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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


10 aprile 2011

La recita a soggetto: Donne e Soldi


Franco_Allegri

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Dove lo zio Marco e Francesco ragionano di soldi e donne, soldi per le donne ovviamente

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani  preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Non ho altro amico contro la sfortuna che viene dall’aiutare i bisognosi e i tapini che non una massiccia dose di egoistica liquidità. Nel senso di contante. Oggi il denaro liquido lava tutto, anche il penalmente rilevante.  E poi come potrei…Insomma. Come potrei avere successo con le donne se non ci fossero i soldi a tenermi a galla, a elevare la mia figura, a rendermi bello e desiderabile.

Francesco: Sì. In effetti le donne italiane sono sensibili ai soldi, ai terreni, alle case, alla mobilia di lusso, al contante, e alla macchina da signori. Se si è giovani, forti, sensibili, belli, ben dotati di cervello ma non si hanno i quattrini le donne italiane ti ridono in faccia e ti disprezzano. Il denaro è il centro della vita morale e civile del Belpaese e questo solo dona fede, buona riuscita alla coppia, il rispetto degli altri. Tutto si dissolve senza i soldi. Non è più come ai tempi del vecchio, qui l’unico collante delle diverse genti è il proprio arido ed egoistico tornaconto. Una femminina che non prendesse in seria considerazione la natura intima della società in cui vive si troverebbe davanti a una certissima povertà. Che è l’unico male.

I due si stringono in silenzio la mano segno che ora hanno qualche convinzione intima in comune.

Marco: Una donna, magari bella, dovrebbe sempre aver marchiate a fuoco le tre ragioni gravi della povertà in Italia: Malattia, Divorzio, Vecchiaia. Queste sono le gravi disgrazie. Due sono cose che arrivano se non si son fatte prima scelte radicali come uccidersi o metter da parte un ricco tesoretto, ma la seconda. Orrore. Essa è il frutto di un grave errore di calcolo che produce danni a non finire e grane con avvocati e agenti incaricati dei pignoramenti o della riscossione dei soldi. L’essere umano è manipolabile, è una sostanza che può esser trasformata e rideterminata a piacere. Basta avere il potere di farlo. In antico erano i profeti e i re e i principi e i cesari a far questo. Ora sono i nuovi poteri, quelli veri e non i pupazzi che ci fanno vedere in televisione. Banchieri, finanzieri, industriali, azionisti con capitali nei paradisi fiscali, grandi manager finanziari che lavorano per i nuovi imperi emergenti per singole famiglie di ricchissimi sono il nuovo grande, assoluto, dispotico potere. Loro sono il denaro e l’invenzione del denaro. Quindi sono tutte le donne del mondo. Perché la donna sono i soldi che insegue, che brama, che desidera, che vuol prendere e far difendere contro tutto e tutti al suo amante. 

Marco: Non sempre, in caso di un divorzio con molti soldi in gioco ci sono fior di avvocati del diavolo pronti a tutto.

Francesco: Sì, dici bene. Avvocati del diavolo. Pronti a rovinare con le calunnie costruite ad arte un buon padre per un divorzio disonesto e fraudolento. Gente malvagia e meschina. Mica vanno a difendere le disperate brutte e squattrinate al quale il marito violento o ubriaco ha rotto la faccia a suon di calci, o la disgraziata di qualche comunità straniera che è arrivata senza un soldo in ospedale con le gambe rotte chissà da chi. Soldi. Come dar torto alle italiane che bene conoscono questo paese e sanno bene che esse valgono solo per i soldi che possono far girare, manipolare, indirizzare.

Marco: La legge è diventata abuso in Italia, e ogni abuso si trasforma in legge non scritta ma concreta, in fatto banale, ovvio; come l’aria che si respira. Se il denaro regola la vita di coppia, allora il denaro è la coppia, il suo senso, la sua natura intima, la sua legge.

Francesco: Sì, è così. Per questo la mia generosità non è mai andata oltre una certa cifra messa fra il dare e l’avere. Così ho avuto molte puttane fra le mani, nessuna moglie, nessun figlio. Almeno che io sappia. Ma tu che la pensi come me hai messo su famiglia, passi una certa cifra, vai a giro per vederli e poi mi fai questi discorsi giusti e buoni. Di cosa avevi paura? Non rispondi, ti aiuto. Della morte. Perché qui tutti e tutto spariscono. La polvere che si fa vita e storia si trasforma di nuovo in polvere che si dissolve nel nulla, i calcoli spariscono, la realtà si dissolve. Allora uno cede al sentimento, alla paura, alla palese evidenza della sua disgregazione, della perdita della salute e della forza. Alla fine si convince che è tempo di metter al mondo uno che piglia su di sé un cognome e dei beni e della proprietà, per una finzione di continuità della propria vita o forse. Forse a voler andar fino in fondo alle cose per urlare il suo disprezzo per una condizione umana votata alla dissoluzione, alla degenerazione, alla rovina personale e collettiva.  Per fare figli ci vuole una donna, ecco l’infinito ricatto, ecco tutto il segreto dell’amore: la necessità di essere e di fingere. Io sono diventato un mentitore professionale inseguendo le donne e questa grande illusione dell’amore.




9 novembre 2010

La recita a soggetto-Amor di Patria

Monachella su spine e ramo



Le Tavole delle colpe di Madduwatta
La recita a soggetto


Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Parliamo di affari, sul serio. Nello specifico i tuoi. Perché sei andato su e giù tra i Balcani e l’Ucraina a mendicare un posto di direttore o di controllore della qualità da certi gentiluomini? Il fatto di essere il fratello maggiore non conta, il denaro vale e vale tanto. Qualifica la persona, la rende degna agli occhi degli esseri umani e delle donne.
Francesco si allontana, apre la porta di una camera vuota e indica la finestra che dà sul giardino

Francesco:  Parli di denaro che qualifica per umiliarmi. Ipocrita! Osserva che cosa fa questo desiderio smodato, quanto ridicolo produce. Guarda il giardino!
Marco: Cosa ci fanno due tende nel giardino tra il pino e il fico? Che pazzia è questa? Vincenzo ha forse perso il lume della ragione? Si prepara alla terza guerra mondiale?

Francesco: No!  Per guadagnare qualche euro in più ha piazzato delle tende che vende a turisti squattrinati i quali non avendo da pagare l’ostello o giù di lì  e s’arrangiano;  il nostro nipotino li alloggia per pochi euro al giorno.

Marco: Il giardino di famiglia trasformato in un accampamento, robe che non vedi neanche in Ucraina! Il tutto per pochi euro, il vicinato ci avrà preso per disgraziati! 

