.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


3 ottobre 2012

Diario Precario 2/10

Precario

Data. 02/10/2012

 

Note.

Giornata  così e così. Fatte due ore e una supplenza, la supplenza per una questione di sostituzione temporanea del docente. Le prime impressioni dell’anno scolastico confermano quanto la civiltà dei consumi e il linguaggio della pubblicità commerciale sia dominante nella mentalità e nel pensiero degli adolescenti. Quello è il loro primo linguaggio, il punto di riferimento oltre e aldilà la realtà scolastica.  Alla ricerca delle quattro ore che mancano al completamento del mio orario. Che dovrebbe essere di 18 ore e non di 14. Forse la soluzione è in arrivo… forse né sì né no…forse no. Chissà.

 Ci vuole pazienza il caso e la burocrazia devono far il loro corso. In particolare mi sembra meccanico il senso della cosa, e l’attesa. Fatta corsa e arrivato in ritardo alla riunione dei docenti. Oggetti in esame la programmazione e le varie ed eventuali. Così è volato via il pomeriggio.

Comunque l’importante di oggi non è la cronaca del lavoro ma il sogno che ho fatto poco prima del risveglio. Strano ricordare i sogni all’alba.

 

Note.

Quel sogno è la cosa più inquietante di oggi . Poco prima del risveglio ho sognato che era arrivata la guerra, nel sogno era una cosa attesa, ovvia. Attacco di due droni o qualcosa del genere su una base NATO sulla costa, lampi aerei, incendio, fumo. Mi ricordo che nel sogno mi sono arrampicato sulla casa di Tarzan, alta circa cinque metri, del campeggio dove avevo trascorso infanzia e  adolescenza. Si staccavano dei pezzi ma alla fine riuscivo a salire e a vedere il fumo in lontananza fra la foresta e la costa. Sotto la gente commentava, stavano come in villeggiatura, come se fosse tutto normale. Poi il risveglio con la nota che questo sogno era una cosa strampalata. Come tutti i sogni. Eppure la casualità onirica mi riporta a una grande verità di oggi ed è la convivenza della normale vita dei molti con il fatto militare, con guerre lontane, con politiche belliciste e imperiali oggi dominanti e malamente nascoste dal rumore quotidiano delle cronache dal Palazzo dei capi politici e da quello dei VIP da rivista scandalistica o di cronaca.

 

Considerazioni.

La guerra è un tema, una questione che non interessa molto la maggior parte della popolazione.  La maggior parte degli italiani ha troppi problemi banalissimi e quotidiani per pensare a ciò che è oltre, a quel che è aldilà del proprio orizzonte, lontano dal personale spazio di vita quotidiana. La maggior parte degli adolescenti, inoltre,  ha un mondo di riferimenti e di valori collegato agli stimoli che ricevono continuamente dalla pubblicità commerciale e della televisione e dai nuovi media; spesso e volentieri la questione del fatto militare è rimossa, oscurata, cancellata. La guerra che oggi si esprime in forme diverse da quelle del primo Novecento causa di solito un calo dei consumi, preoccupazioni, difficoltà politiche, inquietudini. Allora viene rimossa, quasi cancellata dalla presenza ordinaria, dalla banalità del quotidiano. Non se ne parla, non la si fa vedere se non in casi e in circostanze specifiche, non è normalmente osservabile. L’ordinario agire sociale deve muoversi secondo percorsi noti, semplici, costruiti per un sistema che crea bisogni, consumi, spazzatura, linguaggi piegati alle esigenze del commercio e dell’industria dell’intrattenimento. Ecco che nel sogno compare quest’inquietante presenza rimossa dal quotidiano.  L’oggetto di tanti anni di studi di storia e di formazione universitaria compare in forme casuali e confusamente ricordate.

Aveva qualcosa di familiare la scena del sogno dove mi arrampicavo sulla casa di Tarzan, una costruzione in legno a forma di capanna sospesa su un pilone di cemento di circa cinque metri. C’era il ricordo dell’infanzia e della pre-adolescenza e la cronaca seminascosta dei nostri giorni; la banale mattanza delle nuove guerre  si era fusa con i ricordi del passato, come se i due tempi fossero fra loro in collegamento, come se un filo a me ignoto di causa-effetto collegasse gli anni ottanta del Novecento al duemiladodici. Si noti non i massimi sistemi, le ideologie, le armi. Proprio la vita personale. Come se l’adolescente degli anni ottanta al campeggio fosse in collegamento con l’uomo del 2012 che cerca di capire i conflitti del presente alla luce di quel che arriva dalla televisione, da internet, dalle riviste, dalla carta stampata. Forse è proprio così. Certi aspetti tragici e inquietanti del presente possono essere solo immaginati con spirito adolescenziale, osservati allo stesso modo con cui un ragazzo scruta l’orizzonte dalla capanna di Tarzan in lontani pomeriggi d’agosto. Immaginando quel che non vede e non sente.




3 giugno 2012

Appunti sparsi sulla discesa della ragione e della civiltà

http://www.empolitica.com/wp-content/dati/la-capitana.jpg


Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Terzo Libro
Appunti sparsi sulla discesa della ragione e della civiltà


Devo osservare che c’è tanta voglia di guerra oggi, ormai anche nel Belpaese si assiste a ondate di retorica giornalistica e televisiva contro quello o quel tiranno asiatico o despota straniero inviso alla NATO e agli Stati Uniti. Quello che mi dispiace di questa evidenza è il modo semplicistico e propagandistico con cui viene presentata la guerra e le lotte fra poteri imperiali in questo inizio di XXI secolo, l’informazione giornalistica e televisiva in molti casi sembra creata per non approfondire, per non capire i dettagli e i meccanismi  dei grandi interessi politici e finanziari che s’intrecciano con l’industria militare e con i grandi disegni di egemonia politica e finanziaria di potenze che è corretto chiamare imperi del XXI secolo. Questo modo propagandistico di presentare il mostro di turno per dirlo in una parola finisce con il lasciare in una sostanziale ignoranza la stragrande maggioranza del pubblico televisivo o dei lettori dei giornali. L’ informazione, se così si può chiamare, sembra puntare sui sentimenti, sulle emozioni, sulla potenza delle immagini o sulla forza delle parole che annunciano scenari apocalittici o riedizioni aggiornate di  massacri nazisti o comunisti. Va detto che a maggior singolarità di certe affermazioni i presunti nuovi duci nazisti o comunisti annientati finora sotto tonnellate di bombe più o meno precise sono stati molto distanti per potenza, e capacità e ideologia dai modelli del Novecento presi di continuo ad esempio dalla stampa e dalla televisione. Strano perché la storia umana offre migliaia di macellai, maniaci, despoti, tiranni degni di livello modesto degni di riprovazione e magari meglio s’adattano a ben più felici paragoni con i despoti presi a bersaglio dai missili e dalle forze speciali della NATO, evidentemente Stalin e Hitler fanno un effetto potente sulla popolazione umana di Europa e stati Uniti e ogni nemico del Grande Supermercato e della grande finanza Anglo-Americana deve per forza assomigliare a Hitler o a Stalin per i nostri Media. Personalmente gradirei  la rivalutazione di Papa Innocenzo III nella sua qualità di primo istigatore della crociata contro i Catari, eretici presenti nella Francia meridionale fra il 1208 e il 1255, come esempio negativo da proporre al pubblico televisivo e ai lettori dei giornali italiani.  In fondo un pontefice che istiga a massacrare cristiani eretici francesi a casa loro mi pare un esempio da considerare invece di scomodare Hitler e Stalin. In una parola oggi il Sistema dei Media cerca di suscitare emozioni e stupore con un fare simile alla narrazione cinematografica o pubblicitaria dove il pubblico va eccitato, stuzzicato, rapito dalla forza delle immagini e delle parole ma non deve far lo sforzo di pensare o di ragionare. L’alleato e il cliente di ieri diventa il mostro di domani, l’Italia intera ne ha già fatto la prova con i fatti del dittatore libico ieri ricevuto in forma solenne e onorato come amico e grande personalità, oggi nemico distrutto dai bombardamenti della NATO. Ricordo che le forze armate del Belpaese sono parte della NATO e a quel che si sa l’ex grande amico delle genti d’Italia  riposa in una tomba senza nome da qualche parte. Comprendere i motivi reali di un conflitto e non quelli di propaganda o pretestuosi o apertamente falsi è difficilissimo nel sistema d’informazione del Belpaese. Sia chiaro: il fatto militare dalla notte dei tempi esige una cortina di false notizie per confondere le idee alle spie  e  la  protezione dei segreti militari, quindi è ovvio che le notizie siano censurate o i giornalisti informati in modo parziale, ma in un regime dove si vota liberamente  ed esiste la libertà di parola, pensiero, associazione emerge quotidianamente  la necessità di sapere le reali intenzioni politiche e i piani di dominio e controllo imperiale che sono dietro dei conflitti è una necessità politica della popolazione. La propaganda di guerra non può assorbire tutto il flusso d’informazioni, stimoli e narrazioni che quotidiani, riviste, cinema, internet, televisione  offrono al loro pubblico. Anche perché queste guerre imperiali nelle quali in forma diretta o indiretta sono coinvolti alcuni o tutti i paesi della NATO riguardano il Belpaese e di conseguenza la sua popolazione.  Proprio adesso che la guerra è arrivata nel bacino del Mediterraneo occorre porsi il problema della civiltà italiana staccata dai fumi deliranti e cattivi della retorica sull’Occidente. Quale Occidente? Ma di che si parla? Si parli di NATO come Occidente politico-militare, come strumento imperiale o di contenimento di altri imperi emergenti Russia e Cina prima degli altri che con evidenza sono Brasile e India. Ma dove è l’Italia in quanto Italia in tutto questo? Per questo mi permetto di scrivere che il modo con cui si trattano le guerre è propaganda militare, informazione di parte o un misto fra propaganda militare e notizie. Ma senza una dose massiccia di analisi, di considerazione dei motivi reali e non di facciata, di vero dibattito si assisterà alla discesa della ragione e al montare  dell’esaltazione della guerra e delle passioni irrazionali; questo modo propagandistico di presentare i fatti militari darà per dirla in poche parole alimento a leggende, supposizioni, teorie del complotto, paure irrazionali che si diffonderanno fra milioni di abitanti del Belpaese. Aggiungo che di fronte a qualche pesante sfortuna in campo militare, in guerra nulla è certo, c’è il pericolo del montare del discredito di tutte le istituzioni dello Stato Repubblicano presso l’opinione pubblica. Una sfortunata vicenda militare, dopo la montagna di retorica, propaganda e patriottismo di questi anni  potrebbe aver lo stesso impatto della battaglia di Adua al tempo del governo Crispino: travolgere le presidenza del consiglio e far calare il discredito verso le istituzioni aprendo le porte alla propaganda politica  iper-nazionalista  e al suo contrario ideologico ossia quella rivoluzionaria. C’è da chiedersi perché uomini di potere ricchi e felici nei loro privilegi siano pronti a mettere in discussione la loro supremazia per avventure militari sempre incerte. Cosa non viene detto alla pubblica opinione? Cosa sarebbe opportuno sapere? Perché piccolissime minoranze di miliardari, superburocrati, generalissimi, esperti di banca e finanza rischiano i loro privilegi e i loro poteri e in qualche caso molto di più alzando e alimentando i fuochi della guerra? Cosa non sa la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica in Italia e non solo? Queste le domande che sorgono spontanee alla luce della cronaca di questi giorni dove nuovi focolai di guerra e di rivolta vengono alimentati nel Mediterraneo e non solo.
In una decente democrazia da tempo grandi intellettuali, movimenti e partiti avrebbero posto il problema su una pubblica tribuna aperta a tutti, ma ad oggi pochi si pongono queste domande per ora privilegio di aderenti o simpatizanti di  piccoli movimenti, di gruppi extraparlamentari, di chi fa contro-informazione.

