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7 dicembre 2010

Il Fascista Immaginario: dialogo sulla morte



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario: Dialogo sulla morte

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Non conosco questa canzone e questi accordi, forse è qualcosa che viene da un tempo lontano, molto; ma ciò di cui parla è la solita storia del potere che manda a farsi ammazzare dei giovani in cerca d’avventura e  di gloria e spesso di un salario

-          La notte entra dalla finestra e la musica e le parole sono quasi un sussurro. Si ode il ritornello della “Canzone d’Algeria” di Fausto Amodei degli anni sessanta. Le parole parlano della guerra della quarta Repubblica Francese contro le popolazioni algerine colonizzate e la degenerazione psicologica e morale dei soldati francesi costretti a combattere una guerra contro i principi del 1789.  I due si avvicinano alla finestra cercano di vedere chi canta.

-          Lazzaro: Non riesco a ricordare nulla di simile.  Non è De Andrè, non è Guccini. Proprio non so che cosa sia. Quello che canta sembra il fotografo, quel tipo strano che bazzica la facoltà di filosofia mi par di riconoscerla sua persona. Ecco è lui: “ ha i capelli bianchi”. Ho sempre pensato di volta in volta che fosse un anarchico, un tipo strano, un provocatore  o un tipo originale o forse è in verità tutte queste  cose. Non capisco è qui con quella gente e sta cantando con una chitarra scassata.

-          Sergio: Non conosco questa canzone, sembra uscita da un tempo remoto, lontanissimo.

-          Lazzaro: Sì è proprio il fotografo, sta suonando per quei tre o quattro extracomunitari per quei due tre compagni che sono qui a fare la lotta dura, ma… Finchè stanno nel cortile e non entrano nel fabbricato non c’è problema. Certo che è proprio funereo ricordarle guerre del remoto passato  oggi che il sedicente Occidente va a fare una nuova guerra nella terra dell’Antica Babilonia. La guerra presso  gli esseri umani sembra essere una costante, l’unica certezza in un mondo umano che muta e si altera. Questa canzone mi pare parli della decolonizzazione, di una parte della storia che precede la guerra del Viet-Nam. Direi che è pacifista parla di un soldato francese mandato dalla Repubblica  a morire in una terra non sua per qualcosa che non sa e che non capisce, di cui non sa nulla, decisa da altri che lo usano.

-          Sergio: Si fa presto qui in Italia a ragionare di cose che non si conoscono affatto, qui tutti hanno opinioni e nessuno studio vero e nessuna esperienza vera e nessuna voglia di capire, di rendersi conto. Nel Belpaese si parla di guerra come se fosse una partita di calcio o il commento del lunedì nella pagina dello sport sulla squadra del cuore  e solo quando ha vinto. Che ne sa la nostra gente o quei beduini là sotto di cosa è successo a quanti in queste nuove guerre hanno perso un amico, un figlio, un padre, uno zio. Nulla! Solo qui abbiamo un pacifismo imbelle e dissoluto pronto a cavalcare tutte le cause perse per pavoneggiarsi allo specchio,  come se la viltà mascherata da saggezza fosse una cosa buona e giusta di cui vantarsi.

-          Lazzaro: Che ne sai te delle guerre nuove e dei pacifisti, sei come quelli che disprezzi non sai e commenti, non sai e critichi. Poi chissà, magari qualcuno di quelli di sotto dall’Algeria e sa bene che cosa la guerra e il terrorismo.

