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5 dicembre 2011

Dedica finale della recita a soggetto


Bibliografia di nove libri e  tre DVD per capire “La recita  a soggetto”.

Dedico “La recita a soggetto” a tutti i lavoratori del Maggio Fiorentino Formazione di ieri, oggi, domani.


Bibliografia di nove libri e  tre DVD per capire “La recita  a soggetto”.


DVD

Joel Bakan, Jennifer Abbott, Mark Achbar, The Corporation, Ed.it. Fandango,  2003


The take – La presa, di Avi Lewis e Naomi Klein Ed.it. Fandango,  2005


Capitalism - A Love Story, di Michael  Moore, ed.it  Dolmen Home Video, 2009


Libri

Ernesto balducci, Pierluigi Onorato, Cittadini del Mondo, Seconda Edizione,  Principato, Milano, 1987

Stefano Boninsegni, New Economy, Settimo Sigillo, Castello, 2003

Stefano Boninsegni  (a cura di), Dove va la Destra? Dove va la sinistra?, Settimo Sigillo, Roma, 2004

Noam Chomski, Democrazia e istruzione, EDUP, Roma, 2004

Fabio Mini, La guerra dopo la guerra, Soldati, burocrati e mercenari nell’epoca della pace virtuale, Gli Struzzi, Torino, 2003

Hayao Nakamura, Il paese del Sol Calante, Sperling & Kupfer, Milano, 1993

Piero Ottone, Saremo colonia?, o forse lo siamo già, Longanesi, Bergamo, 1997

Jeremy Rifkin, La fine del lavoro, il declino della forza lavoro globale e l’avvento dell’era post-mercato, Baldini&Castoldi, Milano, 2000

Veltri Elio, Il topino intrappolato, legalità, questione morale e centrosinistra, Editori Riuniti, 2005, Roma




17 febbraio 2011

La recita a soggetto: il molle e il marcio

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Via dal paese dei ciarlatani


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Vedo che i miei ragionamenti sui massimi sistemi non interessano, ma cosa vorresti sentire? Son curioso.

Francesco: Vorrei un po’ di responsabilità e di autocritica. Tu e il caro Vince siete dei disgraziati sempre pronti a far castelli in aria e a dar la colpa agli altri se le vostre follie e ambizioni si rivelano frutto di allucinazioni verbali e pseudo-intellettuali. Certo chi è giovane ha qualche ragione dalla sua. L’età, gli ormoni, l’amore, la cattiva televisione, la pubblicità commerciale, la fidanzata, gli amici. Che ne so... Per certo è quasi ovvio che chi è privo di protettori e di denari in questo paese italico dove il denaro è tutto ed è l’assoluto, è il Dio delle donne s’ingegni, cerchi una sua strada, provi a cercare protettori e amici potenti, e di solito i giovani le provano tutte. Del resto c’è una sola vita  e se non si afferra il denaro che è tutto si muore due volte. La prima volta per ragioni ovvie e naturali, la seconda perché si è sofferto e si è patito e si è mancato l’incontro con il benessere e con la felicità che solo ed esclusivamente il Dio-denaro può concedere ai vivi. Il denaro è tutto in Italia. E’ il caldo e il  freddo, il bene e il male, il colpevole e l’innocente, il torto e la ragione, è il governo o l’opposizione, è Dio ed è il diavolo, è la donna con l’uomo o è la verginità, è  la nascita e la morte, le tenebre e la luce. Non biasimo chi cerca di afferrare dalla vita la vita ma tu e lui mi fate incazzare, sì proprio così. Sembra che il mondo sia sempre brutto, sporco e cattivo, siete gonfi di rancori e di malafede. Il mondo non è brutto, sporco e cattivo è sempre e solo in vendita.

Marco si alza e inizia ad andar su e giù cinque o sei volte, è irritato, cerca di controllarsi, di evitare gesti inconsulti. Francesco si alza e si mette a metà del corridoio. I due sono uno davanti all’altro fermi. Si fissano. Poi si rilassano.

Marco: Ma che cavolo dici…Il Dio-denaro. Mi sembri pazzo. Ma ci credi davvero? E se così fosse cosa  è questa cosa forse è male? Io penso di no. Semplifica, risolve rende netto il discorso sul mondo. La gente guarda la televisione, crede alla pubblicità, ama i soldi e la roba di lusso… E normale. Un essere umano ordinario, il tipo normale, banale, timoroso della fede dei padri e della legge è materialista, egoista, razzista, cinico, spietato e un po’ puttana, tanto ladro e se serve assassino e sadico. Nessuno nega questo fatto, tranne demagoghi e mestatori e sovversivi.

