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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


1 dicembre 2012

Diario Precario dal 16/11/2012 al 23/10

Data. 16/11/12
Note.
Assemblea istituto.
I relatori non sono arrivati, adunanza riuscita alla buona.
Invitato dagli studenti ho detto qualcosa in quella sede, mi capita alle volte.
Non dovrebbe essere la regola e per fortuna non lo è.
Fatta sorveglianza.
 
Considerazioni
La giornata mi è parsa all’insegna della beffa.
 
 
 
Data. Dal 17/11/12 al 19/11/2012
Note.
Giorni difficili perché vuoti.
Notizia di occupazione sede principale.
Ancora turbamenti personali per il concorsone.
Sul giornale notizie indigeribili, brutte, squallide.
 
Considerazioni
La solitudine è la grande arma del potere in quanto potere sugli esseri umani di oggi. Milioni di esseri umani scissi e rinchiusi nel loro piccolo mondo d’interessi materiali e in competizione per non si sa bene quali premi e quali privilegi sono incapaci di creare modelli di comportamento e di prassi di valori altri rispetto a quelli mercantili oggi dominanti. Lo vedo guardando indietro nella mia esperienza di vita passata. La solitudine è più di una  condizione esistenziale, è forma del dominio delle merci sulla mente umana perché il soggetto solo ha bisogno di stimoli che vengono dalla moda, dalla pubblicità, da forme artefatte di socialità, sente il desiderio di seguire il gregge umano, la massa, la spinta di collettività anonime. Un milione di anime solitarie sono l’utenza fissa di ogni buon centro commerciale. Chi è l’essere umano di oggi? Chi è l’essere umano della terza civiltà industriale?
Lo squallore dei nostri tempi è anche il frutto di un a perdita di senso della vita umana, la mancanza di fini ultimi, di visioni mistiche, di grandi sistemi ideologici consegna ogni privato al suo intimo squallore privato; e si pensi al vero. Non quel che innalza a vette di comprensioni mistiche o sublimi ma allo squallidissimo interesse egoistico privato e quotidiano. Ciò che affonda l’essere umano è più forte di qualsiasi cosa lo porta in alto. L’abisso mostra la dimensione dominante dell’essere umano; è ciò che è eccelso e sublime cosa rara e difficile da prendere anche quando si presenta nella vita banale di tutti i giorni. Questo è un tempo di abissi, per carità spesso portatori di verità e di descrizioni del reale veritiere, ma il contrario dell’abisso è raro; come se fosse lì solo per confermare ciò che sprofonda e va nel torbido. Il pensiero politico dominante neo-liberale è la giustificazione del capitalismo della terza rivoluzione industriale che risulta essere globale e iper-tecnologico e nello stesso tempo attraversato da volontà di potenza di stati neo-imperiali. Ma il pensiero neo-liberale nei fatti è poco più di una giustificazione dei rapporti di forza e di dominio di una minoranza di super-ricchi e del presente sistema capitalista, non ha un disegno finale, un senso della storia, del percorso storico di una civiltà o dell’essere umano; di fatto è anche una rottura con il pensiero liberale classico che era profondamente intriso di un suo, sia pur discutibile, senso morale. Non c’è un fine nel sistema ma solo il perdurare del sistema stesso, almeno finchè durano le condizioni generali delle risorse e dei rapporti di forza militari,  politici e sociali che lo consentono.
 
Data. Dal 20/11/12 al 23/11/2012
Note.
Occupato il Liceo, occupazione con possibilità di portar avanti la didattica.
Nei limiti del possibile.
Poteva finir peggio.
Intanto le proteste studentesche della provincia sono finite sul giornale.
Socializzazione con i colleghi nell’occasione della sovversione studentesca dell’ordinario ordine di cose.
Lezioni un po’ surreali con una parte degli allievi che occupa e altri no. Spesso non-lezione con le sedie vuote nelle classi.
 
 
Considerazioni
La condizione straordinaria dell’occupazione mi ha fatto passare un po’ di tempo con i colleghi in aula docenti. Certo che un divano per i docenti in queste situazioni  non sarebbe malvagio, mi ricordo di aver trovato nella mia esperienza di precario delle aule professori con un vecchio divano un po’ sfatto ma tanto comodo. In questo mio incarico non è in dotazione. Certo che parlare di scuola con i colleghi usando il divano dà un senso di pace borghese da Primo Novecento. Riesci ad essere quasi pacato, riflessivo mentre magari parli del concorsone del 2012. I divani rendono una comodità che la sedia ordinaria, anche quella con i braccioli, non ha. Per esempio se uno si confronta con un collega di storia e  filosofia intorno alla storia della Cina Contemporanea con rivista o articolo alla mano e al successo internazionale del capitalismo autoritario creato dal partito comunista cinese è bene avere vicino un divano. Si può parlare pacatamente e con lucidità del fatto che quel modello è invidiato da fin troppi manager di colossi finanziari, commerciali e industriali in Europa e non solo, che l’autoritarismo, la tecnocrazia e il dirigismo cinese stanno facendo scuola, suscitano spirito di emulazione perché è un modello, visti i tempi, vincente. Una cosa del genere è brutto discuterla in piedi. Il divano filosofico-storico-letterario dovrebbe essere posto fra le dotazioni non necessarie ma auspicabili.
Una cosa che è opportuna, ma forse più del divano, è una seria attenzione della stampa locale per la scuola. La scuola appare magicamente sui giornali per fatti gravi di cronaca, occupazioni, eventi come adunanze straordinarie alla presenza delle autorità, sinistri nel senso di tubi rotti o soffitti che cadono. L’ordinario e il banale della scuola non compare mai, così tanti pensano che la scuola sia quella di trenta o quaranta anni fa quando al contrario è successo di tutto. Per far capire al Mario Rossi di turno cosa accade nella scuola di oggi ci vorrebbe un vocabolario minimo per termini come: “POF, pentamestre, trimestre, quadrimestre, moduli, unità didattiche, terza prova, simulazione terza prova…”. Perché di solito si occupano di scuola le signore  e per un periodo della loro vita. Il resto degli italiani, di solito, uscito da scuola si disinteressa di ciò che capita e di ciò che cambia nel sistema della scuola. Quindi è naturale che i più ignorino che nel giro di un paio di generazioni la scuola è profondamente mutata. La stampa forse dovrebbe dirlo, ma non lo fa e così anche la televisione, infatti ciò che fa spettacolo o può essere confezionato come spettacolo è preferito alla descrizione un po’ triste del mondo umano dove uno vive. Lo spettacolo fa i grandi numeri, pubblicità, fama, crea personaggi. L’ordinario, il banale, l’ovvio mette tristezza, fa pensare la tempo che scorre, al senso dell’esistenza propria e altrui. Proprio non va per la pubblicità. La pubblicità paga i giornali, programmi televisivi, riviste, tutto ciò che è comunicazione  e pretende grandi numeri. Mi chiedo come potrebbe essere la scuola vista da un marziano che con l’UFO in questi giorni capita per la provincia e osserva le occupazioni. Che potrebbe capirci? Come potrebbe fare una mappa concettuale di ciò che vede e dei meccanismi sociali e di relazione e comunicazione? Cosa potrebbe mai dire di una scuola occupata dagli studenti? Magari su Marte la scuola viene occupata da assessori, sindaci, presidi e vicepresidi e gli studenti chiamano la polizia. Oppure posso figurarmi che il marziano con l’UFO ritenga che volantinaggi, cortei e proteste per la scuola siano manifestazioni di protesta tipiche non degli studenti ma di genitori, insegnanti, dirigenti d’impresa, capi politici al governo. In fondo se l’istruzione comune va male è ragionevole pensare che in prospettiva vada male tutta la società e si fermi il progresso, la scienza, l’arte, la continuità con il passato, le manifestazioni di sapere o di creatività individuali e  collettive. 

