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13 settembre 2010

Il Belpaese e la scuola

 


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere. Onestà intellettuale vuole che si ragioni anche sul fatto che la scuola pubblica non è una cosa importante neanche per la maggior parte degli italiani che in massa hanno votato per partiti politici di chiaro orientamento neoliberale: PDL e Lega Nord. Un neoliberale crede nella scuola privata e considera che la scuola pubblica non deve promuovere l’ascesa sociale degli allievi e di riflesso delle loro famiglie; infatti nel mondo Statunitense e Inglese la scuola è privata e le scuole che formano per inserire gli allievi ai livelli alti delle professioni e della società sono costose e di fatto delle imprese private. E’ palese che chi porta avanti politiche neoliberali tagli la scuola e la spesa sociale anche a prescindere dalla condizione economica del momento. A beneficio dei miei venticinque lettori presento queste due citazioni su alcuni rimossi che riguardano la scuola italiana, riflettere sul  passato, quello non finto e falsificato, aiuta.

In realtà, ad avviare concretamente una prima revisione ideologica dei testi scolastici in uso del Ventennio mussoliniano e a sollecitare – nel quadro di una più generale defascistizzazione della scuola italiana- la produzione e diffusione di una pubblicazione scolastica più in sintonia con le idealità politiche, sociali e culturali della nascente democrazia, fu la Sottocommissione per l’Educazione dell’Allied Military Gouvernament  (AMG), presieduta dal pedagogista statunitense Carl Washburne. Tra il 1944 e il 45, com’è noto, la Sottocommissione  pose mano alla stesura di nuovi programmi didattici per la scuola materna ed elementare e per l’Istituto magistrale e, contestualmente, stabilì i criteri per la revisione dei libri di testo relativi alle scuole di ogni ordine e grado, affidando tale compito ad una Commissione ministeriale centrale e ad una serie di Commissione regionali per la scuola istituite nei territori via via liberato e sottoposti al controllo dell’Allied Military Gouvernament, composte da insegnanti e funzionari scolastici designati dai Regional Officiers di comune accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione. Pag.311

Ferruccio Parri capo della Resistenza Italiana e presidente del Consiglio  dal giugno del 1945 al dicembre 1945  così si espresse a proposito del provvedimento Scelba contro il fascismo e il suo possibile ricostituirsi:”Finora la nostra organizzazione politica e i nostri partiti non hanno saputo risolvere il problema dell’educazione. La presentazione di questo disegno di legge può essere l’indice di un fallimento, l’indice di una scarsa capacità educativa della nostra democrazia ad irradiarsi nelle sfere giovanili. Il problema dei giovani è il problema di fondo per il nostro avvenire.”  Intervento in senato del 23 gennaio 1952. Cit. in. Anna Ascenzi, Metamorfosi della cittadinanza, Studi e ricerche su insegnamento della storia, educazione civile e identità nazionale in Italia tra Otto e Novecento, EUM, Macerata, 2009. Pag.320

IANA per FuturoIeri





14 ottobre 2009

Quale Italia sarà possibile?

La valigia dei sogni e delle illusioni

Quale Italia sarà possibile?

 

Il Belpaese dovrà pur essere qualcosa prima o poi. Le cronache di questo 2009 di crisi, non ancora finito, mi mostrano un Belpaese preda di classi dirigenti indegne, aliene dalle difformi e disperse genti che popolano l’Italia. Lo scudo fiscale votato per ben due volte in modo rocambolesco e pazzo con numerose assenze nella maggioranza e nell’opposizione aiuta coloro che si sono dilettati nella creatività in materia fiscale. Io che mi alzo la mattina per andare a lavorare mi chiedo come posso venir tutelato da uno Stato che mi tassa con mano inflessibile e che si dimostra amorevole e generoso con personaggi che in altri paesi finirebbero in galera, per anni. Perché la cattiva politica è anche questo modo di gestire lo Stato. I rappresentanti del popolo, anche se con qualche deformità, rappresentano tanta parte della popolazione italiana.  Lo scudo fiscale proprio perché cade in tempi straordinari di disgrazia e di miseria mi fa intendere come i poteri del Belpaese siano deboli e divisi, preferiscono inseguire i disonesti e i furbi perché non hanno scelta. O credono di non averne una diversa. Del resto se si appellassero alla Nazione e alla sua volontà di riscatto cosa potrebbero mai ricavare dal momento che la Repubblica ha quasi sempre mostrato alle genti d’Italia la via della frammentazione attraverso le ideologie dei diversi  partiti e il pertinace conseguimento di specifici interessi di parte quando non addirittura un clientelismo spicciolo sconfinante nel nepotismo.

