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27 maggio 2011

Il Fascista Immaginario: La scuola



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Professori, maestri, presidi. Insegnanti…ma ci credi davvero? Qui in questa Nazione disgregata che senso ha il tramandare saperi e tecniche. Ormai tutto è stato abiurato, tutto è stato sottoposto a diffamazione, a lotta di parte, a speculazione. Un maestro può vivere e operare nel rispetto e non nel caos e nell’abbandono. Cosa ha fatto la sinistra associata alle logiche di questi nuovi padroni della finanza e del commercio: una logica di far della scuola un supermercato con tanto di debiti e crediti, questo sconfessa ogni discorso ragionevole sull’insegnamento.

Lazzaro: Efficace sintesi. La scuola come mercato, lo studente come studente-cliente, ma cosa proponi: una fuga nel passato, nelle illusioni, in ricordi corrotti e pazzi. Una disciplina per la disciplina mentre fuori dalla scuola e dall’università si agita un popolo imbelle e dissoluto in fuga dalle sue responsabilità, rincretinito da miti di ricchezza facile e da squallide pubblicità commerciale, che vuole miracoli, che si ostina a credere nelle lotterie con lo stesso fanatismo idiota con cui si crede alle leggende metropolitane o ai miracoli più assurdi di santi consacrati e uomini devoti. No, la disciplina, l’ordine, la decenza o sono nella società, nelle famiglie, in fabbrica, sul posto di lavoro, in azienda, in ufficio, nel servizio per lo Stato  oppure non sono e non possono essere. Non c’è un mondo di atomi umani scissi dal reale e dal concreto della loro esistenza quotidiana. Se la società economica e finanziaria vuole il disordine nelle famiglie perché c’è bisogno di far fare quattrini all’industria, dell’intrattenimento scemo,  del divertimento e dello sballo permanente cosa può fare la scuola, il maestro, il docente, l’educatore? Te lo dico io: la testimonianza del singolo. Che è un primo momento di libertà del pensiero e di purificazione della mente dal male.

Fa un gesto di stizza Sergio, poi si sposta fa due o tre passi come turbato e poi con un gesto riprende la parola.

-          Sergio: La testimonianza del singolo contro gli stadi di calcio, le discoteche, i parchi a tema, i programmi televisivi imbecilli, i finti divi della musica leggera ovviamente ecologisti e sinistroidi sponsorizzati dalle multinazionali che vendono cazzate sfruttando bestialmente gli operai e le operaie poverissime dell’Asia e dell’America Latina. La tua visione ricorda dei ragazzini che con i sassi sfidano carri armati da cinquantasei tonnellate. Pura pazzia. Sì lo so dei singoli, degli agitatori politici, delle minoranze di disgraziati che hanno valori altri sono forzati qui al silenzio, a lavorare politicamente come proscritti, come carbonari, come fanatici persi in un tempo e in una storia non loro. Ma su questo esser maestri è caduta oggi questa guerra, e non sarà l’ultima. Anzi è un principio, è l’anello più grosso di una catena pesante e molto lunga che attraverserà i nostri anni, e quando saremo vecchi avremo ancora modo di vedere le guerre che derivano da questo anello grosso e pesante. Perché questa nuova guerra irachena non va scissa dalla suprema esigenza di far lavorare i mercenari, le fabbriche di armi, i finanzieri, gli esperti di pubbliche relazioni, i grandi mercanti; dalla necessità del sistema di distruggere, spianare, spezzare le civiltà e i popoli per ricostruirli in nome di poteri nuovi non meno illegittimi e dispotici di quelli precedenti. Il potere politico, i demagoghi, i professionisti dei pacchetti di voti chiavi in mano e dietro di loro la plebe fecciosa di funzionari, esperti, addetti, burocrati dello Stato sta sotto i veri poteri, perché esiste un solo potere nel capitalismo: quello bancario. Il resto deve legittimare l’illegittimo, santificare l’empietà, lodare la scelleratezza, imporre l’assurdo a gente normale; è in questo essere al servizio dei veri poteri che si risolve il potere politico e l’organizzazione di quel che resta dello Stato. La scuola ancora non si è dissolta nella sottomissione perché non è centrale; il lavaggio del cervello alla popolazione e alle plebi elettorali non lo fa la scuola. Lo fa la televisione, le riviste cretine, la pubblicità commerciale, la moda, il gioco del calcio e presto internet. Loro controllano…

Lazzaro: I simboli e le immagini che rendono desiderabile la vita e il quotidiano, sì lo so…non sono  scemo. Sapessi che lotte che ho fatto con i compagni per far capire a certi testoni idioti che occupare la facoltà e il rettorato è un mezzo e non un fine. Perché il potere si è spostato, anche quello che rimanda al controllo della cultura e della creazione dei simboli e delle parole è aldilà dell’università, della scuola.

