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15 ottobre 2013

Un fatto simbolico: chiude la Mivar

L'italiana Mivar che produceva televisori chiude.
Un pezzo di Belpaese finisce e a occhio direi che nessun corrispettivo arriva al suo posto.
Il potere politico presente sembra estraneo al dissolversi del Belpaese, come se coloro che esercitano qui il potere politico e finanziario vivessero in un Belpaese parallelo a quello reale.
Forse le cose stanno così, forse vivono davvero in un mondo a parte. Nel loro mondo riservato e chiuso e ben protetto da guardie armate, servitori, collaboratori, camerieri, addetti alle pubbliche relazioni.
Il caso dell'azienda produttrice di televisori in oggetto è l'ennesimo caso che si somma a tanti altri.
A mio avviso è un simbolo.
Il simbolo di un Belpaese che sta precipitando dentro un suo abisso, dove la degenerazione, la corruzione e la senescenza del sistema stanno rovinando quanto fatto nei decenni precedenti.
Una perdita continua di ricchezza, potenza e credibilità internazionale è in atto da almeno venti lunghi anni, se questa disgrazia non trova argine sarà sempre più difficile e amaro vivere nel Belpaese.
C'è inoltre da chiedersi cosa è mai il Belpaese oggi!



http://www.tomshw.it/cont/news/l-italiana-mivar-chiude-maledette-tv-a-led/49971/1.html

http://www.abruzzo24ore.tv/news/Mivar-chiude-vendevano-in-perdita-contro-gli-asiatici-Colpa-di-tasse-e-balzelli/127764.htm




1 febbraio 2010

La guerra ieri, oggi, domani



De Reditu Suo - Secondo Libro

 La guerra ieri oggi e domani

Lo so che ragionare di guerra e conflitti non piace alla maggior parte degli italiani ma è un fatto che dal 1991 il Belpaese si è trovato coinvolto nelle nuove guerre, si è passati da una spedizione militare all’altra seguendo al bandiera del fu Impero britannico e le insegne degli Stati Uniti D’America. Nei fatti la famosa e strapazzata egida dell’ONU arriva di solito a cose fatte dopo che sono passate le milizie, i bombardamenti, i massacri e le truppe delle varie coalizioni atlantiche. Nel trapassato remoto quando l’unica fonte di legittimazione del fatto militare era lo Stato era quasi facile dare una parvenza di nobiltà e giusta causa a un conflitto. Perfino le avventure coloniali dello stramorto Regno d’Italia erano, almeno fino ai fatti della repressione mussoliniana in Libia, coperte da un velo di patriottismo e di necessità e perfino di utile politico. Di questi tempi è difficile pensare la Patria quando l’unico metro di giudizio è il Dio-quattrino  e quando i ricchissimi con la loro corte dei miracoli ostentano una vita beata e felice, talvolta ai confini della morale e delle leggi.

Del resto a conferma dello spirito dei tempi ricordo ai gentili lettori che Wikipedia l’enciclopedia multimediale riporta la seguente dichiarazione di una top Model icona degli anni novanta:“In tempi più recenti Linda Evangelista ha dichiarato "We don't wake up for less than $10,000 a day" (in italiano: "Noi non ci alziamo neppure dal letto, per meno di 10000 dollari al giorno").

Prendo questa frase attribuita la top model come indicativa di un certo universo mentale consumistico ed edonistico che dalla fine degli anni novanta è arrivato fino a questo 2010, solo che mi pare incompatibile con la crisi e le spese militari correnti nel fu Impero Inglese, negli USA, e nei paesi Europei sotto l’egida della NATO. Quale temerario oserebbe mettere in forse la sua vita o gettarsi nel pericolo che è presente nella guerra quando i valori dominanti sono di questa natura? Per far la guerra per bene occorre accettare l’idea di dover morire, di essere nel punto estremo della propria vita e di rischiare tutto. L’essere umano in guerra è davanti alla prospettiva di trasformarsi da un momento all’altro in un corpo in decomposizione talvolta smembrato o sfigurato. La morte livella ogni cosa e il corpo del ricco e quello del povero finiscono con il decomporsi nella fossa comune come nel sepolcro di marmo. Il ricco perde il suo paradiso in terra, il povero lascia la sua valle di lacrime, sangue e duro fango. Vivere per il Dio-denaro non aiuta a sacrificarsi per una causa che va oltre se stessi. Proprio in questi giorni l’amico Franco Allegri ha tradotto una lettera aperta al Presidente Obama di M. Moore il famoso scrittore e regista statunitense che ha per argomento le sofferenze delle famiglie statunitensi alle prese con la guerra afgana e la crisi economica. La lettera è pubblicata tradotta in italiano sul sito di Futuro Ieri nella rubrica Mondo Piccino e si tratta di uno scritto per certi versi commovente che getta una luce assolutamente positiva sul suo coraggioso autore e il seme del dubbio sulla presente amministrazione a stelle e strisce.

