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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


12 dicembre 2013

Si fa presto a dire scuola: un anno in meno uguale più disoccupazione?

I fatti sono i seguenti: il Ministero e il ministro di centro-sinistra stanno organizzando una curiosa sperimentazione che è la presa delle misure per ridurre il liceo di un anno e tagliare altri 40.000 posti di lavoro nel settore. La cosa è talmente aperta che l’articolo della Repubblica,  che riporto a giustificazione del mio intervento, lo scrive senza giri di parole pur dando spazio a tanti punti di vista.

Devo fare alcune considerazioni. Cinque.

La prima è di carattere personale: sono nel numero di coloro che saranno certamente falciati dall’iniziativa e costretti a un periodo difficile di disoccupazione.

La seconda è la mia convinzione che questa sia la rappresentazione plastica di una politica di destra ultra-neoliberale, quindi  la dimostrazione dell’estraneità del presente centro-sinistra e delle sue forze a qualsiasi riferimento ai diritti sociali anche quelli presenti nella prima parte del Dettato Costituzionale. Del resto lo Stato Liberale Classico riconosce i diritti individuali e non quelli sociali. La presente sedicente “sinistra di governo” del Belpaese oggi con questa trovata si è seduta alla destra del Partito Repubblicano degli USA.

Terza considerazione: i cinque anni di liceo sono parte di un sistema scuola già colpito da tagli e riduzioni di ogni tipo negli ultimi dieci anni. Fra le funzioni non esattamente comprese della scuola c’è stato storicamente quello di nazionalizzare le genti del Belpaese di farne, per dirla in modo rozzo, qualcosa che assomigliasse a un Popolo Italiano, a una Nazione. Una scuola con altre riduzioni e tagli e più corta come potrà mai assolvere la funzione di dare una comune educazione a giovani e giovanissimi provenienti culturalmente ormai dai cinque continenti  e appartenenti a gruppi sociali diversi quando non addirittura rivali? Non lo farà! Punto.

Quarta considerazione: ho il sospetto che a rimetterci saranno le materie letterarie, umanistiche e i programmi già oggi son difficili da portar avanti. Inseguire, se questa fosse mai l’intenzione, il modello anglo-americano di scuola privata per i ricchi - e per tutti gli altri quel che resta- qui nel Belpaese porterà nell’immaginario collettivo a una svalutazione della considerazione della cultura e delle eredità culturali (a questo punto indegnamente consegnate dagli antenati a questi tempi tenebrosi).

Quinto: la scuola e i licei hanno già dato fin troppo. Io non posso parlare per i colleghi ma solo per me e ritengo che sia necessario invertire la tendenza. “Più scuole e meno aerei da guerra” per dirla con uno slogan facile e demagogico.

 

http://www.repubblica.it/scuola/2013/10/23/news/ministro_carrozza_d_il_via_al_liceo_di_4_anni_si_risparmierebbero_1_380_mln_di_euro-69238917/

(…Un accorciamento del percorso liceale da 5 a 4 anni, nell'arco di un quinquennio, determinerebbe la perdita netta di quasi 40mila cattedre con un risparmio per le casse del ministero di oltre un miliardo e 300 milioni di euro all'anno. Un'ipotesi che allontanerebbe per diverso tempo anche le possibilità di essere immessi in ruolo per decine di migliaia di precari in attesa da decenni di una cattedra fissa. Per Marcello Pacifico questa "sperimentazione non riguarda una semplice decurtazione del percorso di un anno, ma anche l'avvio di una metodologia che punti ad una didattica per competenze, laboratoriale e integrata. Il tutto con lo scopo di accorciare i tempi di apprendimento e consentire di ammortizzare la mancanza del quinto anno".

Secondo il rappresentante dei lavoratori, "l'obiettivo cui punta il ministero è quindi più che evidente: creare un precedente, per il quale nella prossima estate non potranno che essere tessute le lodi, per puntare dritto alla soppressione di 40mila cattedre. Già il Governo Monti  -  continua Pacifico  -  aveva quantificato un risparmio nazionale, attraverso la sparizione di altrettanti docenti oggi impegnati nelle classi quinte di tutte le superiori d'Italia, pari a 1.380 milioni di euro". Un tentativo che "fu fatto proprio da quel governo, prima tentando un improbabile sondaggio sulla riduzione di un anno della scuola secondaria superiore e successivamente provando a portare a 24 ore l'orario di insegnamento settimanale di tutti i docenti"...)




