.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


11 ottobre 2009

Quale Italia fra reggenza e crisi dell'Impero?

La valigia dei sogni e delle illusioni

Quale Italia fra reggenza e crisi dell’Impero?

Il Belpaese uscirà da questa strana vicenda politica che vede poteri politici deboli che si baloccano con uno Stato Italiano in profonda crisi e con la chimerica influenza che esercita sulla penisola l’Impero Statunitense ex garante della tranquillità dei ricchi nostrani dalle minacce e dai pericoli derivati dal bolscevismo sovietico.   Se si preferisce il grande impero è stato il garante effettivo dei privilegi delle minoranze al potere nello Stivale insidiate da quelle masse di cittadini che durante la Prima Repubblica guardavano con simpatia alle forze di sinistra e votavano per i comunisti italiani, e talvolta per i socialisti, nella speranza di cavar fuori qualche beneficio economico e di limitare gli abusi di un sistema sociale e politico votato a fare gli interessi di alcuni ricchissimi e in generale dei ceti sociali più elevati. Non quindi la speranza di una rivoluzione mondiale o la prospettiva di eliminare fisicamente il nemico di classe come è avvenuto aldilà della cortina di ferro, ma al contrario il comunismo nostrano e le forze di sinistra affini hanno operato per dar corpo alla speranza di far colare fin ai livelli più bassi della società italiana i quattrini del sistema Italia e i benefici della civiltà industriale. Adesso il gigante a Stelle e Strisce è in sofferenza i suoi rivali più forti cinesi, russi, indiani gli contendono il potere mondiale e  le risorse strategiche, i vecchi alleati prendono le distanze; perfino il Brasile dà dei dispiaceri, l’attribuzione delle Olimpiadi tanto per fare un esempio,  alla presidenza USA.  Fra i nuovi poteri emergenti c’è chi accarezza l’idea di poter far a meno in futuro del dollaro come moneta degli scambi internazionali, se questo pio desiderio prendesse corpo il gigante USA sarebbe forzato a riconsiderare al ribasso la sua potenza culturale, finanziaria e politica nel mondo a vantaggio dei suoi concorrenti. Del resto il Giornalista Robert Fisk sull’Indipendent, l’articolo è tradotto in italiano dall’Internazionale della seconda settimana di ottobre, conferma che il progetto di sganciarsi dal dollaro da parte dei paesi arabi produttori di petrolio e da parte  dei loro clienti è in cammino e si concretizzerà entro il 2018. Quindi il Belpaese è in strato di reggenza, l’impero straniero che garantiva i ricchi non può più farlo o quantomeno non può farlo come prima, inoltre lo Stato italiano è troppo debole per imporre la sua volontà ai ceti privilegiati e il pagamento delle tasse, non a caso è stato votato l’ennesimo scudo fiscale per il rientro dei capitali fuggiti all’estero. Personalmente auspico che questo stato di cose cessi il prima possibile, le genti del Belpaese hanno il sacro diritto e il giusto dovere di essere messe in condizione di ricostruire la loro civiltà, di poter tornare a dare un senso complessivo e sano del loro vivere qui e ora in una Penisola al centro di un mare che mette in comunicazione tre continenti. Legittimamente è perfino auspicabile si dia in un futuro lontano un qualche contributo tangibile alla civiltà umana da parte delle disperse e difformi genti che abitano la penisola.

Prima o poi le genti del Belpaese ritroveranno l’Italia.

IANA per FuturoIeri




23 agosto 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 2

E’ per me penoso tornare sull’argomento di quanto la realtà di questo paese smentisca ogni legittima aspirazione, ogni volontà di andare oltre la realtà, di costruire qualcosa di nuovo.