  

IANA per Futuroieri






30 gennaio 2010

La città e la memoria privata



De Reditu Suo - Secondo Libro

La città e la memoria privata

Un fatto banale l’aver confuso il nome di  una struttura dove si tengono spettacoli con il nome di un’altra mi ha condotto a far un ritardo, nulla di pericoloso ma certo una cosa fastidiosa. Ho attraversato una parte della città chiedendomi del perché di un simile errore, come è stato possibile sbagliare su una cosa del genere? La città è cambiata prima quei luoghi si chiamavano diversamente e oggi che hanno un nuovo nome e li ho confusi. Per essere esatti ritornando verso casa ho avuto modo di osservare che in fin dei conti Firenze in certi suoi punti è proprio un’altra cosa. Rosticcerie e friggitorie cinesi, rivenditori di Kebab, minimarket con l’esercente asiatico alla cassa, venditori ambulanti di colore  danno  il senso di un mondo umano altro che si è incluso e incastrato in ciò che credevo di conoscere e in qualche modo capire. La mia memoria privata è in difetto perché  confonde il passato remoto dell’infanzia e della pre-adolescenza con questa faticosa maturità appena iniziata. Mi sono trovato davanti all’evidenza da me troppe volte ignorata che proprio nel mio quotidiano quel mondo che credevo di conoscere si è trasformato, ciò che ricordo talvolta non risponde a quello che c’è oggi perché la mia memoria privata rimanda al passato, alla mia esperienza personale. Questa realtà mi comunica che lo spazio che credevo anche il mio non è più tale perché si è modificato, e non ci posso far nulla; i processi che hanno fatto questo sono materialmente incommensurabili rispetto alla mia vita di singolo.  Stavolta ho sperimentato sulla mia pelle l’enorme distanza fra la vita del singolo e l’enormità di tutto ciò che lo circonda;  mi sono sentito un corpo estraneo, un soggetto isolato dentro un mondo umano dove sono solo di passaggio e dove i legami precedenti di natura culturale, storica, affettiva sono stati rimossi, tagliati o si sono ridimensionati. La diversità della città rappresenta anche la diversità degli umani che ne sono parte, non è più possibile nel Belpaese ignorare l’evidenza della presenza di comunità straniere che sono ormai parte della popolazione delle città e dei paesi, non è possibile nascondersi dietro un dito e far finta che tutto sia come venti o trent’anni fa quando tutto sembrava poggiare su qualche regola certa, su qualche patto ancestrale fra popolazioni diverse che parlavano grossomodo la stessa lingua e si son trovate a subire alcune grandi tragedie della storia. Quali che siano state le aspirazioni di coloro che sono vissuti nel passato oggi questa realtà riempie di sé tutto lo spazio e trova da sé le ragioni del suo operare e del suo trasformarsi sotto le insegne del Dio-denaro e delle illusioni della pubblicità commerciale. Non c’è un senso nelle cose  e nelle attività presenti nel qui e ora se non quello che gli umani impongono ad esse  o che s’illudono di attribuire. Quando tutto il pensiero umano è riconducibile o pesantemente condizionato dalle logiche del sedicente mercato è ovvio che ogni attività assume senso solo in relazione al profitto economico. Questo fa sì che la mia memoria si trovi a disagio quando il ricordo che viene dal passato si confronta con questo immediato presente e con la sua unica logica.