Francesco: Questo è il prezzo dei tempi, tutto viene bruciato dall’avidità, la guerra e il conflitto di tutti contro tutti producono la distruzione di ciò che ci è caro e di ciò che è bello. Cosa ha mai fatto di diverso il nostro da noi due che ci siamo disinteressati di questa casa e abbiamo consigliato il nipotino di svendere la roba vecchia di cantina al mercatino dell’usato e del riciclo? In fin dei conti gli è stato detto la casa è tua e devi arrangiarti con l’ipoteca.
Marco: Che mondo cane! Certo che questa crisi ha spezzato le gambe a tanta gente chi prima andava in albergo ora s’accontenta di una camera pulciosa o delle tende. Questa economia di mercato  è la prosecuzione della guerra con altri mezzi, altro che storie. A proposito di guerra sei ancora convinto di essere una vittima della NATO. O hai smesso finalmente con quella storia?

Francesco: Storia! Voglio dirti qualcosa di guerre, mercato e del maledetto 1999 quando ho perso la mia fabbrica in Serbia. Persa nei bombardamenti della NATO e della nostra lodevole e meravigliosa aviazione della Repubblica Italiana. La nostra amata democrazia mi ha ben servito e per gradire  nell’occasione ha messo la mordacchia ai nostri giornalisti perché non stava bene dire che le bombe che venivano giù dal cielo erano le nostre.  
Marco: Ancora con questa storia della fabbrica italiana di qualità spianata dalla NATO, ma quando la smetterai!  Non sei il solo che ci ha rimesso, e gli altri sono ancora in piedi. Piuttosto ammetti con te stesso di essere stato il solito cialtrone, l’impareggiabile venditore di fumo, un triste millantatore.

Francesco: Mi sarei inventato io i ponti di Belgrado spianati, le fabbriche dove lavorava la gente bruciate dai proiettili, la gente ammazzata, scuole, case, magazzini tirati giù con bombe da trecento chili. No caro il mio fratellone!  Io c’ero e ti giuro sul mio onore che tutto ciò che puoi aver visto in televisione sono idiozie o nella migliore delle ipotesi veline degli uffici di propaganda e d’informazione dei nostri alleati, o forse dovrei dire padroni dal momento che quella guerra è avvenuta contro la nostra  pubblica opinione e mesi di martellamento propagandistico anti-serbo e anti-slavo non hanno smosso la diffidenza e il sospetto. In questo l’Italia è migliore delle altre genti dell’Europa del nord. Uomini e donne dei popoli del nord amano la guerra, i massacri ,sono masse di sanguinari disinformati pronte ad eccitarsi davanti mezzibusti televisivi che li spingono a lodare bombardamenti e massacri in nome dei diritti umani e altre scemenze simili. Mostri! Come può un bombardamento all’uranio impoverito o con bombe di precisione creare i diritti umani? Non conoscono nulla dell’umanità e pretendono d’insegnarla  a noi che siamo i creatori del diritto e abbiamo portato il cristianesimo e la parola di Dio nelle loro fredde terre dove i loro infelici e barbari antenati sacrificavano agli Deì oscuri. Chi sono questi stranieri ricchi e bianchi che parlano dialetti germanici se non i discendenti dei goti, degli angli, dei sassoni, e degli ostrogoti. I  loro demagoghi oggi siedono sulle cattedre di Gesù, di Cesare, di Cicerone, di Seneca e pretendono d’insegnare non solo a noi ma al mondo intero. E chi non ci sta, chi non accetta il diritto , il commercio, la morale dei civilissimi  signori della guerra in giacca e cravatta di seta allora su di lui cadono le  bombe come se fosse pioggia. Questi uomini del nord conoscono una e una sola legge: la legge del pugno. Il forte vince e domina e impone agli altri che sono deboli la sua giustizia e la sua verità. Non sono cambiati di una virgola dai  tempi di Attila e di Alarico.

Marco: Ancora storie. Sono i padroni, certo! Negare sarebbe follia. Ma dimmi da dove viene questa tua rabbia, questo tuo risentimento, questa farneticazione. Adesso te lo rivelo. Sei ancora comunista. Sissignore, sei un muso rosso. Sei infelice perché hai misurato chi sono i tuoi amici e compagni d’avventura, gli ex di sinistra subito passati dalle manifestazioni fumose e deliranti contro la CIA e la NATO alla sistematica obbedienza alla legge del pugno. Io ho frequentato altra gente, gente patriottica, gente  rispettabile. Mi hanno insegnato l’amore per la patria e, cosa buona e giusta, il rispetto per il più forte. I vincitori della Seconda Guerra Mondiale sono i forti ed è giusto che qui siano collocate più di cento basi NATO e Statunitensi, è giusto che la lira sia sparita per far spazio a una valuta Europea che è regolata da una banca centrale che a sede in Kaiserstrasse a Francoforte, è giusto che i militari dei dominanti siano processati da loro tribunali e assolti qui come in Iraq. È giusto e buono perché noi gente dispersa e difforme del Belpaese al loro posto faremo questo e molto peggio di questo. Con buona pace di Cesare, Virgilio, Cicerone e compagnia cantando e favoleggiando tutto questo è cosa buona e giusta. Dimmi ora. Non sei forse stato un padrone, non hai forse avuto proprietà, non era per te giusto che ci fosse un padrone e dei salariati. Evidentemente sì. Allora come si può negare a costoro di far proprio il diritto, di trasformare le leggi presunte universali nella manifestazione della loro volontà particolare, l’unico metro della legge nazionale  e del diritto internazionale è la volontà del più forte. Oggi la forza sono le bombe, le armi di distruzione di massa, la guerra economica usata e programmata,  il commercio, le svalutazioni delle monete, l’uso politico dei fondi sovrani, la creazione di forze terroristiche, separatiste, rivoluzionarie, la distrazione, la  propaganda e la disinformazione di massa.

Francesco: Io sarò anche un comunista pazzo ma tu sei un visionario che crede ai complotti e ai marziani. Parli come un predicatore di sciagure. La legge del pugno poi… ma chi credi di convincere? Io ho letto dei libri, perfino uno di un generale: un certo Mini. Non cambio idea a prescindere dal fatto che ci fosse o meno un governo di centro-sinistra e che fosse la prima volta di un premier ex-comunista italiano. Quella guerra era sbagliata e iniqua di per sé e perché mi ha rovinato. Uno dei migliori calzaturifici dell’est, una maestranza femminile e maschile bellissima, ottima merce e la tomaia poi… roba fina e a basso prezzo. Potevo perfino far concorrenza ai cinesi. Tutto spianato a suon di bombe, ma che credevano di trovare quei minorati mentali: il gran diavolo o perché no il generale Mladic!