-          Sergio: Non è così, non per me, io so. So qualcosa più degli altri. Vedi, non è facile…ma avevo un amico, un grande amico uno di quelli con cui dividi di tutto e di più; una specie di fratello maggiore. Uno di quelli con cui dividi un pezzo di vita. Un giorno firma per restare nell’esercito, va a farsi le guerre nei Balcani a seguito degli eserciti della Nato. Stipendio, indennità, un paio di mostrine e poi la promozione. Poi si ammala, una cosa rapida e inspiegabile per uno che era forte e robusto. Mi ricordo che aveva un nome scientifico incomprensibile, io queste cose non le conosco pare si chiamasse ”linfonoda” o qualcosa di simile. Comunque sono convinto che  era una cosa sicuramente presa laggiù che lentamente ha iniziato a distruggerlo, a spezzarlo a fargli pagare ogni errore della vita con espiazione lenta e dolorosa. Viene congedato, il corpo e la mente vanno a pezzi e mi tocca salutare il cadavere con la madre sua in lacrime, chiese di farsi seppellire con il berretto messo di fianco nella bara; soldato fino in fondo. No mio caro sovversivo della domenica mattina; so bene come funziona e nessuno può dire che non conosco i fatti. Solo una cosa non accetto:”che si muoia per gli altri che sono estranei alla nostra cultura e alla storia e alla vita delle genti nostre”. Non può avere senso il subire gli oltraggi della morte e del dolore per una causa non propria, non ha senso chiedere la vita di ragazzi e uomini buoni e giusti per interessi e scopi di genti lontane, per il tornaconto di minoranze di apolidi, di finanzieri, di banchieri, di speculatori. Noi come popolo dobbiamo morire in guerra solo per noi stessi.

-          Lazzaro: Ora ragioni e dici cose giuste e vere, queste son le parole buone e non quel maschilismo militaristico cialtrone e cazzaro che rintrona da destra e per mille vie si ferma  a sinistra causando danni infiniti.  Tremenda è stata la disgrazia e la sciagura che si è scagliata su quelli dai buoni sentimenti e dal cuore a sinistra in quelle abiette guerre balcaniche. La guerra del Kossovo del 1999 ha rovinato quelli che volevano restare a sinistra e restar puliti dalle guerre a Stelle e Strisce e dagli interessi diabolici e sacrileghi che son dietro le nuove guerre dove comandanti politici improvvisati mettono mine potenti sul futuro di tutta l’umanità chiamando Dio quale garante dei loro conflitti e giudice implacabile dei loro nemici del momento. Quella guerra scellerata ha aperto il vaso di Pandora e ha dato via a una serie di guerre ora arrivate nella terra dell’antica Babilonia. La solita storia  di sempre che si ripete dal tempo dei faraoni egiziani: i ricchi e i re del mondo si fanno la guerra mandando i disgraziati e i poveri a morire in massa nelle loro campagne militari, nei loro assedi, nelle loro razzie di guerra, nelle battaglie campali e nei massacri. La guerra è decisa dai pochi ma sono i molti a soffrire e  a morire, e così è per le ricchezze che si conquistano con le guerre o le frodi della politica che l’accompagnano. Solo un pugno d’individui trae dalle guerre il grande profitto e diventa ricca e felice e onorata dalla stragrande maggioranza dell’umanità invidiosa del loro benessere e del loro fasto. I pochi che controllano la finanza, le strutture dirigenziali delle multinazionali, quote azionarie importanti, i rapporti fra politica e affari di fatto orientano il potere legittimo che è democratico  o repubblicano altro ancora. Così un potere reale e concreto indirizza e determina le scelte dei poteri legittimi, dei rappresentanti del popolo, di chi per legittimità, sacralità e diritto dovrebbe essere il garante delle libertà di tutti. Esiste un potere dentro il potere, e prima o poi verrà stanato, la verità dell’ingerenza dei grandi poteri finanziari e bancari emergerà.

-          Sergio: E secondo te il popolo, ammesso che esiste nei termini tuoi, si dovrebbe sollevare, alzare, cambiare natura per la propria libertà, quale poi? La libertà che interessa ai molti, di cui parli, è la carta di credito gonfia al momento di far acquisti ai grandi magazzini. Ma io so che lui non è morto per questo. Aveva qualcosa dentro. Un tempo si chiamava onore.

Lazzaro: Mi dispiace, davvero. Ma …Credimi per me sbagli e non riesci a vedere che dietro la cortina delle illusioni c’è una piramide di poteri che si nascondono, sotto di loro la politica e l’intrattenimento televisivo che contagia anche le trasmissioni dedicate alla politica, e quando serve la grande informazione parla di cose ridicole o strane così il popolo che vota alle elezioni si distrae e non pensa.