IANA per Futuroieri




9 gennaio 2010

Aspettando i nuovi miracoli





De Reditu Suo

Aspettando i nuovi miracoli

Quanto tempo ci vuole perché le sciagurate genti del Belpaese intendano che il secolo vecchio è finito, non è bastato nemmeno cambiar millennio per far intendere che ciò che è stato prima sta tramontando. Il Belpaese si nasconde dietro una cortina d’illusioni e di pietose finzioni, a giro c’è talmente tanta nostalgia del trapassato da dar spago a quanti ricordano il Craxi con nostalgia. Ciò che è morto non torna dai regni delle ombre e della notte. Quel che si decompone nelle tombe non è destinato a tornare in vita. Quest’affermazione, ovviamente, non vale per chi ha una fede così forte da prendere in considerazione la resurrezione dei corpi alla fine dei tempi. In quel caso la questione non è politica o morale ma di carattere religioso o filosofico.  Mentre le disperse genti d’Italia scrutano il futuro cercando le tracce di nuovi miracoli e atti straordinari io mi ritrovo da solo a considerare il passato per comprendere qualcosa del futuro e di questo indecoroso presente. Aspetto da anni l’ennesima abiura italiana, l’ennesima rimozione collettiva, l’ennesima maledizione. Tutto è finito piuttosto male nella penisola, non c’è stato un solo regime politico del passato recente o remoto che non sia stato in qualche misura aspramente criticato o maledetto. Non credo che questo quando arriverà la sua fine questa Seconda Repubblica farà eccezione. Mi vien fatto in questi giorni di portar avanti una considerazione non da poco: quanto ha spostato il fumetto e la satira italiana in Italia e quanto al contrario il fumetto e l’animazione giapponese in Italia negli ultimi trent’anni? Credo che fra i miracoli della prima e della seconda repubblica sia presente quello negativo di aver disperso le forze culturali e civili del Belpaese che potevano associare alcuni elementi della cultura popolare alla contemporanea civiltà industriale. La mia generazione che ha subito l’influenza dei fumetti e dei cartoni animati giapponesi si è vista passare davanti allo schermo un mondo fantastico “made in Japan” proiettato perlopiù verso il futuro con robot, capitani e piloti coraggiosi, alieni, aliene, astronavi spaziali, eroi in tute futuristiche e affini.  L’Italia, tranne qualche pugno di eroi fra i quali il grande Magnus, nella sua dimensione fumettistica e d’animazione era volta perlopiù verso il passato con eroi come Tex o Mister No o verso l’inserimento del fumetto nella vicenda politica attraverso la satira di parte; e satira di parte il che voleva dire allora comunista o in generale di sinistra. Il miracolo italiano che si è prodotto è stata la concessione dell’immaginario infantile e pre-adolescenziale orientato al futuro alla potenza culturale nipponica in strana intesa con le produzioni statunitensi; ancora una volta la distanza fra cultura alta elitaria italiana e la maggior parte della popolazione ha disarticolato le possibilità di leggere un possibile futuro o di sognarlo. Parto da questa constatazione che può sembrare poco sobria per considerare che in fin dei conti in questa materia del pensare il futuro anche in termini fantastici e artistici è opportuno che si verifichi un miracolo. Le disperse genti d’Italia devono ritrovare a capacità di pensare se stesse e di guardare oltre il dato immediato del qui e ora, altrimenti la prima innovazione asiatica o statunitense ci coglierà di sorpresa e l’immagine del nostro possibile futuro apparterrà ad altri e non sarà espressione del Belpaese e di un suo eventuale contributo originale.

