degli italiani finge di non capire e di non vedere che il vecchio mondo umano con i suoi valori e le sue follie è un cadavere che finge di essere vivo, un corpo inerte che viene animato e rivestito da macabri servi di s cena. I processi in corso da tre decenni hanno spostato le produzioni industriali dagli Stati Uniti e dall’Europa verso la Cina, l’Asia e alcuni paesi dell’America Latina. Di fatto si tratta di una moltiplicazione della classe operaia e di un crescita della produzione e delle applicazioni tecnologiche della scienza alle merci, tutto questo avviene lontano dall’Europa e dagli Stati Uniti.    Questo comporta l’emergere di nuove potenze imperiali come la Cina, il Brasile, la Russia, l’India; il mondo umano di fatto viene trasformato e costretto a confrontarsi con altri poteri e altre logiche e con culture forti. Queste civiltà oggi potenti irrompono nel Belpaese proprio dove prima c’era solo l’omaggio servile e acritico nei confronti degli Stati Uniti.  Coloro che nel Belpaese hanno sensibilità e ritengono opportuno conservare qualcosa devono cominciare a creare delle reti, a costituire delle associazioni vitali e impegnate, devono in una parola dedicare qualcosa del loro privato ad attività di carattere sociale o politico. Questo è necessario in quanto sarà possibile conservare e mantenere gli elementi positivi delle culture di origine del Belpaese se esso smetterà di essere una chimera, una possibilità, o peggio un fastidio talvolta pericoloso per la maggior parte degli abitanti del Belpaese. Occorre costruire dei legami fra gli abitanti della penisola i quali sono divisi, rancorosi e discordi a causa delle questioni di campanile, del cinismo della politica che usa ogni mezzo per fomentar discordie e dividere i cittadini in fazioni e partiti, dell’estraneità di tanta parte dei ceti sociali ricchi e privilegiati ai piccoli drammi della maggioranza della popolazione d’estrazione piccolo-borghese o peggio povera. Senza degli elementi minimi comuni di autentica sostanza le genti difformi e disperse del Belpaese tenderanno a disgregarsi in fazioni e in piccoli gruppi, o peggio in famiglie e singoli privati. In caso di qualche grave disgrazia o catastrofe il Belpaese rischia di sfracellarsi e di disgregarsi e di esser fatto preda da qualsiasi potere straniero. Non dico nulla che non si già avvenuto in tre millenni di storia della penisola che hanno visto, a seconda dei casi, civiltà, Stati, religioni andare a pezzi, formarsi, ricostituirsi, disperdersi.    

Per questo occorre che l’opera di conservazione e salvezza del Belpaese passi da forme di mobilitazione civile e culturale in grado di suggerire, e nel caso  imporre, l’agenda politica a chi vive con il mestiere di sindaco, consigliere, governatore, senatore, deputato…

Le genti d’Italia devono diventare qualcosa di serio e non una massa informe di privati e famiglie che stanno assieme per sbaglio in uno Stato, per salvare gli altri occorre prima di tutto salvare se stessi e capire le proprie ragioni e la natura della propria vita. Solo così si possono dare le forze per affrontare il confronto con questi tempi difficili.