-          Sergio: Adesso sei tu che fuggi nel remoto passato. Non si cambia il sistema capitalista con la bacchetta magica di merlino; la notte si sconfigge con la notte e il fuoco con il fuoco, il ferro con il ferro, l’odio con odio…

Lazzaro: E non si cambia aggrappandosi a imperi stramorti, ad armate dissolte nelle nebbie del tempo trapassato, a navi affondate nel secolo scorso, ad aerei distrutti che non sono più neanche rottami. Credere a un ritorno del passato duro e puro è una cosa da scellerati. I tuoi clienti sono vittime di una folle allucinazione che gli regala il brivido finto e scemo  del potere. Il tuo lavoro ti ha preso troppo, ecco tutto.

-          Sergio: La morte del tempo passato si ripercuote nel presente, io vivo nel presente e considero il futuro e per questo ho bisogno del passato. Anche per capire perché il sistema del capitalismo e delle banche  è così forte, così massiccio, così indistruttibile, così dominatore del quotidiano.

Lazzaro: Ma ciò accade perché noi che siamo le sue vittime materiali, morali e spirituali siamo deboli e siamo vulnerabili alle ambizioni e alle corruzioni. Noi oggi vittime ancora non siamo maestri di noi stessi.





13 maggio 2011

Il Belpaese e la scuola

per approfondire

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere. Tuttavia in questi ultime settimane di scuola s’intravede qualcosa. La politica sembra di nuovo interessarsi a ridosso delle elezioni delle vicende scolastiche d’Italia,  forse per mandare segnali ad un certo tipo di elettorato sensibile alle questioni della pubblica istruzione per motivi personali, di lavoro o di famiglia. Già, la tempistica con cui si torna a ragionare di scuola è sospetta, fra l’altro non mi pare che nel discorso politico si ragioni con la necessaria cura del precariato presente nel sistema della pubblica istruzione; come al solito il discorso politico è caduto su questioni ideologiche e di principio piuttosto surreali. Rappresenta bene questa situazione un trafiletto apparso sul “Fatto Quotidiano” del 13 maggio 2011 che descrive questa condizione di polemica continua a ridosso della scadenza elettorale delle amministrative. In realtà c’è qualcosa di profondamente marcio nel costume politico del Belpaese perché è evidente che le parole usate nascondono altri significati per il politico come per gli elettori di riferimento. Non è possibile che vi siano percentuali significative di elettori che pensano che i comunisti sono prossimi all’invasione del mondo e dell’Italia o altri che stimano possibile il ritorno di un regime fascista. Perché spesso nel discorso politico sulla scuola si parla di professori ideologizzati in senso comunista o di professori fascisti e razzisti? Già, i professori. Ma sulle famiglie, sugli allievi, su tutto il resto del mondo umano che gravita intorno alla scuola niente da dire? Che meraviglia! Se un marziano prendesse sul serio gli scritti giornalistici di queste settimane elettorali sarebbe portato a pensare che il problema della scuola in Italia è da ascrivere al reclutamento del personale e alla sua qualità. Tutto il resto funziona bene e solo una parte dei docenti è in torto; se così fosse la soluzione sarebbe semplicissima perché solo un pezzo del sistema è da mettere in discussione. Evidentemente questa è una semplificazione, una banalizzazione di problemi complessi; si tratta di un linguaggio semplice e facile per fini elettorali. Ma forse c’è qualcosa in più. Credo a questo punto che una parte degli elettori senta il bisogno di sentire questi linguaggi, questi modi di presentare la società italiana spaccata in rossi e in neri; credo che parte della popolazione senta un bisogno fisico e psicologico di trovare risposte semplici a cause complesse, di essere rassicurata nel pregiudizio ideologico, nella presunzione di sapere, nel facile e rassicurante mettere assieme le scelte private con i destini del mondo e con l’idea fissa di aver sempre avuto ragione. Ecco perché molto spesso quando qui si ragiona di scuola in termini politici spesso non si parla e non si pensa la scuola. A troppi piace pensar poco e farsi regalar certezze.

IANA per futuroIeri





9 maggio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - Dialogo fra un professore di filosofia e un rappresentante

televisione


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

DIALOGO FRA UN PROFESSORE DI FILOSOFIA E UN RAPPRESENTANTE

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere.

