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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


9 agosto 2014

Sintesi: Il Maestro - secondo atto - discorso sulla coscienza e sul male

Vincenzo Pisani: Ora si mangia questi cinque vassoi di primi divisi fra noi. Prima che arrivi il capo per il secondo, ho da porre una domanda a tutti quanto alla luce di quanto finora detto. Dunque” Quando il problema del singolo è il problema della guerra, del male che viene dalla violenza tecnologica, strutturata, tecnologica, governativa, come si pone l’essere umano autocosciente e libero?”

 Paolo Fantuzzi: Ecco una domanda davvero difficile. Poi di questi tempi nei quali intorno ai nostri confini si sente il rombo del cannone  e sulle nostre coste sbarcano i profughi delle mille guerre dimenticate del pianeta azzurro. Come può un privato opporsi al male che travolge tutto e tutti. La guerra oggi è un mare che sale, che sale e continua  a salire e mangia la terra, invade le strade, porta via le città. Il singolo può solo salvare se stesso se è bravo e se è astuto.

Clara Agazzi: Potrebbe anche salvare altri oltre a se stesso, la guerra in fondo la fanno gli esseri umani non la natura. Non è come un terremoto o una tempesta fortissima. L’uomo è capace di distinguere.

Franco: La domanda posta è difficilissima. Se la potenza dei quotidiani mezzi di persuasione e di plagio è pari a uno in tempo di pace, in tempo di guerra questa potenza è dieci, venti, trenta e anche di più. Quindi distinguere è quasi impossibile, tenere la testa ferma è una vera e propria impresa, allora ha senso quel che ho detto finora e con più forza. L’essere umano deve trovare in sé la sua verità e la sua ragione di vita, lui deve essere il muro che non crolla e l’asse che non vacilla. La sua verità più intima e profonda  è la roccia su cui siede la sua mente, allora potrà anche far qualcosa di buono perfino per gli altri.

Paolo Fantuzzi: Ma la guerra è una roba seria. Vuol dire morti ammazzati, campi devastati, città in fiamme, lutti, macelleria umana all’aria aperta. Non sono argomenti da portare a tavola, specie davanti a questo ben di Dio. Buona questa roba. Ma come può in fondo un tipo che vive in un mondo umano così omologato, controllato, indirizzato scegliere fra il bene e il male. Dal momento che l’uomo in verità è indirizzato con forme di plagio e di cultura consumistica egli è libero da qualsiasi responsabilità. Ceco di spiegarmi così:” se c’è chi ti comanda, chi pensa per te, chi ragiona per te, chi calcola per te e tu devi solo srotolare  quel filo o avvitare quel bullone e poi mettere una X con la matita su un foglio colorato il giorno delle elezioni chi può dire che uno è portatore di un suo libero arbitrio”, quindi se non sei libero non puoi esser colpevole di un tuo atto intenzionale o premeditato. Chi è in alto è il solo responsabile, il solo portatore di ogni colpa e di ogni responsabilità, il solo soggetto colpevole. Chi è in basso nella scala sociale rimane pulito non solo perché non sa, ma perché non ha mai avuto la possibilità di sapere come funziona davvero il potere che lo domina e lo condiziona.

Franco: Mi fai lasciare questo boccone al cinghiale per risponderti. E sia! La responsabilità individuale esiste. Ma non sempre gli umani ne riconoscono l’esistenza, anzi sono incline a pensare che una parte dell’umanità per cultura, tradizione,  personalità sia estranea al concetto di responsabilità  individuale. Quindi solo coloro che sono almeno in parte consapevoli di se stessi sono in grado di trovare dentro di loro la propria personalità e la propria coscienza. Ci sono uomini e donne che questa cosa non la troveranno mai. E sottolineo mai. Tuttavia dal momento che io credo, anche se è una congettura, che la maggior parte degli esseri umani possa avere una propria personalità e una propria coscienza a mio modestissimo avviso anche in un caso estremo come la guerra non viene meno la responsabilità del singolo. Poi c’è la questione della responsabilità collettiva, ossia della società umana in cui uno vive. Qui occorre far un discorso davvero politico. Se il caso è quello d’opporsi a un conflitto o di limitare i suoi danni ci sono dei livelli. Il primo livello è la testimonianza individuale, il singolo che prende coscienza e cerca attorno a sé altri che la pensano come lui. Si tratta della fase nella quale si determina quella che si chiama una resistenza culturale, d’idee. Sotto la dittatura fascista di tante generazioni fa questo fu fatto proprio da minoranze culturali e da alcuni ceti poveri della città e della campagna. Resistere al culto della guerra fascista, che si fece rito e atto di consuetudine, nel proprio circuito di pochi amici, nell’officina fra gente fidata, in campagna al riparo da gente sospetta, in fabbrica fra compagni di lavoro. Poi quando si sono formati molti gruppi a macchia di leopardo arriva il momento dell’organizzazione, del fare gruppo, del fare contrasto aperto a poteri dispotici e autoritari o semplicemente criminali. Resistere a quel punto è creare consenso, attività quotidiana, propaganda. Ricapitolando. L’autocoscienza e la propria libertà personale riscattata da tutte le forme di plagio  e di corruzione sono le condizioni di partenza di singoli che vanno a formare una società di liberi individui secondo delle leggi democratiche.