IANA per FuturoIeri




15 dicembre 2009

Come si trasformerà questo presente

De Reditu Suo

Come si trasformerà questo presente

Il Belpaese è senescente, squallido, deforme, malvissuto; la sua gente ha assorbito la prepotenza e la corruzione delle sue sedicenti classi dirigenti e se ne fa ancor oggi una ragione di vita, comunemente, e anche inconsapevolmente, il signor Mario Rossi ha due o tre morali a seconda delle circostanze. Per questo non è facile nel Belpaese comprendere l’enormità di certi processi auto-distruttivi in corso, capire quanto le disgrazie presenti siano il frutto di politiche neo-liberali belliciste e scellerate, di anni di cedimenti del potere politico nei confronti della grande finanza e delle grandi banche, di sviluppo industriale inquinante e antisindacale, di ideologie imperiali di potenza che hanno scaricato sui popoli più poveri e disperati del pianeta azzurro le loro folli avventure militari.  Questo presente è destinato a presentare alle disperse genti del Belpaese delle prove difficili, eppure il nostro piccolo mondo umano è debole e disperso al punto che perfino il gesto di uno squilibrato in un comizio milanese può mandare in tilt il sistema politico e il Presidente del Consiglio all’ospedale. Poche volte il sistema politico e sociale del Belpaese è stato così vulnerabile, e questo accade in un momento nel quale stanno arrivando le diverse crisi: quella democrazie rappresentative vessate da poteri finanziari che si comprano i partiti e i politici, quella ecologica con la degradazione dell’ambiente e lo spostamento di milioni di esseri umani, quella alimentare che vede certi paesi ricchi dell’Asia e del Medio-Oriente accaparrarsi centinaia di migliaia di ettari di terra coltivabile in Africa un continente che soffre la fame da quando è stato colonizzato e civilizzato. Questo presente se non arrivano miracoli tecnologici e politici sarà sempre più violento, disgregato e malvagio fin al punto che le crisi convergeranno in un punto che darà origine a qualche gravissima disgrazia militare o economica.  Questa non è una profezia ma il frutto di una mia personale riflessione alla luce di quanto ho studiato e cercato di capire nel corso di anni. Ora il mio dispiacere politico e morale è dato dal fatto che le disperse genti del Belpaese son ripiegate su se stesse, la loro politica tratta del Cavaliere Nero come se fosse un re di Antico Regime al centro della vita quotidiana del suo Regno; la realtà concreta di questi anni è sparita o si è persa in vuoti atti di retorica, questo presente si è inabissato in un mare di barzellette e di farneticazioni.

Il Belpaese di fatto non sta costruendo la sua  civiltà e non sta dando un contributo suo ad una ragionevole soluzione dei gravi problemi che affliggono l’umanità e il suo eco-sistema planetario. Le genti del Belpaese stanno mancando il loro appuntamento con la storia e con la vita. A questo punto mi va bene tutto anche un grande disastro forestiero che spinge le diverse genti d’Italia ad aprire gli occhi e a capire l’enormità delle loro omissioni.

Che dolore!

IANA per FuturoIeri




31 ottobre 2009

Adesso il Belpaese è tutto il mondo, quindi non sa chi è

 La valigia dei sogni e delle illusioni

Adesso il Belpaese è tutto il mondo, quindi non sa chi è

La penisola ne ha viste tante: invasioni barbariche, eserciti medioevali e rinascimentali messi in piedi con tutta la feccia umana del Vecchio Mondo e non solo, e poi l’età Moderna con gli stati italiani messi in palio durante le guerre fra le potenze d’Europa nel Settecento e nell’Ottocento e i loro eserciti che han fatto il comodo loro per tutta la lunghezza del Belpaese da nord a sud. Il Novecento è stato fin troppo umiliante, e gli esiti delle due Guerre Mondiali hanno manifestato le troppe debolezze dell’Italia e delle sue genti difformi e la totale irresponsabilità e viltà delle sue sedicenti classi dirigenti. Queste amarissime vicende storiche han fatto sì che lo straniero nel Belpaese sia sinonimo d’invasore, di barbaro, di assoldato razziatore e delinquente, di saraceno venuto dal mare per bruciare le chiese, sterminare la popolazione e rapir le donne. Questo macigno non può essere rimosso nemmeno dalla pessima pubblicità commerciale dove bambini di tutti i colori ostentano prodotti commerciali magari prodotti nei paesi poveri da una forza lavoro adolescenziale sfruttata e vessata, da mitologie del tutti belli e buoni, dal buonismo farisaico dei partiti moderati, da un comune buon senso che è solo chiudere gli occhi davanti alla realtà, dal fingere con pertinace indifferenza che nulla è cambiato. Questo fatto si combina con la doppia morale tipica degli italiani per mezzo della quale si fanno certe affermazioni in pubblico e in privato si pensa o si opera in modo completamente diverso secondo le proprie inclinazioni e il proprio interesse. Ritengo che la maggior parte degli italiani non riveli pubblicamente ciò che pensa davvero sulle trasformazioni che sono avvenute nel Belpaese e in particolare sull’evidenza che si sono inserite in Italia comunità di recente immigrazione con altre culture e altri costumi.