Il Belpaese si presenta sempre sotto i soliti panni meschini del vorrei ma non posso, dell’essere vaso di coccio fra vasi di ferro, del credere nei miracoli perché non è più possibile credere nella nuda realtà e nel valore del merito e della competenza. Un piccolo esempio di cosa siamo lo racconta un breve articolo di Repubblica, il noto quotidiano moderato, del 18 agosto 2008. Il titolo è questo:“Fioretto in economy, calcio in business in aereo medaglia non significa classe”. L’articolo a firma di Mattia Chiusano racconta che i giocatori di calcio nostrani alle olimpiadi hanno avuto dalla Figc il biglietto pagato nella classe superiore, mentre le fiorettiste, che comunque erano arrivate al podio e alla medaglia, avevano quello del Coni in classe economy, all’aereoporto le vincitrici hanno visto i perdenti a un gate diverso dal loro, quello della classe superiore. Sono stati perdenti e, in questo trattamento, premiati i giocatori di calcio del Belpaese. Questo non è solo l’ennesimo atto arrogante di un calcio nostrano sempre meno sport e sempre più circo e corte dei miracoli ma la dimostrazione del profondo disvalore che ha oggi il merito nel Belpaese. Ogni atto meritorio e buono del nostro agonismo nazionale è un atto di forza contro questa putrefazione che ci opprime. Indico quale evidente fenomeno di decomposizione il profondissimo disprezzo del merito e del valore che è insito nella società italiana. Parlo di società al singolare ma di questi tempi il Belpaese è talmente confuso che forse più che di un solo popolo e di una sola cultura sarebbe necessario parlare di una serie di realtà diverse che si sovrappongono spesso senza neanche conoscersi, e che per incastro e quasi per miracolo formano le nostre genti.

Del resto non potrebbe non essere così, i fenomeni di globalizzazione dell’economia hanno accentuato ciò che divide gli italiani e colpito duramente ciò che li tiene assieme. In una realtà dove è importante solo il Dio-denaro e i consumi di lusso, dove l’unica cosa che conta è il successo economico i valori che normalmente tengono assiene popoli e comunità si svalutano o si dissolvono. I peggiori difetti e le tragiche piccinerie delle nostre sedicenti classi dirigenti trovano un buon terreno per prosperare, tuttavia in tanta sciagura qua e là si vedono atti di testimonianza che vanno in direzione opposta alla tendenza. Fra questi sono da considerare positivamente anche le nobili imprese degli sport minori. Così vengono comunemente nominati, ma le loro medaglie e le loro vittorie sono di solito non minori ma maggiori a causa dell’umilità e del sacrificio che gli atleti sostengono per arrivare ai risultati. Altro che nazionale di calcio alle olimpiadi.

IANA per Futuroierii




15 aprile 2008

ALTI, BIONDI E CON GLI OCCHI AZZURRI

Con lodevole zelo le nazioni del sedicente “mondo libero” e in sordina il comitato olimpico scoprono che sussiste un problema di diritti umani fra il Tibet e il governo della Repubblica Popolare Cinese e di autonomia politica fra la nazione tibetana e la Cina comunista. Questa scoperta è il risultato, così almeno sembra, delle clamorose proteste scoppiate in tutto il pianeta azzurro, della repressione a mano armata portata avanti dal governo cinese, e dalla clamorosa campagna di propaganda politica e informazione che il governo cinese sta portando avanti per difendere la sua condotta in merito ai fatti tibetani e non solo. C’è da chiedersi in quale pianeta siano finora vissuti i leader politici del sedicente “Occidente”, e i responsabili del comitato olimpico e tanti giornalisti e manager che oggi sembrano cadere dalle nuvole, e c’è da chiedersi dove ci porteranno visto l’alto tasso di ingenuità e imprudenza fin qui mostrato. Che cosa si pretende da un regime comunista a vocazione totalitaria che non ha mai fatto mistero di essere guidato e sostenuto da un partito unico al potere?

Che sia comunista a giorni alterni?

Cosa si pretende mai da questi cinesi?

Forse che siano democratici, rispettosi delle minoranze, non comunisti, e magari pure alti, biondi, e con gli occhi azzurri?

Certo quest’ultima condizione sarebbe straordinaria, da videogame; si pensi all’attrice Gong Li (Lanterne Rosse, L’imperatore e l’assassino, La Città Proibita) con due metri di statura capelli color platino e gli occhi azzurri, magari pure tondi e non a mandorla. L’effetto sarebbe dirompente, un po’ come una Cina non più comunista che dispiega al pieno le sue potenzialità umane e industriali. Semplicemente gli ex sudditi del Celeste Impero in questo caso diverrebbero nel giro di questo secolo, per usare i termini da società per azioni che tanto piacciono ai nostri leader da operetta, gli azionisti di maggioranza della composita razza umana.  E detterebbero con più vigore e a maggior ragione le loro regole al resto del consorzio umano.

