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17 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: La recita è finita , applaudite lo spettacolo




La recita a soggetto: La Recita è finita, applaudite lo spettacolo

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco: Ecco una nuova pazzia in questa casa. Ora mio fratello si offre di pagare il debito del nipote, così…

I tre si alzano, Marco si mette vicino alla finestra con i soldi in mano, Francesco s’accosta all’ingegnere che è a due metri da Marco.

Ingegnere: Metta via quei soldi. Farò in qualche modo e poi non ho la ricevuta del ristorante come faccio…

Marco: Pago sulla parola!

Francesco: Così senza una garanzia, uno scritto, una telefonata o che so…

Marco: Mi fido. Da molto tempo sui soldi non mi fido più di nessuno, ma oggi voglio far diversamente. Prenda per cortesia questi soldi.

Ingegnere: Ma non ho uno scontrino, o una ricevuta da darle, lei dovrebbe fidarsi sulla parola.

Marco: Pago sulla parola!

Francesco: Questi discorsi non si sentivano più in questa casa dai mitici anni ottanta

Ingegnere: Anche voi alle prese con la nostalgia del vecchio passato di venticinque anni fa?

Francesco: Lo può ben dire e forte, perfino i cartoni animati giapponesi allora erano migliori di questi qui, oggi questi anime del Sol Levante son roba che serve solo a vendere bambolotti e carte collezionabili. Tutte cose strane ed esagerate e  senza arte, gusto, estetica e spesso senza una storia degna di questo nome. Mi capita di ascoltare la musica di allora, anche quella leggera e la trovo straordinaria. Non è un caso che spesso la radio mette in onda la musica di vent’anni fa.

Marco: Sì è vero, se guardo al passato tutto sembra diverso, che tempi. Venticinque anni fa ero una potenza della natura, ma era un mondo diverso, oggi tutto si è decomposto.

Ingegnere: Forse perché osservate il passato attraverso la memoria, i ricordi le suggestioni, il tempo del ricordo è diverso dal tempo meccanico degli orologi o dei calendari. Nel tempo del ricordo passato, presente e futuro si confondono, si modificano a vicenda; ciò che è altro e lontano sembra qui e ora e viceversa cose presenti e concrete nel ricordo sono pallide ombre che fanno da cornice a cose che non esistono più. Invece se si resta al tempo meccanico, scientifico i fatti sono distinti, gli attimi scorrono assieme ai giorni, ai mesi, agli anni. Capisco, anche per me gli anni ottanta erano meglio di questo presente, l’informatica diventava di massa, il comunismo finiva, sembrava scoppiata la pace, c’era crescita e ricchezza e molti soldi a giro. Ma i problemi gravissimi di oggi vengono anche da quel passato, dalle occasioni di pace e di sviluppo perdute, dal perseverare di logiche imperiali, dallo scadimento della cultura, dall’indifferenza dei ricchissimi per qualsiasi patto sociale, nazionale o di fede tradizionale, dalla spaventosa corruzione del potere politico. Eppure certo se si guarda a quel passato recente si vedono cose di cui oggi si sente la mancanza, piccole cose del quotidiano sembrano magiche, le suggestioni e le parole di una canzone, di un film, di un momento felice raccontano un mondo umano diverso.

Marco: DECOMPOSIZIONE. Ecco cosa è avvenuto

Francesco: Piano cavolo! Vuoi svegliare la signora?

Marco rimette i soldi in tasca e fa un gesto che indica che pagherà lui il debito del nipote.

Ingegnere: In effetti ha ragione. La corruzione era spaventosa e il disastro di oggi parte da lì. Avete presente la Ma madre di tutte le tangenti l’Enimont che è costata la vita a Gardini. Ecco lì per quella super corruzione fu comprato tutto il parlamento italiano e tutti i partiti, furono tutti pagati sulla base del peso e dell’importanza. Pare fossero 140 i miliardi di quella gigantesca corruzione, o forse vendita un tanto al chilo di tutto il parlamento. Poi arrivò mani pulite, la dissoluzione o trasformazione dei vecchi partiti di massa e dopo questa Seconda Repubblica.

Marco: Peggio della precedente. Un regime sedicente democratico che deve far a mezzo con tutti: confessioni religiose, mafie, politica, servizi segreti, interessi stranieri, banche, Nato sindacati e chi più ne ha più ne metta.

Francesco: Ti sei scordato le comunità straniere e gli extracomunitari. Comunque non sta scritto da nessuna parte che i partiti politici sono lo Stato. Per il nostro ordinamento costituzionale ancora vigente i partiti sono soggetti privati e non istituzioni. Quando hanno dato l’assalto alle istituzioni deviandole e spogliandole hanno fatto la loro prima privatizzazione, le altre sono conseguenze. Da buoni soci si son divisi le parti del sacco delle casse pubbliche e delle cariche lucrose e come una compagnia d’attori che recita a soggetto si son divisi le parti. Chi ha fatto l’opposizione, chi quello che era contro ma anche no, il moderato, il fascista, il liberale, l’amico degli americani, il rivoluzionario, chi il buon amministratore, chi il cattivo, chi il cattolico, chi l’illuminato dalla fede. Una fiera delle pulci ammaestrate insomma. Ma recitata con talento, finta convinzione, malafede, astuzia e certezza di farla franca. Si son scritti da sé le leggi apposta per non finir in galera. Si regalano stipendi, auto blu, gettoni di presenza, e come se non bastasse si fanno rimborsare con profitto le spese elettorali nonostante la contrarietà di quasi tutto l’elettorato italiano. Va da sé che nel 1993 con il referendum sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti il popolo italiano ha espresso un volontà precisa, di cui i signori della casta se ne sono fregati. Hanno cambiato nome alle cose, invece di finanziamento lo hanno chiamato rimborso. Gabbato il popolo coglione e sovrano son tornati a far i comodi loro, protetti dalle loro leggi, dalla loro polizia, dai loro giornali, dai loro finti intellettuali e sindacalisti.