Sergio: Tu sbagli! Non vedi che la guerra è la prosecuzione della vita civile con altri mezzi. Nella guerra esistono le false notizie, le alterazioni della verità, la propaganda di guerra, il plagio delle coscienze, la censura, la banalizzazione dei fatti, la criminalizzazione del nemico. Io posso vedere tutto questo e pensare che sia normale e ordinario e trovare un senso a questo stato di cose. Tu no.

Lazzaro: Forse è così ma io sento di dovermi concedere una speranza e di far la mia piccola crociata personale contro un sistema accademico che giudico ingiusto, una politica da farabutti e gaglioffi,  e un sistema di produzione e consumo scellerato e forse senza futuro.

Sergio: Il futuro è nella forza.





25 novembre 2010

Il Belpaese e la scuola: spiegare la guerra di ieri, oggi, domani

 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA: spiegare la guerra di ieri, oggi, domani

I miei venticinque lettori da tempo conoscono  i miei crucci sulla scuola che oggi in tempo di tagli alla spesa sociale e di riarmo forzato e di creazione di nuovi arsenali distruttivi assume per me il valore di uno specchio sul quale compaiono deformi i segni di questo inquieto presente.

Come docente che insegna storia e precisamente storia contemporanea ed Educazione Civica ho trovato un ragionevole compromesso con la realtà di oggi nella quale, scanso equivoci e dubbi, il Belpaese è in guerra con le sue forze armate in Afganistan e combatte contro forze ostili. Cerco di spiegare la guerra e il fatto militare in modo analitico, argomentando e considerando i fatti e non cadendo nella retorica compassionevole o peggio moralistica, non so se ci riesco ma è quello che mi sento in dovere di fare. Il moralismo straccione e cialtronesco ha suscitato in Italia le peggiori giustificazioni politiche e ogni sorta d’ipocrisia e d’inciviltà nella vita sociale, in fondo lo temo perché la tentazione di farsi assorbire da esso è fortissima in coloro che son parte delle disperse genti del Belpaese, talvolta esso è una strategia di  sopravvivenza. Quindi per evitare la tentazione maligna mi sforzo di spiegare la guerra di ieri, oggi domani come fatto tipico e caratteristico della civiltà umana: la tecnologia che crea, le ricadute scientifiche e culturali che determina, la legittimazione dei poteri politici e religiosi che forma  e plasma cerco di leggerli alla luce delle forme con cui si manifestano la civiltà umane su questo pianeta azzurro nello spazio e nel tempo. Oggi sono però davanti a un motivo imbarazzo che riguarda la prima parte della Costituzione Italiana, e segnatamente uno degli articoli che determinano i principi di fondo di questa presente Repubblica. Si tratta dell’art. 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parità con altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.  L’articolo fu scritto in un tempo nel quale per le minoranze che vivevano di politica nel Belpaese le guerre presenti che vengono combattute oggi non erano concepibili. Queste guerre hanno almeno tre caratteristiche peculiari: 1) eserciti professionali e mercenari combattono forze irregolari, terroristi, miliziani con una grande sproporzione di potenza e addestramento fra le due parti in lotta, 2) Le vittime di queste guerre sono perlopiù civili e fra essi donne e bambini perché il controllo della popolazione civile è uno scopo strategico delle parti in lotta 3) Sono guerre costose che coinvolgono interessi finanziari e industriali e criminali, criminali nel senso che questi conflitti sono strettamente collegati alla produzione, distribuzione e consumo di stupefacenti, alla vendita illegale di armi, al riciclaggio di denari di provenienza illecita o mafiosa, al finanziamento del conflitto e ai favolosi profitti bancari che comportano i debiti contratti per far la guerra. Lo scenario della guerra oggi è quanto di più lontano possa esistere, scontata ovviamente la presenza occasionale di eventuali figure eroiche e straordinarie che possono presentarsi in una situazione bellica, dal mondo degli ideali, della verità, della libertà, degli Dei e degli Eroi.  