Marco: Ancora con questa storia della fabbrica bombardata, no caro! Tu sei la tua rovina e le tue idee sbagliate.
Accetta la verità e la realtà. Il mondo è dei forti e a loro e  soltanto a loro spetta decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato, così come quando siamo padroni in fabbrica o nel  negozio o in magazzino stabiliamo ruoli e gerarchie così i forti devono dominare i popoli deboli e coloro che fra i deboli sono forti devono porsi alla testa di coloro che devono servire. Così è giusto che sia. Io in Ucraina sono uno che comanda sopra cinquanta maestranze per conto di soci che hanno messo i capitali e neanche sanno cosa sia una fabbrica. I forti dominano i deboli nel  mondo degli affari, in guerra, in pace, in natura e soprattutto in amore perché è sempre vera e giusta quella sentenza  che afferma che  le donne amano i ricchi e gli altri  amanti  sono i ripieghi: ovvero quelli che vengono dopo i forti che esercitano il potere e il dominio. Le donne capiscono ciò che è bene ed è giusto nella vita umana e  per questo amano gli euro e i dollari e ciò che con essi si compra. Il denaro che gira e che corre santifica ogni giorno il sistema e le sue guerre. A me va bene così.




25 ottobre 2010

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

 



Le Tavole delle colpe di Madduwatta
La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Certo che son cambiate le cose. Son passato dalla zona della stazione dove passa il tram nuovo. Il negozio di cellulari ed elettrodomestici ha chiuso e il negozio del ciccione accanto ha la saracinesca abbassata da tre anni ormai. Sai quello che vendeva i pupazzetti e i libri inglesi e americani con i mostriciattoli. Tutto finito, l’insegna sparita e il barista davanti mi ha detto che qualcuno lo cercava per i chiodi, non so se è vero.  Lo Stravecchio anche, pure lui fallito. Tutto chiuso.

Francesco gira il bicchiere nelle mani, Marco osserva. Poi beve il contenuto e osserva i fondi del caffè, posa il bicchiere vuoto per terra. Marco ancora non beve, aspetta.

Francesco: Il sistema è come il bicchiere che ho poggiato per terra, svuotato di ogni contenuto. Le banche per le quali in fin dei conti lavorano i nostri padroni sono i nostri due bicchieri. Uno è vuoto se bevi il contenuto e capisci, uno è pieno come il tuo se ancora non hai bevuto il liquido della conoscenza del sistema

Marco: Sei matto? La pazzia ti ha contaminato? O questa casa ti fa male alla salute?

Francesco: Fratello caro, così fra noi, in confidenza. Parliamo di signoraggio bancario.  Il sistema Europeo e Statunitense di moneta passa per le banche centrali. Cosa sono? Il potere, il vero e unico potere di oggi. Le banche centrali sono istituti di emissione indipendenti che si occupano di gestire l’emissione del denaro  dei Paesi o delle aree economiche che hanno la medesima moneta. In America c’è la una Banca Centrale che si chiama Federal Reserve, in Europa è un grattacielo in Kaiserstrasse, una iper-banca tedesca travestita da banca centrale Europea dove il capitale privato delle banche centrali tedesche, inglesi, francesi fa e disfà l’economia dell’Europa Unita. Questa Iperbanca si chiama BCE. Vedi questa banconota da cinquanta Euro. Sopra non c’è scritto Italia, United Kindom, France, Deutschland. BCE sta stampato sopra. Il nostro denaro, tutto il denaro è gestito dalle banche centrali ed esse sono in mano a dei privati. Un gioco di bamboline russe, nella BCE ci sono le Banche Centrali Nazionali, dentro le Banche Centrali ci sono le banche private che si pigliano i quattrini del signoraggio, dentro le banche private i grandi azionisti. Questi privilegiati sono il vero potere perché sono il vertice della piramide monetaria. Noi siamo sotto, e li possiamo a malapena vedere da lontano.  Queste Banche Centrali in origine sono nate  su sollecitazioni di stati bisognosi di finanziare i deficit, ovvero la quota delle spese statali non coperte da imposizione fiscale, mediante l'emissione di titoli, successivamente si sono date all'emissione e alla gestione di moneta. Adesso loro sono la moneta e quindi sono loro lo Stato e la politica perché il potere o è uno o è niente, e il potere finanziario e monetario è un tutto che divora ogni altro potere. Anticamente solo re, i papi e i principi potevano battere moneta. 

Marco: Questa cosa della moneta l’ho sempre capita poco. Anche l’Euro mi è sembrata una fregatura, il costo della vita aumenta e pure io che ho dei soldi ci rimango male quando per far una colazione così alla buona ci perdo due euro. Quattromila delle vecchie lire. Credo che il sistema dell’Euro crea povertà e problemi, esportano bene i tedeschi che hanno tutto veri scienziati, vera polizia, vero sistema carcerario, veri capitani d’industria. Pensa sono leader perfino della pizza surgelata nel mondo, vendono persino il nostro.  Ma noi disgraziati  senza scienziati, senza classe dirigente, senza vera ricerca, con i migliori cervelli che fuggono a gambe levate dalle università e dal settore privato che li impiega per far fotocopie e portar il caffè a qualche dirigente con la terza media miracolato dalla politica, non andiamo da nessuna parte. Chi ha i soldi mette tutto in mano ai manager che portano in Spagna, in Ucraina, in Cina, in Pakistan. Qui rimangono solo i debiti e quelli che chiudono il bandone per sempre.

Francesco: Ma non sai il meglio. Il bicchiere è vuoto! Dietro il denaro di carta non c’è nessuna copertura aurea, nessun forza armata appropriata al volume di denari stampati o che circolano via internet fra finanziarie e banche, nessun potere politico carismatico, nessun principe illuminato come poteva essere in antico Lorenzo il Magnifico o Pietro Leopoldo. Ci sono rimasti solo debiti che coprono debiti.  Al denaro stampato dalle banche corrisponde debito pubblico. Funziona così: La Banca Centrale emette moneta acquistando titoli di debito di stati, banche o imprese. È bene sottolineare che le Banche Centrali non acquistano titoli di stato direttamente dallo Stato ma da chi li ha acquistati  e intende finanziarsi cedendo i titoli posseduti. La ragione per la quale questi dollari o questi euro vengono accettate in pagamento risiede nella fiducia di chi le riceve che altri faranno altrettanto, accettando in pagamento monete, banconote, depositi bancari o titoli di stato. Senza tale fiducia difficilmente una moneta sarebbe accettata in pagamento. Il corso legale di una moneta, è l’unico vaccino contro la peste  di trovarsi in mano carta straccia o un deposito bancario inutilizzabile. Purtroppo in un pianeta con risorse limitate si è messa in moto un a crescita illimitata, se non arrivano miracoli tecnologici le risorse inizieranno a venir meno e gli Stati a vocazione imperiale potrebbero passare alle vie di fatto. Ultima Ratio Regum faceva incidere Re Sole sopra i cannoni delle sue armate. Capisci vero?