Marco: Questi son discorsi fascisti, o forse anarchici. Dimentichi altre cose ad esempio le fondazioni, i giornali di partito che leggono solo loro finanziati con le nostre tasse attraverso i rimborsi, gli incarichi di prestigio agli amici degli amici, la pratica corrente del clientelismo, del nepotismo, del premiare la feccia, del prostrarsi davanti ad ogni generale, banchiere o fiduciario di qualche potenza imperiale. Questa politica che dobbiamo subire qui e ora è la negazione assoluta e perfetta dio ciò che potrebbe essere e sarà in un lontano futuro questo Belpaese.

Francesco: Tutto giusto, ma va detto anche che queste cose non si fanno da soli. Per il proprio interesse o comodo una parte delle genti del Belpaese va dietro ai politici corrotti, dissoluti, svaporati, mafiosi, camorristi o semplicemente sciagurati e delinquenti.

Ingegnere: Io tanto tempo va ho aiutato quelli del referendum del 1993, allora ero giovane e sconvolto dalle ruberie della politica. Erano tempi diversi Di Pietro era il PM più famoso d’Italia, i politici finivano in galera, i loro complici anche  e in tanti credevano di poter cambiare qualcosa. Prima hanno ignorato il risultato delle urne e poi con la legge del 1997 intitolata “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici”, hanno reintrodotto di fatto il finanziamento pubblico ai partiti. Pensavano di trovare la caverna di Ali Babà invece questi disgraziati con la contribuzione volontaria per destinare il 4 per mille ai partiti si son trovati alla canna del gas. Nessuno voleva spendere per loro al buio, a dimostrazione del disprezzo profondissimo nel quale son cadute le caste che si barattano il potere  politico che abbiamo ereditato dalla guerra fredda. Allora hanno usato altri mezzi e altre leggi, ed io che credo nelle regole, nei numeri, nel senso intimo delle cose mi son dissociato dalla politica; come molti altri mi son dato agli affari, alla carriera e non lo nego ho cercato una via d’uscita all’estero. Fuori da qui, da questa prigione dello spirito e dell’anima le cose sono diverse. Una Nazione non può infrangere sistematicamente le regole che si dà. Questo è caos, è energia distruttiva, è disintegrazione di ogni regole di convivenza civile e di ogni legge, e anche del diritto a tenersi al propria proprietà privata che a questo punto può essere violata da chiunque. Questo chiunque può essere un giudice, un delinquente, un camorrista, un mafioso, un politico, perfino il vicino di casa o un parente; senza leggi certe tutto finisce con il riposare sull’arbitrio, sulla distorsione delle leggi, sulla violenza privata, e talvolta sull’impresa criminale.

 Francesco: Amaro ma vero. Le persone oneste oggi sono tradite dalla politica ed emarginate dalla società che conta. Ormai la politica è pubblicità commerciale, trae dal modo con cui si vendono televisori e  formaggini le forme della propaganda e della persuasione, non è un caso che oggi nel 2010 siamo al quindicesimo anno di berlusconismo, un fenomeno politico e sociale impensabile senza il mercato pubblicitario e la televisione commerciale. L’immagine è la sostanza, il logo, il marchio è più importante del contenuto, dei programmi, dei futuri amministratori, della vita delle persone.

Marco: La politica è come una banda di lanzichenecchi che fa il suo sporco mestiere dove l’imperatore o il re che paga comanda. Proprio come quelli che misero a sacco Roma nel Rinascimento e sul loro percorso massacravano e rapinavano tutti i civili che trovavano. Se al tempo di Machiavelli i denari di Carlo Quinto l’imperatore erano prestati da famiglie di banchieri tedeschi e genovesi oggi sono le banche centrali a decidere cosa deve fare la politica. Di fatto è la BCE sono loro a decidere quanto gli Stati Europei possono spendere, come e perché. Emettono la nostra moneta del resto. Cosa rimane alla politica se non strane meditazioni sui diritti del cane e del gatto, sulla bioetica, sui tagli allo stato sociale, e sui diritti universali proprio quelli che esistono solo sulla carta. La guerra poi, ci tornano le bare con i nostri dai confini del mondo e neanche c’è la decenza di emettere un bollettino ufficiale da far trasmettere ai telegiornali. Almeno il Duce aveva la decenza di far scrivere e trasmettere bollettini falsi quando si ritrovò in guerra. Noi neanche ai bollettini di guerra falsi abbiamo diritto, siamo peggio dei sudditi dei nostri antichi sovrani, siamo schiavi di forze senza nome né volto. Sapessi almeno perché si fanno le guerre o si tagliano i fondi pubblici; quale disegno vero spinge i governi a portar avanti certe iniziative, a distruggere interi pezzi di società umana.