Oggi mi trovo a dover far i conti con un editoriale della rivista RAIDS, rivista di cui non approvo la linea ideologica “ultratlantista” ma alla quale riconosco di aver dato conto di notizie e immagini  passate sotto silenzio nel Belpaese,  e precisamente l’articolo del numero di ottobre 2010 dal titolo” Cosa accade realmente in Afganistan”. Afferma questo che pare essere un editoriale:”Prendiamo la notizia del ferimento di tre elementi della mitica (in tutti i sensi) Task Force 45, giunto alcuni mesi or sono. Proviamo a ricostruire la vicenda per sommi capi, in quanto quelli delle forze speciali sono muti anche “sotto tortura”. Una sessantina di loro, si dirigono sempre nell’area sud-orientale del nostro schieramento. Gli UAV hanno segnalato qualcosa di sospetto e bisogna investigare da vicino. La segnalazione è esatta ma, vuoi perché dall’alto è sempre difficile identificare i miliziani dai civili, vuoi perché giungono altri elementi, i nostri giunti con gli elicotteri, si trovano di fronte   la bellezza di 400-500 miliziani, con mortai, mitragliatrici da 12,7 mm e via proseguendo. Nei film i protagonisti in 5-6 minuti sistemano tutto ma nella realtà la situazione è decisamente difficile. I nostri non si perdono d’animo, chiamano l’appoggio di elicotteri MANGUSTA e velivoli da combattimento e iniziano a darci sotto sfruttando la precisione del loro fuoco, attenti a economizzare i colpi ( memori dei 10 francesi uccisi due anni or sono vicino Kabul anche perché rimasti senza colpi). Grazie anche all’appoggio dei MANGUSTA, mettono in fuga i miliziani che lasciano sul campo 60 caduti, 12 prigionieri e una trentina di feriti ( a giudicare dalle tracce di sangue e dalle parti ritrovate sul terreno alcuni gravi), oltre a un cospicuo bottino di armi e munizioni…” L’articolo prosegue con una precisa analisi delle armi e della tipologia di armamenti in dotazione e di quel che sarebbe bello far arrivare ai soldati impegnati in Afganistan. Che l’articolo non sia invenzione lo dimostra il fatto che anche il Sole 24 ore si è occupato di questa unità incaricata di effettuare  missioni di guerra e formata da soldati scelti provenienti dalle forze speciali. Quindi la guerra per quanto limitata per numero di forze combattenti e mezzi è un fatto quotidiano in questa Seconda Repubblica e quando si pensa al Belpaese questo fatto non dovrebbe, come spessissimo avviene, presso i mezzi informazione  e nel dibattito politico  oscurato senza spiegazione apparente.  Tre motivi fondamentali mi spingono ad affermare questo: 1) in guerra si uccide e  si viene uccisi, oltre alle distruzioni materiali, quindi come evidenzia l’articolo di RAIDS chi opera sotto le insegne del Belpaese rischia forte e lascia dei morti sul terreno e questo va giustificato politicamente e in via di principio. 2) la guerra costa e se si spende per uccidere o per non essere uccisi non si può indirizzare quei milioni di euro nelle spese sociali o per la scuola 3) la guerra anche in forma sottile e occulta muta il fatto politico, sociale e talvolta determina ricadute tecnologiche dalla produzione e ricerca militare alla vita civile. E’ straordinario come i nostri retori,i politici di professione,  i nostrani mezzibusti televisivi, gli editorialisti illustri e ben informati non collegano il fatto politico e sociale con il fatto militare.  Alle volte quando faccio lezione e metto assieme la società feudale del medioevo con le crociate cercando di far capire il legame fra fatto militare, cultura politica e religiosa, interessi territoriali ed economici osservo che mentre per il passato remotissimo pare semplice arrivare a saldare i vari aspetti del fatto bellico al contrario qui in questo presente l’evento militare pare un fulmine che turba e cielo, rompe l’armonia della pioggia che cade e colpisce alla cieca. In questo fatto banalissimo e assolutamente evidente leggo la solita evidenza del fatto che la maggior parte delle genti del Belpaese ha deciso di sfuggire totalmente o in parte alla presente realtà creando  una finzione parziale o assoluta che copre il reale che è reale e offre un comodo autoinganno. Quindi la rimozione del fatto militare favorita dai mezzi di comunicazione di massa, e  gradita al presente  sistema di produzione e consumo che ha bisogno di consumatori ignari e quieti e non allarmati o disturbati, va avanti comodamente provocando in me quel senso di persistente fastidio che colpisce la mia attività professionale e la mia vita quotidiana perché percepisco le notizie e leggo il presente in modo spesso radicalmente diverso dal senso comune. Chiudo questa riflessione osservando una didascalia della rivista RAIDS la quale a proposito dei nostrani elicotteri da guerra AW-129 Mangusta  afferma che son stati ribattezzati dai miliziani talebani “La morte nera”.

