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8 dicembre 2012

Diario Precario dal 24/11/2012 al 30/11

Data. Dal 24/11/12 al 26/11/2012

Note.

Fine occupazione con possibilità di portar avanti la didattica, prove, interrogazioni, verifiche.

Nominato docente ora alternativa a quella di religione.

Sto costruendo un percorso di cultura e di metodo per dare sostanza all’ora alternativa.

Intanto le proteste studentesche della provincia sono finite o in via d’esaurimento.

La categoria docente rimane comunque in allarme, si percepisce preoccupazione e un continuo interrogarsi sul senso e sulla collocazione sociale della propria categoria in questi anni di trasformazioni radicali e di povertà vecchie e nuove.

La data del concorso si avvicina, il test a quiz è il mio cruccio, confesso che mi disturba l’idea di esser valutato da cinquanta risposte a crocetta in cinquanta minuti mentre deve pensare all’ordinario e a ciò che è più dell’ordinario nel mio lavoro.

 

 

Considerazioni

La scuola ritorna ai suoi ritmi e alle sue ordinarie vicende, l’istituzione pare riuscire ad assorbire i traumi del momento. Tuttavia c’è qualcosa che dovrebbe prima o poi esser argomento da precisare: cosa chiede davvero la società italiana e il territorio alla scuola? Una scuola auto-centrata su se stessa oggi nel 2012 non pare possibile. L’autonomia quali risposte soddisfa? Ci sono autentiche domande di formazione e supporto che emergono dal territorio e sono rivolte alle istituzioni scolastiche? Ci sono esigenze educative realmente nuove? Il vivere la scuola come lavoro impedisce di vedere i suoi limiti?

Queste sono domande da porsi ogni tanto.

 

Data. Dal 25/11/12 al 30/11/2012

Note.

Prime prove come docente ora alternativa a quella di religione.

Sto lavorando sui termini e sui vocaboli che dovrebbero far capire il determinarsi della complessità della presente civiltà industriale.

Intanto nuove notizie sul concorso e sulla prove del test d’ammissione, la famosa pre-selezione, si precisano i termini della cosa.

Vivo molto male l’attesa, sinceramente avrei preferito la sparizione dalla realtà del concorso; sono iscritto da anni nelle graduatorie su cui incide il concorso e se non lo passo la possibilità del ruolo si allontana di chissà quanto. Per me è la sconfessione di anni di vita, di lavoro e di studio. Dovrei provare a rovesciare questa sfortuna che si è manifestata nella mia esistenza professionale e umana, non so come in verità. Dovrei passarlo ma se ci sono 11.000 posti più o meno a fronte di oltre 300.000 candidati temo che la cosa si metterà male. Su trenta è probabile che ci sia uno più bravo, più fortunato, meglio protetto dalla sfortuna da qualche santo taumaturgo che gli fa la grazia. Questa non è una considerazione estemporanea, è un fatto abbastanza oggettivo.

 

 

Considerazioni

La condizione del Belpaese è tragica ma non definibile perché è troppo difficile, se non impossibile, osservare natura e destino della civiltà italiana. Del resto chi fra i politici parla di civiltà italiana esistente qui e ora? Quando si parla di civiltà italiana se ne parla al passato di solito il discorso cade nella lode, spesso interessata, di principi e artisti del Rinascimento e talvolta  è chiamato in causa qualche patriota dell’Ottocento, per il presente i riferimenti delle piccole minoranze al potere in Italia sono forestieri, come il loro linguaggio. La loro mentalità sembra essere l’ombra di quella di un ricco WASP di Londra o New York. Manca un senso forte di esistenza e appartenenza alla civiltà italiana da parte delle minoranza nostrane al potere, quando di patriottico si è mostrato al pubblico negli ultimi vent’anni pare il frutto di una rielaborazione del patriottismo statunitense mutuato dai telefilm e dai divi del cinema che si mettono la mano sul petto quando sventola la bandiera a stelle e strisce e parte la colonna sonora con l’inno. Del resto basta pensare a quanto arte, archeologia, scuola siano poco considerate dalle minoranze al potere il cui maggior interesse sono le proprietà immobiliari, i soldi all’estero e le case e le società nei paradisi fiscali. Di solito gli scandali di cui si occupa la patria cronaca giudiziaria coinvolgono onorevoli, proprietari delle squadre di calcio, banchieri, finanzieri, immobiliaristi, commendatori, politici si riferiscono a reati di materia fiscale o a forme più o meno fantasiose di truffa. Non ricordo di uomini italiani ricchi e potenti travolti per reati di carattere ideologico o che hanno mollato tutto per andare a sacrificarsi per qualche causa romantica o patriottica. Per la verità neppure di donne italiane di questo tipo. La civiltà italiana se sarà, sarà nel futuro. Quelle del passato son macerie e miti morti, il presente non ne ha una, o se c’è è praticamente invisibile. Ci vorrebbero esseri umani coraggiosi che con spirito profetico rimettono assieme l’aspra realtà della terza civiltà industriale con i frammenti di passati immaginari e fantasie perdute. Questi temerari dovrebbero arrivare a una sintesi del tutto nuova, a una dimensione altra, a pensare il Belpaese del XXI secolo e forse crearlo per la prima volta. Si tratterà tuttavia per questi coraggiosi di ritrovare un senso comune e di mettere assieme i pezzi di un percorso nuovo essendo quelli precedenti dissolti o schiantati. Certo che a pensarci bene far schiantare i  miti patriottici, politici, e di superiorità culturale dell’Italia è stata cosa da poco. Il supermercato e la televisione hanno distrutto le pretese della cultura alta del Belpaese, l’evidenza che l’altro che già da decenni aveva il frigo pieno, l’auto, la televisione ha spazzato via in meno dieci anni tutte le illusioni culturali prima e un decennio dopo il grosso delle allucinazioni politiche con la fine del comunismo sovietico e l'evidenza dell'affarismo in politica. Nel 1994 alla fine della Prima Repubblica c’era un solo autentico mito di massa rimasto in piedi: Il DIO-DENARO.

 




1 aprile 2011

La recita a soggetto: Malocchio&Politica


per approfondire


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco chiude il giornale, lo piega in quattro parti. Lo mette al posto. Francesco si avvicina. Siede accanto a lui con aria amichevole.

Marco: Non si è ancora detto nulla sulle sfortune della famiglia. Quelle vere.

Francesco: Intendi le donne, l’eredità, questo casino del nostro nipote?

Francesco si guarda i piedi come se volesse sottrarsi a un confronto.

Marco: Donne e politica ecco le jatture della nostra famiglia. Un malocchio ti dico, roba da esorcista, da consulto presso il mago egizio di Livorno…

Marco: Quello etrusco di Cerreto no… è pure meglio fa anche le divinazioni elettorali. Ci piglia.

Francesco: Già… è vero. Ma è sempre la stessa storia qui in Italia. Il ricco è amato dalle donne, sempre e comunque. Si tratta di una regola generale in Italia, è un dato di fatto necessario e  ordinario, una questione di continuità culturale. Se nel remoto passato c’era la dote oggi c’è l’insieme dei beni e dei denari. La coppia è una questione di cassa, di dare e avere. Perché stupirsi se nel momento della difficoltà economica le donne in questa casa come altrove hanno mollato amanti, amici, e fidanzati. Stupirsi è stupido in questo caso. Certo il nostro nipotino potrebbe scrivere un libro illustrato: “Le donne della mia vita” con il seguente sottotitolo “tante coi soldi, poche senza”. Per me il discorso è tutto qui. Non c’è altro. Non può esserci altro nel Belpaese.