A proposito della Crociata di Innocenzo IIII

http://it.wikipedia.org/wiki/Crociata_albigese




17 settembre 2011

Se per caso avessero ragione i pessimisti

Se per caso avessero ragione i “pessimisti”… Oggi in Europa e in Italia in modo particolare un vasto mondo umano di ceti medio-bassi e quasi poveri si sente abbandonato a se stesso, al proprio squallore quotidiano, al pericolo di rimetterci i propri soldi con questa crisi. C’è da chiedersi sa la ragione di quelli che vengono volgarmente denominati pessimisti non sia un concreto e oggettivo dato di fatto: Non esiste la possibilità di una crescita economica e industriale infinita in presenza di un solo pianeta con risorse grandi ma limitate, quindi questo mondo umano di terza rivoluzione industriale ha due possibilità la decrescita rapida e dolorosa o lo schianto del sistema di produzione e consumo. Questo pensiero mi sembra ragionevole, tuttavia c’è la terza possibilità che mi pare rafforzarsi ogni giorno: risolvere la situazione entrando in un ciclo di guerra e distruzione che si risolve in un grande conflitto distruttivo in grado di azzerare le condizioni presenti, di fare un falò nucleare delle montagne di debiti bancari e istituzionali e forzare l’umanità sopravvissuta a mettere in moto un nuovo ciclo di creazione e produzione per sostituire le macerie. Infatti il problema presente è la competizione per il dominio e controllo delle risorse naturali del pianeta e di centinaia di milioni di umani utili per fare produzione, consumo e ricerca e sviluppo da parte dei nuovi imperi emergenti che contrastano il declinante impero derivato dalla fusione della civiltà Inglese con quella Statunitense. Gli imperi emergenti sono arcinoti: CSI (ossia la Russia Putiniana), il Brasile, l’India, La Cina Comunista; assieme a queste potenze imperiali si muovono poteri politici ed economici e Stati interessati al declino dell’Impero Anglo-Americano. L’Europa priva di unità politica è destinata a frammentarsi davanti a un conflitto di grandi dimensioni, nella povertà e nel caos che viene dalle grandi guerre ogni Stato cercherebbe di recuperare la propria sovranità e di far da sé diffidando degli altri. La mancanza di una sola diplomazia europea e di un solo esercito europeo rende difficile la creazione di un potere della Comunità che si collochi oltre la forza finanziaria, peraltro piuttosto sfiorita a partire dal tragico 2008. Quindi la questione è se possibile una qualche forma di convivenza fra i nuovi imperi e il vecchio impero, per ora il vantaggio militare è tutto in mano agli USA, la loro potenza distruttiva è enorme e fa davvero paura; ragionevolmente le persone di buonsenso che non sono parte del fu Impero Inglese o Statunitense dovrebbero temere la potenza militare a Stelle e Strisce. Questo spiega perché l’atteggiamento di potenze ostili agli USA e al Regno Unito sia di solito prudente e poco aggressivo, nessuno intende dare avvio ad una guerra conoscendo in anticipo l’enorme sproporzione di mezzi a vantaggio delle forze NATO e USA. Tuttavia il pericolo del conflitto rimane perché è poco probabile tener fermo un mondo umano così scosso dalla crisi globale e dal problema del dominio e controllo sulle risorse umane e naturali del pianeta. In effetti il nodo vero non è la sopravvivenza delle forme di vita del pianeta o la continuità delle civiltà umane o la sopravvivenza di interi popoli, il problema che è alla base di questo sviluppo capitalistico - consumista distruttivo, scellerato e dissoluto è dato dal mantenimento di ristrette caste di ricchissimi ai vertici delle strutture di dominio e controllo. In caso di disastro economico-militare delle caste al potere nelle nazioni attualmente egemoni, ossia USA e fu Impero Inglese, ad oggi si avrebbe la sostituzione dell’ammiraglio inglese e del miliardario statunitense con il generale russo, il banchiere cinese, il proprietario terriero brasiliano, l’industriale indiano; in sintesi dal collasso emergerebbe solo una ridistribuzione del potere di dominio e controllo a svantaggio di caste di ricchissimi che fanno rifermento al potere militare e politico dell’Impero Anglo-Americano con caste altrettanto caste che fanno riferimento ai nuovi imperi in rapida espansione. Se c’è mai stata una missione del Belpaese nel mondo umano essa sarebbe individuabile in una riedizione del meglio dell’Umanesimo e del Rinascimento per dare un contributo di civiltà a questo mondo umano perduto dietro incubi e illusioni volte a confermare il potere di minoranze di ricchissimi e tecnocrati; ma proprio le genti d’Italia si sono sottratte a qualsiasi impegno in questo senso, ed oggi la Repubblica Italiana appare come una potenza minore associata al destino della NATO e delle grandezze e miserie del potere bancario e finanziario Francese, Inglese, Tedesco, Statunitense, e forse domani della Cina e dell’India. I pessimisti vedono questo in forme diverse, e dal mio punto di vista hanno ragione, non si può uscire dalla durezza della ragione appellandosi al sentimento, invocando miracoli, cambiando il senso delle parole. Occorre cercare le proprie ragioni profonde del vivere con l’istinto e con le passioni e comprendere la direzione di questa realtà con la rigorosa analisi e l’appello alla razionalità, per quel che è possibile, questa a mio avviso la medicina salutare per purgarsi dalle mille e mille allucinazioni mediatiche e ricette politiche un tanto al chilo. Se l’impegno politico e sociale dei molti si sottrae a uno studio individuale dei fatti del mondo umano e naturale si ripeteranno le condizioni per l’esistenza di ceti sociali di mediatori politici fra le loro plebi elettorali di riferimento e i poteri finanziari, bancari e militar-industriali. Proprio l’esistenza e la persistenza di ceti di mediatori e di mezzani che vivono di politica è il fondamento più forte nelle decedenti democrazia occidentali dei pessimisti di professione. Il politico che vive solo di politica e di mediazioni forse è latore di conoscenze e segreti, ma se esercita in democrazia questo ruolo di carattere tecnico-iniziatico distorce la democrazia stessa e pone le basi per una decadenza dei costumi e della civiltà di cui è espressione. La democrazia o è espressione di cittadinanze attive e capaci di pensare con la propria testa in gruppo o singolarmente oppure è una forma travestita di oligarchia o di tecnocrazia bancaria che si fonda su un consenso pilotato e pecoreccio espresso nel corso di elezioni condizionate da propaganda militare, pubblicità e sistemi elettorali truffaldini o ambigui. Sulla decadenza delle sedicenti democrazie “Occidentali” si fondano le speranze di quanti approvano l’ascesa al potere dei nuovi imperi globali. IANA




25 giugno 2011

La recita a soggetto: l'ombra del potere



per approfondire


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Fra i tre segue una pausa di silenzio, ora sono sul divano seduti, sorseggiano il whisky giapponese, muovono lentamente le mani con piccoli gesti come per allontanare pensieri fastidiosi e ricordi.

