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16 marzo 2011

Il Fascista Immaginario: assolti!


tanti-giornali

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Il materiale di scena del fascista immaginario è messo su un tavolo della facoltà occupata…

-          Sergio: Ecco comunque quel che resta del passato imperiale di questa penisola, di questa Patria a mezzadria da una parte noi stessi e dall’altra le basi della NATO…

-          Lazzaro: Che cosa patetica, i resti pietosi di miti morti e decomposti, di cose che non sono più. Certo che come italiani siam stati sfortunati scivoliamo da un mito morto all’ammirazione per qualche padrone forestiero sia esso comunista cinese o russo o capitalista inglese o statunitense.  Ma di tutti gli imperi e i dominatori che nel corso dei tre millenni di storia umana di questa penisola, di tutti i regimi schiavisti, feudali, fanatici, capitalisti questo fascista è stato il  peggiore. Ha dimostrato a noi stessi e al mondo l’impossibilità della civiltà italiana, almeno come impero o come potenza.

-          Sergio: Questa poi…non c’è una civiltà italiana ora?

-          Lazzaro: Ma tu che hai visto? Cosa ne sai di quello che è lontano da qui? In Francia, in Germania, in Svizzera e ancora  più in là? L’Europa dei grandi Stati nazionali è Europa imperiale, come l’Euro come la BCE. Noi cosa siamo? Un popolo che non sa neanche conservare l’unico primato su cui può puntare ossia quello umanistico e artistico, perché semplicemente la stragrande maggioranza della sua popolazione non sa nemmeno che esiste. Forse neanche le nostre docenze universitarie illustrissime hanno idea di cosa sia un patrimonio culturale. L’opera di conservazione e valorizzazione del proprio passato si è persa, del resto i nostri amministratori cavernicoli non capiscono neppure l’importanza di aiutare l’arte contemporanea o di creare centri di ricerca liberi dal nepotismo, dalla corruttela, dall’incapacità. Chi ci comanda è estraneo alla storia e alla vita del Belpaese e alle sue tradizioni. Siamo preda di ciarlatani e imbonitori televisivi. In gioventù sono finti Comunisti per vivere d’espedienti e farneticare, in maturità sono capitalisti marci per far intrallazzi e truffe con la politica e una volta anziani diventano falsi liberali perché sono terrorizzati dall’idea di perdere la loro roba e credono che il liberalismo classico santifichi il loro diritto al possesso. Personalmente credo che i nostri liberali sia solo gente rozza, incolta e assolutamente ossessionata dalla conservazione egoistica e amorale della propria proprietà privata; credono che Adam Smith il teorico del liberalismo classico abbia giustificato il possesso della loro roba in qualsiasi modo acquistata o presa. Ben altra cosa è la civiltà francese o germanica. Si sente nell’aria la potenza di un popolo che sa chi è e che cosa vuole e che non deve nascondersi dietro i cadaveri di tempi perduti ormai ridotti polvere.

-          Sergio: Una cosa che dici è giusta, il resto è vomitevole e mi chiedo perché non ti metto le mani addosso. Sì è vero che esiste una civiltà germanica e forse hai ragione. Se c’è una speranza per l’Europa essa ha ragion d’essere solo fra i pesi del grande Nord. Inoltre è vero che noi qui nel Belpaese non abbiamo capi ma gente strana che vive d’espedienti e non mi meraviglia l’estraneità del corpo docenti di questa e delle altre facoltà italiane dalla storia e dalla vita del nostro popolo. Ma su una cosa sbagli. Sbagli tanto. Il sangue. C’è chi è morto e da entrambe le parti.

Lazzaro mette alcune riviste e libri sul tavolo nella scatola, ne guarda uno e due e poi lascia volutamente  fuori “La fine del lavoro”. I due sui  osservano, Sergio muove le mani è  leggermente nervoso e tira fuori da una cartellina una foto in bianco e nero. E’ una foto di Dresda dopo il bombardamento del febbraio del 1945.

-          Lazzaro: Che fai t’interessano i massacri e le rovine, cosa vuoi farmi vedere…

-          Sergio: Nulla che non sai già, questo Belpaese ormai vive fra le rovine che lui stesso ha costruito. Rovine di memorie finite e distorte da narrazioni politiche di fantasia, rovine religiose di popoli italiani privi di trascendenza che vivono solo per la roba e per il qui e ora, rovine di classi dirigenti politiche che cambiano contenitori elettorali riciclandosi a colpi di milioni generosamente donati da privati ricchissimi, multinazionali e società commerciali, minoranze di privilegiati che difendono con espedienti e cavilli legali privilegi feudali, abusi e nepotismo nella pubblica amministrazione e perfino nel privato. Tutta la realtà di questo Belpaese urla che siamo in mezzo alle macerie civili e morali di generazioni che non hanno saputo costruire e fondare. Anzi le rovine del remoto passato, di Dresda, Berlino, Cassino comunicano quasi un senso di sicurezza; era un punto fra un prima e un dopo. Invece qui siamo all’inizio di una caduta non si sa bene verso dove. In questo cadere vedo tutta l’impotenza di chi come me cerca di trovare nel passato i segni di una resurrezione di cose che sono state. La realtà è che questo è un sistema inquinante e distruttivo, un modello consumista e capitalista a crescita infinita in presenza di risorse planetarie  limitate anche se grandi. Siamo arrivati al punto che tutti i dirigenti politici e finanziari  fingono di credere che si possa creare il denaro all’infinito, produrre all’infinito, inquinare all’infinito, distorcere la realtà e dei fatti e la memoria come se il passato fosse una lavagna su cui riscrivere la lezione del giorno ad ogni suono della campanella.