Marco: “Massì che c’è altro!”. Iniziamo a dire che la politica porta disgrazie e lui ha voluto far quella pazzia dieci anni fa di aderire a quel partito dell’Asinello che poi è sparito, si è fatto pure eleggere al quartiere, giusto per farsi nemici e complicarsi la vita. Poi si stupisce se Comune  e Provincia si ricordano due o tre volte l’anno di lui e mandano i controlli. La politica attira il malocchio, non ho dubbi. Io che sono un qualunquista, menefreghista, razzista, bellicista e non ho impegni e tessere avrò avuto in dieci anni una, due, tre ispezioni. Nonostante ciò ho inquinato, fatto i fatti miei, sfruttato la povera gente che lavora qui e in altri paesi, lavorato per conto di gente impresentabile, ai confini della decenza e  della legalità. Eppure, nessuno mi chiede nulla. Ma pensa te! E questo accade perché credo alla magia e so che il malocchio va prevenuto. Le negatività magiche e mistiche emergono quando si fanno le manifestazioni, gli scioperi, i casini di piazza. Per chi poi? Per arabi strani, per i negri, per i giapponesi o i cinesi o chissà che cosa, o peggio per i disoccupati e le famiglie disperate in Italia. I fatti propri occorre farsi. Se uno è generoso con il proprio tempo, con il proprio denaro, se fa elemosine, se crede in valori diversi da quelli che martella ogni giorno la pubblicità commerciale, se lavora a gratis per i giovani, per i disoccupati, per i poveri è certissimo che sarà visto con grandissimo sospetto dalle ragazze e dalle donne italiane e dalle forze di polizia. Poi è chiaro che su di lui cade il malocchio, la sfortuna, le…

Francesco: Ispezioni della provincia, dei vigili del fuoco, della polizia municipale e della finanza… Il malocchio. Senza dubbio. Malocchio che nasce dal farsi del male occupandosi magari del disagio giovanile. In un paese dove i signori che ci governano vogliono vedere un solo tipo di giovane  maschio o femmina che sia:”i  figurini della pubblicità commerciale vestiti alla Statunitense”. Certo che impegnarsi con la politica per i giovani e i disoccupati ha calamitato sul nostro nipotino gravi segni di negromanzia. Di sicuro per sua colpa ha suscitato l’invidia e l’odio di gente cattiva, che fa magia, magia nera. Con la sola forza del pensiero evocano e materializzano la delazione anonima, la telefonata del confidente, della spia rionale o condominiale. Davvero gente malvagia. Che fa commercio con i demoni. Come certi architetti, avvocati, medici, notai pronti a far la spia, a vendere i segreti del cliente ai suoi nemici magari per un conto non pagato o per un regalo mai ricevuto. Davvero il malocchio pervade tutta la vita civile e la gente perbene, i giovani imprenditori, i piccoli commercianti lo subiscono con rassegnazione e fatalità religiosa. Ma il nostro ha voluto strafare, non si è mosso, ha fatto casino, non ha piegato la testa. Ed ecco che arrivano gli accertamenti, i controlli, le ispezioni, le delazioni anonime, i bigliettini minacciosi nella cassetta delle lettere, i finestrini dell’auto rotti e altre cose simili. Una sfortuna dietro l’altra. Ma non è persecuzione, non è che ha pestato i calli  a qualche illustrissimo presidentissimo d’Italia o della provincia. Si tratta di magia nera, di qualche amuleto, di qualche fattura messa in piedi contro di lui.  Ad esempio che bisogno aveva di far una lotta politica per il centro giovani. In un quartiere del cavolo. Maledetto da Dio, un quartiere dormitorio costruito con cemento marcio e il compensato negli anni settanta per mettere la feccia che lavorava in fabbrica e  veniva sfruttata nell’industria alimentare sotto un tetto? A nessuno! Solo a lui. Non è arroganza, non è ignoranza, non è idiozia,  è  magia. La fattura maligna della gente invidiosa ha spinto il nostro nipote a rovinarsi. Sì.  La magia è una cosa seria, palpabile, sincera. Ma è anche e soprattutto malocchio se è volta verso il male e il procurar sciagure. Che frega al quartiere se i giovani si drogano, rubano, scippano, s’alcolizzano, s’ammazzano con la corda ben tesa o disintegrandosi contro un muro di notte. Nulla. Chi ha i soldi è vecchio, è anziano, è terrorizzato dal futuro e i giovani sono la sua cattiva coscienza, il segno giusto e retto del suo fallimento civile e morale e della sua prossima dissoluzione fisica in una tomba. Il giovane non viene  a continuare l’opera del padre o del nonno ma a smentirla, criminalizzarla, smantellarla, denudarla  con suo essere atto di cinico egoismo. Egoismo generazionale che ripete la cattiveria degli antenati e annunzia la malvagità dei nipoti. Come ha da essere qui sul pianeta azzurro dove tutto tende alla morte e ogni cosa trova la sua punizione in modo che la vita possa risorgere dentro un ciclo continuo di dolore e vita che si perpetua nel fluire del tempo cosmico. Come può chi fa politica con i giovani non subire il malocchio portato da gente anziana che sa di essere in torto e di dover prima o poi esser costretta a subire l’abiura e il disconoscimento del legame di sangue da parte della propria discendenza. L’Italia è fatta di famiglie e nelle nostre famiglie il coltello più grosso con cui si taglia di più e si colpisce di più i propri familiari per farli restare al loro posto è cosa che hanno in mano gli anziani, i vecchi e le vecchine che fino alla morte si tengono ben strette le loro proprietà che sono tutto ciò che esiste e che dà senso alla vita.Sono la vita, a pensarci bene.

Marco: Finalmente parole sensate. Era ora. Il malocchio ha punito con durezza la nostra sfortunata famiglia. Chi come me secondo giustizia ha sempre espresso un egoismo proprio assoluto e monarchico ha fatto il bene di tutti. Chi come il nostro nipotino sciagurato si è dato da fare per gli altri ha aggravato l’equilibrio e ora la sfortuna osserva questa nostra sfortunata casa.  Forse con un paio di benedizioni pasquali chissà, magari la cosa va  accompagnata con amuleti e riti di maghi professionisti. Del resto non si può pensare che in una Repubblica bene ordinata come la nostra certe sciagure siano pilotate, create ad arte, o peggio siano  frutto di delazioni anonime e telefonate confidenziali ai dirigenti dei competenti organi di controllo. Quindi è nella magia e nel mistero la ragione di tanta disgrazia. Ma mi chiedo è giusto dire senza giri di parole questa cosa e questo nostro pensiero al Vince?

Francesco: Scusa fratello, ma in fondo:” che ce ne frega”? Se  c’è da pagare per togliere il malocchio alla casa e alla famiglia perché deve toccare a noi? Paghi lui e arrivederci e grazie!