 IANA  per FuturoIeri




23 febbraio 2010

Il Tempo che passa è un giudice spietato

De Reditu Suo - Secondo Libro

                               Il Tempo che passa è un giudice spietato

Il tempo che passa è un giudice spietato, durissimo e inflessibile e capita che oggi metta a dura prova le antiche verità. La cronaca giudiziaria di questo febbraio 2010 sta ammazzando qualsiasi residuale speranza di chi da una parte o dall’altra avesse creduto nel sistema Italia, ogni giorno è una prova durissima a causa degli scandali a ripetizione e inoltre le ruberie più turpi gettano una luce sinistra sulla possibilità della Seconda Repubblica di reggersi sulle sue gambe. Adesso perfino la Protezione Civile è messa in discussione e suscita sospetti e amare considerazioni, forse le cose storte dovevano essere corrette molto tempo fa. L’esito di questo nuovo giro di scandali è la perdita di credibilità delle istituzioni e dei partiti politici di questa Repubblica ormai a mezzadria con la criminalità  e le associazioni a delinquere.   Il tempo solitamente giudice spietato adesso ostenta nel suo scorrere i patetici fallimenti di questa Seconda Repubblica nata dalle rovine di tangentopoli e dal crollo di credibilità della Prima; capisco quanti hanno  la tentazione di chiudersi in casa e non ascoltare o vedere più nulla. Proprio perchè si delinea la disgregazione della credibilità del sistema della Seconda Repubblica è  necessario che si formino delle forze sociali e politiche in grado di far quel lavoro di collegamento fra la politica e la maggior parte della cittadinanza, attività prima svolta dai partiti. I partiti politici ormai sono dei contenitori di personaggi e di interessi particolari, anche dove sono in contatto con la popolazione in realtà assolvono la funzione di  tutelare interessi di parte. Si pensi alla Lega Nord che non a caso dichiara di rappresentare la gente della costruenda Padanià. Nei fatti la maggior parte della popolazione italiana dovrà creare forme di mobilitazione sociale e civile parallele a quelle della politica ufficiale o accettare di vivere in questo tempo sospeso dove il nuovo non c’è e quel che è  morto finge di esser vivo.  In realtà da tempo hanno preso forma delle manifestazioni di mobilitazioni politiche con un largo seguito e capacità organizzative proprie soprattutto in chiave di contrasto alle iniziative politiche del Cavalier Berlusconi. Segno questo dei limiti delle organizzazioni politiche sedicenti di sinistra sopravvissute al terremoto politico di Tangentopoli.

Il tempo è un giudice tremendo perché in realtà non giudica, semplicemente ostenta i fatti di cui si viene a sapere, mostra le macerie di ciò che è andato perduto, narra la fine di uomini e poteri ritenuti potenti o addirittura divini; non si tratta di un rito giudiziario o di una celebrazione sacra ma solo della nuda esposizione di ciò che non è più vivo.

Il vedere ciò che ha cessato  d’essere, quel che è oscenamente finito è fonte per gli uomini di grande dolore perché mostra la brevità dell’esistenza e la vulnerabilità della stessa.  Quindi questa crepuscolare Seconda Repubblica sta moltiplicando a dismisura il male di vivere perché alle troppe cose pessime o fatte male si va a sommare il clima generale di decomposizione e strage delle illusioni.

IANA  per FuturoIeri




17 febbraio 2010

La fortezza nel deserto dei tartari


 


De Reditu Suo - Secondo Libro

La fortezza nel deserto dei tartari

Certo che è dura per uno come me far la parte del soldato che scruta il deserto dei tartari da una feritoia di una fortezza in mezzo al nulla aspettando il momento in cui quest’azione avrà un qualche senso. Questa è la condizione di quanti da anni non approvano le presenti condizioni politiche e sociali; l’attesa del nuovo rischia di durare tutta la vita e anche qualcosa di più. Il Belpaese deve avere una forte capacità di restare inalterato davanti ai drammi della storia, di preservare le solite indecenti minoranze al potere, di lasciar immutata la sua condizione di potenza europea mancata, di abbandonare al loro destino milioni di abitanti poveri o in difficoltà. La fortezza delle anime belle, dei giusti, di chi ha buoni sentimenti si condanna ad essere qualcosa di accessorio nella vicenda del Belpaese, una realtà superflua o peggio un comodo alibi per pochi che non hanno i denari per mutare la loro sorte o piegare la malvagità del mondo alla loro volontà. Perché nel Belpaese per il suo mondo umano tutto ciò che vive ha senso solo se in relazione con il guadagno, con l’interesse dei privati, con l’ambizione dei potenti di turno perché i valori precedenti non esistono più ed esistono solo progetti vitali legati al qui e ora. Un paio di decenni fa questa condizione sarebbe stata impensabile. Di fatto le ambizioni del Belpaese in questi sei decenni e passa di regime democratico si son rivelate esser  il seguire le potenze dominanti in Europa e fermare (si fa per dire) nella nostra metà di Gorizia l’orrore del bolscevismo ateo durante la guerra fredda, assicurare  ai ricchi la tranquillità e il possesso delle loro proprietà private, infine tranquillizzare con un po’ di benessere la maggior parte della piccola e piccolissima borghesia. Di fatto le ambizioni della nostre due Repubbliche o erano coincidenti con la volontà delle altre potenze o si son rivelate delle cortine di fumo per nascondere il senso ultimo e profondo della vita politica di questa democrazia: tutelare la proprietà privata dei ricchi. Solo la tutela della proprietà privata è riuscita bene nel Belpaese durante gli anni di questa libertà. Il resto ha lasciato il tempo che ha trovato o si è semplicemente corrotto; aggiungo che anche le misure sociali e previdenziali vanno considerate come parte di una vicenda politica che presentava in Italia un Partito Comunista elettoralmente forte e ben strutturato nel centro-nord. Prova ne sia che al tempo della Seconda Repubblica quando è venuto meno il pericolo del bolscevismo, e il conseguente Partito Comunista Italiano, una parte significativa della popolazione del Belpaese ha visto peggiorate le condizioni di lavoro mentre le minoranze dei ricchi si sono ulteriormente arricchite.