-          Lazzaro: Che dici…Ti accusi. Guarda che noi due non siamo responsabili di nulla. Certo le scelte e le idee personali… Tu fascista delle favole, io il solito rosso che deve lavorare di bassa cucina per far prevalere il diritto sull’abuso.

Ma questa realtà non è la nostra  è qualcosa che ci è piovuta addosso. Chi non ha terre, case, rendite, protettori potenti, pacchetti di voti, cariche politiche, posti di rango e di privilegio nella pubblica amministrazione è assolto da tutto questo. Sbarchi il lunario come fascista immaginario, hai debiti, non hai potuto studiare perché non avevi protettori, soldi, aiuti. Sei assolto e io con te. Chi è responsabile sta in alto, chi si è arricchito sta in alto, chi è vissuto di frodi è altrove, noi siamo assolti davanti agli uomini, alla legge morale e a Dio ammesso che esista e non sia una leggenda per poveri grulli. Assolti, liberi dal male. Intendi! Io e te siamo forse dirigenti di multinazionali, o grandi finanzieri che spostano capitali, giudici di corti internazionali che ad orologeria condanno i dittatori e i despoti che hanno scelto le multinazionali sbagliate per vendere le risorse e la forza lavoro dei loro sudditi-schiavi, generalissimi che schierano superbombardieri e spianano interi popoli, presidentissimi eletti con i soldi delle banche e dei ricchissimi, assolutamente no! Siamo assolti e solo dei malvagi che sono malvagi, degli iniqui che sono iniqui, dei corrotti che sono corrotti, degli empi che sono empi aldilà di ogni possibile spiegazione e giustificazione possono dire il contrario. Io credo che il tuo modo di fare sia sbagliato. Certo. Assolutamente. Ma c’è un nemico che è  oltre ed è non meno ideologico delle dittature del passato ed è questa concentrazione globale di potere economico e finanziario nelle mani di pochissimi che sta devastando il mondo per mire di egemonia globale, di potere, di controllo delle risorse energetiche e della forza lavoro. E così in confidenza, far noi, tu lo sai vero che adesso c’è una guerra in Iraq per il petrolio?





7 gennaio 2008

SULLA PAROLA LIBERTA'

Scrive  il professor Marco Tarchi nel suo ultimo editoriale edito su Diorama Letterario di settembre-ottobre 2007: ”…La scoperta che il soft power quantomeno è un prezioso ausiliario dell’hard power, a cui può spianare la strada o coprire le spalle, e in non pochi casi ne è un sostituto ancor più efficace, ha da tempo convinto i programmatori delle strategie di potenza che conquistare le mentalità degli abitanti di un territorio è altrettanto essenziale quanto controllarne per via militare i confini e le vie di accesso.  Di conseguenza, orientare tramite i media le opinioni è diventato l’impegno prioritario delle classi politiche, che, nei regimi democratici non meno che in quelli autoritari, agli operatori dell’informazione chiedono non quella libertà di giudizio che a parole proclamano, ma fiancheggiamento…”.  Questo estratto ha forzato chi scrive a riflettere su un aspetto del problema della libertà nei paesi sedicenti democratici e “Occidentali”.  C’è da chiedersi, infatti, cosa rimane della libertà e della Democrazia ora che tanta parte dei media è parte dei meccanismi di  dominio e controllo di natura imperiale.  Credo che questo editoriale obblighi  la riflessione su cosa rimane delle libertà del lettore e fino a che punto le libertà siano da considerarsi inutili.  L’evidenza è quella di una società che procede per suoi modelli e meccanismi di dominio e controllo votati a sottrarsi ad una verifica veritiera da parte di quelle realtà che  uniche possono legittimare il potere politico, ossia le popolazioni nel nome della quale si governa.  La libertà di parola, di pensiero, di stampa dei sedicenti regimi democratici  è tale solo nella misura in cui essa o si esprime come uno strumento soft di dominio e controllo già collaudato, stimato e calcolato, oppure nel caso in cui il contestatore, il benpensante, la persona perbene si esprimano con mezzi e strumenti tali per cui ciò che affermano sia irrilevante, inascoltato, inutile.  In un mondo dove la libertà di parola e di stampa sia sottomessa alle logiche di mercato, che oggi sono   logiche imperiali e militari, la libertà di pensiero si fa simile  ai monologhi degli eremiti che predicavano nel deserto o a quelli di quel santo italiano che predicava agli uccelli.  Forse è tempo di sostituire la parola libertà con qualcosa di più adatto ai tempi per indicare una libertà di parola e pensiero inutile in quanto inascoltata e inconcepibile come parola atta a supportare una trasformazione del mondo umano oltre le logiche imperiali dominanti.  Il senso di quello che capita oggi è:”urla pure nessuno può, o vuole, ascoltare”.  Mi dicono che la rete potrebbe cambiare le cose,  forse è vero in Italia recentemente i finanzieri e i politici hanno mostrato insofferenza e fastidio verso Grillo e il suo blog.   Resta il problema comunque di come chiamare dei regimi politici dove c’è questa forma insidiosa di censura preventiva e dove la libertà di pensiero non è mai da dare per scontata.

Futuroieri ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/piccino.htm )



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