Francesco:  Ma rilassati e butta giù per lo scarico del cesso lo schifo che ti hanno messo nel cervello i demagoghi della televisione e della pubblicità, la paura dei rossi, i falsi sindacalisti, i cialtroni, gli sfaticati. Feccia umana buona solo a vendere il paradiso in terra un tanto al chilo. Come credi che funzioni? Funziona così nell’essere umano ci sono dei bisogni che permettono ad esso di vivere: la vita sociale, l’amicizia, l’amore per la donna o per i figli, il successo personale, l’orgoglio, il viver bene, il desiderio di possesso, la vanità, il desiderio di esser superiore agli altri e la fame, la sete, il caldo,. Il freddo…  Quelle canaglie lo sanno benissimo e martellandoci la testa con la pubblicità commerciale, con i telefilm, con la televisione ci mostrano un mondo umano di gente che arriva al successo, alla felicità, al benessere, all’armonia con gli altri e la natura attraverso l’acquisto di merci. Ecco che il denaro diventa ciò che tu dici ossia il freddo e il caldo, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, il torto e la ragione. Ma non è la realtà, questa cosa è l’illusione è un miraggio, una distorsione dei fatti, e questi signori ricchi e malvagi son o dei mistificatori e dei delinquenti che producono infelicità, risentimento, smarrimento, caos mentale. Io lo so bene che pochi possono essere i ricchi e quasi nessuno ricchissimo. E sono questi quasi nessuno che hanno il vero potere, le ville, le donne belle e disponibili, i garage con  le macchine di lusso e d’epoca, le vacanze in luoghi esclusivi, le barche a vela, la servitù, le banche, le aziende, i politici a libro paga.

Marco: I pochi ricchissimi contro i molti, che fai il comunista?

Francesco: Comunista un corno!  La realtà è la realtà. Il sistema del capitalismo, perché è così che si chiama, vuole pochi ricchi e molti poveri, il capitale per essere produttivo e riprodursi attraverso affari e investimenti deve esser concentrato in poche mani che l’indirizzano e lo moltiplicano. Se questo manca non c’è capitalismo e quel che si produce nella società umana invece di concentrarsi si diffonde e si spande fra tutti creando economia di sussistenza.

Marco: E ti fa così schifo un sistema che ha creato questo mondo. Ferrovie, megalopoli, viaggi sulla Luna, aerei, satelliti,ospedali, medicine, internet, videogiochi, ferrovie. Tutta la civiltà in sintesi!

Francesco: Ci vivo, ci vivo anche bene. Quando mi cadono in mano i soldi. Ma non sono così cretino da pensare che questo potere sia stato creato per me o per la mia felicità. Esso esiste e si sviluppa per metodi e fini che sono estranei e alieni rispetto alla mia vita e forse anche ai destini dell’intera umanità. Il sistema non pensa ai singoli e forse non pensa nemmeno ai molti ma pensa a se stesso e da se stesso trae potenza, fede e legittimità. Perché così tanta pubblicità, perché questo martellare fin dall’infanzia, perché creare il consumatore, il debitore, il giocatore.  Perché noi non siamo il sistema anche se ne siamo parte. Il sistema è dentro di noi perché ci strappa l’anima e fuori di noi perché segue la sua natura aliena. Per alieno intendo estraneo all’umanità, non sono un visionario che vede marziani dietro i muri di casa o mostri che escono dalle pareti.

Marco: E già, si rischia davvero di scambiare le tue visioni e le tue turbe mentali per cose vere e strane. Tu scappi dalle tue responsabilità. E non ti chiedo per amor della famiglia dei soldi, dell’eredità, e del resto che ti sei pappato... No! Ti conosco. Tu ti nascondi dietro a un dito.

Francesco: Ipocrita, malvagio… Come osi parlar di morti in questa casa. Io ho fatto e faccio. Sono   imprenditore, sono il virtuoso, sono il generoso, sono il tipico uomo buono e felice che dispensa il suo. Tu mi critichi ma non hai argomenti. Sei migliore di me? Per due o tre soldi in più sfruttando dei disgraziati per conto di terzi pensi di essere migliore. D’accordo hai fatto il tuo, hai ben servito i soci, il padrone di turno, il sistema, il meccanismo dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Allora? Che credi  di aver fatto? Sei stato alle regole, e non ragioni, non pensi, non crei te stesso.