Chi cerca di vedere qualche segno di un futuro meno meschino oggi fa la parte del soldato nella fortezza che scruta il deserto dei tartari. Quando si materializzerà, se mai accadrà, l’esercito nemico il soldato che scruta lontano dovrà chiedersi:” Che fare...”.

IANA  per FuturoIeri




27 dicembre 2009

Allegoria della Seconda Repubblica

De Reditu Suo

Allegoria della seconda Repubblica

Quarto foglio

I mercanti, i barrocciai, e gli ambulanti trassero dei sospiri di sollievo, il mostriciattolo stava sparendo dalla vista con il suo seguito di esseri indegni. Il nano aveva fatto il suo lavoro e fin qui le cose andavano bene, chissà come mai aveva chiesto proprio la parte altrui. Ma erano pensieri inutili, pensare troppo non è bene per chi vive di vendere e comprare e deve spostarsi di qua e di là per piazzare la sua merce o per strappare a un concorrente un buon affare. Il mattino era alto nel cielo e gli affari dovevano assorbire tutta la volontà e la capacità di concentrazione di coloro che frequentavano il mercato. Tutti avevano bisogno di quel che si trovava in vendita nel mercato. Gli esempi di varia umanità erano talvolta pittoreschi, talvolta ridicoli. Là gentiluomo ben vestito contrattava il prezzo di una collanina da poco per la sua giovane amante con un venditore di cianfrusaglie, un mascalzone cercava presso il rivenditore di ferraglia degli attrezzi per fare un furto con scasso, nel mezzo della piazza un paio di saltimbanchi e un ciarlatano attiravano il pubblico con la scienza del loro occulto e truffaldino sapere, un monaco impartiva benedizioni cercando qualche piccola donazione, alcuni contadini stanchi esibivano sui loro carretti frutta e verdura di stagione con la speranza di cavarne abbastanza per comprar medicine e qualche coperta per il prossimo inverno, perfino un mendicante esibiva qualche moneta per pagarsi una bevuta di vino e un paio di stracci per coprirsi. Da un lato non lontano da un muro usato come pisciatoio per i cani un tale, con qualche turba religiosa in testa, chiamava a raccolta i credenti contro il peccato; era ignorato e non lontano da lui i venditori di vestiti e di piccoli oggetti richiamavano una folla di donne che cercavano un piccolo affare per portar a casa qualcosa con la certezza di aver spuntato un buon prezzo e non di esser state fregate. Gli occhi delle signore brillavano di avidità e d’illusioni mentre i gli ambulanti declamavano la loro merce e raccontavano loro ciò che volevano ascoltare. Il venditore di pentole e di oggetti in rame, con una faccia da straniero del sud, dava qualche colpo ai suoi oggetti e li faceva risuonare per far sentire che c’era anche lui e che la sua mercanzia era bella e valida. I bambini e erano indecisi se era più interessante quella strana persona o il venditore di piccoli oggetti e giocattoli da poco, il maestro del paese intanto cercava un rivenditore di cianfrusaglie che aveva anche carta e materiale per scrivere. Al centro della piazza nel posto d’onore un vecchio truffatore vendeva vecchi vestiti e scarpe cercando d’imbrogliare i clienti sulla qualità della merce, a sinistra del suo banco aveva il venditore di dolciumi e a destra quello di vino, uno attirava i bambini pieni d’illusioni sulla vita, l’altro i vecchi delusi dall’esistenza che cercavano un paradiso alternativo a quello del prete con due litri di rosso scadente. Qualcuno era felice il sensale di maiali, quello di pecore e il tale che combinava matrimoni e fidanzamenti erano seduti comodamente nella bettola che faceva da taverna e da albergo per i forestieri e guardavano con interesse lo spettacolo di quel mondo umano in movimento e rigiravano fra le mani qualche buona moneta. I tre pensavano che in molti erano arrivati, in molti spendevano e i soldi giravano; anche loro avrebbero avuto una parte di quel fluire di denari grazie ai loro commerci di lana, pecore, carni suine e ragazze da maritare. Intanto il tempo passava, le voci si facevano meno insistenti, e le ombre s’allungavano. Stava arrivando la sera  e la piazza iniziava a spopolarsi, il mercato era quasi finito era venuto il momento di far gli ultimi affari svendendo la merce invenduta, di lasciar gli scarti per terra per la gioia dei miserabili e dei pezzenti e dei bambini abbandonati a se stessi e di far i conti e quindi  di mettere in mano al nano del cielo le tre parti che gli erano dovute.