Considerazione surreale

Oggi c’è bisogno di un marziano con l’UFO che dall’alto del suo essere alieno e superaccessoriato e tecnologico che descriva questi formicai impazziti comunemente chiamate civiltà umane ormai arrivate al tempo della decadenza della civiltà europea, sedicente occidentale, e della globalizzazione.




7 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: dialogo sul precariato

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Jole si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Jole preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Certo, antropofagi. Ma dimmi caro fratello che cerchi facili scuse e ripari nascondendoti dietro la malvagità umana: non è forse vero che al cannibale piace esser tale? Certo che è vero, è così; e il nostro essere cannibali in una società competitiva è accettare di esser messi l’uno contro l’altro sapendo che in fondo ci piace vivere d’odio, di rabbia e di livore. L’essere umano è una massa informe di cattiveria e malvagità e si riproduce giusto per quel poco di animalità che rimane in lui, dove non l’amore dei romanzi e del cinema ma le pulsioni bestiali e ormonali garantiscono la continuità della vita. Ciò che è razionale spinge a fare analisi, a calcolare, a vedere il passivo e l’attivo a farsi computer e quindi a odiare la vita  che è breve e meschina.  Troppo grande è la brama umana per riempirla con successi, denari, segni esteriori del potere, gloria personale da conquistarsi rovinando altri perlopiù ignoti. La chimica e la bestialità più elementare è la vita della vita, il meglio che è in noi ci spinge alla conquista del potere e dell’affermazione di se stessi a scapito di tutto il mondo, perfino dell’universo se necessario.

Ingegnere: Incredibile, sembra di sentire Leopardi o  Schopenhauer  il filosofo tedesco studioso dell’India antica e delle sue religioni e gran pessimista. Certo è vero è una questione di misure l’infinito che è nell’uomo e nel suo genio si schianta sui suoi limiti, il microcosmo umano sembra ripetere la tragedia di questo capitalismo che è davanti ai suoi limiti e non riesce a trovare le soluzioni, o forse è frenato nel catturare le soluzioni  da interessi egoistici e particolarissimi di alcuni singoli privati miliardari in euro. Comunque vedo gravi pericoli perché la disoccupazione è data in aumento per tutto questo 2010 in tutta la zona Euro. Si parla piano piano sui giornali di quella statistica che ragiona di oltre di 15 milioni di disoccupati a inizio 2010 in Europa, questo determina gravi tensioni sociali; inoltre lo vedo sul lavoro. Troppi contratti precari. L’anziano che va in pensione non viene sostituito o se deve esser sostituito il posto vacante è dato a un giovane con un contrato precario o con un contratto di lavoro peggiore del precedente per compenso e tipologia di obblighi verso l’azienda. Non so quali siano i conti delle varie casse pensionistiche ma mi chiedo come sia possibile che un numero ridotto di giovani malpagati  riesca a coprire le pensioni proprie e delle generazioni precedenti. Non saprei come formulare un modello nel quale costi crescenti di previdenza e assistenza sono assicurati da un gettito garantito da lavoratori precari in diminuzione per numero, qualità del lavoro e redditi. In realtà qui so di esser fra gente che ha già capito tutto del sistema e proprio le vostre parole così acide e risentite contro questo presente mi hanno chiarito i fatti e i pensieri che da tempo mi tormentavano la mente.

Francesco: Mi permetto di dire la mia. Siamo onesti visto che abbiamo tutti e tre lavorato in questi anni per dei padroni a un certo livello: il precariato di oggi serve a rovesciare sulla famiglia del lavoratore e dell’impiegato i rischi d’impresa. Se va male l’azienda riduce il personale semplicemente non rinnovando i contratti, se va bene ti riassume per una nuova stagione o per un anno o due. Dare fuori i rischi e salvare i bilanci per il lucro degli azionisti e per i premi e i bonus dei manager. Poi cosa importa agli azionisti che vivono a Dubai o a Londra o a Pechino se le famiglie si sfasciano, se la natalità nel Belpaese crolla, se la delinquenza ci ruba le periferie e le mafie le aziende, se l’emigrazione sta trasformando l’Italia in una periferia di non si sa quale sponda africana o asiatica. Nulla! Loro scaricano il problema sui deboli, sui popoli deboli e fanno il lucro e tutto il sistema è d’accordo, e io per due o tre lire gli vado dietro come uno storpio che cerca il suo profeta nel deserto per esser curato dal male fisico e spirituale con un miracolo.

