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27 maggio 2011

Il Fascista Immaginario: La scuola



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Professori, maestri, presidi. Insegnanti…ma ci credi davvero? Qui in questa Nazione disgregata che senso ha il tramandare saperi e tecniche. Ormai tutto è stato abiurato, tutto è stato sottoposto a diffamazione, a lotta di parte, a speculazione. Un maestro può vivere e operare nel rispetto e non nel caos e nell’abbandono. Cosa ha fatto la sinistra associata alle logiche di questi nuovi padroni della finanza e del commercio: una logica di far della scuola un supermercato con tanto di debiti e crediti, questo sconfessa ogni discorso ragionevole sull’insegnamento.

Lazzaro: Efficace sintesi. La scuola come mercato, lo studente come studente-cliente, ma cosa proponi: una fuga nel passato, nelle illusioni, in ricordi corrotti e pazzi. Una disciplina per la disciplina mentre fuori dalla scuola e dall’università si agita un popolo imbelle e dissoluto in fuga dalle sue responsabilità, rincretinito da miti di ricchezza facile e da squallide pubblicità commerciale, che vuole miracoli, che si ostina a credere nelle lotterie con lo stesso fanatismo idiota con cui si crede alle leggende metropolitane o ai miracoli più assurdi di santi consacrati e uomini devoti. No, la disciplina, l’ordine, la decenza o sono nella società, nelle famiglie, in fabbrica, sul posto di lavoro, in azienda, in ufficio, nel servizio per lo Stato  oppure non sono e non possono essere. Non c’è un mondo di atomi umani scissi dal reale e dal concreto della loro esistenza quotidiana. Se la società economica e finanziaria vuole il disordine nelle famiglie perché c’è bisogno di far fare quattrini all’industria, dell’intrattenimento scemo,  del divertimento e dello sballo permanente cosa può fare la scuola, il maestro, il docente, l’educatore? Te lo dico io: la testimonianza del singolo. Che è un primo momento di libertà del pensiero e di purificazione della mente dal male.

Fa un gesto di stizza Sergio, poi si sposta fa due o tre passi come turbato e poi con un gesto riprende la parola.

-          Sergio: La testimonianza del singolo contro gli stadi di calcio, le discoteche, i parchi a tema, i programmi televisivi imbecilli, i finti divi della musica leggera ovviamente ecologisti e sinistroidi sponsorizzati dalle multinazionali che vendono cazzate sfruttando bestialmente gli operai e le operaie poverissime dell’Asia e dell’America Latina. La tua visione ricorda dei ragazzini che con i sassi sfidano carri armati da cinquantasei tonnellate. Pura pazzia. Sì lo so dei singoli, degli agitatori politici, delle minoranze di disgraziati che hanno valori altri sono forzati qui al silenzio, a lavorare politicamente come proscritti, come carbonari, come fanatici persi in un tempo e in una storia non loro. Ma su questo esser maestri è caduta oggi questa guerra, e non sarà l’ultima. Anzi è un principio, è l’anello più grosso di una catena pesante e molto lunga che attraverserà i nostri anni, e quando saremo vecchi avremo ancora modo di vedere le guerre che derivano da questo anello grosso e pesante. Perché questa nuova guerra irachena non va scissa dalla suprema esigenza di far lavorare i mercenari, le fabbriche di armi, i finanzieri, gli esperti di pubbliche relazioni, i grandi mercanti; dalla necessità del sistema di distruggere, spianare, spezzare le civiltà e i popoli per ricostruirli in nome di poteri nuovi non meno illegittimi e dispotici di quelli precedenti. Il potere politico, i demagoghi, i professionisti dei pacchetti di voti chiavi in mano e dietro di loro la plebe fecciosa di funzionari, esperti, addetti, burocrati dello Stato sta sotto i veri poteri, perché esiste un solo potere nel capitalismo: quello bancario. Il resto deve legittimare l’illegittimo, santificare l’empietà, lodare la scelleratezza, imporre l’assurdo a gente normale; è in questo essere al servizio dei veri poteri che si risolve il potere politico e l’organizzazione di quel che resta dello Stato. La scuola ancora non si è dissolta nella sottomissione perché non è centrale; il lavaggio del cervello alla popolazione e alle plebi elettorali non lo fa la scuola. Lo fa la televisione, le riviste cretine, la pubblicità commerciale, la moda, il gioco del calcio e presto internet. Loro controllano…

Lazzaro: I simboli e le immagini che rendono desiderabile la vita e il quotidiano, sì lo so…non sono  scemo. Sapessi che lotte che ho fatto con i compagni per far capire a certi testoni idioti che occupare la facoltà e il rettorato è un mezzo e non un fine. Perché il potere si è spostato, anche quello che rimanda al controllo della cultura e della creazione dei simboli e delle parole è aldilà dell’università, della scuola.

-          Sergio: Adesso sei tu che fuggi nel remoto passato. Non si cambia il sistema capitalista con la bacchetta magica di merlino; la notte si sconfigge con la notte e il fuoco con il fuoco, il ferro con il ferro, l’odio con odio…

Lazzaro: E non si cambia aggrappandosi a imperi stramorti, ad armate dissolte nelle nebbie del tempo trapassato, a navi affondate nel secolo scorso, ad aerei distrutti che non sono più neanche rottami. Credere a un ritorno del passato duro e puro è una cosa da scellerati. I tuoi clienti sono vittime di una folle allucinazione che gli regala il brivido finto e scemo  del potere. Il tuo lavoro ti ha preso troppo, ecco tutto.

-          Sergio: La morte del tempo passato si ripercuote nel presente, io vivo nel presente e considero il futuro e per questo ho bisogno del passato. Anche per capire perché il sistema del capitalismo e delle banche  è così forte, così massiccio, così indistruttibile, così dominatore del quotidiano.

Lazzaro: Ma ciò accade perché noi che siamo le sue vittime materiali, morali e spirituali siamo deboli e siamo vulnerabili alle ambizioni e alle corruzioni. Noi oggi vittime ancora non siamo maestri di noi stessi.