Per gli abitanti della Penisola il rimescolare le popolazioni presenti sul territorio non è una novità e l’abbiamo condiviso con tanti altri popoli  al tempo dell’Impero Romano che ha portato a spasso per la Vecchia Europa perfino i Samarti un popolo delle steppe dell’Asia, arruolati nelle forze armate imperiali. Alcuni di loro, a quanto pare, finirono nella Britannia romana. L’Italia ha attirato popolazione dall’Africa e dalla grande massa di terre emerse dell’Europa e dell’Asia. Oggi con l’emigrazione da tutti e cinque i continenti completiamo il percorso intrapreso due millenni fa, l’Italia ha dentro di sé popolazioni di tutto il pianeta azzurro, ogni grande città italiana, quasi per una burla del destino, ha al suo interno comunità che rappresentano quasi tutte le popolazioni umane. Come al tempo dei nostri Cesari non sappiamo più molto bene chi siamo, dove andiamo, che cosa si dovrebbe essere. Per ora questi  problemi sono taciuti o hanno il bavaglio; l’eccezione al grande silenzio si è manifestata ed è quella della manifestazione rabbiosa della comunità cinese che si è fatta sentire in modo clamoroso a Milano qualche anno fa per questioni locali. Di fatto le comunità di recente immigrazione non hanno ancora visibilità politica e televisiva, ma questo dato ha i giorni contati; presto non sarà più possibile ignorare la realtà, fingere che queste genti siano solo di passaggio, che resteranno solo nei quartieri e nelle realtà dei loro padri. La seconda  generazione nata e istruita in Italia chiederà per sé qualcosa di diverso e d’altro.  Cosa sia il Belpaese è assolutamente ignoto, non so quale sia il volto del Belpaese, forse oggi non è possibile ricostruire l’immagine di qualcosa che si sta trasformando così rapidamente. Rimane allora l’immagine personale e privata, confusa e distorta che mette assieme vecchie rovine, storie del tempo che fu, volti di gente un tempo conosciuta e oggi trapassata e le quotidiane immagini della televisione. E’ qualcosa, ma è anche troppo poco per capire quello che sta prendendo forma.

 

IANA per FuturoIeri




11 ottobre 2009

Quale Italia fra reggenza e crisi dell'Impero?

La valigia dei sogni e delle illusioni

Quale Italia fra reggenza e crisi dell’Impero?

