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10 settembre 2010

Le paure nascoste e l'Italia scomparsa




LE PAURE NASCOSTE E L’ITALIA SCOMPARSA

Le nostre genti difformi cercano di nascondere le loro paure più imbarazzanti. Per certo gli abitanti del Belpaese non amano riconoscere le loro debolezze e cercano capri espiatori, vittime sacrificali, colpevoli di cartapesta facili da punire e da calunniare. Secoli fa per placare le paure si bruciarono in effige eretici e stregoni veri o presunti tali e qualche volta si passava alla vie di fatto con vittime in carne e ossa. Il povero Frate e Filosofo Giordano Bruno arso vivo nel 1600 a Roma ne è un certissimo esempio: fu la vittima delle paure delle e delle superstizioni delle gerarchie ecclesiastiche di allora. Esse erano terrorizzate davanti alle novità del pensiero e della speculazione scientifico-filosofica sull’Universo che di lì a qualche decennio avrebbe travolto due millenni di saperi fasulli. Oggi milioni d’Italiani di una certa età non capiscono più il loro paese, talvolta la loro città o il loro quartiere perché le trasformazioni sono state veloci e lesive al massimo grado di un piccolo mondo antico che era il "quieto vivere" della Prima Repubblica. Oggi c’è un mondo umano completamente altro e diverso formato anche da un 7% di italiani di recente immigrazione, la cui popolazione è in crescita, che pone problemi enormi perché si portano dietro una cultura propria e ragioni diverse e profonde. Dimostra la profondità e il peso di questo cambiamento un  libro che racconta l’Italia di oggi attraverso gli occhi di un maestro delle elementari che ha raccolto alcune impressioni dei suoi allievi di recente immigrazione o se si vuole “stranieri”. Si tratta del volume di Giuseppe Caliceti “Italiani per esempio, l’Italia vista dai bambini immigrati”che riporta il punto di vista dei bambini il quale è impietoso perché scava nell’evidenza dei fatti con la sorpresa e il gusto della scoperta tipico di chi ha meno di dieci anni. I padroncini d’Italia e gli imprenditori con i commercialisti esperti in società estere volevano una massa di disoccupati flessibili e disposti a far a meno di sindacati e partiti di sinistra, possibilmente senza memoria culturale delle vicende politiche e sociali del Belpaese e i migranti sono stati la manna venuta dal cielo, come un dono divino. A chi giova la disintegrazione della vecchia Italia e del suo piccolo mondo antico?  Per quel che mi riguarda la risposta è semplice: ai ricchi culturalmente apolidi che trovano l’occasione per contrastare i sindacati, spezzare le forze di sinistra, creare un loro mondo del lavoro con le loro regole e con la disponibilità di una manodopera straniera su cui pende la minaccia del licenziamento e del rimpatrio forzato.

IANA per FuturoIeri




24 maggio 2010

Vecchie e nuove tenebre ripubblicato

De Reditu Suo - 2° libro: Vecchie e nuove tenebre

Giordano bruno

De Reditu Suo - Secondo Libro
Vecchie e nuove tenebre

08/02/2010
Del Prof. I. Nappini
A parte qualche ateo, qualche anticlericale e qualche filosofo per professione o presunto tale chi ricorda più Giordano Bruno e la sua testimonianza della libertà di pensiero portata avanti anche difronte a sette anni di carcere, alla tortura e al rogo voluto dalla Santa Inquisizione Romana?
PERFINO CHI MUORE PER PRINCIPI COME IL LIBERO ESAME O LA LIBERTÀ DI RICERCA E DI PENSIERO DEVE SUBIRE LA VIOLENZA DI ESSER OGGETTO DEL DISCORSO DI PARTE IN ITALIA.

Comunque per i pochi miei lettori che non conoscono la vicenda mi limiterò a dire che il filosofo, scienziato, erudito ed ex frate Giordano Bruno fu incarcerato, interrogato, processato, torturato dalla Santa Inquisizione per le sue affermazioni e i suoi scritti e infine venne bruciato vivo a Roma in Piazza Campo dei Fiori nel 1600.
Almeno il vecchio potere inquisitorio aveva il coraggio di entrare nel merito degli argomenti, di verificare e forse perfino di capire le questioni portate dai nemici della fede e dei re per Diritto Divino.
OGGI I NUOVI POTERI SONO INQUINATI DA UN POTERE CHE È PER SUA NATURA ILLEGITTIMO QUANDO HA A CHE FARE CON LA POLITICA ED È IL POTERE DELLA FINANZA.

Questo nuovo potere non può entrare nel merito e deve difendersi con il silenzio, con la frode e con la calunnia.
Nessun regime politico, con la sola eccezione di qualche signore della guerra o di qualche bandito un po’ meglio organizzato rispetto ad altri può pretendere di governare in nome della finanza, ci vuole una foglia di fico sui genitali del potere. Occorre qualche scusa religiosa o patriottica.
IL POTERE CHE CEDE ALLA LOGICA DI SERVIRE LE PICCOLISSIME MINORANZE DI RICCHI SI CANDIDA A NON ESSERE UBBIDITO NEL MOMENTO DEL BISOGNO O DELLA DISGRAZIA, È QUINDI UN POTERE DEBOLE CHE SPESSO TROVA PESSIMI CAMPIONI E PESSIMI CAPI E NESSUNA AUTENTICA FEDELTÀ.

La fede in qualcosa è a pensarci bene il primo degli ingredienti per creare la civiltà e per dare senso ad una realtà collettiva di natura politica.
LE NUOVE TENEBRE SONO PEGGIORI DI QUELLE PASSATE PERCHÉ IGNORANO I LORO LIMITI E LA LORO NATURA, L’IGNORANZA CHE VIENE DAL SERVIRE IN POLITICA L’EGOISMO DEI POCHISSIMI È ANCOR PIÙ VILE E DISTRUTTIVA DEL DOGMA E DEI VALORI ARISTOCRATICI.

Il suo non conoscere limiti rende illimitata la sua portata distruttiva, la sua capacità di demolire ciò che era prima certo e di creare al suo posto cose fragili e incerte disgrega ogni valore morale o di convivenza civile che non sia una trovata pubblicitaria o l’esaltazione di sentimenti egoistici e auto-distruttivi.
La censura avviene semplicemente oscurando i microfoni e le telecamere e pagando esperti di comunicazione e della politica perché rovinino la reputazione e l’opera dell’eretico di turno sia esso un contestatore professionale come Beppe Grillo o il leader di qualche associazione di  consumatori truffati.
Talvolta dove non può arrivare l’arbitrio del silenzio arriva lo studio legale con  le querele e le diffide non appena si presenta il minimo appiglio legale o anche meno.
Il nuovo potere non ha un livello morale perché è per sua natura estraneo alla morale, esso è l’estensione brutale del potere meccanico del Dio-denaro e delle potenze scatenate dalla terza rivoluzione industriale.
Si tratta di una macchina titanica senza guida e senza meta
; chi pensa dominarla è ancor più pazzo di chi finge d’ignorarla, come la morte alla fine travolgerà tutti siano essi re o mendicanti.

Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it



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