Francesco: Certo che è strano, uno arriva e chiede della nostra vita. Sì avete ragione. Cosa dire parlerò per me e per mio fratello. Chi siamo gente che ci ha creduto sul serio. Due che dopo il 1989 con la fine del comunismo hanno pensato che il capitalismo fosse la soluzione, che questi americani fossero il meglio, che le guerre umanitarie e petrolifere fossero necessarie per il benessere, e la globalizzazione anche. Alla fine cosa siamo diventati se non  gente che ha aiutato gli speculatori nostrani e forestieri a portar le aziende sane fuori dall’Italia, a mettere le peggio produzioni in Asia, nei paesi ex comunisti, dove la miseria era tanta e la delinquenza pure. Siamo due fratelli infelici non per eventuale male fatto ma perché non ci ha reso un cazzo! Sfondi, apri, carichi, porti, sballi, infili nei capannoni dall’altra parte dell’Europa piccole aziende sane e italiane. Poi rovini quartieri, paesi, città e poi... Una mancia, qualche Bonus da spendere in escort e ubriacature, la macchina di lusso della ditta, l’ufficio  e poi… cambiano i soci, quelli sopra di te vendono la quota azionaria, arriva il figlio di qualche notaio o di qualche raccomandato di ferro e sei fuori a giocarti tutto come prima, torni zero da zero che eri partito. E poi sei zero fino al giorno nel quale rifai tutto dall’inizio. Ecco questa è la storia, ma qualcosa rimane; ho esperienza del mondo e queste dita hanno la colla magica del buon italiano e qualcosa rimane sempre attaccata, ma chi è davvero sopra fa i miliardi sulla pelle di tanta gente e anche su di me.

Il visitatore butta giù tutto il  whisky giapponese. Si rilassa.

Ingegnere: Forse tutto questo non era necessario, il mondo umano poteva esser migliore senza il ricorso a tanto sfasciare, a tanto devastare. In fondo Europa e Stati Uniti hanno globalizzato la cultura, la scienza, il sapere e il resto; era possibile evitare questo disastro che può creare gravi conflitti. Probabilmente il problema è la natura del potere, il popolo sovrano non è poi così tanto sovrano. La democrazia rappresentativa è a maglie larghe  ed entrano ed escono dai palazzi del potere faccendieri, lobbisti, truffatori, mafiosi, speculatori, feccia umana, finti esperti, apprendisti stregoni della finanza e dell’economia. Il potere legittimo fondato sulla sovranità popolare base di ogni autentica democrazia  è travisato e distorto da tanti soggetti che alla fine determinano poteri paralleli a quelli ufficiali, poteri privi di qualsiasi legittimità.

Francesco: Fammi capire: perché parli di potere legittimo e di potere illegittimo?

Ingegnere: Occorre fare qualche passo indietro nel tempo in antico, ma parlo di tremila e più anni fa quando la civiltà umana trovò dei poteri stabili e legittimi; erano i re-sacerdoti delle antiche civiltà del Medio-Oriente e dell’Egitto. Avrete sentito parlare dei faraoni e delle piramidi?

Marco: Mi perdoni ma che c’entra con noi gente di tre o quattro millenni or sono?

Ingegnere: Occorre capire che per i sudditi di questi re-divini esisteva un ciclo cosmico che era collegato alla vicenda umana su questo pianeta, la natura era legata a una legge divina, a una ciclicità che si ripeteva da sempre o dall’origine dell’universo. Quei re divini erano il potere legittimo perché il tramite fra l’ordine divino della natura e il popolo che governavano, e i sudditi erano persuasi di tutto ciò. Ad esempio con sicurezza  gli egiziani affermavano: “il nostro sovrano è un dio”. Oggi il potere di mettere assieme gli esseri umani, di organizzarli, di imporre loro leggi e costumi non è più un fatto divino ma profano, il potere politico non è più assoluto e non è più sacro esso è una rappresentazione di una sovranità collocata nel popolo, il popolo sovrano è tale se  costituisce uno Stato preciso e determinato, altrimenti non è né sovrano e neanche popolo. Non ci sono più cicli cosmici, re sacri, volontà superiori, profezie, aspettative messianiche tutto è oggi profano, televisivo, pubblicitario e il sacro in politica può essere solo finzione, parodia, travestimento. Questa condizione materiale e desacralizzata  crea il doppio; ossia l’ombra  del potere: questa parte oscura della democrazia sono le banche centrali, i gruppi coesi di miliardari, i grandi interessi delle multinazionali, che tendono a creare un sistema parallelo di potere che determina le scelte di fondo dei poteri legittimi. Parlamenti, senati, esecutivi, primi ministri devono sempre tener presente la pressione che sulle loro decisioni esercitano i banchieri, i finanzieri, corporazioni potenti di grandi interessi, le famiglie di miliardari che detengono quote azionarie di aziende che per uno stato anche grande possono risultare strategiche per questioni economiche e sociali. Questo doppio che è l’ombra del potere vivono e prosperano nella fitta rete di rapporti e contatti che passano fra servizi segreti, esecutivi, grandi finanzieri, faccendieri, banchieri, miliardari, superburocrati, manager di altissimo livello e ovviamente i componenti del potere politico. Del resto ormai in Europa e negli Stati Uniti la capacità di emettere carta moneta, che è solo una parte del denaro in circolazione, è una facoltà delle banche centrali che sono associazioni  di banche private, di fatto sono loro che detengono la sovranità monetaria in questa parte di mondo. Non dovete sentirvi colpevoli, non lo siete più di tanti altri, e inoltre per certi aspetti anche voi siete vittime.

Marco: Mi perdoni ma non è così, uno come me poteva vendere frutta e verdura ai mercati generali. Quindi una responsabilità da qualche parte deve pur esserci, e poi uno nella vita ha le sue passioni, i suoi desideri, le sue piccole gioie della vita e se le perde è grave. Ho fatto quel che ho fatto andando a giro a metter fabbriche per soci e padroni indecenti perché mi faceva comodo. Non voglio scappare da questa responsabilità, se è dannazione o malvagità allora io sono dannato e malvagio.

Francesco: Ma che succede, mio fratello maggiore fa il serio, il capace! Comunque s è vero, dove sta scritto che dovevamo pensar solo ai soldi, ai piaceri, al nostro tornaconto. Non era scritto ma tutta la nostra società andava là, e quelli che conoscevamo non aspettavano altro, volevano questo da noi. Non ho visto programmi televisivi che elogiavano la castità, la povertà, il francescanesimo e non una sola delle pubblicità commerciali che hanno invaso da anni il mio cervello mi ha mai parlato di frenare i consumi, di fermare il produrre, lo speculare, il travisare le regole della convivenza civile. Ho se così è stato per certissimo non lo ricordo. Piuttosto ho sempre visto ville, barche da signori, belle donne, tenute di campagna, cellulari nuovi, macchine, computer ultimo modello e cose del genere. Questo è il linguaggio della pubblicità che è la forma dei desideri e del pensiero di quelli come me, il resto è solo il problema di come arrivarci e di come tenere per sé quella bella roba, donne incluse che non sono meno merce dei cellulari o delle automobili.

Ingegnere: Cosa ha mai portato tutto questo se non precariato, povertà, distruzione di ricchezza per creare una ricchezza non meno provvisoria ed effimera in altri territori del mondo. Ormai da tempo ho capito che ogni potere illegittimo tende al male, alla distruzione, al decomporre e al corrompere. Se almeno fosse possibile rendere legittimo questo potere parallelo il tutto avrebbe senso, ma la natura di questo potere oligarchico e dispotico fondato sul Dio-denaro per sua natura non può diventare legittimo perché non ha forza morale o valori. Può solo moltiplicare desideri di difficile soddisfazione ed eccitare le pulsioni aggressive, egoistiche e distruttive dell’essere umano. Ma eccitare pulsioni irrazionali ed egoistiche è proprio dei tiranni, dei despoti degli stregoni e non di sovrani o di magistrati legittimati dal proprio popolo e da leggi divine o intellettualmente oneste.