Il Belpaese uscirà da questa strana vicenda politica che vede poteri politici deboli che si baloccano con uno Stato Italiano in profonda crisi e con la chimerica influenza che esercita sulla penisola l’Impero Statunitense ex garante della tranquillità dei ricchi nostrani dalle minacce e dai pericoli derivati dal bolscevismo sovietico.   Se si preferisce il grande impero è stato il garante effettivo dei privilegi delle minoranze al potere nello Stivale insidiate da quelle masse di cittadini che durante la Prima Repubblica guardavano con simpatia alle forze di sinistra e votavano per i comunisti italiani, e talvolta per i socialisti, nella speranza di cavar fuori qualche beneficio economico e di limitare gli abusi di un sistema sociale e politico votato a fare gli interessi di alcuni ricchissimi e in generale dei ceti sociali più elevati. Non quindi la speranza di una rivoluzione mondiale o la prospettiva di eliminare fisicamente il nemico di classe come è avvenuto aldilà della cortina di ferro, ma al contrario il comunismo nostrano e le forze di sinistra affini hanno operato per dar corpo alla speranza di far colare fin ai livelli più bassi della società italiana i quattrini del sistema Italia e i benefici della civiltà industriale. Adesso il gigante a Stelle e Strisce è in sofferenza i suoi rivali più forti cinesi, russi, indiani gli contendono il potere mondiale e  le risorse strategiche, i vecchi alleati prendono le distanze; perfino il Brasile dà dei dispiaceri, l’attribuzione delle Olimpiadi tanto per fare un esempio,  alla presidenza USA.  Fra i nuovi poteri emergenti c’è chi accarezza l’idea di poter far a meno in futuro del dollaro come moneta degli scambi internazionali, se questo pio desiderio prendesse corpo il gigante USA sarebbe forzato a riconsiderare al ribasso la sua potenza culturale, finanziaria e politica nel mondo a vantaggio dei suoi concorrenti. Del resto il Giornalista Robert Fisk sull’Indipendent, l’articolo è tradotto in italiano dall’Internazionale della seconda settimana di ottobre, conferma che il progetto di sganciarsi dal dollaro da parte dei paesi arabi produttori di petrolio e da parte  dei loro clienti è in cammino e si concretizzerà entro il 2018. Quindi il Belpaese è in strato di reggenza, l’impero straniero che garantiva i ricchi non può più farlo o quantomeno non può farlo come prima, inoltre lo Stato italiano è troppo debole per imporre la sua volontà ai ceti privilegiati e il pagamento delle tasse, non a caso è stato votato l’ennesimo scudo fiscale per il rientro dei capitali fuggiti all’estero. Personalmente auspico che questo stato di cose cessi il prima possibile, le genti del Belpaese hanno il sacro diritto e il giusto dovere di essere messe in condizione di ricostruire la loro civiltà, di poter tornare a dare un senso complessivo e sano del loro vivere qui e ora in una Penisola al centro di un mare che mette in comunicazione tre continenti. Legittimamente è perfino auspicabile si dia in un futuro lontano un qualche contributo tangibile alla civiltà umana da parte delle disperse e difformi genti che abitano la penisola.

Prima o poi le genti del Belpaese ritroveranno l’Italia.

IANA per FuturoIeri




8 ottobre 2009

La guerra: il gioco dei forti e il Belpaese

La valigia dei sogni e delle illusioni

La guerra: il gioco dei forti e il Belpaese 

Il Belpaese ha la ventura di lanciarsi talvolta nelle guerre altrui. Questo è accaduto nelle vicende serbe, afgane e irachene, per fortuna la questione irachena non ci riguarda più, in ex Jugoslavia una fortuna mostruosa ci ha salvato da conseguenze funeste, in Afganistan si combatte e si muore. Tuttavia una riflessione viene spontanea: un vaso di coccio come il Belpaese va a fare le imprese dei vasi di ferro. C’è da preoccuparsi, gli altri sono abituati all’idea della guerra e della morte per loro è normale perdere delle vite fra i loro soldati di professione, schiacciare i civili altrui sotto i bombardamenti, e massacrare coloro che resistono. Nella civiltà Anglo-Americana c’è un confine netto, segnato dalla propaganda di guerra, fra i tuoi e i loro. Gli altri sono malvagi strani, mostruosi, maligni nella natura e nelle intenzioni, i nostri buoni, belli eroici, giusti e virtuosi e votati alla vittoria. Nella civiltà atlantica la propaganda di guerra coincide con la visione del mondo. Non si può distinguere la verità in quanto verità dall’immagine del nemico e dei propri soldati che lo combattono veicolata dai militari e dai propagandisti. Questo modo di procedere non riesce a far presa fino in fondo nel Belpaese, complice un sottofondo di diffidenza nei confronti dei forestieri e un certo universalismo culturale già dell’Impero Romano che la Chiesa Cattolica ha, quasi per sbaglio, raccolto. Di solito nell’italiano non c’è quell’abito psicologico duro e forte per cui il confine fra bene e male è nettissimo, dove il compromesso è impossibile e l’eliminazione fisica necessaria; lo stesso fascismo dopo venti lunghi anni di retorica e preparazione psicologica alla guerra constatò i risultati limitati del suo tentativo di creare un Belpaese guerriero e sanguinario. Eppure proprio la propaganda bellicista delle guerre di Clinton e dei Bush è penetrata nel Belpaese portando a un risultato paradossale: le genti disperse del Belpaese son state forzate a ragionare in termini di Nazione e di potenza militare, a pensare la guerra sia pure contro nemici poveri e disorganizzati. Il gioco dei forti ha cambiato qualcosa: le disperse genti del Belpaese vedono che esiste l’altro ed è irriducibile alle nostre logiche e ai nostri comportamenti. Questo impone dei ripensamenti anche negli italiani che sono cattolici perché il povero o il “nemico” adesso non è detto che sia cattolico o che possa o voglia convertirsi. Il gioco dei forti e la sua propaganda sta cambiando lentamente lo Stivale, gli abitanti da secoli presenti nella penisola si sentono catapultati in un Belpaese non più soltanto loro, dove la paura e la minaccia prendono forme quasi metafisiche, irreali; ma ora possono far ricorso a un qualcosa di elementare e primitivo: nella guerra ci sono i nostri e i loro. C’è una barriera invisibile che scinde il proprio bene dal male altrui, non è solo propaganda è qualcosa di remoto, di antropologico, quasi animale nel suo darsi.

