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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


17 maggio 2013

Diario precario dal 4/5 al 6/5/2013

 

           

Data. Dal 4/4/2013 al  6/5/2013

 

Note.

Maggio.

Governo  nuovo, polemiche vecchie.

 Italia immobile.

 Così pare.

Correzione terze prove, siamo alle battute finali dell’anno.

Mi prende un senso di solitudine e di stanchezza.

Visto film di Myazaki: Kiki consegne a domicilio.

Dibattito scolastico all’assemblea con psicoterapeuta e ipnologo.

 

Considerazioni.

Il film di Hayao Miyazaki è una piccola perla ma è anche una dose sconvolgente di zuccherosi buoni sentimenti e positive azioni. Alcune osservazioni. Prima osservazione in trent’anni è cambiato poco o nulla l’animazione giapponese è ancor  oggi percepita come spettacolo per bambini e con mio grande imbarazzo mi son trovato con il mio bicchiere di birra in mezzo a famiglie e a bambini con il guanciale di supporto per alzarsi di qualche centimetro sulle sedie o con il   bicchierone  di pop-corn. Più o meno al tempo della mia infanzia le cose stavano così, l’animazione in generale e quella giapponese in particolare era ed è pensata come spettacolo per bambini e famiglie. Mi sono detto: “se qualcuno mi chiede qualcosa dico che sono qui per scrivere una recensione per un blog”.

Seconda osservazione l’Europa descritta dal nipponico studio Ghibli è di fantasia, è il regno delle fiabe rivisto e corretto dove al posto delle casette di zucchero e pan di Spagna e alle carrozze trainate da topolini c’è un mondo tecnologico ordinato, preciso, pittoresco pieno di animali, fiori, natura. L’Europa da cartolina illustrata, anzi da acquerello di quelli che si vendono ai turisti stranieri nelle città d’arte. Terzo va osservato che la protagonista è una strega tredicenne a cavallo di una scopa volante che va a giro per i cieli del nord Europa evidentemente, se c’è una categoria umana che nella storia d’Europa è stata massacrata e messa al rogo dall’ordine costituito è proprio la categoria delle streghe. Il che mi fa pensare che in fondo lo sdoganamento della strega dei nostri tempi che avviene per fini commerciali e di vendita di prodotti d’intrattenimento e giocattoli vari sia dovuto al fatto che per via commerciale la strega cessa d’essere soggetto culturalmente e socialmente pericoloso. In effetti quando c’erano davvero le streghe a giro per l’Europa torture, roghi, processi, pubblici pestaggi erano la regola. Calvinisti, luterani, cattolici, furono spietati nei confronti della stregoneria letta come fatto demoniaco  e sopravvivenza di culti pagani e quindi opposizione concreta all’ordine costituito di allora.  Le piccole streghe della civiltà dei consumi e dello spettacolo, con la scopa volante o chitarra elettrica a seconda dei casi e delle sceneggiature, evidentemente non sono pericolose per l’ordine costituito; la civiltà presente ha sdoganato quello che per secoli era percepito come una potente manifestazione delle forze del male e togliendo alla categoria ogni dimensione malefica ha rivestito il settore “streghette e maghette” di una dimensione positiva, si tratta di un riciclaggio ben riuscito di una categoria umana. In questo il maestro dell’animazione giapponese non è molto diverso da molti autori che hanno preso questo riciclaggio e ci hanno lavorato sopra per creare personaggi simpatici più o meno positivi.

Per il resto è un ottimo film d’animazione all’insegna dei buoni sentimenti, del romanzo di formazione, del pittoresco.

L’Europa ideale e bella  e l’Italia ideale e bella  sembrano confinate nelle fantasie e nei capolavori grafici del maestro dell’animazione giapponese.

Lunedì incontro con la psicologia, l’ipnotismo e la psicoterapia e perfino la grafologia all’assemblea d’istituto. Niente lezione del lunedì ma sorveglianza.

Quattro settimane e la scuola è finita. Devo spingere al massimo il programma.




26 gennaio 2012

Il nuovissimo cambio di padrone: Le aliene di Andromeda

Il terzo libro delle tavole
Viaggio nell’Italia del remoto futuro
Nuovissimo cambio di padrone: le aliene di Andromeda


Tempo fa mi capitò di osservare sull’obelisco detto il  Birillo dalle parti della stazione, l’ultima targa in memoria dei morti ammazzati nella Terza Guerra Mondiale, la quale si unisce a tutte le precedenti e a modo suo le riconsacra.  Questa targa non fu fusa con il bronzo dei cannoni nemici come una volta ma in una lamina di drone da bombardamento ribattuta e incisa, i tempi cambiano. Così in questo mio lieto passeggiare per la capitale mi son tornate alla mente le cose del passato. L’inizio del XXI secolo era un periodo strano milioni d’italiani vivevano soli con i loro pensieri e i loro problemi, gli umani erano mentalmente chiusi ed egoisti pur muovendosi fra masse anonime di consumatori compulsivi  che giravano per centri commerciali,  grandi magazzini, supermercati ed erano turbati dai miti morti e dalle memorie perdute del secolo precedente e da milioni d’immagini della pubblicità commerciale  e della propaganda di guerra; nel frattempo le minoranze al potere e i capi politici infilavano un fallimento dietro l’altro. Il sistema sociale  e quello capitalistico erano entrati in una crisi irrecuperabile; in sintesi si pretendeva uno sviluppo infinito e consumi diffusi in presenza di una popolazione umana crescente calcolata intorno ai  sette miliardi di unità in un contesto di  risorse planetarie energetiche, naturali e minerali decrescenti. Lo squilibrio fra sistema di produzione e consumo e risorse  cominciò a crescere creando difficoltà ambientali e di natura sociale, ben presto le potenze imperiali principali del pianeta cominciarono a foraggiare terroristi, bande di soldati mercenari, seguaci di dittatori, ribelli, squadroni della morte per collocare in certi paesi o presso certi popoli dei personaggi autoritari o dei despoti in grado di aiutare i loro finanzieri e industriali di riferimento a controllare masse di forza lavoro, materie prime, risorse energetiche e naturali e ovviamente mercati. Da questo metodo per competere sul mercato globale, degno di  banditi e di cospiratori,  derivarono mille disordini e un problema: controllare le principali risorse naturali ed di energia fossile per lasciare a terra gli altri imperi rivali. Ovviamente si formarono due  grandi alleanze militari una dell’Eurasia e l’altra dei popoli dell’Atlantico che iniziarono a mobilitare i loro alleati minori per studiare le armi e i mezzi altrui e prepararsi allo scontro diretto. Quando la guerra grossa era in pieno sviluppo arrivarono gli alieni; un colpo di genio li spinse a scegliere una delle parti in lotta per avere la possibilità di creare sul pianeta delle basi e delle colonie proprie in accordo con  una parte degli umani, così una eventuale resistenza alla presenza aliena risultava dimezzata all’origine. Gli alieni erano molto diversi fra loro e quindi vennero presto alle vie di fatto per chi si sarebbe appropriato del Pianeta Azzurro e a seconda delle fazioni scelsero quello o quell’altro impero umano da foraggiare o da includere nel loro dominio. I più forti fra gli alieni si presero tutto il sistema solare pianeta azzurro incluso, i vincitori alieni della Terza Guerra Mondiale erano i più singolari di tutti e non supportavano nessun impero umano ma al contrario imponevano il proprio, essi risultarono alla fine sinceramente graditi alle genti della Penisola solitamente pronte a salire sul carro dei vincitori a prescindere da qualsiasi considerazione etica, religiosa, morale e perfino estetica.