Marco: Ipocrita, falso, fariseo. Se questa non fosse la casa…

Maledetto cosa mi fai dire. Sono nel sistema e  allora! Sei meglio tu. Con un piede dentro e uno di fuori. Credi che non lo sappia. Tu critichi la mattina quel che fai di notte. No meglio esser dannati se proprio questa è colpa, ma so che non lo è. Essa è legge pura e limpida di sopravvivenza. Fare il male, se così è, oggi consiste nella sopravvivenza. Come posso da solo affrontare un mondo umano che mi loda,  mi seduce, mi onora, mi dà degli ordini, mi premia e talvolta mi punisce .

Francesco: Dici bene. Mondo certamente… Mondo, sì ma umano proprio no. La civiltà industriale si mostra a me per ciò che è un Dio alieno e straniero che scaccia la nostra tradizione e ci impone un culto che è vissuto quotidiano, atto del vivere, del mangiare, del bere, perfino del pensare la propria vita. Io non sono malvagio, o ipocrita, o corrotto. Sono complice perché in fiondo mi piace così. Un complice che ha capito e forse è vile perché ama la vita comoda, i soldi, i pasti fatti bene, le donnine disponibili per una modica cifra, i sorrisi ipocriti di camerieri e segretari di ricevimento e cassa negli alberghi a quattro stelle, la gente da vessare perché a libro paga. Sono molle e un po’ marcio.





27 novembre 2010

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto. Il conto

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Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco:  Mentre ero qui ho curiosato nel quaderno delle prenotazioni del nostro nipotino. Aspetta ora ti faccio vedere.

Francesco si sposta e si dirige verso un bancone, prende un quaderno verde, lo sfoglia e poi torna dal fratello presentando una pagina.

Marco: Cosa fai? T’impicci degli affari altrui, che cosa vuoi suscitarmi. Compassione, pietà  rimorso?

Francesco: No!  Leggo e ti mostro ciò che è qui.” 29 luglio 2010, fatto sconto alla famiglia inglese si son portati perfino i panini da casa. Quattro letti di cui uno a Castello per tre notti a quaranta euro, fatto 90 , 7 ragazze spagnole capacità di spesa 20 euro a testa per due giorni, 5 euro per la tenda, 15 seconda notte per lo stanzone-camerata, totale 140 neuro, scontato a 110, 30 luglio 2010 stavo per chiamare la polizia, l’operaio che mi ha occupatola stanza piccola  a prezzo scontato la camera per due settimane non aveva i soldi, maledetto. Il padrone del cantiere non ha liquidato i suoi arretrati. Stabilito prezzo di favore 280 euro. 30 luglio 2010 una telefonata dall’agenzia statunitense delle prenotazioni  questo mese non pagano, è da tre mesi che aspetto il saldo ma a loro che frega delle tasse e del mutuo. Canaglie! Arrivata famiglia brasiliana, un cinese di Singapore, due russi. Hanno pagato in anticipo e senza storie. 300 Euro fatti bene. Da sei mesi non arrivano più statunitensi. Meglio così, è da sei mesi che l’agenzia Americana non paga gli arretrati. 31 luglio, niente. Controllare rate mutuo,  le bollette e le tasse comunali prima del 7 agosto”. Questo è il nostro nipotino. Tasse pesanti, Stati Uniti in crisi nera, mutuo oneroso, clienti impoveriti e nuovi ricchi che vengono dai paesi emergenti, e qui nel Belpaese una politica morta che finge di essere viva, un’economia allo sfascio e poteri imperiali con le pezze al culo che ci porteranno giù fino in fondo al pozzo. Questa follia che ha messo in piedi è lo specchio deformante di un sistema impazzito e decomposto che aspetta di trovare la sua fine. Forse sarà una liberazione quando su tutto questo qualche forza esterna metterà sopra  la parola ” Fine”.

