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14 luglio 2015

Ripubblicata la favola di Bananìa

La Favola di Bananìa

 

 

Dove in poche righe si parla di Bananìa

 

Il popolo di Bananìa era uscito a pezzi da una serie di grandi macelli di natura militare che sono soliti dare un senso e un cammino alla razza umana, nonostante il difetto di ridurre il numero di facenti parte della stessa.    Del resto a tale specie di bipedi, senza troppe pretese, i Bananiani appartenevano, e per così dire, non si erano sottratti alla generale spinta suicida.    Di solito quando quei vasti insiemi di umani associati, comunemente detti stati, imperi o anche regni, sono travolti da grandi stragi e devastazioni essi traggono dal meglio della loro gente i capi e regolano le cose della politica verso quel bene supremo che è la mera sopravvivenza.  Bananìa a onor del vero seguì proprio il consiglio opposto, anche per  il consiglio dei vincitori della Seconda grande spartizione del mondo ebbe in sorte la cleptocrazia più nota e biasimata in cielo e terra per incapacità, idiotismo, ignoranza, spirito ebete, malafede, e destino tapino. 

Quindi, fino all’inverosimile e nel più grave momento,  i capi di Bananìa seguirono il consiglio e l’indirizzo di fare il bene degli approfittatori, dei ladri, dei mascalzoni, e della peggior gente del consorzio umano.   La Cleptocrazia è dopotutto il governo dei poteri criminali organizzati e in ciò le genti di Bananìa ebbbero una sorta di coerenza politica.    La classe politica e imprenditoriale, che senza adeguato senso del ridicolo si definiva Classe Dirigente, fu una sorta di poesia al contrario: politici arrivisti e cialtroni, imprenditori pronti alla fuga con la cassa, banchieri dediti alla fuga con l’argenteria, intellettuali mercenari un tanto al chilo, signorine e signore della più alta società che parevano uscite dal braccio femminile di qualche carcere di massima sicurezza.    Questo troiaio moltiplicato per migliaia di soggetti con masse di nullafacenti parassiti adulatori, servi sciocchi sporchi e laidi e seguagi pazzoidi e psicolabili andò avanti per tre generazioni protetti da equilibri geopolitici pericolosissimi e dalle bombe degli eserciti stranieri che bivaccavano nella terra dei Bananiani.

Questo era un frutto amaro della precedente spartizione del mondo di cui si è già detto.   La presuntuosa e impunita ladrezza dei capi e la loro meschinità al rovescio produsse nei molti uno spirito di emulazione  che fece del popolo di banania uno dei più ignoranti e ladri del pianeta, ma poiché non si può esser ladri se non c’è niente da rubare la volontà di trafficare e di barare al gioco triste e malvagio del commercio varcò i confini e produsse la prima industria del paese quella del crimine organizzato.

Il denaro dei malavitosi doveva però anche esser ripulito e da qui si generò una grande attività industriale e commerciale che fece la fortuna del suddetto paese di criminali organizzati e di mascalzoni impuniti e che permise alle sue anime belle di vivere senza sporcarsi le mani impegnandosi in tante e diverse attività più o meno oneste.  Coloro che erano onesti mostrarono dunque ai forestieri fino a che punto il vivere onestamente fosse una  suprema e artistica forma d’ipocrisia  sapendo che tutto il denaro del sistema era il frutto di numerose attività indegne e questo enorme capitale veniva lavato e lustrato a nuovo attraverso il sistema bancario.

La ripulitura del denaro sporco ebbe conseguenze surreali in quanto per mascherare la natura della ricchezza i ricchissimi si diedero a manifestazioni di mecenatismo e di filantropia di conseguenza: con il traffico dei rifiuti tossici in paesi sfortunati vennero indirettamente finanziate attività editoriali e culturali,  con i traffici di armi e droga fu creato un sistema finanziario articolato che finì per avere come ricadute il finanziamento di gallerie d’arte, musei, industrie avanzate, depuratori, infrastrutture.

 Una piccola parte di questa massa monetaria si trasformò in prestiti allo Stato per pagare l’esercito e le scuole con il meccanismo del debito pubblico.  Fu tuttavia il fantasioso e multiforme commercio dato dalla tratta delle bianche, dallo sfruttamento della prostituzione e dal traffico di umani detti immigrati clandestini, questo in verità possibile solo grazie ad estese complicità, che arrivò dove il resto non era arrivato.   Questo grande mare in movimento  di denaro venne riciclato in uno straordinario fervore edilizio che avrebbe fatto impallidire e umiliato i costruttori delle piramidi o delle cattedrali medioevali; sull’intera penisola si rovesciò una massa oscena e informe di periferie squallide, di capannoni nati male, di centri commerciali senza senso e brutti, ma così brutti che sembravano uscire da un incubo frutto di menti drogate con sostanze pericolose e molto pesanti da reggere, e poi stadi, galere, e case popolari e ville per siuri.    Miracolosamente neanche un solo edificio era umanamente passabile.

Questo regno del brutto e del deforme creò milioni di posti di lavoro fra edilizia e indotto,  e come esito la popolazione vivendo in tali luoghi divenne cattiva, ladra e stupida, e per gradire ignorantissima di ogni cosa.

In tanta rovina le passate culture di Bananìa, che pure avevano avuto nel remoto passato una loro discutibile dignità, sembravano dei fantasmi che vagavano sulle rovine e dentro i castelli medioevali, quelli di cui si favoleggia ma dei quali mai si trova la prova della loro esistenza.

Il crimine organizzato e un ceto politico di scellerati e di miserabili dementi con queste premesse organizzò un paese talmente corrotto, osceno e inaffidabile che nessuna specie, nemmeno del regno vegetale e minerale, dava a questi bananiani il minimo credito o la minima stima.

La bestialità della vita e la rozza ignoranza della maggior parte della popolazione facevano di questo paese una terra di diavoli senza ritegno e dignità; ma anche senza inferno, cosa che avrebbe almeno concesso loro la grandezza del male.

La mancanza di dignità era un dato originale, in quanto a causa delle sciagure di questo popolo, la popolazione aveva preso a chiamare padrone chiunque potesse elargire un pasto o una mancia o l’occasione per portare ad effetto qualche espediente per guadagnare del denaro.   Tale era il vivere dei potenti e dei loro satelliti e ugualmente tale era quello di coloro che vivevano nel bisogno  o del proprio lavoro.

 

 

 

Come la degenerazione fu fonte di salvezza

 

Il risultato fu un popolo talmente privo di quelle caratteristiche di decenza, onestà e forza di coesione che quando le grandi potenze uscite vincitrici dalla Seconda Grande Spartizione del Mondo, presero la risoluzione, dopo uno stillicidio di piccole guerre, stragi, azioni indegne e vendette di porre in essere una Terza Grande Spartizione del Mondo nessuno prese sul serio i bananiani che furono lasciati sul limite del grande macello di popoli.

I Grandi della terra non presero in considerazione un popolo così miserabile, l’onore di far parte degli eletti che sparivano nel regno delle ombre fu quindi lasciato a gente più degna; i quali stavano annientando un patrimonio unico di beni, umani utili, animali, piante.

Solo le grandi banche nei paradisi fiscali gioirono degli straordinari profitti che la guerra generava, anche se non era certo se sarebbe sopravvissuto qualche bancario o finanziere per contare il malloppo. Ma come è noto per banchieri e finanzieri la sopravvivenza della specie umana e dei viventi in generale non ha spazio nei loro calcoli e nei loro progetti; la morte di tutto e di tutti è irrilevante, il capitale è un Dio che può vivere in astratto anche all’interno di un pianeta morto.

Il popolo bananiano fu felice di non venir massacrato per gli imperi altrui e con indifferenza videro partire gli occupanti dediti a rischierarsi, così si espressero, in punti strategici e quindi ad unirsi a quelle masse di armi e armati che le città del mondo stavano vomitando sul pianeta azzurro.    I politici screditati di Banania rigettarono sulla malevola loro gente tutte le  scemenze che la loro fertile mente partoriva, mentre le città del mondo sprofondavano, colpite a morte dalle armi chimiche e nucleari di nuova concezione, e venivano avvolte  nelle nubi tossiche.

Fu con la fine delle grandi masse che venne meno il monoteismo, forma di adorazione del divino costruita apposta per gruppi di fedeli numerosi da riportare a una regola di vita e a una legge unitaria. Come conseguenza di tanta strage, resuscitarono dagli inferi gli Antichi e subito essi presero a scrutare quella strana umanità che li aveva abbandonati.

In verità non fu tutta gloria, i rappresentanti del Dio unico avevano da tempo intrapreso forme di proselitismo e adorazione che puntavano su personaggi carismatici, introducendo nel monolite dei culti del  Dio Unico forme di adorazione pagana e idolatria.