6 marzo 2010

Il De Reditu commentato da Franco

L'amico Franco mi onora di un suo commento  e della pubblicazione de miei pezzi sul sito di Empolitica. Si tratta di una collaboraione che dura da anni e son sicuro che i miuei 25 lettori gradiranno le osservazioni di Allegri e la sua lettura d'insieme.

IANA


28 Feb, 2010

Noi in campagna elettorale. Si parte con 3 scritti del De Reditu Suo

Scritto da: F. Allegri In: Politica in generale

 

Noi in campagna elettorale. Si parte con tre scritti del De Reditu Suo
27/02/2010
Di F. Allegri
Inizia un mese importante per la politica italiana e delle regioni. Anche noi di Empolitica ci siamo organizzati per celebrare al meglio i prossimi eventi.
Quale sarà il nostro principio ispiratore? Semplice, faremo come abbiamo sempre fatto: leali con tutti cercando di incontrare e tutelare gli interessi della gente e della democrazia.
Continueremo a mostrare i due video in primo piano e a tenere disponibili tutti i video che abbiamo fatto nei mesi scorsi e tutti gli articoli.
Le elezioni non sono un momento di emergenza, ma il momento iniziale di un lungo viaggio nel quale serve il massimo di informazione possibile e magari qualche stimolo polemico.
Noi terremo qui tutto quello che abbiamo e aggiungeremo altre cose a partire dai tre scritti centrali della riflessione del professor Nappini nel De Reditu Suo.
Questi si intitoleranno: “La destra del Belpaese, Il centro del Belpaese e La sinistra metafisica”.
Ecco qualche anticipazione su cosa possano essere oggi destra, centro e sinistra; senza peli sulla lingua e con qualche faziosità inevitabile.
Per il professor Nappini, la destra ha una sua base irriducibile e unita dalla critica alla sinistra comunista, non l’attuale, ma quella di Natta e Occhetto. Nulla cambia per loro.
Essi hanno un secondo avversario: l’immigrato, specie se islamico! Ogni giorno di più. Poi viene, forse, un debole nazionalismo!
Questa gente non è solo fedele a Berlusconi, ha bisogno di lui o meglio di un punto di riferimento, da esaltare anche oltre ogni critica ragionevole. Qualcuno ci cerca anche la continuità con la DC o con i partitini laici, ma qui non si può nascondere il ruolo della disinformazione quotidiana.
Qui si può scrivere un facile binomio (destra per Berlusconi), non altri!
Il professore paragona la destra ad una roccia e conia l’espressione “roccia elettorale”, efficace e oltre interclassismi minori che il professore elenca con arguzia!
Nel finale il professore fa risalire le origini di questa destra all’azione politica cinquantennale della chiesa e non del ventennio fascista. Constatazione intelligente e problematica, andrebbe approfondita!
Le ideologie, la retorica e il clientelismo hanno completato il lavoro della chiesa.
Lascio al lettore il gusto di andare a cercare la conclusione dello scritto e passo a parlare del centro che è “il centro degli affari politici”.
Il professore è contro il “centro” della politica e forse non voleva parlarne; anche per questo cerca di essere breve.
Per il Nappini, il centro è un luogo di contrattazioni, almeno dal 1977, un’intera epoca!
Lui parla di mercato al dettaglio di vite e carriere politiche.
Qui il professore puntualizza che il centro è berlusconi, ovvero quel politico che è anche il punto di riferimento di ogni destra irriducibile!
Del resto Berlusconi è parte del Partito Popolare Europeo.
Ecco la critica del Professore: “Il centro è quella cosa senza forma né vita propria che è al soldo di chi offre di più; genericamente è cattolico e difende la proprietà privata dei ricchi ma se nel Belpaese prendessero il potere degli invasori alieni, di quelli che si vedono nei cartoni animati i nostrani politicanti del centro non esiterebbero un solo istante ad offrire i loro servigi per un modesto compenso anche a costoro”.
Qui manca la prova del 9 e credo che il professore non abbia preso in considerazione l’UDC, ma magari gli altri 5/6 partiti cattolici.
Quale differenza tra destra e centro?
La destra nasce da una forma d’odio, il centro è degli ignavi, talvolta malvagi.
Qui il professore attacca i centristi frontalmente e senza sottigliezze, li accusa di non avere un pensiero politico loro.
Credo che il ricordo di Tangentopoli sia alla base del suo giudizio.
Concordo con il Nappini per il presente, per me il centrismo ha molto futuro davanti a se soprattutto se si disgregasse la catasta di sinistra del bipolarismo!
Anche io non credo ad un centrismo puro, sara sempre un poco a destra o a sinistra.
In futuro destra e sinistra saranno due diavoli tentatori per ogni centrista; lo saranno di continuo soprattutto se il loro voto sarà utile per vincere.
Il terzo colpo del professore è riservato alla sinistra metafisica e se volete mistica e trinitaria o anche di tre colori.
Egli indivia la sinistra laica - moralista che difende sofferenti e infelici (se stessa), quella delle minoranze e quella burocratica o di mestiere.
Il professore le descrive tutte e tre con efficacia e in modo sintetico.
La prima laica e rossa è la più tragica e antica.
La seconda è quella di professori e professionisti, cambieranno il mondo, ma non oggi e nemmeno entro dopodomani!
In questo caso il professore parla di “sinistra inconsapevole”, gli esempi li farà lui, se vorrà.
Questa sinistra e di colore verde - speranza anche se non difende l’ambiente.
La terza sinistra è vicina al centro ed è bianca. Sono burocrati e politicanti, molti professionisti.
Il professore alla fine dedica due righe anche a qualche personaggio noto solo a lui; io preferisco concludere dicendo che ho riconosciuto la validità di tali categorie e il loro contesto: tra il 1989 e il 1994.
I nostri dirigenti agiscono con le ideologie di quegli anni come dei dispersi in un canion senza uscita ed entrata mentre gli anni passano e la vera politica progredisce, altrove.
Ah dimenticavo: gira voce che il governo Berlusconi possa cadere dopo le regionali, io sarei per escluderlo al 90%.