Così fra il serio e lo scherzoso presento un dialogo immaginario fra il professor Paolo insegnate di filosofia e un rappresentante di  una Casa Editrice tal Mario Rossi che in sala professori si è piazzato per illustrare ai docenti le novità librarie.

Mario Rossi: Mi perdoni professore sono Rossi, il rappresentante della Casa Editrice…o ma la disturbo, mi scusi…

Professor Paolo: No…Scusi lei mi ero fermato a riflettere. Non l’avevo vista…

Mario Rossi: Filosofo? Sa…perdoni se mi permetto ma è l’abitudine.

Professor Paolo: Certo da dieci anni insegno la nobilissima materia in questo Liceo.  Non so come aiutarla perché ho fatto domanda di trasferimento.

Mario Rossi: E per i libri di testo caro professor Paolo, mi permetto di entrare in confidenza, ma cosa ha fra le mani…pare una cartina geografica. Lei forse insegna geografia?

Professor Paolo: No. Questa cartina è presa da un settimanale e mostra le ragioni dei nuovi conflitti nel Mediterraneo e in Africa, i miei studi mi hanno più volte portato a interessarmi del diritto internazionale per via di Kant e del problema del bene e del male con Agostino, della civiltà industriale e del capitale con Marx, del destino umano con Nietzsche. Oggi consideravo che quel mondo di gravi problemi metafisici si è materializzato nella sua tragica concretezza in questa piccola cartina geografica. Guardi da una parte sono segnati i conflitti e dall’altra sono segnati i grandi interessi economici e commerciali di Cina, Russia, Stati Uniti, Impero Inglese, Francia e perfino Italia. Sembra di esser tornati all’Ottocento. Qui da una parte le  materie prime, il petrolio, gli affari, di qua le forza militari, i conflitti, le guerriglie, le sommosse civili, il caos, e sopra tutto questo le bandierine dei nuovi poteri imperiali.

Mario Rossi: Professore ma che vuol fare cambiare il mondo? Quelli che sono appartenenti ai ceti medi e bassi possono poco o nulla, solo i grandi della terra, i VIP, i signori hanno un vero potere. Lei prende queste cose troppo sul serio, si vede. Mi scusi.

Professor Paolo: Sì, certo… Ma provi a capire questo punto di vista mio. Ciò che è libresco, astratto, formale assume una natura materiale e concretissima. Prenda ad esempio un concetto astratto filosofico come può essere il diritto internazionale o il concetto di una pace perpetua attraverso il libero accordo e  dibattito fra tutte le nazioni libere da tirannidi, aristocrazie, oligarchie, egoismi personali e religiosi fanatici. Ciò che sembra lontanissimo, remotissimo, oscuro adesso appare una necessità, il non concreto, il solo pensato, il concetto filosofico mostra la sua natura di bisogno urgente, la forza della mente crea la soluzione. Magari irrealizzabile, ma comunque pensata e da collocare nello spazio e nel tempo. Perché fra ciò che può essere pensato e la realtà concreta e materiale si pone un vero e proprio abisso. Ma è proprio di chi è ben educato e vuol veder una società umana meno conflittuale, violenta e corrotta capire i tempi e pensare percorsi altri rispetto a quelli scontati e banali.

Mario Rossi: Professore ma volete forse cambiare il mondo? Con cosa poi? Oggi solo i ricchissimi hanno forza politica e controllo sulle disperse genti di questa umanità litigiosa e divisa. Passare dalla pace alla guerra e dalla guerra alla pace è cosa che decidono i finanzieri, i banchieri, i presidentissimi, i manager delle multinazionali. Poi il popolo che vota e lavora e china la testa davanti alle violenze e ai soprusi approva tutto questo dopo che la televisione e la carta stampata hanno dimostrato e ostentato chi ha ragione  e torto. Davvero noi non abbiamo colpa alcuna, chi può attribuire colpa a popoli difformi come quelli del Belpaese che hanno sul loro territorio 113 basi militari NATO ossia straniere? Nessuno! Forse solo chi odia questo paese, le sue genti, la sua religione, l’arte che i secoli hanno depositato nelle nostre strade e nelle nostre città può attribuire colpa alla nostra viltà, alla paura, all’egoismo amorale e irrazionale che domina le menti delle genti di questa Penisola. Fra costoro per certissimo ci sono molti dei nostri politici che hanno fatto di tutto per creare periferie deformi, città aggredite dal cemento selvaggio, ignoranza, tossicodipendenza e delinquenza non repressa né dalla legge né da misure sociali e decomposizione morale e civile. L’ignoranza e la paura quotidiana dei molti rendono forti le nostrane oligarchie di origine patrimoniale, partitica, familiare. Chi può fra le genti di cultura opporsi al potere dei pochi che sono ricchi e dispongono di gran parte della ricchezza del Belpaese?