Ingegnere: In effetti siamo agli stracci che volano. La politica si tinge di commedia e di farsa tragica, i diritti universali sono negati da come si fanno queste nuove guerre con campi di prigionia dove la tortura è usata e comprovata e confessata dalle stesse forze armate USA in quel di Guantanamo e Bagram. Certe foto e notizie che son trapelate mi hanno sconvolto e non sono il solo. Questi diritti universali, i frutti di questo progresso messi in mano ad apprendisti stregoni della politica, ai banchieri, ai finanzieri apolidi si trasformano in carta straccia, in un pugno d’insetti morti, in deliri malati. Ma ora che ci penso perché siete qui, quale motivazione vi ha spinto?

Marco: Il nipote ha comunicato ai parenti uno strano annuncio.

Francesco: Ha scritto SMS che si sposa, a breve. Da non crederci.

Marco: Che matto, sono sicuro che ci ha contattato per rabbia, risentimento e per farci avere la lista di nozze. Così siam costretti per la tradizione a rendergli qualcosa, sa c’era un dare e un avere un po’ burrascoso nella famiglia. In fondo è la quadratura del cerchio, il nostro mondo muore e si dissolve nella guerra, nella decomposizione, morale e nella vergogna pubblica. Siamo stati incapaci di vedere la realtà per quel che è, ci siamo affidati a illusioni frutto della propaganda imperiale, politica, della pubblicità commerciale; siamo stati predati dai falsi alleati, dagli stranieri, da politiche diaboliche organizzate da esperti, burocratici, colossi finanziari, dai Boss dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che ha vincolato l’Italia e l’Europa a un neoliberismo acritico e meccanico e ha un commercio globale che ci ha mezzi rovinati. Così ecco il vero perché siamo qui. Aspettiamo di sentire da quella jena d’un nipote che a modo suo, con calma, con lucida serenità, con la forza della sua incoscienza ci annunzia la prossima fine del nostro mondo e l’inizio di uno nuovo che forse verrà o anche no. Comunque quel ceto medio un tempo borghese di cui eravamo parte è morto. Manca solo il becchino che seppellisce le nostre illusioni, le nostre pazzie, i nostri errori, la nostra arroganza. Magari è il possibile nascituro, o forse è direttamente lui il Vincenzo detto “ Vince” che farà nella nostra famiglia l’opera pietosa di seppellire un mondo fallito e morto.

Ingegnere: La soluzione per tutto quanto finora si è detto. Noi morti, altri arrivano e sono vivi. Nel bilancio di ciò che si perde e di ciò che s’acquista c’è un bilancio, forse un pareggio dei conti, o forse no il passivo che lascerà ai posteri quest’Italia della Repubblica sarà così pesante e duro da scatenare l’abiura dei posteri e l’oscurità  per tutte le nostre opere cattive o buone che fossero. Felicitazioni allora. Spero che questo metta pace in questa casa, sul serio il giardino lascia a desiderare e un tocco femminile aiuterebbe senza dubbio i rapporti fra il vostro nipote e il vicinato. Poi è naturale che sia così.

Marco: A furia di credere a quei ciarlatani nostrani che fanno politica  ci siamo corrotti  ecco le ragioni profonde della nostra infelicità e decadenza.  Abbiamo creduto alla loro recita, ai travestimenti e ai trucchi di scena della politica. Alla fine anche noi ci siam messi a recitare pure noi del ceto medio la nostra parte, la nostra tragica finzione. A declamare le virtù di mondi umani morti, di simboli finiti da decenni, a fingere onestà, fiducia nel sistema, decenza, rispetto per le leggi e il pudore. L’Italia si è trasformata negli ultimi decenni in grande palcoscenico pieno di figuranti e ciarlatani da strada che si fingevano eroi, gran signori, professori, dottori, imprenditori. Fra i peggiori sul palcoscenico i politici che fingevano di essere davvero politici ed invece era una massa di gente che cercava uno stipendio, una truffa, una raccomandazione. Siamo come popolo vittime del nostro stesso inganno, una frode di massa dove tutti sono colpevoli e  quindi nessuno è responsabile.  Una grande, immensa, assurda recita a soggetto di un popolo intero che guidato dalle sue sedicenti classi dirigenti ha finto di vivere altrove, di essere altro, di possedere quel che non ha e forse non ha mai avuto.

 Aspettate! Sento un rumore, forse è lui! Del resto è quasi l’alba, alla fine dovrà rientrare. Francesco, dottor Campi guardate se è la sua macchina.

Ingegnere: Non vedo bene, ma mi par di sì

Francesco: Ci siamo, è lui.

Marco: Bene, mettiamo a posto la bottiglia, c’è poco da dire adesso e tanto da ascoltare.

La porta si aprì e la famiglia fu di nuovo riunita per un breve momento fra la fine della notte e l’alba del nuovo giorno.

FINE




1 aprile 2011

La recita a soggetto: Malocchio&Politica


per approfondire


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco chiude il giornale, lo piega in quattro parti. Lo mette al posto. Francesco si avvicina. Siede accanto a lui con aria amichevole.

Marco: Non si è ancora detto nulla sulle sfortune della famiglia. Quelle vere.

Francesco: Intendi le donne, l’eredità, questo casino del nostro nipote?

Francesco si guarda i piedi come se volesse sottrarsi a un confronto.