Marco: Certo. Prima o poi riusciremo a segare il ramo dell’albero sul quale siamo appoggiati e a cader di sotto fracassandoci. Spero di crepare prima o di scappare molto lontano da qui. Non voglio essere legato a questo paese pulcioso di pezzenti, di finti professori, imprenditori truffaldini, banchieri bancarottieri, politici laidi e immondi, popolazione fecciosa e plebea piena di rancori e odio sociale. Io ero in fuga da anni e oggi il caso mi riporta qui sui miei passi, a rivedere una storia non più mia e che neanche voglio tenere. Pensavo di congedarmi a modo mio da questa famiglia, da questa casa, da tutto. Ecco questa è la verità. Mi spiace di dover vuotare il sacco davanti a un forestiero ma è così e si è talmente ragionato che non posso più tacere. Non mi piace l’inizio della mia storia perché so che esiste un legame fra il mio passato e questo presente che non voglio. Dicono che è il libero mercato, il liberalismo, i diritti liberali. Ma da dove viene questa roba. Nel Vangelo di sicuro non c’è !

Ingegnere: Dalla civiltà industriale e dal Regno d’Inghilterra, qualcuno pensa che ci sia una data il 1688, altri dicono che va spostata verso la metà del Settecento, ma la data esatta  non serve. Tutto questo nasce con la presa del potere della borghesia in Europa e poi nel mondo. Una classe sociale non aristocratica, non voluta da Dio ma creatrice della civiltà industriale. Ma oggi della borghesia settecentesca e ottocentesca è rimasto solo qualche reliquia, qualche ricordo da museo. Il mondo nuovo ha una geografia del potere che ha come valore la potenza finanziaria, il controllo militare e poliziesco delle risorse e ovviamente la volontà di schiacciare con la potenza tecnologica e di calcolo qualsiasi cosa esiste sul pianeta azzurro in modo da poterla sfruttare. Il vecchio mondo borghese era malvagio, corrotto, bellicista, colonialista e sfruttatore. Cercava però di tenere un decoro, di non farsi vedere complice della feccia e del delinquente, di non esagerare con le sue manifestazioni esteriori, di non dare scandalo. Tutto questo non esiste più, questa nuova classe di padroni internazionali è troppo diversa, è una tecnocrazia tendenzialmente criminale e criminogena, cerca il lusso, spesso l’eccesso, talvolta ama l’abuso di potere e usa con straordinaria indecenza i suoi rapporti politici per ottenere favori e per far distorcere le leggi per propria esclusiva soddisfazione. Non esita neppure davanti alla guerra.

Francesco: Ma chi paga qui da noi! Vecchi, donne e bambini, ecco questa gente e i suoi politici, i suoi esperti, i suoi specialisti a libro paga sono in guerra con chi non sa e non può difendersi. Ovviamente questo riguarda anche i nostri giovani alle prese con lavori precari, con famiglie non fatte, con questioni di lavoro, con la disoccupazione. Ma tutto ha una soluzione semplicissima: il denaro non è tutto: è l’assoluto. Esso è l’unico problema di uomini e donne qui e ora nel nostro Belpaese. Io ho amato e cercato di amare le donne, che dolore, che tristezza ho provato negli ultimi quindici anni. Tutte le donne che ho incontrato cercavano i soldi, di spillar quattrini, di farsi offrir cene o piccoli oggetti. La mia passione è sempre stata resa dolorosa da questo denaro  che è tutto, perché non ne avevo abbastanza. Quanta bile ho dovuto bermi al pensiero che gente oscena e laida solo con i soldi prendeva fra le mani certi fior di donne. Mondo dannato e iniquo.

Marco: Colpa tua, sei passato dall’amore romantico e cretino tipico dell’adolescente scemo al risveglio nel regno della civiltà delle macchine, della finanza globale e dei computer. Ciao. Ben arrivato! Che deve fare oggi una donna bella e ben fatta? Contare i soldi che non ha il suo amante?

Ingegnere: Signori, vi prego state esagerando. Comunque è vero. Oggi il denaro è l’assoluto.

Francesco: Che pazzia! In un mondo umano che sta incontrando di nuovo la sua miseria che credeva di aver rimosso o distrutto le nostre donne ei nostri politici credono al Dio-Denaro. Un Dio ingannatore e malevolo oggi garantito da Buoni del Debito Pubblico ed emesso da banche centrali piene di buchi di bilancio al punto che i banchieri hanno costretto gli Stati Nazionali a salvarle.




22 novembre 2010

Il Belpaese e le sue paure: La sconfitta altrui

periferia malvagia

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LE SUE PAURE NASCOSTE: La sconfitta altrui

Le paure del Belpaese sono troppe, le nostre genti difformi cercano di nascondere quelle più imbarazzanti. Per esser chiaro voglio trattare qui di un fatto che è omesso dal pubblico dibattito e dal discorso politico nel Belpaese ma che esiste e resiste in taluni soggetti politici marginali. Si tratta delle oltre 100 basi NATO nel Belpaese ovvero per non essere ipocrita scrivo che si tratta  delle basi a Stelle e Strisce del grande impero Statunitense. Il grande impero che ha spazzato via a suon di bombe e carri armati l’Italia Imperiale fascista e monarchica e  contribuito decisamente alla creazione della Prima Repubblica è  oggi in crisi economica, finanziaria, strutturale e militare. Una parte delle produzioni che le multinazionali statunitensi avevano negli USA è da tempo stata trasferita in Cina e in altri paesi asiatici, che subiscono l'influenza indiana e cinese, per questioni di vantaggi legati al basso costo della forza-lavoro e favorevoli condizioni fiscali, la grande finanza americana ha prodotto una crisi paragonabile, ma forse perfino peggiore, di quella del 1929  i fatti sono sotto gli occhi di tutti, le ragioni profonde del sistema americano e le leggende dell’uomo statunitense e  della sua conquista della frontiera e della sua venuta nella terra delle opportunità hanno perso credibilità, il fatto militare, che è sempre e comunque fondamentale, riposa sull’evidenza che l’esercito USA non ha vinto i suoi nemici e anzi si profila nella migliore delle ipotesi una pace di compromesso in Afganistan e Iraq che comunque segnerà una perdita di credibilità agli occhi di nemici, rivali e alleati. Mi pare difficile che il gigante riesca a farcela stavolta, comunque sia è certissimo che questo Belpaese diviso, fazioso, in fuga dalla realtà, in preda a un caos morale e sociale inaudito seguirà questo impero made in USA nella sua discesa verso la disfatta; ci sono troppe basi e forti sono i loro interessi.  Pare  evidente che non riusciremo a sganciarci nonostante alcuni segnali contraddittori come l’amicizia nuovissima con la Cina e quella di vecchia data con la Russia Putiniana. Potenze globali rivali e talvolta ostili al dominio e controllo planetario anglo-americano. Ora c’è da chiedersi se una possibile estensione del conflitto presente al Pakistan o all’Iran possa rovesciare con qualche clamorosa vittoria questa decadenza USA, chi scrive ne dubita. Nel caso di estensione del conflitto c’è ragionevolmente da aspettarsi il peggio per la gente del Belpaese e per il resto del mondo umano; quando le guerre vanno fuori controllo non solo è arduo individuare l’esito ma spesso la conclusione è diversa da quella pensata all’inizio e talvolta del tutto inaspettata. Dato il livello evidente di prostrazione e di crollo della fiducia in se stessi le genti del Belpaese possono ora come ora pregare e chiudersi a discutere con la giusta filosofia e competenza tecnica e  politica dei fatti. Per noi tanto hanno già deciso altri.