Marco: Il mondo è malato e i ricchi e  potenti di ieri sono alla corda pressati da nuovi poteri insidiosi. Malato è il sistema economico, forse il nostro Paolo è stato una vittima e suo figlio Vincenzo anche. Del resto ti ricordi le sue traversie e questioni l’avevamo ribattezzato fra noi Paolo di Tarso l’apostolo che non aveva conosciuto personalmente Gesù. Anche lui non aveva conosciuto il Signore celeste  che aveva inseguito, pregato e lodato ma come tanti che non erano riusciti ad afferrare il successo e la grande ricchezza si era dovuto accontentare della conversione e dei disagi del corpo, della passione sacra e del martirio prossimo venturo.  Del resto il fariseo Paolo o Saul di Tarso è stato perseguitato, raggiunto dalla rivelazione divina, cacciato da Efeso per aver istigato a bruciare i libri di magia nera e aver distolto i pagani dalla venerazione per Artemide di Efeso da cui tutta la città cavava lucro, cacciato dalle sinagoghe, processato per sedizione, condannato, costretto  alla fuga nascosto in una cesta, frustato tre volte e tutte le volte trentanove colpi e battuto con le verghe, punito e infine lapidato e lasciato come morto, incarcerato e poi forse decapitato. Ecco ogni imprenditore italiano oggi è una sorta di Saul di Tarso che insegue il Signore Celeste e predica la sua buona Novella fra nemici, pagani e genti nomadi che vivono nel deserto del cinismo, della sfiducia, della miseria. La nostra da anni non è più economia, o volontà, o fiducia nel futuro. Si tratta di cieca fede in qualcosa che non è né qui e né ora   e, forse, se continua così non sarà mai. C’è follia e c’è potenza nel cercare la ricchezza e nel provare a produrla, noi siamo forti perché mistici, perché crediamo. Altrimenti siamo condannati a trasformarci in visionari, in cialtroni, in venditori di fumo; per questo dobbiamo predicare la nostra fede nel sistema dei consumi, del denaro, del potere e dell’egoismo sociale ai pagani, ai miscredenti, ai demagoghi rossi che devono aprire gli occhi. Chi può vedere il progresso se non noi? Chi ci può credere fino in fondo?  Chi può andare fino alla fine del tunnel per vedere le sorti magnifiche e progressive?  Solo noi, siamo un nuovo apostolato laico e serviamo una potenza ormai oltreumana. Questa è la forza del capitalismo e del denaro, la fede dell’essere umano nelle sue opere e nella sue forze animate da un puro egoismo.

Francesco: Ateo, pagano, demagogo, blasfemo! Ecco cosa sei. Comunque è vero siamo credenti e siamo apostoli. Ma più che far bruciare i libri dei sortilegi da cinquantamila pezzi d’argento ai pagani di Efeso in tanti nella nostra categoria  truccano i bilanci e mandano in fumo i denari investiti da soci e piccoli azionisti, e non scacciamo i demoni ma al contrario ne portiamo dei nuovi sotto forma delle illusioni della pubblicità, dell’egoismo sociale e dell’irresponsabilità creata ad arte per vendere carte di credito e prodotti finanziari per il credito al consumo. Questa povertà che sta disgregando il nostro mondo è il frutto dell’egoismo e dello spirito di rapina, la crisi nasce nelle teste dei pochi che sono ricchissimi e si sparge su tutto il resto dell’umanità. E poi che ne sappiamo noi, cosa possiamo capire del nostro nipote visto che è anni che non lo vediamo di persona.

Marco: Giusto. L’ultima volta è stato in quel ristorante di quel tale Angelo dalle parti di Vernio. Bella cosa tortelli di patate,ragù di  cinghiale, bistecca, tiramisù, vino, dolce, caffè e amaro. Si spese poco e si mangiò bene.

Francesco: Già Vernio, avrei da dire qualcosa. Ti ricordi quell’assaggio che ci fu portato all’inizio del pasto.

Marco: Una cosa tipica, mi pare. Polenta di castagne dalle parti di Vernio e poi quel pesce.