Gli Dei della guerra molto si rallegrarono del massacro e di vedere tutte le arti degli umani, che del resto a ciò sono votate, piegarsi alla sua prediletta.   Felice vide il mondo sprofondare in lutti infiniti e con lui Plutone signore dei morti e Mercurio dio dei mercanti e dei ladri assai soddisfatti lodavano il gioioso momento dove i denari venivano spesi, i furti e i crimini erano cosa di tutti, e le gole del tartaro erano colme di anime di trapassati; le ombre popolarono di nuovo gli inferi degli Dei pagani. In fondo la distruzione delle masse di viventi ebbe l’effetto di costituire un grande rito di evocazione che cancellava un tempo e riportava sulla terra il dominio dei molti Dei.

Solo Bananìa fu causa dello  sdegno del Dio Rosso, ovvero di Marte.

Si chiese come poteva esistere un simile popolo e in una terra che gli pareva ai suoi tempi, che nella sua mente divina erano lontani nel ricordo ma lieti perché li associava a fresche e violente stragi, popolata da ben diversa gente. Lui per prosperare aveva bisogno di uomini e donne di forte tempra, aggressivi, con corpi pronti alla lotta, i mercenari infidi, i grulli dal grilletto facile, gli sciagurati in divisa erano un problema, anzi una disgrazia. Ancor di più questo quadro gli appariva negativo osservando la natura imbelle, dissoluta e scema di tanta parte delle genti di Bananìa.

Crucciato osservò un popolo talmente scellerato che veniva bandito dalla guerra.  Meditò una vendetta e stabilì offeso che avrebbe mutato l’odiata cleptocrazia che si permetteva di sopravvivere a tanta strage  truccandosi malamente da Democrazia.

La quale, essendo la forma di governo dei criminali, era prossima al collasso.

Come accade talvolta un fatto lontano provoca disastri a grande distanza e presso popoli ignari e incolpevoli e così fu per questa guerra altrui che mutò nel fisico e nella mente i Bananiani.

La classe dirigente, se così la possiamo definire, di Bananìa aveva subito una selezione al contrario parallelamente alla raffinazione e selezione dei principali leader dei gruppi criminali.  Alla barbarie della degenerazione politica, commerciale, umana  e sociale faceva seguito la crescita in termini di potere e consenso dei principali gruppi criminali.    I quali per non far brutte figure e per meglio farli passare inosservati infiltravano fra i politici solo ed esclusivamente i peggiori elementi, i cialtroni patologici, gli ignoranti cronici, i narcisisti con problemi di droga, i mitomani scemi .

Tuttavia la delinquenza organizzata aveva bisogno di una situazione politica e militare ben diversa dai macelli immani che si venivano a creare in quel periodo, senza umani vivi venne meno il commercio delle armi leggere, lo sfruttamento della prostituzione, lo spaccio di sostanze stupefacenti, il traffico di organi, il furto e lo smaltimento illegale dei rifiuti, l’incendio, doloso, gli omicidi e i ricatti e ancor di più i  sequestri vera industria mondiale che dava lavoro a centinaia di migliaia di operatori e a decine di banche e a un paio di paradisi fiscali.

Le prime cento bombe nucleari, per maggior celia gli esperti le chiamarono tattiche, chiarirono che era inutile fra i milioni di ombre nere e gli scheletri di centinaia di migliaia di edifici cercare chi potesse pagare un riscatto, praticare attività moralmente riprovevoli o comprare droghe, fosse  un governo o un privato.  Ciò che rimaneva era il collasso di ogni civiltà industriale e di massa, e senza la società di massa non c’è criminalità organizzata e quindi neanche cleptocrazia.

Quel consorzio umano cessò, finì d’improvviso senza nemmeno un congedo accettabile, cosa che implicò il collasso dei poteri criminali e quindi anche del sistema politico di Bananìa.

La debolezza del potere politico e della società aveva fatto prosperare la criminalità, la quale di contro aveva finanziato e favorito l’ordine costituito, in qualche caso aveva concordato con le forze dell’ordine la consegna di qualche delinquente reo di delitti infamanti per distrarre l’opinione pubblica.  Stavolta il gioco era finito, niente grandi truffe coi soldi, e con le perversioni delle grandi masse imbelli e dissolute della civiltà industriale post-fordista, per un semplice e banalissimo motivo: le grandi masse stavano venendo meno per motivi biologici. Gli effetti della guerra si fecero sentire in tutta Bananìa con drammi indicibili, la vita divenne dura anche per i delinquenti costretti ad assistere al crollo del loro mondo; il Dio della guerra volle soddisfazione dei torti subiti da tali genti scellerate, e liberò l’antica Dea della giustizia dalle catene dette “del civile buonsenso e della ragion di Stato” e la condusse nella penisola triste ed empia. Il Dio voleva il ritorno di popolazioni forti e audaci perché voleva seguaci degni di lui.

Il suo spirito dimenticato da troppe generazioni iniziò a risvegliare in molti una rabbia, non proveniente dalla testa ma semmai dal basso ventre.

Fu così che nel volgere di una mattinata, mentre gli addetti si sbarazzavano delle carcasse di umani, cani, gatti e altre bestie decedute per le pestilenze scatenate dagli attacchi con i virus e per la carenza di medicinali, tutta Bananìa si fermò; fu una paralisi contagiosa, anzi uno sciopero, e nella notte divenne una rivoluzione irreversibile, alla quale non partecipò un solo politico  in disarmo o in carriera che fosse.

Il sistema politico-criminale sparì e si disgregò nel giro di una settimana, lo Stato e le Istituzioni da decenni cadaveriche impiegarono un pomeriggio soltanto.

L’intero potere della criminalità organizzata, ormai privato di un consenso popolare e di una giustificazione politica, sopravvisse solo pochi minuti  alla fine del sistema che lo aveva generato.  Il  malvagio consorzio dei paesi sedicenti civili stavolta aveva ben più gravi questioni e non riuscì, come era suo costume, ad aggredire quelle genti sconsigliate per trarre profitto dal loro male e dal disordine altrui, o a far da stampella alle diverse mafie e ai centri di potere affaristico-criminali.   

La Randocrazia fu resa possibile dalla dissoluzione delle civiltà vicine  e dal venir meno delle forze interne e forestiere che sorreggevano il regime di malcostume criminale  e criminogeno.

Quindi, forse per la prima volta, la gente di Bananìa fece da sé e accoppati, con la brutalità sadica di chi ha troppo subito, i passati leader e i loro seguaci più compromessi non trovò di meglio che prendere atto del suo punto zero di partenza.

Inventarono quindi con le risorse che avevano, alcune delle quali si erano salvate dalla guerra, un nuovo sistema che chiamarono con un neologismo tutto loro “Randocrazia”.

Con gli strumenti informatici in possesso misero i posti di potere e di comando in sorte del caso malaugurato, considerando che dopotutto la politica è questione di posti, poltrone di seta e raso, titoli altisonanti ma perlopiù vani e fatui, e strapuntini e seggiolini metaforici in comitati ad hoc e consigli d’amministrazione per i meno malvagi e i poco raccomandati.

Forti delle cattive esperienze del loro passato i bananiani passarono a considerare il problema a partire dai posti da occupare.  Fu deciso di darli assolutamente a caso senza prendere in considerazione cose errate e sconce come consenso, benpensanti, moralità privata dei candidati, e meno che mai le elezioni più o meno democratiche che fossero.

Fu quindi il sorteggio duro, puro e fino in fondo e non si fecero scrupolo  i Bananiani di mettere fra i sorteggiabili pure i carcerati e i militari di carriera.  Fu un clamoroso e inverecondo successo, e le cose pubbliche e quelle private iniziarono ad andare molto meglio.  I saggi incaricati stabilirono che il caso evitava alcuni problemi della democrazia: spezzava in primo luogo il rapporto fra l’eletto e i suoi finanziatori e sostenitori fondamento questo di ogni sorta di manipolazioni della legge e di travisamento dei delicati incarichi che costoro ricevevano dalle urne il sorteggi liberava il sorteggiato dalla riconoscenza e dalla condizione ricattatoria in cui si trovava l’eletto dopo le elezioni, il quale per essere rieletto in qualche carica doveva rispondere del suo operato a gruppi di potere palesi ed occulti nel totale disinteresse della cosa pubblica e della gran massa dei cittadini.

Il sorteggiare imponeva, proprio per la casualità del risultato, regole, vincoli e controlli, questo faceva sì che il politico e l’uomo di potere fosse controllato e giudicato da personaggi che non erano suoi pari e nel suo agire non poteva fare appello a responsabilità di gruppo o di casta o peggio a indicibili complicità e a giochi di ricatti incrociati.