Marco: Debito pubblico che copre l’emissione di moneta privata che si regge su Stati deboli preda di passioni popolari, demagoghi irresponsabili, tecnocrati privi di talento politico e di senso della realtà. Questa è la fiera dei mostri scemi, un liberale può trasformarsi in fascista in un secondo.

Francesco: Ti sfugge una cosa: i fascisti originali non amavano il capitalismo. Il Duce è finito appeso per i piedi grazie agli eserciti alleati dell’Impero Inglese e dell’Impero Statunitense. Il capitalismo duro e puro ha stritolato il fascismo, altro che storie! Pensa hanno armato i loro nemici comunisti e rifornito per anni l’Unione Sovietica pur di permettere all’Armata Rossa di entrare in Germania e farla finita con Hitler e con Mussolini. No!  Il Capitalismo Inglese e Statunitense è una cosa il Comunismo e il Fascismo una roba diversa e noi ora siamo sotto il Capitalismo Imperiale Inglese e Statunitense. Poi forse arriveranno altri, chissà quando.

Marco: Un giorno finirà!

Francesco: Tutto finisce nella vita dei singoli come i quella degli Stati, tutto si dissolve nelle ombre del tempo e si perde nella memoria malata dell’umanità che ogni cosa degenera e decompone.

Marco: Un Poeta, mio fratello maggiore un poeta e io non lo sapevo! Sei un ciarlatano! Per questo gli affari ti son sempre andati così e così. Io non mi sono mai posto queste domande. I soldi veri mi  sono arrivati, e mi son fatto il villino. Tutto mio! Mi dovranno ammazzare per togliermelo.

Francesco: Io no, ma son contento così. Non lascerò nulla alla fine. Avrò preso e basta. Mi piace pensare di aver sempre amato la vita e le donne che volevano da me il conto in banca e la casa, bè. Cazzi loro se non sanno dove andare! Si vive una volta sola e poi il resto è tenebra infinita per sempre. Ho lavorato, mangiato, bevuto, amato, profuso amore e dato soldi. Sono un benefattore!






3 agosto 2010

L'italiano educato dagli stranieri invasori- settimo discorso





De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- settimo discorso

Quando i Re di Francia e di Spagna lottavano per imporre la loro egemonia sul continente Europeo all’inizio dell’Età Moderna in pochi fra le genti d’Italia erano consapevoli dell’esistenza dei fatti politici e si dividevano fra filo-francesi e filo-spagnoli. Per tutti gli altri la logica era il solito “Franza o Spagna purchè se magna” e l’eterno “Dove c’è Pane   c’è Patria”, quest’ultimo motto più letterario che storico, è stato messo in bocca a un cavaliere mercenario in un romanzo dell’Ottocento,  riflette bene la naturale inclinazione degli italiani. A parte alcune minoranze fortemente politicizzate perlopiù istruite e parte dei ceti medi la maggior parte della popolazione del Belpaese è estranea a qualsiasi passione che non sia lo strettissimo interesse privato o della famiglia d’origine. Le ultime vicende palestinesi con lo scontro fra incursori israeliani e pacifisti arrabbiati su una nave turca che portava aiuti umanitari dovevano di per sé scuotere la politica e l’opinione pubblica. La maggior parte delle genti d’Italia hanno mostrato encefalogramma piatto e solo delle minoranze fortemente politicizzate hanno dato luogo a manifestazioni o a qualche forma d’interesse che non fosse il fastidio o la sorpresa per l’ennesima violenza medio-orientale che arriva dal televisore. Così i giornali politicamente orientati si schierano a favore o contro l’incursione dei commando dalla stella a sei punte sulla base della polemica politica italiana, dei suoi mal di pancia sociali, della sua arretratezza cultuale, delle sue allucinazioni giornalistiche che scambiano uno scontro militar-religioso che dura dal 1949 con i fatti e gli schieramenti faziosi di casa nostra. Il dramma palestinese diventa la solita occasione per schierarsi a favore o contro talune minoranze politiche italiane, per far paragoni forzati e strambi, per confondere le grandi tragedie altrui con le farse e le carnevalate di casa nostra. Ecco oggi come ieri le genti del Belpaese fanno il tifo per questo o per quello, c’è nella cultura italiana un bizzarro istinto di sopravvivenza proveniente dal passato remoto che spinge a cercar protettori stranieri o a cercar di compensare la prepotenza di uno di questi con il calunniare o il cospirare contro di lui assieme ai suoi nemici. Come ai tempi dell’Imperatore Carlo V e del Re Francesco I il Belpaese è un terreno di conquista psicologico e culturale prima ancora che militare o politico. Lo straniero dominante troverà sempre partigiani e nemici perché in fin dei conti per l’Italiano il nemico è sempre e comunque il connazionale; lo straniero prima o poi varcherà le alpi o prenderà il mare ma il proprio simile è qui per rimanere e contendere ai suoi simili la roba: donne, soldi, impieghi, protezioni, terreni, case. Fra noi ci conosciamo, per questo coltiviamo l’odio e il disprezzo; tuttavia devo esser chiaro su un punto che mi sta a cuore: oggi le difformi genti d’Italia continuano a comportarsi come se la Penisola fosse sotto un  regime straniero. A mio avviso non ci può essere abiura più forte e strisciante del sistema della Repubblica di questo banalissimo agire culturale e politico che attraversa tutti i ceti e diventa banale forma del vivere e modello di comprensione dei fenomeni della globalizzazione e della presenza delle comunità straniere nel Belpaese.  

IANA per FuturoIeri




5 ottobre 2009

L'Ombra del Maestro

 

 

 

L’Ombra del maestro

Sono morto.

Ora sono l’ombra del maestro d’uomini e donne

che fui in vita.

Ho preso presso di me ragazze timide,

giovanotti goffi,

bambini con problemi.

Gli ho donato me stesso.

Gli ho insegnato a lottare.

Con le regole, nelle regole.

Ero maestro d’arti marziali, di Judo.

Con la mia disciplina e il mio sapere

Ne ho fatto dei combattenti puliti, ora sono uomini e donne.

Gli ho dato come esempio

la mia vita dove lavoro, onestà, sport erano una sola cosa.

Ero un maestro d’arti marziali, di Judo

La mia utopia mi è costata amarezze.

La mia coerenza mi ha messo contro i costumi dei tempi.

Sono stato più forte di ogni avversità, di ogni critica.

Ero un maestro d’arti marziali.

Maestro di Judo.

Ho speso bene la giornata della mia vita.

La mia opera è l’incontaminato possesso

di coloro che mi hanno amato

 in vita.

Ivo.