27 maggio 2011

Il Fascista Immaginario: La scuola



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Professori, maestri, presidi. Insegnanti…ma ci credi davvero? Qui in questa Nazione disgregata che senso ha il tramandare saperi e tecniche. Ormai tutto è stato abiurato, tutto è stato sottoposto a diffamazione, a lotta di parte, a speculazione. Un maestro può vivere e operare nel rispetto e non nel caos e nell’abbandono. Cosa ha fatto la sinistra associata alle logiche di questi nuovi padroni della finanza e del commercio: una logica di far della scuola un supermercato con tanto di debiti e crediti, questo sconfessa ogni discorso ragionevole sull’insegnamento.

Lazzaro: Efficace sintesi. La scuola come mercato, lo studente come studente-cliente, ma cosa proponi: una fuga nel passato, nelle illusioni, in ricordi corrotti e pazzi. Una disciplina per la disciplina mentre fuori dalla scuola e dall’università si agita un popolo imbelle e dissoluto in fuga dalle sue responsabilità, rincretinito da miti di ricchezza facile e da squallide pubblicità commerciale, che vuole miracoli, che si ostina a credere nelle lotterie con lo stesso fanatismo idiota con cui si crede alle leggende metropolitane o ai miracoli più assurdi di santi consacrati e uomini devoti. No, la disciplina, l’ordine, la decenza o sono nella società, nelle famiglie, in fabbrica, sul posto di lavoro, in azienda, in ufficio, nel servizio per lo Stato  oppure non sono e non possono essere. Non c’è un mondo di atomi umani scissi dal reale e dal concreto della loro esistenza quotidiana. Se la società economica e finanziaria vuole il disordine nelle famiglie perché c’è bisogno di far fare quattrini all’industria, dell’intrattenimento scemo,  del divertimento e dello sballo permanente cosa può fare la scuola, il maestro, il docente, l’educatore? Te lo dico io: la testimonianza del singolo. Che è un primo momento di libertà del pensiero e di purificazione della mente dal male.

Fa un gesto di stizza Sergio, poi si sposta fa due o tre passi come turbato e poi con un gesto riprende la parola.

-          Sergio: La testimonianza del singolo contro gli stadi di calcio, le discoteche, i parchi a tema, i programmi televisivi imbecilli, i finti divi della musica leggera ovviamente ecologisti e sinistroidi sponsorizzati dalle multinazionali che vendono cazzate sfruttando bestialmente gli operai e le operaie poverissime dell’Asia e dell’America Latina. La tua visione ricorda dei ragazzini che con i sassi sfidano carri armati da cinquantasei tonnellate. Pura pazzia. Sì lo so dei singoli, degli agitatori politici, delle minoranze di disgraziati che hanno valori altri sono forzati qui al silenzio, a lavorare politicamente come proscritti, come carbonari, come fanatici persi in un tempo e in una storia non loro. Ma su questo esser maestri è caduta oggi questa guerra, e non sarà l’ultima. Anzi è un principio, è l’anello più grosso di una catena pesante e molto lunga che attraverserà i nostri anni, e quando saremo vecchi avremo ancora modo di vedere le guerre che derivano da questo anello grosso e pesante. Perché questa nuova guerra irachena non va scissa dalla suprema esigenza di far lavorare i mercenari, le fabbriche di armi, i finanzieri, gli esperti di pubbliche relazioni, i grandi mercanti; dalla necessità del sistema di distruggere, spianare, spezzare le civiltà e i popoli per ricostruirli in nome di poteri nuovi non meno illegittimi e dispotici di quelli precedenti. Il potere politico, i demagoghi, i professionisti dei pacchetti di voti chiavi in mano e dietro di loro la plebe fecciosa di funzionari, esperti, addetti, burocrati dello Stato sta sotto i veri poteri, perché esiste un solo potere nel capitalismo: quello bancario. Il resto deve legittimare l’illegittimo, santificare l’empietà, lodare la scelleratezza, imporre l’assurdo a gente normale; è in questo essere al servizio dei veri poteri che si risolve il potere politico e l’organizzazione di quel che resta dello Stato. La scuola ancora non si è dissolta nella sottomissione perché non è centrale; il lavaggio del cervello alla popolazione e alle plebi elettorali non lo fa la scuola. Lo fa la televisione, le riviste cretine, la pubblicità commerciale, la moda, il gioco del calcio e presto internet. Loro controllano…

Lazzaro: I simboli e le immagini che rendono desiderabile la vita e il quotidiano, sì lo so…non sono  scemo. Sapessi che lotte che ho fatto con i compagni per far capire a certi testoni idioti che occupare la facoltà e il rettorato è un mezzo e non un fine. Perché il potere si è spostato, anche quello che rimanda al controllo della cultura e della creazione dei simboli e delle parole è aldilà dell’università, della scuola.

-          Sergio: Adesso sei tu che fuggi nel remoto passato. Non si cambia il sistema capitalista con la bacchetta magica di merlino; la notte si sconfigge con la notte e il fuoco con il fuoco, il ferro con il ferro, l’odio con odio…

Lazzaro: E non si cambia aggrappandosi a imperi stramorti, ad armate dissolte nelle nebbie del tempo trapassato, a navi affondate nel secolo scorso, ad aerei distrutti che non sono più neanche rottami. Credere a un ritorno del passato duro e puro è una cosa da scellerati. I tuoi clienti sono vittime di una folle allucinazione che gli regala il brivido finto e scemo  del potere. Il tuo lavoro ti ha preso troppo, ecco tutto.

-          Sergio: La morte del tempo passato si ripercuote nel presente, io vivo nel presente e considero il futuro e per questo ho bisogno del passato. Anche per capire perché il sistema del capitalismo e delle banche  è così forte, così massiccio, così indistruttibile, così dominatore del quotidiano.

Lazzaro: Ma ciò accade perché noi che siamo le sue vittime materiali, morali e spirituali siamo deboli e siamo vulnerabili alle ambizioni e alle corruzioni. Noi oggi vittime ancora non siamo maestri di noi stessi.





13 maggio 2011

Il Belpaese e la scuola

per approfondire

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere. Tuttavia in questi ultime settimane di scuola s’intravede qualcosa. La politica sembra di nuovo interessarsi a ridosso delle elezioni delle vicende scolastiche d’Italia,  forse per mandare segnali ad un certo tipo di elettorato sensibile alle questioni della pubblica istruzione per motivi personali, di lavoro o di famiglia. Già, la tempistica con cui si torna a ragionare di scuola è sospetta, fra l’altro non mi pare che nel discorso politico si ragioni con la necessaria cura del precariato presente nel sistema della pubblica istruzione; come al solito il discorso politico è caduto su questioni ideologiche e di principio piuttosto surreali. Rappresenta bene questa situazione un trafiletto apparso sul “Fatto Quotidiano” del 13 maggio 2011 che descrive questa condizione di polemica continua a ridosso della scadenza elettorale delle amministrative. In realtà c’è qualcosa di profondamente marcio nel costume politico del Belpaese perché è evidente che le parole usate nascondono altri significati per il politico come per gli elettori di riferimento. Non è possibile che vi siano percentuali significative di elettori che pensano che i comunisti sono prossimi all’invasione del mondo e dell’Italia o altri che stimano possibile il ritorno di un regime fascista. Perché spesso nel discorso politico sulla scuola si parla di professori ideologizzati in senso comunista o di professori fascisti e razzisti? Già, i professori. Ma sulle famiglie, sugli allievi, su tutto il resto del mondo umano che gravita intorno alla scuola niente da dire? Che meraviglia! Se un marziano prendesse sul serio gli scritti giornalistici di queste settimane elettorali sarebbe portato a pensare che il problema della scuola in Italia è da ascrivere al reclutamento del personale e alla sua qualità. Tutto il resto funziona bene e solo una parte dei docenti è in torto; se così fosse la soluzione sarebbe semplicissima perché solo un pezzo del sistema è da mettere in discussione. Evidentemente questa è una semplificazione, una banalizzazione di problemi complessi; si tratta di un linguaggio semplice e facile per fini elettorali. Ma forse c’è qualcosa in più. Credo a questo punto che una parte degli elettori senta il bisogno di sentire questi linguaggi, questi modi di presentare la società italiana spaccata in rossi e in neri; credo che parte della popolazione senta un bisogno fisico e psicologico di trovare risposte semplici a cause complesse, di essere rassicurata nel pregiudizio ideologico, nella presunzione di sapere, nel facile e rassicurante mettere assieme le scelte private con i destini del mondo e con l’idea fissa di aver sempre avuto ragione. Ecco perché molto spesso quando qui si ragiona di scuola in termini politici spesso non si parla e non si pensa la scuola. A troppi piace pensar poco e farsi regalar certezze.