Stefano Bocconi: Ma serve a poco la tua autocoscienza quando i denari in cassa sono il privilegio dei pochi, quando un pugno di ricchi ha il controllo di banche, corporazioni, latifondi, interi paesi, perfino città. Il denaro signore del mondo è la merce che compra tutte le merci e i tuoi umani sono merci. Si può comprare i loro giuramenti, il loro lavoro, la loro vita privata. Perché il mercato non ha un volto e un nome. Ma ha un potere enorme, e poche migliaia di superricchi e di superburocrati esercitano un potere enorme perché indirizzano miliardi e miliardi d’investimenti. Quindi perché stupirsi se pochissimi da alberghi e uffici superlusso pianificano una guerra, una speculazione, una ristrutturazione aziendale? Questo è il nuovo potere e il confine ideologico delle nuove guerre. Non più fascismo, comunismo, liberalismo, nazionalismo ma al contrario capitali investiti o da investire per creare profitto. Miliardi d’investimenti, percentuali di PIL, quotazioni di borsa del greggio, dell’oro, del rame queste le ideologie vere delle nuove guerre. Quello che raccontano i media è colore, è fantasia , è propaganda di guerra, i fatti concreti sono questi che ho appena detto. Davanti alle quotazioni del rame sulla borsa di Londra che scatenano un colpo di Stato in un paese dell’America Latina o dell’Africa cosa può il singolo dotato di autocoscienza? Io dico che può niente. Ma proprio niente! Cosa mi rispondi.

Franco: La risposta è questa: può raccontare  la verità che sente. Questo perché è importante cominciare da se stessi, ciò che è collettivo è anche individuale, quindi un punto di contatto ci deve esser fra queste due cose, altrimenti non spenderebbero i nostri tutti quei denari per la propaganda di guerra come fanno tutte le volte che capitano certe imprese militari denominate missioni di pace. Se fosse tutto meccanico, ordinato, perfetto perché dovrebbero spendere cifre e mobilitare risorse importanti per lavare i dubbi dalla testa della gente. C’è da stupirsi davvero per un fatto nuovo che si manifesta oggi . C’è consenso per le nuove guerre per le quotazioni di borsa e per il PIL come tu dici. Non parlo di un consenso strappato con la frode o con i trucchi da circo ma di qualcosa di  spontaneo, popolare, genuino. Molti hanno capito che una crescita illimitata è impossibile e che se il sistema si blocca si spacca, quindi una guerra diventa una delle possibili opzioni per provare a fermare un mondo umano che tende a sprofondare nella violenza, nella povertà, e nel disordine  e anche nel fanatismo religioso. Ecco mi fa più paura questo consenso sotterraneo, cinico, in malafede che non la massa enorme di propaganda e di manipolazione. Quindi a maggior ragione la persona perbene deve essere l’asse che non vacilla di se stesso.  Ecco mi avete fatto freddare il boccone.

Clara Agazzi: Chi per malafede e interesse finge di credere a cose assurde per poter trovare delle farisaiche scuse è di solito chi cerca d’approfittarsi della situazione, chi tira a fregare la sua stessa collettività d’appartenenza, chi ha un suo tornaconto segreto. Quindi inconsapevolmente favorisce il caos e la dissoluzione del sistema in cui vive perché lo spinge  a correre la sua strada senza modificare o rallentare e quindi a moltiplicare errori, confusione, disordine fino al disastro finale. Quindi questa parte dell’umanità mi par così negativa che è meglio ignorarla. Poi ci sono quelli che per difetto culturale, fisico o mentale credono davvero alle cretinate, anche questi mi sembrano non recuperabili a un discorso di responsabilità e coscienza. Il problema è che una volta scartate le masse di personaggi illusi o in malafede rimangono proprio quei singoli isolati o a gruppi di cui avete detto. il singolo finisce con attivarsi appunto nel suo piccolo e solo in alcuni casi spesso legati alla professione giornalistica o dell’insegnamento superiore è possibile coinvolgere migliaia o decine di migliaia di umani in un ragionamento o in una lotta civile. Una comunità di spiriti liberi che si dedica all’artigianato dovrebbe come minimo stare a cento chilometri di distanza da ogni supermercato o centro commerciale per poter vivere la propria dimensione originale. L’espressione originale  e buona di sé in mezzo a un mondo di omologati, illusi, corrotti, approfittatori, ruffiani rischia di degenerare o di doversi nascondere. Quindi la coscienza e il sapere interiore opera in ambiti ristretti, spesso privati e domestici. Questa è la realtà.

Vincenzo Pisani: Un singolo può fare uno anche quando sono in mille. Tanti singoli divisi e connessi solo via internet ma viventi in situazioni diverse e in luoghi diversi fanno forse coscienza ma dubito  che creino azione politica. Uno resta uno anche quando sono mille se non ci sono parole d’ordine, strutture politiche, regole, capi, prospettive che trasformino soggetti divisi e separati in gruppi compatti e organizzati. 

Franco: La coscienza, il rispetto di se stessi, la comprensione della propria libertà sono elementi che servono per iniziare un percorso di vita sociale e politica non per finirlo. Il male ha molte forme ma per esser davvero compreso e per suscitare davvero una reazione o una cura deve esser il male che uno sceglie di combattere.