Marco: Donne e politica ecco le jatture della nostra famiglia. Un malocchio ti dico, roba da esorcista, da consulto presso il mago egizio di Livorno…

Marco: Quello etrusco di Cerreto no… è pure meglio fa anche le divinazioni elettorali. Ci piglia.

Francesco: Già… è vero. Ma è sempre la stessa storia qui in Italia. Il ricco è amato dalle donne, sempre e comunque. Si tratta di una regola generale in Italia, è un dato di fatto necessario e  ordinario, una questione di continuità culturale. Se nel remoto passato c’era la dote oggi c’è l’insieme dei beni e dei denari. La coppia è una questione di cassa, di dare e avere. Perché stupirsi se nel momento della difficoltà economica le donne in questa casa come altrove hanno mollato amanti, amici, e fidanzati. Stupirsi è stupido in questo caso. Certo il nostro nipotino potrebbe scrivere un libro illustrato: “Le donne della mia vita” con il seguente sottotitolo “tante coi soldi, poche senza”. Per me il discorso è tutto qui. Non c’è altro. Non può esserci altro nel Belpaese.

Marco: “Massì che c’è altro!”. Iniziamo a dire che la politica porta disgrazie e lui ha voluto far quella pazzia dieci anni fa di aderire a quel partito dell’Asinello che poi è sparito, si è fatto pure eleggere al quartiere, giusto per farsi nemici e complicarsi la vita. Poi si stupisce se Comune  e Provincia si ricordano due o tre volte l’anno di lui e mandano i controlli. La politica attira il malocchio, non ho dubbi. Io che sono un qualunquista, menefreghista, razzista, bellicista e non ho impegni e tessere avrò avuto in dieci anni una, due, tre ispezioni. Nonostante ciò ho inquinato, fatto i fatti miei, sfruttato la povera gente che lavora qui e in altri paesi, lavorato per conto di gente impresentabile, ai confini della decenza e  della legalità. Eppure, nessuno mi chiede nulla. Ma pensa te! E questo accade perché credo alla magia e so che il malocchio va prevenuto. Le negatività magiche e mistiche emergono quando si fanno le manifestazioni, gli scioperi, i casini di piazza. Per chi poi? Per arabi strani, per i negri, per i giapponesi o i cinesi o chissà che cosa, o peggio per i disoccupati e le famiglie disperate in Italia. I fatti propri occorre farsi. Se uno è generoso con il proprio tempo, con il proprio denaro, se fa elemosine, se crede in valori diversi da quelli che martella ogni giorno la pubblicità commerciale, se lavora a gratis per i giovani, per i disoccupati, per i poveri è certissimo che sarà visto con grandissimo sospetto dalle ragazze e dalle donne italiane e dalle forze di polizia. Poi è chiaro che su di lui cade il malocchio, la sfortuna, le…

Francesco: Ispezioni della provincia, dei vigili del fuoco, della polizia municipale e della finanza… Il malocchio. Senza dubbio. Malocchio che nasce dal farsi del male occupandosi magari del disagio giovanile. In un paese dove i signori che ci governano vogliono vedere un solo tipo di giovane  maschio o femmina che sia:”i  figurini della pubblicità commerciale vestiti alla Statunitense”. Certo che impegnarsi con la politica per i giovani e i disoccupati ha calamitato sul nostro nipotino gravi segni di negromanzia. Di sicuro per sua colpa ha suscitato l’invidia e l’odio di gente cattiva, che fa magia, magia nera. Con la sola forza del pensiero evocano e materializzano la delazione anonima, la telefonata del confidente, della spia rionale o condominiale. Davvero gente malvagia. Che fa commercio con i demoni. Come certi architetti, avvocati, medici, notai pronti a far la spia, a vendere i segreti del cliente ai suoi nemici magari per un conto non pagato o per un regalo mai ricevuto. Davvero il malocchio pervade tutta la vita civile e la gente perbene, i giovani imprenditori, i piccoli commercianti lo subiscono con rassegnazione e fatalità religiosa. Ma il nostro ha voluto strafare, non si è mosso, ha fatto casino, non ha piegato la testa. Ed ecco che arrivano gli accertamenti, i controlli, le ispezioni, le delazioni anonime, i bigliettini minacciosi nella cassetta delle lettere, i finestrini dell’auto rotti e altre cose simili. Una sfortuna dietro l’altra. Ma non è persecuzione, non è che ha pestato i calli  a qualche illustrissimo presidentissimo d’Italia o della provincia. Si tratta di magia nera, di qualche amuleto, di qualche fattura messa in piedi contro di lui.  Ad esempio che bisogno aveva di far una lotta politica per il centro giovani. In un quartiere del cavolo. Maledetto da Dio, un quartiere dormitorio costruito con cemento marcio e il compensato negli anni settanta per mettere la feccia che lavorava in fabbrica e  veniva sfruttata nell’industria alimentare sotto un tetto? A nessuno! Solo a lui. Non è arroganza, non è ignoranza, non è idiozia,  è  magia. La fattura maligna della gente invidiosa ha spinto il nostro nipote a rovinarsi. Sì.  La magia è una cosa seria, palpabile, sincera. Ma è anche e soprattutto malocchio se è volta verso il male e il procurar sciagure. Che frega al quartiere se i giovani si drogano, rubano, scippano, s’alcolizzano, s’ammazzano con la corda ben tesa o disintegrandosi contro un muro di notte. Nulla. Chi ha i soldi è vecchio, è anziano, è terrorizzato dal futuro e i giovani sono la sua cattiva coscienza, il segno giusto e retto del suo fallimento civile e morale e della sua prossima dissoluzione fisica in una tomba. Il giovane non viene  a continuare l’opera del padre o del nonno ma a smentirla, criminalizzarla, smantellarla, denudarla  con suo essere atto di cinico egoismo. Egoismo generazionale che ripete la cattiveria degli antenati e annunzia la malvagità dei nipoti. Come ha da essere qui sul pianeta azzurro dove tutto tende alla morte e ogni cosa trova la sua punizione in modo che la vita possa risorgere dentro un ciclo continuo di dolore e vita che si perpetua nel fluire del tempo cosmico. Come può chi fa politica con i giovani non subire il malocchio portato da gente anziana che sa di essere in torto e di dover prima o poi esser costretta a subire l’abiura e il disconoscimento del legame di sangue da parte della propria discendenza. L’Italia è fatta di famiglie e nelle nostre famiglie il coltello più grosso con cui si taglia di più e si colpisce di più i propri familiari per farli restare al loro posto è cosa che hanno in mano gli anziani, i vecchi e le vecchine che fino alla morte si tengono ben strette le loro proprietà che sono tutto ciò che esiste e che dà senso alla vita.Sono la vita, a pensarci bene.