Circa nove mesi fa, dopo il funerale di Ivo, presi con me stesso l'impegno di onorare il suo insegnamento con una poesia. La fortuna mi ha voluto bene e vinsi il Premio Nazionale di Narrativa e Poesia Edita ed Inedita Racconta il tuo sport" indetto dall'ACSI. Oggi propongo ai miei venticinque lettori quanto ho scritto.




13 gennaio 2009

IN MEMORIA DI UN MAESTRO DI JUDO (8)

 Il maestro di Judo Ivo Fischi è morto il 2 gennaio 2009.
Presento in questo blog le parti del dialogo fra me e lui, fra maestro e allievo.

Sezione 8

D-. A questo punto del dialogo vorrei sapere se essere maestro è diverso quando si ha a che fare con i bambini. Immagino che allenare e aver a che fare con i bambini sia più difficile.

R-. Sì è difficile.

Ci vuole carisma. Il bambino deve vedere il forte, la forza a cui appoggiarsi. Alcuni genitori sbagliano. Il dialogo è una cosa, ma bisogna fargli capire che ha bisogno dell’adulto finchè non sarà grande. E gli va fatto capire, anche che sei il più forte. E’ la legge della vita.

Io alle volte parlo così ai ragazzini: Tu ce li hai i soldi, li guadagni? Fin quando non sarai in grado di far da solo hai bisogno degli altri, e dopo se gli altri ti sono ostili non vivi.

D-. Questo è un problema grosso.

R-. Però quando i ragazzi parlano, io so anche alzare la voce. Per questo mi hanno detto tutti: Ivo è un fenomeno; come si dice è carisma. Le cose le devi saper fare, le devi saper far bene, devono ammirarti.

D-. Questa è la parte più difficile dell’insegnamento perché viene in essere da una somma di circostanze e di abilità.

R-. Bravo!. Il carisma viene da una somma di circostanze e di abilità, e soprattutto fiducia in te stesso. Saper ascoltare, aspettare, far parlare gli altri e quando parli devi parlar chiaro. Non è facile far così alle volte.

D-. Certo il carisma è un fattore molto importante, che viene in essere aldilà dell’insegnamento.

R-. Il carisma è essenziale. Il judo va preso con i suoi pregi e i suoi limiti. Per prima cosa occorre considerare la formazione del fisico e a quella del carattere. Nella vita alle volte bisogna far paura ai prepotenti, quella gente che pensa di esser forte non pensa d’esser molto meno forte di quanto creda. Pensa quando dicevo queste cosa passavo da fascista e da violento. La potenza ha un limite mi credi? Pensa a Beppe Grillo, io sono un osservatore delle cose che fa, quando afferma che la gran parte della popolazione indignata dalle malefatte del sistema non deve temere coloro che sono usi a far prepotenze e scorrettezze d’ogni sorta dice il vero. Giustamente egli fa capire che questi che si comportano così sono molto meno forti di quanto credono o vogliono far credere. Di solito la fanno franca per la paura che incutono alla gran parte delle loro vittime, se vengono messi alla prova si scopre che sono vulnerabili e deboli. Torniamo però al concetto del judo: il forte subisce da quello preparato perché il debole si rivela forte come lui.

D-. Non capisco dove vuoi arrivare con questo discorso.

R-. Mi spiego meglio, se uno vuol farsi vedere con la Mercedes fuori dal bar per incutere soggezione e darsi delle arie e entra uno e gli dicono:”quello è un campione olimpionico di judo”, l’effetto mercedes sparisce, perché in quel momento conta più il campione della mercedes, e incute più rispetto. Mi è successo più volte qualcosa di simile. Un esempio: ero a Casale Monferrato quando facevo il militare, c’erano 7.500 soldati che facevano l’addestramento, imparavano a difendere. C’erano 1.500 fra ufficiali e sottoufficiali in tuta a far ginnastica, mi guardavano sapevano che ero uno che facevo judo, non erano più niente rispetto a me. Le stellette, l’accademia, non erano più niente; mi facevano “sei una cintura nera di judo”, allora poi erano in pochi a fare arti marziali. Quando c’era il controllo per la libera uscita mi facevano “vai, passa pure”, ed allora uscivi dalla caserma ed eri un civile. Mi è capitato pure alla palestra Libertas di dover mettere paura a un prepotente che aveva influenza e un certo potere, dopodiché si è dato una regolata e io son diventato qualcuno in quella palestra.

D-. In effetti alle volte i prepotenti e i prevaricatori non sono poi più di tanti preparati, spesso non s’aspettano una reazione.

R-. Fossi in te farei una riflessione su questo: quando si tratta di judo, perché io giro intorno al judo, si vuole troppo e sbagliato.

D-. In che senso parli di troppo in relazione al judo?

R-. Troppo perché prende delle persone che sono inabili quasi, le costruisce fisicamente, ne fa dei condottieri quasi, nel senso pulito del termine, non con la voglia del combattere.

D-. Questo concetto di pulito mi sembra importante.

R-. Non c’è il cercare la rissa però ti dà, ti dice questo sport ti dà la possibilità di reagire se un giorno ce ne fosse bisogno e ti dà la calma per questo. Certamente ti richiede un sacrificio, anche mentale dovuto alla preparazione. Questo però la gente comune non lo capisce, anzi c’è chi arriva in palestra e fa: “quanto ci vuole per andar fuori e difendersi?”. Quelli non hanno capito niente!

Si può benissimo imparare a difendersi col judo, ma ci vuole, un anno, cinque, dieci, tanta passione e impegno; saperlo fare.

D-. Quindi anche la volontà di difendersi.

R-. Soprattutto, la volontà di prepararsi e il concetto del judo l’insegna la palestra e gli amici. Una volta non ti senti niente poi ti accorgi che insieme agli amici sei bravo come gli altri, questo non ti dà forse forza.

D-. Si certo.

R-. Ecco di questo si tratta.




13 gennaio 2009

IN MEMORIA DI UN MAESTRO DI JUDO (7)

 Il maestro di Judo Ivo Fischi è morto il 2 gennaio 2009.
Presento in questo blog le parti del dialogo fra me e lui, fra maestro e allievo

Sezione 7

D-. Vorrei conoscere il tuo punto di vista sull’essere maestro.

R-. Insegni le cose, in quanto, maestro, che possono migliorare; ma devi fare anche la guerra al pregiudizio. C’è sempre chi ti ascolta e non ci crede.

D-. Una guerra psicologica

R-. Una guerra e non sai come combatterla, alle volte anche le dimostrazioni non convincono. Ti fo un esempio, l’altra volta ho parlato con i ragazzi qui in palestra sulla musica. Ho detto:” voi fate chitarra e nessuno di voi ha sentito un chitarrista decente, non avete interessi, lo fate per moda”.