Quella fu una delle tante volte nelle quali le genti del Belpaese cambiarono di nuovo  padrone. Il cambio del padrone straniero era un caso tipico nello Stivale dove dominazioni diverse nel corso dei secoli avevano preso possesso del territorio e delle popolazioni. L’ultima dominazione era avvenuta per mano dei popoli dell’Atlantico ed essi avevano preso il posto dei figli dei Goti, tutto l’apparato celebrativo dei padroni di turno fu rivisto e ripensato. Come era costume delle genti del Belpaese fu creato un sistema di omaggio al padrone del momento che sostituiva il precedente e c’era tanto da realizzare: scrivere libri idioti celebrativi dei nuovi padroni, fare film esagerati e assurdi sulle audaci imprese degli italiani nella Terza Guerra Mondiale, stampare qualche fumetto di cattiva fattura sugli eroi della Patria immortale, fare monumenti ai patrioti amici degli alieni, inaugurare solennemente cippi celebrativi orrendi, statue di cattivo gusto da mettere presso le rotonde stradali o presso i parchi pubblici, fontane celebrative intrise di cattivo gusto. Inoltre un paio di giorni festivi nuovi sostituirono i precedenti, fu dedicata all’alieno qualche festa patronale rivista e corretta e anche  inaugurazioni di opere di pubblica utilità e carità. Completava il quadro delle riverenze e delle  operazioni di ripulitura dello spazio urbano la sostituzione di toponimi e denominazioni di strade e vie diventate politicamente indecenti e scorrette, i manifesti affissi con i proclami di nuovi sindaci, nuovi governatori di regione, nuovi ministri e qualche tumulazione solenne di eroici caduti, o forse solo morti ammazzati, con grande rito civile e religioso.  
C’era molto da fare perché questi alieni venivano da lontano dalle parti della costellazione di Andromeda, ma c’era chi giurava che arrivassero perfino dalla galassia omonima, comunque non erano del tutto ignoti alle genti del Belpaese perché erano degli umanoidi di due metri e dieci, più o meno, con lineamenti graziosi e vagamente femminili, dotati di straordinari apparati tecnologici  anche all’interno del loro corpo, arti sottili, magri, intubati in tute aderenti e strette; sembravano proprio le mazoniane della serie classica di Capitan Harlock; quella andata in onda su Raidue nei lontani pomeriggi del 1979. Si trattò infatti di una serie  di cartoni animati giapponesi di gran pregio artistico che aveva causato in quel tempo  una cospicua produzione di figurine da appiccicare sugli album delle Edizioni Panini e l’ammirazione dei molti. Nonostante le difficoltà iniziali, e il pessimo carattere di queste creature i vantaggi di questo nuovo dominio emersero e furono nel contesto apprezzati. Per prima cosa aiutarono gli umani a rendere stabile la propria popolazione sul pianeta e la pressione sull’ecosistema diminuì sensibilmente e le popolazioni aliene trovarono lo spazio per inserirsi senza far troppi danni. Integrarono le capacità di produzione e consumo dell’energia con la loro tecnologia di gran lunga superiore a  quella umana e collocarono le loro colonie  ponendo la capitale del loro Regno planetario nella Penisola sollevando così il Belpaese dal pericolo di seguire altri popoli nel collasso delle strutture sociali, produttive ed energetiche, migliorarono inoltre la salute della popolazione afflitta da molte malattie psicologiche e fisiche dovute ai guasti della civiltà industriale, indirizzando le genti del Belpaese verso una forma di civiltà sostenibile in relazione alle risorse del territorio. Per avvicinare gli umani del Belpaese al loro modello di regno eliminarono i poteri dei ricchi, dando al denaro un valore di strumento e non di fine dell’esistenza o di culto sacro o di Dio vivente come era invece capitato sotto il dominio dei signori dell’Atlantico quando banchieri e miliardari erano il potere ultimo e definitivo e tutta la piramide sociale e il potere politico era sotto di loro. Ma qualche dispiacere arrivò comunque perché questi esseri allungati avevano una caratteristica dei nostri antichi romani, ossia identificavano Dio con il loro sovrano, il loro Cesare era sia Pontefice sia Imperatore. Quindi il Concordato fra Stato e Chiesa  risultava impossibile perché non erano due realtà distinte ma la stessa.  Fu necessario ricostruire una Fede religiosa per le genti del Belpaese a partire dal fatto che il Pontefice era coincidente con il loro sovrano e adattare il culto all’evidenza che il Dio di cui normalmente si ragiona presso i cristiani aveva un qualche rapporto con questi nuovi padroni, visto che erano qui. Così fu creata una nuova fede senza le incrostazioni del passato, i dogmi frutto di compromessi, le storie inverosimili di miracoli, le stranezze teologiche per imporre un culto religioso inteso come religione civile, come al tempo degli antichi; si realizzò così un modello di fede alla maniera del Machiavelli. In realtà molti Dei dell’Antichità altro non erano che astronauti alieni arrivati sul Pianeta Azzurro per i motivi più strani e di conseguenza fu possibile, una volta colta questa verità già nota fin dai tempi di Peter Kolosimo, arrivare a un decente compromesso nello Stivale fra le parti e creare una coincidenza fra Dio e il Sovrano alieno. La Chiesa divenne una e di Stato come capitò nella Francia Rivoluzionaria al tempo di Danton e Robespierre, e questo avvenne praticamente senza resistenze o critiche, in fondo anche Dio era per le genti del Belpaese uno dei tanti invasori arrivato due millenni fa a cacciare i molti Dei di prima, perché scandalizzarsi se il nuovo potere lo cambiava, e come i Cesari di un tempo poneva se stesso quale Dio del suo popolo e delle genti che erano parte del suo Regno.  La convivenza con gli alieni comportò una reciproca sopportazione e una forma di medicina integrata dai microchip e dalle nanotecnologie, gli alieni erano piuttosto sobri e non volevano perdere denari e risorse  in cure mediche costose e in spese di farmacia e a modo loro potenziarono gli umani del Belpaese con reciproca soddisfazione, inoltre non sopportavano sprechi di forza lavoro, truffe, furti, ignoranza e disoccupazione e forzarono le genti del Belpaese a seguirli sulla strada di un modo creativo e collettivo di vivere e di stare al mondo, dove il merito e il valore del singolo avevano modo di esser apprezzati e dove tutti avevano un loro posto con la dose propria di utilità collettiva e dignità individuale. Tuttavia  c’era un prezzo da pagare questi alieni sono simili alle api e alle formiche sul piano dei sessi, nel senso che la totalità dei loro vertici burocratici, scientifici, militari e politici erano tali per motivi di programmazione genetica e biologica e questa cosa era una proprietà di quello che poteva esser visto come il sesso femminile; questo turbò gli italiani maschi e anche le femmine furono sconvolte dalla novità di vedere il potere e il dominio sul mondo in simili mani smaltate e inanellate, e creò disagio  nonostante i benefici  enormi che comportava la sparizione dei vertici accademici, politici e militari e burocratici ereditati dal passato;  chinare la testa davanti al sesso debole era un prezzo amaro ma  accettabile se l’esito era la sparizione di interi ceti sociali di parassiti, papponi, delinquenti comuni, feccia umana collocata in posti di responsabilità dai dominatori venuti dall’Atlantico. In una parola per quanto doloroso fosse il vedere delle donne, o qualcosa di simile trattandosi di alieni, al potere per i popoli dello Stivale era molto  meglio esser governati da una regina aliena e dalle sue amazzoni spaziali e supertecnologiche che non subire i viceré  stranieri che governavano per mezzo di una finzione di  Stato in verità corrottissimo ed estraneo alla storia e alla vita delle genti della Penisola. Oggi che molti guasti del passato scellerato sono stati curati, e di quei secoli sciagurati è rimasto solo il ricordo e qualche mito morto mi chiedo quale funesto destino sarebbe capitato alle genti del Belpaese senza l’invasione aliena, forse l’unica che ha davvero portato dei benefici alle troppe volte invase genti d’Italia; forse gli altri esseri umani erano il problema, dopotutto con tutti i contributi dati all’arte e alle civiltà del Pianeta Azzurro sarebbe stato lecito aspettarsi un po’ di riguardo dai propri simili, ma questo fatto è diventato realtà solo con delle femmine aliene con la faccia simile alla plastica, la pelle gommosa e un odore molto forte di prato tagliato da poco. Per ciò che riguarda la città essa è stata miracolata da questa gente di Andromeda, essa è cresciuta in altezza e in profondità ed avendo avuto di nuovo  il ruolo di capitale essa ha incluso i territori vicini fino a un raggio di cinquanta chilometri, la città del passato si sta dissolvendo lentamente nel nuovo che sprigiona potenza; le distruzioni della Terza Guerra Mondiale hanno favorito la ricostruzione su nuove basi. Del resto dove queste creature sono arrivate hanno rifatto il volto delle città e della vita quotidiana con una architettura vivente, dove la struttura abitativa, industriale, o destinata ai servizi è parte viva del tessuto naturale per mezzo di quella loro tecnologia che dà una dimensione di vita e  di senso  anche ai muri delle case o al sistema di riscaldamento o allo scarico dei rifiuti. La mente elettronica è nel nuovo sistema parte di un complesso biologico unitario che integra l’essere vivente, i supporti alle forme di vita, la struttura, le caratteristiche specifiche del manufatto, ogni veicolo, mezzo militare o costruzione è una realtà unitaria. Questa è  una tecnologia che deriva direttamente dalle basi spaziali e dai moduli dei veicoli che attraversano lo spazio esterno. Certo che pare incredibile come miliardi di umani nel Novecento son vissuti in ambienti squallidi, pieni di sostanze discutibili e spesso tossiche, in edifici privi di gusto, in città inquinate piene di degenerazione sociale, corruzione e violenza, ed è incredibile che tutto questo era volto a creare ricchezza e potere per una piccolissima casta internazionale di miliardari e banchieri collocati ai vertici della piramide del potere. In effetti la vittoria aliena nella Terza guerra Mondiale è stata una benedizione per le diverse forme della specie umana. Ripulire l’ambiente urbano e il territorio dalle corruzioni degli anni della globalizzazione delle genti dell’Atlantico è cosa che impegnerà ancora molti anni. In questo almeno il contributo della popolazione della Penisola si è rivelato importante, ha permesso di armonizzare le esigenze degli esseri umani con le capacità della civiltà aliena; per la prima volta dopo secoli di oscurità le genti del Belpaese esportano la loro civiltà rinnovata invece di subire le indigeste e spesso pessime novità portate dai diversi invasori umani. Così dopo secoli è arrivata la resurrezione della Civiltà nel Belpaese, il beneficio che ne hanno ricavato gli abitanti per la salute mentale e la tranquillità della vita quotidiana è universalmente riconosciuto, e grande è la soddisfazione generale.  Ma in fondo un potere che sa essere erede della natura e della civiltà dei Cesari per quanto forestiero sia  è di casa nello Stivale  e l’integrazione fra le due popolazioni è oggi riuscita, quella architettonica un po’ meno e i magnifici  edifici del Regno stonano con quanto ereditato dal passato, spesso essi ridicolizzano molti manufatti della seconda metà del Novecento, ma come molte cose del passato e in particolare  le periferie deformi della civiltà industriale si dissolveranno per lasciare il posto al nuovo, come in una legge di natura dove vita, morte e resurrezione di una civiltà s’incrociano nello scorrere infinito del tempo cosmico.

IANA




12 ottobre 2011

Il terzo libro delle tavole: Creare il proprio Mito Bellico


CREARE IL PROPRIO MITO BELLICO



La storia si ripete? Forse no e di sicuro identica mai, almeno il colore dei calzini di qualcuno cambia ogni tanto. Ma il vizio di creare la memoria pubblica di un popolo o di una comunità è cosa comune e praticata da quanti si trovano in mano il potere politico in congiunzione con la repressione poliziesca e il controllo di gran parte dei mezzi d’informazione.