Marco: Finalmente parole sensate. Era ora. Il malocchio ha punito con durezza la nostra sfortunata famiglia. Chi come me secondo giustizia ha sempre espresso un egoismo proprio assoluto e monarchico ha fatto il bene di tutti. Chi come il nostro nipotino sciagurato si è dato da fare per gli altri ha aggravato l’equilibrio e ora la sfortuna osserva questa nostra sfortunata casa.  Forse con un paio di benedizioni pasquali chissà, magari la cosa va  accompagnata con amuleti e riti di maghi professionisti. Del resto non si può pensare che in una Repubblica bene ordinata come la nostra certe sciagure siano pilotate, create ad arte, o peggio siano  frutto di delazioni anonime e telefonate confidenziali ai dirigenti dei competenti organi di controllo. Quindi è nella magia e nel mistero la ragione di tanta disgrazia. Ma mi chiedo è giusto dire senza giri di parole questa cosa e questo nostro pensiero al Vince?

Francesco: Scusa fratello, ma in fondo:” che ce ne frega”? Se  c’è da pagare per togliere il malocchio alla casa e alla famiglia perché deve toccare a noi? Paghi lui e arrivederci e grazie!

Marco: Una seconda cosa giusta, questa notte che avanza porta consiglio. Trovo aria di famiglia.




2 novembre 2010

La recita a soggetto

Periferia e Ponte Rosso

Periferia e Ponte Rosso


Le Tavole delle colpe di Madduwatta


La recita a soggetto


Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco  preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.


Francesco si alza e gira per il corridoio, poi osserva la finestra che dà sul giardino, Marco  resta seduto e l’osserva. Poi si alza lentamente, con pigrizia. 


Francesco: Sei ingiusto. Vedi nella mia sfortuna del momento una pena, mi imputi senza motivo il marchio dell’incapacità. Non c’è colpa né merito nel mondo che è a caso e va verso il nulla. Felice è chi gode del qui e ora, tutto si  consuma e nulla  si crea. Perché lasciare il bene o il giusto a chi verrà dopo di noi, costoro potrebbero essere i figli di coloro che ci hanno truffati, derubati, messi sotto accusa o peggio. Perfino i  figli e nipoti di cattivi clienti e cattivi pagatori. Chi crea , chi lascia, può creare per altri e chi è l’altro? Non lo conosco! Conosco ciò che è  mio, ciò che mi fa felice qui e ora, ciò che è utile. La gente soffre? Non è colpa mia. Mi spiace per loro. Spero di lasciare nulla nemmeno la mia ombra su questo Belpaese che disprezzo con tutta la mia anima.  Quel che faccio nel commercio e nelle mediazioni è una necessità per non soffrire io stesso. Devo credere al potere mistico del denaro? Non credo sia necessario, a questa società basta che controlli la produzione di qualche azienda trasferita in Romania o in Serbia o in Ucraina che porta la merce qui e fa fallire le produzioni locali per la felicità dei miei ricchi datori di lavoro. Non conta tutto il resto. Devo essere rapido e portare risultati, chi sono non importa  a nessuno, neanche a me.


Marco: Poeta! Ora voglio parlarti del lavoro. Mi sono letto la Costituzione, quella in cui non ho mai creduto. Così recita il Primo Articolo: L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e  nei limiti della Costituzione. Vogliamo parlarne? 


Francesco: Di cosa? Costituzione? Democrazia? Popolo? O peggio di Lavoro?