Inoltre questo creava curiose e non chieste novità: ergastolani tratti di galera per fare i sottosegretari trovandosi a recitar una ben diversa parte in commedia si rivelarono probi, giusti e disinteressati e pure assidui sul lavoro, scellerati e tossici collocati nei consigli d‘amministrazione di municipalizzate e società miste migliorarono meglio che in una comunità di recupero e i risultati del loro operare furono superiori a quelli registrati dai consigli composti da avvocati, esperti e famigli di potenti del precedente regime democratico.   Addirittura qualche ex politico, categoria spesso peggiore e solitamente inclusiva delle tre precedenti, libero finalmente dai vincoli di partito e di gruppo agiva nel disinteresse suo e per aiutare la popolazione tutta in così tribolato periodo.

Una regola che proibiva il ricoprire l’incarico per due volte nella vita dell’equivalente di parlamentare, ministro e presidente del consiglio e ancor di più di sottosegretario e capo-commissione parlamentare si rivelò una mano santa che guarì molti dalla prevaricazione e dall’ambizione; quindi rese migliore ciò che può solo peggiorare in un sistema parlamentare affidato a fazioni e partiti sempre pronti a tirare dalla loro parte il potere legislativo e l’esecutivo, per tacere del giudiziario.   La randocrazia rese quindi i tapini e afflitti abitanti di bananìa, per quanto ciò sia banale, uguali perché ognuno era eleggibile e potenzialmente destinato a ricoprire cariche pubbliche in virtù del malaugurato o benigno caso.

Vennero meno quindi la preparazione di una carriera, il ruolo dei protettori e dei finanziatori e le bande di seguagi e parassiti che di solito per loro esclusivo tornaconto prestano interessata  fedeltà ai politici in carriera o alle ricche mance elargite dalle agenzie di spionaggio dei paesi stranieri.   Il tempo di Marte iniziò a declinare, gli dei oscuri che tormentavano le anime  e aumentavano in ricchezza e potenza grazie al numero di dannati che precipitavano nel regno delle ombre erano un potere che oscurava le glorie di tutti gli Dei guerrieri. Milioni di morti per volta, innumerevoli masse di tormentati, di pazzi, di disperarti erano la grande ricchezza degli Dei infernali, con una sola moneta per morto, matto, disperato avevano creato una grande ricchezza. Avevano perfino il problema di gestire la loro ricchezza e il loro potere su una tale masse di morti e di schiavi sottomessi alla loro volontà. Una simile carneficina era roba da inferno del Dio Unico non da Dei pagani che quando aprivano le porte del Tartaro e dell’Erebo al più accoglievano trentamila ombre per volta.    Mille diavoli furono incaricati di contare gli oboli versati per i defunti e per coloro che resi folli o malati si raccomandavano ai signori dell’oscurità, ma le misere creature non riuscivano a tener il conto. Troppo lavoro! Un mondo intero era morto e uno nuovo sorgeva per servire gli Dei Antichi. Grande fu lo sconforto dei risorti Dei Antichi le grandi masse dei consumatori trapassati avevano distrutto, con il loro trapasso, i poteri forti, non c’era più aristocrazia di casta e del denaro, si erano dissolti i ceti privilegiati, ed i poteri dispotici sui quali far leva per ricostruire la pace e l’ordine erano spariti. Erano rimasti loro, rovine, disperazione e un mondo da far rifiorire per mezzo di quanti si erano salvati dalla catastrofe bellicista; nel disastro si erano di nuovo impadroniti della dispersa umanità. Come è noto gli Dei si dividono in Dei Celesti o antichi, Dei Oscuri di rango inferiore ai celesti, e poi messaggeri, demoni e diavoli ovvero servitori di basso lignaggio delle due categorie; c’è chi semplifica tutto questo ordine di cose chiamandoli in blocco alieni. Comunque questa gerarchia non umana era votata a ricostruire l’umanità e la vita sul disgraziato pianeta azzurro.

La guerra fu inizio fine e nuovo cammino per l’umanità confusa e per i Bananìani.

In effetti il sistema era complessivo, le masse consumavano tanto e male e consumavano beni e servizi legali esattamente come quelli illegali, i criminali prosperavano; inoltre i ricchi e i potenti, all’ombra di istituzioni politiche ridicole e di reali poteri finanziari e criminali, potevano organizzare e compiere di tutto.    Finite le masse era finito il potere che esse generavano; di conseguenza coloro che avevano lanciato i terribili ordigni che avevano bruciato intere città a temperature inaudite, o distrutto popoli interi con sostanze chimiche e radioattive di straordinaria potenza si erano annientati con le loro mani.

Come tutte le cose umane e divine la guerra doveva finire, e iniziò a spengersi per un bieco istinto di sopravvivere alla propria razionale natura di esseri scellerati, violenti e avidi.

Coloro che erano dalle ombre della fortuna ascesi alla luce del potere trovarono una buona occasione per essere felici, ora con poco si era potenti e temuti, e dopo qualche difficile anno di lotte e scontri cominciò a formarsi una nuova casta di privilegiati che subentrò alla precedente che venne macellata e dispersa durante i primi anni del conflitto.  Per certi aspetti questi nuovi potenti erano ancor più transnazionali e cosmopoliti dei precedenti signori del mondo, in verità più per disperazione che per convinzione si erano trovati in questa condizione di privilegio.

Volendo essi staccarsi dal recente passato colsero al volo il fatto che al declino di Marte sovviene sempre il regno di Venere, anche perché l’umanità inquieta dovrà pur ricostituire il suo popolamento sulla superficie della terra e ragionare di ricostruire quel mondo di cose e affetti disintegrato.   Quindi il tempo della pace, intesa come è giusto che sia come preparazione a nuove guerre e ricostituzione del materiale umano per nuovi orizzonti di gloria, prese ancora una volta forma.

Il dio che iniziò ad influenzare gli uomini con la decadenza di Marte fu Apollo il quale da buon Dio devoto alle cose precise e ordinate comandò che venisse fatto ordine e che, risolte le questioni più gravi, e fra queste lo sciagurato popolo di Bananìa venisse ricondotto a più miti consigli. Non si può dare esempi troppo positivi all’umanità inquieta, sentenziò il Dio di Socrate.

Quindi seguendo il Dio e il nuovo tempo dell’amore  i nuovi potenti si circondarono di servi e tutori armati del loro nuovo ordine costituito e si volsero a consolidare il loro potere, i loro beni, i loro interessi, a far fuori i soliti illusi, a dare una nuova possibilità di vita a delatori, parassiti, personaggi dello spettacolo, faccendieri, procuratori, e gente del mondo dello sfruttamento della prostituzione.

Sistemare alla meglio le cose loro, essi presero a considerare le vicende del popolo di Bananìa, cattivo esempio essi dissero: si era salvato dal terzo grande inutile macello per spartire il mondo, come è arcinoto le altre specie di viventi sono o troppo stupide o troppo intelligenti per fare loro la  spartizione del mondo, vivevano meglio di tanta parte dell’umanità, ringraziavano ancora il Dio Unico per averli risparmiati e per aver dato loro la forza di liquidare fisicamente ed economicamente quella gente riprovevole che di mestiere ha scelto di comandare gli altri e, addirittura, vivevano molto bene per i parametri consueti pareva proprio che  la vita media fosse addirittura di cinquant’anni contro i quaranta scarsi- scarsi dei paesi più potenti e felici.

Venne quindi stabilito  di riunirsi fra i potenti della terra, di metter fine alle liti, e di considerare le cose di bananìa; quindi con discrezione ma con molta decisione fecero pervenire ai Bananiani un vero ultimatum.  Esso era un po’ sgrammaticato perché non erano rimasti vivi molti diplomatici dopo i primi trenta minuti di deflagrazioni nucleari tattiche e delle nuove superarmi a energia diretta. Questa volta non c’era da minacciare un governo o un capobanda ma una nazione intera, ossia la popolazione tutta; era una Randocrazia dopotutto.

Invano sperò il Dio rosso che nell’ultimo giro della ruota della  fortuna l’abisso di Plutone e degli Dei oscuri  s’aprisse ancora una volta, che le genti si sterminassero di nuovo per sete di saccheggio e per il gusto di uccidere.  Ben altro fu tessuto col filo del destino, e non vi fu un altro eroico macello per la conquista del nulla.

Pur rammaricandosi per l’ingiustizia che veniva fatta loro, le genti di Bananìa avevano l’enorme fortuna di avere dei capi casuali e quindi disinteressati: ergo potevano anche prendere in considerazione l’idea di perdere il loro personale potere per favorire la collettività.

Tenendo fermo il fatto che mai si sarebbero rimessi in mano a una Repubblica irresponsabile o a qualche altra forma di invereconda e temibile e oltretutto finta Democrazia, stabilirono che si poteva placare lo sdegno di questi potenti  accordando loro delle forme di modifica della struttura politica che non snaturassero i principi e i benefici effetti di quanto avevano istituito.