IANA per futuroIeri





9 maggio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - Dialogo fra un professore di filosofia e un rappresentante

televisione


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

DIALOGO FRA UN PROFESSORE DI FILOSOFIA E UN RAPPRESENTANTE

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere.

Così fra il serio e lo scherzoso presento un dialogo immaginario fra il professor Paolo insegnate di filosofia e un rappresentante di  una Casa Editrice tal Mario Rossi che in sala professori si è piazzato per illustrare ai docenti le novità librarie.

Mario Rossi: Mi perdoni professore sono Rossi, il rappresentante della Casa Editrice…o ma la disturbo, mi scusi…

Professor Paolo: No…Scusi lei mi ero fermato a riflettere. Non l’avevo vista…

Mario Rossi: Filosofo? Sa…perdoni se mi permetto ma è l’abitudine.

Professor Paolo: Certo da dieci anni insegno la nobilissima materia in questo Liceo.  Non so come aiutarla perché ho fatto domanda di trasferimento.

Mario Rossi: E per i libri di testo caro professor Paolo, mi permetto di entrare in confidenza, ma cosa ha fra le mani…pare una cartina geografica. Lei forse insegna geografia?

Professor Paolo: No. Questa cartina è presa da un settimanale e mostra le ragioni dei nuovi conflitti nel Mediterraneo e in Africa, i miei studi mi hanno più volte portato a interessarmi del diritto internazionale per via di Kant e del problema del bene e del male con Agostino, della civiltà industriale e del capitale con Marx, del destino umano con Nietzsche. Oggi consideravo che quel mondo di gravi problemi metafisici si è materializzato nella sua tragica concretezza in questa piccola cartina geografica. Guardi da una parte sono segnati i conflitti e dall’altra sono segnati i grandi interessi economici e commerciali di Cina, Russia, Stati Uniti, Impero Inglese, Francia e perfino Italia. Sembra di esser tornati all’Ottocento. Qui da una parte le  materie prime, il petrolio, gli affari, di qua le forza militari, i conflitti, le guerriglie, le sommosse civili, il caos, e sopra tutto questo le bandierine dei nuovi poteri imperiali.

Mario Rossi: Professore ma che vuol fare cambiare il mondo? Quelli che sono appartenenti ai ceti medi e bassi possono poco o nulla, solo i grandi della terra, i VIP, i signori hanno un vero potere. Lei prende queste cose troppo sul serio, si vede. Mi scusi.

Professor Paolo: Sì, certo… Ma provi a capire questo punto di vista mio. Ciò che è libresco, astratto, formale assume una natura materiale e concretissima. Prenda ad esempio un concetto astratto filosofico come può essere il diritto internazionale o il concetto di una pace perpetua attraverso il libero accordo e  dibattito fra tutte le nazioni libere da tirannidi, aristocrazie, oligarchie, egoismi personali e religiosi fanatici. Ciò che sembra lontanissimo, remotissimo, oscuro adesso appare una necessità, il non concreto, il solo pensato, il concetto filosofico mostra la sua natura di bisogno urgente, la forza della mente crea la soluzione. Magari irrealizzabile, ma comunque pensata e da collocare nello spazio e nel tempo. Perché fra ciò che può essere pensato e la realtà concreta e materiale si pone un vero e proprio abisso. Ma è proprio di chi è ben educato e vuol veder una società umana meno conflittuale, violenta e corrotta capire i tempi e pensare percorsi altri rispetto a quelli scontati e banali.

Mario Rossi: Professore ma volete forse cambiare il mondo? Con cosa poi? Oggi solo i ricchissimi hanno forza politica e controllo sulle disperse genti di questa umanità litigiosa e divisa. Passare dalla pace alla guerra e dalla guerra alla pace è cosa che decidono i finanzieri, i banchieri, i presidentissimi, i manager delle multinazionali. Poi il popolo che vota e lavora e china la testa davanti alle violenze e ai soprusi approva tutto questo dopo che la televisione e la carta stampata hanno dimostrato e ostentato chi ha ragione  e torto. Davvero noi non abbiamo colpa alcuna, chi può attribuire colpa a popoli difformi come quelli del Belpaese che hanno sul loro territorio 113 basi militari NATO ossia straniere? Nessuno! Forse solo chi odia questo paese, le sue genti, la sua religione, l’arte che i secoli hanno depositato nelle nostre strade e nelle nostre città può attribuire colpa alla nostra viltà, alla paura, all’egoismo amorale e irrazionale che domina le menti delle genti di questa Penisola. Fra costoro per certissimo ci sono molti dei nostri politici che hanno fatto di tutto per creare periferie deformi, città aggredite dal cemento selvaggio, ignoranza, tossicodipendenza e delinquenza non repressa né dalla legge né da misure sociali e decomposizione morale e civile. L’ignoranza e la paura quotidiana dei molti rendono forti le nostrane oligarchie di origine patrimoniale, partitica, familiare. Chi può fra le genti di cultura opporsi al potere dei pochi che sono ricchi e dispongono di gran parte della ricchezza del Belpaese?

Professor Paolo: Esiste qualcosa che non si può non chiamare umanità e che è parte specifica degli esseri umani. Animale politico per definizione l’essere umano non può vivere come una bestia o come un macchinario in una catena di montaggio. C’è una responsabilità singola, individuale, privata che viene in essere, che erompe dalla meschinità del quotidiano e che pone il singolo davanti a un dovere morale che è il dovere morale in sé. Se accetti il male per pigrizia, comodità, opportunità, disonestà tu diventi quel male, ti fondi con esso. Magari in modo inconsapevole. Pensi caro signore al cibo. Che dire di un cibo guasto e di uno ottimo! Chi in quel caso scambierebbe il bene con il male, il puro con il corrotto?

Mario Rossi: Professore ma che dice! Chiunque non possa permettersi il cibo ottimo  deve comprare con i suoi soldi miserabili quello guasto. I ricchissimi sono il potere e la scelta e tutti gli altri stanno sotto. Noi chi siamo? Stipendiati: io da una casa editrice e lei dallo Stato. Le nostre responsabilità sono zero spaccato. Certo l’obbiettivo del mese, il premio produttività, lo scatto anzianità, la gratifica natalizia; ma poi se si va a vedere il potere vero è altrove, il lavoro stesso è altrove. Prenda il CD che è allegato al prodotto nuovo che devo vendere, il contenuto è italiano, ma il CD. Forse fatto a Hong Kong? Forse fatto a Taiwan? In Malesia? Chissà? Chi ha deciso questo se non gente potente e ricchissima che è sopra di noi e ci comanda. Obbedire al forte è naturale come annullare ogni propria responsabilità verso i propri simili e verso tutto il mondo e deve esser proprio così!

Professor Paolo: Con che diritto comanda il ricco, il forte, l’iniquo al potere? Forse che ha trovato il consenso dei molti? O un Dio ha posto i pochi sopra i molti?

Mario Rossi: Professore è senza dubbio così! I pochi giusti divisi e meschini per via di denari sono votati al silenzio o esiliati.  I molti che sono  servi e adulatori pagati sono  premiati, lodati, fatti oggetto di mille attenzioni e considerazioni. Tanto che costa! Nessuno è responsabile delle proprie azioni quando i pochi dominano e i molti subiscono. Chi può essere responsabile di se stesso se l’economia e i beni dei molti sono in mano al capriccio dei pochi?

Professor Paolo: Se è così allora la responsabilità più grande non cade su chi opera male ma su quanti essendo responsabili e sovrani di se stessi delegano la loro moralità alla feccia e  alla gente iniqua. L’umano è una creatura che contiene in sé la tendenza verso il sacro, il sublime e il divino, se per scelta i molti vogliono degenerare, vendersi, sottomettersi, decomporsi occorre che qualcuno ci pensi e cerchi altre vie, altre ragioni, altre forme del vivere. Il filosofo magari non è questo ma è almeno colui che si pone il problema, che ragiona sui fatti, sulle circostanze, che cerca di uscire dal recinto di pietose finzioni e di menzogne costruite per determinare alibi facili-facili. Inoltre come mettere assieme la vita quotidiana con il diritto, i principi solenni con opportunismo politico ed economico. Non è possibile! Non è lecito vivere nella scissione fra poteri reali e concreti e dichiarazioni solenni di principio intorno ai diritti dell’uomo, della donna e del fanciullo. Occorre stabilire che cosa si vuol essere, se si vuol seguire il potere dei pochi ricchissimi e malvagissimi padroni della finanza e dell’economia seguendo le suggestioni dei loro telegiornali, della loro pubblicità commerciale, dei loro spettacoli faraonici o se stessi e il proprio essere qui e ora in questo mondo di sangue e duro fango. Fuggire è facile, chiunque può scappare da se stesso, dalle sue responsabilità, dal pericolo. Ma restare quando tutto pare dissolversi, quando il mondo di prima sembra disgregarsi, quando tutti sembrano tradire ogni principio e ogni valore  è difficile, di più è una prova, anzi una sfida.