De Reditu Suo

Allegoria della seconda Repubblica

Quinto foglio

Quando le ombre della sera si allungarono e annunziarono la notte tornò il Nano con la sua veste da medico degli appestati e assieme a un personaggio vestito di oro, di nero e di rosso con una maschera da antico attore di teatro sul volto, lo presentò come  il suo cassiere e assieme a lui prese le tre parti del compenso che finirono in una borsa di pelle marrone e vennero le somme versate annotate in un registro. Erano una coppia molto buffa un essere piccolo e vestito da medico degli appestati e un tale spilungone vestito in modo eccentrico che in modo cerimonioso s’inchinava quando doveva aprir la borsa per far cadere i denari e annotava con scrupolo le somme. Quando la coppia andò via i mercanti, gli ambulanti, i ciarlatani e i barrocciai iniziarono a contare il guadagno che gli era rimasto fu allora che cominciarono a farsi sempre più intensi dei suoni. I garzoni stavano riponendo le merci sui carri e tutti erano prossimi a partire quando dal pozzo posto su un lato della piazza emerse una sorta di fantasma. Era lo spirito del pozzo, chi fosse stato davvero non era noto, o forse i paesani stanchi di ricordare la gente onesta l’avevano dimenticato, o forse lui stesso aveva perduto il suo nome poiché e cose cambiano e gli umani non restano mai gli stessi. La sua apparizione destò ilarità e divertimento da tempo era noto che il fantasma era ridotto solo ad essere una vuota voce che si perdeva nella notte e che sibilava al calar delle tenebre. Così andò profetando l’antico spirito:”Malvagi, cosa avete fatto! Avete dato la dignità del potere a  un nano maligno, deforme e maledetto per le sue magie, a un essere empio dalla lingua bifida come i biscioni che strisciano nella nera terra. Avete dato a costui la dignità di Cesare quando gli avete ceduto la parte che spetta al podestà, l’avete onorato come l’Altissimo dando ad esso la parte che spetta al Monsignore e infine dando la parte vostra dedicata a Iddio avete tributato culto a un essere maligno composto di pietra, ossa, carne e sangue. Cosa credete di aver fatto. Io so perché siete così iniqui, perché deridete questa voce che sibila nella luce che muore di questo giorno, perché disprezzate così tanto la vita e tutto ciò che è sacro. Io so che voi siete già morti, ombre spente di un mondo che non c’è più, avidi esseri travolti dal mutare delle cose che voi stessi create con il vendere e il comprare, voi avete distrutto il vostro piccolo mondo umano per avidità e oggi vi prostrate per una fede interessata e meschina al nano che è sceso dal monte a mostrare a tutti le nostre deformità morali e la perversione dei nostri costumi.  L’animale che ha spezzato, segato, diviso e fatto portar via dai suoi servi infelici era una nobile bestia, voi tutti l’avete ammirata e in altri tempi e l’avete posta a tirar il carretto con l’immagine del patrono, l’avete vista alla destra del Podestà e a sinistra del Monsignore. Adesso che avete rinnegato la vostra antica fede la morte ha mutato ciò che era nobile e vivo in un corpo senza vita e decomposto. Solo voi date al nano del cielo il potere di decidere sul giorno del mercato, di prendere ciò che è di Dio e ciò che è di Cesare; la vostra discordia è il suo potere, e al suo potere oggi avete tributato culto. Malvagio è colui che prende ciò che non è suo e despota colui che compensa con i beni altrui i suoi favoriti, voi siete stati despoti e malvagi contro voi stessi. Siate dunque maledetti e possa il vento che soffia sulle vostre porte e sulle vostre finestre ricordarvi ogni notte la malvagità della vita vostra.”