Marco: Una seconda cosa giusta, questa notte che avanza porta consiglio. Trovo aria di famiglia.




4 marzo 2011

Linea 18 fra Calenzano, Sesto e Firenze

Il fattto che mi fa scrivere questo pezzo è un fatto di cronaca banale: la soppressione di una linea dell'Ataf fiorentina in quel di Toscana, ma da utente di quella linea da circa sette anni, anno più anno meno, posso dire qualcosa.

Si tratta di una linea a me cara perchè oltre alla comodità di portarmi sul posto di lavoro e a Firenze in zona Cascine e Ospedale aveva il pregio indiscutibile di esser sotto casa.
La cosa che merita attenzione sono i toni nuovi che ho udito quando ho preso la corsa all'andata e  al ritorno dal lavoro in quello che sarà l'ultimo giorno della linea, i commenti malevoli degli utenti, soprattutto sestesi, non erano rivolti tanto al governo o alla regione ma al potere locale in quel di Firenze e Sesto. Cosa ho capito in questi ultimi viaggi fra Sesto e Firenze: non esiste più una credibilità del potere politico a prescindere e per ideologia neanche fra i più anziani. Nel momento in cui il cosidetto zoccolo duro dei partiti qui in Toscana è toccato nella sua quotidianità e nel suo privato ecco che ogni finzione ideologica si dissolve, le parole volano e non sottovoce, la gente parla ed emerge un quadro di un mondo umano di provincia fortemente legato al qui e ora e alieno da passioni e furori ideologici. Mi spiace per quanti sognano rivoluzioni o ribellioni, ma quel che vedo del banale vissuto quotidiano è un mondo privo di qualsiasi trascendenza o volontà di superamento dell'uomo in una forma vivente superiore o evoluta rispetto al quotidiano. Fra le note mentali che mi sono fatto nell'ascoltarte i discorsi degli utenti delle ultime corse del 18 c'è l'evidenza che non esitono più pasti gratis per le coalizioni del centro-sinistra o sedicente tale. Se l'elettorato, giovane o anziano che sia, si ritiene colpito nel suo quotidiano al momento del voto trarrà le dovute conseguenze; e questo nonostante certi benpensanti, oratori di provincia con un piede in politica, professorissimi senza cattedra che smaniano per veder qualche mutamento in un corpo sociale disulluso, cinico, incattivito dalle troppe violenze morali e pecuniarie subite, e dalle amarezze della vita.
Ecco la grande novità nella disgrazia di dover ripensare la mia sveglia mattutina: scopro che è viva e  reale una condizione elettorale e umana nella quale contano i fatti, il bisogno, il quotidiano e dove il resto più o meno ideologico e mitologico è cosa per poche  minoranze di esaltati, di oratori, di ciarlatani televisivi. La politica, a parole, si è fatta amministrazione di orientamento più o meno liberal-democratico o social-democratico e il suo elettorato l'inchioda a questa sua nuova natura che ha scelto per se stessa.
Si tratta di una nota importante di natura personale che forse da sola aiuta a spiegare la pesante flessione della coalizione di Centro-sinistra alle ultime elezioni che hanno riconfermato il Sindaco e la coalizione a guida PD in quel di Sesto Fiorentino. In generale conta da quando al poilitica ha voluto essere manifestazione dell'amministrare entro il parametro di un sistema capitalista corretto rozzamente e malamente dal clientelismo e dal corporativismo cadaverico  all'italiana il puro
il dare e il puro  avere.
Da alcuni anni a questa parte contano solo i fatti e il dare e l'avere anche per l'elettorato. Il resto è politica che pensa se stessa e pochi fra i comuni mortali intendono quale sia la sua parabola sulla vita umana e il suo discorso sul mondo.

Questa la cronaca dei fatti secondo una fonte credibile:

http://www.toscanatv.com/leggi_news?idnews=NL119060

Trasporto pubblico, dal 5 marzo soppressa la linea 18 dell'Ataf
TOSCANA - 17/02/2011 - Sabato 5 marzo parte il nuovo assetto delle linee del trasporto pubblico locale Ataf e Linea nell'area fiorentina di Sesto e Calenzano.

Una riorganizzazione resa particolarmente complessa dalla consistente riduzione dei trasferimenti statali per il TPL decisi dal governo quantificabili in circa 550.000 euro per l'area metropolitana nord-ovest, pari a quasi il dieci per cento della spesa totale per l'intero servizio. 'Ciononostante - ha affermato stamani l'assessore alla mobilita' Ernesto Appella - siamo riusciti a salvaguardare sia gli assi portanti del servizio che a mantenere tutti i collegamenti tra l'area e il centro di Sesto Fiorentino'. Nello specifico, il nuovo assetto contemplera' la soppressione dell'attuale linea 18 dell'Ataf che sara' in parte sostituita, per quanto riguarda il territorio sestese, dal nuovo percorso della linea 64 che servira' l'area di Querceto da via Don Minzoni a via dell'Olmo. Tutte le altre linee cittadine saranno mantenute o potenziate. il 2 che collega l'asse Calenzano-Sesto-Firenze S.Maria Novella sara' rafforzato introducendo venti corse giornaliere in piu'; confermate al livello attuale anche le linee 56 (Piagge-Careggi) e 57 (Firenze S.Maria Novella-Polo Scientifico). Il 28 (Volpaia-Firenze S.Maria Novella) vedra' una lieve diminuzione delle corse mentre saranno rafforzate le linee 96 (Sesto FS-Osmannoro) e 97 (Calenzano-Polo Scientifico), che avranno una frequenza ogni quarto d'ora nei giorni feriali (...)

Per i miei venticinque lettori: IANA per FuturoIeri




20 ottobre 2009

Basta Obama! Voglio scrivere di cose di provincia

La valigia dei sogni e delle illusioni

Basta Obama! Voglio scrivere di cose di provincia

Ho seguito con crescente timore le cronache di otto anni di guerre di Bush, adesso mi si racconta la favola felice del buon principe che arriva a raddrizzare i torti, si chiama Barak Hussein Obama e ancor prima di qualsiasi risultato tangibile prende il premio Nobel per la pace.

Quale pace?

Di cosa si favoleggia in questi pazzi tempi dove le parole hanno smarrito il loro senso e il loro suono?  

Potrei fare delle facili ironie e raccontare di Nobel inventore della dinamite, sbeffeggiare pacifismi di maniera e ipocrisie farisaiche. Invece basta Obama!

Voglio scrivere per i miei venticinque lettori cose di provincia, sestesi addirittura.