D-. Alle volte uno vede un film, s’emoziona, e poi si dice che quella cosa, magari suonare la chitarra:”la voglio fare anch’io”

R-. Il fatto è questo, se io voglio imparare la chitarra ascolterò chi è stato grande, non per imitarlo, ma per darmi uno stimolo, e anche per imitarlo in certi momenti. L’essere maestro è questo: hai una storia con dei fatti compiuti, che non vanno ripetuti e la gente alle volte mi mette in condizione di ripeterli.

D-. E’ fastidioso

R-. Fastidioso!. E’ sconfortante perché alle volte ti mettono in condizione di pensare:”sai che, io penso a me stesso facciano come gli pare”. Ti faccio un esempio: tutti quelli che smettono a venti, trent’anni, sono ancora molto giovani ma non hanno più un diversivo che ti integra, ti fa ricordare anche essere bambino il mantenerti a lungo in certe amicizie, se smetti tronchi. Mi spiego ho avuto un’allieva fin da bambina, l’ho tenuta per vent’anni, poi ha dato un taglio e non è andata più a trovar nessuno. Guarda che dire addio nella vita alle persone è triste. Questo ragazzo che qui vedi fa judo fin da bambino è felice, io lo vedevo allora e lo vedo ora. Ci vivo bene, qui in palestra. Ma questo un maestro come fa a trasmetterlo a gente che pensa “ma io ho daffare, vai via”. Questa cosa qui non ha nemmeno logica delle cose, l’essenziale è: si vive, si ha a che fare con gente con la quale abbiamo vissuto bene, perché tagliare i rapporti senza motivo. Poi c’è dei tornaconti che sono stupidi. Te ne dico una: uno che veniva ha smesso, si è laureato, è ingrassato, la sua ragazza non lo voleva far spogliare al mare perchè era grasso, c’è già una certa distanza in questo atteggiamento, e da laureato è stato piantato. Lui dopo tanti anni grasso come è in palestra da chi va? Anche se era grasso qui aveva degli amici, che ha perso, che l’accettavano anche se era grasso. Ma la vita va presa anche così. Vedi da maestro si hanno dei problemi che gli altri non capiscono alle volte. Perché io ho passato delle cose ho fatto delle scelte sbagliate e non voglio che ci passino gli altri, sulle cose che ho avuto il pro avverto guardate che a far questo c’è il tornaconto. Il peggio è quando trovi della gente che ti dice “vai via, vai via”; allora non l’accetti, oppure li mandi a “fanculo” e diventi volgare e arrogante anche te.

D-. Si, poi è fastidioso, perché viene meno il ruolo del maestro.

R-. Se si deve fare una descrizione del rapporto fra insegnanti e allievi io devo dire questo: “qualsiasi sacrificio tu fai c’è il tornaconto”. Ti dico questo io son andato a Palazzo Vecchio, sede del Comune di Firenze, per una cerimonia, ho rivisto gente che mi era amica nel 1960, quarantotto anni fa, ho rivisto gente abbracciarmi e piangere, ma perché quarantotto anni distanti.

D-. Hai ragione

R-. Cercate di ragionare su questo

D-. Quarantotto anni son tanti, almeno due generazioni piene.

R-. Anche se fossero una o dodici non cambia il discorso, noi avevamo la possibilità di vivere insieme la sera. Quando io vedo voi qui a far palestra io son contento, integra bene la giornata. Se uno smette, ingrassa, si sposa, litiga con la moglie e poi si separa dopo in anno, ma che avrà mai ottenuto dalla vita.

D-. Uomini veri ce ne son pochi, ho conosciuto gente che per una donna ha mollato tutte le amicizie.

R-. Io li posso capire perché la donna “imbriaca”, ma poi c’è il momento della riflessione. Io la più grossa cotta che ho preso l’ho preso a vent’anni. Guardate ragazzi non mi vergogno a dirlo, stavo per sposarmi. Lei mi piantò perché andavano a prenderla gente con la macchina lunga. Adesso sto da 35 anni con una compagna che per me è la migliore del mondo. Quello che volevo dire è che quando si sbaglia ci si brucia. Queste cose vanno dette.

D-. Il maestro è un ufficio, per così dire, difficile, qualche volta con contrasti. Quando affronti dei problemi e dei momenti di difficoltà nei rapporti sociali che riguardano la palestra, la concretezza che emerge in quei casi è una dote naturale?

R-. Si, però è nata dalla povertà.

D-. Spiegati meglio. Mi sembra che si sia vicini a un punto importante.

R-. Io subivo le umiliazioni da piccino, ero povero, era da poco finita la guerra, avevo le scarpe un po’ ricucite, e a causa delle scarpe così non potevo uscire con i più grandi. Una volta fui invitato a mangiare da uno. Divise un pollo fra tutti, rimase un pezzetto d’osso me lo mise sul piatto. Mi disse : “divertiti”. Io presi m’alzai e andai via, e pensa era due anni che non mangiavo il pollo. Pensa dopo nove anni a 16 anni trovai questo mio zio in un bar, voleva uscire dal locale. Lo fermai e gli dissi: “No, passo prima io perchè sono più giovane e perchè ho del veleno in corpo perché tu mi hai detto divertiti con quel pezzo d’osso. Ora ti rispondo che con l’osso non mi divertivi e non mi sono divertito, ma con te mi diverto ora”. Gli tirai una botta. Mi fece : “ma come fai a ricordartene”, - “me ne ricordo” gli risposi e gli tirai un secondo colpo. Un signore che era lì mi fece:” lascia perdere è malato”, - “A Sì, allora ti curo io” e “Bam” l’ho colpito ancora. Morì dopo un anno.

D-. Non per i tuoi colpi voglio sperare.

R-. No, era malato, andò via e io gli dissi: “adesso và a casa e pensa a tutto il male che hai fatto nella vita” Io ho una reazione dovuta a tutto quello che ho provato quando era molto povero. Tu non hai mai provato una cosa così. Pensa mia madre è stata per me anche un padre, una volta l’accompagnai nella borsa della spesa aveva gli stivali di mio padre che era morto in guerra. Mi disse: “Si va a cercare un rigattiere che li piglia così si fa la spesa”. Vedevo la mia mamma forte e io avevo il magone. Ecco perché quando lavoravo portavo lo stipendio a casa, e a lei brillavano gli occhi perché poteva comprare della roba. La reazione del reagire e del picchiare l’ho avuta da lì perché ho sempre detto:”questa me la pagherete!”.

D-. Quindi per te è stato più facile?

R-. Facile?

D-. Intendevo dire: con maggior disinvoltura.

R-. Perché io alle volte qui ho detto che la fame, il dolore, la povertà, alle volte fa bene, fa migliorare le persone

D-. Sottopone però a delle prove molto dure, alcuni le potrebbero trovare insopportabili.