Francesco: Ti ricordi bene era polenta dolce e quel pesce buono ma puzzolente era aringa. E’ una cosa che si ripete da secoli è un piatto di tradizione di Vernio Comune disperso sulla dorsale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Capitò questo:” era il 1512 e la Repubblica di Firenze affida al Machiavelli la difesa dello Stato Fiorentino , il quale disgraziato lui cerca di creare arruolando dei contadini e dei montanari delle milizie di Stato per sostituire i mercenari infidi e traditori. Questa gente di Vernio montanari e pastori si trovava fra Prato, che era controllata da Firenze, e gli eserciti papalini e imperiali scesi dal nord per restaurare i Medici e spazzar via la Repubblica. Così questo popolo delle montagne pratesi che non sapeva nulla del re Francesco I, dell’Imperatore Carlo V, del Papa, del Machiavelli, del Piero Soderini, delle trame dei Medici si trovò travolto da uno degli eserciti più potenti del mondo, quello spagnolo-imperiale, che doveva disperdere le milizie del segretario fiorentino e saccheggiare e devastare Prato per indurre gli oligarchi fiorentini alla resa. La gente di Vernio ridotta alla fame e devastata da questi spagnoli, tedeschi, italiani che militavano negli eserciti mercenari di allora fu salvata da dei nobili locali che distribuirono polenta di castagne e aringhe.  Da allora è una tradizione ricordare quei fatti con una festa e con il piatto di polenta dolce e  aringhe.”

Marco: Che vuoi dire con questa storia?

Francesco: Ci sono guerre che fanno i grandi e i grandissimi padroni del mondo umano e pagano gli altri che non c’entrano assolutamente nulla. Anzi i poveri e i poverissimi soffrono per tutti.  Figuriamoci, per quel che riguarda il caso storico in questione,  se gente terrorizzata da una gelata che gli bruciava l’orto o da un lupo che gli scannava una pecora poteva pensare d’essere sulla strada di uno degli eserciti più potenti del mondo di allora, mostri umani che non solo misero a ferro e fuoco l’Europa e l’Africa e perfino l’America.

Marco: Dove vuoi arrivare, cerca di esser chiaro!

Francesco: Oggi ci sono solo vittime, vittime  e ancora vittime di un sistema di creazione di valuta, produzione e consumo e inquinamento fuori controllo. Come in guerra i pochi vincono e i molti soffrono e devono sperare nella pietà o nell’interesse altrui per sopravvivere. Non c’è colpa, non c’è responsabilità nei molti ma solo nei pochi e nei pochissimi che sono ricchi. Perché cercare in noi difetti, è ingiusto! Male  è attribuirsi una colpa e una pena iniqua dove c’è semmai bisogno di comprensivo e onestà intellettuale.

Marco: Siamo alle solite, cerchi di scaricare le responsabilità, sei come le aziende che fingi di criticare: profitti privati per uno, perdite ai soci, inquinamento alla collettività e falso in bilancio per il fisco. No! Se siamo dentro questo sistema non siamo vittime ma complici a livelli diversi del male che esso produce.




9 novembre 2010

La recita a soggetto-Amor di Patria

Monachella su spine e ramo



Le Tavole delle colpe di Madduwatta
La recita a soggetto


Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Parliamo di affari, sul serio. Nello specifico i tuoi. Perché sei andato su e giù tra i Balcani e l’Ucraina a mendicare un posto di direttore o di controllore della qualità da certi gentiluomini? Il fatto di essere il fratello maggiore non conta, il denaro vale e vale tanto. Qualifica la persona, la rende degna agli occhi degli esseri umani e delle donne.
Francesco si allontana, apre la porta di una camera vuota e indica la finestra che dà sul giardino

Francesco:  Parli di denaro che qualifica per umiliarmi. Ipocrita! Osserva che cosa fa questo desiderio smodato, quanto ridicolo produce. Guarda il giardino!
Marco: Cosa ci fanno due tende nel giardino tra il pino e il fico? Che pazzia è questa? Vincenzo ha forse perso il lume della ragione? Si prepara alla terza guerra mondiale?

Francesco: No!  Per guadagnare qualche euro in più ha piazzato delle tende che vende a turisti squattrinati i quali non avendo da pagare l’ostello o giù di lì  e s’arrangiano;  il nostro nipotino li alloggia per pochi euro al giorno.

Marco: Il giardino di famiglia trasformato in un accampamento, robe che non vedi neanche in Ucraina! Il tutto per pochi euro, il vicinato ci avrà preso per disgraziati! 