Credo che la conclusione naturale di questo processo culturale sarà la nascita di un principio di nazionalismo italiano, diverso da quello pseudo - risorgimentale e da quello fascista, si tratterà  del darsi  di forme d’appartenenza al Belpaese che fatalmente metteranno un discrimine fra le difformi genti della Penisola e i popoli che vivono nell’altra sponda del Mediterraneo, nel Nord - Europa e da quelli che son separati dal continente dalla barriera dell’oceano Atlantico.

 

IANA per FuturoIeri




4 ottobre 2009

Le genti d'Italia fra Impero, Immobilità e rassegnazione

La valigia dei sogni e delle illusioni

Le genti d’Italia fra Impero, immobilità e rassegnazione

 

Il Belpaese assiste a un fatto curioso. Questo concretissimo mondo umano è entrato in crisi e non  è una crisi leggera; sembra una specie di nemesi, di vendetta primitiva o antica contro quella cosa strana e malvagia che i nostri per anni ci hanno venduto come “Civiltà Occidentale”. Per certo il concetto d’Occidente indica un concetto geografico relativo: a occidente di qualcosa. L’unica realtà politica degna di chiamarsi Occidente è stato nel mondo antico quella metà dell’Impero romano che corrisponde ad alcuni territori dell’Europa e del Nord - Africa.  Si trattò dell’Impero Romano d’Occidente. Una cosa finita da oltre quindici  secoli.

Ciò che oggi viene dai nostri imbonitori e ciarlatani denominato Occidente è una cosa strana e pazza, inesistente assolutamente nella realtà, e perfino a geografia variabile. A seconda dei casi è Europa con Giappone e Stati  Uniti, altre volte è solo Stati Uniti più ex Impero Inglese, o gli Stati Uniti punto e basta; infine talvolta questo concetto comprende anche Australia in quanto governata perlopiù dai discendenti dei coloni inglesi. Sarebbe più onesto parlare di Impero-Americano o degli USA più i loro alleati, per così dire, storici; non una civiltà quindi ma una serie di forze militari e di persuasione propagandistica legate alla volontà politica statunitense.

Ma l’Italia fugge dal reale, evita il contatto con qualsiasi tipo di riflessione che riguardi i suoi interessi legittimi; le genti del Belpaese si accontentano della televisiva retorica patriottica post-risorgimentale e post-resistenziale, fanno finta di crederci e tirano a campare.

Siamo molto lontani, nel bene e nel male, dalle asprezze nazionaliste di Statunitensi e  Inglesi, e in generale dal feroce egoismo propagandato dalla miscela del protestantesimo più sciovinismo, più dottrine sociali neo-liberali. Proprio la profonda estraneità dell’Italia e delle geni del Belpaese a simili culture deve far riflettere sul fatto che esse sono lontane da noi come dall’Europa. L’occidente si cui si favoleggia nelle televisioni del Belpaese è un miscuglio scomposto di pubblicità da centro commerciale  e propaganda di guerra: i miracoli del cinema americano e del fare acquisti nel centro di Londra convivono con le presunte vittorie degli eserciti di sua Maestà la Regina e degli invincibili marines statunitensi in Oriente e in Asia.  

