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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


12 novembre 2010

Il Novecento è finito



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA: Qui il Novecento è finito

Al quinto anno di Liceo si studia la storia del Novecento, è un dato banale e un fatto. Con questo dato di fatto, per via del mio lavoro, mi confronto tutti gli anni o quasi. Nei momenti liberi che ho osservo che il Novecento oggi, anno 2010, è morto. Sono morti i suoi deliri ideologici sostituiti da agende segrete delle multinazionali e dei potentati finanziari del mondo, si è sostituito il disordine politico e criminale creando una società globale impostata sulla legge del più ricco che ha bisogno di disordine per poter scomporre di volta in volta la realtà e ricostruirla per ragioni di potere e di profitto di pochissimi, le concezioni morali delle classi sociali antagoniste sono state mutate nel caos indistinto della brama illimitata di beni, piaceri  e ricchezze per tutti  contro tutti e contro tutto, la credenza nel progresso è stata sostituita da un nuovo millenarismo spesso terrorizzante, le guerre totali sono state sostituite da guerre a bassa intensità che iniziano ma sembrano non finire mai, le guerre fra eserciti sostituite da guerre di eserciti contro le popolazioni civili o contro milizie e partigiani quando non addirittura bande armate, perfino gli imperi sono cambiati essi non offrono più protezione ai paesi vassalli o ai propri sudditi ma si limitano a sfruttarli e a manipolarli come se fossero orde di selvaggi da usare per qualche oscuro progetto coloniale. Cosa è arrivato di buono e giusto? La tecnologia e la scienza grazie alle ricadute della ricerca militare sul civile ha generato alla fine del Novecento la Terza Rivoluzione industriale. Questa nuova rivoluzione è qualcosa di grande perché non cambia soltanto i mezzi e le modalità del produrre e del consumare ma determina le credenze e le forme del conoscere il reale attraverso la pubblicità televisiva e via rete, i social network, l’uso del computer nella vita quotidiana, la connessione fra le grandi economie imperiali; inoltre ha causato uno spostamento di popolazioni in quanto milioni di esseri umani dall’Asia e dall’Africa sono arrivati in Europa e una parte di loro resterà in loco e non ritornerà nella terra d’origine. Ora capita proprio nel Belpaese che per colpa di ceti sociali che vivono di politica e solo di quella e di una popolazione anziana che vive nel terrore del cambiamento e della sostituzione anagrafica per raggiunti, e sorpassati, limiti di età tanta parte d’Italia sfugga alla realtà e vaneggi di resurrezioni fasciste, comuniste, anarchistiche novecentesche. Questo è un mondo nuovo non meno feroce, iniquo, blasfemo e spietato del precedente. Fingere di vivere altrove sarà per le disperse genti del Belpaese una cura da ciarlatani che può far danni terribili e far  vedere ai terrorizzati dal nuovo resurrezioni politiche là dove c’è solo il fumo dell’imbonitore che vive di politica e vuol cavare dei soldi dalle paure dei molti.

IANA per FuturoIeri





26 ottobre 2009

Dove è finita la storia del Belpaese?

La valigia dei sogni e delle illusioni

Dove è finita la storia del Belpaese?

L’Italia di oggi è lontana dal suo passato remoto, dal mondo antico. E’ lontana anche dal suo passato recente, dal Novecento appena trascorso. L’Italia di oggi vive in un mondo d’illusioni, ubriaca dallo straparlare della politica e dalla televisione-spazzatura, da un gioco del calcio che personalmente non capisco più, da due decenni almeno, e sul quale taccio. Se la forza polemica che le genti d’Italia impiegano nelle liti del calcio fosse impiegata per ragionare intorno all’università o alla scuola media superiore oggi il Belpaese avrebbe un cospicuo primato culturale in grado, forse, da garantirgli la sopravvivenza o almeno qualche possibilità in più davanti a qualche grave disgrazia. Il potere politico ed economico con un popolo solo di poco diverso dal nostro sarebbe forzato a prender qualche provvedimento, a calcolare lo sviluppo dello Stivale a partire da politiche che premiano la ricerca e lo sviluppo. Le genti del Belpaese hanno le loro precise responsabilità nei confronti di se stesse. Forse come al tempo della fine dell’Impero Romano c’è un non detto gioco al massacro: le genti del Belpaese accettano le follie dei governanti e la calata dei barbari per far sì che il  sistema vada a pezzi. L’incapacità di riformare se stessi in questo caso è mitigata da un non dichiarato senso della fine e dalla involontaria determinazione a provocare il suicidio dell’ordine costituito.

Il disprezzo per un potere politico nostrano, spesso sotto tutela di poteri più grandi di lui, è un dato di fatto in quest’Italia. Dalla maggior parte degli italiani il potere economico e politico è stato temuto e ammirato ma non amato, questo fatto apre la strada alla segreta speranza di veder un giorno tutta quest’Italia buttata via, dispersa, ridotta in cenere.

Affermo che si è fatta strada in troppi italiani l’idea che in una situazione straordinaria si possa accettare la fine di quest’ordine costituito; e questo è avvenuto non per la persuasione pubblicitaria di qualche partito o per le intemperanze di alcune minoranze di estrema destra e della sinistra libertaria ma per una grande zavorra che è dentro la testa della maggior parte della popolazione, per una sorta d’inerzia criminale che spinge a portare le situazioni all’esasperazione e a coltivare compromessi disastrosi.