Il 16 e il 17 ottobre 2009 a Sesto Fiorentino presso un parco cittadino e nella Villa San Lorenzo è stata onorata la memoria di Ivan Della Mea cantautore popolare e comunista atipico recentemente scomparso con convegni, buffet popolare, canti e musica. Si trattava a suo modo di un maestro, di un cavaliere d’altri tempi che in questi decenni di decomposizione e corruzione ha cercato di cantare le disgrazie e le piccole gioie dei ceti operai e contadini d’Italia, le loro lotte spesso di sinistra, la delusione di tanti militanti rossi davanti al destino avverso e alla loro incapacità di fermare i processi distruttivi e creativi della civiltà industriale e del consumismo edonistico e acritico. Un piccolo eroe della parola e della musica in questa valle di lacrime e duro fango. Certo questa qui è una cosa di provincia, marginale, quasi privata per certi aspetti. Eppure mi ha fatto impressione la folla di circa trecento persone di ogni età che ha sfidato il freddo, non c’era riscaldamento al concerto nel parco, che è stata per ore ad ascoltare il ricordo cantato degli amici di costui, che ha riascoltato in video qualche sua parola, il pubblico stesso si è più volte unito ai canti di lotta e di protesta di Ivan e di altri. Per parlare davvero di pace in questo consorzio umano residente nel pianeta azzurro ritengo che ci sia bisogno da parte dei singoli della cognizione di quella elementare solidarietà umana che esce fuori dal fare una cosa tutti assieme, dall’essere uniti da un ricordo, dal condividere qualcosa di certi valori, dal provare una gioia primitiva nello star con gli altri a far una cosa bella. Si tratta di un sentire e di un fare estraneo alla persuasione pubblicitaria, all’intrattenimento televisivo dei predicatori delle sorte magnifiche e progressive della civiltà industriale, di qualcosa di estraneo nel senso più profondo alla solitudine che è parte costitutiva della civiltà dei consumi. La pace di cui si narra in televisione e sui sistemi d’intrattenimento e d’informazione è la naturale continuazione della propaganda di guerra, da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. Come in certi brutti film o in certi fumetti per adolescenti: qui sono collocati i buoni dipinti e vestiti da buoni, là i cattivi dipinti e vestiti da cattivi e guai a chi la pensa diversamente.  Sarebbe bene dare alle cose il loro nome, quello vero e non una qualche fantasia creativa da pennivendoli e addetti alla propaganda di guerra. Se la pace oggi è la banalità della “guerra di guerriglia” o il quotidiano di quella “a bassa intensità” allora si usino i termini appropriati senza ipocrisie farisaiche.

Questo è il primo passo per far una cosa seria, anche quando s’invoca la Pace come se fosse una divinità pagana.

 

IANA per FuturoIeri




17 gennaio 2009

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore: “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

1. Sulla Nazione italiana

Da dieci anni studio il problema dell’identità italiana, con particolare riferimento alla Grande Guerra , quella del 1915-1918. Il confronto fra il remoto passato e la presente roboante e nauseante retorica patriottica induce a pensare. Bandiere, inni, parate militari, discorsi che sembrano usciti dalle bocche degli eroici reduci delle imprese garibaldine, appelli all’Unità come se questa fosse la Repubblica Romana di Mazzini del 1848. Le nostre sedicenti classi dirigenti stanno creando la solita cortina fumogena di parole al vento per nascondere la realtà di un Belpaese frammentato e diviso dove se possibile ogni forma d’autonomia diventa occasione per tornare a una situazione grottesca dove ogni Regione, Provincia, Comune cercano di far Repubblica a sé. Non si può neanche dire che la penisola sia unita per quel che riguarda l’identità nazionale. Mi sono sforzato di pensare che cosa può rappresentare in termini d’identità per un ragazzo con i genitori marocchini o cinesi nato in Italia, e che fa magari qualche liceo, il riferimento ai ragazzi del 99° morti sul Piave. Mi è venuto in mente l’insieme vuoto. 

Per la verità credo che la cosa importi poco anche a tanti studenti italiani-italiani. Che gente strana che siamo: la presenza di comunità altre dovrebbe spingere a cercare le ragioni dei valori comuni, invece più si cercano queste cose comuni più ci si accorge che di condiviso c’è poco o nulla. Non è condiviso il Risorgimento perché era contro la Chiesa, non la Monarchia perchè contrapposta alla Repubblica, non il fascismo per motivi ovvi, neanche la Prima e la Seconda Repubblica stanno troppo bene perché nel senso comune esse coincidono sia con i politici ladri e truffatori sia con le troppe delusioni e false speranze elargite a piene mani dai vecchi partiti politici ai loro elettori e sostenitori.

Se non si può più credere nella vecchia Patria degli antenati si cerchi almeno di far i conti su quella cosa che c’è oggi al suo posto. Per schiarire le idee a questo popolo molto confuso e ubriacato dalla cattiva e falsa retorica dei politicanti e dei giornalisti suggerisco per la prossima parata solenne ai Fori Imperiali di Roma di far aprire le gloriose schiere da un nutrito gruppo di imprenditori cinesi di Prato, di venditori di colore di cianfrusaglie romani, di maggiordomi filippini milanesi, di edili albanesi e rumeni provenienti da tutto il Belpaese. Ovviamente ben messi e con gli arnesi dei loro mestieri. Forse non sarà proprio una parata marziale ma almeno chiarirà le idee a tanti che le realtà che popolano l’Italia sono molteplici e nulla le tiene insieme se non l’opportunità di cavare da questa penisola di che vivere e la speranza di far fortuna. Quale Dio comune dovrebbero pregare le molte comunità d’Italia, quale legge può unire così tante differenze, quale classe dirigente politica potrà rendere conto delle molteplici esigenze, quale meccanismo sociale potrà garantire la giusta mobilità sociale? Ne propongo una: Niente.

Un vuoto spaventoso sorregge un Belpaese che va avanti ignaro di chi è, di cosa vuole davvero essere, di qual senso debba avere la sua civiltà. Ammesso che ne abbia una. Nel niente cresce la paura di perdere l’unico radicamento che il singolo ha con la sua intima natura, ossia la proprietà privata e segnatamente la propria proprietà privata, unica salvezza contro il nulla.

IANA per FuturoIeri




28 novembre 2008

SOTTO IL GIGLIO DI FIRENZE LA SCRITTA: A FRA' CHE TE SERVE?

La frase poetica “A Fra’ che te serve” era diventata una sorta di slogan della tangentopoli in stile Prima Repubblica, dove Fra’ era Franco Evangelisti uno dei luogotenenti più maneggioni di Andreotti.

Oggi l’inchiesta della Procura della Repubblica di Firenze porta alla luce una nuova tangentopoli, stavolta alla corte dei Medici, dove l’epiteto suddetto rischia di diventare un emblema e al tempo stesso un epitaffio per la classe politica che negli ultimi dieci anni ha governato la città.

Ciò che emerge dagli atti processuali è un sistema di potere incancrenito e oramai in via di putrefazione. La cosa migliore per spiegarlo e capirlo fino in fondo è far parlare i diretti protagonisti. I virgolettati sono tratti dai verbali pubblicati sugli organi di informazione.