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




20 gennaio 2010

Perchè il morto afferra il vivo...


De Reditu Suo

Perché il morto afferra il vivo…

In certe mattine d’inverno quando fa freddo e devo con il buio andar a lavorare prendendo l’autobus mi prende il sospetto che qualcosa non vada;  in effetti sono martellato come altri milioni d’italiani dalla pubblicità commerciale nella quale si osserva come la gente che se la passa bene viene di solito ripesa dalle telecamere in orari ben più comodi e rilassanti e in situazioni molto meno prosaiche.  Così mi capita di domandarmi se in qualche modo l’alzarsi la mattina a certi orari non sia il segno del far parte di ceti sociali medio-bassi, queste ad oggi sono le mie impressioni.   Io so che in una diversa stagione della mia vita una mattina, una di quelle fredde e limpide, appena alzato guarderò fuori dalla finestra. Scalderò un po’ di latte, verserò il caffè e il latte in una tazza e berrò la miscela accompagnandola con qualche biscotto. Scenderò poi in strada constatando che le due Repubbliche sono in quel momento un ricordo lontano. Oggi nel tempo in cui scrivo ciò che è morto è paradossalmente ancora vivo: sono ancora attive per fini bassamente elettorali antiche identità politiche tenute artificialmente in vita. In una realtà bipolare è insensato parlare di destra, sinistra e centro; la divisione in quel caso è fra progressisti e conservatori come nel mondo anglo-americano. Questa è la vera scissione fra le parti politiche nel bipolarismo e solo in Italia si può narrare la favola del centro-destra e del centro-sinistra e del centro-centro. Gli elettori italiani che vivono con le categorie di destra, sinistra e centro sono ingannati e vogliono credere all’inganno. Le antiche appartenenze politiche erano credibili al tempo della guerra fredda e della minaccia comunista alle frontiere dell’Italia, adesso servono alle minoranze che vivono di politica per tenersi stretto il loro elettorato di riferimento cercando di far leva su antiche paure di carattere sociale e vecchie fedeltà.   Un mondo umano di personaggi che vivono di politica, e con una certa approssimazione affermo che vivono molto meglio della stragrande maggioranza dei loro amministrati, sono legati a un remoto passato, a aderenze politiche, a ideologie e a partiti scomparsi per una questione di veder pagati gli stipendi il 27 del mese. Non c’è altro. Il morto afferra il vivo in Italia per il motivo banale che le appartenenze morte danno da vivere, da vestire e da mangiare a una quantità cospicua di personaggi che han fatto della politica la professione. Viene quindi evocato per questioni di cassa e di carriera il centro, la destra, la sinistra, e addirittura il pericolo fascista come se l’Italia del 2010 fosse ancora quella del 1922. Del resto gran parte dell’elettorato italiano vuol mettere la testa sotto la sabbia, vuole ingannarsi, vuol credere alle favole e alle promesse anche le più stravaganti. Del resto perché assumersi in proprio delle responsabilità? Perché farsi carico delle pubbliche calamità? Perché sacrificarsi per un bene comune a dir poco chimerico? Ecco la soluzione che le diverse genti d’Italia amano: “vivere nella menzogna e nella finzione delegando a capi discutibili, chiacchierati o con condanne passate in giudicato l’onere di rappresentare la grande finzione della vestizione e animazione di ciò che è morto”. Questo presente con la sua carica di durezza e brutalità prima o poi  si farà strada e distruggerà le favole maligne e le troppe illusioni