L’Italia deve diventare una civiltà; altrimenti ai primi gravi rovesci di fortuna, che capitano ogni tanto nel volgere di un secolo, la frammentazione degli interessi e dei gruppi porterà alla disgregazione dello Stato e della Repubblica. L’enorme peso politico della Lega Nord è un segnale ben preciso di questo processo in atto. Ogni interesse particolare e privato mancando dei valori comuni a tutta la popolazione diventa una totale e assoluta esigenza politica là dove trova rappresentanza. Ora c’è da chiedersi a chi giova un sistema politico che cura ogni possibile frammentazione all’interno della popolazione. Certamente ad alcuni singoli che approfittano della debolezza e dell’incertezza generale, ai poteri finanziari che trovano una realtà debole e passibile di ogni condizionamento, e ai poteri politici stranieri che si tolgono di torno il problema di una potenziale potenza regionale nel mezzo del Mediterraneo.

Quest’ultima dovrebbe essere la prima di tutte le evidenze. Il Belpaese che verrà, in un tempo purtroppo ancora molto lontano, dovrà spazzar via i cattivi propositi dei finti amici, dei finti alleati e dei nemici. Potrà farlo solo se troverà qualche valida ragione per star assieme, se onorerà dei  valori condivisi, se si darà un modello di vita culturale e civile che oggi è assente; questo qualcosa deve però prescindere da un senso di paura o d’oppressione. La civiltà italiana dovrà essere valida e autonoma di per sé senza bisogno di poggiarsi su stampelle militari o politiche altrui.

IANA per FuturoIeri




14 giugno 2009

Ripetizioni di civiltà dai cugini d'Oltralpe

I

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Ripetizioni di civiltà dai cugini d’Oltralpe

Certo che è dura ammettere la superiorità manifesta in una singola cosa della civiltà francese, e ancor più pesante è l’aspro paragone fra lo Stato francese e questa poltiglia liquida nostrana, questo impasto fangoso e amaro di profittatori, questuanti, demagoghi, amici degli amici, plebei al potere che sembrano usciti dai bassifondi dell’impero  romano prima del saccheggio di Roma  per mano di Alarico il re dei Goti. E’ successo che il grande Josè Bovè con i suoi alleati ha conseguito un grande risultato politico alle europee, ha portato le insegne del pensiero ecologista alla seconda cifra decimale, anzi oltre il 16%.  Le idee altre, le forme di produzione e consumo sostenibile, il futuro possibile, la tutela della vita e dell’ambiente sono diventati i punti forti di una svolta politica.

Inoltre il leader dei contadini francesi e i suoi alleati hanno coinvolto tanta parte dell’elettorato giovanile fra i venti e i quarant’anni, e lo hanno fatto parlando di vita, di ecologia, di futuro, di un modo diverso di vivere e di produrre. Questa è politica! Altro che CentroSinistra con o senza trattino, con o senza distinguo su Gheddafi e le polemiche sulle vicende del divorzio di Berlusconi. Nel Belpaese c’è solo una vile recita a soggetto condotta da guitti maligni, vecchi e stanchi che si portano dietro gente che applaude a comando per evitare che il pubblico s’addormenti in sala annoiato dalla loro volgarità e dal basso profilo della cosa.

Le genti d’Italia, a differenza di quelle dell’Europa, non cercano soluzioni avanzate, non forzano il destino, non inseguono il futuro, non vogliono salvarsi da sé ma al contrario tentano di fuggire nel trapassato remoto, di escludere dalla loro vita la realtà. Ecco che riemergono croci democristiane e recentemente simboli para-fascisti per salvare da inesistenti comunisti un ceto medio impoverito terrorizzato da tutto e da tutti. A sinistra  i ceti politici si dividono in mezza dozzina di sinistre affermando di far così, senza rappresentanza politica e senza accesso ai mezzi di comunicazione di massa gestiti dai loro nemici politici, gli interessi delle masse di poveri puniti e sfruttati dalla globalizzazione fallita e dall’egoismo sociale di piccolissime minoranze di ricchissimi. Si tratta evidentemente nel caso italiano non della reazione di un popolo davanti al male che monta  ma di genti diverse che stanno assieme per sbaglio, di masse indottrinate dalla pubblicità commerciale della televisione, di grandi miserie morali spacciate per virtù.  Al centro-nord cresce pure la Lega Nord un partito che s’identifica con una patria virtuale che è la Padania e non sa che farsene di quella presente. 

La Francia ci ha dato la sua solita lezione, ci vorrà gente che umilmente raccolga l’evidenza dei fatti e la certezza delle presenti miserie e lentamente ma decisamente cominci a costruire il futuro. Sempre che non sia troppo tardi.

IANA per FuturoIeri



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