17 settembre 2011

Se per caso avessero ragione i pessimisti

Se per caso avessero ragione i “pessimisti”… Oggi in Europa e in Italia in modo particolare un vasto mondo umano di ceti medio-bassi e quasi poveri si sente abbandonato a se stesso, al proprio squallore quotidiano, al pericolo di rimetterci i propri soldi con questa crisi. C’è da chiedersi sa la ragione di quelli che vengono volgarmente denominati pessimisti non sia un concreto e oggettivo dato di fatto: Non esiste la possibilità di una crescita economica e industriale infinita in presenza di un solo pianeta con risorse grandi ma limitate, quindi questo mondo umano di terza rivoluzione industriale ha due possibilità la decrescita rapida e dolorosa o lo schianto del sistema di produzione e consumo. Questo pensiero mi sembra ragionevole, tuttavia c’è la terza possibilità che mi pare rafforzarsi ogni giorno: risolvere la situazione entrando in un ciclo di guerra e distruzione che si risolve in un grande conflitto distruttivo in grado di azzerare le condizioni presenti, di fare un falò nucleare delle montagne di debiti bancari e istituzionali e forzare l’umanità sopravvissuta a mettere in moto un nuovo ciclo di creazione e produzione per sostituire le macerie. Infatti il problema presente è la competizione per il dominio e controllo delle risorse naturali del pianeta e di centinaia di milioni di umani utili per fare produzione, consumo e ricerca e sviluppo da parte dei nuovi imperi emergenti che contrastano il declinante impero derivato dalla fusione della civiltà Inglese con quella Statunitense. Gli imperi emergenti sono arcinoti: CSI (ossia la Russia Putiniana), il Brasile, l’India, La Cina Comunista; assieme a queste potenze imperiali si muovono poteri politici ed economici e Stati interessati al declino dell’Impero Anglo-Americano. L’Europa priva di unità politica è destinata a frammentarsi davanti a un conflitto di grandi dimensioni, nella povertà e nel caos che viene dalle grandi guerre ogni Stato cercherebbe di recuperare la propria sovranità e di far da sé diffidando degli altri. La mancanza di una sola diplomazia europea e di un solo esercito europeo rende difficile la creazione di un potere della Comunità che si collochi oltre la forza finanziaria, peraltro piuttosto sfiorita a partire dal tragico 2008. Quindi la questione è se possibile una qualche forma di convivenza fra i nuovi imperi e il vecchio impero, per ora il vantaggio militare è tutto in mano agli USA, la loro potenza distruttiva è enorme e fa davvero paura; ragionevolmente le persone di buonsenso che non sono parte del fu Impero Inglese o Statunitense dovrebbero temere la potenza militare a Stelle e Strisce. Questo spiega perché l’atteggiamento di potenze ostili agli USA e al Regno Unito sia di solito prudente e poco aggressivo, nessuno intende dare avvio ad una guerra conoscendo in anticipo l’enorme sproporzione di mezzi a vantaggio delle forze NATO e USA. Tuttavia il pericolo del conflitto rimane perché è poco probabile tener fermo un mondo umano così scosso dalla crisi globale e dal problema del dominio e controllo sulle risorse umane e naturali del pianeta. In effetti il nodo vero non è la sopravvivenza delle forme di vita del pianeta o la continuità delle civiltà umane o la sopravvivenza di interi popoli, il problema che è alla base di questo sviluppo capitalistico - consumista distruttivo, scellerato e dissoluto è dato dal mantenimento di ristrette caste di ricchissimi ai vertici delle strutture di dominio e controllo. In caso di disastro economico-militare delle caste al potere nelle nazioni attualmente egemoni, ossia USA e fu Impero Inglese, ad oggi si avrebbe la sostituzione dell’ammiraglio inglese e del miliardario statunitense con il generale russo, il banchiere cinese, il proprietario terriero brasiliano, l’industriale indiano; in sintesi dal collasso emergerebbe solo una ridistribuzione del potere di dominio e controllo a svantaggio di caste di ricchissimi che fanno rifermento al potere militare e politico dell’Impero Anglo-Americano con caste altrettanto caste che fanno riferimento ai nuovi imperi in rapida espansione. Se c’è mai stata una missione del Belpaese nel mondo umano essa sarebbe individuabile in una riedizione del meglio dell’Umanesimo e del Rinascimento per dare un contributo di civiltà a questo mondo umano perduto dietro incubi e illusioni volte a confermare il potere di minoranze di ricchissimi e tecnocrati; ma proprio le genti d’Italia si sono sottratte a qualsiasi impegno in questo senso, ed oggi la Repubblica Italiana appare come una potenza minore associata al destino della NATO e delle grandezze e miserie del potere bancario e finanziario Francese, Inglese, Tedesco, Statunitense, e forse domani della Cina e dell’India. I pessimisti vedono questo in forme diverse, e dal mio punto di vista hanno ragione, non si può uscire dalla durezza della ragione appellandosi al sentimento, invocando miracoli, cambiando il senso delle parole. Occorre cercare le proprie ragioni profonde del vivere con l’istinto e con le passioni e comprendere la direzione di questa realtà con la rigorosa analisi e l’appello alla razionalità, per quel che è possibile, questa a mio avviso la medicina salutare per purgarsi dalle mille e mille allucinazioni mediatiche e ricette politiche un tanto al chilo. Se l’impegno politico e sociale dei molti si sottrae a uno studio individuale dei fatti del mondo umano e naturale si ripeteranno le condizioni per l’esistenza di ceti sociali di mediatori politici fra le loro plebi elettorali di riferimento e i poteri finanziari, bancari e militar-industriali. Proprio l’esistenza e la persistenza di ceti di mediatori e di mezzani che vivono di politica è il fondamento più forte nelle decedenti democrazia occidentali dei pessimisti di professione. Il politico che vive solo di politica e di mediazioni forse è latore di conoscenze e segreti, ma se esercita in democrazia questo ruolo di carattere tecnico-iniziatico distorce la democrazia stessa e pone le basi per una decadenza dei costumi e della civiltà di cui è espressione. La democrazia o è espressione di cittadinanze attive e capaci di pensare con la propria testa in gruppo o singolarmente oppure è una forma travestita di oligarchia o di tecnocrazia bancaria che si fonda su un consenso pilotato e pecoreccio espresso nel corso di elezioni condizionate da propaganda militare, pubblicità e sistemi elettorali truffaldini o ambigui. Sulla decadenza delle sedicenti democrazie “Occidentali” si fondano le speranze di quanti approvano l’ascesa al potere dei nuovi imperi globali. IANA




29 aprile 2011

Il Fascista Immaginario: Maestro d'illusioni

i

televisione


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro: La Patria! Questa poi. Mai sentito parlare di multinazionali, di paradisi fiscali, di classi dirigenti sovrannazionali, del potere della finanza internazionale?