Ho passato più di dieci anni della mia vita a studiare il caso della Firenze del primo dopoguerra e ho potuto individuare qualche meccanismo di creazione di mito politico e di costruzione della memoria pubblica e di rimozione e disgregazione delle altrui ragioni o dei ricordi scomodi. Ritengo che oggi i meccanismi di costruzione del discorso pubblico sulla guerra e sull’identità collettiva siano più blandi e più scomposti di quelli usati da nazionalisti e fascisti  ma non per questo scomparsi. Al posto di una retorica patriottica  pesante, schiacciante la coscienza e incentrata su eroi sanguinolenti e martiri della Patria oggi si usano i trucchi spesso sporchi delle società di pubbliche relazioni che costruiscono in collaborazione con i servizi segreti del caso l’immagine tremenda del nemico di turno e di riflesso la propria. Gli esempi si sprecano, in questi ultimi vent’anni il sedicente occidente è stato tempestato da notizie e informazioni su orribili mostri politici e militari tanto armati quanto  aggressivi, che si sono rivelati alla prova dei campi di battaglia e dei bombardamenti NATO dei despoti e tiranni male armati e isolati militarmente. E’ tuttavia interessante osservare come gli strumenti di propaganda solitamente impiegati per colpire il nemico esterno si rivelino efficaci anche contro quello interno. Offro quindi qualche scritto del mio duro lavoro a beneficio del lettore sperando non che ne tragga auspici ma che meditando sul passato possa circoscrivere certi fatti del presente che solo in apparenza sembrano normali o frutto del caso ma che in realtà corrispondono a calcoli e a meccanismi precisi della politica e della comunicazione fra le caste al potere e le masse di elettori o di credenti in fedi politiche o religiose. Oggi non mi sento d’invocare Dio, non è proprio il caso ma per certo è bene  augurarsi buona fortuna perché in questi anni le tenebre dell’adorazione del Dio-denaro che spezzano pietà umana e ragione sembrano farsi marea e tutta la terra appare allagata da una forza incontenibile che disgrega, corrompe e apre le porte a qualsiasi avventura. Allora è questo il tempo per non perdere la ragione, per meditare, riflettere, ascoltare perché potrebbe arrivare il momento in cui ciò che è comunemente chiamato male si presenterà e dovrà esser riconosciuto per ciò che è. Ma per vedere l’abisso che si apre quando le tenebre del Dio-denaro sommergono il mondo umano occorre conoscere qualcosa del passato, capire almeno in parte da dove si viene. Se non si sa da dove si arriva e la natura della strada da percorrere  con difficoltà si potrà sperare di arrivare alla propria destinazione.

 

 

 

La costruzione politica della memoria pubblica.

 

Le bande militari, la Martinella, la campana del Bargello e le campane di tutte le chiese di Firenze suonarono assieme il 4 novembre 1918: era  l’annuncio della fine della Grande Guerra per gli italiani.

 “Alle 18 dalla torre di Palazzo Vecchio la storica Martinella con lunghi rintocchi dà segnale alle altre campane, ed a essa risponde quasi subito la campana del Bargello e tutte le altre numerose chiese della città. Le musiche militari che sono giunte sulla piazza trascinandosi dietro una vera fiumana di popolo suonano gli inni della Patria mentre la folla applaude entusiasticamente gridando: Evviva l’Italia! Evviva l’Intesa! Evviva Trieste. W Trento

E’ un momento di vera intesa d’irresistibile commozione.”

 “Il Nuovo Giornale”, quotidiano fiorentino nazionalista e interventista, usò queste parole[1] per sottolineare l’intreccio formatosi fra rito civile e rito religioso e la gioia cittadina per la fine vittoriosa della guerra.  La conclusione del conflitto mondiale avrebbe di lì a breve costretto i fiorentini e tutti gli italiani a confrontarsi con il senso  di quel conflitto[2], con i cambiamenti  che  aveva operato nella società e nella percezione della propria identità nazionale.

A partire da quella giornata gli strumenti[3] della propaganda bellica, costruiti durante il conflitto, sarebbero stati utilizzati per creare un mito e una memoria pubblica  da parte degli appartenenti alle  forze politiche conservatrici fiorentine; essi  si erano mobilitati  per attuare numerose iniziative di carattere filantropico,  politico e culturale[4] a sostegno dello sforzo bellico. I loro interessi politici e il loro nazionalismo s’integravano nella realizzazione di manifestazioni di propaganda patriottica nelle quali il concetto del sacrificio della vita in guerra era ricorrente perché idealmente santificava la patria e attribuiva, di riflesso, alle classi dirigenti una legittimazione alta e nobile in quanto la Nazione era resa sacra dal sangue versato. Il discorso politico in Italia fin dal periodo Risorgimentale[5] trovava nei morti in battaglia per la Patria l’espressione più alta della sacralità, infatti il sacrificio e la morte in guerra erano elementi fondamentali del Nationbuilding ottocentesco. Questo senso del sacrificio era la base tradizionale sulla quale era possibile costruire una pedagogia patriottica e politica rivolta alle masse popolari.

Durante il conflitto l’Italia aveva conosciuto forme di propaganda rivolte alla totalità della popolazione, in un contesto di diffidenza e contrasto fra “paese reale” e “paese legale”. L’immane conflitto –  soprattutto per effetto della disfatta di Caporetto – aveva insegnato che la costruzione del consenso di massa era indispensabile per fare la guerra. L’esperienza avrebbe presto insegnato che era indispensabile anche per governare la pace.

Porsi il problema del cercare il consenso significava fare i conti con due pesanti condizionamenti: uno riguardava il fatto che lo Stato era stato costruito in opposizione alla Chiesa, e sotto la spinta di minoranze divise anche sul progetto generale[6], che aveva lasciato irrisolto il problema dell’identità nazionale delle masse popolari; l’altro, più grave, era il profondo divario fra le diverse classi sociali e fra città e campagna. Un divario accentuato dalla diversa velocità dei tassi di alfabetizzazione e di conoscenza della lingua nazionale.  La costruzione di una memoria pubblica della Grande Guerra a Firenze iniziò con la prima deliberazione del Comune[7] favore dei futuri decorati in guerra assunta nel novembre del 1915. Essa si concretizzò con la deliberazione di apporre di una targa commemorativa nel loggiato degli Uffizi in modo da legare i nomi dei decorati al luogo ove erano poste le statue degli uomini illustri. Con l’avanzata del conflitto e dell’ecatombe di uomini che esso produsse emersero i limiti dei riti e delle cerimonie allestite dalle classi dirigenti cittadine soprannominate anche la “consorteria”. La “consorteria” con la sua cultura e con il richiamo alle glorie Risorgimentali non riusciva a trovare gli strumenti propagandistici e politici per governare la società di massa che si era formata negli anni del conflitto nonostante si fosse impegnata in una catena d’iniziative volte a trovare un consenso popolare.

Fin dal novembre del 1915 la giunta del sindaco Orazio Bacci[8] organizzò la mobilitazione cittadina e l’attività di propaganda bellica. Le prime iniziative come la celebrazione per Battisti nel 1916 con la prima targa posta in suo ricordo, la deposizione di fiori freschi a spese del comune nel cimitero di Trespiano o le letture rituali dei nomi dei caduti in Consiglio comunale, appaiono ancora prive di un indirizzo politico capace di trasformarle in una pedagogia politica di massa. Toni nuovi, comunque, emersero con chiarezza nel novembre 1916 nel modo in cui fu progettato l’evento della riconsacrazione dell’arco dello Jadot in Piazza della Libertà. La solenne festa del compleanno del Re fu l’occasione nella quale il Comune fece partecipare alla cerimonia le scolaresche e le associazioni patriottiche con l’intenzione di creare un disciplinato seguito[9] di massa.  Questo sforzo continuò anche nel 1917 ma la mancanza di un rapporto di carattere continuativo e non occasionale con le masse pesava sulla qualità degli eventi; il problema certo non poteva essere “superato” e risolto continuando nella politica delle targhe dedicate a singoli personaggi o agganciando le vicende di quel conflitto agli eroi risorgimentali o ad una lettura della guerra in corso in chiave di “Quarta Guerra d’Indipendenza”. Nell’ultimo anno di guerra a Firenze lo sforzo propagandistico si intensificò e diede i massimi risultati, grazie anche all’impegno del Comune. Esso ebbe due denominatori comuni: l’uso delle forme della ritualità mutuata dai riti cattolici anche attraverso l’appoggio e la mobilitazione del clero[10] e la volontà, e forse la necessità, di far apparire salda l’alleanza e l’integrazione con le altre potenze dell’Intesa attraverso la presenza di loro rappresentanze nelle iniziative più importanti. Nel corso del conflitto nella vita sociale italiana e cittadina la pietà per i morti con il necrologio funebre prese  forme che rispecchiavano la società di massa e la serialità della produzione industriale con foto di volti e storie congelate in poche righe così simili le une alle altre da sembrare sempre uguali. La loro ossessiva presenza[11]  si sarebbe protratta, del resto, anche dopo la  fine della guerra.

Come i  resti di  un  naufragio che arrivano  dopo  giorni sulle spiagge, alcuni di questi necrologi continuarono, infatti, ad essere pubblicati, ben oltre l’armistizio, via via che i corpi dei caduti al fronte venivano riconosciuti e ritrovati.