13 maggio 2011

Il Belpaese e la scuola

per approfondire

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere. Tuttavia in questi ultime settimane di scuola s’intravede qualcosa. La politica sembra di nuovo interessarsi a ridosso delle elezioni delle vicende scolastiche d’Italia,  forse per mandare segnali ad un certo tipo di elettorato sensibile alle questioni della pubblica istruzione per motivi personali, di lavoro o di famiglia. Già, la tempistica con cui si torna a ragionare di scuola è sospetta, fra l’altro non mi pare che nel discorso politico si ragioni con la necessaria cura del precariato presente nel sistema della pubblica istruzione; come al solito il discorso politico è caduto su questioni ideologiche e di principio piuttosto surreali. Rappresenta bene questa situazione un trafiletto apparso sul “Fatto Quotidiano” del 13 maggio 2011 che descrive questa condizione di polemica continua a ridosso della scadenza elettorale delle amministrative. In realtà c’è qualcosa di profondamente marcio nel costume politico del Belpaese perché è evidente che le parole usate nascondono altri significati per il politico come per gli elettori di riferimento. Non è possibile che vi siano percentuali significative di elettori che pensano che i comunisti sono prossimi all’invasione del mondo e dell’Italia o altri che stimano possibile il ritorno di un regime fascista. Perché spesso nel discorso politico sulla scuola si parla di professori ideologizzati in senso comunista o di professori fascisti e razzisti? Già, i professori. Ma sulle famiglie, sugli allievi, su tutto il resto del mondo umano che gravita intorno alla scuola niente da dire? Che meraviglia! Se un marziano prendesse sul serio gli scritti giornalistici di queste settimane elettorali sarebbe portato a pensare che il problema della scuola in Italia è da ascrivere al reclutamento del personale e alla sua qualità. Tutto il resto funziona bene e solo una parte dei docenti è in torto; se così fosse la soluzione sarebbe semplicissima perché solo un pezzo del sistema è da mettere in discussione. Evidentemente questa è una semplificazione, una banalizzazione di problemi complessi; si tratta di un linguaggio semplice e facile per fini elettorali. Ma forse c’è qualcosa in più. Credo a questo punto che una parte degli elettori senta il bisogno di sentire questi linguaggi, questi modi di presentare la società italiana spaccata in rossi e in neri; credo che parte della popolazione senta un bisogno fisico e psicologico di trovare risposte semplici a cause complesse, di essere rassicurata nel pregiudizio ideologico, nella presunzione di sapere, nel facile e rassicurante mettere assieme le scelte private con i destini del mondo e con l’idea fissa di aver sempre avuto ragione. Ecco perché molto spesso quando qui si ragiona di scuola in termini politici spesso non si parla e non si pensa la scuola. A troppi piace pensar poco e farsi regalar certezze.

IANA per futuroIeri





9 maggio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - Dialogo fra un professore di filosofia e un rappresentante

televisione


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

DIALOGO FRA UN PROFESSORE DI FILOSOFIA E UN RAPPRESENTANTE

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere.

Così fra il serio e lo scherzoso presento un dialogo immaginario fra il professor Paolo insegnate di filosofia e un rappresentante di  una Casa Editrice tal Mario Rossi che in sala professori si è piazzato per illustrare ai docenti le novità librarie.

Mario Rossi: Mi perdoni professore sono Rossi, il rappresentante della Casa Editrice…o ma la disturbo, mi scusi…

Professor Paolo: No…Scusi lei mi ero fermato a riflettere. Non l’avevo vista…

Mario Rossi: Filosofo? Sa…perdoni se mi permetto ma è l’abitudine.

Professor Paolo: Certo da dieci anni insegno la nobilissima materia in questo Liceo.  Non so come aiutarla perché ho fatto domanda di trasferimento.

Mario Rossi: E per i libri di testo caro professor Paolo, mi permetto di entrare in confidenza, ma cosa ha fra le mani…pare una cartina geografica. Lei forse insegna geografia?

Professor Paolo: No. Questa cartina è presa da un settimanale e mostra le ragioni dei nuovi conflitti nel Mediterraneo e in Africa, i miei studi mi hanno più volte portato a interessarmi del diritto internazionale per via di Kant e del problema del bene e del male con Agostino, della civiltà industriale e del capitale con Marx, del destino umano con Nietzsche. Oggi consideravo che quel mondo di gravi problemi metafisici si è materializzato nella sua tragica concretezza in questa piccola cartina geografica. Guardi da una parte sono segnati i conflitti e dall’altra sono segnati i grandi interessi economici e commerciali di Cina, Russia, Stati Uniti, Impero Inglese, Francia e perfino Italia. Sembra di esser tornati all’Ottocento. Qui da una parte le  materie prime, il petrolio, gli affari, di qua le forza militari, i conflitti, le guerriglie, le sommosse civili, il caos, e sopra tutto questo le bandierine dei nuovi poteri imperiali.

Mario Rossi: Professore ma che vuol fare cambiare il mondo? Quelli che sono appartenenti ai ceti medi e bassi possono poco o nulla, solo i grandi della terra, i VIP, i signori hanno un vero potere. Lei prende queste cose troppo sul serio, si vede. Mi scusi.

Professor Paolo: Sì, certo… Ma provi a capire questo punto di vista mio. Ciò che è libresco, astratto, formale assume una natura materiale e concretissima. Prenda ad esempio un concetto astratto filosofico come può essere il diritto internazionale o il concetto di una pace perpetua attraverso il libero accordo e  dibattito fra tutte le nazioni libere da tirannidi, aristocrazie, oligarchie, egoismi personali e religiosi fanatici. Ciò che sembra lontanissimo, remotissimo, oscuro adesso appare una necessità, il non concreto, il solo pensato, il concetto filosofico mostra la sua natura di bisogno urgente, la forza della mente crea la soluzione. Magari irrealizzabile, ma comunque pensata e da collocare nello spazio e nel tempo. Perché fra ciò che può essere pensato e la realtà concreta e materiale si pone un vero e proprio abisso. Ma è proprio di chi è ben educato e vuol veder una società umana meno conflittuale, violenta e corrotta capire i tempi e pensare percorsi altri rispetto a quelli scontati e banali.