Professor Paolo: Esiste qualcosa che non si può non chiamare umanità e che è parte specifica degli esseri umani. Animale politico per definizione l’essere umano non può vivere come una bestia o come un macchinario in una catena di montaggio. C’è una responsabilità singola, individuale, privata che viene in essere, che erompe dalla meschinità del quotidiano e che pone il singolo davanti a un dovere morale che è il dovere morale in sé. Se accetti il male per pigrizia, comodità, opportunità, disonestà tu diventi quel male, ti fondi con esso. Magari in modo inconsapevole. Pensi caro signore al cibo. Che dire di un cibo guasto e di uno ottimo! Chi in quel caso scambierebbe il bene con il male, il puro con il corrotto?

Mario Rossi: Professore ma che dice! Chiunque non possa permettersi il cibo ottimo  deve comprare con i suoi soldi miserabili quello guasto. I ricchissimi sono il potere e la scelta e tutti gli altri stanno sotto. Noi chi siamo? Stipendiati: io da una casa editrice e lei dallo Stato. Le nostre responsabilità sono zero spaccato. Certo l’obbiettivo del mese, il premio produttività, lo scatto anzianità, la gratifica natalizia; ma poi se si va a vedere il potere vero è altrove, il lavoro stesso è altrove. Prenda il CD che è allegato al prodotto nuovo che devo vendere, il contenuto è italiano, ma il CD. Forse fatto a Hong Kong? Forse fatto a Taiwan? In Malesia? Chissà? Chi ha deciso questo se non gente potente e ricchissima che è sopra di noi e ci comanda. Obbedire al forte è naturale come annullare ogni propria responsabilità verso i propri simili e verso tutto il mondo e deve esser proprio così!

Professor Paolo: Con che diritto comanda il ricco, il forte, l’iniquo al potere? Forse che ha trovato il consenso dei molti? O un Dio ha posto i pochi sopra i molti?

Mario Rossi: Professore è senza dubbio così! I pochi giusti divisi e meschini per via di denari sono votati al silenzio o esiliati.  I molti che sono  servi e adulatori pagati sono  premiati, lodati, fatti oggetto di mille attenzioni e considerazioni. Tanto che costa! Nessuno è responsabile delle proprie azioni quando i pochi dominano e i molti subiscono. Chi può essere responsabile di se stesso se l’economia e i beni dei molti sono in mano al capriccio dei pochi?

Professor Paolo: Se è così allora la responsabilità più grande non cade su chi opera male ma su quanti essendo responsabili e sovrani di se stessi delegano la loro moralità alla feccia e  alla gente iniqua. L’umano è una creatura che contiene in sé la tendenza verso il sacro, il sublime e il divino, se per scelta i molti vogliono degenerare, vendersi, sottomettersi, decomporsi occorre che qualcuno ci pensi e cerchi altre vie, altre ragioni, altre forme del vivere. Il filosofo magari non è questo ma è almeno colui che si pone il problema, che ragiona sui fatti, sulle circostanze, che cerca di uscire dal recinto di pietose finzioni e di menzogne costruite per determinare alibi facili-facili. Inoltre come mettere assieme la vita quotidiana con il diritto, i principi solenni con opportunismo politico ed economico. Non è possibile! Non è lecito vivere nella scissione fra poteri reali e concreti e dichiarazioni solenni di principio intorno ai diritti dell’uomo, della donna e del fanciullo. Occorre stabilire che cosa si vuol essere, se si vuol seguire il potere dei pochi ricchissimi e malvagissimi padroni della finanza e dell’economia seguendo le suggestioni dei loro telegiornali, della loro pubblicità commerciale, dei loro spettacoli faraonici o se stessi e il proprio essere qui e ora in questo mondo di sangue e duro fango. Fuggire è facile, chiunque può scappare da se stesso, dalle sue responsabilità, dal pericolo. Ma restare quando tutto pare dissolversi, quando il mondo di prima sembra disgregarsi, quando tutti sembrano tradire ogni principio e ogni valore  è difficile, di più è una prova, anzi una sfida.

Mario Rossi: Lei è un signore d’altri tempi. Ma osservi la cartina geografica che ha fra le mani. Come può pensare lei che è un privato, un singolo di far del bene se i pochi che sono il vero e unico potere scelgono la via del dominio, della sopraffazione, della guerra, del pagare insorti, terroristi e banditi.