[1]Il Nuovo Giornale”, 5 novembre 1918. Ai reparti in linea la notizia della fine del conflitto  fu comunicata alle tre di notte del 4 novembre 1918, mentre, fu di pubblica ragione a Firenze nella mattinata. Cfr. “La Nazione”, 5 novembre 1918. 

 

[2] Sul nesso Grande Guerra e identità italiana cfr: Oliver Janz e Oliver Klinkhammer (a cura di), La morte per la patria, La celebrazioni dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli, Roma, 2008 e Mario Isnenghi (a cura di) , I luoghi della memoria. Strutture ed eventi dell’Italia unita, Laterza, Bari, 1997.

 

[3] Sulla propaganda bellica in Italia durante la Grande Guerra. Cfr. Antonio Gibelli, La Grande Guerra degli italiani, 1915-1918, Sansoni, Milano, 1998, pp. 240 – 246.

 

[4] Sul valore dato dalle classi dirigenti cittadine alla cultura attraverso le diverse espressioni con cui si manifestava e al particolare accento nazionalistico che esse assunsero nel periodo della guerra e in quello del decennio precedente: cfr. Laura Cerasi, Gli Ateniesi d’Italia, Associazioni di cultura a Firenze nel primo Novecento, Angeli, Milano, 2000,. pp. 206 - 224.

 

[5] Cfr. Oliver Janz, Lutz Klinkhammer ( a cura di), La Morte per la patria, La celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli Editore, Roma, 2008, pp.IX-XI.

 

[6] Antonio Gibelli, La Guerra degli Italiani 1915-1918, Sansoni, Milano, 1998, pp. 92-93

 

[7] ASCFi, f. 4445,  doc. 114

 

[8] Uno degli elementi che distinsero la politica della giunta Bacci fin dall’inizio fu l’attività del Comune indirizzata ad onorare ufficialmente i caduti in guerra. Per ciò che concerne le onoranze funebri: cfr. ASCFi, f. 4445, doc. 119; sul l’impegno della municipalità in occasione scopertura della targa a Battisti: cfr. ASCFi, f. 4445,  doc. 112

 

[9] Questa cerimonia in particolare è studiata nel secondo capitolo. Essa fu articolata e complessa e segnò uno dei massimi risultati propagandistici della giunta Bacci. Cfr. Bargellini, III, p. 145. ASCFi, f. 4445, doc. 114; Bullettino, CFi, Novembre 1916; “Il Nuovo Giornale”, 12 novembre 1916.  Per quello che riguarda la mentalità e la sensibilità comune una simile messa inscena deve esser sembrata abbastanza ragionevole in quanto:” La pedagogia patriottica del periodo dell’Italia liberale ha usato il concetto di sacrificio per la Patria. Si ritrova l’idea di ,morte per la Patria anche nel libro Cuore e in generale nella letteratura scolastica…” cfr. Oliver Janz, Lutz Klinkhammer ( a cura di), La Morte per la patria, La celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli Editore, Roma, 2008, Pag.XIV.

 

[10] Cfr. Simonetta Soldani, La Grande Guerra lontano dal fronte, in Storia d’Italia, Le regioni dall’Unità ad oggi, La Toscana, Giorgio Mori (a cura di), Einaudi, Torino, 1986,  pp. 414 – 415, dove l’autrice osserva come tale atteggiamento patriottico nel clero si generi durante la guerra e verso la fine subisca una svolta; in particolare: “nella primavera del 1918 (…) si sarebbe giunti a chiedere esplicitamente al clero di farsi carico in prima persona e in modo diretto della propaganda in favore della continuazione della guerra fino alla vittoria delle armi italiane, in un crescendo che avrebbe fatto la gioia dei moderati toscani della cerchia di Lambruschini, e che era la più evidente riprova dell’inettitudine dello Stato e dei suoi terminali periferici a gestire una politica che si caratterizzava per una inusitata intensità e minuziosità prescrittiva in campo sociale, e che poneva con urgenza problemi di coinvolgimento e di consenso di grandi masse popolari”.

 

[11] Cfr. “La Nazione”, 10 – 15 marzo 1918, 30 luglio, 19 novembre 1918. Cfr. “Il Nuovo Giornale” 14 - 17 settembre 1918,  7 - 16 novembre 1918.

 


IANA




22 settembre 2011

I molti chiedono di non capire e di non sapere





Via dal paese dei ciarlatani


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

I molti chiedono di non capire e di non sapere

Devo scrivere qualcosa sulle grandi tragedie di questi ultimi anni e come le ha recepite  la maggior parte degli italiani che non sono l’amabile minoranza che cerca le informazioni rete, che fa attività sociali, che crede in valori spirituali e morali aldilà del proprio tempo, che s’impegna in uno sciopero, che fa volontariato politico in modo disinteressato. Tutto ciò che non turba la vita quotidiana nel senso più stretto, meschino, egoistico  e squallido non esiste e se esiste l’urlo dei molti è uno e uno solo: ME NE FREGO! Cosa volete che interessi al comune italiano se il deserto che avanza nel mondo crea milioni di profughi? Se il sistema capitalista  in crisi perché a trovato i suoi limiti di risorse? Se i problemi globali sono aggravati dall’emergere di nuove potenze imperiali che contrastano il sistema di dominio e controllo Anglo-Americano? Se, come alcuni affermano, è stato raggiunto il picco del petrolio? Se nel mondo  lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili sconta un ritardo rispetto all’urgenza dei tempi? Se la guerra è diventata parte del sistema di produzione e consumo dei paesi industrializzati? Nulla! La maggior parte delle genti d’Italia è anziana e sa di avere un tempo di vita limitato, il suo mondo è solo ed esclusivamente se stesso e i piaceri immediati, il futuro lontano non esiste, non ci guadagnano, non ci lucrano sopra, i guasti gravissimi che maturano adesso saranno forse cose con cui dovranno rompersi il cranio figli e nipoti; come dire C***I loro!

 L’unica risposta di cui sono capaci consiste in un invito ora violento e fascistico ora cortese e borghese simil-giolittiano a lasciarli in pace: non vogliono capire, non vogliono sapere. Vogliono ciò che gli è utile per vivere, qui e ora. Il resto non esiste, non è mai esistito, non potrà mai esistere. Da tempo medito che la grande corruzione nei partiti della Prima Repubblica non sia stata tollerata ma semmai incentivata ed esaltata da generazioni d’italiani per le quali ogni richiamo al dovere o alla collettività o alla Patria suonava fascista, idiota, demenziale. Il fondo egoistico e suicida ai fini della continuazione di una Nazione italiana portato avanti da intere generazioni d’italiani è ben registrato da certi film di Alberto Sordi, di Paolo Villaggio, perfino di Totò. La  necessità di sopravvivere alla propria meschinità e di strappare all’avidità e alla cattiveria del mondo una ragione di vita o un qualche espediente  per far fortuna è ben registrata da tanti personaggi grotteschi e comici interpretati da questi grandi del cinema. Quel piccolo egoismo da commedia è in realtà il grande dramma storico di una massa di italiani che non si sono mai identificati con il loro paese, con interessi nazionali, con minoranze al potere che li rappresentavano, infatti nel loro maniacale egoismo milioni d’italiani avevano capito  che con certe classi dirigenti monarchiche, fasciste, della partitocrazia cose come Bene Comune, Patria, Interesse Nazionale sono parole vuote e integralmente false. Come si fa a credere che i fatti della cronaca siano in grado di smentire questa natura disfattista e lucidamente analitica. I molti che se ne fregano non sono né stupidi, né pazzi, né anarchici , né fascisti; costoro nella maggior parte dei casi  sanno che non esiste rimedio perché non ci sono infermieri sociali o medici politici al capezzale del Belpaese agonizzante per colpa di speculazioni finanziarie mondiali, dell’incapacità delle nostrane minoranze al potere di gestire anche l’ordinario e dei troppi  interessi militari stranieri. Allora fatto quel minimo che serve, assolta la propria coscienza con qualche gesto simbolico, creato un piccolo alibi nel caso la barca della Repubblica affondi per propria colpa fanno i loro comodi, tirano a campare, si presentano al lavoro,ritirano la pensione, se gli conviene alimentano il sistema del clientelismo e dell’economia in nero oppure no. Parte del pensiero di milioni d’italiani non è razionale ma di natura magica e fa quindi strane associazioni e dissociazioni fra i diversi fatti della realtà e combina desideri, favole, illusioni pubblicitarie, fantasie televisive e realtà con un a certa disinvoltura; ma una cosa è certa che quel che questi milioni non sanno o non capiscono quando è ostile e si avvicina al portafoglio lo percepiscono subito. Quindi non né solo un problema di non sapere, di non capire o di televisione cattiva maestra. Tanta parte delle genti del Belpaese hanno scelto di fingere di non sapere e di non capire per vivere in un mondo d’illusioni televisive, notizie senza conferma, illusioni della pubblicità e della propaganda di guerra. In molti casi non è ignoranza ma una scelta e credo a questo punto sostanzialmente consapevole solo apparentemente viziata o inconscia. Del resto se pochi fra gli abitanti del Belpaese fanno il  “bene” gli altri cosa hanno scelto di fare?

IANA per FuturoIeri





17 settembre 2011

Il terzo libro delle tavole



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il terzo libro delle tavole

L’Italia e la ricostruzione della memoria pubblica

Tempo fa avviai una riflessione sulla costruzione dell’identità italiana, oggi in tempi di crisi del sistema di produzione e consumo In Europa e USA, di guerre non più episodiche ma integrate nel sistema finanziario e dei complessi militar-industriali delle grandi potenze a vocazione imperiale emerge la fragilità politica e di sistema del Belpaese. Questo terzo libro delle tavole vuole dare un contributo intorno alla complessità dei processi che definiscono la propria memoria pubblica e l’appartenenza di un privato a una comunità umana. Presento, quale primo contributo, qui uno schema storico per iniziare una riflessione su quanto sia frantumata e complicata la memoria pubblica a partire dai 150 anni dell’Unità d’Italia. Il terzo libro sarà anche dedicato a quella parte della cronaca e dei fatti clamorosi del quotidiano che esigono una meditazione e una considerazione.