Francesco: Questo è il prezzo dei tempi, tutto viene bruciato dall’avidità, la guerra e il conflitto di tutti contro tutti producono la distruzione di ciò che ci è caro e di ciò che è bello. Cosa ha mai fatto di diverso il nostro da noi due che ci siamo disinteressati di questa casa e abbiamo consigliato il nipotino di svendere la roba vecchia di cantina al mercatino dell’usato e del riciclo? In fin dei conti gli è stato detto la casa è tua e devi arrangiarti con l’ipoteca.
Marco: Che mondo cane! Certo che questa crisi ha spezzato le gambe a tanta gente chi prima andava in albergo ora s’accontenta di una camera pulciosa o delle tende. Questa economia di mercato  è la prosecuzione della guerra con altri mezzi, altro che storie. A proposito di guerra sei ancora convinto di essere una vittima della NATO. O hai smesso finalmente con quella storia?

Francesco: Storia! Voglio dirti qualcosa di guerre, mercato e del maledetto 1999 quando ho perso la mia fabbrica in Serbia. Persa nei bombardamenti della NATO e della nostra lodevole e meravigliosa aviazione della Repubblica Italiana. La nostra amata democrazia mi ha ben servito e per gradire  nell’occasione ha messo la mordacchia ai nostri giornalisti perché non stava bene dire che le bombe che venivano giù dal cielo erano le nostre.  
Marco: Ancora con questa storia della fabbrica italiana di qualità spianata dalla NATO, ma quando la smetterai!  Non sei il solo che ci ha rimesso, e gli altri sono ancora in piedi. Piuttosto ammetti con te stesso di essere stato il solito cialtrone, l’impareggiabile venditore di fumo, un triste millantatore.

Francesco: Mi sarei inventato io i ponti di Belgrado spianati, le fabbriche dove lavorava la gente bruciate dai proiettili, la gente ammazzata, scuole, case, magazzini tirati giù con bombe da trecento chili. No caro il mio fratellone!  Io c’ero e ti giuro sul mio onore che tutto ciò che puoi aver visto in televisione sono idiozie o nella migliore delle ipotesi veline degli uffici di propaganda e d’informazione dei nostri alleati, o forse dovrei dire padroni dal momento che quella guerra è avvenuta contro la nostra  pubblica opinione e mesi di martellamento propagandistico anti-serbo e anti-slavo non hanno smosso la diffidenza e il sospetto. In questo l’Italia è migliore delle altre genti dell’Europa del nord. Uomini e donne dei popoli del nord amano la guerra, i massacri ,sono masse di sanguinari disinformati pronte ad eccitarsi davanti mezzibusti televisivi che li spingono a lodare bombardamenti e massacri in nome dei diritti umani e altre scemenze simili. Mostri! Come può un bombardamento all’uranio impoverito o con bombe di precisione creare i diritti umani? Non conoscono nulla dell’umanità e pretendono d’insegnarla  a noi che siamo i creatori del diritto e abbiamo portato il cristianesimo e la parola di Dio nelle loro fredde terre dove i loro infelici e barbari antenati sacrificavano agli Deì oscuri. Chi sono questi stranieri ricchi e bianchi che parlano dialetti germanici se non i discendenti dei goti, degli angli, dei sassoni, e degli ostrogoti. I  loro demagoghi oggi siedono sulle cattedre di Gesù, di Cesare, di Cicerone, di Seneca e pretendono d’insegnare non solo a noi ma al mondo intero. E chi non ci sta, chi non accetta il diritto , il commercio, la morale dei civilissimi  signori della guerra in giacca e cravatta di seta allora su di lui cadono le  bombe come se fosse pioggia. Questi uomini del nord conoscono una e una sola legge: la legge del pugno. Il forte vince e domina e impone agli altri che sono deboli la sua giustizia e la sua verità. Non sono cambiati di una virgola dai  tempi di Attila e di Alarico.