Sergio: Efficace risposta, lo ammetto. Oggi è difficile parlare di Patria, i Governi sono ormai come i banchi dei mercanti del Tempio, quelli cacciati con la violenza da Gesù dalla casa del Padre Divino. Ogni speculatore immobiliare, appaltatore di guerra, mezzano e mediatore fra politica, banche, fazioni politiche, bande criminali diventa un soggetto referenziato, un gentiluomo. Il sistema affaristico moltiplica la delinquenza, il consumo di sostanze stupefacenti, la degenerazione civile e morale. Sì è vero è difficile. Ma vale per me un principio sovrano: Quando tutti tradiranno io no. Quando vado in scena la mia opera è purificatrice perché dissolve questo mondo marcio, lo mette fra parentesi e apre il cuore alle speranze. Io sono maestro dell’illusione, la mia opera è benefica perché sana dal cedere al male, che è il credere che esista solo questa realtà, il suo potere, la sua strada ormai inclinata verso una serie di nuove guerre e di nuove carestie e pestilenze. Finirà, prima o poi finirà. Dalle macerie e dalle cose morte che lascerà su tutto il pianeta questo capitalismo impazzito e mortifero nascerà un nuovo mondo umano e civile. La Civiltà Occidentale potrà finalmente essere. Io sono attore e maestro di una volontà inconsapevole di veder la fine di questo presente attraverso la ripetizione ossessiva dei ricordi del passato e dei suoi miti e simboli morti.

Faccia perplessa di Lazzaro, Sergio si avvicina di spalle, le tocca da dietro quasi in un fare familiare. Lazzaro non è imbarazzato ma guarda Sergio con compassione.

-          Sergio: La mia visione dell’Occidente che non è e dovrà essere un giorno ti rende cupo?

Lazzaro: L’Occidente è solo una determinazione geografica, perfino i giapponesi sono a occidente di qualcuno o qualcosa, fosse anche solo uno scoglio nell’Oceano Pacifico. La civiltà capitalista oggi è più del vecchio capitalismo di mio padre o di mio nonno. Si tratta di un  sistema, di un potere proprio, quasi totalitario nella sua determinazione a trasformare il mondo in una miriade di beni e servizi in vendita, il diritto in contratto, la convivenza civile fra popoli e genti in folle differenti e difformi che si ritrovano solo al centro commerciale. Credi con due o tre parole, delle immagini, dei simboli, di stroncare un potere che se ne strafrega se tutto il mondo scende in sciopero contro questa nuovissima guerra irachena, una Petrol War pura, dura e perfetta. Il profitto di pochi miliardari che hanno il patrimonio azionario collocato dentro le grandi società e le multinazionali che lucrano sulla guerra e sui superprofitti che procurano i superappalti per la ricostruzione dei paesi distrutti dai bombardamenti a tappeto si è dimostrato più forte di tutti gli uomini e le donne di questa umanità. E sottolineo tutti! Stavolta ci siamo arrivati, il movimento contro la guerra era grande, forte e globale. Non è servito a nulla. Ora i tuoi camerati potranno godersi uno splendido massacro e pensare davvero alle rovine prossime di un mondo umano che è stato scagliato da un pugno di superprivilegiati ricchissimi nell’abisso della guerra e della morte. Quando pochi miliardari  assoldando politici, pubblicitari, esperti di pubbliche relazioni e questa feccia superesperta e qualificata  riesce a trasformare le democrazie in conclavi di briganti e lanzichenecchi effettivamente si apre una possibilità anche per i fascisti come te. Sì, l’unica cosa giusta che hai detto. Lavorano per te questi banditi e capimafia.

-          Sergio: Non li amo. Sono traditori per natura e per istinto nemici naturali di tutta la razza umana e in particolare di una specie molto importante: l’uomo bianco. Se non fossero mai esistite queste famiglie di supermiliardari sarebbe stato meglio.

Lazzaro: Razzista?

Sergio si abbassa quasi a sfiorare l’orecchio di Lazzaro.

-          Sergio: Certo. Ma con la consapevolezza che oggi l’uomo bianco non esiste. Non c’è il suo regno, è morto il suo Dio, non esiste la sua civiltà, non conosco la sua lingua; altrimenti da tempo ne sarei stato maestro filologo. Egli è astrazione. Ciò che dovrebbe essere, è dissolto nel male del mondo e non viene in essere per via delle circostanze impossibili di questo tempo.

Lazzaro: Il grande male è questa forma della civiltà industriale che trasforma gli umani in demonio assassini ossessionati  dalla pubblicitaria  commerciale, privi di compassione e distruttori della vita e della civiltà, anche la propria. La potenza dei computer, delle fabbriche, della scienza poteva creare un piccolo paradiso, ed ecco che una minoranza piccola di umani vive assolutamente beata perché ricchissima mentre per gli altri si aprono le porte infernali della guerra, e che guerra. Sarà un ritorno alle crociate, alle spedizioni coloniali, alla brutalità post-coloniale. Cosa penseranno di noi quelli che verranno fra venti o trent’anni. Penseranno intorno a questi anni quel che comunemente pensiamo della caccia seicentesca alle streghe, ai roghi degli inquisitori, agli orrori pagani delle tribù dei cannibali dimenticati da Dio e dagli esseri umani in qualche oscura isola.

Sergio strige le spalle, un gesto di compiacimento.

Sergio: Certo, ma fra la tua rivoluzione disarmata, fra il tuo educare esseri umani che non vogliono altro che una carta di credito piena e un centro commerciale dove usarla e le mie allucinazioni, i miei deliri, i miei miti morti scelgo la mia strada. Almeno la conosco, posso essere una cosa sola con le mie speranze.




12 aprile 2011

Il Fascista Immaginario: I miti morti


belgrado bombardata


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

Sergio: La luce di queste mie candele è simbolica, unisce il ricordo alla tradizione. O forse dovrei dire che è un tentativo disperato di non farsi divorare dai  mostri veri della nostra contemporaneità che sono i centri commerciali, la televisione spettacolo, la politica da mercenari un tanto al chilo, le risse televisive, il calcio dato ala plebaglia che vota al posto dei ludi gladiatori di Nerone e  degli altri Cesari sanguinari.