IANA per FuturoIeri









19 gennaio 2010

Bamboccioni e la fine delle illusioni del tempo morto


De Reditu Suo

Bamboccioni e la fine delle illusioni del tempo morto

Il mio tempo morto sono la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, nei fatti gli anni dell’infanzia e della pre-adolescenza. Si tratta di un mondo che non esiste più anche perché le speranze, le ideologie e le visioni del mondo di allora sono scomparse. Oggi si assiste allo spettacolo indecente di nominare “bamboccioni” una categoria d’Italiani e Italiane che soffre terribilmente la crisi economica e la precarietà del lavoro.  Non si può bastonare nel mucchio mettendo assieme il figlio del finanziere, del professore universitario, del colonnello, del notaio affermato con quello dell’impiegato, del piccolo commerciante di provincia, dell’operaio, del piccolo contadino, e del pensionato. Ci sono diverse categorie di Bamboccioni schiacciate assieme da questa parola devastante. Chi hanno davvero in testa gli onorevoli che sparano nel mucchio? Ma è chiaro i bamboccioni della loro casta di privilegiati. Bamboccioni sono senza alcun dubbio solo i figli dei ricchi nostrani che hanno una o due ville al mare, gli appartamenti in città e i patrimoni su conto estero. Ossia una piccolissima minoranza della popolazione italiana. Gli altri perlopiù non rientrano nella categoria, si tratta infatti di trentenni con stipendi bassi anche quando sono “sicuri”, stipendi che non permettono di vivere da soli o di creare una vera prospettiva. Lo stipendio del bamboccione che non è bamboccione va da 700 euro ai 1250. Questa è grossomodo la forbice e con queste cifre paghi solo l’affitto e forse il gas e la luce. I nostri onorevoli probabilmente vivono d’aria e con l’energia solare ma i loro sfortunati amministrati hanno bisogno di mangiare, di vestire, di pagare il bollo dell’auto, perfino di pagare le tasse che sono pesanti considerando i bassi salari. Al tempo della mia infanzia se un ministro democristiano o socialista avesse aggredito con una simile offesa intere categorie sociali in sofferenza sarebbe stato espulso dalla politica nel giro di un paio di settimane, oggi l’aggressione di cui si parla in modo ossessivo sui Media non ha un sapore moralistico ma sociale: i ricchi che fanno politica offendono i loro amministrati che sono poveri o in difficoltà. Che ne sanno loro delle famiglie con un genitore infartuato o con entrambi i genitori malati o anziani che hanno bisogno d’assistenza, che ne sanno di gente che ha contratto debiti con le finanziarie, che sanno di chi ha perso il lavoro o che non ha avuto nessuna occasione dalla vita. Nulla, proprio un bel nulla, per loro è un gioco. Nella loro prospettiva gli amministrati sono una variabile dei sondaggi, dei numeri scritti su relazioni di esperti di marketing politico, forse delle bandierine elettorali sui tabelloni delle prossime regionali. I politici sono addolorati per la situazione? La maggior parte di loro ha terze e quarte case, ville e appartamenti se davvero non possono vivere pensando alla italica sfortunata gioventù sfiorita regalino qualche immobile a qualcuna delle tante coppie italiane di giovani che non hanno un quattrino per metter su casa o a qualche ragazza-madre in difficoltà; si privino dei loro beni superflui. Non dico di fare come il martire cristiano che imita il Cristo e dona tutto ai poveri per testimoniare la gloria di Dio in terra ma lascino almeno qualcosa che non si porteranno nella tomba e che forse non serve ai loro Bamboccioni. Il mio mondo di prima è morto e oggi davanti a questa grave offesa mi permetto di dire che aveva più dignità e umanità, riposi in pace se lo merita.