Le genti del Belpaese devono creare la loro civiltà e non fare il tifo da stadio per quella altrui per ignavia, spirito servile, cialtroneria. Forse una disfatta dell’unico Occidente che esiste quello delle forze armate Anglo-Americane potrebbe svegliare le disperse genti nostre e far capire la necessità di costruire una propria civiltà.

IANA per FuturoIeri




22 settembre 2009

Mondo antico e oggi nel tempo di qui e ora

La valigia dei sogni e delle illusioni

Mondo Antico e oggi nel tempo del qui e ora

Alle volte esser parte di una lunga storia legata ad una penisola nel mezzo di un mare che mette in contatto di tre continenti, precisamente Europa, Asia (attraverso il Medio - Oriente), Africa, impedisce di lasciarsi andare completamente alla follia e al divertimento forzoso del sistema della comunicazione – spettacolo e della pubblicità. Proprio il tempo remoto e morto afferra il tempo vivo di questi ultimi due anni, con la sua nera ombra semina dubbi sulle reiterate e ossessive pretese di questo sistema di produzione-commercio e consumo d’essere potente e indistruttibile. Le macerie di cose vecchie e morte lasciate da re e imperatori antichi, che affermavano di esser tali per diritto divino o addirittura divinità, ammoniscono le persone assennate a considerar criticamente l’analoghe affermazioni dei nostri leader finanziari e politici e dei loro esperti di essere infallibili. Questa pretesa è presente ancor oggi, anche adesso che tutto sembra dimostrare l’iniquità e la disonestà del sistema economico e finanziario mondiale. A differenza del mondo antico su di essi è caduta una fortuna non da poco: la stragrande maggioranza degli esseri umani oggi vive per il qui e ora, quindi non può porsi il problema di quanto possa durare questo sistema e se quanto da loro operato nel corso della vita avrà un qualche possibile futuro. Non sto parlando d’artisti o letterati persi in sogni di gloria accademica o economica, parlo dei progetti minimi di tanti uomini e donne che hanno a che vedere con il fare una famiglia, del vivere in coppia, del costruirsi un proprio lavoro o una professione.

Quando fra molto tempo tutto questo presente osceno sarà storia e sarà una cosa morta solo allora si potrà tirare una pietosa linea che reca sotto di essa il dare e l’avere. Credo che alla fine di tutto le genti diverse del Belpaese, alla cui sopravivenza nonostante tutto credo fermamente, saranno severissime nel giudicare negativamente queste due Repubbliche; l’unico merito che potrà avere questo sistema sarà quello di non poter più esser modello per nessuna cosa nel futuro. Anzi ad esser sincero credo proprio che le popolazioni della penisola attueranno una vera e propria abiura del proprio passato, ben più decisa e pesante di quella già fatta a suo tempo rispetto al fascismo e alla monarchia. Alla fine, fra chissà quanto tempo il qui e ora diventerà ricordo, memorie sbiadite, polvere di cose morte da tempo, ciò che qui è sarà tutto assieme a ciò che è finito; sarà una massa informe di cose nate male e trasformate in disgrazie su cui cadrà un triste oblio intessuto d’astio.

Il mondo antico con le sue miserie, le sue ingiustizie, le sue paurose follie comunque  riuscito a ritagliarsi un piccolo margine di dignità, il suo ricordo non appare sempre negativo o evocatore di cose scellerate, le sue macerie anzi fanno sembrare quei secoli remotissimi ben più gloriosi e nobili della loro antica realtà, almeno per quel che è dato sapere.

Molto probabilmente questi decenni lasceranno ai posteri quale testimonianza del genio che ha animato la Repubblica gli stadi di calcio, a quel punto auspico che siano stati destinati ad altra utilità. Oggi, del resto, senza i divertimenti di massa da tempo il consenso a denti stretti ostentato dai molti verso questo sistema politico ed economico si sarebbe dissolto aprendo la strada ad ogni genere di vibrate proteste e contestazioni. Chi ha il potere non ama esser disturbato dalle moltitudini bisognose, quindi è utile per i detentori del potere riempire gli stadi, spendere nelle squadre del cuore, fare televisione mostrando donnine dalle belle gambe e dalle scollature generose, commuovere il pubblico con bandiere, riti solenni, adunanze patriottiche.  Poi tutto questo finirà…

IANA per FuturoIeri



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