Mario Rossi: Professore ma volete forse cambiare il mondo? Con cosa poi? Oggi solo i ricchissimi hanno forza politica e controllo sulle disperse genti di questa umanità litigiosa e divisa. Passare dalla pace alla guerra e dalla guerra alla pace è cosa che decidono i finanzieri, i banchieri, i presidentissimi, i manager delle multinazionali. Poi il popolo che vota e lavora e china la testa davanti alle violenze e ai soprusi approva tutto questo dopo che la televisione e la carta stampata hanno dimostrato e ostentato chi ha ragione  e torto. Davvero noi non abbiamo colpa alcuna, chi può attribuire colpa a popoli difformi come quelli del Belpaese che hanno sul loro territorio 113 basi militari NATO ossia straniere? Nessuno! Forse solo chi odia questo paese, le sue genti, la sua religione, l’arte che i secoli hanno depositato nelle nostre strade e nelle nostre città può attribuire colpa alla nostra viltà, alla paura, all’egoismo amorale e irrazionale che domina le menti delle genti di questa Penisola. Fra costoro per certissimo ci sono molti dei nostri politici che hanno fatto di tutto per creare periferie deformi, città aggredite dal cemento selvaggio, ignoranza, tossicodipendenza e delinquenza non repressa né dalla legge né da misure sociali e decomposizione morale e civile. L’ignoranza e la paura quotidiana dei molti rendono forti le nostrane oligarchie di origine patrimoniale, partitica, familiare. Chi può fra le genti di cultura opporsi al potere dei pochi che sono ricchi e dispongono di gran parte della ricchezza del Belpaese?

Professor Paolo: Esiste qualcosa che non si può non chiamare umanità e che è parte specifica degli esseri umani. Animale politico per definizione l’essere umano non può vivere come una bestia o come un macchinario in una catena di montaggio. C’è una responsabilità singola, individuale, privata che viene in essere, che erompe dalla meschinità del quotidiano e che pone il singolo davanti a un dovere morale che è il dovere morale in sé. Se accetti il male per pigrizia, comodità, opportunità, disonestà tu diventi quel male, ti fondi con esso. Magari in modo inconsapevole. Pensi caro signore al cibo. Che dire di un cibo guasto e di uno ottimo! Chi in quel caso scambierebbe il bene con il male, il puro con il corrotto?

Mario Rossi: Professore ma che dice! Chiunque non possa permettersi il cibo ottimo  deve comprare con i suoi soldi miserabili quello guasto. I ricchissimi sono il potere e la scelta e tutti gli altri stanno sotto. Noi chi siamo? Stipendiati: io da una casa editrice e lei dallo Stato. Le nostre responsabilità sono zero spaccato. Certo l’obbiettivo del mese, il premio produttività, lo scatto anzianità, la gratifica natalizia; ma poi se si va a vedere il potere vero è altrove, il lavoro stesso è altrove. Prenda il CD che è allegato al prodotto nuovo che devo vendere, il contenuto è italiano, ma il CD. Forse fatto a Hong Kong? Forse fatto a Taiwan? In Malesia? Chissà? Chi ha deciso questo se non gente potente e ricchissima che è sopra di noi e ci comanda. Obbedire al forte è naturale come annullare ogni propria responsabilità verso i propri simili e verso tutto il mondo e deve esser proprio così!

Professor Paolo: Con che diritto comanda il ricco, il forte, l’iniquo al potere? Forse che ha trovato il consenso dei molti? O un Dio ha posto i pochi sopra i molti?

Mario Rossi: Professore è senza dubbio così! I pochi giusti divisi e meschini per via di denari sono votati al silenzio o esiliati.  I molti che sono  servi e adulatori pagati sono  premiati, lodati, fatti oggetto di mille attenzioni e considerazioni. Tanto che costa! Nessuno è responsabile delle proprie azioni quando i pochi dominano e i molti subiscono. Chi può essere responsabile di se stesso se l’economia e i beni dei molti sono in mano al capriccio dei pochi?

Professor Paolo: Se è così allora la responsabilità più grande non cade su chi opera male ma su quanti essendo responsabili e sovrani di se stessi delegano la loro moralità alla feccia e  alla gente iniqua. L’umano è una creatura che contiene in sé la tendenza verso il sacro, il sublime e il divino, se per scelta i molti vogliono degenerare, vendersi, sottomettersi, decomporsi occorre che qualcuno ci pensi e cerchi altre vie, altre ragioni, altre forme del vivere. Il filosofo magari non è questo ma è almeno colui che si pone il problema, che ragiona sui fatti, sulle circostanze, che cerca di uscire dal recinto di pietose finzioni e di menzogne costruite per determinare alibi facili-facili. Inoltre come mettere assieme la vita quotidiana con il diritto, i principi solenni con opportunismo politico ed economico. Non è possibile! Non è lecito vivere nella scissione fra poteri reali e concreti e dichiarazioni solenni di principio intorno ai diritti dell’uomo, della donna e del fanciullo. Occorre stabilire che cosa si vuol essere, se si vuol seguire il potere dei pochi ricchissimi e malvagissimi padroni della finanza e dell’economia seguendo le suggestioni dei loro telegiornali, della loro pubblicità commerciale, dei loro spettacoli faraonici o se stessi e il proprio essere qui e ora in questo mondo di sangue e duro fango. Fuggire è facile, chiunque può scappare da se stesso, dalle sue responsabilità, dal pericolo. Ma restare quando tutto pare dissolversi, quando il mondo di prima sembra disgregarsi, quando tutti sembrano tradire ogni principio e ogni valore  è difficile, di più è una prova, anzi una sfida.

Mario Rossi: Lei è un signore d’altri tempi. Ma osservi la cartina geografica che ha fra le mani. Come può pensare lei che è un privato, un singolo di far del bene se i pochi che sono il vero e unico potere scelgono la via del dominio, della sopraffazione, della guerra, del pagare insorti, terroristi e banditi.