Scelsero il più ambizioso e magnifico dei nuovi padroni e gli offrirono di regnare su Bananìa con una sua dinastia a patto che per sua maggior gloria e potenza conservasse quanto di meglio il regime Randocratico aveva prodotto.

Fu così che fra lo sconcerto di tutti e con la benevolenza di Bacco, Dio sempre propizio alle genti di Bananìa, ebbe luogo la Monarchia Aleatoria. Uno stato monarchico temperato e moderato dalla casualità dei ministri e dei funzionari tratti a sorte prese forma; e del resto Dei e uomini erano stati esauditi il regime politico era mutato e un sire aveva il suo trono e la penisola e tutto il potere politico nel suo scettro e nella sua corona, Il monarca, per dirla  in breve, consumava molto meno dei vecchi parlamenti democratici, era molto meno osceno, avventuriero  e scandaloso dei vecchi politici che avevano portato alla rovina l’umanità, era più affidabile nella gestione della cassa dello Stato e  di quella sua personale e si rimetteva alle cose del potere sostanzialmente per fingere di far qualcosa lasciandosi il diritto di punire qualche temerario o qualche testa calda o di seguire il popolo minuto nelle sue richieste, perlopiù poco ragionevoli e anche irresponsabili. Gli Dei visti esauditi i loro desideri benedirono la nuova istituzione  e tutte le genti di Bananìa concedendo loro benevolenza, prosperità, antichi saperi, benefici fisici e mentali dovuti alla loro grande scienza segreta che presso gli umani è chiamata manipolazione genetica.

Fu così che il nuovo regno ebbe ministri ora eccellenti ora pessimi, ma sempre disinteressati; e comunque rappresentativi della popolazione e di ogni ceto sociale, il sire ebbe il suo regno da megalomane, il quale era ancora integro in molte sue parti e ebbe in sorte di essere abbastanza al riparo da congiure e intrighi, data la natura del suo potere e delle istituzioni.

Così andarono le cose e il popolo ebbe quel poco di felicità e prosperità che la specie umana può concedere a se stessa.

Poi per una serie di fattori qualche generazione dopo il numero degli umani tornò sopra i due miliardi e si riformò in nuove forme la società di massa e con essa i consumi, la rappresentanza democratica, i cartelli industriali, il sistema della comunicazione e come è giusto altre guerre totali, altre armi di distruzioni di massa  e nuovi equilibri del terrore.

Bananìa tornò allora Repubblica, immemore del grande male subito e del bene che ebbe dalla monarchia e dalla pace.

 

 

 

 

Dedicato al Dottor Sandro Nappini




31 luglio 2010

La Decadenza USA in una traduzione di F.Allegri

Pubblico questa traduzione di F.Allegri perchè stimo che in tempi nei quali si ragiona in Italia del matrimonio Clinton si confonda da parte di milioni di esseri umani con facilità la realtà con le favole. Il Belpaese ama le favole dei ricchi e felici, forse perchè nel binomio ricchezzza&felicità le genti nostre vedono il paradiso realizzato sulla terra. Con una punta di cattiveria mi permetto di presentare un bel pezzo di Nader, così il paradiso resta paradiso là dove vanno le nuvole e i cieli blu e questo mondo di sangue e fango resta un mondo di sangue,lacrime e fango.

Fino a prova contraria.

IANA


30 Lug, 2010

La decadenza USA e la forza delle lobbies*


La decadenza USA e la forza delle lobbies*

29/03/2010
Di Ralph Nader
Una società non allarmata dai segni del suo decadimento (a causa della sua ideologia del mito continuo del progresso) separa se stessa dalla realtà e si invischia nell’illusione.
Una pietra di paragone (per misurare la crisi nella nostra economia politica statale e nella vita culturale) è la risposta a tale domanda: Le forze del potere (che fallirono in modo dimostrabile) diventano più forti dopo che il loro danno percepito interamente è di conoscenza comune?
La decadenza economica è ovunque. Povertà, disoccupazione, sfratti, esportazione di lavoro, debito al consumo, il logorio della pensione e la rovina infrastrutturale sono ben documentati.
L’auto-distruzione dei giganti finanziari di Wall Street, con i loro saccheggi e salassi dei miliardi del denaro dell’altra gente, è stata sottolineata per due anni.
Durante e dopo gli enormi salvataggi del contribuente di Washington, DC, le banche sono ancora la forza più potente per determinare la natura della legislazione correttiva proposta.
“Le Banche possiedono questo posto”, dice il Senatore R. Durbin (D-IL), evocando l’opinione di molti membri di un Congresso supino pronto ad approvare una debole legge di protezione dell’investitore e del consumatore mentre lascia a dominare poche banche sempre più grandi.
Chi non ha subito gli imbrogli e le piccole scritte dell’industria della carta di credito?
Finalmente una legge di riforma è passata dopo anni di ritardo: ancora debole e incompleta.
Senza vergogna per i loro sgorbi, le imprese hanno già messo al lavoro i loro avvocati per raggirare i modesti vincoli della legge.
L’industria del farmaco e dell’assicurazione sanitaria, brulicante di migliaia di lobbisti, ottenne quasi tutto quello che voleva nella nuova legge sanitaria.
Gli assicuratori ebbero milioni di nuovi clienti sussidiati da centinaia di miliardi di dollari del contribuente e pochissima regolazione.
Le lobbies del farmaco coronarono u sogno – niente importazione di farmaci identici e meno cari, niente autorità a Zio Sam per contrattare sconti ai prezzi e un’estensione molto utile della tutela evidente e monopolista ai farmaci vitali a scapito di quelli generici meno costosi.
Con tutti i loro sgorbi, tutte le loro esclusioni, i loro rifiuti dei reclami e le restrizioni dei benefici, co tutti i loro orrendi aumenti dei prezzi, le 2 industrie sono divenute più forti di sempre politicamente ed economicamente.
Meraviglia poco che le loro azioni incrementino persino in una recessione.
L’industria che lavora il cibo rifiuto – sulla difensiva e in ritardo grazie ad alcuni eccellenti documentari e agli esposti – è ancora la più influente dei poteri su Capitol Hill quando lui ritarda per anni una legge decente di sicurezza alimentare usando i soldi pubblici per pompare grasso, zucchero e sale negli stomaci dei nostri bambini e lottare con le ispezioni adeguate.
Ogni anno in USA più di 7 mila vite sono perse a causa del cibo contaminato e sono molti milioni gli ammalati.
Le imprese del nucleare, del petrolio, del gas e del carbone tosano consumatori e contribuenti impoverendo e danneggiando l’ambiente; bloccano al Congresso la legge sull’energia per sostituire carbone e uranio con la tecnologia dell’efficienza energetica e le rinnovabili.
Ancora, pure oggi dopo anni di eccedenze di costo e mancanza di magazzini permanenti per gli scarti radioattivi, l’industria nucleare spinge il Presidente Obama e G. W. Bush prima di lui per avere i miliardi di dollari in garanzie di prestito del contribuente per un nuovo nucleare.
Wall Street non finanzierà una tecnologia così rischiosa senza di voi, i contribuenti che garantiscono contro ogni incidente o fallimento.
Sia i Democratici che i Repubblicani approvano questi oltraggiosi rischi per la finanza e la sicurezza dei contribuenti.
Il Congresso che riceve il peso di questo lobbismo aziendale – la carota del denaro e il bastone delle sfide finanziarie incombenti – è più di un ostacolo al cambiamento che altro.
In passato dopo i grandi fallimenti dell’industria e del commercio, c’era una maggiore probabilità di un’azione del Congresso.
Ricordate Wall Street e il collasso bancario quasi all’inizio del 1930. Il Congresso e Franklin Delano Roosevelt produssero la legislazione che salvò le banche, i risparmi delle persone e regolò i mercati azionari.
Dai tempi del mio libro (Unsafe at Any Speed pubblicato alla fine di Novembre del 1965) passarono solo 9 mesi per la regolazione federale della potente industria dell’auto per la sicurezza e l’efficienza energetica.
Al contrario dopo 2 anni di ritardo dal collasso di Bear Stearns non c’è ancora nessuna legge di riforma e quella in attesa è debole.
Ancora i membri anziani del Congresso, responsabili per tale blocco sorprendente, sono quasi incapaci di muoversi anche se i sondaggi li danno ai loro minimi di popolarità di sempre.
E’ un posto dove la maggioranza è terrificata dalle multinazionali e la minoranza può bloccare anche gli sforzi legislativi più anemici con regole arcaiche, specialmente al Senato.
Culturalmente, i canarini nella miniera di carbone sono i bambini.
L’infanzia è stata commercializzata dai mercanti giganti che la raggiunge ora dopo ora con cibo spazzatura, programmi violenti, video giochi e una medicina cattiva.
Il risultato – record di obesità, diabeti infantili e altre afflizioni.
Mentre le imprese screditano l’autorità genitoriale, esse ridono tutto il tempo con le banche, usando le nostre frequenze radio, tra gli altri media, per il loro guadagno. Vanno chiamati molestatori elettronici di bambini.
Noi pubblicammo un libro nel 1996 intitolato Children First!: A Parent’s Guide to Fighting Corporate Predators in the Media.
Questo libro è una sottovalutazione del problema se comparato al peggioramento della manipolazione del bambino di oggi.
In una società intrattenuta a 24/7 sbalordita con suoni intensi, Blackberries, gli iPod, messaggi di testo e le emails, c’è un bisogno profondo per la riflessione e l’introspezione.
Dobbiamo discutere faccia a faccia in salotto, negli auditorium scolastici, nelle piazze dei villaggi e negli incontri cittadini quello che ci accade e i nostri processi democratici in diminuzione sotto le pressioni e i controlli di uno stato aziendale insaziabile.
E quello che serve va fatto dalla casa alle arene pubbliche e sui luoghi del mercato usando vecchi e nuovi modelli superiori, nuove contabilità e nuovo pensiero.
La nostra storia ha mostrato come ogni volta che la gente si impegna di più e con serietà,essa vive meglio su tutti i fronti.