Se per denaro si svendono le Olimpiadi e la dignità degli esecutivi del sedicente “mondo libero” è giusto che chi compra, in questo caso la Cina comunista, faccia ciò che vuole della merce. Personalmente ritengo ogni amante dello sport e della competizione dovrebbe guardare le novelle Olimpiadi dal punto di vista morale con lo stesso rispetto che è dovuto a un barattolo di conserva di pommodoro scaduto e ruggininoso. Altro che De Coubertin, qui ci vuole la raccolta differenziata. Per quello che riguarda medaglie, record, potenza degli atleti l’ammirazione certamente non potrà non esserci, anche se la cosa meritava miglior causa l’essere umano che si spinge ai limiti delle sue capacità intellettuali e fisiche merita comunque stima. Ci dovrà pur essere qualcosa di alto in questa triste vicenda della svendita di queste Olimpiadi, in modo da poter vedere nettamente la statura morale di chi sta vendendo un tanto al chilo quel poco di buono che è da attribuirsi al cosidetto “Occidente”. Del resto chi può in questi tempi funesti dove il denaro è Dio distinguere fra un’Oriente immaginario e un altrettanto fumoso concetto di Occidente; qui e ora il denaro è Dio, è il potere, è il principio e la regola, è il nuovo sovrano degli umani e nel suo regno tutto è uguale perché è sempre notte senza stelle e i colori e le forme di uomini e cose  non si distinguono.

IANA per Futuroieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri
 




10 aprile 2008

LE RAGIONI DEGLI ALTRI

Sul Quotidiano City del giorno 8 aprile 2008 è apparso un breve articolo in un box a firma dell’ambasciatore Sergio Romano, il titolo era chiarissimo: “Ai giochi nessun boicottaggio ”.

Quello che scrive l’ambasciatore merita una ruiflessione perché fra l’altro questo afferma:”…un boicottaggio delle Olimpiadi, o addirittura dei prodotti cinesi, è difficilmente immaginabile. Anzitutto perchèla Cina reagirebbe; in secondo luogo perché l’economia occidentale è fortemente collegata a quella cinese: urtare la Cina si rivelerrebbe quindi un boomerang. Quanto al Tibet, poi, l’opinione pubblica occidentale ha idealizzato i monaci, considerandoli icone del pacifismo e dei diritti umani: ma la loro è una lotta contro la modernità. La società cinese sta già cambiando , e molto. Tentando di forzare i tempi del cambimento potremmo ottenere risultati opposti... ”. Ora prendendo per buone le parole di antica saggezza dell’llustre personaggio mi viene da fare una considerazione. A partire dalle ragioni degli altri.

Per ragioni degli altri non intendo le ragioni dei monaci o del Dalai Lama o delle molte minoranze presenti in quello che fu il Celeste Impero, ma le ragioni del piccolo individuo del sedicente e inesistente “Occidente”, del tipo che paga le tasse, non è ricco, ed ha un lavoro dipendente.

Dal 1991 risorse preziose di mezzi, armi, denari, donne e uomini in Europa e negli Stati Uniti e in quel che oggi resta del fu l’Impero Inglese sono state spese per le note “avventure militari” in Iraq, in Somalia, nell’ex Jugoslavia, in Afganistan. Guerre a modo loro piccole per coloro che da “occidentali” superiori in armi e mezzi attaccano i cattivi di turno, tutte motivate ufficialmente dalla difesa dei diritti umani, della libertà religiosa e di coscienza dalle violenze settarie, per la libertà del mondo umano e contro i crimini dei regimi antidemocratici, integralisti, e orrore degli orrori, anche un poco “comunistoidi”. Oggi dopo miliardi di euro spesi orrendamente in redenzioni universali, espresse nella forma dell’invasione militare della NATO e di attività varie degne del grande inquisitore Torquemada, dopo innumerevoli bombardamenti e affini sui malvagi barbari che avevano sfidato la libertà del mondo, dopo occupazioni militari di territori vastissimi, dopo le molte amorevoli cure che i paesi liberi hanno profuso verso le popolazioni tapine e vessate – ripagate dai beneficiati con feroce ostilità e talvolta con una fierissima guerriglia- davanti a una cosa clamorosa come il Tibet i campioni della libertà alzano le braccia in segno di resa. Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo sembrano voler dire i nostri condottieri del mondo libero. Allora è giusto considerare questo “Occidente” una finzione oscena, un regno dove c’è una legge: quella del pugno degli antichi germani che si rovesciarono sull’Impero Romano d’Occidente annientando la sua civiltà, quelli davvero barbari; e che barbari! La forza bruta, espressa oggi dal potere del denaro e nello specifico dalla ricchezza in dollari controllata dal governo cinese, è l’unica regola. Se ne deduce che i “dittatori” mascalzoni che sono stati puniti in questi 17 lunghi anni dai volenterosi campioni della libertà sono stati puniti perché troppo deboli per difendersi. Poggia su gambe piccole e su braccia corte questa libertà “Occidentale” che è debole con i forti e forte contro i deboli. Perché dovrei continuare a pagare per questa cosa meschina e ripugnante, perché devo essere come europeo e italiano costretto a prendere posizioni pro “avventure” militari se puniscono coloro che non possono difendersi e devo restare a casa alla televisione, magari a vedere la Olimpiadi di Pechino, se i cattivi di turno sono forti e possono gastigare a dovere gli eserciti e gli uomini d’affari del mondo libero. Facciano pure lorsignori il loro sporco e vile “Occidente” ma lascino fuori da questa oscena, turpe e deplorevole montatura mediatica ciò che siamo come Europa continentale, come Italia, come civiltà. L’Occidente di lorsignori è solo ed esclusivamente il mondo Anglo-Americano, protestante, WASP, non europeo, e non ha senso per l’europeo che vive del suo lavoro credere di avere qualcosa in comune con le minoranze di ricchissimi che esercitano il potere in quelle lontanissime terre separate dall’Europa dalle vastità oceaniche e dalle insormontabili differenze di visione politica, di cultura e di lingua. E’ bene che l’Europa sia ciò che può essere e l’Atlantico separi ciò che tutto divide.