Professor Paolo: Non ci sono solo i fatti materiali che scrivono e fanno da sé la storia, esiste qualcosa che non è materia, non è eccitazione, non è dominio della persuasione del forte che entra nell’umano e porta a comportamenti, a gesti, a pensieri che delineano e determinano forme altre di vivere e di stare al mondo. Io queste vado cercando perché nel mio modo di vedere nulla è più innaturale della rinunzia a una propria personalità, al proprio punto di vista sul mondo naturale e umano. Magari un punto di vista poetico, minimo, risibile. Ma proprio. C’è nell’essere umano un senso di libertà che queste macchine del divertimento e delle allucinazioni pubblicitarie possono ferire ma non uccidere; feriscono la parte migliore che è in noi al prezzo di eccitare ogni sentimento cattivo e perverso, ogni invidia, ogni atto aggressivo e razzista. No. Chi governa eccitando il peggio che è nell’uomo non merita il potere, e non ha alcun diritto su di esso. I pochi che governano da malvagi possono solo creare il loro inferno privato su questo pianeta azzurro. Essi possono moltiplicare le loro paure, le loro ossessioni, le loro perversioni anche quelle sessuali ma non salvare se stessi e gli altri dal male che producono e dall’odio e dalla volontà di morte che ispirano. Un potere legittimo e forte per sua natura non sfrutta gli umani, non distrugge la natura, non eccita la feccia, non istiga i corrotti alla guerra e ai massacri, non deruba lo straniero, non aggredisce il profugo e il miserabile, non corrompe la fede con la politica  e non stravolge le leggi internazionali che ha sottoscritto. Il potere legittimo trova da sé la via per una propria giustizia e per seguire il corso della natura e dei fatti del mondo umano. Non opera con fare da macellaio, da carnefice da torturatore. Crea il governo del mondo umano su cui ha potere attingendo al meglio e al buono, segue e non impone, ascolta e non corrompe i pensieri dei molti, impara poco da tanti e non educa all’odio e alla violenza e alla superstizione, è educato ed educa perché sa chi è e dove vuol andare. Questo il potere legittimo e l’altro, oggi dominante, è l’illegittimo. Bene e male possono esser scissi basta volerlo, basta un segno della propria volontà, un gesto d’attenzione, un segno d’amore verso questo mondo umano.

Mario Rossi: Confesso di non aver la cultura per seguire il suo ragionare. Il suono delle sue parole però mi convince, sento la forza dello studiare e conoscere. Eppure io so di avere nel mio piccolo una dose forte di ragione perché non esiste solo ciò che è alto in noi umani ma anche ciò che è meschino e vile e ignorare questa banalità è a sua volta una viltà. Chi può giudicare i molti che sono deboli?

Professor Paolo: Gli uomini non sono animali atti a ripetere solo gli stessi atti, possono ridefinire e riplasmare se stessi, chi nega questa liberà propria della specie è un malvagio. Se è un privilegio nella condizione umana è proprio il privilegio della libertà, la libertà di pensiero prima di tutto. Come si può distinguere l’umano dalla bestia se non si ragiona in termini di volontà e di libertà? Pochi comandano, vero; ma perché in tanti preferiscono farsi comandare e non avere responsabilità proprie. Come lei afferma del resto. C’è una costrizione che viene dal potere, ed è vero; ma esiste anche la comodità del fingere, del lasciarsi andare per pigrizia e convenienza. Questa è una scelta, un atto di rinunzia alla libertà di pensiero e quindi, magari assurdamente, un gesto di volontà e di libertà. Si tratta di lasciarsi andare al Leviatano, al Dio-Stato o al Dio-padrone, al Dio-mercato del momento. Delegare a un signore fisico o metafisico la propria coscienza, il proprio pensare se stessi e il mondo umano e quello naturale ad un certo punto si configura come una scelta privata, personale. Alle volte nel silenzio e nello studio occorre ascoltare solo se stessi, fare pulito, trovare da sé le ragioni intime e profonde del vivere. Lei signor Rossi si è mai concentrato sulle questioni di fondo della sua vità?

Mario Rossi:  Con dispiacere la devo salutare. Devo recarmi in un diverso istituto per i testi nuovi da far adottare. La ringrazio per il breve ragionamento e per l’attenzione.

Professor Paolo: Buona fortuna. Le auguro di essere in pace con se stesso e con il mondo.

 IANA PER FUTUROIERI

 





25 novembre 2010

Il Belpaese e la scuola: spiegare la guerra di ieri, oggi, domani

 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA: spiegare la guerra di ieri, oggi, domani

I miei venticinque lettori da tempo conoscono  i miei crucci sulla scuola che oggi in tempo di tagli alla spesa sociale e di riarmo forzato e di creazione di nuovi arsenali distruttivi assume per me il valore di uno specchio sul quale compaiono deformi i segni di questo inquieto presente.