IANA per FuturoIeri




12 dicembre 2009

La destra del Belpaese

De Reditu Suo

La destra del Belpaese

L’ultimo dei miei pensieri era quello di far un mio punto della situazione politica a partire da cosa può esser oggi la destra  nel Belpaese. Per mia sfortuna son forzato dalle circostanze a considerare la cosa. Quindi scriverò adesso alcune considerazioni personali e faziose frutto della mia esperienza. La mia impressione è che sia presente nella destra di oggi una componente numerosa in seno al popolo italiano di irriducibili, di elettori che non sono disposti per nessun motivo a far alcuna concessione alle forze riconducibili al centro-sinistra, di umani che credono ancora al pericolo comunista, che non sopportano l’elezione statunitense di Barack Obama, larvatamente o apertamente son spaventati dalle comunità straniere e dalla presenza di comunità islamiche nel Belpaese, intimorite da una penisola non più soltanto loro e che devono iniziare a condividere con soggetti altri forestieri o domestici che siano.  Una destra irriducibile la cui fedeltà alla leadership di Berlusconi è l’esigenza di trovare un capo riconosciuto, o se si vuole un padrone, che li  protegga dal dubbio di aver sbagliato negli anni in cui erano Democristiani o votavano per i partiti minori del pentapartito. Molti irriducibili votavano per la Balena Bianca certi di far cosa gradita  a Dio, alla Madonna e alla loro parrocchia di riferimento e Lui adesso li salva dai dubbi elettorali e dalle paure. Dal punto di vista sociale questo ceto d’irriducibili è la roccia elettorale del centro-destra ed è dato da diversi strati della popolazione: c’è il ricco padrone di case sfitte e terreni assieme all’operaio o all’artigiano che non sopportano il sindacato, il professionista che pensa per sé e in qualche misura s’identifica con Berlusconi e le signore che adorano il presidente del Consiglio perché ha fama d’esser l’uomo più ricco d’Italia e c’è perfino il pensionato che crede di aver ricevuto dei torti dalla fantomatica sinistra o dallo Stato. Tutti assieme appassionatamente contro quelle forze sociali identificate come quelle che vogliono distruggere le loro certezze e la loro tranquillità, contro ogni dubbio in materia di morale o di famiglia e contro una società italiana che è composta anche da un 7% di abitanti di appartenenti alle comunità di nuova emigrazione, contro ciò che è rosso perché rappresenta il bolscevismo di staliniana memoria.  Questa destra è il frutto di cinque decenni d’intervento della Chiesa cattolica nella politica italiana, di ideologie novecentesche vissute troppo a lungo nel Belpaese e di rozze esasperazioni retoriche ma anche e prima d’ogni altra cosa del clientelismo sfacciato che è stato dominante in queste due Repubbliche italiane. Immobilismo sociale, clientelismo, nepotismo hanno trasformato i partiti politici italiani in ascensori della mobilità sociale, talvolta nelle ragioni  principali  di carriere ben remunerate quindi l’avversario politico ieri come oggi in Italia è  coincidente con il nemico ideologico e con il pericoloso concorrente sociale. Le storie delle famiglie italiane sono piene di parenti risentiti per un qualche torto fatto sul lavoro o in qualche ambito sociale che ha avuto come forza scatenante il malvagio di turno politicamente ben piazzato; qualche volta si tratta di pietose bugie, qualche volta è vero. La destra irriducibile si alimenta anche di questo, questa componente politica è convinta che cedere qualcosa vuol dire mollare posizioni, condizioni sociali favorevoli, farsi del male. Queste certezze sono cementate dalle memorie familiari, dalle amarezze della vita, dalla paura che suscita un mondo umano nuovo e incerto. Forse da parte delle genti del Belpaese e dei loro politici sarebbe bene riconoscere quanto i defunti partiti politici della Prima Repubblica e la vicenda politica e giudiziaria di Berlusconi hanno spezzato e diviso gli abitanti dello Stivale; il riconoscimento  di questa evidenza renderebbe questa destra, che in troppi fingono di non vedere e di non sentire, comprensibile e giustificata nel suo esistere.