Il titolo è una nostra scelta


Tradotto da F. Allegri per futuroieri e la libera diffusione.




13 giugno 2010

Dibattere, discutere, pensare, trovare, capire

12 Giu, 2010

Impero, Oligarchia e Democrazia

Una traduzione di Franco Allegri per Empolitica su Nader

 


Impero, Oligarchia e Democrazia
01/03/2010
Di Ralph Nader
I 2 principi gonfiati di Impero e di Oligarchia portano il nostro paese verso uno stato profondamente corporativo, di fatto non compatibile con democrazia e regno della legge.
Ancora una volta il New York Times offre ai suoi lettori l’evidenza.
Nel suo numero del 25 Febbraio 2010, 2 pagine di fatti confermano questo deterioramento implacabile a spese di tanta gente innocente.
La storia principale dimostra che il tipo di speculazione massiccia – il capitalismo da casino una volta detto Business Week – in derivati complessi è ancora forte e sfrutta il debole e il senza potere che paga il conto finale.
Titolato “Banks Bet Greece Defaults on Debt They helped Hide”, l’articolo scuote anche i lettori induriti dai racconti dell’avarizia e dell’abuso di potere.
Ecco l’inizio dello scritto: “Le scommesse di alcune banche che aiutarono la Grecia a coprire i suoi debiti crescenti ora spingerebbero velocemente la nazione alla rovina finanziaria”.
“Ripetendo il tipo di commerci che rovesciarono da vicino l’American Insurance International Group /AIG/, l’assicurazione a popolarità crescente contro il rischio del default greco rende più duro per Atene la raccolta del denaro che le serve per pagare i suoi debiti: secondo i mercanti e gli amministratori del denaro”.
“Tali contratti, detti credit-default swaps, di fatto permettono a banche ed hedge funds di lucrare sull’equivalente finanziario di un allarme incendio di tipo 4: il crollo di un’impresa, o nel caso della Grecia, un paese.
Se la Grecia non onorasse i debiti, i titolari questi swaps faranno profitto.”
“E’ come fare un’assicurazione anti incendio sulla casa del vicino – create un incentivo ad incendiare la casa”, disse P. Gisdakis, capo della strategia del credito all’UniCredit di Monaco.
Questi credit-default swaps incrementano “il rischio sistemico” temuto che prolifera finché non tocca le spalle di contribuenti, lavoratori e risparmiatori che pagano il conto.
E se la Grecia cadesse, Spagna, Portogallo o Italia potrebbero essere il prossimo e la globalizzazione porterebbe gli effetti rapaci della speculazione avventata sulle nostre rive.
La Grecia entrò nel guaio finanziario per una varietà di ragioni, ma è stato dimostrato che Goldman Sachs e altre grandi banche le insegnarono, per onorari generosi, come nascondere la vera condizione finanziaria statale. L’avarizia al lavoro.
Notate due punti.
Questi derivati sono contratti che riguardano centinaia di miliardi di dollari ed essenzialmente non sono regolamentati. Di fatto tali transazioni non sono tassate, diversamente dalla tassa sul valore aggiunto europea su manufatti, acquisti all’ingrosso e al dettaglio.
L’assenza di restrizioni governative produce la depredazione illimitata.
Come dissero gli investitori astuti nell’economia reale: “quando il denaro per la speculazione sostituisce quello per l’investimento, l’economia reale soffre insieme alla gente”.
Ricordate il collasso di Wall Street del 2008 e chi paga per il grande aiuto di Washington.

L’altra storia dimostra che la Presidenza è divenuta un Imperio regolato fuori dalla legge e dalla responsabilità verso i cittadini.
Il Times riferisce “quanto lontano la C.I.A. abbia esteso la sua guerra segreta straordinaria oltre la cintura tribale montagnosa e in profondità nelle città periferiche del Pakistan”.
Lavorando con la controparte segreta pachistana, la C.I.A ha avuto qualche copertura per fare quello che voleva nel realizzare “dozzine di raid attraverso tutto il Pakistan l’anno passato”, secondo il NY Times.
“Guerra Segreta” è stata una frase applicata molte volte in tutta la storia della C.I.A., anche se all’inizio l’agenzia era stata creata dal Congresso, proprio dopo la 2° Guerra Mondiale, per riunire i servizi, non per impegnarsi in operazioni letali in tutto il mondo.
Senza il freno congressuale o delle corti federali, i Presidenti dicono che possono dare e danno l’ordine ai subordinati di andare ovunque nel mondo, penetrare in ogni paese: se solo dicono che è necessario sequestrare e distruggere per quella che credono sia la sicurezza nazionale.
I cittadini americani all’estero non sono esclusi.
Sopra la legge e oltre la norma spiega il tipo di illegalità che i padri della nostra costituzione aborrirono in Re Giorgio e limitarono nella separazione dei poteri del nostro paese.
Poiché i fondatori non avrebbero tollerato che il Presidente fosse accusatore, giudice, giuria e carnefice, misero la dichiarazione di guerra e le autorità delle assegnazioni nel Congresso.
Sia il Presidente G. W. Bush che Barack Obama credono di avere una discrezione sfrenata per impegnarsi in qualsiasi atto coperto o palese.
Questa è una definizione d’Impero che disprezza la legge internazionale e più di un trattato che gli Stati Uniti aiutarono a scrivere e firmarono.
“Forniti” con lontani e mortali tecnologie come i droni che volano sopra Pakistan e Afganistan grazie ad operatori in Nevada, molti civili sono stati uccisi, inclusi quelli alle feste matrimoniali e nelle case.
Nondimeno, ha portato 15.000 soldati (USA e Afgani) con gli armamenti più moderni ad occuparsi di trecento guerrieri Talebani a Marja i quali con molti altri Afgani, per varie motivazioni, ci vogliono fuori dalla loro nazione.
L’ex Marine Combat Captain Matthew Hoh descrisse queste ragioni nella sua dettagliata lettera di dimissioni lo scorso autunno. (http://www.huffingtonpost.com/2009/10/26/matthew-hoh-resigns-state_n_334840.html)
Il consigliere alla sicurezza nazionale di Obama, il generale in pensione J. Jones stimò in circa 100 gli uomini di Al Qaeda in Afganistan, gli altri sarebbe migrati in altri paesi.
Ed uno potrebbe aggiungere, quelli la cui migrazione ha incrementato i loro numeri perché si considerano come combattenti per espellere gli invasori stranieri.
Perciò molti osservatori capaci hanno fatto questa riflessione: l’occupazione militare alimenta le insurrezioni e crea le condizioni per maggiori arruolamenti e mutilazioni
Persino la gente della sicurezza nazionale e militare di Bush ha concluso questo.
La gente americana deve capire che il suo governo avventato e i contrattisti aziendali depositano quantità di vendetta nelle regioni occupate che potrebbe tornare a perseguitarci.
Abbiamo più da perdere dal disprezzo della legge internazionale che dai terroristi suicidi che reagiscono a quello che credono sia il terrorismo statale occidentale contro il loro popolo e il passato storico dell’occidente fatto di dittature che opprimono la loro popolazione.
L’Americano non fu scelto per i Re e le loro attività militari fuggiasche.
Quanto è tragico che noi siamo arrivati a questo impero fortificato così detestato dai padri fondatori e previsto in anticipo dal duraturo discorso di commiato di George Washington.
Dove è il “We the People”?
—-
Tradotto il 6 giugno 2010 da F. Allegri per Futuroieri. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare anche il suo diario sulla crisi.
TESTO IN INGLESE
Empire, Oligarchy and Democracy
01/03/2010
By Ralph Nader
The twin swelling heads of Empire and Oligarchy are driving our country into an ever-deepening corporate state, wholly incompatible with democracy and the rule of law.
Once again the New York Times offers its readers the evidence.
In its February 25, 2010 issue, two page-one stories confirm this relentless deterioration at the expense of so many innocent people.
The lead story illustrates that the type of massive speculation - casino capitalism, Business Week once called it - in complex derivatives is still going strong and exploiting the weak and powerless who pay the ultimate bill.
Titled “Banks Bet Greece Defaults on Debt They Helped Hide,” the article shocks even readers hardened to tales of greed and abuse of power.
Here are the opening paragraphs: “Bets by some of the same banks that helped Greece shroud its mounting debts may actually now be pushing the nation closer to the brink of financial ruin.”
“Echoing the kind of trades that nearly toppled the American Insurance International Group /AIG/, the increasingly popular insurance against the risk of a Greek default is making it harder for Athens to raise the money it needs to pay its bills, according to traders and money managers.”
“These contracts, known as credit-default swaps, effectively let banks and hedge funds wager on the financial equivalent of a four-alarm fire: a default by a company, or in the case of Greece, an entire country.
If Greece reneges on its debts, traders who own these swaps stand to profit.”
“It’s like buying fire insurance on your neighbor’s house - you create an incentive to burn down the house,” said Philip Gisdakis, head of credit strategy at UniCredit in Munich.
These credit-default swaps increase the dreaded “systemic risk” that proliferates until it lands on the backs of taxpayers, workers and savers who pay the price.
And if Greece goes, Spain or Portugal or Italy may be next and globalization will eventually bring the rapacious effects of mindless speculation to our shores.
Greece got into financial trouble for a variety of reasons, but it was widely reported that Goldman Sachs and other big banks showed them, for generous fees, how to hide the country’s true financial condition. Avarice at work.
Note two points.
These derivatives are contracts involving hundreds of billions of dollars and are essentially unregulated. These transactions are also essentially untaxed, unlike Europe’s value added tax on manufacturing, wholesale and retail purchases.
The absence of government restraints produces unlimited predation.
As astute investors in the real economy have said, when money for speculation replaces money for investment, the real economy suffers and so do real people.
Remember the Wall Street collapse of 2008 and who is paying for the huge Washington bailout.