-          Lazzaro: Guarda che quanto a sangue e massacri il Duce e i suoi amici non scherzavano e a tanti post-fascisti piace questo sistema. Ci vivono bene. Credi di resuscitare il tempo morto. Ti capisco. Ma è inutile. Sembri come certi anarchici che sulle mura scrostate delle caserme dismesse ormai bocconcini per gli speculatori edilizi che ne faranno capannoni, case, uffici si ostinano a scrivere come se niente fosse: “Diserta, Sissignore”. Appelli alla rivoluzione e alla diserzione rivolti a un esercito inesistente, a battaglioni di soldati di leva dissolti nelle nebbie del tempo, provocazione verso un potere morto che oggi è altro ed è altrove. Sei un romantico malato, un visionario che si è perso nelle sue congetture, uno che vive sui ricordi malati e attraverso essi. Non sono i morti o le rivoluzioni inesistenti o sognate che hanno il potere di mutare la storia.

I due si studiano. Sergio prende in mano le due candele, le solleva, fa con esse un cerchio. Poi le posa e sospira.

-          Sergio: La questione è questa. Io vivo in una illusione morta, tu anche. Dove sono le rivoluzioni. Scusa mi correggo. Avete portato tre milioni di persone in piazza, a Roma, in Italia. Tutte contro la guerra, questa nuova guerra Anglo-Americana per il petrolio. Tutte per dire no alla distruzione dell’Iraq. Eppure la guerra è arrivata, sta già mettendo su nuovi cimiteri, creando macerie che si sommano a quelle del 1991. Dove siete arrivati? A rendervi ridicoli! Non meno del sottoscritto che crede di resuscitare i morti voi pensate di fermare le multinazionali della guerra con le prediche, le marce per la pace, le belle parole, i proclami. Ritirate e fate ritirare tutti i vostri soldi dalle banche. Vediamo quanto dura il sistema con il 20% o il 30% in meno di risparmiatori che dicono basta. Ma no. Questo non si fa. Non si va fino in fondo, anche perché così senza banche, senza finanzieri, senza amici coi soldi non si fanno le elezioni e non si mettono in piedi turbe di sciagurati pronti a votare per qualsiasi cretino che vedono in televisione o sui manifesti. Il popolastro che vota per i rossi e per i bianchi si è sfogato, ha ballato, ha detto due o tre idiozie, fino a un certo punto ci ha provato e poi. E poi la guerra arriva perché è una macchina di morte superiore a qualsiasi sciopero o scontro sociale. E’ la prova suprema delle civiltà, a suo modo è una manifestazione divina, forse l’unica rimasta.

-          Lazzaro: Efficace apologia di se stessi. Ma che devo fare. Da solo affrontare un mare di sangue e merda. Fermare i missili da un milione di dollari cadauno? Resuscitare migliaia di donne, vecchi e bambini fatti a pezzi e ascritti dalle televisioni sotto la voce “effetti Collaterali”? Quelli come me o simili, o solo vicini in quel caso hanno fatto quel che potevano. Questi sono i mezzi e poi si è visto a Genova che capita quando la protesta è un poco più dura. Ci scappa il morto! Così siamo stretti fra due estremi: provocare una reazione violenta e armata o protestare sapendo di non arrivare a nulla. Quello che provo a fare è di crear attività, azione, gruppo, volontà attiva e provare a far qualcosa. Forzare le regole, costringere il potere a rivelarsi, dare qualche prospettiva politica magari minima, lavorare sul sociale; forse è poco ma è ciò che oggi è possibile. Le illusioni le lascio a chi ama i cadaveri. A chi sogna le rivoluzioni impossibili siano esse nere, rosse o a pallini.

-          Sergio: La verità esce fuori. Siamo due illusi. Io onirico e tu pragmatico e politico. Ma oggi siamo due perdenti. La guerra nuova per l’Iraq dimostra quanto siamo entrambi inutili e forse folli.

-          Lazzaro: C’è metodo nella follia, e quando la follia è senza metodo è una follia che non interessa al sottoscritto. Tutti son bravi a far i pazzi in politica, pochi ad esserlo davvero.

Sergio fa delle figure in aria con le candele, Lazzaro è distaccato, per nulla impressionato

-          Sergio: La tua follia è il credere di potercela fare, di arrivarci, di stanare il grande potere della finanza globale, di mettere in catene i grandi poteri del mondo. Non funziona così. Tu sei pazzo e io anche. Ma sono follie diverse. Io vado fino in fondo al mio delirio, tu ti fermi sulla soglia dell’assoluto. Immobile davanti alla sala del ridicolo o peggio del cadaverico. Il mio è egoismo che si fa scena, spettacolo, mito da camera e da salotto. Il tuo egoismo è più ridicolo del mio perché pretende di rendere migliore un mondo umano che ha già trovato la sua strada funesta, la sua via di fuga verso nuovi massacri globali.

-          Lazzaro: Sì. Ci credo. Posso farcela. Non oggi. Non da solo. Non alla luce di un disastro politico così grande e sciagurato come una nuova Guerra del Golfo. Ci vuole un secolo, forse due. Chissà. Comunque nel mentre c’è da portar avanti dei piccoli interessi qui nella facoltà, nell’università, in città, forse in provincia e in regione. Il grande momento della politica deve incontrare il quotidiano, il banale, la pubblica amministrazione. Occorre lavorarci, crederci, creare consenso, aggregazione. Intanto vado avanti. Più o meno come te. Ma in modo diverso. Con più democrazia, con più stile, con in mano qualcosa da esibire. Forse in questo agire c’è una grande vanità: pensare di contare qualcosa quando si è in tanti. Ma cosa posso fare. Fingere? Mettere al sicuro la cassa come i tesorieri dei vecchi partiti politici della prima Repubblica e poi ripulirmi sotto nuove insegne? Non sono così e non ho quel passato. Non posso essere ciò che non sono. E infatti non lo sono. Non è una questione morale o civile, o un punto di vista etico. Si tratta una pura e semplice questione di ceto sociale, di fascia di reddito, di tenore di vita, di frequentazioni a livello di famiglia, di possibilità, di opportunità. Chi si è fatto ricco nella Prima Repubblica o è un ladro, o un ricettatore, o uno che ha preso il biglietto giusto della lotteria. Io sono un piccolo estremista che spera, lavora, sogna. Un piccolo esaltato che crede di forzare le regole non scritte di una società decadente e senescente incanaglita nel suo essere pura degenerazione sociale. Lo faccio per te e lo faccio per milioni di altri come me. Esigo quindi il tuo rispetto.