Dopo aver sibilato le sue maledizioni il fantasma ritornò nel profondo del pozzo. I mercanti e gli ambulanti non avevano più nulla da fare in quel luogo, accesero le loro luci e le loro lanterne e si misero in cammino, lentamente perché la stanchezza era tanta, i passi pesanti e la strada lunga.




10 luglio 2009

Miti perduti per noi genti disperse della penisola

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Miti perduti per noi disperse genti della penisola

La fedeltà al proprio passato può essere un segno di nobiltà da parte di una realtà collettiva come una comunità, una tribù, un popolo, o una nazione. Quando è fedeltà ai miti altrui comincia qualche sospetto. Quindi scriverò delle mie perplessità. Mi è capitato con un caro amico di visitare due esposizioni di mobili,  in due magazzini di medie dimensioni in una delle nostre periferie dell’Italia Centro-settentrionale, nello specifico Calenzano. Arredavano alcuni soggiorni e camere da letto dei quadri con la famosa Marylin Monroe –peraltro un nome d’arte- e vedute di New York con tanto di Torri Gemelle ancora in piedi. Mi sono fermato a guardare. Se non è fuga nel trapassato remoto questa qui proprio non so cosa possa essere. Gli USA della diva bionda erano gli anni cinquanta e sessanta prima del Viet-nam e della crisi petrolifera. L’Italia di oggi anno del signore 2009 onora gli USA degli anni cinquanta al tempo della guerra di Corea, combattuta fra l’altro anche contro l’armata rossa cinese. L’Italia è ancora legata psicologicamente al suo protettore di un tempo, il quale è troppo occupato a proteggere se stesso dalla crisi e dalla sfida economica globale che gli portano cinesi, russi e indiani per pensare alle genti della penisola e ai loro traumi psico-politici.  Le difformi e disperse genti d’Italia si cullano ancora nei loro miti perduti e mentre questo accade già vediamo i segni della prossima abiura, del nostro prossimo voltafaccia, del nuovo cambiar divisa. Non è un caso che nel presente governo da tempo è evidente che  l’amicizia del premier con la Russia di Putin non è solo un fatto privato. L’Impero Americano ha eletto questo Obama perché è il sistema è in sofferenza e la conclusione dei conflitti afgani e iracheni sembra volgere al peggio, o quantomeno l’esito dei medesimi sarà ben diverso da quello pensato dai neo-conservatori:il trionfo del sistema statunitense nel presente XXI secolo. Già perché questo è un secolo nuovo e le genti dello stivale dovrebbero ammettere che la seconda metà del Novecento è finita da circa nove anni e che quel che rimane delle genti della prima Repubblica e dei leader e dei partiti politici sono tendenzialmente pessimi ricordi. La Prima Repubblica è stata, sia pure senza una piena sovranità e in forme limitate, la prima, grande, autentica possibilità che hanno avuto gli italiani di governarsi secondo la libertà e il reciproco rispetto. Il fallimento è così grave che non è neanche necessario constatarlo, semplicemente è qui e ora. La Seconda Repubblica dominata da altre forze politiche testimonia il discredito e il disprezzo nel quale sono caduti i partiti del trapassato presso la popolazione dello Stivale, prova ne sia che ad oggi il partito più anziano è la Lega Nord, tutti gli altri sono stati sciolti o rifondati. Coloro che “vivono di politica” si son presto acconciati a cambiar casacca, a reinventarsi un posto e un ruolo nelle nuove forme di potere politico ed economico, l’abiura delle classi dirigenti e di coloro che “vivono di politica” è, se possibile, più forte di quella delle disperse genti d’Italia. In questa decomposizione c’è spazio per i vecchi miti forestieri, così si parla d’altro.

