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25 maggio 2010

Ancora Capitan Harlock




De Reditu Suo - Terzo Libro

Ancora Capitan Harlock

Da qualche anno i miei venticinque lettori vengono annoiati con le mie considerazioni sulla serie classica di Capitan Harlock. Devo chiedere scusa ma credo che l’argomento merita ancora qualche fastidiosa ripetizione. Questo personaggio  è di natura nicciano-wagneriana,  infatti la serie del 1999 dal titolo “Harlock e l’Anello dei Nibelunghi” rivela quanto sia forte il legame con il concetto di superuomo che passa però perlopiù attraverso Wagner e la letteratura popolare e i fumetti che non attraverso il filosofo armato di martello. Credo di poter dire che risulta essere un fatto che questo eroe è attualissimo, si scrive su di lui e recentemente in Italia perfino un saggio, vengono rieditati i DVD che raccontano le sue imprese, è parte di un progetto della TOEI di dimensioni notevoli previsto per il 2012. Quindi l’eroe parte di quella schiera di Dei ed Eroi dotati di una forza personale in grado di lottare e vincere contro il nemico interno umano e quello esterno alieno ancor oggi qui nel Belpaese come altrove piace, vende, è apprezzato.  In verità si tratta di una coppia di eroi perché le sue imprese sono svolte d’intesa con Tochiro l’inseparabile scienziato giapponese che fa da spalla tecnologica al capitano pirata di origini germaniche. Proprio l’amico giapponese si trasforma dopo la sua morte altruistica ed eroica nell’intelligenza artificiale del computer dell’Astronave da Guerra Arcadia. C’è a mio avviso l’evidenza di questa storia e di questo personaggio  un essere classico del mondo dell’animazione giapponese e mi spiego le pretese di una certa destra estrema nostrana di assorbire l’invincibile capitano con l’abilità che ha questa parte politica di capire al volo l’importanza di un mito di carattere commerciale che può essere strumentalizzato in chiave politica. La verità che nasconde questo Capitan Harlock è che degli Dei e degli Eroi rimane vera e viva solo l’ombra che gli uomini fabbricano per non sentirsi soli in questo mondo umano che tende alla degenerazione, all’iniquità e alla dissoluzione. L’ombra irreale e virtuale dell’Arcadia, del capitano con il Jolly Roger stampato sulla divisa, la colonna sonora che accompagna le sue imprese sono l’elemento che manca nel mondo reale: quella capacità di trovare il profeta o il condottiero che rovescia una situazione disperata, il messia di turno che redime l’umanità e fa miracoli. Una cosa relativamente piccola come questo personaggio e la sua  storia tutta fantascientifica e inventata rivela un globale bisogno di miracoli e forse l’esigenza di una spinta in avanti verso un futuro lontanissimo per abbandonare un presente meschino, inquinato, moralmente disgregato e senza eroi.

                                                                     IANA per FuturoIeri




13 luglio 2009

Fine dei quarantanove passi

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fine dei quarantanove passi…

Questo mio congedo da questa serie di scritti esige una riflessione. Il Belpaese oggi presenta masse diverse di esseri umani perlopiù sofferenti. Nello specifico del loro rapporto con il potere assomigliano all’umanità imbelle, scellerata, dissoluta, rincretinita e  psicologicamente svuotata che si osserva nella serie classica di Capitan Harlock del 1978.

Nel cartone animato gli umani, come in tutte le favole del genere, vengono salvati da una temibile invasione aliena dall’eroe di turno e dal suo seguito di seguaci e amici e dalla sua corrazzata spaziale, la famosa Arcadia. Qui nella realtà di una quotidianità segnata da una crisi del sistema di produzione e consumo a livello globale l’eroe non c’è e in compenso i nuovi tempi stanno disintegrando tutto quello che è stato il mondo umano e sociale che c’era prima. Credo che il processo sia arrivato a un punto tale da poter affermare che ciò che era il Belpaese al tempo della mia infanzia non esiste più, tutto è diventato altro e per sempre. Voglio quindi rammentare, per chiarire ai miei pochi pazienti lettori e lettrici, quali sono le cose alle quali mi sento d’appartenere e che sembrano essere qui e ora nonostante tutto. Metto tutto in poesia, versi liberi per maggior comodità.

DOVE SONO

Mi sento d’appartenere

Al buio delle periferie silenziose e ai lampioni

solitari che l’illuminano di notte

Ai profili scuri delle colline la cui forma  incornicia

il firmamento nel freddo inverno

Alle nuvole bianche spiaccicate nel cielo azzurro d’agosto

Alle pinete di pomeriggi lontani, muro verde dove

il mare incontra la terra

All’umido della pioggia che cade fitta

nel bosco da tempo secco

Al mar Tirreno al tramonto, quando sembra immenso

Alle case vecchie e nuove, con il loro tabernacolo incassato

nel muro come nel tempo antico

Ai biondi campi di grano stretti fra le colline, ai boschi e

ai filari di cipressi messi in fila a dividere il tempo degli uomini

da quello delle stagioni

Ai parchi degli antichi sovrani e padroni, oggi

aperti al pubblico

Al fiume, alle sue acque scure, ai suoi argini

alle sue rumorose piene

Ai pomeriggi di sole della mia infanzia

con le serrande semichiuse per il caldo

Alle mura, alle rovine, ai palazzi della mia città

ai resti del tempo passato, di uomini e donne

che non esistono più da generazioni

Alla piccola grande gente della mia infanzia, ai suoi miti perduti,

ai suoi rumori, alle sue parole, alle sue illusioni, alle sue cose

Ora tutti ricordi.