Marco: Di lavoro. Voglio parlare di lavoro. Inizio a dire, secondo verità e giustizia, che questa cosa del lavoro che corona e giustifica la libertà e l’appartenenza a un popolo libero è oggi una truffa e un crimine contro la verità. Il lavoro è merce. Merce che va, merce che viene. Come può la merce fondare la libertà di tutti, lo Stato, la giustizia, la dignità della Patria.  
Io e i miei soci se per produrre calzature, bottoni, vestiti o altro ancora se troviamo caro il lavoro, anche a nero, qui in Italia andiamo in Romania, in Bulgaria, nella Repubblica Ceca, in Ucraina o perché no anche in Serbia. Poi con le leggi che stroncano i dazi e  rendono possibile la circolazione di macchinari industriali e di capitali si fa la fabbrica, si sfrutta la gente povera del luogo con la promessa di sorti magnifiche e progressive e si porta tutto il prodotto  in Italia, in Europa, dovunque. Se le cose si mettono male perché protestano i rossi e i sindacalisti neri arrivano i miracoli. Migliaia di migliaia di lavoratori del nordafricani, orientali, asiatici, slavi, rumeni, albanesi regolarizzati con qualche sanatoria che crea un esercito di disoccupati di riserva per abbassare le pretese dei nostri e gettare fumo negli occhi alle anime belle della sinistra radical-chic. Miracoli. Grandi miracoli. Manodopera a basso costo non mancherà mai in Italia e nel mondo  e qui ci sono molti  retori da strapazzo che per una mancia da poco lodano la società multirazziale che esiste solo nelle loro fantasie malate e nelle menzogne che propinano ai cretini e alla gente idiota. Esiste un solo principio: il potere su uomini e cose della natura che è creato dal denaro che tutto domina e tutto muove. Se  non basta i miei padroni e i loro finanziatori, che sono anche i tuoi, allargano i cordoni della borsa e si comprano la politica, i giornalisti, la televisione e mandano questo mondo umano di sfruttati e di consumatori scemi dove vogliono. Gli esseri umani sono come la plastilina che usano i bambini o come la creta dei vasai e degli artisti. Chi può dare forma a ciò che è indistinto crea e dà senso, la materia deve seguire la mano che opera. Così sono gli umani di questo tempo: cose che vengono comprate, vendute, lavorate, trasformate, distrutte, ricomposte. Il lavoro oggi come oggi  è solo una delle forme nelle quali il forte esercita il potere sul debole. Come può una delle forme del dominio dei pochi sui molti trasformarsi nella forma della libertà di tutti. Non può. Noi qui nel Belpaese viviamo una frode immensa e trasformiamo una libertà che ci è ignota in una fantasia della retorica politica e giornalistica. Libero è il denaro e chi esercita il potere attraverso esso, e tu mio caro fratello  poeta  e cialtrone fingi una forza che non hai. Tu soffri il fatto di non essere ricco sfondato, temi un giorno di far la fine dei tuoi sfruttati. C’è un solo uomo libero oggi: l’uomo ricco e un sola possibilità di essere liberi. Si è liberi se si esercita un dominio proprio, privato, egoistico.

Francesco: Ciò che ieri era vivo, oggi che ti ascolto, capisco che è morto da anni.


Marco: Ciò che prima era vivente oggi si chiama illusione e non è cosa per uomini forti e ricchi.






8 ottobre 2010

La recita a soggetto

 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto


Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Dove lo zio Marco trova Francesco sul divano degli ospiti in corridoio con il cellulare acceso, i due ragionano della casa e del nipote Vincenzo dove son ritornati a distanza di  anni.

Francesco: Eccolo, si pensa al demonio e subito c’è l’odore dello zolfo; anzi della sigaretta. Ora spengo e son subito da te.

Marco: Non ho fatto qualche migliaio di chilometri per sentire le lamentele di un fratello maggiore, semmai la signora come sta; in fin dei conti siamo in casa sua  e essendo fratelli del tale dal quale è divorziata è di cattivo gusto star in casa sua senza presentarsi. Piuttosto è in casa?

Francesco: Sì era molto stanca, così è andata a dormire del resto è notte son passate le dieci e mezzo, son rimasto con lei per un paio d’ore e me ne ha raccontate di storie. Comunque il tale come lo chiami è il nostro fratellino,  e il problema è il di lui figlio, ossia  nostro nipote. Lo sai che adesso il villino di famiglia è una specie di albergo, guarda attorno quel matto del Vince ha trasformato il salotto buono della zia in un ufficio ricevimento e cassa, ha tirato su due o tre muri e messo porte e finestre nuove e non è finita.

Marco: Fammi capire… La casa di famiglia è un albergo e questo divano nel corridoio è la stanza comune degli ospiti? Ecco spiegata la macchinetta a gettoni del caffè! Incredibile. Ma cosa è girato in quella testa matta.

Francesco: Tasse, tasse comunali, Acqua, Luce, Gas, tasse  sulla spazzatura. Hai bisogno di altri motivi per spazzar via il passato della famiglia? Del resto cosa rimane a questa generazione di giovanotti se non un delirio di debiti passati, di cose incompiute, di stranezze create da classi dirigenti improvvisate che non sono né classi, né dirigenti. Io sarei partito subito dopo la divisione dell’eredità della zia se fossi stato al suo posto. Del resto mettere in mano al ragazzo la casa e i debiti che ci sono sopra per non caricarceli addosso giustifica una cosa del genere. Del resto chi ha detto che in famiglia la torta debba esser divisa fra parti uguali, i vecchi come noi hanno più diritti; siamo stati coerenti in fin dei conti con la nostra generazione che lascerà a figli e nipoti il debito pubblico più grande d’Europa, discariche a  cielo aperto, un sistema sociale morto, un mondo politico deforme e osceno tanto criminale quanto criminogeno. Dimenticavo l’esempio: una generazione di appartenenti a una  finta classe dirigente, di finti politici, di finti credenti, di finti comunisti, di finti imprenditori; oggi tutti allegramente in fuga dalla realtà e da questo paese con la cassa o senza.