 

 

Andrea Bottinelli, presidente del CdA del Consorzio Castello, commentando la notizia del nuovo stadio di calcio con l'architetto Vittorio Savi (uno degli indagati assieme a Biagi, Cioni, Ligresti, Rapisarda, Casamonti e Giombini) manifesta la sua perplessità circa la compatibilità urbanistica del progetto.
Bottinelli: «Mi sembrano matti tutti... non so come fa ad andare lì la Provincia, la Regione, l'aeroporto, lo stadio, 1.500 famiglie e le scuole... boh... io penso che ci metteranno sul giornale perché mai vista una discarica più intasata di quella che state facendo lì... dai... ma poi solo i flussi di traffico di trasporti... quindi per vincere le elezioni si parla dello stadio a Castello, ma ti pare? Vicino alla Provincia magari... vicino alle scuole. Chi abita lì ha il rumore dell'aeroporto... il rumore del traffico... il rumore dello stadio... cazzo e mandiamo lì 1.500 appartamenti... »

 

Conversazione dello scorso 20 settembre, tra il Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, ad oggi estraneo all'inchiesta, e il suo Assessore all’Urbanistica Gianni Biagi:

Domenici: «Quanta cubatura è»?
Biagi: «Senti per darti un'idea è 1.400.000 metri cubi complessivi»
D: «Ma hanno già deciso cosa farci?»
B: «Aspetta... 1.400.000 è compreso la sede della Regione e la scuola sottufficiali, eccetera »
D: «Va beh... va beh»

B: «Circa, però loro aspetta... però loro ultimamente ci hanno chiesto di cambiare questa variante che faremo... una quota delle destinazioni finali di residenza... perché»
D: «Vogliono fare più case quindi»
B: «Sì è su questa quota che si cambierà... se il Consiglio comunale sarà d'accordo... si applicherà la norma del 20 per cento dell'affitto»

 

Conversazione tra Biagi e il Capogruppo del PD in Consiglio Alberto Formigli. Si parla del parco di Castello.
Biagi: «Allora... loro vendono le aree alla Regione e alla Provincia... e sarebbero disponibili a farlo a questo punto... noi... e poi... per fare la sede degli uffici regionali e provinciali e regalano al Comune di Firenze l'area per fare la scuola della Provincia»
Formigli: «Mmm...»
B: «In cambio noi gli si... noi gli si considerano le quote dell'edilizia nuova della Provincia e delle scuole... nel computo complessivo... o meglio gli si aumenta l'edificabilità pubblica di 25 mila metri quadrati... (si corregge) di 65 mila metri quadrati... cioè praticamente gli si lascia inalterata la loro quota di edilizia privata... va bene?... »

F: «Ricordati che io voglio 10 ettari... no 10... ho detto bene 10 ettari... sì»

B: «Quello si vede dopo raga... se no... Il problema è che lì c'è una questione collegata... Perché con gli oneri di urbanizzazione che si è aumentato loro ci fanno anche il parco... tutto... se poi noi gli si dice da una parte il parco non ce lo fate datecelo ci si fa case, si discuterà dopo... io questa cosa non la vorrei mettere in discussione perché se no si riblocca tutto un'altra volta. Perché se tu vuoi invece del parco farci le case bisogna cambiare la convenzione»

 

Il 20 settembre scorso. Domenici dice a Biagi: «Smitizzare l'idea del parco e dire che quindi che questo è tutto contro un certa sinistra, eccetera, e dire che non, non è che fare il parco di per sé sia una garanzia se poi il parco e può essere molto meglio farci quello che ha proposto ieri Della Valle... questo è il punto»
Biagi: «Tieni conto comunque Leonardo che tutto quello che c'è previsto nel progetto Della Valle più tutto quello che c'è previsto nel piano di Castello non ci sta... Bisogna che sia dato un ridimensionamento all'ipotesi di Della Valle in termini di dimensioni, come s'era detto. Loro bisogna che da 80-90 arrivino a 40 ettari»

D: «Non è un problema di quantità, è chiaro che dobbiamo cominciare a dire che il parco così come è concepito non è...»
B: «Può essere oggetto di una rivisitazione »
D: «Non è... non è una roba fondamentale, ecco diciamo così: questo il punto»
B: «C'è tutta la parte commerciale... e tutta la parte della logistica alberghiera potrebbe benissimo essere realizzata all'interno delle previsioni già esistenti se Ligresti gli vendesse quella parte a Della Valle»

 

L’Assessore alla Sicurezza Sociale Graziano Cioni e l’avvocato Fausto Rapisarda (dirigente della società Europrogetti, Gruppo Ligresti) parlano del parco nel settembre scorso e l’uomo di Fondiaria dice all’Assessore: «l’unica collocazione (per lo stadio ndr) è il parco. Quindi o si fa il parco o si fa lo stadio». E Cioni replica: «ma lui (Domenici ndr) ha già detto che il parco fa cagare e che quindi si può fare...»

Per poi chiudere così la conversazione, Cioni: «Un abbraccio per ora, io sono a lavorare come sempre per voi»

 

Lo scorso primo ottobre da un dialogo tra Gualtiero Giombini e Fausto Rapisarda, due uomini di Ligresti, si capisce quanto importanti siano proprio quei «documenti». Significativo, in tal senso, è un passaggio laddove Rapisarda dice: «Ti dico la mia opinione, anche se ti arrabbi. Dobbiamo portare a casa tutte le licenze... tutte quelle che ci danno ce le dobbiamo prendere, senza perdere tempo perché noi con le licenze in mano... comandiamo noi... »

 

Rapisarda dice a l'ufficio relazioni esterne del gruppo Fondiaria Pier Luigi Berdonini: «Gli devo dire una cosa importante. Ieri sono stato da Biagi per vedere come vanno le cose e poi sono andato soprattutto per la questione Provincia... perché io avevo già incontrato Renzi, però, questo... Io voglio sapere chiaro se ci vanno o non ci vanno, anche perché la variante che stanno facendo insieme a noi è una variante che è fatta per la Provincia». Rapisarsa sa sempre tutto e anche in anticipo: lo scorso 13 marzo il suo addetto stampa lo informa che Regione e Provincia hanno dichiarato che sono disposte a comprare le aree e gli chiede se deve preparare una dichiarazione per i giornalisti. La risposta di Rapisarda è inequivocabile: «Cerchi di essere freddo, noi non sappiamo niente, capisce? Noi quand'è che sapremo qualcosa? Quando verrà fuori il comunicato (emesso poi da Regione e Provincia, ndr). Ma noi non sappiamo niente perché non abbiamo mai partecipato alla riunione. Manco sapevamo che c'era, quindi che vado a dirgli io? Sono d'accordo? Allora si capisce che siamo d'accordo veramente»

 

Il 19 febbraio 2008 Fabrizio Bartaloni del Consorzio Etruria chiama Biagi per il bando di Castello.
Biagi: «ma guarda hai visto la Repubblica di domenica dove c’era un accenno al fatto che Ligresti è disponibile a vendere»
Bartaloni: «sì sì»
Biagi: «e che noi ora stiamo cercando di convincere... la Regione ci ha già scritto che è disponibile a comprare»
Bartaloni: mmh»
Biagi: «ora dobbiamo parlare con...»
Bartaloni: «cioè comprano l´area e poi fanno le gare..»
Biagi: «esattamente»
Bartaloni: «ah e va bene...»
Biagi: «siccome il prezzo di esproprio è stato ormai equiparato al prezzo di vendita»
Bartaloni: «sì è il 75%»
Biagi: «no no, la finanziaria di quest’anno dice esplicitamente che ormai il prezzo di esproprio è uguale al prezzo di vendita punto... e quindi a questo punto non c’è più differenza tra espropriare e comprare... a questo punto abbiamo proposto a Ligresti di vendere le aree per fare la Regione»
Bartaloni: «Certo»

Così, dicono i magistrati, si spiega anche l’imbarazzo dimostrato da Biagi quando il 16 febbraio un giornalista della Repubblica gli chiede se è vero che Ligresti è disposto ad accettare che la realizzazione degli uffici di Regione e Provincia sia affidata a mezzo asta pubblica.
Il giornalista: «Allora accetta la gara Ligresti»
Biagi: «Non è che accetta... si è dichiarato disponibile a trattare l’operazione, perché chi ti ha dato questa notizia? Via raccontami cosa sai? Cosa vuoi scrivere?