IANA per FuturoIeri




17 marzo 2009

Nota Inglese: Belpaese, ove sono i tuoi eroi?

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Nota Inglese: Belpaese, ove sono i tuoi eroi?

Cosa può spingere le genti di una realtà grande e difficile come questa penisola abitata da genti così diverse a vivere senza un minimo di slanci ideali, di tensioni civili. Il Belpaese, a parte alcune minoranze, è sfinito, invecchiato, impoverito, impaurito. Dove sono gli eroi del Belpaese, eppure nel passato recente come remoto, e financo remotissimo abbiamo avuto gente degnissima che ha saputo far cose mirabili o il coraggio di rischiare o la volontà di morire per le proprie idee. Cosa è successo in questi tempi di Seconda Repubblica, dove son finite le diverse genti d’Italia? Capita andando per i paesi stranieri di osservare monumenti ed opere in memoria di personaggi illustri o che ricordano grandi eventi del passato. Mi è capitato ad esempio di osservare in quel di Londra un monumento ai pompieri che hanno operato sotto i bombardamenti nazisti e fascisti della Seconda Guerra Mondiale; un’ opera posta fra il grande museo Tate e la cattedrale. Quello che lì è ovvio come discorso condiviso sulla storia e la memoria del Regno Unito in Italia sarebbe credenza di parte. Non abbiamo nel Belpaese alcuna forma di unità intorno al nostro passato, tutto è oggetto del discorso di parte, di messa in discussione, o peggio d’indifferenza o di derisione. Nulla è creduto perché nulla è credibile, i partiti politici della Prima Repubblica hanno operato quella che è stata un’ appropriazione più o meno lecita da parte del discorso politico della storia di tutti: c’era la storia dei fascisti e degli antifascisti, dei comunisti e dei democristiani, c’erano gli anglofili e i filo-comunisti, quelli che amavano la Resistenza e quelli che la disprezzavano, i nostalgici del fascismo e i devoti della Nazione Statunitense. Tanti discorsi e nessuna reale identità collettiva. Questa inesistenza di un passato condiviso e comune si spalma su tutto ciò che è Belpaese. Alle volte mi vien da pensare che non sia possibile parlare di identità italiana, ma di culture molteplici, di cose diversissime che sono state accostate con la forza e sulla spinta della decomposizione dei regimi di antico regime che dominavano gli italiani prima della nascita dello Stato Unitario. La lezione che viene dai popoli del Nord, Inghilterra in testa, è che senza unità di valori e d’identità non c’è forza militare e quindi forza in quanto il mondo umano e il pianeta azzurro sono luoghi di conflitto e di violenza. Gli italiani sono votati ad essere le vittime di qualunque violenza organizzata che è in grado d’esercitare una forza di qualsiasi tipo contro di noi. La violenza organizzata può essere ideologica, culturale, finanziaria, diplomatica, militare, politica e perfino terroristica nelle sue diverse manifestazioni. Questi anni di crisi regaleranno alle nostre genti l’evidenza di un fallimento integrale che non è solo politico ma anche antropologico e sociale. L’italiano, il Mario Rossi di turno, è solo contro tutti e contro tutto, lontano da Dio e dagli uomini; proprio come nelle peggiori stagioni che hanno preceduto il collasso e la distruzione delle tante civiltà che hanno avuto luogo in questo stivale. L’Italia o è ciò che deve essere ora, oppure semplicemente non sarà.