IANA per FuturoIeri




14 settembre 2009

La destra all'arrembaggio di capitan Harlock

La valigia dei sogni e delle illusioni

La destra all’arrembaggio di Capitan Harlock

 

E’ un fatto che ha scomodato perfino qualche commento giornalistico, una parte della destra italiana e segnatamente quella più arrabbiata ha assunto come eroe preferito il buon vecchio Capitan Harlock. Scanso equivoci vorrei far osservare che è singolare come da parte di una certa destra si cerchi di far di Capitan Harlock un proprio simbolo, invece altrove nessuno si pone il problema di far propri i simboli di un certo immaginario della "generazione  Mazinga".

Invito i gentili lettori a digitare su un motore di ricerca insieme i termini “Harlock”, “Destra”.
Per la verità c'è qualcosa che spinge in quella direzione: il simbolo dei pirati, la provenienza degli antenati di Harlock dalla Germania (c'è pure un nazista nel suo albero genealogico), i riferimenti certissimi dell'autore a Wagner e quindi di riflesso al tardo-romaticismo e al niccianesimo, e la critica radicale alla corruzione nella società umana e al cretinismo di una società dissoluta manipolata dalla televisione e dai divertimenti di massa.

Solo che occorre considerare, per amor del vero, che l'Harlock preso da destra non è esattamente quello della serie del 1979, la serie classica contro la regina Raflesia, ma piuttosto quello di una serie di gran lunga più infelice del 1982 nota come SSX, e segnatamente un OAV dal titolo: "L'Arcadia della mia giovinezza". In questo singolo OAV va in scena il suo antenato, il quale è con ogni evidenza un capitano della Luftwaffe, e assieme a lui appare anche l’antenato del suo amico e compagno d’avventure il giapponese mezzo samurai e mezzo ingegnere aereo-spaziale Tochiro.  Anche l’antenato del figlio del sol Levante si ritrova anche lui sul fronte occidentale in quella primavera del 1945. Entrambi gli antenati rimasti da soli contro tutti con l’ultimo aereo rimasto fanno amicizia e scappano in Svizzera. Scanso equivoci occorre rammentare che  le vicende del capitano si collocano nel 30° secolo e non nel 20°, nonostante ciò è proprio quella comparsata di dieci minuti a fronte di una produzione di anime su o con Harlock stimabile in un centinaio di ore, più o meno, che dà a quest’appropriazione da destra una qualche plausibilità.


E' curioso come la povertà di miti politici credibili crei un vuoto tale al punto tale che sui forum si discute se sia legittimo meno questo possesso politico del Capitano del 30° secolo.
La cosa appare piratesca, fra l'altro mi chiedo cosa ne possa pensare il creatore e detentore dei diritti del capitano Akira Leiji Matsumoto che è fortemente interessato al suo Copyright. Inoltre l’artista e

creatore del pirata spaziale da tempo lavora per far passare l’idea che i fumetti in generale, e quelli giapponesi in particolare, sono forme d’arte; l’accostamento tra il suo Harlock  e la  destra politica rischia di creare dei nemici a un ragionamento intellettuale pieno di dignità e buonsenso.
Io non credo che sia una cosa da balordi quest'accostamento all’insegna della politica, chi lo fa sa cosa fa. Penso alla necessità di trovare eroi, esempi, e miti; mancando quelli credibili e concretamente reali si può fuggire negli eroi dei prodotti d'intrattenimento, negli eroi virtuali.

Questo però mi fa pensare da un lato a un processo di surroga, viene a mancare il titolare di un posto e arriva il sostituto, dall'altro a una novità di una società in rapida trasformazione dove reale e virtuale si legano e s'intrecciano in forme nuove e totalizzanti.


IANA per FuturoIeri




18 febbraio 2009

Due grandi partiti di destra e tante chiacchere.

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Due grandi partiti di destra e tante chiacchere.