Mario Rossi: Lei è un signore d’altri tempi. Ma osservi la cartina geografica che ha fra le mani. Come può pensare lei che è un privato, un singolo di far del bene se i pochi che sono il vero e unico potere scelgono la via del dominio, della sopraffazione, della guerra, del pagare insorti, terroristi e banditi.

Professor Paolo: Non ci sono solo i fatti materiali che scrivono e fanno da sé la storia, esiste qualcosa che non è materia, non è eccitazione, non è dominio della persuasione del forte che entra nell’umano e porta a comportamenti, a gesti, a pensieri che delineano e determinano forme altre di vivere e di stare al mondo. Io queste vado cercando perché nel mio modo di vedere nulla è più innaturale della rinunzia a una propria personalità, al proprio punto di vista sul mondo naturale e umano. Magari un punto di vista poetico, minimo, risibile. Ma proprio. C’è nell’essere umano un senso di libertà che queste macchine del divertimento e delle allucinazioni pubblicitarie possono ferire ma non uccidere; feriscono la parte migliore che è in noi al prezzo di eccitare ogni sentimento cattivo e perverso, ogni invidia, ogni atto aggressivo e razzista. No. Chi governa eccitando il peggio che è nell’uomo non merita il potere, e non ha alcun diritto su di esso. I pochi che governano da malvagi possono solo creare il loro inferno privato su questo pianeta azzurro. Essi possono moltiplicare le loro paure, le loro ossessioni, le loro perversioni anche quelle sessuali ma non salvare se stessi e gli altri dal male che producono e dall’odio e dalla volontà di morte che ispirano. Un potere legittimo e forte per sua natura non sfrutta gli umani, non distrugge la natura, non eccita la feccia, non istiga i corrotti alla guerra e ai massacri, non deruba lo straniero, non aggredisce il profugo e il miserabile, non corrompe la fede con la politica  e non stravolge le leggi internazionali che ha sottoscritto. Il potere legittimo trova da sé la via per una propria giustizia e per seguire il corso della natura e dei fatti del mondo umano. Non opera con fare da macellaio, da carnefice da torturatore. Crea il governo del mondo umano su cui ha potere attingendo al meglio e al buono, segue e non impone, ascolta e non corrompe i pensieri dei molti, impara poco da tanti e non educa all’odio e alla violenza e alla superstizione, è educato ed educa perché sa chi è e dove vuol andare. Questo il potere legittimo e l’altro, oggi dominante, è l’illegittimo. Bene e male possono esser scissi basta volerlo, basta un segno della propria volontà, un gesto d’attenzione, un segno d’amore verso questo mondo umano.

Mario Rossi: Confesso di non aver la cultura per seguire il suo ragionare. Il suono delle sue parole però mi convince, sento la forza dello studiare e conoscere. Eppure io so di avere nel mio piccolo una dose forte di ragione perché non esiste solo ciò che è alto in noi umani ma anche ciò che è meschino e vile e ignorare questa banalità è a sua volta una viltà. Chi può giudicare i molti che sono deboli?

Professor Paolo: Gli uomini non sono animali atti a ripetere solo gli stessi atti, possono ridefinire e riplasmare se stessi, chi nega questa liberà propria della specie è un malvagio. Se è un privilegio nella condizione umana è proprio il privilegio della libertà, la libertà di pensiero prima di tutto. Come si può distinguere l’umano dalla bestia se non si ragiona in termini di volontà e di libertà? Pochi comandano, vero; ma perché in tanti preferiscono farsi comandare e non avere responsabilità proprie. Come lei afferma del resto. C’è una costrizione che viene dal potere, ed è vero; ma esiste anche la comodità del fingere, del lasciarsi andare per pigrizia e convenienza. Questa è una scelta, un atto di rinunzia alla libertà di pensiero e quindi, magari assurdamente, un gesto di volontà e di libertà. Si tratta di lasciarsi andare al Leviatano, al Dio-Stato o al Dio-padrone, al Dio-mercato del momento. Delegare a un signore fisico o metafisico la propria coscienza, il proprio pensare se stessi e il mondo umano e quello naturale ad un certo punto si configura come una scelta privata, personale. Alle volte nel silenzio e nello studio occorre ascoltare solo se stessi, fare pulito, trovare da sé le ragioni intime e profonde del vivere. Lei signor Rossi si è mai concentrato sulle questioni di fondo della sua vità?

Mario Rossi:  Con dispiacere la devo salutare. Devo recarmi in un diverso istituto per i testi nuovi da far adottare. La ringrazio per il breve ragionamento e per l’attenzione.

Professor Paolo: Buona fortuna. Le auguro di essere in pace con se stesso e con il mondo.

 IANA PER FUTUROIERI

 





29 aprile 2011

Il Fascista Immaginario: Maestro d'illusioni

i

televisione


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro: La Patria! Questa poi. Mai sentito parlare di multinazionali, di paradisi fiscali, di classi dirigenti sovrannazionali, del potere della finanza internazionale?

Sergio: Efficace risposta, lo ammetto. Oggi è difficile parlare di Patria, i Governi sono ormai come i banchi dei mercanti del Tempio, quelli cacciati con la violenza da Gesù dalla casa del Padre Divino. Ogni speculatore immobiliare, appaltatore di guerra, mezzano e mediatore fra politica, banche, fazioni politiche, bande criminali diventa un soggetto referenziato, un gentiluomo. Il sistema affaristico moltiplica la delinquenza, il consumo di sostanze stupefacenti, la degenerazione civile e morale. Sì è vero è difficile. Ma vale per me un principio sovrano: Quando tutti tradiranno io no. Quando vado in scena la mia opera è purificatrice perché dissolve questo mondo marcio, lo mette fra parentesi e apre il cuore alle speranze. Io sono maestro dell’illusione, la mia opera è benefica perché sana dal cedere al male, che è il credere che esista solo questa realtà, il suo potere, la sua strada ormai inclinata verso una serie di nuove guerre e di nuove carestie e pestilenze. Finirà, prima o poi finirà. Dalle macerie e dalle cose morte che lascerà su tutto il pianeta questo capitalismo impazzito e mortifero nascerà un nuovo mondo umano e civile. La Civiltà Occidentale potrà finalmente essere. Io sono attore e maestro di una volontà inconsapevole di veder la fine di questo presente attraverso la ripetizione ossessiva dei ricordi del passato e dei suoi miti e simboli morti.

Faccia perplessa di Lazzaro, Sergio si avvicina di spalle, le tocca da dietro quasi in un fare familiare. Lazzaro non è imbarazzato ma guarda Sergio con compassione.

-          Sergio: La mia visione dell’Occidente che non è e dovrà essere un giorno ti rende cupo?

Lazzaro: L’Occidente è solo una determinazione geografica, perfino i giapponesi sono a occidente di qualcuno o qualcosa, fosse anche solo uno scoglio nell’Oceano Pacifico. La civiltà capitalista oggi è più del vecchio capitalismo di mio padre o di mio nonno. Si tratta di un  sistema, di un potere proprio, quasi totalitario nella sua determinazione a trasformare il mondo in una miriade di beni e servizi in vendita, il diritto in contratto, la convivenza civile fra popoli e genti in folle differenti e difformi che si ritrovano solo al centro commerciale. Credi con due o tre parole, delle immagini, dei simboli, di stroncare un potere che se ne strafrega se tutto il mondo scende in sciopero contro questa nuovissima guerra irachena, una Petrol War pura, dura e perfetta. Il profitto di pochi miliardari che hanno il patrimonio azionario collocato dentro le grandi società e le multinazionali che lucrano sulla guerra e sui superprofitti che procurano i superappalti per la ricostruzione dei paesi distrutti dai bombardamenti a tappeto si è dimostrato più forte di tutti gli uomini e le donne di questa umanità. E sottolineo tutti! Stavolta ci siamo arrivati, il movimento contro la guerra era grande, forte e globale. Non è servito a nulla. Ora i tuoi camerati potranno godersi uno splendido massacro e pensare davvero alle rovine prossime di un mondo umano che è stato scagliato da un pugno di superprivilegiati ricchissimi nell’abisso della guerra e della morte. Quando pochi miliardari  assoldando politici, pubblicitari, esperti di pubbliche relazioni e questa feccia superesperta e qualificata  riesce a trasformare le democrazie in conclavi di briganti e lanzichenecchi effettivamente si apre una possibilità anche per i fascisti come te. Sì, l’unica cosa giusta che hai detto. Lavorano per te questi banditi e capimafia.

-          Sergio: Non li amo. Sono traditori per natura e per istinto nemici naturali di tutta la razza umana e in particolare di una specie molto importante: l’uomo bianco. Se non fossero mai esistite queste famiglie di supermiliardari sarebbe stato meglio.

Lazzaro: Razzista?

Sergio si abbassa quasi a sfiorare l’orecchio di Lazzaro.