Come docente che insegna storia e precisamente storia contemporanea ed Educazione Civica ho trovato un ragionevole compromesso con la realtà di oggi nella quale, scanso equivoci e dubbi, il Belpaese è in guerra con le sue forze armate in Afganistan e combatte contro forze ostili. Cerco di spiegare la guerra e il fatto militare in modo analitico, argomentando e considerando i fatti e non cadendo nella retorica compassionevole o peggio moralistica, non so se ci riesco ma è quello che mi sento in dovere di fare. Il moralismo straccione e cialtronesco ha suscitato in Italia le peggiori giustificazioni politiche e ogni sorta d’ipocrisia e d’inciviltà nella vita sociale, in fondo lo temo perché la tentazione di farsi assorbire da esso è fortissima in coloro che son parte delle disperse genti del Belpaese, talvolta esso è una strategia di  sopravvivenza. Quindi per evitare la tentazione maligna mi sforzo di spiegare la guerra di ieri, oggi domani come fatto tipico e caratteristico della civiltà umana: la tecnologia che crea, le ricadute scientifiche e culturali che determina, la legittimazione dei poteri politici e religiosi che forma  e plasma cerco di leggerli alla luce delle forme con cui si manifestano la civiltà umane su questo pianeta azzurro nello spazio e nel tempo. Oggi sono però davanti a un motivo imbarazzo che riguarda la prima parte della Costituzione Italiana, e segnatamente uno degli articoli che determinano i principi di fondo di questa presente Repubblica. Si tratta dell’art. 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parità con altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.  L’articolo fu scritto in un tempo nel quale per le minoranze che vivevano di politica nel Belpaese le guerre presenti che vengono combattute oggi non erano concepibili. Queste guerre hanno almeno tre caratteristiche peculiari: 1) eserciti professionali e mercenari combattono forze irregolari, terroristi, miliziani con una grande sproporzione di potenza e addestramento fra le due parti in lotta, 2) Le vittime di queste guerre sono perlopiù civili e fra essi donne e bambini perché il controllo della popolazione civile è uno scopo strategico delle parti in lotta 3) Sono guerre costose che coinvolgono interessi finanziari e industriali e criminali, criminali nel senso che questi conflitti sono strettamente collegati alla produzione, distribuzione e consumo di stupefacenti, alla vendita illegale di armi, al riciclaggio di denari di provenienza illecita o mafiosa, al finanziamento del conflitto e ai favolosi profitti bancari che comportano i debiti contratti per far la guerra. Lo scenario della guerra oggi è quanto di più lontano possa esistere, scontata ovviamente la presenza occasionale di eventuali figure eroiche e straordinarie che possono presentarsi in una situazione bellica, dal mondo degli ideali, della verità, della libertà, degli Dei e degli Eroi.  Oggi mi trovo a dover far i conti con un editoriale della rivista RAIDS, rivista di cui non approvo la linea ideologica “ultratlantista” ma alla quale riconosco di aver dato conto di notizie e immagini  passate sotto silenzio nel Belpaese,  e precisamente l’articolo del numero di ottobre 2010 dal titolo” Cosa accade realmente in Afganistan”. Afferma questo che pare essere un editoriale:”Prendiamo la notizia del ferimento di tre elementi della mitica (in tutti i sensi) Task Force 45, giunto alcuni mesi or sono. Proviamo a ricostruire la vicenda per sommi capi, in quanto quelli delle forze speciali sono muti anche “sotto tortura”. Una sessantina di loro, si dirigono sempre nell’area sud-orientale del nostro schieramento. Gli UAV hanno segnalato qualcosa di sospetto e bisogna investigare da vicino. La segnalazione è esatta ma, vuoi perché dall’alto è sempre difficile identificare i miliziani dai civili, vuoi perché giungono altri elementi, i nostri giunti con gli elicotteri, si trovano di fronte   la bellezza di 400-500 miliziani, con mortai, mitragliatrici da 12,7 mm e via proseguendo. Nei film i protagonisti in 5-6 minuti sistemano tutto ma nella realtà la situazione è decisamente difficile. I nostri non si perdono d’animo, chiamano l’appoggio di elicotteri MANGUSTA e velivoli da combattimento e iniziano a darci sotto sfruttando la precisione del loro fuoco, attenti a economizzare i colpi ( memori dei 10 francesi uccisi due anni or sono vicino Kabul anche perché rimasti senza colpi). Grazie anche all’appoggio dei MANGUSTA, mettono in fuga i miliziani che lasciano sul campo 60 caduti, 12 prigionieri e una trentina di feriti ( a giudicare dalle tracce di sangue e dalle parti ritrovate sul terreno alcuni gravi), oltre a un cospicuo bottino di armi e munizioni…” L’articolo prosegue con una precisa analisi delle armi e della tipologia di armamenti in dotazione e di quel che sarebbe bello far arrivare ai soldati impegnati in Afganistan. Che l’articolo non sia invenzione lo dimostra il fatto che anche il Sole 24 ore si è occupato di questa unità incaricata di effettuare  missioni di guerra e formata da soldati scelti provenienti dalle forze speciali. Quindi la guerra per quanto limitata per numero di forze combattenti e mezzi è un fatto quotidiano in questa Seconda Repubblica e quando si pensa al Belpaese questo fatto non dovrebbe, come spessissimo avviene, presso i mezzi informazione  e nel dibattito politico  oscurato senza spiegazione apparente.  Tre motivi fondamentali mi spingono ad affermare questo: 1) in guerra si uccide e  si viene uccisi, oltre alle distruzioni materiali, quindi come evidenzia l’articolo di RAIDS chi opera sotto le insegne del Belpaese rischia forte e lascia dei morti sul terreno e questo va giustificato politicamente e in via di principio. 2) la guerra costa e se si spende per uccidere o per non essere uccisi non si può indirizzare quei milioni di euro nelle spese sociali o per la scuola 3) la guerra anche in forma sottile e occulta muta il fatto politico, sociale e talvolta determina ricadute tecnologiche dalla produzione e ricerca militare alla vita civile. E’ straordinario come i nostri retori,i politici di professione,  i nostrani mezzibusti televisivi, gli editorialisti illustri e ben informati non collegano il fatto politico e sociale con il fatto militare.  Alle volte quando faccio lezione e metto assieme la società feudale del medioevo con le crociate cercando di far capire il legame fra fatto militare, cultura politica e religiosa, interessi territoriali ed economici osservo che mentre per il passato remotissimo pare semplice arrivare a saldare i vari aspetti del fatto bellico al contrario qui in questo presente l’evento militare pare un fulmine che turba e cielo, rompe l’armonia della pioggia che cade e colpisce alla cieca. In questo fatto banalissimo e assolutamente evidente leggo la solita evidenza del fatto che la maggior parte delle genti del Belpaese ha deciso di sfuggire totalmente o in parte alla presente realtà creando  una finzione parziale o assoluta che copre il reale che è reale e offre un comodo autoinganno. Quindi la rimozione del fatto militare favorita dai mezzi di comunicazione di massa, e  gradita al presente  sistema di produzione e consumo che ha bisogno di consumatori ignari e quieti e non allarmati o disturbati, va avanti comodamente provocando in me quel senso di persistente fastidio che colpisce la mia attività professionale e la mia vita quotidiana perché percepisco le notizie e leggo il presente in modo spesso radicalmente diverso dal senso comune. Chiudo questa riflessione osservando una didascalia della rivista RAIDS la quale a proposito dei nostrani elicotteri da guerra AW-129 Mangusta  afferma che son stati ribattezzati dai miliziani talebani “La morte nera”.