IANA per Futuroieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




10 aprile 2008

PARLA COME MANGI

Un tempo nel Belpaese era comune usare l’espressione “parla come mangi” per invitare un tale ad usare un linguaggio comprensibile ai suoi interlocutori evitando loro dei fastidi interpretativi.

Così è da un po’ di tempo a questa parte per le note vicende del Tibet, dove finalmente si sta usando un linguaggio meno “politichese” e sinceramente concreto. A questo proposito Philip Golub economista e giornalista del prestigioso Le Monde Diplomatique sul quotidiano gratuito City del 8/04/2008 ricorda in una breve intervista che la Cina è un gigante economico, la terza potenza industriale del pianeta, boicottarla è qualcosa “fuori dalla realtà”, e forse temerario perchè il gigante, anzi il “Drago” potrebbe restituire la scortesia a modo suo. Del resto precisa lo studioso “…quasi tutte le multinazionali esistenti al mondo investiono in Cina. “.

Questo è il grande mistero, che non è mai stato un mistero, che nascondono i nostri campioni della libertà. I potentati finanziari ed industriali del sedicente “mondo libero” per brama di ricchezza e per trovare l’occasione di sfruttare risorse, mercati, e popolazione hanno contribuito a trasformare un regime comunista in una potenza imperiale di livello planetario ed ora sono i loro sistemi politici e l’opinione pubblica dei paesi “democratici” che devono piegarsi alla volontà dei leader politici del fu Celeste Impero. Politica e opinione pubblica a questo punto in cui siamo arrivati devono mandar giù ogni rospo crudo che costoro gli mettono sotto il naso. Stavolta, paradossalmente, i comunisti cinesi ci fanno un favore di carattere generale: ci fanno vedere, e toccare quasi con mano, la viltà e il cinismo amorale dei nostri sedicenti “sistemi democratici”, e anche quanto siamo divisi, impreparati e sostanzialmente indifesi davanti ad una volontà politica forte ed unitaria che si dota di adeguati strumenti persuasivi. Non si salva neanche per sbaglio il Comitato Olimpico Internazionale dalla pessima figura. Per come stanno andando le cose forse sarebbe bene abolire le Olimpiadi, in quanto gli ideali pacifici e sportivi decubertiani, il rifondatore ottocentesco delle Olimpiadi, da tempo malati sono morti sulla strada per Lhasa. In tanta disgrazia potrebbe esserci un dato positivo, che è la crescita della distanza fra tanta parte della pubblica opinione e i potentati politici e finanziari che dominano le nostre democrazie malate e senescenti.