R-. Intanto ti accorgi che la felicità sta nell’intervallo fra due dolori. La vita è dolori di continuo. Fra un dolore e l’altro ci sono attimi di felicità, di tranquillità. Impari ad avere la giusta misura nelle cose e a vedere se la gente è genuina o meno. La gente rovina tutto anche le cose normali e pacifiche.

Attenzione. Nella mia formazione c’è anche la Toscana. Il discorso che dicevo io è che sono un po’ alla Carducci, ossia riconosco i grandi difetti dei toscani, ma riconosco e difendo la mia origine a partire da questa terra perché mi ha fatto così e son contento. Sai che vuol dire che mi ha fatto così? Vuol dire vedere un muro, un cipresso vicino a una casa che non sui vede in un’altra regione, il parlare sguaiato o la battuta mi hanno formato, mi hanno portato ad essere grande, mi ha dato un concetto di parlare e capire, e devo dirgli grazie.

D-. E’ un’identità quella di cui parli.

R-. Sai qualcuno potrebbe preferire di vivere in Piemonte, affari suoi, ma non è la stesa cosa. Io preferisco la dignità del Toscano che quando uno sta per morire e gli chiedono:”come sta”, risponde:”sta poco bene”. Mentre in altre regioni è sempre una roba da piagnoni. Si è piagnoni perché non si ha orgoglio. Quando morì mia madre fra le mie braccia feci tutto io, andai all’OFISA, andai dal medico legale, in un’ora comprai la cassa, il posto al cimitero, non le avevo mai fatte queste cose. Dopodichè cercai di tener su la gente di casa. Verso le tre di notte mi alzai, mi chiusi in bagno e mi misi a piangere. Pareva piovesse, ne avevo bisogno, però l’ho fatto da me con me stesso. Questo perché non siam piagnoni ma orgogliosi.

D-. In questa regione d’Italia siam fatti così




10 gennaio 2009

IN MEMORIA DI UN MAESTRO DI JUDO (6)

Il maestro di Judo Ivo Fischi è morto il 2 gennaio 2009.
Presento in questo blog le parti del dialogo fra me e lui, fra maestro e allievo

Sezione 6

R-. Io ho l’abitudine di parlare come un treno, tutti quei punti interrogativi che giustamente trovi fai un appunto e ne parliamo insieme. Ora dobbiamo lasciare la segreteria.

D-. Rimarrebbero due o tre domande ad una sulla cultura sportiva hai già dato una risposta; un’altra riguarda un commento di Barioli dal suo recentissimo libro… (Il testo in questione è: Jigoro Kano, Fondamenti del Judo, Luni Editrice,2003, Milano. Il riferimento specifico è alla prefazione di Cesare Barioli e segnatamente alla pagina 9)

R-. Ho letto qualcosa, ma non lo conosco molo bene

D-. Nella prefazione, quando Barioli descrive il judo di Gigoro Kano, ne parla come di una “scomoda utopia”.

R-. Sì, ma certo. Perché Gigoro Kano aveva presentato un judo. Il judo Kodokan che poi è stato inflazionato da Budokai e da altri. Però la competizione e quel vincere lo ha rovinato. Barioli ha vinto delle gare, ma quando le ha vinte davvero bene, quando le ha perse ha fatto il saluto ed è andato via. Non l’ho mai visto tirare un calcio. Ecco il concetto perché lui ama e trova utopico Gigoro Kano. E’ così, perché il judo di Gigoro Kano è difficilissimo.

D-. E’ vero.

R-. E’ difficilissimo, io ho avuto un maestro Kirukawa, Koeke aveva vinto e guadagnava, lui era un accademico e mi diceva: non a terra è brutto. Cadere a terra per lui era brutto.

D-. Potresti chiarire questo concetto del maestro Koeke:”cadere a terra è brutto”

R-. Cadere a terra in quel caso è il senso di sopraffazione dell’altro. C’è un fatto, non si capisce di solito, Gigoro Kano questo lo diceva, cadere a terra e rialzarsi è la dimostrazione che non mi hai fatto niente. Se tu metti a terra uno che non ha fatto Judo quello si lamenta, tu invece ti alzi. Quello che non conosce il judo sicuramente si è fatto qualcosa. Attenzione considera che l’essenziale nel judo è che un corpo con la tecnica possa fare il triplo di quello che fa di solito. Che poi l’atleta vincesse o perdesse non aveva importanza, l’importante è che potesse fare il triplo, è questo l’essenziale. Si è visto dei ragazzotti vincere o alle volte perdere con avversari più esperti e forti. Perdevano perché non avevano innescato nel combattimento le loro capacità, la bravura tecnica necessaria. Questa capacità d’innescare la tecnica la si fa propria quando si diventa esperti nel judo. Questa è abilità, tecnica...è fantasia.




7 gennaio 2009

IN MEMORIA DI UN MAESTRO DI JUDO (5)

Il maestro di Judo Ivo Fischi è morto il 2 gennaio 2009.
Presento in questo blog le parti del dialogo fra me e lui, fra maestro e allievo.

Sezione 5

D-. Vorrei avere la tua opinione su come viene percepito comunemente questo sport.

R-. Guarda, in Italia la gran parte della gente va dietro ai giocatori di calcio, specie quelli che fanno le presenze in televisione. Alcuni di loro non valgono un dito di una Morico o di un Maddaloni.

D-. Mi nomini Maddaloni una cintura nera di judo medaglia d’oro alle olimpiadi. Alludi a una differenza di trattamento.

R-. Non solo di trattamento c’è anche una differenza di considerazione. Presentano in televisione il calciatore perché ha giocato in una squadra e dato sette calci, e la sera è stato visto, o si è voluto far vedere, al pub o in qualche locale di moda con una ragazzetta, cose da cronaca rosa…

D-. Intendi riferirti a quelle attività di pubbliche relazioni che sono parte oggi dell’esser calciatore, almeno di quella caregoria.

R-. In una trasmissione televisiva ho visto Buger, è uno dei migliori d’Europa, è uno dei migliori quarto del mondo, perché fa la guardia carceraria non gli veniva data importanza. Eppure stava e sta facendo uno sport più difficile del calcio.

D-. Ed è un judoka

R-.Sì, ma fa parte della polizia penitenziaria. Come si può imparare a considerare il vero valore delle cose, he! Come si fa.

D-. Se lo strumento televisivo è dominante è chiaro che la comunicazione viene falsata.

R-. Se un giorno per una Rivoluzione Culturale il calciatore viene considerato calciatore e il chirurgo cardiovascolare inizia a volere per una visita l’ingaggio di un giocatore di calcio di una squadra importante, tu cosa gli racconti se ti chiede milioni.

D-. Ti metti a piangere perché così come sono le cose non ha tutti i torti.