IANA per FuturoIeri






3 agosto 2010

L'italiano educato dagli stranieri invasori- settimo discorso





De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- settimo discorso

Quando i Re di Francia e di Spagna lottavano per imporre la loro egemonia sul continente Europeo all’inizio dell’Età Moderna in pochi fra le genti d’Italia erano consapevoli dell’esistenza dei fatti politici e si dividevano fra filo-francesi e filo-spagnoli. Per tutti gli altri la logica era il solito “Franza o Spagna purchè se magna” e l’eterno “Dove c’è Pane   c’è Patria”, quest’ultimo motto più letterario che storico, è stato messo in bocca a un cavaliere mercenario in un romanzo dell’Ottocento,  riflette bene la naturale inclinazione degli italiani. A parte alcune minoranze fortemente politicizzate perlopiù istruite e parte dei ceti medi la maggior parte della popolazione del Belpaese è estranea a qualsiasi passione che non sia lo strettissimo interesse privato o della famiglia d’origine. Le ultime vicende palestinesi con lo scontro fra incursori israeliani e pacifisti arrabbiati su una nave turca che portava aiuti umanitari dovevano di per sé scuotere la politica e l’opinione pubblica. La maggior parte delle genti d’Italia hanno mostrato encefalogramma piatto e solo delle minoranze fortemente politicizzate hanno dato luogo a manifestazioni o a qualche forma d’interesse che non fosse il fastidio o la sorpresa per l’ennesima violenza medio-orientale che arriva dal televisore. Così i giornali politicamente orientati si schierano a favore o contro l’incursione dei commando dalla stella a sei punte sulla base della polemica politica italiana, dei suoi mal di pancia sociali, della sua arretratezza cultuale, delle sue allucinazioni giornalistiche che scambiano uno scontro militar-religioso che dura dal 1949 con i fatti e gli schieramenti faziosi di casa nostra. Il dramma palestinese diventa la solita occasione per schierarsi a favore o contro talune minoranze politiche italiane, per far paragoni forzati e strambi, per confondere le grandi tragedie altrui con le farse e le carnevalate di casa nostra. Ecco oggi come ieri le genti del Belpaese fanno il tifo per questo o per quello, c’è nella cultura italiana un bizzarro istinto di sopravvivenza proveniente dal passato remoto che spinge a cercar protettori stranieri o a cercar di compensare la prepotenza di uno di questi con il calunniare o il cospirare contro di lui assieme ai suoi nemici. Come ai tempi dell’Imperatore Carlo V e del Re Francesco I il Belpaese è un terreno di conquista psicologico e culturale prima ancora che militare o politico. Lo straniero dominante troverà sempre partigiani e nemici perché in fin dei conti per l’Italiano il nemico è sempre e comunque il connazionale; lo straniero prima o poi varcherà le alpi o prenderà il mare ma il proprio simile è qui per rimanere e contendere ai suoi simili la roba: donne, soldi, impieghi, protezioni, terreni, case. Fra noi ci conosciamo, per questo coltiviamo l’odio e il disprezzo; tuttavia devo esser chiaro su un punto che mi sta a cuore: oggi le difformi genti d’Italia continuano a comportarsi come se la Penisola fosse sotto un  regime straniero. A mio avviso non ci può essere abiura più forte e strisciante del sistema della Repubblica di questo banalissimo agire culturale e politico che attraversa tutti i ceti e diventa banale forma del vivere e modello di comprensione dei fenomeni della globalizzazione e della presenza delle comunità straniere nel Belpaese.  

IANA per FuturoIeri




2 agosto 2010

L'italiano educato dagli stranieri invasori- sesto discorso



De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- sesto discorso

Cosa avrebbero dovuto fare gli eserciti stranieri che calavano o risalivano la penisola nel corso dei secoli? Hanno fatto quel che fanno gli eserciti in armi di tutti i tempi ossia i padroni in casa altrui. Del resto le genti d’Italia si son quasi sempre presentate divise  in fazioni o in piccoli regni retti da dinastie e oligarchie troppo deboli per competere con le potenze straniere e per unificare sotto un trono unico il Belpaese. Questo è un passato che pesa nel Belpaese perché unito alla grande abiura collettiva del fascismo e dell’esperienza coloniale, che si era in fin dei conti identificata con il regime, impedisce un sereno rapporto fra milioni d’italiani e la novità di quel 7% di nuovissimi  italiani provenienti da tutto il resto del mondo.  Le comunità straniere sono lette da milioni d’italiani sotto la lente deformante e interpretativa della nostrana millenaria storia d’invasioni. L’altro nel Belpaese se non è padrone, turista o invasore è qualcosa di strano; in qualche misura le occupazioni straniere hanno formato nella popolazione italiana un senso di sorda e persistente diffidenza verso l’estraneo che tutta la roboante retorica politica intorno alla civiltà occidentale e multirazziale e le sorti magnifiche e progressive dell’occidente cantate dalla pubblicità commerciale non ha intaccato. Del resto il modello di convivenza fra comunità diverse nostrano è una copia cattiva e malfatta di quello statunitense, ad oggi di fatto in crisi sotto  la pressione  della crisi globale e dei conflitti di “civiltà” che cercano una giustificazione teologica e spirituale. Del resto il modello d’integrazione statunitense si è più volte infranto davanti al razzismo interno, ai conflitti mondiali, ai momenti di psicosi nei confronti di categorie umane diverse. Penso ai linciaggi morali e fisici tardo ottocenteschi e novecenteschi che si sono dati contro gli italiani considerati in blocco come camorristi e malavitosi, l’ossessione anti-tedesca durante la Prima Guerra Mondiale, la deportazione in campi di concentramento dei nippo-americani durante la Seconda Guerra Mondiale, e la persecuzione di comunisti e sindacalisti durante la guerra fredda. Tutte cose arcinote, quindi è evidente che quel modello va bene quando c’è accordo sulle regole minime di convivenza civile e un mito delle origini che si proietta nel futuro. Proprio quest’ultimo fatto politico e sociale è assente nelle genti della Penisola prova ne sia che ancor oggi a livello di discorso comune e ordinario in molti si dividono su Mussolini e sulla Resistenza con fare da tifosi.  Quanto pesano oggi le invasioni del remoto passato?  Tanto, davvero tanto; anche se le genti del Belpaese talvolta negano l’evidenza di questo fatto banale.  Questo peso enorme e maligno del passato è mitigato solo dalla potente aggressione che il presente con la sua civiltà dell’intrattenimento e dello spettacolo porta a tutto il resto del tempo. Così la maggior parte delle genti del Belpaese vivono la diversità dell’altro fra la diffidenza e l’oblio.

 

IANA per FuturoIeri

 