Giornalista: «No no...»
Biagi: «Questa cosa deve uscire bene perché è importante... quindi non può essere sputtanata per il volere di qualche testa di cazzo che ti passa mezza notizia... oggi si parla di tram... è inutile mettere in mezzo altre cose... bisogna chiarirsi un attimo perché c’è una reale possibilità di chiudere la vicenda in modo tranquillo per tutti»

 

Il 20 febbraio Biagi parla con Rapisarda:
«La mia paura... è che io ho detto ai miei che nessuno deve fiatare... è che non voglio bruciare ‘sta cosa... perché questa, questa è l´ultima spiaggia... tra me e te capisci...»


Il comportamento di Biagi sembra strano persino a Gaetano Di Benedetto, ex Direttore dell’Urbanistica del Comune di Firenze, che il 22 dicembre 2007 parla di lui ad Andrea Bottinelli, presidente del Consorzio Castello.
Di Benedetto: «...allora Gianni aveva preso la decisione di andare a trovare Ligresti... ieri...»
Bottinelli: «me lo ha detto, però non è potuto andare»
Di Benedetto: «Mi ha fatto lavorare in questi giorni che sono quello che sono... Mezza giornata per preparare un promemoria»
Bottinelli: «Gli devi preparare il copione...»
Di Benedetto: «... comunque la situazione ovviamente è ridicola»
Bottinelli: «Secondo me lui non la recupera più, eh?»
Di Benedetto: «... no lui... non può essere lui a recuperarla»
Bottinelli: «Bravo esattamente, infatti per certi versi lo stimo ma...»
Di Benedetto: «è una conclusione ovvia»
Bottinelli: «Lui non può più»
Di Benedetto: «Lui si è giocato per niente, veramente per... un’elemosina delle posizioni molto forti che poteva avere»
Bottinelli: «Sicuramente»
Di Benedetto: «Ma qui ormai ci vuole il nuovo assessore per recuperare qualcosa»
Bottinelli: «Credo anche io perché anche al sindaco non gliene frega niente»

Sempre il 21 agosto scorso Graziano Cioni al telefono con Fausto Rapisarda: «Duecentomila nuclei familiari devono ricevere a casa il regolamento di polizia municipale, quello contro il degrado, contro... insomma una cosa seria, una cosa per la tutela e il decoro di Firenze, che poi sono i cavalli di battaglia che ho scelto io, si può contare su di voi per un po’?»

Rapisarda: «Graziano, ma quant’è il costo totale?»

Cioni: «... eh, il costo totale è una cifra esagerata, lascialo fare, il costo totale è una cifra esagerata perché mi ci vuole, solamente di posta, centomila euro, quindi il costo totale lascialo fare, poi c’ho la stampa, eh, i grafici»

Rapisarda: «... certo, certo, dimmi tu, Graziano»

Cioni: «... no no no, dimmelo te, io non ti voglio mettere in difficoltà, perché questo non ti deve mettere in difficoltà... te hai una tua autonomia piccola, no?»

Rapisarda: «... sì». Cioni: «Questa autonomia piccola quant’è?»

Rapisarda: «... 20, 30...»

Cioni: «... 30! ... aggiudicato vai!! ...gli altri li trovo io...»

Il responsabile della comunicazione di Fondiaria, Pierluigi Berdondini, teme però che la sponsorizzazione possa recare un danno, più che un vantaggio, di immagine. «La mia paura è di guastare un rapporto che ho costruito in 5 anni, capisce?», dice Rapisarda a Berdondini il 28 agosto. «Un rapporto che ha dato i suoi frutti, su questo non c’è dubbio...», dice ancora l’avvocato. Alla fine i 30 mila euro vengono dati.

 

Un passo indietro, il primo aprile, c’è una telefonata tra i due che si chiude così. Cioni: «... ti dico, siamo ad aprile, ricordati del ragazzo». Entra dunque nell’indagine la figura di Emiliano Cioni. Rapisarda si informa in azienda sulla sua situazione. Il 29 telefona a Domenico Castelli di Fondiaria per informarsi prima di un incontro con l’assessore. Rapisarda: «il figlio di quel mio amico... poi lei... ha insomma... gli ha dato il premio... cos’è che mi diceva lei...?». Castelli: «... no glielo diamo appena partiamo con gli altri perché non becca niente nessuno». Il 10 luglio un’altra conversazione. Castelli: «Volevo dire... allora per Cioni». Rapisarda: «Ah?». Castelli: «Siccome già prende una sbaraccata di soldi... avevo pensato ad una unatantum». Infine la vicenda dell’appartamento di viale Matteotti, preso in affitto da Cioni per un’amica particolare. Fatto penalmente irrilevante (anche se per 6 vani e mezzo il canone è di soli 600 euro al mese), ma secondo la Procura della Repubblica di Firenze si inserisce nel contesto dei rapporti con Fondiaria. Cioni non esita a chiamare Rapisarda anche per fatti di minima rilevanza, come l’installazione di una parabola. E l’alto dirigente di Fondiaria si fa in quattro per accontentarlo. Cioni: «ascolta, per salire sul tetto di viale Matteotti a chi si deve rivolgere per mettere Sky?». Rapisarda: «...ci penso io. Adesso chiamo subito i miei». Segue telefonata al ragioniere di Fondiaria, che pone alcuni problemi formali. Rapisarda: «... va bè ragioniere non facciamo i fiscali... Sia gentile, se non era importante non gli rompevo l’anima... ma lei sa quant’è importante...»

 

L’assessore Biagi, va dato atto, sul tema Castello è esplicito. E a Rapisarda dice: «Quanto si farà emergere sui giornali (e in particolare che vi saranno gare pubbliche) è solo fumo negli occhi dell’opinione pubblica in quanto le vere decisioni sono di segno completamente diverso e saranno in linea con gli interessi del gruppo Fondiaria»

 

E’ una lettura illuminante quella delle intercettazioni. Soprattutto perché gli indagati sbeffeggiano anche le loro dichiarazioni pubbliche, scherzano sulle gare d’appalto obbligatorie per legge, ridisegnano quel parco da 80 ettari che dovrebbe costare 10 milioni tutti a carico del privato, e piazzano al suo posto qualunque cosa. Dietro il sequestro dell’area di Castello, eseguito dai carabinieri del Ros l’altro giorno e dietro quelle 140 pagine di decreto, emergono altri passaggi essenziali del teorema dell’accusa di corruzione. Il giudice attribuisce un ruolo fondamentale proprio all'assessore Biagi che - si legge nell'ordinanza di sequestro di 144 pagine firmata dal Giudice per le indagini preliminari - «fa dei doveri di fedeltà, imparzialità e onestà del pubblico ufficiale meno di un vuoto simulacro » al punto da diventare un «grimaldello» nelle mani di Fondiaria. Scrive ancora il Gip, riferendosi ai permessi di costruzione rilasciati da Palazzo Vecchio a Ligresti l'estate scorsa, che questa «è l'anomalia più macroscopica in questa vicenda, che pure di anomalie ne presenta parecchie; insomma, l'interesse pubblico, questo “sconosciuto”, è lasciato in un angolino asservito ora a logiche di guadagno, ora a logiche di competizione politica che mal si adattano ai compiti istituzionali al cui servizio l'opera di Biagi dovrebbe essere finalizzata».