Iana





19 agosto 2010

Seconde note di sopravvivenza

labirinto italico


De Reditu Suo - Terzo Libro

Seconde note di sopravvivenza

Ora mi trovo ad affermare una cosa che per la maggior parte degli abitanti della penisola è follia: Gong Li è certamente l’attrice che incarna simbolicamente il ventennio 1990-2010, come le dive statunitensi degli anni trenta e quaranta la star cinese rappresenta nel mondo in modo simbolico l’ascesa della Repubblica Popolare Cinese al rango di grande potenza mondiale. Questa affermazione è banale e assolutamente arbitraria, infatti  è questa mia visione di un rapporto diretto fra la Repubblica dei record industriali e finanziari e l’ascesa del cinema cinese una privata interpretazione di evidenze palesi. Comunque sia il cinema è industria ed è potenza delle immagini e miss Gong Li incarna perfettamente l’immagine di una Cina che fa da sé, crea i suoi eroi e i suoi miti cinematografici ed ha perfino la forza d’esportarli. Ecco quindi al mia seconda nota di sopravvivenza: l’emergere di potenze altre rispetto agli Stati Uniti mette in discussione le nostrane classi dirigenti tutte piegate verso l’elogio acritico e interessato nei confronti del gigante a stelle e strisce, del resto il titano straniero è letto dai nostri ricchi come il grande protettore morale, e non solo, della proprietà privata dei pochissimi che sono ricchi e felici. Quindi ciò che ci viene ripetuto migliaia di volte dalla pubblicità e dalle frasi fatte dei nostri politicanti e dai presentatori della televisione vale poco e solo finchè sul nostro territorio nazionale ci sono le basi NATO, ossia le basi statunitensi. Se la Cina diventa la Prima Potenza Globale probabilmente alle basi statunitensi subentreranno le basi cinesi, o quelle russe o quelle indiane, a quel punto i nostri politici, presentatori, pseudo-intellettuali si produrranno nell’elogio acritico e servile dei nuovi padroni. Quel che conta per le nostre classi dirigenti è la quotidiana tutela della loro personale proprietà privata, della villa al mare, dei cinque o sei appartamenti in città, dei terreni agricoli da trasformare in edificabili con un profitto del 5.000% da farsi con un tratto di penna sul piano regolatore comunale, dei denari depositati all’estero. Molti abitanti del Belpaese sono risentiti per la sfacciata ricchezza dei pochi, per le carriere folgoranti senza merito dei miracolati dalla politica, per gli stipendi faraonici di manager che lasciano montagne di debiti, per  faccendieri da strapazzo inquisiti dai giudici per truffe e corruzioni varie, per la decadenza generale della vita e delle speranze. Il dominatore straniero di turno aiuta i nostri pochissimi a viver tranquilli e a godersi i beni e le proprietà; per le minoranze al potere lo  straniero appare come un protettore sempre pronto ad alzare le mani contro dissidenti e ribelli. Del resto per una banale legge della politica e della guerra quanti sono oggi, come ieri, infelici in Italia vedono nel dominatore forestiero di turno e nei suoi alleati locali i nemici, di conseguenza i nemici dei nemici diventano amici o comunque persone degne di lode anche se impresentabili.  Se per assurdo il Belpaese fosse occupato dagli alieni chi ci comanda cercherebbe un qualche accordo anche con loro pur di tutelare i suoi beni. Quindi ecco la seconda nota di sopravvivenza per noialtri: tenete presente che nel mondo umano tutto muta ma che chi ha oggi il potere in Italia ama solo la sua “roba”; quindi le strategie dei singoli volte alla conservazione della sanità mentale e della sopravvivenza economica devono tener conto  della costante e della variabile.

IANA per FuturoIeri




25 giugno 2010

Sui tetti del mondo: l’acqua solare scalderà la rivoluzione


Sui tetti del mondo: l’acqua solare scalderà la rivoluzione

Tradotto da: F. Allegri 

   


Earth Policy Institute
http://www.earthpolicy.org
SUI TETTI DEL MONDO: L’ACQUA SOLARE SCALDERA’ LA RIVOLUZIONE

Di Lester R. Brown
Earth Policy Release
Book Byte
8 Marzo 2010
http://www.earthpolicy.org/index.php?/books/pb4