3 giugno 2010

Si fa presto a dire scuola: il mio discorso superfluo sul vero


De Reditu Suo - Terzo Libro

Si fa presto a dire scuola: il mio discorso superfluo sul vero

Ora mi trovo a dover giustificare la mia posizione personale sulla scuola italiana, cosa molto difficile perché chiama in causa la mia persona e mi forza a fare un discorso in parte apologetico. Credo che molti dei problemi attuali della scuola arrivino da processi di lungo periodo nel quale la scuola è stata dissociata nella fantasia dei molti dalle concrete possibilità d’ascesa sociale. Il rigore, la disciplina, il valore dello studio in un mondo umano come quello del Belpaese tutto impostato su valori materiali e sulle ambizioni, più o meno decenti, d’ascesa sociale non può reggersi sulle sue gambe. La scuola assume forza e importanza se la società umana ove è collocata concorda nell’attribuzione di senso e valore alla sua attività. Nel Belpaese questo è possibile solo se la scuola e segnatamente quella media superiore si raccorda con l’accesso alle Università, oggi perlopiù sbarrate dal numero chiuso e dai quiz d’ingresso,  e se offre vere possibilità all’interno del mondo del lavoro o in subordine dell’apprendistato. Le genti d’Italia sono genti oltremodo pragmatiche in materia di quattrini e di beni da acquistare e possedere e per spingere le genti d’Italia a far istruire e a mettere sotto sui libri la loro prole occorre far vedere che la scuola serve, è utile, non è un Kindergarten per diverse fasce d’età. Questo è il mio  discorso superfluo sul vero. La morale è rozza: nel Belpaese la scuola è amata se la stragrande maggioranza vi vede la possibilità concreta che essa porti a una promozione sociale o di lavoro all’interno della propria famiglia o se serve a mantenere per i figli nella collocazione sociale dei padri e delle madri. Oggi stanno avvenendo tre fenomeni che disgregano questo ruolo: la crisi economica che spezza progetti di vita di ascesa sociale, la mercificazione del sapere che valorizza e dà rilevanza sociale al le forme d’istruzione parallele alla scuola pubblica come corsi di lingua o le  vacanze-studio o un anno di studio in un college statunitense o inglese, il nepotismo e il clientelismo che rendono inutile il merito e le capacità, a che serve logorarsi gli anni migliori della gioventù se passerà avanti il figlio del docente universitario, l’amante del direttore,  il “cocco” dell’onorevole, l’amico degli amici che se vien tagliato fuori dalla spartizione dei pani e dei pesci va dal giudice e racconta tutto quel che sa. Se pensate che queste affermazioni siano esagerazioni leggetevi qualche libro-inchiesta sul Belpaese e sul livello della corruzione fuori da ogni possibile parametro umano. I nemici della scuola sono molti ma quello più grande stavolta è la direzione generale che hanno preso le genti ricche del Belpaese che con il loro agire privo di scrupoli hanno generato dei processi di decomposizione della vita civile e sociale, la scuola può far molto per tutti ma non contro tutto e tutti.

IANA per FuturoIeri




26 maggio 2010

Io ho avuto un maestro di arti marziali



De Reditu Suo - Terzo Libro

 Io ho avuto un maestro di arti marziali

Parlare dei propri maestri è difficile, sembra di compiere un furto e di rubare serietà, vita e saggezza a uomini morti da tempo che non possono  semplicemente smentire quel che affermi con una telefonata o una battuta. Voglio correre il rischio e scrivere sul mio maestro di un tempo recente ma già lontano. Il maestro è scomparso ai primi di gennaio del 2009 quello che mi ha mostrato in vita era una lezione di coerenza perché  l’uomo, l’artigiano e lo sportivo erano aspetti del vivere integrati nella sua persona. Ritorno con la memoria all’ultimo periodo del suo insegnamento; molto spesso le lezioni del maestro  avevano un inizio ma non una fine. Di solito le lezioni in un Dojo iniziano con un inchino formale e si concludono allo stesso modo. Per alcuni mesi di fila le nostre iniziavano con il saluto sul tappeto, poi non terminavano con il saluto di congedo.  Era un po’ come se la lezione di Ivo avesse sempre un inizio e mai una fine, come se il suo insegnamento, sempre interrotto dal fattore tempo, dovesse rincominciare di nuovo in una sorta di continuità, in una specie di unità ideale d’azione e di pensiero. Era qualcosa di singolare ma in qualche modo mostrava quell’assoluta unità di cui lui era interprete. Non c’era scissione fra Ivo artigiano, Ivo atleta, fra Ivo maestro e Ivo uomo di tutti i giorni. La sua lezione era precisa, il suo metodo chiaro, la sua azione coerente e generosa. Quest’unità è oggi utopia. Il suo insegnamento era certo quello d’insegnare a lottare: ma con le regole e nelle regole, mai contro di esse. Poi il momento del saluto conclusivo è arrivato davvero, al suo funerale con tutti gli amici e i tanti allievi giunti da ogni dove per onorarlo. La sua lezione era finita, l’esempio che ha dato, invece, è  destinato a durare presso coloro che vorranno far tesoro del suo insegnamento sportivo e formativo. Oggi scrivere di questi personaggi, delle persone singolari, per onestà, coerenza, impegno tradisce la nostalgia, l’illusione o peggio la volontà di fuggire nel trapassato remoto o semplicemente suscita il sospetto nello sconosciuto che ascolta che colui che parla eserciti una qualche ipocrisia farisaica. Il Belpaese è così lontano dagli Dei e dagli Eroi e dalle grandi e sovrane passioni che in molti non possono più  capire il senso intimo di una vita, di una causa, di una ragione profonda, di una questione di principio onesta e filantropica. Ho avuto un maestro e questo è un piccolo privilegio non quantificabile in cruda moneta.

   

                                                                     IANA per FuturoIeri




24 maggio 2010

Vecchie e nuove tenebre ripubblicato

De Reditu Suo - 2° libro: Vecchie e nuove tenebre

Giordano bruno

De Reditu Suo - Secondo Libro
Vecchie e nuove tenebre

08/02/2010
Del Prof. I. Nappini
A parte qualche ateo, qualche anticlericale e qualche filosofo per professione o presunto tale chi ricorda più Giordano Bruno e la sua testimonianza della libertà di pensiero portata avanti anche difronte a sette anni di carcere, alla tortura e al rogo voluto dalla Santa Inquisizione Romana?
PERFINO CHI MUORE PER PRINCIPI COME IL LIBERO ESAME O LA LIBERTÀ DI RICERCA E DI PENSIERO DEVE SUBIRE LA VIOLENZA DI ESSER OGGETTO DEL DISCORSO DI PARTE IN ITALIA.

Comunque per i pochi miei lettori che non conoscono la vicenda mi limiterò a dire che il filosofo, scienziato, erudito ed ex frate Giordano Bruno fu incarcerato, interrogato, processato, torturato dalla Santa Inquisizione per le sue affermazioni e i suoi scritti e infine venne bruciato vivo a Roma in Piazza Campo dei Fiori nel 1600.
Almeno il vecchio potere inquisitorio aveva il coraggio di entrare nel merito degli argomenti, di verificare e forse perfino di capire le questioni portate dai nemici della fede e dei re per Diritto Divino.
OGGI I NUOVI POTERI SONO INQUINATI DA UN POTERE CHE È PER SUA NATURA ILLEGITTIMO QUANDO HA A CHE FARE CON LA POLITICA ED È IL POTERE DELLA FINANZA.