Marco: Ancora storie. Sono i padroni, certo! Negare sarebbe follia. Ma dimmi da dove viene questa tua rabbia, questo tuo risentimento, questa farneticazione. Adesso te lo rivelo. Sei ancora comunista. Sissignore, sei un muso rosso. Sei infelice perché hai misurato chi sono i tuoi amici e compagni d’avventura, gli ex di sinistra subito passati dalle manifestazioni fumose e deliranti contro la CIA e la NATO alla sistematica obbedienza alla legge del pugno. Io ho frequentato altra gente, gente patriottica, gente  rispettabile. Mi hanno insegnato l’amore per la patria e, cosa buona e giusta, il rispetto per il più forte. I vincitori della Seconda Guerra Mondiale sono i forti ed è giusto che qui siano collocate più di cento basi NATO e Statunitensi, è giusto che la lira sia sparita per far spazio a una valuta Europea che è regolata da una banca centrale che a sede in Kaiserstrasse a Francoforte, è giusto che i militari dei dominanti siano processati da loro tribunali e assolti qui come in Iraq. È giusto e buono perché noi gente dispersa e difforme del Belpaese al loro posto faremo questo e molto peggio di questo. Con buona pace di Cesare, Virgilio, Cicerone e compagnia cantando e favoleggiando tutto questo è cosa buona e giusta. Dimmi ora. Non sei forse stato un padrone, non hai forse avuto proprietà, non era per te giusto che ci fosse un padrone e dei salariati. Evidentemente sì. Allora come si può negare a costoro di far proprio il diritto, di trasformare le leggi presunte universali nella manifestazione della loro volontà particolare, l’unico metro della legge nazionale  e del diritto internazionale è la volontà del più forte. Oggi la forza sono le bombe, le armi di distruzione di massa, la guerra economica usata e programmata,  il commercio, le svalutazioni delle monete, l’uso politico dei fondi sovrani, la creazione di forze terroristiche, separatiste, rivoluzionarie, la distrazione, la  propaganda e la disinformazione di massa.

Francesco: Io sarò anche un comunista pazzo ma tu sei un visionario che crede ai complotti e ai marziani. Parli come un predicatore di sciagure. La legge del pugno poi… ma chi credi di convincere? Io ho letto dei libri, perfino uno di un generale: un certo Mini. Non cambio idea a prescindere dal fatto che ci fosse o meno un governo di centro-sinistra e che fosse la prima volta di un premier ex-comunista italiano. Quella guerra era sbagliata e iniqua di per sé e perché mi ha rovinato. Uno dei migliori calzaturifici dell’est, una maestranza femminile e maschile bellissima, ottima merce e la tomaia poi… roba fina e a basso prezzo. Potevo perfino far concorrenza ai cinesi. Tutto spianato a suon di bombe, ma che credevano di trovare quei minorati mentali: il gran diavolo o perché no il generale Mladic!

Marco: Ancora con questa storia della fabbrica bombardata, no caro! Tu sei la tua rovina e le tue idee sbagliate.
Accetta la verità e la realtà. Il mondo è dei forti e a loro e  soltanto a loro spetta decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato, così come quando siamo padroni in fabbrica o nel  negozio o in magazzino stabiliamo ruoli e gerarchie così i forti devono dominare i popoli deboli e coloro che fra i deboli sono forti devono porsi alla testa di coloro che devono servire. Così è giusto che sia. Io in Ucraina sono uno che comanda sopra cinquanta maestranze per conto di soci che hanno messo i capitali e neanche sanno cosa sia una fabbrica. I forti dominano i deboli nel  mondo degli affari, in guerra, in pace, in natura e soprattutto in amore perché è sempre vera e giusta quella sentenza  che afferma che  le donne amano i ricchi e gli altri  amanti  sono i ripieghi: ovvero quelli che vengono dopo i forti che esercitano il potere e il dominio. Le donne capiscono ciò che è bene ed è giusto nella vita umana e  per questo amano gli euro e i dollari e ciò che con essi si compra. Il denaro che gira e che corre santifica ogni giorno il sistema e le sue guerre. A me va bene così.




3 novembre 2010

Monologo sul Lavoro La recita a soggetto


Rivelazione magica

Le Tavole delle colpe di Madduwatta


La recita a soggetto


Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco  preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.


Francesco si alza e gira per il corridoio, poi osserva la finestra che dà sul giardino, Marco  resta seduto e l’osserva. Poi si alza lentamente, con pigrizia. 


Francesco: Sei ingiusto. Vedi nella mia sfortuna del momento una pena, mi imputi senza motivo il marchio dell’incapacità. Non c’è colpa né merito nel mondo che è a caso e va verso il nulla. Felice è chi gode del qui e ora, tutto si  consuma e nulla  si crea. Perché lasciare il bene o il giusto a chi verrà dopo di noi, costoro potrebbero essere i figli di coloro che ci hanno truffati, derubati, messi sotto accusa o peggio. Perfino i  figli e nipoti di cattivi clienti e cattivi pagatori. Chi crea , chi lascia, può creare per altri e chi è l’altro? Non lo conosco! Conosco ciò che è  mio, ciò che mi fa felice qui e ora, ciò che è utile. La gente soffre? Non è colpa mia. Mi spiace per loro. Spero di lasciare nulla nemmeno la mia ombra su questo Belpaese che disprezzo con tutta la mia anima.  Quel che faccio nel commercio e nelle mediazioni è una necessità per non soffrire io stesso. Devo credere al potere mistico del denaro? Non credo sia necessario, a questa società basta che controlli la produzione di qualche azienda trasferita in Romania o in Serbia o in Ucraina che porta la merce qui e fa fallire le produzioni locali per la felicità dei miei ricchi datori di lavoro. Non conta tutto il resto. Devo essere rapido e portare risultati, chi sono non importa  a nessuno, neanche a me.