-          Sergio: Esso c’è. Sono qui anche per esso. Ma non chiedermi di approvare i tuoi rifermenti o i tuoi mezzi. Dico questo, qui, fra noi, in confidenza: Il fuoco si spezza col fuoco, la notte con la notte, il male con il male, la morte con la morte, l’osceno con qualcosa di ancora più osceno. Non si sfugge alla natura intima del pianeta azzurro e alla sua lotta per la vita, chi nega la natura perverte se stesso e la sua visione del mondo. Tu neghi nei fatti la forma di una democrazia inesistente e nello steso tempo cerchi di renderla reale presentando nuove regole e chiedendo il rispetto di leggi mai applicate, mai capite, mai volute da chi ha il vero potere. Tu sei scisso fra come le cose dovrebbero essere e come in realtà sono davvero e non potranno mai essere. Il vero potere è dei pochi apolidi e miliardari sui molti che sono miserabili, arrivisti, tapini, poveri. Da una parte c’è la legge dei pochi e dall’altra i molti. La Patria è sempre dalla parte dei molti contro i pochi.

 




23 aprile 2010

ripubblicato il pezzo:Olio di Palma Bifrazionato

21 Apr, 2010

De Reditu Suo - Olio di Palma Bifrazionato


 

De Reditu Suo
Olio di Palma Bifrazionato

12/01/2010
Del Prof. I. Nappini
L’olio di palma bifrazionato è un derivato dell’olio di palma (un olio vegetale a basso costo molto usato nell’industria alimentare) ottenuto per frazionamento e successiva raffinazione.
È molto usato come olio di frittura nella ristorazione per la sua economicità. Ha un punto di fumo alto, intorno ai 235 °C.
Questo scrive Wikipedia intorno all’ingrediente usato per friggere un prodotto dolciario tipo Cenci di carnevale da me acquistato alla COOP sotto casa.
Di solito leggo le etichette ma stavolta non ho fatto caso alla scritta in piccolo che recita: ”Fritto in olio di palma bi frazionato”. In altre parole in una s.r.l di Figline Valdarno hanno fritto un dolce tipico, se si può ancora definire tale un simile prodotto dolciario, in qualcosa che è un derivato da un olio che con buona pace di tutti non mi comunica il senso di una tradizione.
Lasciando perdere le considerazioni ecologiste e salutiste, che hanno bisogno di conoscenze specifiche che non ho, mi pongo un problema di tipo personale.
I cenci sono/erano/resteranno un dolce tipico del carnevale, ossia qualcosa che viene da un mondo contadino antico fatto di necessità, privazioni, sfoghi di rabbia repressa.
Un mondo che ha preceduto quello presente e tali dolci sono il lascito di una civiltà pre - industriale.
Cucinare i cenci nell’olio di palma bifrazionato è ricondurre di prepotenza ciò che proviene dal passato nell’immediato presente, togliere al prodotto dolciario la sua natura intima di esser parte di una tradizione. Ma quanto devo pagare per un dolce tradizionale fritto in una dignitosa teglia dove bolle l’olio di semi della nonne di un tempo remoto?
Eppure quel passato remoto oggi ricondotto alle leggi del mercato e delle sue manie produttive ha lasciato in dote a questo presente una serie di realtà come la Befana, Il Carnevale, il Natale, Capodanno, Pasqua feste e momenti di passaggio che son state incluse entro le logiche e le forme della presente civiltà industriale e dei consumi.
Io ho il sospetto che per buttar davvero giù l’idea di una tradizione che si regge sulla frittura con Olio di Palma bifrazionato si debba passar per un cambiamento antropologico, ossia deve emergere una nuova tipologia di essere umano.
Del resto i cultori della storia e quelli di un certo idealismo germanico danno per acquisite nozioni come l’uomo Medioevale, l’Uomo del Rinascimento, l’Antico Egiziano e via così. Secondo questa filosofia della storia forme specifiche di cultura, produzione e consumo vengono associate determinate civiltà che formano e sono formate da uomini e donne che l’espressero e ne furono parte.
In questi anni si dovrà manifestare cosa è l’umano della terza rivoluzione industriale.
Del resto se l’uomo dell’età Moderna per via della scoperte geografiche di Colombo e Vespucci ha scoperto la patata, il pomodoro e il peperone l’uomo della terza rivoluzione industriale farà i conti con l’olio di palma bifrazionato e i fast-food.
Mi chiedo però in quanti in questo Belpaese senescente, difforme, deforme e disordinato si rendono conto che il nuovo mondo non è lontano ma è qui e ora e sta spedendo tutte le ragioni del remoto passato e le sue finezze in una riserva indiana per antiquari e cultori del trapassato remoto.
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Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.