Questo nuovo potere non può entrare nel merito e deve difendersi con il silenzio, con la frode e con la calunnia.
Nessun regime politico, con la sola eccezione di qualche signore della guerra o di qualche bandito un po’ meglio organizzato rispetto ad altri può pretendere di governare in nome della finanza, ci vuole una foglia di fico sui genitali del potere. Occorre qualche scusa religiosa o patriottica.
IL POTERE CHE CEDE ALLA LOGICA DI SERVIRE LE PICCOLISSIME MINORANZE DI RICCHI SI CANDIDA A NON ESSERE UBBIDITO NEL MOMENTO DEL BISOGNO O DELLA DISGRAZIA, È QUINDI UN POTERE DEBOLE CHE SPESSO TROVA PESSIMI CAMPIONI E PESSIMI CAPI E NESSUNA AUTENTICA FEDELTÀ.

La fede in qualcosa è a pensarci bene il primo degli ingredienti per creare la civiltà e per dare senso ad una realtà collettiva di natura politica.
LE NUOVE TENEBRE SONO PEGGIORI DI QUELLE PASSATE PERCHÉ IGNORANO I LORO LIMITI E LA LORO NATURA, L’IGNORANZA CHE VIENE DAL SERVIRE IN POLITICA L’EGOISMO DEI POCHISSIMI È ANCOR PIÙ VILE E DISTRUTTIVA DEL DOGMA E DEI VALORI ARISTOCRATICI.

Il suo non conoscere limiti rende illimitata la sua portata distruttiva, la sua capacità di demolire ciò che era prima certo e di creare al suo posto cose fragili e incerte disgrega ogni valore morale o di convivenza civile che non sia una trovata pubblicitaria o l’esaltazione di sentimenti egoistici e auto-distruttivi.
La censura avviene semplicemente oscurando i microfoni e le telecamere e pagando esperti di comunicazione e della politica perché rovinino la reputazione e l’opera dell’eretico di turno sia esso un contestatore professionale come Beppe Grillo o il leader di qualche associazione di  consumatori truffati.
Talvolta dove non può arrivare l’arbitrio del silenzio arriva lo studio legale con  le querele e le diffide non appena si presenta il minimo appiglio legale o anche meno.
Il nuovo potere non ha un livello morale perché è per sua natura estraneo alla morale, esso è l’estensione brutale del potere meccanico del Dio-denaro e delle potenze scatenate dalla terza rivoluzione industriale.
Si tratta di una macchina titanica senza guida e senza meta
; chi pensa dominarla è ancor più pazzo di chi finge d’ignorarla, come la morte alla fine travolgerà tutti siano essi re o mendicanti.

Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




20 maggio 2010

Ripubblicata la fine della Repubblica di Nessuno

20 Mag, 2010

De Reditu Suo - 2° libro

 La fine prossima della Repubblica di Nessuno


 


De Reditu Suo - Secondo Libro
La fine prossima della Repubblica di Nessuno

02/02/2010
Del Prof. I. Nappini
Odisseo l’eroe greco famoso per il valore e l’astuzia ingannò per salvarsi la vita e per salvare i suoi compagni di sventura il ciclope Polifemo mostro antropofago e nemico dell’ospitalità cara al Dio Zeus.
Quando l’essere enorme cercò di conoscere il nome del suo nemico e truffatore per trovare chi potesse vendicarlo l’eroe rispose che il suo nome era “Nessuno”, così il ciclope quando chiese ai suoi fratelli di punire nessuno fu abbandonato al suo dolore perché essi non compresero l’inganno nel quale era caduto l’empio gigante che aveva appena dichiarato che “nessuno” l’aveva oltraggiato e mutilato.
Oggi la Repubblica italiana sta per fare la fine di essere abbandonata al suo destino perché non ci sono forze politiche disposte ad accollarsi le responsabilità dei troppi fallimenti del primo vero tentativo di dare alle difformi genti del Belpaese un regime democratico almeno nei principi.
Alla fine della Prima Repubblica si era diffusa l’illusione che sarebbe venuto in essere un miglioramento per i ceti sociali poveri GRAZIE AL COLLASSO DEI VECCHI PARTITI PIENI DI LADRI E DI FURBASTRI E ALLA FINE DEL CONFRONTO ARMATO FRA NATO E PATTO DI VARSAVIA, tutto questo è finito nel cestino delle amare illusioni.
Nulla pare essersi salvato delle migliori intenzioni e delle belle speranze del breve biennio 1989-1990.
L’egoismo sociale, l’inquinamento dell’economia legale ad opera della criminalità organizzata, lo sfascio della società e di ogni antica morale, le guerre quasi permanenti hanno avuto la loro vittoria schiacciante sulle troppe ingenuità di tanti umani volenterosi e buoni, ma dispersi e senza alcuna guida.
ADESSO LA CRISI ECONOMICA TRASCINA CON SÉ LA CRISI POLITICA E MORALE DELLE GENTI DELLA PENISOLA, TUTTA LA REALTÀ ITALIANA PARE UNA MASSA INFORME DI ROVINE DI CONVIVENZA CIVILE E DI SPERANZE PERDUTE.

La Prima Repubblica defunta sotto le rovine di Tangentopoli ha lasciato il posto ad una Seconda Repubblica che è un malvagio amalgama di COSE MORTE E DI DEFORMITÀ VIVENTI che coincide con la vicenda politica dell’Imprenditore e Cavaliere del Lavoro e Onorevole Silvio Berlusconi.
Il problema è cosa sarà della Seconda Repubblica davanti a un probabile post-Berlusconi?
SARÀ FORSE LA REPUBBLICA DI NESSUNO
, una realtà politica che non ha sue ragioni e che deve appoggiarsi alla carta Costituzionale della Prima dalla quale ci separano ormai sei decenni che sembrano sei secoli viste le mutazioni che ha subito il Belpaese in sessant’anni.
COSA FARÀ UNA SIMILE REPUBBLICA DAVANTI A GRAVI PROBLEMI COME UNA GUERRA PIÙ DURA E TRAGICA DEL SOLITO O UNA CRISI SOCIALE ED ECONOMICA PERDURANTE?

Temo che alla fine di questa storia le diverse categorie di abitanti del Belpaese faranno pubblica abiura ostentando estraneità al presente regime politico secondo un vile, logoro e sporco canovaccio già visto ai tempi della caduta del fascismo.
La Repubblica dei partiti e poi di Berlusconi sarà come il male che punì Polifemo per la sua malvagità diretta contro le leggi degli Dei e degli uomini, ossia l’opera di nessuno.

Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazion.ilcannocchiale.it



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