.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


18 febbraio 2011

Il Belpaese e la scuola: Dewey o l'opera dello straniero


maestro-elementare


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere. Così colgo l’occasione per una riflessione su un filosofo statunitense che si è occupato di pedagogia a livello alto e inizierò prendendo un citazione dalla voce che lo riguarda presente su  Wikipedia.

John Dewey (Burlington, 20 ottobre 1859New York, 1º giugno 1952) è stato un filosofo e pedagogista statunitense. È stato anche scrittore e professore universitario. Ha esercitato una profonda influenza sulla cultura, sul costume politico e sui sistemi educativi del proprio paese. Intervenne su questioni politiche, sociali, etiche, come il voto alle donne e sulla delicata questione dell'ingiusta condanna degli anarchici Sacco e Vanzetti (…)

(…) Per Dewey, una persona per partecipare ad una Democrazia deve avere questi quattro requisiti:

  • alfabetizzazione: secondo l'autore il saper leggere e scrivere poteva fornire le stesse possibilità anche alle classi meno abbienti.
  • competenze culturali e sociali le quali portano ad un maggior interesse per la vita pubblica
  • pensiero indipendente, requisito fondamentale della democrazia che non può vivere con un pensiero unico (indottrinamento)
  • predisposizione a condividere con gli altri

Per questi motivi, l'Educazione ha un ruolo preponderante nella creazione della società democratica.

Il legame fra democrazia e pubblica istruzione è strettissimo. In questi ultimi trent’anni le cose hanno preso una piega diversa da quella auspicata dal filosofo. L’America Statunitense è diventata l’impero economico e militare più grande del mondo, la dimensione economica del sistema capitalista ha divorato il sistema della pubblica istruzione negli USA come in tanta parte del mondo umano, il pensiero unico esiste ma è un culto del Dio-denaro che si maschera da modalità banali e ordinarie del vivere, la natura filantropica e benevola dell’essere umano è travolta da un mondo umano permeato da lotte economiche, religiose, pseudo-ideologiche, para-razziste talvolta sanguinarie e brutali, l’interesse per la vita pubblica non è altruistico ma legato all’egoismo sociale ed economico al punto che la cosa appare talvolta imbarazzante a chi segue la politica per diletto o per professione. Questi mali che son ben presenti nel Belpaese sono condivisi da tanta parte delle genti del  pianeta per il semplice motivo che i processi di globalizzazione hanno uniformato i problemi ma non hanno risolto i gravi mali che affliggono l’umanità e il Pianeta Azzurro al tempo della civiltà industriale. Si è formato l’impero egemone ossia quello USA e alcuni imperi minori ora complici ora rivali del gigante stellato. Tuttavia occorre mettere un trave per distanziare gli ideali di una civiltà che possono essere puri e nobili dalla concreta attività dei potentati finanziari,  politici e militari che esprime e che dà la forma concreta e storicamente viva alla stessa. La differenza fra la dimensione ideale e quella concreta e pragmatica può essere immensa, e il filosofo educatore Dewey rappresenta bene questa distanza fra reale e ideale. Del resto L’Impero USA come lo conosciamo si forma nel febbraio del 1945 a Yalta, con la spartizione del mondo a tre: una pezzo del mondo all’Impero Inglese, una fetta enorme della terre Euroasiatiche a Stalin, e il resto sotto influenza militare, politica ed economica dell’Impero USA. Potenze imperiali quindi, ecco la regola a partire dal 1945. Dopo una tragedia della civiltà Europea  come le due guerre mondiali la cosa era forse inevitabile.  Ora proprio la natura imperiale dei poteri finanziari, spionistici e militari, e in misura minore politici, crea un grave problema al modello di scuola tesa alla democrazia come emerge dalla concezione del filosofo Dewey. Un modello imperiale è sempre aggressivo e deve avere dei dogmi, delle certezze indiscutibili, dei CREDO di ferro da far entrare a forza nella testa della gente. Che sia il culto della bandiera, la lode acritica del proprio stile di vita, la devozione verso lo Stato o l’amore egoistico e chiuso al diverso per le proprie origini, o l’elogio acritico di una qualche ideologia o forma di dominazione culturale o militare che si esercita verso i vinti e i succubi non cambia il senso della cosa. La pubblica istruzione ha difficoltà a trasformarsi in forme di persuasione imperiale in modo più o meno blando. Quindi è ovvio che essa sia trascurata nei bilanci degli Stati Democratici che aspirano a diventare potenze imperiali. La scuola pubblica ha di solito un impatto persuasivo di minor influenza rispetto alla propaganda militare o alla pura e semplice pubblicità commerciale, a meno che non sia tutta dedicata a questo scopo come negli Stati Totalitari del Novecento. In qualche modo l’esigenza di trasmettere conoscenze, saperi, educazione finisce con il salvare la scuola, apre anche nella disgrazia della persuasione che cala dall’alto la possibilità di uno spiraglio di libertà e di libero pensiero in colui che viene educato. Questo miracolo di una sottile striscia di autonomia dell’insegnamento che corre fra esseri umani è una singolarità della trasmissione umana del sapere. Gli esseri umani per natura non ripetono sempre  i loro atti come sembrano fare le api o le formiche ma alterano e differenziano la loro vita e i loro saperi sulla base di letture del mondo umano o naturale e della necessità.  L’evidenza che la ricezione dell’educazione e della formazione tende a  variare da individuo a individuo, da docente a docente, da allievo ad allievo è un segnale dell’autonomia dell’insegnamento rispetto alle esigenze di poteri imperiali o comunque egemoni i quali se retti da soggetti forti e consapevoli tendono a forzare la natura umana inerente alla trasmissione di saperi e dell’educazione.  Per questo anche se gli imperi si dicono oggi aperti al mercato e talvolta perfino democratici, per questo anche se gli eserciti formati da professionisti tecnologici impregnati di buoni sentimenti, per questo anche se la finanza si sforza di darsi una patina di rispettabilità finanziano attività culturali e umanitarie, per questo anche se la pubblicità commerciale si sforza di ostentare decaloghi deontologici è bene avere in somma diffidenza ogni forma d’intromissione nel settore della scuola.

In fondo cosa è la libertà oggi se non il proprio conoscere e determinare se stessi a partire da una riflessione sul mondo umano e naturale che risulterebbe impossibile senza il possesso di strumenti propri per orientarsi fra le mille illusioni, paure, sensazioni, suggestioni di questo tempo. Mi rendo conto  che proprio questa libertà di pensiero può risultare scomoda ed essere rifiutata dai soggetti umani, essere se stessi è fatica; credere ai persuasori imperiali è, invece, molto comodo; tuttavia è proprio il fingere di credere ai miti imperiali per maturare un proprio interesse una cosa comune nel Belpaese e a suo modo è forma di vita e tradizione inconfessata delle minoranze al potere.



sfoglia     gennaio        marzo
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email