Lo sfruttamento dell’energia solare si espande su ogni fronte in seguito al cambiamento climatico e all’intensificazione della sicurezza energetica, grazie agli aiuti governativi per aumentare lo sfruttamento del solare e perché i costi declinano mentre quelli dei combustibili fossili crescono.
Una tecnologia solare che realmente inizia ad essere imitata è l’uso dei collettori termici solari per convertire la luce del sole in calore da usare per scaldare sia l’acqua che lo spazio.
La Cina, per esempio, è ora la casa di 27 milioni di impianti solari per l’acqua sul tetto.
Con quasi 4.000 imprese cinesi che realizzano queste tecnologie: questo sistema relativamente semplice e a basso costo è arrivato nei villaggi che non avevano ancora l’elettricità.
Per poco meno di $200, i contadini possono avere un collettore solare installato sul tetto e fare la loro prima doccia calda.
Questa tecnologia si estende in Cina come un lampo: si avvicina già la saturazione del mercato in alcune comunità.
Pechino pianifica di aumentare gli attuali 114 milioni di metri quadri di collettori solari sui tetti per scaldare l’acqua fino a 300 milioni nel 2020.
L’energia prodotta da queste installazioni in Cina è uguale all’elettricità generata da 49 centrali elettriche a carbone.
Anche altre nazioni in via di sviluppo come India e Brasile potrebbero vedere presto milioni di famiglie convertirsi a questa conveniente tecnologia per scaldare l’acqua.
Questo balzo nelle aree rurali senza una rete elettrica è simile alla linea dei telefoni cellulari che bypassano la rete fissa tradizionale, offrendo servizi a milioni di persone che sarebbero ancora nelle liste d’attesa se si fossero affidati alle linee telefoniche tradizionali.
Dopo aver pagato il costo d’installazione iniziale degli impianti solari sul tetto, l’acqua calda è essenzialmente gratuita.
In Europa, dove i costi energetici sono relativamente alti, gli impianti solari sul tetto si diffondono velocemente.
In Austria, oggi il 15% di tutte le famiglie si affidano a loro per l’acqua calda.
E, come in Cina, in alcuni villaggi austriaci vicino a tutte le case hanno i collettori sul tetto.
Anche la Germania sta facendo passi avanti.
Janet Sawin del Worldwatch Institute nota che quasi 2 milioni di tedeschi vivono ora in case dove sia l’acqua che lo spazio sono scaldati da sistemi solari sul tetto.
Ispirata dalla rapida adozione in Europa dei riscaldatori di spazio ed acqua sul tetto negli ultimi anni, l’European Solar Thermal Industry Federation (ESTIF) ha stabilito un obbiettivo ambizioso di 500 milioni di metri quadri, o di 1 metro quadro di collettore sul tetto per ogni europeo entro il 2020 – uno scopo leggermente più grande degli 0,93 metri quadri a persona presenti oggi a Cipro, il leader mondiale.
La maggior parte delle installazioni sono progettate per essere sistemi “Solar-Combi” capaci di scaldare sia l’acqua che lo spazio.
I collettori solari dell’Europa sono concentrati in Germania, Austria e Grecia; anche la Francia e la Spagna cominciano a mobilitarsi.
L’iniziativa della Spagna aumentò con la legge del marzo 2006 che impose l’istallazione di collettori nelle costruzioni nuove o ristrutturate.
Il Portogallo seguì veloce con la sua legge.
La ESTIF stima che la UE abbia un potenziale di sviluppo a lungo termine di 1.200 gigawatts termici di acqua solare e spazi scaldati; questo significa che il sole darebbe gran parte del calo di temperatura che l’Europa necessita.
L’industria del riscaldamento dell’acqua solare sul tetto USA si è concentrata storicamente in un mercato di nicchia – vendendo e commerciando 10 milioni di metri quadri di impianti solari per piscine tra il 1995 e il 2005.
Vista questa base, tuttavia, l’industria si è bilanciata al mercato di massa dei sistemi di riscaldamento dello spazio e dell’acqua quando i crediti fiscali federali furono introdotti nel 2006.
Guidata dalle Hawaii, la California e la Florida, l’istallazione in USA di questi sistemi triplicò nel 2006 ed ha mantenuto un passo rapido da allora.
Ora abbiamo il dato per fare qualche proiezione globale. Con la Cina che fissa l’obiettivo di 300 milioni di metri quadri di capacità di riscaldamento solare per il 2020, e con lo scopo dell’ESTIF di 500 milioni di metri quadri per l’Europa entro il 2020, un’istallazione USA di 300 milioni di metri quadri per il 2020 è alla portata dati gli incentivi fiscali adottati di recente.
Il Giappone, che ha 7 milioni di metri quadri di collettori solari per l’acqua ma che importa tutti i combustibili fossili, potrebbe arrivare facilmente agli 80 milioni di metri quadri per il 2020.
Se la Cina e la UE arriveranno ai loro scopi e il Giappone e gli USA raggiungeranno le adozioni progettate; avranno un totale combinato di 1.180 milioni di metri quadri di capacità di riscaldare acqua e spazio entro il 2020.
Con le giuste adozioni per sviluppare altri paesi oltre la Cina, il totale globale nel 2020 potrebbe eccedere il miliardo e mezzo di metri quadri.
Questo darebbe al mondo una capacità termale solare entro il 2020 di 1.100 gigawatts termici, l’equivalente di 690 centrali a carbone.
Questo sarebbe più della metà del nostro sforzo per il riscaldamento con energia rinnovabile per il 2020; una parte del grande sforzo per stabilizzare il nostro rapido cambiamento climatico sferzando le emissioni globali nette di carbonio dell’80% entro il prossimo decennio.
(Per altre informazioni, guarda i Capitoli 4 e 5 di Plan B 4.0: Mobilizing to Save Civilization, in linea e scaricabile liberamente a www.earthpolicy.org/index.php?/books/pb4.)
La vasta crescita prevista del riscaldamento solare di spazio e acqua nei paesi industriali farà chiudere delle centrali a carbone esistenti e ridurrà l’uso di gas naturale mentre gli impianti solari sostituiscono quelli a gas o elettrici.
In nazioni come la Cina e l’India, tuttavia, i pannelli solari ridurranno semplicemente la necessità di nuove centrali a carbone.
Gli impianti per scaldare acqua e spazio in Europa e Cina hanno un vantaggio economico.
In media, in una nazione industriale questi sistemi rimborsano l’investimento con risparmi energetici in meno di 10 anni.
Essi rispondono anche alla sicurezza energetica e ai problemi del cambiamento climatico.
Con la diminuzione del costo dei sistemi di riscaldamento da tetto, in particolare in Cina, molti altri paesi come Israele, Spagna e Portogallo adotteranno la regola che le nuove costruzioni incorporino impianti solari.
Meglio di una mania passeggera, questi impianti per il tetto saranno presto prevalenti.
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Riduzione del Capitolo 5: “Stabilizing Climate: Shifting to Renewable Energy”, in Lester R. Brown, Plan B. 4.0: Mobilizing to Save Civilization (New York: W.W. Norton & Company, 2009), disponibile in linea a www.earthpolicy.org/index.php?/books/pb4
Altri dati e fonti di informazione sono a www.earthpolicy.org
Sentiti libero di passare questa informazione agli amici, familiari e colleghi!
Contatto per i media:
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1350 Connecticut Ave. NW, Suite 403
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli, di Firenze e di molti altri a titolo amichevole. L’associazione è stata inclusa nella redazione “allargata” di Anno Zero e il suo sito è stato selezionato da O. Beha come uno dei 100 siti resistenti italiani. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