IANA per FuturoIeri






1 luglio 2010

Gli stati Uniti davanti alla storia e alla guerra: una traduzione di F. Allegri

Certo di far cosa gradita presento ai lettori questa traduzione di F. Allegri sul dibattito politico statunitense intorno alle nuove guerre e alla vicenda afgana.


Tradotto da  F. Allegri 

29 Giu, 2010

Il dibattito sull’Afganistan parte presto, oggi pomeriggio, alla Camera USA



10/03/2010
Di Dennis Kucinich

Oggi è il giorno.
Questo pomeriggio avremo un voto sul se gli USA verranno via dall’Afganistan o rimarranno laggiù senza un termine definito.
E’ l’ora che il Congresso si confronti.
La Costituzione dice molto chiaro che i Poteri di Guerra appartengono al Congresso.
Sfortunatamente, una serie di Presidenti ha deciso di portare il paese in guerra e di continuarla senza chiedere il permesso espresso del Congresso.
Perciò questo è, di fatto, un tema Costituzionale che potrebbe essere di interesse per i membri del Congresso di tutta la nazione; qualunque sia la sua persuasione politica.
E sarebbe anche di interesse della gente il fatto che non possiamo sostenere questa guerra.
Quando voi considerate il fatto che avete 47 milioni di Americani che non hanno una tutela sanitaria: essi non l’hanno perché non possono pagare il costo della polizza.
Avete 15 milioni di Americani senza lavoro.
Avete altri 10 milioni di Americani, come minimo, che potrebbero perdere le loro case quest’anno a causa degli sfratti.
Potreste pensare che abbiamo altre priorità.
Potreste pensare che sarebbe l’ora per noi di concentrarsi sulle cose di qui, nazionali.
Bene, oggi è la nostra prima opportunità di mandare il messaggio non solo alla Casa Bianca ma anche al mondo che l’America è pronta a lavorare con la comunità mondiale per superare le sfide della sicurezza globale.
Ma dobbiamo iniziare a curare le cose di casa nostra.
Perché gli Americani hanno diritto alla sicurezza di un lavoro, alla sicurezza di una casa e alla sicurezza di una tutela sanitaria.
E dobbiamo iniziare ad ordinare le nostre priorità per accertarci che ci curiamo della gente qui in questo paese invece di cercare di dire alla gente di tutto il mondo come dovrebbe vivere.
Grazie.
—-
Tradotto da Franco Allegri il 21/06/2010.
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli, di Firenze e di molti altri a titolo amichevole. L’associazione è stata inclusa nella redazione “allargata” di Anno Zero e il suo sito è stato selezionato da O. Beha come uno dei 100 siti resistenti italiani. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.
TESTO IN INGLESE
Afghanistan Debate Begins in U.S. House Early This Afternoon
10/03/2010
By Dennis Kuci




28 giugno 2010

Kucinich e la guerra afgana

26 Giu, 2010

Kucinich e la Guerra in Afganistan: ancora sulla Risoluzione Privilegiata

Tradotto da: F. Allegri 


Presento ai lettori una  nuova traduzione di Franco Allegri certo di far cosa gradita.