Professor Paolo: Non ci sono solo i fatti materiali che scrivono e fanno da sé la storia, esiste qualcosa che non è materia, non è eccitazione, non è dominio della persuasione del forte che entra nell’umano e porta a comportamenti, a gesti, a pensieri che delineano e determinano forme altre di vivere e di stare al mondo. Io queste vado cercando perché nel mio modo di vedere nulla è più innaturale della rinunzia a una propria personalità, al proprio punto di vista sul mondo naturale e umano. Magari un punto di vista poetico, minimo, risibile. Ma proprio. C’è nell’essere umano un senso di libertà che queste macchine del divertimento e delle allucinazioni pubblicitarie possono ferire ma non uccidere; feriscono la parte migliore che è in noi al prezzo di eccitare ogni sentimento cattivo e perverso, ogni invidia, ogni atto aggressivo e razzista. No. Chi governa eccitando il peggio che è nell’uomo non merita il potere, e non ha alcun diritto su di esso. I pochi che governano da malvagi possono solo creare il loro inferno privato su questo pianeta azzurro. Essi possono moltiplicare le loro paure, le loro ossessioni, le loro perversioni anche quelle sessuali ma non salvare se stessi e gli altri dal male che producono e dall’odio e dalla volontà di morte che ispirano. Un potere legittimo e forte per sua natura non sfrutta gli umani, non distrugge la natura, non eccita la feccia, non istiga i corrotti alla guerra e ai massacri, non deruba lo straniero, non aggredisce il profugo e il miserabile, non corrompe la fede con la politica  e non stravolge le leggi internazionali che ha sottoscritto. Il potere legittimo trova da sé la via per una propria giustizia e per seguire il corso della natura e dei fatti del mondo umano. Non opera con fare da macellaio, da carnefice da torturatore. Crea il governo del mondo umano su cui ha potere attingendo al meglio e al buono, segue e non impone, ascolta e non corrompe i pensieri dei molti, impara poco da tanti e non educa all’odio e alla violenza e alla superstizione, è educato ed educa perché sa chi è e dove vuol andare. Questo il potere legittimo e l’altro, oggi dominante, è l’illegittimo. Bene e male possono esser scissi basta volerlo, basta un segno della propria volontà, un gesto d’attenzione, un segno d’amore verso questo mondo umano.

Mario Rossi: Confesso di non aver la cultura per seguire il suo ragionare. Il suono delle sue parole però mi convince, sento la forza dello studiare e conoscere. Eppure io so di avere nel mio piccolo una dose forte di ragione perché non esiste solo ciò che è alto in noi umani ma anche ciò che è meschino e vile e ignorare questa banalità è a sua volta una viltà. Chi può giudicare i molti che sono deboli?

Professor Paolo: Gli uomini non sono animali atti a ripetere solo gli stessi atti, possono ridefinire e riplasmare se stessi, chi nega questa liberà propria della specie è un malvagio. Se è un privilegio nella condizione umana è proprio il privilegio della libertà, la libertà di pensiero prima di tutto. Come si può distinguere l’umano dalla bestia se non si ragiona in termini di volontà e di libertà? Pochi comandano, vero; ma perché in tanti preferiscono farsi comandare e non avere responsabilità proprie. Come lei afferma del resto. C’è una costrizione che viene dal potere, ed è vero; ma esiste anche la comodità del fingere, del lasciarsi andare per pigrizia e convenienza. Questa è una scelta, un atto di rinunzia alla libertà di pensiero e quindi, magari assurdamente, un gesto di volontà e di libertà. Si tratta di lasciarsi andare al Leviatano, al Dio-Stato o al Dio-padrone, al Dio-mercato del momento. Delegare a un signore fisico o metafisico la propria coscienza, il proprio pensare se stessi e il mondo umano e quello naturale ad un certo punto si configura come una scelta privata, personale. Alle volte nel silenzio e nello studio occorre ascoltare solo se stessi, fare pulito, trovare da sé le ragioni intime e profonde del vivere. Lei signor Rossi si è mai concentrato sulle questioni di fondo della sua vità?

Mario Rossi:  Con dispiacere la devo salutare. Devo recarmi in un diverso istituto per i testi nuovi da far adottare. La ringrazio per il breve ragionamento e per l’attenzione.

Professor Paolo: Buona fortuna. Le auguro di essere in pace con se stesso e con il mondo.

 IANA PER FUTUROIERI

 




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