12 gennaio 2010

Olio di Palma Bifrazionato



Olio di Palma Bifrazionato

L'olio di palma bifrazionato è un derivato dell'olio di palma (un olio vegetale a basso costo molto usato nell'industria alimentare) ottenuto per frazionamento e successiva raffinazione. È molto usato come olio di frittura nella ristorazione per la sua economicità. Ha un punto di fumo alto, intorno ai 235 °C.[1]

Questo scrive Wikipedia intorno all’ingrediente usato per friggere un prodotto dolciario tipo Cenci di carnevale da me acquistato alla COOP sotto casa. Di solito leggo le etichette ma stavolta non ho fatto caso alla scritta in piccolo che recita:”Fritto in olio di palma bifrazionato”.  In altre parole alla “Dolcezze Savini s.r.l” di Figline Valdarno  hanno fritto un dolce tipico, se si può ancora definire tale un simile prodotto dolciario, in qualcosa che è un derivato da un olio che con buona pace di tutti non mi comunica il senso di una tradizione. Lasciando perdere le considerazioni ecologiste e salutiste, che hanno bisogno di conoscenze specifiche che non ho, mi pongo un problema di tipo personale. I cenci sono/erano/resteranno un dolce tipico del carnevale, ossia qualcosa che viene da un mondo contadino antico fatto di necessità, privazioni, sfoghi di rabbia repressa. Un mondo che ha preceduto quello presente e tali dolci sono il lascito di una civiltà pre-industriale. Cucinare i ceci nell’olio di palma bifrazionato è  ricondurre di prepotenza ciò che proviene dal passato nell’immediato presente, è togliere al prodotto dolciario la sua natura intima di esser parte di una tradizione. Ma quanto devo pagare per un dolce tradizionale fritto in una dignitosa teglia dove bolle l’olio di semi della nonne di un tempo remoto? Eppure quel passato remoto oggi ricondotto alle leggi del mercato e delle sue manie produttive ha lasciato in dote a questo presente una serie di realtà come la Befana, Il Carnevale, il Natale, Capodanno, Pasqua. Questi momenti di festa e di passaggio son stati inclusi entro le logiche e le forme della presente civiltà industriale e dei consumi. Io ho il sospetto che per buttar davvero giù l’idea di una tradizione che si regge sulla frittura con Olio di Palma bifrazionato si debba passar per un cambiamento antropologico, ossia deve emergere una nuova tipologia di essere umano.

Del resto i cultori della storia e quelli di un certo idealismo germanico danno per acquisite nozioni come l’Uomo Medioevale, l’Uomo del Rinascimento, l’Antico Egiziano e via così. Secondo questa filosofia della storia forme specifiche di cultura, produzione e consumo vengono associate a determinate civiltà che sono state formate da uomini e donne che l’espressero e ne furono parte. In questi anni si dovrà manifestare cosa è l’umano della terza rivoluzione industriale. Del resto se l’uomo dell’età Moderna per via della scoperte geografiche di Colombo e Vespucci ha scoperto la patata, il pomodoro e il peperone l’uomo della terza rivoluzione industriale farà i conti con l’olio di palma bifrazionato, gli alimenti modificati geneticamente e i fast-food. Mi chiedo però in quanti in questo Belpaese senescente, difforme, deforme  e disordinato si rendono conto che il nuovo mondo non è lontano ma è qui e ora e sta spedendo tutte le ragioni del remoto passato e le sue finezze in una riserva indiana per antiquari, nostalgici e cultori del trapassato remoto.

IANA per FuturoIeri




20 ottobre 2009

Basta Obama! Voglio scrivere di cose di provincia

La valigia dei sogni e delle illusioni

Basta Obama! Voglio scrivere di cose di provincia

Ho seguito con crescente timore le cronache di otto anni di guerre di Bush, adesso mi si racconta la favola felice del buon principe che arriva a raddrizzare i torti, si chiama Barak Hussein Obama e ancor prima di qualsiasi risultato tangibile prende il premio Nobel per la pace.

Quale pace?

Di cosa si favoleggia in questi pazzi tempi dove le parole hanno smarrito il loro senso e il loro suono?  

Potrei fare delle facili ironie e raccontare di Nobel inventore della dinamite, sbeffeggiare pacifismi di maniera e ipocrisie farisaiche. Invece basta Obama!

Voglio scrivere per i miei venticinque lettori cose di provincia, sestesi addirittura.

Il 16 e il 17 ottobre 2009 a Sesto Fiorentino presso un parco cittadino e nella Villa San Lorenzo è stata onorata la memoria di Ivan Della Mea cantautore popolare e comunista atipico recentemente scomparso con convegni, buffet popolare, canti e musica. Si trattava a suo modo di un maestro, di un cavaliere d’altri tempi che in questi decenni di decomposizione e corruzione ha cercato di cantare le disgrazie e le piccole gioie dei ceti operai e contadini d’Italia, le loro lotte spesso di sinistra, la delusione di tanti militanti rossi davanti al destino avverso e alla loro incapacità di fermare i processi distruttivi e creativi della civiltà industriale e del consumismo edonistico e acritico. Un piccolo eroe della parola e della musica in questa valle di lacrime e duro fango. Certo questa qui è una cosa di provincia, marginale, quasi privata per certi aspetti. Eppure mi ha fatto impressione la folla di circa trecento persone di ogni età che ha sfidato il freddo, non c’era riscaldamento al concerto nel parco, che è stata per ore ad ascoltare il ricordo cantato degli amici di costui, che ha riascoltato in video qualche sua parola, il pubblico stesso si è più volte unito ai canti di lotta e di protesta di Ivan e di altri. Per parlare davvero di pace in questo consorzio umano residente nel pianeta azzurro ritengo che ci sia bisogno da parte dei singoli della cognizione di quella elementare solidarietà umana che esce fuori dal fare una cosa tutti assieme, dall’essere uniti da un ricordo, dal condividere qualcosa di certi valori, dal provare una gioia primitiva nello star con gli altri a far una cosa bella. Si tratta di un sentire e di un fare estraneo alla persuasione pubblicitaria, all’intrattenimento televisivo dei predicatori delle sorte magnifiche e progressive della civiltà industriale, di qualcosa di estraneo nel senso più profondo alla solitudine che è parte costitutiva della civiltà dei consumi. La pace di cui si narra in televisione e sui sistemi d’intrattenimento e d’informazione è la naturale continuazione della propaganda di guerra, da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. Come in certi brutti film o in certi fumetti per adolescenti: qui sono collocati i buoni dipinti e vestiti da buoni, là i cattivi dipinti e vestiti da cattivi e guai a chi la pensa diversamente.  Sarebbe bene dare alle cose il loro nome, quello vero e non una qualche fantasia creativa da pennivendoli e addetti alla propaganda di guerra. Se la pace oggi è la banalità della “guerra di guerriglia” o il quotidiano di quella “a bassa intensità” allora si usino i termini appropriati senza ipocrisie farisaiche.