Tuttavia, si sa alle volte a pensar male si capisce qualcosa che non è visibile, vien fatto di credere che l’improvvisa ostilità verso il regime cinese sia motivata anche dall’invidia sociale di tanti che osservano l’emergere anche nei paesi “Occidentali” di un ceto di cinesi benestanti immigrati nelle nazioni “democratiche” che può accedere a beni di lusso e servizi in un contesto di recessione economica. L’esplosione di passione democratica e umanitaria potrebbe quindi nascondere anche questo tipo di avversione, probabile che dopo i giochi si formi una fobia anti-cinese come non si vedeva dai tempi del maoismo che si contrapponeva al modello capitalista. Quale che sia la sorte dei nostri sistemi “democratici e occidentali” è certissimo che si sono rivelati deboli, contraddittori, timorosi delle ritorsioni del gigante cinese, in una parola, tanto amata dai potenti della finanza e dell’industria, “non competitivi” davanti al gigante asiatico. C’è da chiedersi come cittadini che cosa resta da fare: se porsi con urgenza il problema del fallimento delle democrazie e delle loro ideologie umanitarie o aspettare che gli eventi ci regalino nuove amare sorprese e rinnovate manifestazioni di malfede politica e comprovate attestazioni d’impotenza.

IANA per Futuroieri




25 marzo 2008

SCUSATE MA... IL TIBET ?

Dov’è il Tibet viene da chiedersi a questo punto, dopo che da settimane gli utenti televisivi, e non solo, sono tempestati di litanie rozze e sgraziate sul fatto che per ovvie ragioni di cassa non si può dar addosso al regime comunista cinese e occorre buttar giù il rospo di vedere i giochi olimpici trasformati nell’idolatria della Repubblica Popolare Cinese.  Non è bene prendersi in giro,  a meno di un miracolo questo sarà il finale di partita: qualche anima bella protesterà per le repressioni brutali e l’assenza di diritti umani, i governi sedicenti “occidentali” passeranno all’incasso per l’appoggio politico dato al regime comunista, una parte cospicua della loro opinione  pubblica masticherà amaro e guarderà basita l’emergere della potenza asiatica, gli atleti guadagneranno o perderanno medaglie, la Cina ormai impero globale se avrà fortuna con i giochi  avrà forse la forza di giocare la sfida finale per Taiwan e per il dominio su questo nuovo secolo, sponsor e affaristi troveranno i loro tornaconti con buona pace dello spirito Olimpico e dei diritti umani.  Ormai con la dichiarazione dei “Diritti dell’Uomo e del Cittadino” ci si può incartare il pesce ai mercati generali, perché continuare ad infastidire quelle lontane genti dell’Asia con cose che non stanno più né in cielo, né in terra?.  C’è chi dice che il governo cinese ha mostrato il suo volto idiota e ottuso, che ha ripetuto errori del passato, che non conosce altro sistema che la violenza, la calunnia verso i nemici, e che un giorno sarà sconfessato dal progresso economico e scientifico e dal suo stesso popolo.  Io che non credo al progresso come lavacro dei mali dell’umanità, esso è frutto semmai di passioni ed egoismi e anche di genio e volontà prometeica ma non certo di misticismo esoterico, mi permetto di dubitare di tutto questo.  Il regime è solido e proprio la debolezza dei suoi nemici e le grandi possibilità di sviluppo del fu Celeste Impero lo rendono la Nazione-continente che si proietta come la nazione leader della razza umana in questo secolo, i cinesi queste cose le sanno benissimo e uniscono alla volontà di potenza un nazionalismo elementare e genuino che in Europa si è perduto da diversi decenni.  Queste cose del resto sono note a chiunque si sia interessato della crescita della Cina e della sua proiezione di potenza economica politica e diplomatica in tutti e cinque i continenti.  Ripeto in questo pezzo  non solo dei luoghi comuni ma anche delle analisi degne di fede.

C’è da chiedersi semmai, e qui la cosa si fa interessante, cosa diavolo sia questo “Occidente” che la mattina fa le pulci a Russi, Cinesi, Serbi e la sera fa il suo in Iraq e in altri tristi luoghi della terra.   Sarebbe poi ora di farla finita con l’includere nel sedicente “Occidente” l’Europa continentale, l’Occidente è atlantico, ossia  è USA più UK, è solo ed esclusivamente la proiezione della volontà imperiale dei popoli di cultura Aglo-Americana e di alcune elites internazionali favorevoli ai loro disegni egemonici.  Chi ha vera fede negli Stati Uniti è occidentale, chi non li ama non lo è.  Questo va detto con forza, a scanso di equivoci. Semmai c’è per l’Europa Continentale la necessità di costruire un suo concetto di essere Occidente, questo sì consacrato dalla storia e non dai pubblicitari  pagati un tanto al chilo, che sia altro rispetto al mondo Anglo-Americano il quale è diverso da ciò che in tempi recenti loro stessi hanno chiamato la Vecchia Europa. Prima di queste cavolate sui diritti umani a go-go e dello scontro di civiltà non c’era bisogno di tirar fuori la favola dell’occidente.  Bastava dire NATO&Capitalismo e tutti capivano di cosa si trattava.   In questa triste vicenda delle olimpiadi cinesi c’è almeno un lato positivo, la maschera è stata tolta e il regime comunista ha voluto vedere il volto dell’Occidente Democratico, Progressivo, Buono, Leale, Statunitense, forse Cristiano, e più di ogni altra cosa Umanitario. 