Marco: Sei sempre il solito estremista, moralista, forse ex comunista. Parli, straparli ma poi… Fra noi in confidenza ammettiamolo: ma che ce frega degli altri e di questi giovani con l’I-Pad e i calzoni strappati e le scarpine firmate. Cosa hanno fatto per noi. La storia della nostra generazione e di chi ci rappresenta è semplice c’è il denaro e c’è il nulla. Se hai il denaro sei se no sei il nulla e il nulla è la morte civile e morale. Il nulla di chi non ha è la morte morale e spirituale di tutto il proprio mondo umano perché tutto si fa nero e oscuro e sei già morto e decomposto in vita.  L’essere umano è un microcosmo di sentimenti, di valori, di spiritualità e se gli togli i soldi lo fai sparire perché è il denaro che circola la vita della vita. Se non c’è il potere che viene dal denaro tutti ti abbandonano: amici, banche, operai, figli, figlie, parenti. Tutto è una relazione di costi e ricavi nella vita del singolo come nei sette miliardi d’infelici che vivono sul pianeta azzurro. Come faceva dire il tuo amato Pasolini a Totò il povero nel Belpaese “muore due volte” il ricco una sola e solo per restituire una parte quello che ha avuto in più dalla vita. Solo un pazzo o un uomo malvagio non riconosce la follia di quanti non si approfittano del qui e ora strappando con ogni mezzo qualcosa alla malvagità dell’esistenza. Io rifarei quel che ho fatto perché anche se talvolta è riuscito male la natura del mio operare è perfetta perché coerente con questo sistema. Comunque tu non hai fatto cose diverse, mi risulta…

Francesco: La tua filosofia di vita mi fa vomitare, e non vedi la differenza. Io ho subito questo male che tu a tuo modo ami perché ti assolve da tutto e da tutti e ti giustifica. Ciò che tu hai fatto nel lavoro e nel commercio e nella produzione con gioia distruttiva io l’ho compiuto nel dispiacere e nel rimorso. Prova ne sia che la mia salute ne ha risentito, ho somatizzato il mio tradire gli ideali.

Marco: Un ideale che non trova campioni, martiri e forze materiali per la sua difesa non è una cosa seria e meno che mai un ideale. Forse può essere uno squallido alibi, una truffa morale fatta contro se stessi. Ammetti piuttosto che ciò che è stato fatto era necessario, perfetto nella coerenza e meschino nel suo darsi perché i nostri rimorsi e le nostre paure l’hanno corrotto. Se si lascia il passato dietro di sé occorre andar fino in fondo e in questa cosa entrambi abbiamo fallito. Ciò che è stato ci ha colpito alle spalle e ora siamo qui uno di fronte all’altro.






19 febbraio 2009

Dove sei Italia gentile?

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Dove sei Italia gentile?

Ho perduto di vista da anni il meglio del Belpaese. Il senso dell’osceno e del deforme e del criminogeno mi sembra tale da essere respirabile ad ogni angolo di strada di questa penisola ormai da diversi anni. Mi chiedo cosa sia successo, perché alla fine ciò che è il peggio dal punto di vista psicologico e ciò che è deforme in archittetura hanno vinto e si è costruito un presente a sua immagine e somiglianza. Forse ha ragione il celebre giornalista Marco Travaglio: questa è davvero una Seconda Repubblica, una cosa nuova, per certi aspetti inedita, qualcosa che è emerso dalle oscurità dopo che le diverse genti del Belpaese han dovuto assistere al crollo indecente dei partiti della Prima Repubblica sommersi dalle inchieste sulle malversazioni e sulle tangenti al tempo di Mani Pulite. Solo che la Seconda Repubblica appare qualcosa di malfatto, qualcosa d’incertissimo. Una cosa strana nel suo darsi e in continuità con il peggio della precedente: non è più la vecchia Repubblica vilipesa e screditata e non è neanche un nuovo inizio, oggi questo strano sistema deve traghettare le nostre sfortunate genti attraverso un periodo difficile di guerre e di crisi. Per certo le recenti primarie di Firenze confermano che si sta manifestando una trasformazione epocale nel campo della fu sinistra e del fu partito comunista italiano. La vittoria di Renzi il candidato più spostato su posizioni conservatrici e di chiara ispirazione cattolica rivela che ormai ci avviamo ad avere due grandi partiti di destra: la PDL e il PD. I pariti minori, le liste civiche, le organizzazioni dei puri e belli di spirito rischieranno di diventare dei soggetti politici irrilevanti se non elementi decorativi del sistema elettorale e politico. La trasmutazione del Belpaese verso una copia minuscola e deforme del peggio degli Stati Uniti pare procedere a grande velocità. Della civiltà statunitense ci manca però tutto: i valori, la concezione della Nazione come Seconda Israele per i colonizzatori benetti da Dio, la capacità di rischiare nel bene e nel male, lo spirito del pionere, il coraggio dei suoi soldati e dei suoi cittadini, la volontà di potenza, l’alta opinione presso tutti delle libertà civili e della Costituzione. Conosco questo comportamento italico, esso è una brutta costante delle genti del Belpaese: è lo scimmiottare grottescamente e rozzamente i costumi dei padroni del momento. Al tempo del dominio spagnolo in Italia, il Manzoni stesso lo ricorda, i nostri piccoli despoti al soldo e al servizio degli stranieri parlavano il castigliano, la lingua degli occupanti. Si tratta del solito travestimento, è un po’ come la pecora che si mette il mascherone del leone per intimotire il lupo, poi al momento del dunque al posto del ruggito esce dalla maschera un belato che rivela il trucco. Posso avere questa fiducia: l’Italia rivelerà ciò che è nel bene come nel male, a Firenze come altrove, quando sarà forzata ad disfarsi delle troppe maschere trasformistiche che indossa a seconda delle occasioni e a rivelare a sé stessa e agli altri se è una pecora travestita da leone o al contrario un leone che per troppo tempo ha fatto finta d’esser pecora e ha pure iniziato a brucar l’erba e a seguir il cane pastore. Aspetto di vedere la reazione al momento del dunque: la tosatura della bestia.