Questo modo di fare con misurata e precisa scienza prepara, preparerà e ha preparato i collassi del Belpaese, e in particolare quelli più incerti e pericolosi. E’ accaduto a Caporetto nel 1917 quando l’esercito è fuggito in massa, alla città di Roma saccheggiata nel 410 dai barbari goti e dai loro seguaci, a tutto il Regno D’Italia occupato da alleati e nazisti l’8 settembre del 1943. Le amare lezioni sono numerose, ma le genti del Belpaese s’ostinano. Il passato sembra parte di un mondo umano altro e diverso da questo.

Forse, e sono molti, sperano che  non arriverà l’irreparabile che trasformerà brutalmente e radicalmente le genti del Belpaese, o forse nel fondo del loro animo i difformi italiani l’auspicano mossi da un cupo desiderio di morte, spinti da un desiderio inconfessabile che brama la fine.

Ma in tutto questo dove è mai andata a finire la storia recente e antica delle genti della Penisola? Chi ha due grammi di speranza è bene che li spenda adesso, il secolo è appena iniziato e questo è il momento di delineare, se non è troppo tardi, una via d’uscita dalle troppe follie di questi anni.

IANA per FuturoIeri




11 dicembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 25

Voglio fare un piccolo ma interessante annuncio: siamo entrati nel nuovo secolo da almeno otto anni, e ci siamo entrati tutti noi umani che adottiamo il calendario che si rifà alla nascita di Cristo. Quindi siamo pure in un nuovo millennio.

Qualcun altro adotta altre forme di computo del tempo, tuttavia per la maggior parte degli umani siamo nel 2008 e questo anno terminerà il 31 dicembre.

Quindi sarebbe ora di far mente locale sul fatto che questo nuovo secolo è una novità assoluta. Il mondo del Novecento con i suoi totalitarismi, con i suoi deliri imperiali sovietici e statunitensi, e ancor prima fascisti, è finito, morto, sepolto. Anche la versione novecentesca dell’albero della cuccagna, o se si preferisce l’equivalente del paese del bengodi tante volte promesso dal consumismo amorale e sprecone è annientato dalla tremenda erosione del tempo. Morte le ideologie del Novecento che non trovano più in questo millennio qualcosa che possa sollevarle dalla tomba, dal loro essere forme spettrali di miti e memorie del tempo che fu. Questo nuovo secolo si presenta con imperi che vogliono ascendere al potere globale politico e militare, e queste realtà imperiali sono sorrette da una inedita forma di borghesia che non ha eguali nella storia per ricchezza, assenza di ogni dimensione umana e morale, volontà di morte. Il vecchio dominio statunitense vacilla, la crisi è devastante e le stesse democrazie sono a rischio come anche le basi della convivenza civile fra comunità diverse all’interno di uno stesso Stato. Non si è risvegliato lo spettro della coppia Hitler-Mussolini, mi spiace per coloro che si sforzano di credere di vivere nel 1945, ma non è così: siamo nel 2008. Semplicemente un modello economico che presupponeva la crescita infinita in presenza di risorse limitate ha trovato il limite del suo sviluppo, adesso deve rinnovarsi o accettare di collassare su se stesso. Del resto il pianeta azzurro è grande ma non infinito, e di risorse infinite ha proprio bisogno quel modello di crescita economica e industriale. Mentre la crisi rivela il finale di partita di un modello di sviluppo globale rovinoso e pericoloso il Belpaese è ammorbato di retorica, inquinato da cortine fumogene di falso patriottismo o da finte professioni di fede nelle grandi ideologie del Novecento o da adesioni a versioni caricaturali delle medesime. Tutto è buono pur di stordirsi e di negare la realtà. Tutto è lecito pur di non far i conti con questa crisi e provare con deliranti fiumi di parole a scaricare su questa giovane generazione i costi dello sfascio, e ritardare ancora per un giorno o due l’appuntamento con la nuda verità e con la concretezza. Non immaginavo di arrivare al momento in cui avrei visto così tanta viltà e idiozia nel Belpaese. Mai i diversi popoli che sono l’Italia sono stati così lontani da modelli di vita nobili, eroici o semplicemente degni. Mi rendo conto che si è per forza di cose lontani dai modelli degli Dei e degli Eroi dell’epica e della letteratura, e addirittura anche da quelli del cinema e dei cartoni animati; ma qui nel Belpaese siamo quasi alla fuoriuscita dalla razza umana per manifesta indegnità. E’ come se questa grande difficoltà del momento rivelasse al mondo chi siamo davvero, quale dimensione oscena e perversa nasconde la maggior parte degli italiani. Per salvare il proprio piccolo mondo occorre prima salvare se stessi dalla propria volontà auto-distruttiva, dalla propria inclinazione all’esser dissoluti e malvagi. Il coraggio è dopotutto la grande prova dell'intelligenza davanti al pericolo e ora c'è bisogno del coraggio, c'è bisogno di trovare le proprie risposte e non di stordirsi e far finta di nulla.

IANA per FuturoIeri
Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



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