Gianni Biagi è formalmente dirigente dell'urbanistica (sic!) della Regione Toscana, a quando una sua sospensione dai ruoli organici dell’Ente???

 

 

In conclusione, chiedendo venia per una inevitabile prolissità, due considerazioni.

La prima concerne l’amarezza di osservare che ancora una volta la politica non ha saputo fare pulizia da sola, c’è stata la necessità di un potere terzo, la solita, benemerita, magistratura, per disvelare un intreccio perverso politici/imprenditori che da tempo soffocava le condizioni minime di democrazia e legalità.

La seconda è che forse tutti sapevamo, se non proprio i cittadini esterni al Palazzo, chi ha occasione a vario titolo di occuparsene, da una decina di anni avvertiva odore di bruciato. Non tanto nella “notitia criminis”, ovviamente ben occultata dagli interessati, quanto nei modi e nei metodi della gestione del potere. Con un’asticella dell’etica pubblica ogni giorno alzata sempre più a tollerare liceità volte all’interesse personale. Come scrisse Pier Paolo Pasolini in un’efficacissima arringa contro la corruzione del potere degli anni ’70:

«Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe".

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato.

Io so i nomi del gruppo di potenti.

Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica.

Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero».

Ecco, anche noi, pur non essendo intellettuali del calibro di Pasolini, sapevamo. Adesso che qualcuno ce lo ha ricordato, vediamo di farne tesoro.
A Fra' che te serve? Nun me serve niente!

 

Amici di FUTURO IERI  ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm )




20 novembre 2008

PIANA DI CASTELLO A FIRENZE, INDAGATI GLI ASSESSORI CIONI (PD), BIAGI (PD) E L’IMMOBILIARISTA LIGRESTI

L’assessore Graziano Cioni, l’assessore Gianni Biagi - entrambi del Partito Democratico, componenti della Giunta comunale fiorentina - e altre cinque persone (il pregiudicato Salvatore Ligresti, proprietario fra l’altro dell’assicurazione Fondiaria-Sai, l’Avv. Fausto Rapisarda braccio destro di Ligresti a Firenze, l’Arch. Gualtiero Giombini consigliere di Premafin la holding che controlla Fondiaria e due docenti di architettura che svolgevano la libera professione Savi e Casamonti) sono indagati dalla Procura della Repubblica di Firenze: l’accusa è corruzione.

Il passo cruciale è quella convenzione dell’aprile 2005 tra Comune di Firenze e Fondiaria che prevedeva, come primo impegno, la cessione gratuita al Comune dell’area dove dovrebbe essere realizzato il parco urbano, con un progetto dal tetto massimo di 10 milioni di euro a carico di Fondiaria. L’ultimo passo è stato il sipario alzato sull’ipotesi della "cittadella viola" voluta dai fratelli Della Valle, con le due possibilità offerte alla società di trovare gli ettari sufficienti per il nuovo stadio.

L’insediamento di Castello, però, ha conosciuto molte altre tappe costellate da autorizzazioni, limature di superfici, spostamenti di funzioni e polemiche. Dopo il famoso stop imposto da Occhetto sul finire degli anni ottanta, quando ancora il Partito Comunista Italiano conservava nel codice genetico la “questione morale” di Berlinguer, negli ultimi anni il sacco della Piana fra Novoli e Castello è ripreso e gran ritmo. Arrivando a fine estate quando i manager di FondiariaSai ritirarono dall’ufficio Urbanistica del Comune i permessi di costruzione decisivi per l’area: il via libera per la costruzione di due lotti fondamentali, quelli per gli edifici direzionali e per le strutture residenziali. Permessi di costruzione bloccati dal 2006, dai tempi della diatriba tra Fondiaria-Sai e le Istituzioni per l’obbligo della gara europea. Superato quell’ostacolo, con l’accettazione dell’obbligo di gara da parte della società di Ligresti, la realizzazione dell’area di Castello (al confine di Firenze con Sesto Fiorentino) è andata avanti. Il piano prevede una superficie di 181 mila metri quadrati a destinazione pubblica e 259 mila per l’area privata. Prevista anche la realizzazione di un parco urbano di circa 80 ettari, poi ridotti per trovare posto alla “cittadella viola”. Indispensabile per l’intera operazione immobiliare era lo spostamento dei centri direzionali pubblici. Solo per la costruzione del palazzo della Regione Toscana, che dovrebbe ospitare 4.500 dipendenti, e che si estenderà su una superficie di 90 mila metri quadrati, è previsto un costo fra i 220 e i 280 milioni. L’intero investimento si aggira sul miliardo di euro (a distanza di pochi mesi da un ulteriore, e a questo punto inutile, acquisizione della Regione di altri due immobili uno in Piazza del Duomo e uno vicino a Santa Maria Novella). Analogamente vorrebbe fare la Provincia di Firenze. E sul fronte residenziale potrebbero nascere 1.500 appartamenti, con 150 alloggi riservati alla cosiddetta edilizia popolare. Oltre a un mega albergo e ai già citati uffici direzionali degli Enti locali.

I carabinieri di Firenze hanno perquisito l’altra mattina gli uffici degli assessori Cioni (sicurezza) e Biagi (urbanistica). La magistratura vuole chiarire i rapporti tra gli amministratori comunali e la Fondiaria. Perquisito anche Rapisarda. L’operazione, riferisce in una nota il sindaco Leonardo Domenici, è “diretta ad acquisire elementi utili alle indagini relative a ipotesi di reato per presunti rapporti illeciti fra i due assessori e il gruppo Fondiaria Sai”.

“L’assessore Biagi sarebbe sospettato del reato di corruzione in concorso con Salvatore Ligresti ed altri dirigenti e professionisti del gruppo Ligresti”.

Invece Cioni, hanno reso noto i suoi legali, secondo le attuali ipotesi di indagine avrebbe commesso corruzione perché “ometteva di astenersi da ogni decisione inerente l’approvazione e la concreta esecuzione alla convenzione urbanistica stipulata il 18 aprile 2005 tra il Comune di Firenze e il consorzio Castello” ma, casualmente, “il figlio è dipendente della Fondiaria-Sai”.

Anche la Giunta provinciale fiorentina, presieduta da Matteo Renzi pure lui del Partito Democratico, ratificando le continue variazioni del Piano di coordinamento provinciale, conseguenti alle varianti urbanistiche approvate dal Comune di Firenze, secondo le opposizioni, avrebbe avallato questa gestione del territorio che oggi, a seguito di quanto emerso, sembra essere messa in discussione.

La vicenda segue di pochi giorni un’altra indagine sulla multisala che il Comune di Firenze, amministrato dal centrosinistra e la Medusa Film di Berlusconi vorrebbero costruire nella zona di Novoli. Anche in questo caso autorizzazioni, deroghe e annessi potrebbero essere di dubbia regolarità.