Questo è il primo passo per far una cosa seria, anche quando s’invoca la Pace come se fosse una divinità pagana.

 

IANA per FuturoIeri




15 settembre 2008

IL CIRCO TRISTE

Questa seconda settimana di settembre del 2008 ha presentato per quel che riguarda le vicende politiche del Belpaese una discreta messe di vicende tristi. In termini circensi è come se un prestigiatore avesse mancato il numero di magia o un domatore di elefanti si fosse presentato al suo pubblico con un paio di topi rissosi che se la sono data a gambe dopo l’accensione delle luci, o il presentatore con i nastri e la tuba si fosse rivolto al pubblico nel grande tendone e avesse urlato:”fate da voi, qui abbiamo tutti perso la speranza e lo spettacolo”. Un circo triste per uno spettacolo inesistente.

Fra i piccoli-grandi insuccessi malamente andati in scena è da segnalare, come al solito, la telenovela della commissione romana di Giuliano Amato. Con mio sommo fastidio questa faccenda di poltrone è stata forzatamente associata alla polemica “Fascismo sì, Fascismo no”. Insisto è una roba da far risolvere al ristorante fra i diretti interessati, le domestiche glorie e i trapassati non meritavano di essere scomodati per una cosa così rozza e venale. Di nuovo in data 14 settembre 2008 troviamo sul quotidiano moderato La Repubblica un articolo a firma di Umberto Rosso che ha questo titolo:”Il Leader PD in pressing su Amato, lascia la commissione Attali”. Lo spettacolo più infelice del circo triste continua, ancora la vicenda della costruenda commissione di Giuliano Amato a beneficio dell’amministrazione di Roma, ossia del Sindaco di centro-destra Alemanno. In una politica fortemente post-ideologica come la nostra che senso ha chiedere le dimissioni su una cosa del genere. L’unica spiegazione è forse il desiderio di blindare un po’ di voti ideologici di anziani e nostalgici perché non finiscano nel contenitore della sinistra-sinistra e della destra-destra in modo che qualche partitino perda il quorum per poche migliaia di voti e finiti i soldi si sciolga e la pianti di rompere i santissimi ai manovratori. Se c’è una categoria umana che ha distrutto le ragioni e le speranze della nostra gente italica questa è proprio la categoria dei politici. Ora ci raccontano la storia del “siamo tutti con i valori della Resistenza e della Costituzione”. Ma c’erano gli italiani quando scoppiò tangentopoli? Erano tutti in vacanza per tre o quattro anni di fila? Nessuno che si ricorda più le processioni di segretari, commendatori e onorevoli in fila davanti ai tribunali convocati dai giudici, chiamati dalla magistratura a rispondere di gravi reati? Dove era finita la Costituzione e la Resistenza allora? Quelli lì messi alla sbarra erano perlopiù professionisti della politica proveniente da partiti storici, da realtà che furono parte della Resistenza e della stesura della Costituzione. Qualcuno forse non si ricorda più le sigle di quei partiti, eppure sono ben stampate nei libri di storia patria, il gentile lettore controlli sono proprio loro!

Tutto il mondo ci ha visto e ci ha deriso e compianto! Gente mia, ma dove siete stati in questi anni? Forse sulla Luna ad ammirare i crateri?

Coloro che rimpiangono La RSI e “l’Impero risorto sui colli fatali” sono se possibile anche peggiori, aldilà di una piccola minoranza essi sono perlopiù filo-americani, anglofili e atlantisti convinti. Se c’è una realtà che è stata combattuta si può dire fino alla fine, e con una coerenza inspiegabile, da Mussolini e dal suo fascismo questo è l’Impero Inglese e gli Stati Uniti d’America. La lotta contro la civiltà Anglo-americana del fascismo arrivò al punto di dichiarare per solidarietà con l’alleato giapponese guerra agli Stati Uniti due giorni dopo l’attacco di Pearl Harbor. Il 9 dicembre 1941 la solita folla urlava “Giappone, Giappone” sotto il balcone fatale. Queste cose gli statunitensi non le dimenticano, non sono come i nostri eroi della politica per i quali si può dire tutto e il contrario di tutto. Gli americani non hanno liberato nessuno se non i loro stretti alleati, peraltro imperi coloniali, nei confronti di Italia, Giappone, Germania la loro era una guerra difensiva e nello stesso tempo una necessità geopolitica per evitare il pericolo di tre imperi ostili schierati contro la propria civiltà. Come si fa a deporre fiori ai caduti di Salò e anche ai caduti statunitensi, o si è pazzi oppure si è stabilito che la storia non esiste come tale ma è un racconto, una cosa virtuale che può cambiare a piacere e a comodo. Comunque il problema è stato brillantemente risolto dai veri vincitori a Parigi nella conferenza di Pace del 1947: l’Italia fu chiamata a rispondere come Repubblica e nella persona di Alcide De Gasperi della guerra fascista e fu trattata da Nazione sconfitta, fu privata anche delle colonie che al contrario i veri vincitori si tennero ben strette, e  mi riferisco proprio agli Inglesi. Non vedo perché si debba travolgere il passato e la volontà dei vincitori con ricordi finti, con verità di comodo che non passano il patrio confine. Del resto fuori dal Belpaese il verdetto è noto: l’Italia la più debole delle potenze imperiali dell’Asse fu sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale prima delle altre due.

Il circo è triste, non merita l’applauso del pubblico ma solo il suo silenzio di ghiaccio. Per i finti mestieranti del tendone il consiglio è di trovarsi un lavoro meno improvvisato e nomade.

Possibilmente che non tocchi neanche da lontano i tristi ricordi, i trapassati e le memorie patrie.

IANA Per FuturoIeri



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