1861-  Il Risorgimento

L’avventura dell’Italia Unita si apre a grandi speranze di gusto romantico per via della presenza di grandi eroi ottocenteschi come Mazzini e Garibaldi. Il Regno Unitario che si costituisce, e che è privo di alcune regioni del nord-est, si presenta come un nuovo Stato Nazionale su cui sono collocate molte speranze non solo italiane.

1861- 1876   La destra Storica al potere

L’Italia passa dalla poesia alla Prosa, al posto dei grandi ideali – la poesia- emerge l’evidenza di un Risorgimento tormentato e contrastato, di una Nazione giovane con grandi masse popolari e contadine povere e poverissime, di classi dirigenti insensibili alle sofferenze quotidiane dei loro amministrati e di un popolo italiano tutto da costruire  e da istruire. Intanto il brigantaggio è represso con estrema durezza e grande è la distanza fra la stragrande maggioranza degli italiani e le minoranze al potere.

1876-1887  La Sinistra Storica

La sinistra storica constatando la distanza enorme fra paese legale e paese reale, fra sudditi del Regno d’Italia e la minoranza di ricchi e di nobili che di fatto governa il paese e ha i diritti politici cerca di avvicinare le masse popolari con riforme sociali ed edificando monumenti agli eroi del Risorgimento e attuando titolazioni patriottiche di piazze e vie. Intanto l’emigrazione italiana verso il Nuovo Mondo si presenta come un fenomeno inedito che coinvolge milioni d’Italiani. Tuttavia per la prima volta la minoranza al potere si pone il problema di nazionalizzare e istruire  le masse che costituiscono il popolo italiano.

1887-1896  L’età Crispina

L’età Crispina segna l’emergere di una minoranza politica autoritaria con forti legami con i grandi industriali del Nord e i latifondisti del Sud. Da una lato aggredisce con estrema violenza poliziesca le manifestazioni di protesta operaie e contadine dall’altro coltiva un nazionalismo aggressivo e colonialista che fa presa sui ceti medi, la nuova formula di creazione degli italiani fa leva su riforme di carattere giuridico, amministrativo e sociale. La disfatta coloniale dell’esercito italiano ad Adua fa emergere un nazionalismo esasperato e forze socialiste diffidenti e ostili al concetto stesso di Nazione. Emerge l’impegno politico dei cattolici in quel momento culturalmente ostili alle minoranze che esercitano il potere in Italia.

 

1898-1900  Sangue e fango sull’Italia.

L’età Crispina cessa al momento della disfatta coloniale, la protesta sociale è soffocata nel sangue anche nella civilissima e industrializzata Milano dove  spara con i cannoni contro donne e bambini in sciopero. La repressione sociale è durissima, l’idea risorgimentale di fare gli italiani è di fatto spento. La politica diventa terreno di terribili contrasti, per evitare la disgregazione delle libertà fondamentali l’opposizione ricorre all’ostruzionismo parlamentare. Su questo biennio di sangue e fango  cade il regicidio del 1900 per mano dell’anarchico Gaetano Bresci.

1901- 1913  L’Età di Giovanni Giolitti

L’età di Giovanni Giolitti segna un periodo di riforme e di progresso sociale, economico e industriale che trasforma lentamente ma inesorabilmente l’Italia in una potenza regionale dotata di una propria potenza militare e industriale anche grazie alle innovazioni della Seconda Rivoluzione Industriale e fra queste l’energia elettrica. Le proteste contadine nel sud sono represse, aperture alle forze sociali e operaie nel Centro-Nord. Emerge l’impegno politico dei cattolici fino a quel momento culturalmente  ostili alle minoranze che esercitano il potere in Italia. Il suffragio universale maschile è un fatto, c’è la possibilità di avvicinare le masse popolari alla Nazione nonostante la presenza fortissima di una cultura cattolica e socialista diffidenti verso lo Stato Nazionale e le sue classi dirigenti.

1914  L’Italia del Dubbio.

L’Italia è l’unico paese  fra le potenze d’Europa che evidenzia una massa popolare ostile all’entrata nella Grande Guerra, il grande massacro scientifico e  industrializzato che riscriverà la storia del pianeta e della civiltà industriale. Giolitti è ostile al conflitto che comporterebbe il rovesciamento dell’alleanza con il Secondo Reich e l’Impero d’Austria-Ungheria, il parlamento è contrario  alla guerra, il popolo freddo e diffidente, i ceti borghesi impauriti.  Solo una minoranza di nazionalisti di varia origine è favorevole per spirito d’avventura; la Corona per motivi di prestigio internazionale e  di potere è orientata a stracciare l’alleanza e a dichiarare la guerra.  

1915-1918  L’Italia della Grande Guerra.

L’Italia in tutte le sue articolazioni sociali paga un prezzo spaventoso al conflitto mondiale imposto da una minoranza di nazionalisti politicizzata e organizzata e di estremisti politici di destra a tutto il resto della popolazione della penisola. I morti sono più di Seicentomila, tutta l’Italia è coinvolta, lo sforzo è enorme e ipoteca il futuro del paese a causa dei debiti contrati e delle perdite umane, quasi tutte le famiglie italiane direttamente o indirettamente sono toccate dal conflitto.

 

1919-1920  Il Biennio rosso

L’influenza della rivoluzione d’Ottobre e della presa del potere Comunista in Russia determina e la resa dei conti fra le forze politiche e sociali dopo la Grande Guerra determina un periodo di forte scontro sociale con accenni rivoluzionari che porta all’occupazione delle fabbriche e di alcuni latifondi incolti da parte delle masse popolari arrabbiate e impoverite. Il mito della rivoluzione Bolscevica e la disillusione per la Vittoria Mutilata sembra spegnere qualsiasi identità patriottica. Emerge la reazione quadristica,  armata e terroristica  fascista che intende imporre all’Italia intera la sua concezione di patria  e di Stato.

 

1922-1924  Il Fascismo al potere

Mussolini riesce a trasformare i fasci di combattimento in una forza politica autorevole che ha rapporti con il Vaticano, con la Corona, con l’Esercito e con la grande industria italiana. Nell’Ottobre del 1922 con un finto colpo di Stato che segue la “Marcia su Roma” comincia a costituire un modello di Stato che deve sostituire quello liberale e giolittiano attraverso un governo di coalizione che trova ampio consenso in parlamento. L’idea è usare il fascismo per creare lo Stato fascista che deve a sua volta creare l’italiano nuovo. Il fascismo manipola la scuola, lo Stato, i riti pubblici per arrivare al suo scopo politico principale.

1925-1935  Il  Regime fascista

Il fascismo cerca di creare il suo italiano ideale militarizzando la scuola pubblica, determinando riforme sociali, trasformando il partito in istituzione, plagiando al gioventù e distorcendo la vita quotidiana sulla base della sua demagogia patriottica.  L’Italiano del futuro dovrebbe essere l’italiano del fascismo.

1935-1939  Anni Ruggenti

Il fascismo appare vincente. Crea l’Impero a danno delle popolazioni dell’Etiopia che vengono aggredite e conquistate, sfida i grandi imperi coloniali d’Europa e la Società della Nazioni. Il prezzo per questa operazione è il legarsi ai destini del nuovo regime nazista che ha proclamato al fine della Repubblica di Weimar e la nascita del Terzo Reich. Hitler e Mussolini s’impegna nella guerra di Spagna, emerge una diffidenza fra gli italiani e il regime, stavolta la guerra del regime è ideologica e non nazionalista e colonialista. Tuttavia le vittorie in Etiopia  e Spagna spengono il dissenso. Intanto Hitler e il suo Terzo Reich iniziano la seconda guerra mondiale.

 

 

1940-1943  La guerra Fascista

Il fascismo e il suo Duce Mussolini s’impegnano nella guerra mondiale al fianco del Giappone e del Terzo Reich ma le forze armate italiane son mal equipaggiate, peggio comandate e in generale il morale è basso. L’Italia fascista e monarchica dimostra di non essere in grado di sostenere il conflitto pur essendo una delle tre potenze principali dell’ASSE.  Le disfatte del 1942  del 1943 in Russia e  Africa e l’invasione del territorio italiano da parte degli Anglo-Americani determinano la caduta del fascismo e la resa incondizionata del Regno d’Italia nel settembre del 1943.

1943-1945  La Resistenza

Si formano due stati in Italia, uno monarchico a Sud e uno Nazi-fascista a Nord. Uno controllato da Hitler e denominato Repubblica Sociale di cui è leader Mussolini appoggiato da una schiera di fanatici fascisti e l’altro sotto il controllo degli alleati. Si formano nell’Italia Centro-Settentrionale le forze armate partigiane antifasciste malviste dagli alleati per via della componente comunista e socialista. L’Italia diventa così un campo di battaglia, l’unità nazionale è dissolta, gli italiani si dividono e si combattono fra loro. Il futuro è incerto e legato alla prossima spartizione dell’Europa e del mondo che sarà fatta dai vincitori del Conflitto mondiale.

1946-1947  Il Dopoguerra

L’Italia dopo una difficile e contrastata votazione diventa Repubblica e s’inizia a pensare alla sua ricostruzione. Intanto nel 1947 a  Parigi le speranze italiane sono deluse, il trattato di pace è punitivo ela Resistenza non viene valorizzata dai vincitori che ne hanno dopotutto tratto profitto , Alcide De Gasperi si trova a dover liquidare la pesante eredità fascista e monarchica.