-          Sergio: Certo. Ma con la consapevolezza che oggi l’uomo bianco non esiste. Non c’è il suo regno, è morto il suo Dio, non esiste la sua civiltà, non conosco la sua lingua; altrimenti da tempo ne sarei stato maestro filologo. Egli è astrazione. Ciò che dovrebbe essere, è dissolto nel male del mondo e non viene in essere per via delle circostanze impossibili di questo tempo.

Lazzaro: Il grande male è questa forma della civiltà industriale che trasforma gli umani in demonio assassini ossessionati  dalla pubblicitaria  commerciale, privi di compassione e distruttori della vita e della civiltà, anche la propria. La potenza dei computer, delle fabbriche, della scienza poteva creare un piccolo paradiso, ed ecco che una minoranza piccola di umani vive assolutamente beata perché ricchissima mentre per gli altri si aprono le porte infernali della guerra, e che guerra. Sarà un ritorno alle crociate, alle spedizioni coloniali, alla brutalità post-coloniale. Cosa penseranno di noi quelli che verranno fra venti o trent’anni. Penseranno intorno a questi anni quel che comunemente pensiamo della caccia seicentesca alle streghe, ai roghi degli inquisitori, agli orrori pagani delle tribù dei cannibali dimenticati da Dio e dagli esseri umani in qualche oscura isola.

Sergio strige le spalle, un gesto di compiacimento.

Sergio: Certo, ma fra la tua rivoluzione disarmata, fra il tuo educare esseri umani che non vogliono altro che una carta di credito piena e un centro commerciale dove usarla e le mie allucinazioni, i miei deliri, i miei miti morti scelgo la mia strada. Almeno la conosco, posso essere una cosa sola con le mie speranze.




12 aprile 2011

Il Fascista Immaginario: I miti morti


belgrado bombardata


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

Sergio: La luce di queste mie candele è simbolica, unisce il ricordo alla tradizione. O forse dovrei dire che è un tentativo disperato di non farsi divorare dai  mostri veri della nostra contemporaneità che sono i centri commerciali, la televisione spettacolo, la politica da mercenari un tanto al chilo, le risse televisive, il calcio dato ala plebaglia che vota al posto dei ludi gladiatori di Nerone e  degli altri Cesari sanguinari.

-          Lazzaro: Guarda che quanto a sangue e massacri il Duce e i suoi amici non scherzavano e a tanti post-fascisti piace questo sistema. Ci vivono bene. Credi di resuscitare il tempo morto. Ti capisco. Ma è inutile. Sembri come certi anarchici che sulle mura scrostate delle caserme dismesse ormai bocconcini per gli speculatori edilizi che ne faranno capannoni, case, uffici si ostinano a scrivere come se niente fosse: “Diserta, Sissignore”. Appelli alla rivoluzione e alla diserzione rivolti a un esercito inesistente, a battaglioni di soldati di leva dissolti nelle nebbie del tempo, provocazione verso un potere morto che oggi è altro ed è altrove. Sei un romantico malato, un visionario che si è perso nelle sue congetture, uno che vive sui ricordi malati e attraverso essi. Non sono i morti o le rivoluzioni inesistenti o sognate che hanno il potere di mutare la storia.

I due si studiano. Sergio prende in mano le due candele, le solleva, fa con esse un cerchio. Poi le posa e sospira.

-          Sergio: La questione è questa. Io vivo in una illusione morta, tu anche. Dove sono le rivoluzioni. Scusa mi correggo. Avete portato tre milioni di persone in piazza, a Roma, in Italia. Tutte contro la guerra, questa nuova guerra Anglo-Americana per il petrolio. Tutte per dire no alla distruzione dell’Iraq. Eppure la guerra è arrivata, sta già mettendo su nuovi cimiteri, creando macerie che si sommano a quelle del 1991. Dove siete arrivati? A rendervi ridicoli! Non meno del sottoscritto che crede di resuscitare i morti voi pensate di fermare le multinazionali della guerra con le prediche, le marce per la pace, le belle parole, i proclami. Ritirate e fate ritirare tutti i vostri soldi dalle banche. Vediamo quanto dura il sistema con il 20% o il 30% in meno di risparmiatori che dicono basta. Ma no. Questo non si fa. Non si va fino in fondo, anche perché così senza banche, senza finanzieri, senza amici coi soldi non si fanno le elezioni e non si mettono in piedi turbe di sciagurati pronti a votare per qualsiasi cretino che vedono in televisione o sui manifesti. Il popolastro che vota per i rossi e per i bianchi si è sfogato, ha ballato, ha detto due o tre idiozie, fino a un certo punto ci ha provato e poi. E poi la guerra arriva perché è una macchina di morte superiore a qualsiasi sciopero o scontro sociale. E’ la prova suprema delle civiltà, a suo modo è una manifestazione divina, forse l’unica rimasta.

-          Lazzaro: Efficace apologia di se stessi. Ma che devo fare. Da solo affrontare un mare di sangue e merda. Fermare i missili da un milione di dollari cadauno? Resuscitare migliaia di donne, vecchi e bambini fatti a pezzi e ascritti dalle televisioni sotto la voce “effetti Collaterali”? Quelli come me o simili, o solo vicini in quel caso hanno fatto quel che potevano. Questi sono i mezzi e poi si è visto a Genova che capita quando la protesta è un poco più dura. Ci scappa il morto! Così siamo stretti fra due estremi: provocare una reazione violenta e armata o protestare sapendo di non arrivare a nulla. Quello che provo a fare è di crear attività, azione, gruppo, volontà attiva e provare a far qualcosa. Forzare le regole, costringere il potere a rivelarsi, dare qualche prospettiva politica magari minima, lavorare sul sociale; forse è poco ma è ciò che oggi è possibile. Le illusioni le lascio a chi ama i cadaveri. A chi sogna le rivoluzioni impossibili siano esse nere, rosse o a pallini.

-          Sergio: La verità esce fuori. Siamo due illusi. Io onirico e tu pragmatico e politico. Ma oggi siamo due perdenti. La guerra nuova per l’Iraq dimostra quanto siamo entrambi inutili e forse folli.

-          Lazzaro: C’è metodo nella follia, e quando la follia è senza metodo è una follia che non interessa al sottoscritto. Tutti son bravi a far i pazzi in politica, pochi ad esserlo davvero.

Sergio fa delle figure in aria con le candele, Lazzaro è distaccato, per nulla impressionato

-          Sergio: La tua follia è il credere di potercela fare, di arrivarci, di stanare il grande potere della finanza globale, di mettere in catene i grandi poteri del mondo. Non funziona così. Tu sei pazzo e io anche. Ma sono follie diverse. Io vado fino in fondo al mio delirio, tu ti fermi sulla soglia dell’assoluto. Immobile davanti alla sala del ridicolo o peggio del cadaverico. Il mio è egoismo che si fa scena, spettacolo, mito da camera e da salotto. Il tuo egoismo è più ridicolo del mio perché pretende di rendere migliore un mondo umano che ha già trovato la sua strada funesta, la sua via di fuga verso nuovi massacri globali.

-          Lazzaro: Sì. Ci credo. Posso farcela. Non oggi. Non da solo. Non alla luce di un disastro politico così grande e sciagurato come una nuova Guerra del Golfo. Ci vuole un secolo, forse due. Chissà. Comunque nel mentre c’è da portar avanti dei piccoli interessi qui nella facoltà, nell’università, in città, forse in provincia e in regione. Il grande momento della politica deve incontrare il quotidiano, il banale, la pubblica amministrazione. Occorre lavorarci, crederci, creare consenso, aggregazione. Intanto vado avanti. Più o meno come te. Ma in modo diverso. Con più democrazia, con più stile, con in mano qualcosa da esibire. Forse in questo agire c’è una grande vanità: pensare di contare qualcosa quando si è in tanti. Ma cosa posso fare. Fingere? Mettere al sicuro la cassa come i tesorieri dei vecchi partiti politici della prima Repubblica e poi ripulirmi sotto nuove insegne? Non sono così e non ho quel passato. Non posso essere ciò che non sono. E infatti non lo sono. Non è una questione morale o civile, o un punto di vista etico. Si tratta una pura e semplice questione di ceto sociale, di fascia di reddito, di tenore di vita, di frequentazioni a livello di famiglia, di possibilità, di opportunità. Chi si è fatto ricco nella Prima Repubblica o è un ladro, o un ricettatore, o uno che ha preso il biglietto giusto della lotteria. Io sono un piccolo estremista che spera, lavora, sogna. Un piccolo esaltato che crede di forzare le regole non scritte di una società decadente e senescente incanaglita nel suo essere pura degenerazione sociale. Lo faccio per te e lo faccio per milioni di altri come me. Esigo quindi il tuo rispetto.