IANA per FuturoIeri




16 dicembre 2008

APPELLO DI FINI E TRAVAGLIO

Appello Fini - Travaglio

 

12 dicembre 2008

 

Con l’annuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza si è giunti al culmine di un’escalation, iniziata tre lustri fa, che porta dritto e di filato a una dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale birmano.
Da un punto di vista formale la cosa è legittima. La nostra Carta prevede, all’articolo 138, i meccanismi per modificare le norme costituzionali. Ma farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti stessi della liberal-democrazia che è un sistema nato per tutelare innanzitutto le minoranze (la maggioranza si tutela già da sola) e che, come ricordava Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo sistema, deve porre dei limiti al consenso popolare. Altrimenti col potere assoluto del consenso popolare si potrebbe decidere, legittimamente dal punto di vista formale, che tutti quelli che si chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha abolito la pena di morte? Che importa? Si cambia la Costituzione. Col consenso popolare. Elementare Watson. Senza contare che a noi la Costituzione del 1948 va bene così, e non si vede un solo motivo per stravolgerla (altra cosa è qualche ritocco sporadico per aggiornarla).
Com’è possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto? Non fermando Berlusconi sul bagnasciuga, permettendogli, passo dopo passo, illiberalità e illegalità sempre più gravi. Prima il duopolio Rai-Fininvest (poi Mediaset) che è il contrario di un assetto liberal-liberista perché ammazza la concorrenza e in un settore, quello dei media televisivi, che è uno dei gangli vitali di ogni moderna liberaldemocrazia. Poi un colossale conflitto di interessi che si espande dal comparto televisivo a quello editoriale, immobiliare, finanziario, assicurativo e arriva fino al calcio. Quindi le leggi “ad personas”, per salvare gli amici dalle inchieste giudiziarie, “ad personam” per salvare se stesso, il “lodo Alfano”, che ledono un altro dei capisaldi della liberaldemocrazia: l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Infine una capillare, costante e devastante campagna di delegittimazione della Magistratura non solo per metterle la mordacchia (che è uno degli obbiettivi, ma non l’unico e nemmeno il principale della cosiddetta riforma costituzionale), ma per instaurare un regime a doppio diritto: impunità sostanziale per “lorsignori”, “tolleranza zero”, senza garanzia alcuna, per i reati di strada, che sono quelli commessi dai poveracci.
Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento e di quei fantocci che sono i presidenti delle due Camere, padrone assoluto del centro-destra, se si eccettua, forse, la Lega, padrone di tre quarti del sistema televisivo, con un Capo dello Stato che assomiglia molto a un Re travicello, Silvio Berlusconi è ormai il padrone assoluto del Paese e si sente, ed è, autorizzato a tutto. Recentemente ha avuto la protervia di accusare le reti televisive nazionali, che pur controlla nella stragrande maggioranza (ieri, in presenza del suo inquietante annuncio, si sono occupate soprattutto della neve), di “insultarlo”, di “denigrarlo”, di essere “disfattiste” (bruttissima parola di fascistica memoria), di parlare troppo della crisi economica e quasi quasi di esserne la causa (mentre lui, il genio dell’economia, non si era accorto, nemmeno dopo il crollo dei “subprime” americani, dell’enorme bolla speculativa in circolazione).
Poi, non contento, ha intimidito i direttori della Stampa e del Corriere (il quale ultimo peraltro se lo merita perché ha quasi sempre avvallato, con troppi silenzi e qualche adesione, tutte le illegalità del berlusconismo) affermando che devono “cambiare mestiere”.
Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo. Che si affermò non in forza dei fascisti ma per l’opportunismo, la viltà, la complicità (o semplicemente per non aver capito quanto stava succedendo) di tutti coloro che, senza essere fascisti, si adeguarono.
Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo. Ingeneroso per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa un’idea, per quanto tragica, di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di Berlusconi c’è solo il suo comico e tragico superego, frammisto ai suoi loschi interessi di bottega.
Una democrazia che non rispetta i suoi presupposti non è più una democrazia. Una democrazia che non rispetta le sue regole fondamentali non può essere rispettata. E a questo punto perché mai il cittadino comune dovrebbe rispettarla invece di mettersi “alla pari” col Presidente del Consiglio? “A brigante, brigante e mezzo” diceva Sandro Pertini quando lottava contro il totalitarismo. O per finirla in modo più colto: “Se tutto è assurdo”, grida Ivan Karamazov “tutto è permesso”.

Massimo Fini
Marco Travaglio

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Associazione FUTURO IERI - http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/vaini.htm



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