1948-1953 L’Italia Democristiana

L’Italia diventa democristiana, nell’aprile del 1948 il responso elettorale punisce socialisti e  comunisti e premia i democristiani legati agli Stati Uniti e al Vaticano. L’Italia della Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi fra molte contraddizioni e tanti limiti cerca di legare l’economia all’Europa del Nord e la politica estera agli Stati Uniti impegnati nella lotta contro il comunismo. Si forma una Repubblica Italiana che esce dalle emergenze e comincia a ritagliarsi un suo ruolo economico e politico.

 1954-1963 Il Miracolo economico

L’Italia si trasforma in civiltà industriale, le antiche culture contadine, rionali, cittadine, popolari iniziano a dissolversi. Quanto di antico e  di remoto aveva fino ad allora limitato l’azione propagandistica dei nazionalismi fascisti e  monarchici si dissolve. L’Italia si trasforma rapidamente e aldilà della volontà delle classi dirigenti timorose di non controllare più la mutazione sociale ed economica in atto. La criminalità organizzata intanto diventa una potenza economica e sociale  nel Mezzogiorno d’Italia.

1963-1968 Il primo Centro-Sinistra

L’Italia è governata con il contributo del Psi, inizia una stagione di riforme volta ad aiutare i ceti popolari, a riequilibrare le differenze sociali, a migliorare la scuola pubblica, nasce la scuola media. Ma i tempi sono aspri, il contrasto fra comunismo sovietico e regimi capitalisti è durissimo e il riflesso in Italia è pesantissimo. Intanto la televisione inizia a rideterminare e a formare la comune lingua italiana. Emerge la distanza enorme fra cultura alta e fra le masse popolari avviate al consumismo acritico e una ridefinizione di sé sulla base degli stimoli pubblicitari della società mercantile. Pasolini denunzia la trasformazione degli italiani da cittadini a consumatori.

1969-1976 L’Italia della Strategia della tensione

L’Italia paga un prezzo spropositato alla miopia politica delle minoranze al potere e alle mire politiche degli stranieri, la contestazione di carattere sociale diventa durissima emerge un terrorismo italiano di destra e di sinistra inserito nelle logiche degli ultimi anni della guerra fredda. Per l’Italiano contano due sole identità quella derivata dall’appartenenza politica e quella data dalla propria collocazione entro i parametri della società dei consumi. Pasolini muore atrocemente in circostanze non chiare il 2 novembre 1975.

1976-1990  L’Italia di Craxi

Craxi diventa il leader indiscusso del PSI e l’ago della bilancia della Repubblica, con la presidenza Pertini avviene un fatto inaudito la distanza fra masse popolari e  potere politico, il famoso Palazzo si riduce, aumenta il consenso per il PSI e per i partiti di governo il PCI viene ridimensionato l’Italia ascende al rango di potenza globale. Questo ha però un rovescio della medaglia: corruzione, clientelismo, disgregazione di ogni morale e di ogni valore social o umano non di natura mercantile, pesante indebitamento  dello Stato, ingerenza di poteri illegali nella vita pubblica del paese. Il Craxismo dominate esprime una labile forma di nazionalismo garibaldino che cerca di collegarsi alle antiche glorie risorgimentali.

1991-1994 L’agonia della Prima Repubblica

L’Italia di Craxi si decompone, la crisi politica e morale della Repubblica italiana è evidentissima e le inchieste giudiziarie travolgono, disfano e umiliano i grandi partiti di massa che cambiano nome e ragioni ideologiche o si dissolvono. le novità internazionali successive alla Prima Guerra del Golfo del 1991 tendono a determinare il governo mondiale di una sola grande potenza gli USA e lo spostamento dei grandi affari internazionali verso l’Asia e l’Oceano Pacifico  riducono l’importanza dell’Italia e del Mediterraneo. La confusione fra gli italiani è enorme perché i vecchi punti di riferimento si dissolvono.

1994-2000 L’Italia della Globalizzazione

Berlusconi e il suo schieramento di centro-destra e i raggruppamenti eterogenei di centro-sinistra sono i protagonisti della vicenda politica italiana. L’identità italiana malamente formata  negli anni della Repubblica attraverso il mutuo riconoscimento dei partiti usciti dalla realtà della Resistenza e della creazione della Repubblica inizia a dissolversi. Lentamente si forma un quadro politico fra due grandi raggruppamenti politici contrapposti che sconfessa la molteplicità della identità politiche di parte e la crisi sociale creata dai processi di globalizzazione dissolve le identità legate al benessere e al facile consumismo. L’identità italiana sembra disgregata in una miriade di suggestioni pubblicitarie e demagogiche. Intanto la situazione internazionale peggiora partire dalla guerra del 1999, si determinano nuove potenze imperiali che contrastano gli Stati Uniti.

2001-2011 L’Italia della crisi globale

Il progetto di creare un Nuovo Secolo Americano pare dissolversi fra le dune irachene e le montagne afgane, gli USA sono impegnanti in due guerre logoranti contro insorti e  terroristi in Medio Oriente e Asia, l’Italia vi partecipa con sue forze. La globalizzazione rallenta, le logiche imperiali sembrano più forti dei grandi interessi commerciali e finanziari, intanto emergono i guasti politici e sociali legati ai processi di globalizzazione. L’Identità italiana è oggetto di dibattito pubblico segno della sua difficoltà a collocarsi in questi anni difficili con le proprie ragioni e la propria autonomia.




15 settembre 2011

Schiavi di tutti

Schiavi di tutti, padroni di nulla Oggi un vasto mondo umano di ceti medio-bassi e quasi poveri nei paesi sedicenti ricchi e in Europa è malato di illusioni e idiozie che nascono dalla cattiva esposizione quotidiana alla pubblicità commerciale e alla propaganda di guerra e politica. Le illusioni che narrano la vita meravigliosa di gente ricca, soddisfatta, abbiente, con oggetti e beni di consumo meravigliosi è ripetuta con ossessiva intensità propagandistica migliaia di volte alla settimana attraverso film, spettacoli televisivi, pubblicità, spot televisivi, pagine e pagine di pubblicità sulle riviste di moda e sui settimanali e quotidiani d’informazione. Un ceto medio-basso è frustrato e infelice perché per decenni la felicità e il rispetto in Italia come altrove sono passati attraverso esibizione di beni e di disponibilità di denaro per consumi e piaceri offerti con relativa abbondanza e questa presa del rispetto di sé e della felicità attraverso la merce è sempre più difficile. Il mondo si è fatto piccino e nuovi imperi stanno sorgendo e competono con la vecchia Europa e l’Impero Anglo-Americano per il controllo di beni, risorse naturali, fonti energetiche, masse di consumatori e di umani disposti a lavorare per pochi soldi e perfino di governi fantoccio piazzati in punti strategici del globo. Si apre una feroce lotta competitiva e aggressiva per il diritto alla presa del potere da parte di minoranze e di caste al potere nei paesi a vocazione imperiale, ed è la paura reciproca e la consapevolezza delle conseguenze di una grande guerra fuori da ogni limite e controllo che finora ha preservato l’umanità inquieta da una catastrofe. Ma in tanti fra banchieri, finanzieri, miliardari, presidentissimi, despoti e tiranni tendono da anni una corda tesa sospesa fra un mondo di consumi e produzione sempre più fragile e l’abisso di nuovi conflitti e di grandi sciagure, intanto mentre prosegue questa lotta silenziosa milioni di umani in Europa e in Italia sono persi dietro le illusioni di una finto mondo di consumo e abbondanza e stanno perdendo il senso della realtà. L’informazione che parte dalla televisione, la cattiva informazione, il servilismo e la volgarità di tanti spettacoli televisivi creano qualcosa che è una grande illusione collettiva, allucinazione che finisce con inquinare la vita di milioni di umani, disturbare la lettura della loro quotidianità, far credere a possibilità solo ipotetiche o immaginarie come una vincita alla lotteria o un lavoro da dirigente strapagato ottenuto chissà come. Le illusioni e le finte prospettive che si formano nella mente di milioni di esseri umani li trasformano in padroni di nulla e schiavi di tutti perché perdono il loro rapporto con questa realtà, con l’evidenza dei fatti e con la concretezza dei loro limiti. Si trasformano in esseri manipolabili e condizionabili con grande facilità, diventano umani che possono essere tratti in errore da una menzogna ripetuta decine di volte o dalla distorsione dei fatti concreti data dalle forme presenti della propaganda di guerra e dalla pubblicità. Ripetere migliaia di volte che esiste un pericolo islamico e terrorista crea davvero nella mente di milioni di umani l’dea del pericolo islamico, quando un concetto del genere si è fissato nella testa è quasi impossibile disinnescarlo, se per decine di migliaia di volte si ripete con la pubblicità e gli esempi di film e telefilm che il telefonino è indispensabile allora il telefonino diventerà indispensabile, un bene che serve e se non si ha si è tagliati fuori da una parte notevole dei rapporti sociali e di lavoro, se il modello di partecipazione politica d’impronta liberale fondato su singoli personaggi, fondazione di circoli, raccolta di fondi elettorali e comitati diventa il modello dominante e quello che viene sempre e comunque esaltato dai media, proposto e riproposto sarà difficile per la maggior parte della popolazione pensare a una partecipazione alla vita democratica diversa da quella proposta nel modello. Questi sono tre esempi banali di come l’essere umano sia animale politico che vive in comunità di simili e sia egli piuttosto portato a farsi manipolare lasciarsi sottomettere da modelli di comportamento, organizzazioni politiche e sociali, forme autoritarie di produzione e consumo. Gli umani di oggi devono liberarsi da se stessi e dal proprio quieto riposare nelle illusioni e nei deliri di un sistema di comunicazione e informazione espressione della pubblicità e della propaganda apertamente falso e infarcito di semplificazioni e pericolose illusioni. Il denaro seppur mezzo potente in questo sistema industriale e capitalista non è un Dio o un profeta, è un meccanismo di dominio e controllo, non è una creatura intelligente e chi cerca di trovare nel Dio-denaro e Dio-mercato si trova ad affidarsi a un meccanismo manipolato da umani senza scrupoli, da caste, da minoranze di miliardari. Il problema è che l’essere umano immette in questo nuovo Dio se stesso, ne fa un folle idolo che si moltiplica, che chiede fedeltà, che impone una credenza forte nei suoi miracoli e nella sua gloria data dalla compartecipazione o dalla partecipazione al consumo di beni e servizi di lusso destinati alle minoranze di privilegiati e di dominanti. Proprio i ceti medio-bassi sono quelli maggiormente colpiti da questa grande adorazione paganeggiante perché la loro quotidianità segnata spesso da rinunce e da sogni di consumo infranti esige una compensazione in qualche grande illusione, in qualche desiderio di rivalsa, di elevazione sociale. Questo mito del denaro qui in Europa va sgonfiato perché esso sta diventando non più legittima ambizione ma segno di follia, distorsione della realtà, accumulo di frustrazioni e di paure; un meccanismo di potere non può trasformarsi in Dio, le sue illusioni non possono diventare verità di fede, la sua pubblicità relativa ai consumi non può corrodere l’esistenza umana. Le illusioni e le allucinazioni sociali non possono essere usate per creare consenso perché questo fatto scatena in milioni di umani odio e paura e queste pulsioni prima o poi trovano sfogo in forme poco piacevoli o in fenomeni isolati o di massa di devianza criminale o di violenza sociale, di alienazione e infelicità. Questo sistema del Dio-denaro si basa sull’infelicità e sul bisogno di compensarla con masse crescenti di denaro e consumi di lusso che il privato può manipolare o consumare, esso serve a mantenere e mandar avanti il sistema di civiltà industriale capitalista e a confermare determinate gerarchie e un certo ordine del mondo. La questione del consenso di milioni di appartenenti ai ceti medi è importante per il sistema, ma se fosse difficile da mantenere non ci sarebbe da parte delle minoranze al potere, cosa che sta già avvenendo, alcuno scrupolo nell’impoverire milioni di appartenenti ai ceti medi e medio-bassi. Oggi che l’impoverimento e la conseguente espulsione dal meraviglioso mondo dei consumi e dei beni di lusso colpisce milioni di ex appartenenti al ceto medio in Europa e nell’Impero Anglo-Americano per la salute mentale collettiva è bene che in tanti si ripiglino la propria capacità di discernere il bene dal male, la follia dalla lucidità, le illusioni e le allucinazioni pubblicitarie dal dato concreto dei fatti. Un mondo umano che ha creduto, sulla base di queste pazzie già denotate, ad una crescita infinita della produzione di capitali e di beni in presenza di risorse planetarie limitate deve oggi ricredersi amaramente. Senza un balzo tecnologico e creativo incredibile per questi tempi non si può dare ai sei miliardi di esseri umani del pianeta lo stesso livello di beni e servizi di un cittadino europeo e men che mai di uno statunitense. Si apre davanti a questo mondo umano una più che probabile decrescita che s’annuncia piuttosto dura e nello stesso tempo crescono i pericoli per una diffusione e proliferazione dei nuovi conflitti che hanno per oggetto le risorse che servono a tenere alto il tenore di vita di una piccola minoranza interna ad una minoranza della popolazione umana.