The other story shows that the Presidency has become a self-driven Empire outside the law and unaccountable to its citizens.
The Times reports “how far the C.I.A. has extended its extraordinary secret war beyond the mountainous tribal belt and deep into Pakistan’s sprawling cities.”
Working with Pakistan’s counterpart agency, the C.I.A. has had some cover to do what it wants in carrying out “dozens of raids throughout Pakistan over the past year,” according to the Times.
“Secret War” has been a phrase applied numerous times throughout the C.I.A’s history, even though the agency was initially created by Congress right after World War II to gather intelligence, not engage in lethal operations worldwide.
Unrestrained by either Congress or the federal courts, Presidents say they can and do order their subordinates to go anywhere in the world, penetrate into any country, if they alone say it is necessary to seize and destroy for what they believe is the national security.
American citizens abroad are not excluded.
Above the law and beyond the law spells the kind of lawlessness that the framers of our constitution abhorred in King George and limited in our country’s separation of powers.
Because our founders would not tolerate the President being prosecutor, judge, jury and executioner, they placed the war-declaration and appropriations authorities in the Congress.
Both Presidents George W. Bush and Barack Obama believe they have unbridled discretion to engage in almost any overt or covert acts.
That is a definition of Empire that flouts international law and more than one treaty which the United States helped shape and sign.
Equipped with remote and deadly technologies like drones flying over Pakistan and Afghanistan by operators in Nevada, many civilians have been slain, including those in wedding parties and homes.
Still, it is taking 15,000 soldiers (U.S. and Afghan) with the most modern armaments to deal with three hundred Taliban fighters in Marja who with many other Afghans, for various motivations, want us out of their country.
Former Marine Combat Captain Matthew Hoh described these reasons in his detailed resignation letter last fall. (http://www.huffingtonpost.com/2009/10/26/matthew-hoh-resigns-state_n_334840.html)
Mr. Obama’s national security advisor, Ret. General James Jones estimated that there are about 100 Al Qaeda in Afghanistan with the rest migrating to other countries.
And one might add, those whose migrate are increasing their numbers because they cast themselves as fighting to expel the foreign invaders.
So many capable observers have made this point: occupation by our military fuels insurgencies and creates the conditions for more recruits and more mayhem.
Even Bush’s military and national security people have made this point.
The American people must realize that their reckless government and corporate contractors are banking lots of revenge among the occupied regions that may come back to haunt.
We have much more to lose by flouting international law than the suicidal terrorists reacting to what they believe is the West’s state terrorism against their people and the West’s historical backing of dictatorships which oppress their own population.
American was not designed for Kings and their runaway military pursuits.
How tragic that we have now come to this entrenched imperium so loathed by the founding fathers and so forewarned by George Washington’s enduring farewell address.
Where are “We the People”?

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2 Commenti a "Impero, Oligarchia e Democrazia"

1 | iacopo nappini

Giugno 13th, 2010 at 13:26

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Il difensore dei consumatori statunitensi usa termini e fa afffermazioni che nel Belpaese hanno cittadinanza solo presso alcune minoranze politiche e sociali. Temo che l’immagine che ci viene offerta degli Stati Uniti sia perlopiù propaganda quando non invenzione giornalistica o visione parziale e faziosa. Perchè di Nader non parlano i telegiornali o le riviste del Belpaese? Dove sono gli articoli critici e analitici sul sistema made in USA? Cosa si sa davvero in Italia di quel che succede nella Nazione-Impero che regge il sistema attuale di produzione e consumo?

2 | F. Allegri

Giugno 13th, 2010 at 14:34

Avatar

Caro professore, ho capito 3 anni fa che era nader il nostro pensatore vietato, la sua esistenza era negata ai più distorta agli altri.
Perché?
E’ difficile dirlo, ma è mia opinione che la sua forza di innovazione dia noia a conservatori di destra e di sinistra che si sono innamorati del bipolarismo con 60 anni di ritardo e per giunta in modo distorto.
Nel nostro piccolo colmiamo la lacuna.
nei prossimi giorni posterò anche uno scritto di Kucinich sulla guerra e uno di Moore sulla politica interna che somiglia in modo incredibile agli scritti di grillo.
Oggi comincio a lavorare ad un nuovo scritto di nader sulla povertà a Washington!




7 marzo 2010

UN PRESIDENTE AL BIVIO: SCIABOLA O SCIABOLETTA?

Egregio Presidente Napolitano, Le scrivo a nome di mio figlio Giacomo di un anno e poco più.
In questi giorni non c'è in ballo l'esito delle elezioni regionali ma l'essenza stessa - anzi la sopravvivenza - della Democrazia nel nostro Paese.
Dopo che un uomo ha piegato un intero Parlamento alle sue esigenze personali, scippando quel che restava della legalità, adesso si vuole scippare persino la Democrazia faticosamente conquistata dai miei nonni.
Non voglio che Giacomo, dopo altro sague e sofferenze, abbia a dover studiare che Vittorio Emanuele III prima e Giorgio Napolitano poi non seppero difendere la democrazia dalla sopraffazione e dalla prepotenza.
Se qualcuno Le stesse facendo indebite pressioni, o veri e propri ricatti (non mi interessa sapere se Lei in passato ha fatto errori), La prego ci dia modo di capirlo, non pieghi la schiena.
Glielo chiedo quindi non per me, che a 39 anni ho conosciuto una democrazia fragile, imperfetta ma preziosa, ma per mio figlio che negli occhi ha il futuro e nel Dna la libertà.
Contrasti il Decreto "Soppressione della Democrazia", ritiri la Sua firma e lo ostacoli con tutte le Sue forze e i Suoi poteri!
Se vorrà ascoltare il suo popolo, La ringrazio di cuore.
 
A.