Non c’era un volto, perché non esiste l’occidente.

IANA per FuturoIeri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




15 febbraio 2008

SI VIVE ANCHE SENZA GLOBALIZZAZIONE

Il quotidiano “Metro” del 13 febbraio 2008 riporta l’ultimo esito di un coraggioso, a chi scrive pare anche un po’ solitario, dibattito fra il quotidiano e i lettori sul fatto se sia o no auspicabile il boicottaggio dei giochi olimpici in Cina. I fatti sono noti: dopo decenni di retorica sui diritti umani perlopiù sbandierati per giustificare le avventure politiche e militari di tanti paesi aderenti all’Alleanza Atlantica in terre lontane e presso popolazioni diversissime per costumi, mentalità e stile di vita questo modello retorico pare aver preso forma di per sé al di là della volontà dei suoi creatori e viene evocato in funzione critica. Il 97% contro il 3% dei letttori di Metro nel suo sondaggio fra i lettori si è espresso a favore del boicottaggio dei giochi Olimpici di Pechino, forse non vuol dire nulla ma è un fatto di cronaca anche questo che deve far riflettere in quanto evidenzia almeno due cose: la prima è che i cinesi e il loro governo attuale presso una parte della pubblica opinione godono di pessima fama, la seconda è che i giochi olimpici sembrano aver perso sull’altare del Dio-mercato il senso della loro funzione di riconciliazione tra le genti. Valore questo che era anche alla base dello spirito olimpico presso gli antichi elleni. Il ministro Melandri intervistato dal quotidiano rende nota la sua posizione per la quale i giochi di Pechino del 2008 sono un’occasione, per il ministro si tratta di “globalizzare i diritti” e con essi ciò che l’onorevole chiama “il rispetto autentico della persona umana”. Propone il ministro per le “Politiche giovanili e le attività sportive” una giustificazione alta in quanto:”La Cina rappresenta un quinto dell’umanità, se vogliamo globalizzarer i diritti, il rispetto autentico della persona umanna , fare passi in avanti in quel Paese significa fare passi importanti nel mondo”. Del resto ciò che in generale e di solito è contestato alla Cina Comunista è la pena di morte, i limiti alla libertà di stampa,la repressione della dissidenza politica e di quella religiosa, oltre alle note vicende del Tibet. Ora c’è da chiedersi che cosa siano questi fantomatici diritti umani se possono essere messi tra parentesi con così tanta facilità non apena le esigenze del Dio-quattrino lo esigono, con buona pace sarebbe miglior cosa anche per i nostri leader o presunti tali, e in particolare quelli nazionali, parlare solo ed esclusivamente nei termini del più brutale e schietto realismo politico. Sarebbe una cosa buona iniziare ad affermare la più semplice della banalità ossia che la Cina è una potenza mondiale e quindi è oltre l’ottusa e strumentale minaccia del ricatto umanitario, in prospettiva è il paese leader del pianeta per economia, scienza, forza militare e presto anche per cultura e civiltà. L’Italia solito vaso di coccio fra vasi di ferro può solo prendere atto di questa assoluta banalità, forse se l’Europa non fosse il fantasma politico, militare e diplomatico che è potrebbe un ben diverso Belpaese giocare un ruolo come Nazione Europea in un contesto di azione politica ed economica concordata e collegiale. Miglior cosa per tutti in questi tempi così difficili è senza dubbio evitare questo gioco ipocrita e dire la verità: della Cina si teme lo sviluppo economico, la forza culturale e la potenza militare; tutto il resto è fumo. Inoltre è bene precisare che la globalizzazione non è una ricetta sanitaria, la politica ha dato qui nel mondo Atlantico il primato al potere finanziario. La Cina insegna che la politica questo potere può anche riprenderselo per indirizzare l’economia o per far assumere ad essa un valore politico.

IANA per Futuroieri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri



sfoglia     settembre        novembre
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email