Ormai le vicende delle primarie fiorentine unite alle altre novità elettorali della Sardegna confermano che nel Belpaese la tendenza è quella del darsi di due grandi partiti di destra diversamente conservatori e repressivi. Uno momentaneamente forte per via del leader Berlusconi, uno debolissimo per via dei suoi disordini domestici. L’Italia delle differenze politiche nelle quali ero finora vissuto è sparita, sepolta da questo nuovo che avanza. Tanti discorsi sulla sinistra, sul fascismo, sull’antifascismo, sulla Morte della Patria, sulla civiltà Occidentale, sulla Resistenza, sulla Costituzione oggi sono robe che lasciano il tempo che trovano, la politica sta diventando una cosa all’americana: contano i soldi e la pubblicità e l’immagine del candidato o del gruppo che l’appoggia. Personalmente credo che questo sia male, l’Italia non è gli Stati Uniti e l’americanizzazione di qualcosa qui nel Belpaese ha sempre dato risultati rozzi e grotteschi, talvolta osceni. Il deforme ancora una volta prende il sopravvento sul reale, sull’armonico su ciò che è stato domestica gloria o comunque parte di un passato comune. Le primarie, che son primarie all’italiana, le metto nel numero delle robe tarrocate da Stati Uniti. Un falso che non fa neanche finta d’essere le copia grottesca dell’originale. Questo non è un paese da primarie ma da preferenze, l’Italia è terra di differenze non di omogeneità. Quando l’esser uguali è cosa imposta dall’alto dai grandi centri del potere finanziario o da leader politici che guardano ammirati Berlusconi sognando d’esser come lui allora un sano sentimento di disgusto dovrebbe prendere allo stomaco i molti. Ma ormai le genti del Belpaese sono stordite dalla televisione e dalla demagogia degli slogan e delle prese in giro, impaurite dalla povertà e dal disordine che porta questa terrbile crisi, hanno perfino rimosso il fatto che siamo in guerra contro i guerriglieri afgani; le primarie sono l’ennesimo giochino della politica, un modo divertente e ludico per far finta di esser ancora democratici e liberi. Non c’è democrazia e non c’è libertà finchè le nostre genti sono strette e atterrite dalla paura, premute dalla crisi, incapaci di reagire al male che arriva e che sembra voler tarvolgere l’esistenza dei molti. Per capire la libertà, la libertà d’avere anche le proprie sofferte opinioni e non i pacchetti pseudo-ideologici regalati dai pubblicitari e dai ciarlatani della politica occorre elevarsi oltre l’immondizia di questi tempi, vedere che c’è un futuro possibile da costruire qui e ora e non solo la paura che blocca, paralizza, distrugge. E’ difficile perché quasi tutto è contro il Belpese e le sue difformi genti, eppure solo facendo appello alla libertà interiore, alla reazione davanti a una condizione di dipendenza e di minorità civile e morale, alla propria diversità culturale e di vita le sfortunate genti della penisola potranno ritrovare se stesse e il loro posto sul pianeta azzurro.

Oggi due grandi raggruppamenti politici di destra si stanno per candidare alla presa del potere, la cosa è prossima. Per molto tempo la naturale diversità italiana non passerà più dalla politica ma dovrà inesorabilmente viaggiare sommersa fra libri, blog, incontri culturali; la diversità sarà il privilegio dei pochi, di chi ha idee diverse, di chi è disgustato o semplicemte ferito da come vanno le cose. Solo la devastazione della crisi può salvare la diversità politica. O forse no.

Non so più dove sia il mio vecchio Belpaese.

IANA per FuturoIeri




16 aprile 2008

GLORIA O MORTE!

Le vicende elettorali italiane si sono concluse a quanto pare con un quasi plebiscito per Silvio Berlusconi e per la sua coalizione, l’uomo che incarna i valori del successo economico e del potere della ricchezza si conferma il più votato dagli italiani. Non ripeteremo qui quanto a suo tempo detto sul suo conto da Grillo, Travaglio e Veltri perché la riflessione che voglio portare avanti vorrà essere concreta e non etica. Il popolo italiano nella sua stragrande maggioranza sa quanto sia stato chiaccherato Berlusconi, cosa egli ha detto a questo proposito, e che razza di battute escano dalle sue labbra e cosa egli sia; quindi se lo vota, lo vota perché per la maggior parte questo popolo vuole essere come lui e in una certa misura lo ama, ripone fede in lui, qualcuno, addirittura, lo adora. Del resto tre decenni di centralità del momento economico, di irresponsabilità collettiva, di consumismo straccione&parassitario delle ”plebi italiche”, di illusioni economiche e sociali ostentate da un ceto politico corrotto, e in fondo all’anima odiato dai più, non poteva non produrre un culto del Dio-denaro e non poteva non portare al potere il Re di Denari. E’ tempo per la sinistra-sinistra di diventare una serie di movimenti, adesso che il verdetto elettorale consegna l’Italia al neo-liberismo e ai ceti abbienti, e ai miliardari apolidi di questo nuovo millennio. Con l’annientamento della rappresentanza istituzionale sarebbe ora anche di veder sepolta la fallimentare retorica cialtrona&arrogante sulla "Resistenza", sul "comunismo" da rifondare, sullo "stato sociale" da esaltare, gli "operai" da difendere. Quelle che erano un tempo deboli posizioni politiche oggi alla luce degli esiti elettorali sono oneste questioni sentimentali o di domestica memoria di carattere familiare. Proprio i ceti più poveri non hanno votato per chi ha impugnato la bandiera della "Resistenza", della "Costituzione" e della critica aspra alle politiche neo-liberali, e della "pace" contrapposta alle guerre di nuovo tipo che son denominate, per maggior celia, interventi umanitari. Chi ogni giorno paga più di tutti il peso delle malvagità di un sistema che si fonda sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla natura, di un capitalismo che non esita a ricorre alle nuove guerre, si è scoperto devotissimo di Bossi e Berlusconi. Non solo quindi un rifiuto degli uomini e delle politiche, ma una vera, totale, consapevole e perfetta abiura dei passati valori da parte della stragrande maggioranza del popolo italiano.