7 marzo 2010

Salvare se stessi per salvare tutti

  De Reditu Suo - Secondo Libro

                                     Salvare se stessi per salvare tutti

 Le disperse genti del Belpaese rifiutano da anni di trasformarsi in qualcosa di serio, non accettano la più banale delle conseguenze della terza rivoluzione industriale che consiste nella trasformazione del mondo umano e dei suoi processi di produzione e consumo.  La maggior parte degli italiani finge di non capire e di non vedere che il vecchio mondo umano con i suoi valori e le sue follie è un cadavere che finge di essere vivo, un corpo inerte che viene animato e rivestito da macabri servi di s cena. I processi in corso da tre decenni hanno spostato le produzioni industriali dagli Stati Uniti e dall’Europa verso la Cina, l’Asia e alcuni paesi dell’America Latina. Di fatto si tratta di una moltiplicazione della classe operaia e di un crescita della produzione e delle applicazioni tecnologiche della scienza alle merci, tutto questo avviene lontano dall’Europa e dagli Stati Uniti.    Questo comporta l’emergere di nuove potenze imperiali come la Cina, il Brasile, la Russia, l’India; il mondo umano di fatto viene trasformato e costretto a confrontarsi con altri poteri e altre logiche e con culture forti. Queste civiltà oggi potenti irrompono nel Belpaese proprio dove prima c’era solo l’omaggio servile e acritico nei confronti degli Stati Uniti.  Coloro che nel Belpaese hanno sensibilità e ritengono opportuno conservare qualcosa devono cominciare a creare delle reti, a costituire delle associazioni vitali e impegnate, devono in una parola dedicare qualcosa del loro privato ad attività di carattere sociale o politico. Questo è necessario in quanto sarà possibile conservare e mantenere gli elementi positivi delle culture di origine del Belpaese se esso smetterà di essere una chimera, una possibilità, o peggio un fastidio talvolta pericoloso per la maggior parte degli abitanti del Belpaese. Occorre costruire dei legami fra gli abitanti della penisola i quali sono divisi, rancorosi e discordi a causa delle questioni di campanile, del cinismo della politica che usa ogni mezzo per fomentar discordie e dividere i cittadini in fazioni e partiti, dell’estraneità di tanta parte dei ceti sociali ricchi e privilegiati ai piccoli drammi della maggioranza della popolazione d’estrazione piccolo-borghese o peggio povera. Senza degli elementi minimi comuni di autentica sostanza le genti difformi e disperse del Belpaese tenderanno a disgregarsi in fazioni e in piccoli gruppi, o peggio in famiglie e singoli privati. In caso di qualche grave disgrazia o catastrofe il Belpaese rischia di sfracellarsi e di disgregarsi e di esser fatto preda da qualsiasi potere straniero. Non dico nulla che non si già avvenuto in tre millenni di storia della penisola che hanno visto, a seconda dei casi, civiltà, Stati, religioni andare a pezzi, formarsi, ricostituirsi, disperdersi.    

Per questo occorre che l’opera di conservazione e salvezza del Belpaese passi da forme di mobilitazione civile e culturale in grado di suggerire, e nel caso  imporre, l’agenda politica a chi vive con il mestiere di sindaco, consigliere, governatore, senatore, deputato…

Le genti d’Italia devono diventare qualcosa di serio e non una massa informe di privati e famiglie che stanno assieme per sbaglio in uno Stato, per salvare gli altri occorre prima di tutto salvare se stessi e capire le proprie ragioni e la natura della propria vita. Solo così si possono dare le forze per affrontare il confronto con questi tempi difficili.

 IANA  per FuturoIeri




30 gennaio 2010

La città e la memoria privata



De Reditu Suo - Secondo Libro

La città e la memoria privata

Un fatto banale l’aver confuso il nome di  una struttura dove si tengono spettacoli con il nome di un’altra mi ha condotto a far un ritardo, nulla di pericoloso ma certo una cosa fastidiosa. Ho attraversato una parte della città chiedendomi del perché di un simile errore, come è stato possibile sbagliare su una cosa del genere? La città è cambiata prima quei luoghi si chiamavano diversamente e oggi che hanno un nuovo nome e li ho confusi. Per essere esatti ritornando verso casa ho avuto modo di osservare che in fin dei conti Firenze in certi suoi punti è proprio un’altra cosa. Rosticcerie e friggitorie cinesi, rivenditori di Kebab, minimarket con l’esercente asiatico alla cassa, venditori ambulanti di colore  danno  il senso di un mondo umano altro che si è incluso e incastrato in ciò che credevo di conoscere e in qualche modo capire. La mia memoria privata è in difetto perché  confonde il passato remoto dell’infanzia e della pre-adolescenza con questa faticosa maturità appena iniziata. Mi sono trovato davanti all’evidenza da me troppe volte ignorata che proprio nel mio quotidiano quel mondo che credevo di conoscere si è trasformato, ciò che ricordo talvolta non risponde a quello che c’è oggi perché la mia memoria privata rimanda al passato, alla mia esperienza personale. Questa realtà mi comunica che lo spazio che credevo anche il mio non è più tale perché si è modificato, e non ci posso far nulla; i processi che hanno fatto questo sono materialmente incommensurabili rispetto alla mia vita di singolo.  Stavolta ho sperimentato sulla mia pelle l’enorme distanza fra la vita del singolo e l’enormità di tutto ciò che lo circonda;  mi sono sentito un corpo estraneo, un soggetto isolato dentro un mondo umano dove sono solo di passaggio e dove i legami precedenti di natura culturale, storica, affettiva sono stati rimossi, tagliati o si sono ridimensionati. La diversità della città rappresenta anche la diversità degli umani che ne sono parte, non è più possibile nel Belpaese ignorare l’evidenza della presenza di comunità straniere che sono ormai parte della popolazione delle città e dei paesi, non è possibile nascondersi dietro un dito e far finta che tutto sia come venti o trent’anni fa quando tutto sembrava poggiare su qualche regola certa, su qualche patto ancestrale fra popolazioni diverse che parlavano grossomodo la stessa lingua e si son trovate a subire alcune grandi tragedie della storia. Quali che siano state le aspirazioni di coloro che sono vissuti nel passato oggi questa realtà riempie di sé tutto lo spazio e trova da sé le ragioni del suo operare e del suo trasformarsi sotto le insegne del Dio-denaro e delle illusioni della pubblicità commerciale. Non c’è un senso nelle cose  e nelle attività presenti nel qui e ora se non quello che gli umani impongono ad esse  o che s’illudono di attribuire. Quando tutto il pensiero umano è riconducibile o pesantemente condizionato dalle logiche del sedicente mercato è ovvio che ogni attività assume senso solo in relazione al profitto economico. Questo fa sì che la mia memoria si trovi a disagio quando il ricordo che viene dal passato si confronta con questo immediato presente e con la sua unica logica.