11 settembre 2011

11/9 il golpe in Cile del 1973 e la presente tragedia dell'umanità

 


11/9 Il golpe in Cile del 1973 e la presente tragedia dell'Umanità


11 settembre 1973 alcune multinazionali bene introdotte fanno fare un golpe in Cile a generali traditori e corrotti capitanati dal despota cileno Pinochet. La mancanza di vigilanza da parte degli Stati sedicenti democtratici sui centri di comando e controllo delle multinazionali e della grande finanza, denunciata dal presidente cileno legittimo Salvador Allende in un discorso alle Nazioni Unite poco prima d’essere spodestato e ammazzato, si trasformava in quel giorno funesto in una tragica realtà.
Oggi che cade la ricorrenza è bene non dimenticare il pericolo terribile e presentissimo costituito da poteri economici e finanziari che si credono in diritto di rovesciare governi legittimi o di distruggere vite, ecosistemi, economie, pianificare guerre, determinare le scelte economiche di governi legittimi, far battere moneta a sistemi di banca centrale controllati da associazioni di banche private. La sovranità presa in custodia o in ostaggio da poteri illegittimi o criminali o peggio ancora tende a trasformare il mondo umano in una discesa verso condizioni sociali e culturali tendenti all’autodistruzione, alla guerra, all’empietà, alla degenerazione fisica e morale. C’è una dimensione nel sistema della multinazionale che non ha natura umana e che tende a distruggere l’umano. La multinazionale infatti dalla fine dell’Ottocento ha personalità giuridica; è come se fosse un soggetto umano per quel che riguarda gli affari e il commercio. Un sistema di società per azioni con un logo e una struttura può comprare, vendere, stipulare contratti, come se fosse un essere umano. Nei fatti per le loro gravi violazioni della legge le multinazionali vengono spesso multate ma quasi mai sciolte e spesso gli amministratori delegati non vengono condannati se non in presenza di crimini pesantissimi e di prove schiaccianti e definitive. Se venisse tolta alla multinazionale la personalità giuridica e gli azionisti rispondessero loro in prima persona dei danni e delle violazioni dellla legge con multe pesantissime e condanne a decine di anni di galera o anche peggio la natura distruttiva di questi poteri economici risulterebbe ridimensionata.

http://www.youtube.com/watch?v=cBJfZJoN5Uk
http://it.wikipedia.org/wiki/Golpe_cileno_del_1973




8 settembre 2011

Otto settembre data da ricordare e segnare sul calendario




Otto settembre. Una data simbolica per le genti del Belpaese, un vero e proprio luogo della memoria che forse meriterebbe se non una celebrazione almeno qualche forma di ricordo ufficiale. In sintesi si può dire sul piano psicologico e dell'immagine del Belpaese che sparirono in un solo pomeriggio tutte le allucinazioni di gloria e di potenza del regime fascista e dell'Italia monarchica, di fatto quella data segna un momentoo della verità: L'Italia non era mai stata impero ma al contrario era un paese dell'Europa del Sud  pieno di problemi e discordie interne e di grandi miserie con una popolazione povera e risentita contro le minoranze al potere. I ceti più poveri, che avevano meno da perdere dal collasso dell'Italia monarchico-fascista, erano ben disposti ad accogliere le forze armate alleate o addirittura a supportare la Resistenza antifascista o far parte di partiti di sinistra ormai sulla strada della guerra partigiana. Le caste al potere in Italia aveva giocato le  risorse  delle popolazioni in un una guerra pericolosa e avventurosa  mal combattuta dai soldati e dai marinai e ancor peggio condotta dai vertici militari e politici con il danno di esser associati con alleati davvero poco raccomandabili. La guerra presso gli esseri umani  semplifica le cose, è difficile capire l'Italia o giudicarla, ma quel giorno era certissimo che l'Italia non era Impero, non era potenza, e meno che mai civiltà. Chi arrivò dopo la monarchia fu infatti forzato a far ripartire le disperse genti d'Italia a partire da un cumulo di macerie e di illusioni assurde alimentate per decenni da monarchici e fascisti. La distanza fra quel tempo e i nostri anni rende impossibile fare un discorso prendendo alcuni fatti di quel giorno e vedere il corrispettivo nel quotidiano, tuttavia in quel giorno emerge qualcosa che pare esser rimasto in diversa forma anche oggi: le popolazioni del Belpaese sono scisse dalle loro minoranze al potere, il potere che domina le genti del Belpaese è sempre altro dal popolo, assurdamente retorico, infido, nel suo agire, spesso malvagio negli atti che lo qualificano agli occhi della popolazione. Anche nella prosperità c'è nelle genti d'Italia un fondo pieno di sospetto e di tacito rancore verso le minoranze al potere. Non si spiega altrimenti quel fatto odierno, semplice e quotidiano dato dalla la critica acida e piena di odio  che in forma privata o fra amici sono soliti fare gli italiani verso i politici, i personaggi, i piccoli e grandi VIP. Nel 1943 i generali, la famiglia reale, i seguaci più stretti  del sovrano fuggirono e la popolazione si ritrovò  da sola, senza Stato che sparì in un pomeriggio,  e occupata da eserciti stranieri che combatterono metro per metro risalendo la Penisola. Questo senso di un potere di caste lontane o aliene dalle popolazioni d'Italia  appiccicate ai soldi e alle risorse che si possono spremere dalle diverse genti  permane ancora oggi. Tenendo presente i tempi di questo quotidiano si osserva, grazie alla maggior libertà di parola e di pensiero, che la scissione fra popoli della Penisola e il Palazzo è rimasta. Ecco che l'Otto Settembre alla luce di questa mia considerazione è una data da meditare perchè  sul piano storico mostra fino a dove può portare l'opera di caste al potere aliene dalla vita quotidiana della popolazione e dalle sue ordinarie e straordinarie gioie e sofferenze.