IANA per FuturoIeri




20 febbraio 2009

Al gentile lettore

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Al gentile lettore

Voglio finir qui questa serie di riflessioni sulla morte di Dio, Patria e famiglia, facendo l’auspicio di ritornarci su in un secondo momento. Sono stanco e provato e questo blog in parte riflette il mio stato d’animo. Molte cose nel Belpaese hanno preso la forma del corrotto, del deforme, del cadaverico; ciò che era certo e che è stato creduto oggi sembra parte di discorsi farneticanti, di esternazioni da vecchi tromboni,  flussi di parole degni di retori da strapazzo. Al deforme del mutamento verso l’egoismo sociale e politico s’aggiunge la decomposizione portata dall’ipocrisia e dalla doppiezza. Deformità e iniquità sono ormai moneta comune nella vita civile e politica. La Prima Repubblica è finita, la Seconda raccoglie tutto il peggio della precedente e si candida a far star peggio di prima le genti del Belpaese aiutata in questa dal colossale debito pubblico e da classi sociali egemoni sedicenti dirigenti che considerano le genti del Belpaese e lo Stato Italiano dei beni da sottoporre a sacco e a scempio. Dio è morto perché ciò che era onorevole e sacro fino a pochi anni fa è disprezzato o ritenuto spazzatura, perché la fede è o uno spettacolo per gonzi, o un sacco d’ossa da tirare in faccia ad altri che sono diversi, e perché in fin dei conti chi è che si ricorda più dei dieci comadamenti in tempi di Repubblica Italiana. Poi l’unico vero Dio delle nostre genti è l’adorazione del denaro perché il denaro è potere sulle cose e sulle moltitudini di umani pronte a vendersi al miglior offerente. La Patria è un capitolo ancor più tragico, due guerre mondiali disastrose e l’alleanza obbligata con i vincitori di ieri hanno ridotto a poca cosa il prestigio delle nostre armi, e del resto potrebbe non essere necessariamente una cosa negativa se gli esseri umani fossero quello che dicono di essere e in verità non lo sono. In un mondo umano segnanto dal conflitto e dall’uso sistematico di ogni tipologia di violenza e di aggressione organizzata è difficile dire che si può far a meno di forze organizzate e di quel minimo di unità politica e psicologica che aiuta a difendersi o a portare l’offesa ai nemici. Purtroppo questa Patria italiana è l’eterna incompiuta, il motivo è chiaro: una Patria seria e aspra metterebbe in discussione i privilegi delle classi egemoni, delle caste al potere, dei troppi che vivono d’espedienti o di politica clientelare.    Una Nazione seria potrebbe nascere solo da un periodo di severe epurazioni e da una cospicua resa dei conti, da un tracollo dei privilegi acquisiti. La Patria io la leggo contrapposta al privilegio dei pochi, elemento di unità contro l’egoismo civile e sociale oggi dominante presso tutti i ceti, oggi la Patria degli italiani più che un’utopia è un’amara ironia. La famiglia è l’altro dramma, sulla famiglia, e secondariamente sulla scuola, si è scaricato addirittura l’impossibile. La famiglia italiana deve farsi carico di ogni diosgrazia, di ogni turbamento sociale ed economico, deve essere lei a seconda dei casi centro d’assistenza, ufficio di collocamento, ammortizzatore sociale, luogo di formazione civile e culturale e anche assicurare vitto e alloggio ai figli. Senza politiche di sostegno alla famiglia questo può riguardare solo una minoranza di famiglie italiane. In realtà colpita dalla povertà crescente e da modelli scellerati e pazzi di famiglia nomofamiliare indotti dalla pubblicità e dalle divette di turno la famiglia italiana è colpita al cuore. È aggredita nel suo senso più profondo, nel suo essere centro d’unione spirituale, affettiva e civile per le sfortunate genti del Belpaese. Da questo deduco che il mondo di prima è morto, l’Italia di Dio, Patria e Famiglia è un cadavere che aspetta la sepoltura; le genti del Belpaese vanno verso un qualcosa che con difficoltà prenderà forma dopo questa crisi economica d’inizio millennio. Cosa sia non lo so. Aspetto da tempo la fine di questo percorso tragico ma non serio, di queste tragiche mascherate, di queste carnevalate di questo fingere di vivere in un altro tempo con altre regole. Non so come sarà il futuro, ma l’aspetto. Vivere in una finzione come questa, in un mondo umano e italiano che nega se stesso perché non vuol far i conti con i suoi pesantissimi fallimenti morali e civili, con le sue sporche eredità, con i suoi silenzi è un continuo soffrire. Sia l’Italia che può essere, oppure non sia e cessi questa tragica finzione, questo dolore.

IANA per FuturoIeri



sfoglia     aprile        giugno
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email