IANA per Futuroieri




28 gennaio 2010

F.Allegri traduce B.Obama in Cina

26 Gen, 2010

B. Obama in Cina

Scritto da: F. Allegri In: Ralph Nader e letto 18 volte.

Proponi su Proponi su OkNotizie

25/11/2009

Di Ralph Nader

C’era qualcosa di triste e di strano nella debole presenza del Presidente Obama in Cina la scorsa settimana.

Triste perché  lui arrivò senza obiettivi apparenti e se n’andò a mani vuote subito dopo aver visitato la vecchia Grande Muraglia che secondo lui gli dava una prospettiva del tempo.

Strano perché  permise ai dominatori cinesi di tenere in quarantena le sue fermate con la gente cinese- sia di persona sia in televisione.

Il suo incontro pubblico principale fu con la Lega dei giovani studenti Comunisti i quali vennero con domande scritte.

Tutti i segni apparenti mostrarono che Obama non ebbe carte da giocare. Gli USA sono, di gran lunga, il più grande debitore del mondo.

Era duro sfidare i suoi padroni di casa cinesi che fecero una menzione rapida dei deficit e dei debiti profondi del nostro governo.

Essi non dovevano descrivere la nostra economia indebolita, il nostro dollaro in declino e l’alto indebitamento che gli USA hanno con i loro creditori cinesi.

Tutti sanno quanto è malferma la situazione finanziaria globale dell’America.

Certamente non sappiamo cosa avvenne nelle discussioni private fra Mr. Obama e le sue controparti cinesi.

Basta dire che il Presidente non avrebbe potuto ottenere molto di più nella sottovalutazione dello Yuan, nella grande ingiustizia nelle regole commerciali e nelle convenzioni tra la Cina e i suoi clienti più grandi dell’altro lato del Pacifico.

Mr Obama ha elevato il commercio principale, l’investimento, i temi militari e di sicurezza del conflitto con la Cina descritti nel Rapporto 2009 appena diffuso al Congresso dalla Commissione U.S.- China Economic and Security Review: la fredda constatazione che ciò che i capi della Cina accordarono a lui in pubblico si sarebbe trasformato decisamente in gelo.

(Per tutto il rapporto, visita www.uscc.gov.)

David Shambaugh, direttore del China Policy Program alla Gorge Washington University, lodò il rapporto congiunto tra USA e Cina come se “introducesse a molteplici aree di cooperazione tangibili”.

Tuttavia, l’accordo sono solo parole senza qualsiasi compito vincolante.

Sull’aspetto minore, Mr. Shambaugh fu generoso. Egli disse:

“I fallimenti mettono in luce come il presidente passò il suo tempo in Cina. Non interagendo con i cinesi, non facendo un discorso televisivo nazionale senza censura, non visitando organizzazioni civiche o di affari, non visitando imprese ad energia pulita o eolica, non vedendo i difensori e gli attivisti per i diritti umani, non incontrando gli affaristi americani o la comunità scolastica: tutto va considerato come un fallimento. Non mandò segnali positivi in queste aree – ma il governo cinese non lo permise e quello Americano non insistette su questo”.

Questo primo viaggio in Cina di Mr. Obama fu un’opportunità persa in tre modi che non possono essere scusati: non conta l’assenza di stato ed energia positiva.

Primo, gli USA sono il più grande consumatore della Cina e non sono stati trattati bene.

Pesce contaminato, ingredienti pericolosi nelle medicine, gomme difettose e prodotti contaminati da piombo sono alcuni dei problemi continui che sono costati delle vite di americani e anche la loro salute.

Mr. Obama avrebbe dovuto fare un trattato di protezione del consumatore con la Cina chiedendo l’accesso ai loro laboratori, imprese ed esportatori per ispezionare e certificare il prodotto. Tale trattato avrebbe dovuto includere garanzie contro l’importazione di merci contraffatte e assoggettare alle nostre leggi civili e ai nostri tribunali le imprese cinesi che vogliono fare affari nel nostro paese.

Secondo, occorreva un accordo bilaterale concentrato sull’enorme corrente di inquinamento dell’aria che viene sul Pacifico dalla Cina portata dai venti prevalenti.

La Cina sta aprendo due grandi impianti a carbone che generano elettricità ogni settimana e la Corea, il Giappone e il Nord America soffrono le conseguenze, anche di quelli delle emissioni delle grandi fabbriche. L’accordo avrebbe aperto (ora che la Conferenza di Copenhagen è stata consegnata alla retorica e all’esortazione) la via ad una cooperazione contro la pioggia acida, l’acidificazione dell’oceano, e il cambiamento climatico. La Cina è preoccupata per i nostri deficit. Noi potremmo preoccuparci delle loro emissioni.

Terzo, un patto scaduto da tempo riguardo alle malattie infettive è necessario.

Nel corso dei decenni molti Americani hanno perso le loro vite a causa dell’influenza diffusa dalla Cina. Il virus è passato dai maiali agli allevatori (che vivono in prossimità) e al resto del mondo. La Cina imparò dall’epidemia di SARS del 2003 quanto la segretezza possa essere economicamente dannosa.

Ma essa deve essere ancor più cooperativa con i sistemi di pronto allarme internazionale.

Il governo deve permettere a più specialisti Americani in malattie infettive di lavorare con le loro controparti cinesi a tempo pieno in Cina.

Una forte espansione dei servizi di cooperazione, investigazione, analisi dei dati, test e altre iniziative contro le epidemie (che insieme salveranno milioni di vite in futuro, sia in Cina che in USA) sono una priorità urgente.

Forse Mr. Obama parlò in privato di questi argomenti.

Ma questo è  un segno di debolezza. Egli è debitore con gli americani di una forza pubblica e di una leadership a Pechino per proteggerli – come consumatori – dai sotto prodotti della globalizzazione corporativa dato che non si muove per proteggerli come lavoratori.