1 ottobre 2009

GLI IRLANDESI PRESI PER... SFINIMENTO

Senza che in Europa se ne abbia alcuna notizia, domani Venerdì 2 ottobre in Irlanda i cittadini sono chiamati nuovamente a votare il referendum sull'approvazione del Trattato di Lisbona. Sono ancora molti gli irlandesi che si dichiarano indecisi. Secondo un sondaggio dell'Istituto TNS comparso sul quotidiano Irish Times la percentuale dei favorevoli è attorno al 46%, otto punti in meno rispetto al mese di maggio, contro il 29% dei contrari. Il dato più significativo però è l'incremento di chi dichiara di non saper scegliere fra il "si" e il "no", gli indecisi appunto, che raggiungono quota 25%.
Un panorama leggermente diverso da quello delineato dal referendum del giugno 2008, quando il popolo dei contrari raggiunse quota 53,4%. A far calare la percentuale di euroscettici è forse l'assenza di personalità forti come l'imprenditore Declan Ganley che un anno fa aveva guidato con successo la campagna per il "no". Con le ultime elezioni europee Ganley è scomparso dalla vita politica  insieme al suo partito (Libertas). Da allora la più importante voce contraria nel Parlamento nazionale è quella del partito Sinn Féin, identitario e di sinistra, che giudica il trattato "ultraliberista".
Solleticati da lusinghe economiche giunte dalla Commissione Europea, in favore di Lisbona si sono mossi l'associazione degli agricoltori irlandesi (IFA) in passato contraria, e il forte sindacato dei lavoratori Siptu.
Eppure, per chi sta al governo, i timori restano. Non sono bastate a convincere del tutto gli irlandesi, le garanzie ottenute dal Consiglio Europeo dopo il voto negativo dello scorso anno riguardo la neutralità militare e le limitazioni in fatto di fallimento e fiscalità delle imprese. Non è bastata neanche la crisi che ha travolto la "tigre celtica" facendo schizzare il tasso di disoccupazione e precipitare il deficit pubblico. Tutti questi eventi hanno rafforzato la diffidenza degli irlandesi per chi li governa e la volontà di metterne in discussione tutte le decisioni politiche.
Nelle ultime settimane le strade delle città si sono riempite di manifesti che mettono in guardia sui rischi derivanti dalla ratifica del trattato. Si va dall'abbassamento dei salari minimi alla rinuncia della conquistata indipendenza nazionale. "Loro vogliono la nostra libertà, voi non gettatela via!", avvertono gli eroi della storia nazionale raffigurati nei manifesti.
Il dibattito nel Paese si è fatto via via più serrato. Se - dopo il raggiro di un ennesimo appuntamento referendario su un tema già consultato, solo perché l’esito non è piaciuto a Bruxelles - il referendum dovesse avere nuovamente un risultato negativo, la Svezia, presidente di turno dell'Unione, ha annunciato che questo segnerebbe la fine sul serio del Trattato di Lisbona, almeno fino a prova contraria!
 
                                                          No Globalizzazione e amici di FUTURO IERI
                                                                 (
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri )




6 maggio 2009

Fra noi, in confidenza, parliamo di civiltà italiana...

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fra noi, in confidenza, parliamo di civiltà italiana…

E’ un fatto. Esiste una civiltà giapponese che, anche se caduta da oltre dieci anni in un periodo di gravi difficoltà, esporta ai quattro angoli del mondo i suoi prodotti culturali e la sua cucina, c’è una civiltà russa e pure una cinese che oggi sperano di diventare egemoni nel pianeta visto che il grande impero statunitense sta cadendo in disgrazia. Perfino la Germania e la Francia e anche nel suo  piccolo l’Irlanda si danno il tono e l’importanza che compete a chi si propone come modello di vita e di cultura. Inoltre il fu Impero Inglese sfida il senso del ridicolo e si pone come il centro del mondo civile in virtù dell’enorme importanza della sua lingua a livello mondiale. Dov’è l’Italia?  L’Italia non c’è, ad oggi non è né Stato- che sarebbe comunque qualcosa – né civiltà.

La Repubblica si è sempre pensata in termini di partito politico, di fazione, di sudditanza a poteri stranieri o confessionali. A turno, e a seconda dei tempi e dei luoghi e dei ceti sociali d'appartenenza, la popolazione del Belpaese è stata comunista filo-sovietica, post-fascista e conservatrice, clericale e pseudo-democristiana, socialista senza socialismo, individualista senza la libertà di pensiero e senza la cultura, liberale senza saper nulla di cosa sia la liberal-democrazia, in alcune zone del Mezzogiorno, per un buon decennio almeno, è stata perfino monarchica in tempi di Repubblica. In breve il Belpaese in queste due Repubbliche è stato il palcoscenico di ogni rozzo travestimento, di ogni bizzarro trasformismo politico, di ogni scatenato individualismo, di ogni estensione di qualsiasi interesse particolare inquinante e tossico. Quindi non fu né civiltà, né Stato. Il nostro Stato si riduce infatti a una serie di elementi spesso mal funzionanti ereditati dalla Monarchia, dal fascismo, o creati nelle due Repubbliche per far finta di essere un popolo libero, tollerante e democratico. Pezzi, frammenti di Stato dunque.  Non un progetto unitario, non l’estensione della volontà democratica di un popolo libero, non l’atto creativo di genti diversissime che dopo l’esperienza della Resistenza e la Guerra Mondiale si danno un nuovo modo di vivere. La civiltà italiana non c’è, se c’è è invisibile sepolta da eccessivi particolarismi, dalla fede nei miracoli, dall’espressione di volontà di singoli, dalla presuntuosa ingerenza degli stranieri che dall’alto dei loro pulpiti ci giudicano, pretendono di dirci come vivere, come pensare, come vestire. Adesso che si delinea la decomposizione morale e civile di questa Seconda Repubblica è tempo che i buoni e i giusti pensino di nuovo a cosa potrà essere la civiltà italiana. La sofferenza attuale della scuola italiana concepita dalle caste al potere come una spesa sociale da tagliare rivela quanto inconsistente sia la dimensione della civiltà italiana presso i ceti privilegiati della penisola. I componenti delle sedicenti classi dirigenti  amano mandare i loro figli in costosi master o in università estere, si travestono da cosmopoliti, da statunitensi, e prima o poi li vedremo nei panni dei russi e dei cinesi. Non è possibile pensare alla ricostruzione della civiltà italiana ad opera di questi ceti sociali, se mai sarà verrà dalla rovina morale, patrimoniale e forse anche fisica delle minoranze che oggi dominano le genti della penisola. A che prezzo accadrà questo non so dire…sul serio non lo so.

IANA per FuturoIeri





3 marzo 2009

Note minime su un Belpaese falso

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Note minime su un Belpaese falso

Cosa può spingere degli umani ha riscoprire i valori della dignità umana e della solidarietà in tempi come questi dove il culto del Dio-denaro ormai logoro e screditato batte con forza i suoi colpi come se fosse in preda alla paura. La Grande Crisi che sta prendendo forma da un lato spiazza l’antica sinistra italiana che crede di vivere ancora nel maggio del 1945, dall’altro brucia le illusioni di un mondo finto ossia quello liberal-democratico che nel Belpaese è sempre stato solo ed esclusivamente la difesa di privilegi para-feudali e dell’interese privatissimo e particolare minoranze di ricchissimi. Si è fatta l’audacissima mascherata di chiamar liberali quei concreti privilegi di gruppi e corporazioni che prima erano protetti dalle leggi fasciste e dopo dai governi democristiani. In particolare è stupefacente che il Belpaese abbia avuto maggioranze bulgare di liberali e poi non abbia dissolto nessuno degli ordini professionali. Nella concezione liberale una realtà che decide chi lavora in una professione liberale e chi no è una cosa insensata e pazza. Nel modello liberale il singolo è portatore di diritti e solo il singolo deve poter realizzare le sue aspirazioni alla felicità e al lavoro. Ma è inutile farsi il sangue amaro, il mondo di prima è morto; anche il mito del singolo e del libero mercato è caduto sotto la falce di questa crisi. C’è un mistero però ed è quello del Belpaese. Forse in segreto una rabbia violenta sta covando nella penisola, un vero e proprio odio che è la reazione autentica di tre decenni di chiacchere, travestimenti, pietose finzioni. Di fatto la maggior parte della gente del Belpaese per decenni ha cercato di rifiutare il contatto con la realtà affidandosi alle immagini della televisione, agli spettacoli televisivi, alle chiacchere dei politicanti nostrani. Nella maggior parte dei casi non è andata oltre l’immagine rassicurante che veniva loro data dalla televisione e dai quotidiani locali, non ha capito quando è andata all’estero, non ha udito voci dissenzienti a casa propria, non ha visto le differenze che emergevano nel mondo. Le genti d’Italia per massima parte si sono impegnate in una grande fuga dalla realtà, hanno voluto credere alle balle perché erano le balle che volevano sentir dire e che volevano ripetere. Ad una serie di balle e di vecchie mascherate si sostituisce freneticamente, come in un gioco di prestigio circense, una serie nuova di illusioni e allucinazioni. Adesso la crisi mette a nudo le illusioni dei molti, cadono le maschere e volano via le facce, improvvisamente privilegi per lungo tempo taciuti o fintamente ignorati delle minoranze al potere divengono dolori brucianti, il Beppe Grillo Nazionale diventa una variabile politica, milioni d’italiani cominciano ad affermare di viver male e vogliono pure le ronde. Cadono le maschere e finalmente vedremo il vero volto delle nostre genti e di questa Seconda Repubblica. Mi sento di dire che stavolta quale che sia il risultato di questo smascheramento esso deve essere dalla gente onesta e di buoni sentimenti accettato per quel che è. Troppo a lungo il Belpaese si è raccontato balle colossali sul suo passato, troppo spesso si è allucinato credendo a racconti pazzi e distorti sull’influenza italiana nel mondo, troppe volte si è voluto ingannare su ciò che le genti d’Italia sono e su cosa gli altri pensano di noi.