Marco: Poeta! Ora voglio parlarti del lavoro. Mi sono letto la Costituzione, quella in cui non ho mai creduto. Così recita il Primo Articolo: L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e  nei limiti della Costituzione. Vogliamo parlarne? 


Francesco: Di cosa? Costituzione? Democrazia? Popolo? O peggio di Lavoro?


Marco: Di lavoro. Voglio parlare di lavoro. Inizio a dire, secondo verità e giustizia, che questa cosa del lavoro che corona e giustifica la libertà e l’appartenenza a un popolo libero è oggi una truffa e un crimine contro la verità. Il lavoro è merce. Merce che va, merce che viene. Come può la merce fondare la libertà di tutti, lo Stato, la giustizia, la dignità della Patria.  
Io e i miei soci se per produrre calzature, bottoni, vestiti o altro ancora se troviamo caro il lavoro, anche a nero, qui in Italia andiamo in Romania, in Bulgaria, nella Repubblica Ceca, in Ucraina o perché no anche in Serbia. Poi con le leggi che stroncano i dazi e  rendono possibile la circolazione di macchinari industriali e di capitali si fa la fabbrica, si sfrutta la gente povera del luogo con la promessa di sorti magnifiche e progressive e si porta tutto il prodotto  in Italia, in Europa, dovunque. Se le cose si mettono male perché protestano i rossi e i sindacalisti neri arrivano i miracoli. Migliaia di migliaia di lavoratori del nordafricani, orientali, asiatici, slavi, rumeni, albanesi regolarizzati con qualche sanatoria che crea un esercito di disoccupati di riserva per abbassare le pretese dei nostri e gettare fumo negli occhi alle anime belle della sinistra radical-chic. Miracoli. Grandi miracoli. Manodopera a basso costo non mancherà mai in Italia e nel mondo  e qui ci sono molti  retori da strapazzo che per una mancia da poco lodano la società multirazziale che esiste solo nelle loro fantasie malate e nelle menzogne che propinano ai cretini e alla gente idiota. Esiste un solo principio: il potere su uomini e cose della natura che è creato dal denaro che tutto domina e tutto muove. Se  non basta i miei padroni e i loro finanziatori, che sono anche i tuoi, allargano i cordoni della borsa e si comprano la politica, i giornalisti, la televisione e mandano questo mondo umano di sfruttati e di consumatori scemi dove vogliono. Gli esseri umani sono come la plastilina che usano i bambini o come la creta dei vasai e degli artisti. Chi può dare forma a ciò che è indistinto crea e dà senso, la materia deve seguire la mano che opera. Così sono gli umani di questo tempo: cose che vengono comprate, vendute, lavorate, trasformate, distrutte, ricomposte. Il lavoro oggi come oggi  è solo una delle forme nelle quali il forte esercita il potere sul debole. Come può una delle forme del dominio dei pochi sui molti trasformarsi nella forma della libertà di tutti. Non può. Noi qui nel Belpaese viviamo una frode immensa e trasformiamo una libertà che ci è ignota in una fantasia della retorica politica e giornalistica. Libero è il denaro e chi esercita il potere attraverso esso, e tu mio caro fratello  poeta  e cialtrone fingi una forza che non hai. Tu soffri il fatto di non essere ricco sfondato, temi un giorno di far la fine dei tuoi sfruttati. C’è un solo uomo libero oggi: l’uomo ricco e un sola possibilità di essere liberi. Si è liberi se si esercita un dominio proprio, privato, egoistico.

Francesco: Ciò che ieri era vivo, oggi che ti ascolto, capisco che è morto da anni.


Marco: Ciò che prima era vivente oggi si chiama illusione e non è cosa per uomini forti e ricchi
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