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




26 gennaio 2010

Secondo Libro- Dal passato al futuro senza questo presente


Reditu Suo - Secondo Libro

Dal passato al futuro senza questo presente

Sto usando come titolo  conduttore di questa mia serie di scritti il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Questa mia serie di scritti è giunta al secondo libro. Nel primo ho voluto considerare il rapporto fra il passato e il futuro, in questo secondo libro cercherò di comprendere la distanza fra il futuro sognato nel passato e questa realtà del qui e ora. Certamente non è un bel pensare perché la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e la realtà concreta va, forse, aldilà delle capacità del pensiero umano di concepirla. Gli anni che le sfortunate genti del Belpaese si trovano davanti saranno difficili, in troppi hanno creduto alle illusioni della pubblicità commerciale,  dei pubblicisti dei quotidiani e delle riviste  e del personale addetto alla propaganda politica di questo o di quel partito o personaggio e quindi per molti italiani la discesa dal mondo dei sogni alla realtà sarà brutale e dolorosa. Ora è necessario anche per me fare questo ritorno indietro e osservare la distanza fra il futuro pensato e quello concreto. In questa terza settimana di gennaio i giornali hanno riportato la notizia di un pessimismo diffuso fra i giovani italiani, in tanti temono la disoccupazione e le nuove forme di povertà. Questo venticinque fa sarebbe stato incomprensibile, anche perché le capacità di mobilitare delle forze sociali e politiche che arginassero il peggio del capitalismo selvaggio stavano entrando in crisi proprio allora. Ciò che risulta evidente è la portata della mutazione politica e sociale: la centralità del potere economico nella vita quotidiana ha fatto arretrate il potere politico e la possibilità che hanno le forze sociali di relazionarsi ad esso per mutare le condizioni in cui vivono e operano. Ma proprio mentre scrivo queste parole il dominio economico che corrisponde alla centralità del dollaro e della civiltà anglo­americana si sta avvitando su se stesso e sta perdendo la sua forza originaria.  Oggi il dominio del potere economico non è insidiato tanto dalle forze sociali  italiane ed europee quanto da una novità assoluta: l’emergere di potenze imperiali contrapposte alla civiltà Anglo-Americana. Cina,  Brasile,India ,Russia post-sovietica, e dietro di esse perfino il Venezuela, esse  cercano di trovare uno spazio loro non contrattabile e non sottoposto ai condizionamenti della civiltà Atlantica.  Usano sfacciatamente il capitalismo e le sue contraddizioni per ritagliarsi la loro fetta di potere al grande tavolo della guerra e del confronto diplomatico fra potenze,.La loro azione è sempre lucida, precisa, perfetta, machiavellica e  consegue di solito l’utile politico. Proprio perché il loro agire economico è volto all’utile politico queste nuove potenze stanno mettendo in discussione la centralità dell’economia la quale è coincidente con gli interessi delle minoranze al potere nella civiltà Anglo-Americana. Del resto proprio le gravi difficoltà della civiltà statunitense rivelano la strage delle vecchie illusioni italiche..

IANA per Futuroieri




10 novembre 2009

Ma è solo una crisi o c'è di più?

De Reditu Suo

Ma è solo una crisi o c’è di più?

Passeggiando per le vie di Sesto Fiorentino e di Firenze mi capita di gettar l’occhio sui segni della crisi più vistosi come i negozi che chiudono, le svendite totali, le auto e gli appartamenti con la scritta vendesi e un numero di cellulare, i cartelli affittasi. Ora la domanda cresce spontanea in me: è solo una crisi economica? Forse c’è qualcosa che s’aggiunge alle scelleratezze della grande finanza e al cinismo spietato con il quale son stati trascinati in miseria milioni d’esseri umani anche nel sedicente mondo ricco. I nuovi imperi emergenti vogliono sottrarre potere politico alle minoranze al potere negli Stati Uniti e nel fu Impero Inglese e la gestione politica dell’economia e della finanza assicura loro uno strumento di pressione altro dalla guerra molto efficace. L’idea quindi di omologare gli interessi globali sul modello e sulla politica statunitense sembra fallito e l’economia diventa uno strumento della lotta per il potere globale come le bande terroristiche, le compagnie di mercenari e gli eserciti più o meno democratici, i missili, e le ONG che arrivano dopo i bombardamenti, le stragi e i saccheggi.  Del resto pensando alla fine dell’Impero Romano d’Occidente si nota una leggerissima e curiosa analogia con questa situazione: al disordine culturale e religioso seguì una crisi economica strisciante che accompagnò i disastri militari rese difficile se non impossibile l’opera di ricostruire delle forze armate in grado d’opporsi alle popolazioni barbariche che entravano nell’Impero. Ora va da sé che la civiltà industriale è diversa da quella di un mondo antico, tuttavia è interessante osservare che pure in questa periferia servile dell’Impero a Stelle e Strisce si guarda con attenzione alla Russia e alla Cina che tanti dispiaceri hanno dato in tempi recenti a Inglesi e Statunitensi a proposito di fonti energetiche, politiche imperiali, diplomazia. Di fatto siamo trascinati nella crisi statunitense, e da buoni intenditori di crisi imperiali come seguendo un antico precetto, quindi non solo le sue classi dirigenti, le difformi genti della penisola guardano ora impauriti ora entusiasti  questi nuovi poteri con la speranza che la novità sia occasione di qualche colpo di fortuna. Del resto nella Penisola abbiamo una certa esperienza d’Imperi che vanno a pezzi. Dal 410, data del sacco di Roma ad opera dei Goti di Alarico, al 1989 gli italiani hanno avuto molte occasioni di riflettere sulla fine di poteri che si ritenevano sacri e invincibili. Oggi c’è una strana, annoiata attesa, si aspetta di vedere la fine del gigante e d’assistere al patetico e meschino spettacolo delle abiure e dei ripensamenti dei soliti mercenari della parola e della fede data. Il servilismo qui è scienza e s’associa sempre all’inclinazione verso il tradimento e la malafede: non sarà bello vedere gli ultra-americani di oggi e di ieri e gli oltranzisti atlantici tirar fuori le bandierine cinesi, le icone russe, e i ritratti di Mao. Ma per gente che convive con le rovine dei Cesari una “roba del genere” non è una cosa nuove e forse neanche strana. Questa non è una crisi ma una lotta fra imperi e poteri finanziari che si combatte con guerre che sono oltre la guerra. L’Italia solito vaso di coccio fra vasi di ferro deve subire le violenze altrui. Prima o poi arriverà lo schianto del Belpaese che finirà addosso alla realtà, quella concreta non le barzellette e le storielle che ci propina la televisione. Non sarà una bella cosa ma sarà totalmente meritata, e utile per ripartire e capire chi siamo davvero.

IANA per FuturoIeri



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