Accettare la verità che viene dalla crisi, fare opera d’umiltà, avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Chiamare la miseria col nome di miseria, la guerra, guerra, il fanatismo per l’appunto fanatismo. E se questo è un popolo in guerra nel lontano Afganistam, caduto in miseria per via della crisi e pieno di fanatici religiosi, ignorante e arretrato rispetto all’Europa del Nord ed estraneo alla Democrazia occorre con molta semplicità affermarlo, accettarlo e dalle parole autentiche trarre atti politici adeguati.

IANA per FuturoIeri




5 febbraio 2009

Ancora sulla nuova legge elettorale

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ancora sulla nuova legge elettorale

Da tempo ritenevo per vero quel giudizio poco felice sul popolo italiano, ma esiste ancora?, come indifferente ai motivi profondi della libertà e della democrazia. Credo che i fatti di questa legge elettorale per le europee confortino quel giudizio e lo sostengano, e mi riferisco a quella che s’annuncia come una legge fatta per liquidare alcuni partiti minori e impedire l’accesso alla rappresentanza politica di una parte della popolazione che si ritrova in essi. Certo mi si può dire per contro che non era una bella compagnia o un bel vedere, ma personalmente non vedo dove sia la libertà nello scegliere fra due grandi contenitori politici che sembrano riprodurre in peggio le vecchie storie della Democrazia Cristiana, che comunque era un partito e non una massa eterogenea di cose diverse e di singoli personaggi. Allora forse, ma non credo, sono l’unico italiano che si ritrova con la netta sensazione d’esser stato scippato di qualcosa dall’ennesimo inciucio parlamentare, dal solito accordo bipartisan. Perché tanta volontà di semplificare, perché ridurre la complessità in un mondo che a parole si è voluto plurale e multirazza; credo perché quel che ci è stato raccontato a parole era una finzione, non c’è nessun futuro per quelli come me italiani fra i trenta e i quaranta che non sia precariato e amarezze, non c’è un futuro diverso dallo sfruttamento per centinaia di migliaia di stranieri ingannati dalle favole della politica e della pubblicità. Allora nel disinganno generale, nel momento in cui la crisi mostra la nudità delle relazioni sociali e delle tensioni religiose e di comunità ecco che la semplificazione è far fuori il politicamente diverso, l’eccentrico, il partitino minore, il possibile rifugio del malcontento. Niente rompiscatole in Europa e in Italia, niente quattrini ai non eletti, niente fondi per la stampa non allineata, per i giornali di partito, e in prospettiva anche la liquidazione di quanti rompono le scatole nei comuni e nei quartieri, e poi questa legge è un muro anche contro le piccole liste civiche e di protesta. In questo contesto nel paese noto una calma piatta, hanno protestato solo i diretti interessati, poco si è visto dalla società civile, (ma esiste in Italia?) la quale per stanchezza o indifferenza pensa ai soldi che non ha o che ha perduto nel crollo delle borse. Così vanno le cose: questa nostra libertà sembra una merce da barattare in parlamento, le regole vengono cambiate, e i diretti interessati al cambiamento si ritrovano davanti al fatto compiuto, il dibattito è assente o scarso e le questioni fondamentali sono trattate, non si sa bene dove, dai capi che controllano i voti e i partiti politici dominanti. Se devo dare un giudizio dovrei considerare che forse gli italiani di oggi non sono indifferenti alla libertà, piuttosto sono estranei alla Democrazia.

IANA per FuturoIeri




5 febbraio 2009

Quarta nota dal fu regno di Francia

 

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

Quarta nota dal fu regno di Francia

La Francia con la sua alta opinione di sé e con la presenza dello Stato in quella particolare promozione della propria nazione che è riassunta nel concetto di civilizzazione francese pone ai viaggiatori del Belpaese qualche interrogatico.

Quale politica internazionale per il Belpaese in tempi di grande crisi?

Come chiamare alcuni esiti dell’Italia come realtà unitaria? Forse si può usare il termine civilizzazione?

Una civiltà con uno Stato inconsapevole della sua stessa realtà, con un popolamento incapace di pensare di reggersi sulle sue gambe che ha bisogno tutti i giorni di oltre cento basi NATO, basi straniere. Ma si è mai vista una civiltà italiana?

Anche Giorgio Gaber nella sua canzone “Io non mi sento italiano” era quasi forzato a parlar di Rinascimento per dare un poco di lustro al Belpaese e trarre qualche motivo d’orgoglio che non fosse la vittoria occasionale della partita di calcio. Quante volte del resto si sente qualche discorso fuoriluogo su Mussolini o su fatti del trapassato remoto nel momento in cui si cercano le ragioni di una comune identità. Il Rinascimento è stato però qualcosa che si è espresso in forme e modi diversi nelle diverse regioni della Penisola, quindi un fenomeno non nazionale. Occorre ancora una volta per l’Italia concepire quello che non è èpossibile altrove e in specie presso i “cugini” d’oltralpe ossia una civiltà senza una sua centralità, senza la forza di uno Stato unificante e minimo comune denominatore delle diversità. Per certi aspetti l’immigrazione selvaggia di questi anni ha fatto sì che sull’onda di una certa diffidenza e paura per i propri beni e i propri privilegi molti abitanti del Belpaese si siano posti il problema di chi sono rispetto agli altri. Non è un fenomeno nuovo: i nostri emigranti in terra straniera si scoprirono di avere una nazionalità, questo avvenne anche in occasione della Prima Guerra Mondiale quando l’appartenenza ad un Regno e a uno Stato si concretizzò drammaticamente. La Prima e la Seconda Repubblica hanno sempre preferito ad una comune identità le molte identità particolari di partito, di gruppo, di comitato d’affari, di casta (…). Oggi questo problema dell’identità è aggravato dalla crisi, dalla presenza delle comunità altre sul nostro territorio, dalla televisione-spazzatura che riempie le teste dei molti di luoghi comuni e di soluzioni semplicistiche o demagogiche. Non basterà scatenare i bassi istinti e il chiacchericcio rissoso dei politicanti e dei giornalisti, il nodo di chi siamo qui e ora è determinante per capire quale potrà essere il futuro del Belpaese e delle sue disperse genti. Temo che la Democrazia, quella poca che abbiamo avuta finora, risulterà essere l’ennesima occasione sprecata per mettere assieme le diversità italiane sulla base di un decente livello di civiltà.

IANA per FuturoIeri




28 gennaio 2009

STAMANI, 28/1, MANIFESTAZIONE PER LA LEGALITA' A ROMA

(ASCA) - Roma, 19 gen - Sospeso dallo stipendio e dalle funzioni. E' questa la punizione con cui la sezione disciplinare del Csm ha deciso di sanzionare il comportamento del procuratore di Salerno, Luigi Apicella, nella vicenda dello scontro fra procure sul caso De Magistris. Trasferiti di ruolo e funzione i pm Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani e il pg di Catanzaro Enzo Iannelli. ''Assolti'' Alfredo Garbati, Domenico De Lorenzo e Salvatore Curcio.
 

"Con la decisione di oggi il Csm ha scritto una delle pagine più nere della recente storia della giustizia italiana".
Queste le parole di Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Benny Calasanzio che insieme al comitato promotore della manifestazione DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA E LA LEGALITA’ COSTITUZIONALE, formato da diversi esponenti della società civile, saranno in Piazza Farnese, Mercoledì 28 gennaio alle ore 9, per manifestare contro l'inaccettabile epilogo del caso De Magistris - Apicella.  [ http://www.familiarivittimedimafia.com ]

 
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WORLD SOCIAL FORUM 2009 - PROGRAM

from january 27th to february 1st 2009
Belém - Pará - Brasil

 

General Program:

27/01 (Afternoon) Opening March
28/01 Pan- Amazon Day: 500 years of resistance, conquest, perspectives of the afro-indigenous and popular.
29 to 31/01 Others self-managed activities.
01/02 Closure of WSF 2009, with decentralized and self-managed actions where will be presented the agreements and alliances built during the WSF and the general celebration of closure.  [ 
http://www.fsm2009amazonia.org.br ]



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