IANA per FuturoIeri

Per una lettura veloce dei fatti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Armistizio_di_Cassibile
http://it.wikipedia.org/wiki/Proclama_Badoglio_dell'8_settembre_1943
http://it.wikipedia.org/wiki/Resa_senza_condizioni
http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale




8 settembre 2011

Otto settembre data da ricordare e segnare sul calendario




Otto settembre. Una data simbolica per le genti del Belpaese, un vero e proprio luogo della memoria che forse meriterebbe se non una celebrazione almeno qualche forma di ricordo ufficiale. In sintesi si può dire sul piano psicologico e dell'immagine del Belpaese che sparirono in un solo pomeriggio tutte le allucinazioni di gloria e di potenza del regime fascista e dell'Italia monarchica, di fatto quella data segna un momentoo della verità: L'Italia non era mai stata impero ma al contrario era un paese dell'Europa del Sud  pieno di problemi e discordie interne e di grandi miserie con una popolazione povera e risentita contro le minoranze al potere. I ceti più poveri, che avevano meno da perdere dal collasso dell'Italia monarchico-fascista, erano ben disposti ad accogliere le forze armate alleate o addirittura a supportare la Resistenza antifascista o far parte di partiti di sinistra ormai sulla strada della guerra partigiana. Le caste al potere in Italia aveva giocato le  risorse  delle popolazioni in un una guerra pericolosa e avventurosa  mal combattuta dai soldati e dai marinai e ancor peggio condotta dai vertici militari e politici con il danno di esser associati con alleati davvero poco raccomandabili. La guerra presso gli esseri umani  semplifica le cose, è difficile capire l'Italia o giudicarla, ma quel giorno era certissimo che l'Italia non era Impero, non era potenza, e meno che mai civiltà. Chi arrivò dopo la monarchia fu infatti forzato a far ripartire le disperse genti d'Italia a partire da un cumulo di macerie e di illusioni assurde alimentate per decenni da monarchici e fascisti. La distanza fra quel tempo e i nostri anni rende impossibile fare un discorso prendendo alcuni fatti di quel giorno e vedere il corrispettivo nel quotidiano, tuttavia in quel giorno emerge qualcosa che pare esser rimasto in diversa forma anche oggi: le popolazioni del Belpaese sono scisse dalle loro minoranze al potere, il potere che domina le genti del Belpaese è sempre altro dal popolo, assurdamente retorico, infido, nel suo agire, spesso malvagio negli atti che lo qualificano agli occhi della popolazione. Anche nella prosperità c'è nelle genti d'Italia un fondo pieno di sospetto e di tacito rancore verso le minoranze al potere. Non si spiega altrimenti quel fatto odierno, semplice e quotidiano dato dalla la critica acida e piena di odio  che in forma privata o fra amici sono soliti fare gli italiani verso i politici, i personaggi, i piccoli e grandi VIP. Nel 1943 i generali, la famiglia reale, i seguaci più stretti  del sovrano fuggirono e la popolazione si ritrovò  da sola, senza Stato che sparì in un pomeriggio,  e occupata da eserciti stranieri che combatterono metro per metro risalendo la Penisola. Questo senso di un potere di caste lontane o aliene dalle popolazioni d'Italia  appiccicate ai soldi e alle risorse che si possono spremere dalle diverse genti  permane ancora oggi. Tenendo presente i tempi di questo quotidiano si osserva, grazie alla maggior libertà di parola e di pensiero, che la scissione fra popoli della Penisola e il Palazzo è rimasta. Ecco che l'Otto Settembre alla luce di questa mia considerazione è una data da meditare perchè  sul piano storico mostra fino a dove può portare l'opera di caste al potere aliene dalla vita quotidiana della popolazione e dalle sue ordinarie e straordinarie gioie e sofferenze.

IANA per FuturoIeri

Per una lettura veloce dei fatti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Armistizio_di_Cassibile
http://it.wikipedia.org/wiki/Proclama_Badoglio_dell'8_settembre_1943
http://it.wikipedia.org/wiki/Resa_senza_condizioni
http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale




4 settembre 2011

Le due piramidi del potere





  • La piramide del potere è quella rappresentazione simbolica che mostra i livelli di ricchezza e di potere in una società umana. In alto sulla punta chi ha un grande potere e in basso verso la base i miserabili e i poveri e chi lavora in modo servile.
  • In antico sulla punta c'erano i re o l'imperatore che governavano in nome di Dio e sotto di loro i nobili o i discendenti di famiglie patrizie che tradizionalmente venivano nominati dal sovrano in posti di responsabilità. Sotto la nobiltà era collocato il clero e quella parte di uomini di cultura legati alla chiesa, sotto questa componente intellettuale erano posti in pericolosa vicinanza con la base i primi soggetti riconducibili alla borghesia allora in formazione, sotto di loro i servi della gleba, i salariati, e i popolani che dovevano lavorare per vivere. Questo schema semplificato e rozzo descrive la struttura di un mondo di Antico Regime dove il diritto era diritto divino e i nobili, il clero e  la famiglia regnante esercitavano il potere su mandato di Dio.
  • Nella piramide del potere attuale il potere non è legittimato da Dio ma dal denaro che è oggi il tutto da cui si forma ogni realtà delle presenti e sedicenti "Democrazie" .
  • Il sistema di banca centrale nelle presenti  democrazie è un sistema di banche private che associate sulla base di quote  emettono moneta in accordo con gli Stati o le confederazioni di Stati, così è per l'EURO e per il Dollaro. Poichè tutto è denaro e il denaro è tutto in questo sistema chi emette moneta è il potere e il resto è al suo servizio.
  • La piramide del potere è quindi siffatta: al vertice ci sono le grandi famiglie di supericchi, i grandi dirigenti delle multinazionali, delle banche, della finanza. Loro sono quel potere che prima era stato concesso da Dio alle famiglie regnanti. Fra loro e i livelli di potere e di ceto successivi c'è uno stacco enorme che sospende il vertice della piramide dalla struttura, di fatto sono oltre e tutto il resto del corpo sociale. Sotto questa piccola oligarchia, forse 300 umani in tutto il mondo, ci sono i grandi capimafia, i faccendieri internazionali e i leader politici. I capimafia hanno la capacità di riciclare le enormi masse di denaro della criminalità organizzata nella finanza e nell'economia globale e anche se non sono al vertice del potere possono pesare non poco pur essendo soggetti perseguitati dalla legge. I faccendieri di livello internazionale sono mediatori di enormi interessi e custodiscono segreti inconcepibili per l'uomo comune e hanno un potere di ricatto non piccolo, il politico è forse il livello più basso di questo pezzo della piramide, di fatto media fra plebi di consumatori e feccia  elettorale e i veri poteri di natura oligarchica. Sotto il capomafia, il politico e il faccendiere ci sono delle figure ben pagate di esperti quali: generali, ammiragli, vertici dei servizi segreti, alti burocrati, direttori di giornali, di riviste, di televisioni, industriali, direttori generali, produttori di servizi. Sotto questi una rete di specialisti ben pagati ma solo un  pò meno di loro che sono manager, esperti di settori, specialisti della comunicazione, opinionisti, senatori, deputati, ministri, gente del mondo dello spettacolo che deve fare ciò che vogliono i produttori, demagoghi, direttori di agenzie di pubblicità e di società di pubbliche relazioni. Sotto questo livello arriva la base, grande dei consumatori divisi per fasce di reddito, sono questi la base del consenso al sistema e a questi poteri, contrariamente a quel che si dice di solito essi sono nella maggior parte dei casi perfettamente consapevoli dell'esistenza di questa gerarchia sociale; prova ne sia il gusto per l'esibizione di prodotti firmati, per l'apparenza, per il sembrare socialmente di più di quel che si è. Molti di questi consumatori non credono alla democrazia, hanno capito come funziona il sistema e vanno a votare solo se hanno un tornaconto personale breve e immediato. Non si pongono neanche questioni di convivenza civile o di morale, ciò che è ed esiste è reale, ciò che è reale  in quanto tale è il denaro prodotto dal meccanismo di banca centrale il resto è cosa per pazzi e  per poeti.
  • Sotto i consumatori ci sono una massa di tapini che vorrebbe diventare come loro essi sono immigrati, disoccupati, precari, feccia umana. Sono la massa miserabile del mondo quella di cui di solito si occupava la chiesa delle origini ai tempi dei Cesari; oggi queste masse sono lasciate alle illusioni del DIO-DENARO e a quel poco di carità che questo sistema permette. 
  • Queste le due piramidi del potere. Le guerre di oggi non partono mai dal potere politico ma dal vertice staccato della piramide che  poi sono le pochissime famiglie di supericchi e i massimi dirigenti del potere corporativo e finanziario. Per mutare le cose occorre che lo Stato in quanto Stato emetta moneta senza intrusioni o concessioni alle banche private o alla grande finanza. Occorre una moneta espressione di un popolo, di uno Stato e di un governo libero da condizionamenti oligarchici. Una moneta garantita da qualcosa che sia più della consuetudine, delle carte firmate,  e della finanza globale; un tempo era l'oro che garantiva il denaro, oggi non c'è più nulla di materiale e concreto dietro le banconote.
  • Come si possa arrivare  a questo non so, ma per certo se è venuta giù la grande piramide del potere feudale e del principe rinascimentale prima o poi anche questo bivacco di oligarchi sulla sacralità del mondo umano è destinato a cessare. Forse si butteranno in guerra incontrollabile che spazzerà via tanta parte della loro civiltà, o forse le condizioni per nutrire e alimentare sei miliardi di umani sul pianeta verranno meno e allora il loro potere crollerà quando non potranno più promettere quel paradiso in terra che mostrano a tutti ma tengono solo per sè.

  • IANA per FuturoIeri




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