IANA





27 aprile 2009

Note libere sulla prima puntata della serie classica di Capitan Harlock

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Note libere sulla prima puntata della serie classica di Capitan Harlock

Alle volte il passato gioca brutti scherzi. Così mi capita di ripensare alla prima puntata di un vecchio cartone animato dell’infanzia. Mi riferisco alla prima puntata di Capitan Harlock , anno di produzione 1978, trasmesso in Italia nel 1979; se ricordo bene. Forse erano anni dove il vento dell’utopia e della liberta ancora si sentiva, o forse semplicemente certi stereotipi wagneriani e nicciani erano giunti fin nel lontano Giappone e là aveva trovato buone possibilità. Del resto nel 1999, dopo vent’anni, è stata prodotta la serie Harlock e l’anello dei Nibelunghi, libera trasposizione fantascientifica della trilogia Wagneriana con non poche licenze poetiche, per non dir di peggio. L’eroe  Harlock si muove dentro una situazione estrema deve proteggersi dai nemici esterni, le terribili aliene mazoniane, e da quelli per così dire interni ossia il governo terrestre. Governo rappresentato da una democrazia imbelle e dissoluta, autoritaria e nello stesso tempo corrotta e indolente che non trova di meglio che rincretinire i suoi cittadini con le trasmissioni televisive che trasmettono messaggi ipnotici e che per quieto vivere rifiuta perfino di prendere in considerazione l’invasione aliena imminente. Il fumetto e la serie televisiva da subito ci presentano l’eroe ribelle, piratesco, solo contro tutto e tutti con la sua “corrazzata spaziale” Arcadia e  armi potentissime e un coraggio che va oltre la temerarietà. Un eroe che lascia il suo messaggio alla fine di due lunghi e tormentati anni di guerra a un pugno di fedelissimi disposti dopo tante terribili prove a ricostruire l’umanità e a vivere in un pianeta devastato dai bombardamenti.  Davanti a lui l’umanità imbelle e dissoluta per la quale tuttavia, ha anche  una figlia adottiva e una storia personale legata al pianeta Azzurro, è deciso a battersi con il suo pugno di fedelissimi. Mi fermo su un punto di questa serie: il governo terrestre. E’ evidente, chi confronta la serie televisiva con il manga lo capisce subito, che l’autore ha pensato una figura eroica contrapposta a un potere politico imbelle e corrotto e, per contrasto, tutto il peggio dell’umanità va nel governo imbelle e dissoluto e tutto il meglio nell’eroe solitario. Prova ne sia che le grandi prove eroiche fatte dai personaggi minori avvengono solo se essi  in qualche modo s’avvicinano agli ideali o alla lotta del capitano. L’eroe quindi che sfida l’ignoto e la morte in combattimento e che cerca con la sua lotta di creare un futuro possibile; futuro stritolato da un lato da nemici esterni potentissimi e malvagi e dall’altro dalla decadenza dei poteri pubblici e politici, il contesto è di decadimento che coinvolge anche la natura, una corruzione che dal potere politico si spande fino alla natura e alla vita. Il mare morente della prima puntata, ma nel fumetto su questo aspetto si calca ancor di più la "china", è la rappresentazione palese di questo spandersi della decomposizione. Contro questo senso di morte della vita e della speranza ecco che arriva l’eroe solitario, il singolo, “l’oltreuomo” che può cambiare tutto perché egli stesso è latore dei suoi valori e della sua forza interiore ed esteriore.

Quale riflessione da fare a distanza di così tanti anni. L’dea di fondo che è dietro questa grande favola, che si presenta come tale del resto fin dalla prima puntata, presenta per la nostra cultura europea  una dimensione politica. Se nella finzione del manga o del cartone animato si critica il sistema di produzione e consumo trasposto fra mille anni, la vicenda si svolge nel 2077, allora si finisce con svolgere una critica a tutti i poteri e ai comportamenti dominanti. L’eroe non diventa tanto un sogno o una fantasia ma la rappresentazione di una possibilità dell’essere umano, di una condizione straordinaria. Un condizione che prefigura il superamento del presente per affermare un futuro diverso e possibile. Eppure la figura eroica in questo caso è un prodotto dell’industria dello spettacolo e dell’intrattenimento. Industria che, in questa fortunata serie, saltò oltre la propria ombra.