IANA

Kucinich e la Guerra in Afganistan: ancora sulla Risoluzione Privilegiata
08/03/2010

Di Dennis Kucinich
Ciao da Dennis,
Questa settimana una risoluzione privilegiata sarà portata sul terreno della House of Representatives per fare un tentativo di portare via l’America dalla guerra in Afganistan.
Questa risoluzione, che ho scritto richiede che il Presidente rimuova le truppe entro 30 giorni dall’approvazione della risoluzione e non oltre il 31 Dicembre 2010.
Ci sono molte ragioni sul perché dobbiamo venire via dall’Afganistan; ne nominerò alcune.
Spendiamo centinaia di miliardi di dollari – del tutto improduttive – perché il governo centrale afgano è totalmente corrotto.
Abbiamo un migliaio di soldati che hanno perso la vita. E molti altri feriti, alcuni di loro in modo permanente.
Tanti cittadini afgani sono stati uccisi o feriti come risultato di questo conflitto.
Dovevano fare attenzione all’esperienza russa in Afganistan.
L’Afganistan non sta per essere conquistato e noi dobbiamo capire che il peso dello storia va contro i nostri sforzi sin dall’inizio.
Ora dobbiamo determinare se l’America prenderà una nuova direzione in Afganistan oppure no. Non sprofondare ancora a causa della corrente, ma uscirne.
Quello è ciò che sarà discusso questa settimana a Washington.
Per favore aiutateci. Per favore passate la voce.
Per favore contatta chi pensi sia influente per ottenere che i membri del Congresso diano un’attenzione forte a questo voto.
Questo voto si verificherà Mercoledì.
Grazie, come sempre, per il vostro aiuto e per la vostra determinazione per vedere la creazione di un mondo più pacifico.
Grazie.
Tradotto da F. Allegri il 20/06/2010

TESTO IN INGLESE
Kucinich War in Afghanistan Privileged Resolution Update
08/03/2010
By Dennis Kucinich
Hi, Dennis here,
This week a privileged resolution will be brought to the floor of the House of Representatives to make an attempt to try to get America out of the war in Afghanistan.
This resolution, which I wrote, requires the President to remove the troops within 30 days from the time the resolution is passed and no later than December 31st, 2010.
There are many reasons why we need to get out of Afghanistan; I’ll just name a few.
We’re spending hundreds of billions of dollars - total waste - because the Afghanistan central government is totally corrupt.
We have a thousand troops whose lives have been lost. And many more injured, some of them permanently.
Countless individual Afghanistan citizens have been killed or injured as a result of this conflict.
We should take heed from the Russian experience in Afghanistan.
Afghanistan is not going to be conquered and we have to understand that the weight of history has been against our efforts from the start.
Now we have to determine whether or not America will take a new direction in Afghanistan. Not to go in deeper with the surge, but to get out.
That’s what is going to be discussed this week in Washington.
Please, help us. Please, get the word out.
Please, contact anyone who you think could be influential in getting members of Congress to pay close attention to this vote.
The vote will occur on Wednesday.
Thank you, as always, for your help and for your determination to see a more peaceful world created.
Thank you.
—-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli, di Firenze e di molti altri a titolo amichevole. L’associazione è stata inclusa nella redazione “allargata” di Anno Zero e il suo sito è stato selezionato da O. Beha come uno dei 100 siti resistenti italiani. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




14 giugno 2010

Considerazioni sulla Crisi di Franco Allegri

14 Giu, 2010

Considerazioni sulla crisi in corso e futura

Scritto da: F. Allegri In: Politica in generale| Varie e letto 104 volte.