Ai cronisti che gli chiedevano le sue intenzioni, alla luce dell’inchiesta, in merito alle primarie del Pd, in quanto è uno dei quattro candidati in lizza, “le primarie - ha risposto Cioni - non c’entrano niente, si tratta di due piani distinti”. Risposta (e, perché no, preoccupazione) forse condivisa da Renzi, altro candidato alle primarie per il rinnovo della carica di Sindaco alle amministrative di primavera 2009.


Amici di FUTURO IERI  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri  




3 dicembre 2007

PLEBISCITO CONTRO L’INCENERITORE DI FIRENZE

Undicimila (10.970) cittadini residenti nel Comune di Campi Bisenzio, in Provincia di Firenze, hanno gridato un forte e netto NO all’inceneritore che alcuni Comuni e la Provincia vorrebbero costruire nell’area Case Passerini.

Il voto al referendum di ieri (88,9%) è stato un segnale importantissimo, con un’affluenza che ha superato il 30% degli aventi diritto.

Qualcuno, come il presidente della Provincia, tale Mattia Renzi, dopo aver detto, sprezzante nel pieno della campagna referendaria, che l’appuntamento aveva un valore solo sociologico, iersera s’è affrettato a dichiarare che a lui non frega niente di quei cittadini e il progetto andrà avanti come se nulla fosse successo, perché il 60 e fischia per cento è favorevole. Ma, a parte la pochezza del personaggio che si commenta da solo, a parte una campagna di occultamento da parte di molti mezzi di informazione, a parte che come dice Nuti in un divertente film “non è vero che chi tace acconsente, chi tace sta zitto!”, a parte tutto questo il motivo per cui una ampia fetta, che in parte è comunque fisiologica, ha disertato le urne è che la gente è prostrata, non ha più la benché minima fiducia in questa classe politica, sia nazionale che locale, e quindi considera oramai il voto, qualunque voto, come svuotato di ogni efficacia. Tanto, come dice da tempo il tale Renzi, poi si fa come ci pare... Questo, più di ogni altro, è il motivo che dissuade sempre più i cittadini dal compiere quello che sarebbe (!) un dovere civico, anche quando non si tratta della solita e rituale delega, ma di un’espressione diretta e perciò più significativa qual’è un referendum.

Quello che in realtà questi amministratori non vogliono fare è operare in due direzioni: nel breve periodo investire tutto sulla raccolta differenziata porta a porta (come da anni si fa in regioni dell’alta Italia  e nei Paesi più civili), nel medio periodo indurre le persone ad una riduzione dei consumi, oggi “dopati” dalla folle esigenza di far girare un’economia soverchiante su tutto.

Chi ancora capisce qualcosa di politica sa tuttavia che il dato di ieri a Campi è ineludibile, si può fare come gli struzzi ma poi, rotto il patto di fiducia Istituzioni/Cittadinanze, non c’è più governo buono o cattivo, perché non ci sarà più governo. Confidiamo che ci sia ancora chi ci riflette un po’ su.

 

Associazione Futuro Ieri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm




30 novembre 2007

DOMENICA A CAMPI BISENZIO (FI) REFERENDUM SULL’INCENERITORE: 2 NO PER TUTELARE LA SALUTE PUBBLICA

E’ di questi giorni la notizia del referendum che si terrà a Campi domenica sulla questione degli inceneritori, con una certa fantasia ma non senza un sofferto realismo sul sito Noinceneritori.org si parla di piana dei veleni riferendosi a quel territorio densamente abitato composto a Prato, Sesto, Campi.  Le motivazioni del NO sono semplici e citerò il testo del sito www.noinceneritori.org : “Le nanopolveri vengono respirate e sono responsabili dirette dell'aumento del rischio di tumori, leucemie, patologie respiratorie e malformazioni congenite (Fonte: Ann Ist Super Sanità 2004;40(1):101-115 + SNOP 2006 dossier inceneritori). Le diossine, emesse in grandi quantità anche dai moderni inceneritori, entrano nella catena alimentare; persistendo per 30 anni, si accumulano nell’organismo; sono cancerogene, diminuiscono la fertilità, aumentano il rischio di aborti, di malformazioni fisiche e neurologiche sui nascituri, avvelenano il latte materno.”  La preoccupazione per la sanità pubblica è tanta in coloro che si sono informati e il fatto che una cosa così discutibile venga fatta in un territorio densamente popolato  fa pensar male, potrebbe essere motivo di soddisfazione l’esperienza della prossima consultazione popolare.

Solo che il referendum sull’inceneritore lo faranno i campigiani e solo loro, essendo il sottoscritto residente a Sesto mi chiedo come sia possibile una cosa del genere.  Sembra di essere al tempo dei podestà medioevali dove con un pugno di armati, tante processioni  e qualche benedizione i singoli comuni credevano di fermare il contagio della peste, e dove manco a dirlo ogni comune faceva da sé le sue leggi e si regolava a suo piacere davanti all’emergenza.     Le malattie legate all’inquinamento nelle sue diverse forme sono oggi una specie di epidemia che ammazza i “cristiani” uno per volta senza scatenare il panico delle pestilenze, tuttavia il problema c’è ed è grave.  Eppure una cosa è simile: la pretesa di fermare la malattia, in questo caso i venti e gli agenti inquinanti, per mezzo di regolamenti comunali, confini provinciali, discussioni su cifre, scongiuri, fuga nel mondo dei sogni.   Se c’è una lezione da capire in tutto questo è che è ora di scendere da bellissimo medioevo immaginario  della nostra “italiuccia” delle caste al potere, dei notabili e dei privilegiati e capire che da decenni si è aperta una voragine nella realtà del consorzio umano, di questo italico consorzio umano.  Tale baratro può essere così riassunto: questo sviluppo scellerato si sta avvicinando ai suoi limiti fisiologici perché dopotutto solo nel mondo dei sogni si può avere sviluppo infinito e inquinamento infinito in presenza di risorse, che per quanto enormi siano, sono dopotutto limitate.  Il vero motore della politica, non scrivo nulla di nuovo, a livello locale come nazionale era ed è l’interesse privato e le mediazioni dei politici di professione fra gruppi elettorali più o meno organizzati ed eterogenei e coloro che hanno in mano il potere finanziario. Con l’evidenza dei limiti del modello di sviluppo emerge con forza che i valori supremi della Democrazia, della Civiltà e della Patria tante volte declamati nei discorsi pubblici non sono mai stati creduti, specie da chi si proclamava loro difensore e custode.

 

Quando: DOMENICA 2 DICEMBRE 2007 DALLE 8,00 ALLE 20,00

Chi: RESIDENTI NEL COMUNE DI CAMPI BISENZIO CHE ABBAINO COMPIUTO ALMENO 16 ANNI E CITTADINI NON COMUNITARI MA RESIDENTI

Dove: OLTRE 20 SEGGI SPARSI SUL TERRITORIO COMUNALE (NON CORRISPONDENTI NECESSARIAMENTE A QUELLI ELETTORALI)

 

Altre notizie su: http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/nove.htm e http://www.referendumcampi.it



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