-          Sergio: Esso c’è. Sono qui anche per esso. Ma non chiedermi di approvare i tuoi rifermenti o i tuoi mezzi. Dico questo, qui, fra noi, in confidenza: Il fuoco si spezza col fuoco, la notte con la notte, il male con il male, la morte con la morte, l’osceno con qualcosa di ancora più osceno. Non si sfugge alla natura intima del pianeta azzurro e alla sua lotta per la vita, chi nega la natura perverte se stesso e la sua visione del mondo. Tu neghi nei fatti la forma di una democrazia inesistente e nello steso tempo cerchi di renderla reale presentando nuove regole e chiedendo il rispetto di leggi mai applicate, mai capite, mai volute da chi ha il vero potere. Tu sei scisso fra come le cose dovrebbero essere e come in realtà sono davvero e non potranno mai essere. Il vero potere è dei pochi apolidi e miliardari sui molti che sono miserabili, arrivisti, tapini, poveri. Da una parte c’è la legge dei pochi e dall’altra i molti. La Patria è sempre dalla parte dei molti contro i pochi.

 




25 marzo 2011

La recita a soggetto: Impero e ciarlatani


aquila-2

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani  preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

I due guardano dalla finestra e ragionano intorno alla città, intanto Marco sfoglia un giornale.

Marco: Non accetto questo tuo modo crudele di descrivere le vicende di famiglia. Come posso farti capire. A ecco. Lì ci sono dei giornali a disposizione. Questo è fresco. Ora lo sfoglio e ti faccio vedere. Accidenti è il “Fatto”!

Francesco: Sì. E allora. Hai paura dei due fogli messi assieme da chi ha ancora la forza di provar a scrivere in questo Belpaese due frasi oneste. Dai sfoglia. Provami che ho torto, che non c’è colpa e responsabilità, che tutto è perfetto perché meccanico, assoluto, puro nel suo crescere e distruggere, nel suo dare e togliere, nel suo vivere e morire.

Francesco fa un gesto di sfida, Marco comincia a sfogliare il giornale e dà un occhio ad altre riviste e fogli.

Marco: Vediamo un po’…31 luglio 2010 le notizie secondo il Fatto Quotidiano. Articolo sul Presidente della Camera Gianfranco Fini che dice basta a Berlusconi. Titolo: “Fini incastra il caimano”…Mah! Ci credo poco…Ormai la politica è una questione… Come dire…  Di soldi e il premier è ricchissimo e pieno di risorse personali e saprà trovare il modo di mettere assieme una nuova maggioranza parlamentare. Andiamo oltre… Fotografie di notabili e di potentissimi, vignette, ricostruzione di fatti di cronaca politica e giudiziaria; cavolo che razza di padroni! Questa poi…accidenti roba grossa:”Chrysler, Obama loda Marchionne. – Grande lavoro - “. Questa è strana…

Francesco: No è nella realtà del mondo.  Alla fine l’Impero USA  che ha distrutto il Duce nel 1945 si trova a un punto tale che la FIAT investe negli Stati Uniti perché conviene. Perché c’è forza lavoro a basso prezzo con questa crisi, perché la politica cerca ogni possibile investitore, perché c’è tanta gente disoccupata disposta a lavorare per pochi dollari e mercati nuovi dove collocare merce.

Marco: Sì…però qui trovo scritto “In Italia le polemiche su delocalizzazioni licenziamenti, in USA pronti 900 nuovi posti di lavoro”. Alla fine vince il mercato.

Marco: No. Vince la legge del più forte. Chi ha eserciti e armi non patirà mai la fame d’oro, la grande civiltà Statunitense è armatissima dalla culla alla tomba e quindi è liberissima e potentissima. La bomba all’idrogeno, i supercaccia invisibili, i satelliti spia, le legioni di mercenari e le forze speciali sono oggi i nuovi lanzichenecchi e le nuove compagnie di ventura. Chi ha potere militare ha in mano il sangue dell’economia che è la produzione di denaro attraverso il meccanismo della banca centrale che poi è un consorzio di banche private. Oggi la grande potenza militare in declino è ancora forte e può far calare su di sé investimenti e ben sperare di vendere le sue auto in America Latina e in Asia mentre masse di cittadini statunitensi un tempo appartenenti al ceto medio s’impoveriscono, perdono la casa che viene pignorata, vendono la propria auto e alla fine dormono in baracche e tende di fortuna ai bordi della stessa civiltà che hanno contribuito a creare.

Francesco: Sei tragico. Tutto previsto. Loro sono WASP o gente che è arrivata nel regno dei WASP. Essi hanno un Dio diverso dal nostro che è cattolico. Il loro Dio è quello di Calvino e del Vecchio Testamento: non perdona e non concede tregua ai miserabili e ai deboli. Se sei ricco e sei militarmente forte e distruggi i tuoi nemici  lui  ti ama.  Se sei povero, infelice, sconfitto allora lui ti ha cacciato dal paradiso che è qui sulla terra e non nel mondo dei sogni e delle allucinazioni misticheggianti dei cialtroni di provincia. Il potere vero è roba per gente che ci crede che sa far la guerra, che s’attacca come un cane mastino alla forza lavoro sottopagata, alle risorse strategiche al petrolio con ogni mezzo, anche quelli abietti. Non è solo una questione di avidità e stupidità come da noi. Il Dio, il loro Dio padrone del mondo comanda a costoro di vivere così, infatti quando vanno in guerra il loro presidente va a pregare in qualche chiesa protestante o battista.

Marco: Questo mi torna. Del resto non ho mai creduto che quella gente là fosse “Occidente”. Non somigliano questi uomini del Nord trapiantati nel nuovo mondo ai romani quanto piuttosto ai cartaginesi. Come i cartaginesi antichi adorano idoli d’oro astrattamente determinati dai biglietti di banca emessi dalla Federal Reserve, evidente riflesso dell’amore per il denaro e per i beni materiali. Il loro impero è fatto da basi militari e porti perché sono una talassocrazia, e il potere è retto da famiglie di ricchissimi che hanno il potere di finanziare i loro demagoghi e i loro campioni elettorali alle scadenze fissate dalla legge. Poi a pensarci bene i Romani sono spariti e di loro restano solo  rovine. Beduini, mercanti semiti e levantini, e predoni del deserto ci sono ancora e chissà fra un secolo o due potrebbero ricostruire un nuovo impero cartaginese. Forse quello è il buon modello imperiale. L’Occidente che è una patetica invenzione di giornalisti e gente strana. Qui da noi è morto nel 476 dopo Cristo. Ciò di cui tutti parlano in Italia e a cui nessuno ci crede è una storia morta al tempo della calata dei Goti quando andò distrutto ciò che restava dell’Impero Romano d’Occidente.

Francesco: Non so. Forse l’Occidente esiste. Basta affermare che le genti difformi e disperse del Belpaese non sono Occidente. Così tutto torna e funziona.

Marco: E noi come italiani…

Francesco: Non so. Forse… Forse l’Italia non esiste. Forse è solo una nostra illusione. Forse è qualcosa che si sta formando o forse che non si è mai formata. Di certo non è possibile che una Patria esista solo in occasione di qualche festa solenne o della partita del mondiale di calcio. Di sicuro questi stranieri che vivono aldilà dell’oceano e che sono così diversi da noi sono una civiltà completa, armata, potente, dominate, autosufficiente e di sicuro non hanno bisogno di noi. Io non mi sono mai bevuto questa sola dell’Occidente. Occidente è un termine geografico non uno Stato, una cultura, una razza, una fede. Se fossero onesti i nostri ciarlatani dell’informazione darebbero nome e cognome del presidente di questo “Occidente”, ci mostrerebbero i suoi eserciti, le sue leggi, il suo Impero, la sua razza e più importante di tutto e di tutti il nome del DIO di questa civiltà. Non ci crede nessuno, ad iniziare da chi declama decine di volte questa parola insensata. Loro sono i primi a non crederci.

Marco: L’Occidente è una truffa ideologica per vecchi imbecilli terrorizzati da questo mondo nuovo pieno di disordine e di forze vitali crudeli e aggressive. Rassicura solo i nostrani padroni senescenti e qualche pensionato impaurito. Per quel che riguarda l’Impero USA solo dei pazzi o della gente in assoluta malafede possono pensare che una simile civiltà necessiti di qualche apporto o sostegno italiano in termini di arte, cultura, idee, spiritualità, visione del mondo. I popoli che formano gli Stati Uniti sono un blocco forte di fede e di valori propri non hanno bisogno di nessuno straniero che monti su una cattedra e faccia loro lezione. Spiace di non essere uno di loro. I miei talenti naturali e la mia competenza mi avrebbero dato grandi soddisfazioni e ricchezze in quella terra dove si premia il merito e l’efficacia.

Francesco: In quella terra lontana per evasione fiscale o falso in bilancio si va in galera e il giudice butta la chiave nell’oceano. Ti consiglio di ripensare molto bene all’ultima cosa che hai detto. Ci sono dei valori negli USA, valori veri. Non acqua fresca.



sfoglia     settembre        novembre
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email