IANA per FuturoIeri




15 settembre 2008

UNA LEZIONE DA CAPITAN HARLOCK

Quando ero alle elementari venne trasmessa da Raidue la serie televisiva di Capitan Harlock, quella classica contro le Mazoniane e Raflesia, per capirsi. Era l'anno 1978, o così mi pare. Il capitano se la doveva vedere con l'invasione aliena dall'esterno e con l'imbecillità tutta interna di una razza umana e di un governo terrestre imbelle e dissoluto. Il genere umano nella finta leggenda eroica è descritto rincretinito fino all'inverosimile da programmi televisivi programmati per stordire la gente e tenerla quieta ed è tenuto in uno stato d'ignavia da una politica tutta fatta d'immagine e divertimenti. Erano gli anni settanta e la critica a certe degenerazioni potevano venir espresse in questo modo caricaturale e semplicistico ma non privo d'efficacia. Come curioso del genere mi sono sempre chiesto se il creatore di Harlock il famoso maestro del fumetto giapponese Leiji Matsumoto non si sia ritrovato tra le mani un personaggio così enorme da essere quasi ingestibile, specie in questi ultimi anni in cui quel tipo di personaggio reccentemente riproposto ha sprigionato l'entusiasmo di molti. Mi dimentico sempre che si dovrebbe usare il plurale perchè in realtà gli eroi sono sempre tre in queste storie: il capitano, il suo amico che ha costruito l'Arcadia, e la nave del capitano, giocati in modi, forme e tempi diversi. Comunque dai remotissimi anni settanta, che avevano ben più solide utopie viene, in una forma strana ma non ingenua, questo monito volto a diffidare di una corruzione generalizzata del costume pubblico per via televisiva, perchè il pericolo è di non saper più distinguere nulla e nello stordimento di ritrovarsi come collettività incapaci di difendersi dai nemici esterni come da quelli interni. Così è qui in Italia dove il nostro paese, solito vaso di coccio fra vasi di ferro, vive una finta spensieratezza proprio mentre emergono nel Mediterraneo e sul Pianeta Azzurro scenari economici e geopolitici da spavento. Ma la nostra televisione rassicura e ostenta: veline, belle donne, il calcio a dosi da pregiudicare il cuore e la salute mentale dei tifosi, giochi televisi con premi, chiacchere a tutte le ore e ogni tanto qualche persona pazzoide sbattuta agli onori della cronaca per una strage o per qualche infanticidio. Eccola lì la lezioncina del capitano, l'eroe della mia lontana infanzia: diffidare dei poteri che campano sull'imbecillità dei molti, sulla viltà, sul facile divertimento. L'essere cretini non salva se stessi come non salva gli altri quando qualche grave sciagura cade, il caso in questione era proprio quello, sul pianeta azzurro. Il capitano sfregiato e guercio aveva dalla sua l'equivalente fantascientifico di Excalibur la spada dei re (mi riferisco a Computer&astronave da guerra) e una compagnia di seguaci e fedelissimi da far invidia alla Compagnia dell'Anello del "Signore degli Anelli". Il che non è male per chi deve affrontare innumerevoli nemici e pericoli, il maggiore dei quali è l'idiozia dei propri simili. Qui effettivamente c'è poco da dire o da fare: l'impresa eroica è per coloro che sono prossimi o simili agli Dei come nel mondo degli antichi. Tuttavia fuori dal facile gioco delle comparazioni c'è qualcosa che può far pensare e andare oltre la finzione della serie animata. A quanto pare l'eroe, e questo tipo di eroe in particolare, che si pone ai margini della società per salvare il salvabile ai molti ancora piace, si riconosce ad esso un valore, si riguarda con piacere le sue vecchie avventure. Nonostante gli anni settanta siano finiti da tre decenni o quasi questo romanticismo eroico, e a tratti spudoratamente nicciano, prende, suscita emozioni, a suo modo convince. C'è fame di eroi finti, virtuali o di celluloide perchè quelli veri sono invisibili, inesistenti o trovate pubblicitarie. Il mondo delle meschinità televisive non riesce a cogliere tutto il mistero dell'essere umano e le sue pericolose profondità psichiche, ciò che non appartiene a questo mondo di nani, veline e ballerini alla fine ci salverà.  Forse è questa la lezione di Harlock. O forse no. Comunque sia questo credo di aver trovato ripensando alla cosa a distanza di trent'anni.
Per avere l'invincibile capitano pare si debba aspettare il 30° secolo.
Chi vive qui e ora dovrà far a meno di lui. Dovrà far da sè, meglio se non da solo.

IANA per FuturoIeri

Post Scriptum
La versione che andò in onda un trentennio fa a detta degli esperti del settore ebbe dei tagli, la cosa è nota. Di questo mi pare  si trovi traccia anche su Wikipedia, comunque ho comprato a suo tempo la versione integrale e mi sono rifatto una mia idea da lì.



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