R-. Qualcuno potrebbe dirgli ma il suo è un lavoro umanitario e di vocazione. Per vocazione si gioca anche al calcio e quanto all’umanitario lasciamo perdere. Uno potrebbe esser diventato un medico esperto perché riusciva bene nel mestiere e salvava la vita altrui. E’ umanitario anche giocare al calcio e far contenti i tifosi. Capito! Tutto è umanitario. Un calciatore potrebbe dire ho imparato a far divertire il mio pubblico, il mio è un mestiere umanitario. Che gli dici a quel punto?

D-. Nulla, perché ti ha bruciato le parole in gola.

R-. E anche qualcosa in più, è questo che bisogna far capire.

Questo mi fa pensare a quando anni fa dovevo andare con un professore a giro per tenere delle conferenze. Pensa la moglie non volle perchè era gelosa.

Ti rendi conto!

D-. Il tempo è fuggito, io avrei ancora da chiederti se c’è differenza fra allenare uomini o donne, ragazze e ragazzi.

R-. Sì, c’è differenza.

D-. Ho sentito dire molte cose diverse a questo proposito proprio in relazione a questo sport.

R-. La cosa fondamentale è questa, formalmente non lo ammette, ma la donna vede l’uomo superiore a lei.

D-. Ha!

R-. E’ così, lo vede. Non si rende conto la donna che lei ha una costanza e un’osservazione che è superiore all’uomo. E’ la normalità della strada, della vita che rende l’uomo aggressivo e forte. Cosa succede quando la donna trova uno sport che gli piace e un maestro, allora crede ciecamente nel maestro. Capito!

D-. E’ una reazione?

R-. E’ credere ciecamente in una cosa. Vuol dire anche adulare. Ti faccio un esempio Gershwin disse: col jazz che conosco io posso fare della musica sinfonica, e l’ha fatto. Bisogna credere nelle cose.

L’uomo è difficile che creda nell’altro uomo, perché ha sempre la presunzione di non stare un gradino sotto. La donna è abituata per costume a star un gradino sotto. Lo vedi anche negli esami di guida se ci sono venti uomini e venti donne la donna ha paura di guidare peggio, e magari guida meglio.

D-. Ma è soltanto in Italia?

R-. Questo è in Italia, in particolare

D-.E’ un problema nostro?

R-. E’ nostro, se vai nei paesi nordici è al rovescio. E’ l’effetto del maschilismo che qui le donne hanno subito da almeno duemila anni; è dagli anni cinquanta in poi che il maschilismo declina. Noi abbiamo avuto un maschilismo legato al patriarcato e alle famiglie. A differenza di certi settori dell’Islam dove la donna conta in casa, nel cattolicesimo e nel protestantesimo l’uomo è sempre stato patriarca. Pensa alla moglie di Curie, la chiamavano la Madame Curie, la prendevano in giro, eppure portò avanti gli studi sulle radiazioni del marito.




8 maggio 2008

ABBASSO LA MISERIA

 

Oggi 6 maggio 2008 mi è capitato di aver fra le mani mentre col treno mi recavo al lavoro il quotidiano gratuito City.

Volentieri ho letto queste due notizie dalla prima pagina: la prima rivela che in Italia c’è un calo del 1,7% dei consumi, questo calo non riguarda solo i generi commestibili ma anche beni mobili e servizi. Mentre i consumi crollano i prezzi salgono secondo il quotidiano, che cita come fonte gli studi della Confcommercio, il pane rispetto al primo trimestre del 2007 costa il 13,1% in più e la pasta il 18,6%. Questa la notizia che ho mentalmente evidenziato sul mondo umano vero e concreto, invece per quel che riguarda il virtuale s’annuncia nella pagina degli spettacoli che il film “Sex and the City” vede le quattro protagoniste impegnate in 300 cambi di guardaroba, con una media di uno ogni 90 secondi. La Parker, una delle protagoniste, pare ne cambi ben 81. Accidenti! Come dire: “Abbasso la Miseria!”.

Il problema è anche questo a fronte di drammatiche povertà umane terribili e devastanti, questo mondo umano presenta a se stesso manifestazioni schiaccianti di ricchezza, di benessere, e di problemi finti-esistenziali che sinceramente impallidiscono davanti agli orrori quotidiani di un mondo umano sempre più violento,abietto e affamato. Perché è bene sottolineare che i rincari mondiali di cereali e beni alimentari è un risultato prodotto e voluto da una speculazione selvaggia e omicida imposta da finanzieri senza scupoli, mentalmente apolidi, tale scelereta atività crea nuove miserie e tantissima fame, e qui nel Belpaese disagio.

Tale delirio d’onnipotenza è chiamato dai molti Mercato. A meno di non ritenere non più umani quella stragrande maggioranza dell’umanità che ha avuto il solo torto di nascere e vivere nel posto sbagliato la speculazione sui grani è qualcosa che può essere accostato a un immane crimine contro l’umanità di dimensioni inaudite. Su questa vicenda della fame creata ad arte: http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/vaini.htm, qui il gentile lettore troverà il mio punto di vista e non solo il mio. Questo contrasto così stridente ha sempre una giustificazione di natura pragmatica e qualche volta storica, di solito ai molti in questa parte del mondo viene raccontata la favola della “mano invisibile del Dio-mercato” che alla fine della storia tutto salva e tutto redime, tuttavia il fatto che una cosa del genere sia comprensibile non vuol dire che debba essere necessariamente apprezzata o ben accolta dagli esseri umani. Del resto questo primato del mercato che si fa ” Dio” e fa suoi attributi provvidenziali è una divinizzazione di forze integralmente umane, mi chiedo come può una cosa creata dagli umani quale sono denaro e commercio proiettarsi oltre l’uomo e assumere un ruolo salvifico. Perché questo predica la dottrina neo-liberale sostenendo che il libero gioco, che non è mai nella realtà libero, del mercato produrrà alla fine, forse dell’umanità e della vita vien fatto di pensare, un benessere generale. Aspettando la redenzione finale di questo novello super-dio a noi comuni mortali dallo stipendio fisso o dal salario precario non resta che osservare questi finti cambi d’abito delle signore bene degli Stati Uniti ben rappresentatio da quel film, mi rimane una curiosità. Fra le protagoniste non ce ne sono di colore, come si dice ora, o con gli occhi a mandorla. Dal momento che i cinesi stanno comprando intere aziende negli Stati Uniti è curioso che quel quartetto non abbia incluso una modella di Shangai o di Pechino. Forse anche la storia del “Melting pot” era tutta propaganda e polli coloro che ci son cascati, forse quello che conosciamo di quel paese dalle dimensioni continentali è una serie di immagini televisive e cinematografiche, anche gli 81 cambi d’abito della Parker potrebbero essere solo illusione.

IANA per Futuroieri.
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri



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