Se sulla scheda al posto dell’Arcobaleno, simbolo della pace, ci fosse stata la bandiera dei pirati con il teschio e le tibie incrociate, peraltro è anche il simbolo di capitan Harlock, molto probabilmente la sinistra-sinistra avrebbe preso più voti; almeno di quelli che amano i film americani e i cartoni animati giapponesi. Le cose sono due o è trent’anni che i nostri a sinistra-sinistra non riescono a farsi intendere e quindi sono tapini&incapaci, oppure quelli impugnati non sono i valori della maggior parte degli italiani. Se ci sono dei valori italiani, a questo punto col cappello in mano va detto, sono quelli di Silvio Berlusconi. Con buona pace anche il far finta di esser americani è impossibile e lo sdoppiamento in due grandi formazioni composite può solo premiare chi è il più atlantista e americano di tutti, che poi è il vincitore attuale delle elezioni. Chi giocava per l’annientamento dei cespugli dell’Ulivo, ed erano tanti nel fu Centro-sinistra, ha vinto la sua battaglia; del resto da quella parte lì era l’unica battaglia che poteva essere vinta in quanto il confronto con il gigante Berlusconi era improponibile viste le vicende del governo Prodi. Di una cosa, in una certa misura, si può esser orgogliosi: questo popolo ha scelto nettamente e senza sfumature come vuol essere governato e ha scelto la linea neo-liberale, "turbo-capitalista", e tutte le diverse sfumature italiane di questo modello ideologico, politico ed economico. Coloro che oggi con questi esiti, come è il sottoscritto, a prescindere dalle simpatie politiche si sentono stranieri fra la propria gente, non hanno che da considerarsi esiliati entro la propria stessa Patria.  Qui e ora lontani da "Dio" e dagli "uomini" con i quali credevano di aver condiviso tanta parte della loro esistenza, estranei nei confronti di un nuovo mondo umano che esprime una condizione sociale e antropologica che non si sentono di condividere nelle sue scelte di fondo.  Questi sono i veri vinti, non i capi politici che troveranno altre occasioni o altri partiti,  e a loro, a questi autentici sconfitti spetta il dovere di chiudersi in un silenzio interiore e di cominciare a cercare dentro  di sè le ragioni della propria utopia e della propria esistenza. Cosa auspicare per alla nostra gente se non di andare fino in fondo ad una loro libera scelta che di per sé è assoluta perché la più ideologica fra quelle possibili. Per usare le parole dei vecchi soldati ottocenteschi auguriamo alla nostra gente italica l’antico grido di battaglia: Gloria o morte!

IANA per Futuroieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri
 




15 febbraio 2008

A FIRENZE REFERENDUM PER UNA MORATORIA SULLA TRAMVIA

La città di Firenze si appresta a vivere Domenica prossima, 17 febbraio dalle 8,00 alle 22,00, uno dei momenti di più aspro confronto politico-sociale. In tale occasione si terrà un referendum cittadino sulla pessima realizzazione della Tramvia, chi lo ha promosso chiede una "moratoria" per ripensarne i progetti, piuttosto onerosi (sia in termini di costi che di sacrifici), e sottoporli ad un vero confronto tra la cittadinanza.

 
Un approfondimento di Futuro Ieri qua:
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/nove.htm 



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