Certo di far cosa gradita propongo questa riflessione di Franco Allegri


Considerazioni sulla crisi in corso e futura
08/06/2010
Di F. Allegri
Domenica ho finito di tradurre e ho pubblicato lo scritto di Ralph Nader che dal primo marzo ha ispirato le mie considerazioni sulla crisi attuale.
In quello scritto intitolato “Impero, Oligarchia e Democrazia” e ispirato da 2 pagine del New York Times si esprimevano 2 concetti principali:
a) il fallimento Greco era vicino e causato dalle solite banche di affari;
b) la crisi USA è dovuta anche alla guerra in Afganistan che langue e alle scelte degli ultimi presidenti (a suo tempo tradussi anche la lettera del capitano Hoh che Nader richiama: la trovate in archivio).
Ralph Nader ha scritto tante volte della crisi USA, fu lui che nell’aprile del 2008 scrisse che Lehman Brothers era una banca fallita e fu grazie a questa convinzione che calcolai il giorno del fallimento ovvero il 18 settembre.
Anche questa volta Nader ha selezionato bene le informazioni e con un preavviso adeguato!
Prosegue il deterioramento della società USA: da un lato certe oligarchie portano avanti indisturbati le loro speculazioni, dall’altro l’impero indebolito assediò in quei giorni 300 presunti talebani a Marja con un contingente di 15.000 uomini e i mortai: Il nome della città aiuta a preoccuparsi e a interrogarsi.
La parte finale della prima considerazione mi preoccupa; ecco cosa dice Nader: “I 2 principi gonfiati di Impero e di Oligarchia portano il nostro paese verso uno stato profondamente corporativo, di fatto non compatibile con democrazia e regno della legge.”
Nader ha scritto tante volte sul tracollo del regno della legge, e non so dargli torto quando dice che il deterioramento continua: stavolta ha chiamato i derivati tossici con il loro nome, altre volte non l’aveva fatto, mi pare che non lo fece nemmeno quando propose di tassare i titoli con una Tobin Tax riveduta e aggiornata.
La rovina finanziaria greca c’è stata, trovo calzante la metafora dell’assicurazione sull’incendio della casa del vicino e dico anche che la svalutazione dell’euro è la conseguenza logica di un mondo politico europeo che ha agito con colpevole ritardo.
Si doveva svalutare prima e lo faranno di nuovo quando i nodi della crisi portoghese verranno al pettine! Questo potrebbe accadere il prossimo settembre e dico subito che temo meno un eventuale crollo ungherese: di questo parlavano i giornali di domenica.
Nader sostenne anche questo concetto: “E se la Grecia cadesse, Spagna, Portogallo o Italia potrebbero essere il prossimo e la globalizzazione porterebbe gli effetti rapaci della speculazione avventata sulle nostre rive”.
Il crollo greco c’è stato e credo che l’ordine degli stati proposti da Nader sia casuale.
Ora abbiamo la svalutazione dell’euro e questa aiuterà alcuni settori della nostra economia, non tutti e solo nel nord Italia. Un’altra svalutazione futura (per me certa) metterebbe in difficoltà gli USA e si ripartirebbe con il giro della crisi. I prossimi mesi dovrebbero essere migliori, ma il futuro resta nero.
In questo scritto che cito Nadet ha ribadito un suo vecchio pensiero: si potrebbe mettere l’IVA sui derivati, perché no? Se c’è sul pane e sui gioielli? Considerate che in USA l’IVA non è come da noi e non ha i nostri tassi!
L’IVA sarebbe una restrizione governativa adeguata? Se con un tasso adeguato (diciamo un 9%) e unita alla Tobin tax aggiornata dico di SI, sarebbe uno strumento utile, forse tardivo certamente difficile da sostenere e introdurre in qualsiasi nazione.
Tra febbraio e marzo molti liberi pensatori denunciarono le manovre degli speculatori (anche su qualche giornale a tiratura nazionale); in contemporanea i grandi mezzi di disinformazione seminavano ancora ottimismo!
Oggi siamo davanti alla manovra e voglio spiegarla e valutarla: a che serve?
Forse l’avete già capito: si rafforzano gli argini in previsione dell’ondata di crisi che potrebbe colpire il Portogallo dopo l’estate.
I tagli serviranno solo a questo?
Posso aggiungere che ci potrebbe essere la caduta del governo Berlusconi (sarebbe un film già visto) e anche che alcune proposte sono interessanti, ma ad oggi sono cosciente che il mercanteggiare è destinato a caratterizzare i prossimi giorni. Bisogna aspettare l’arrivo della manovra in parlamento!
Certamente si poteva tagliare di più e soprattutto si poteva tagliare meglio, soprattutto si poteva tutelare il prodotto italiano. Oggi ho visto una pubblicità dove la scritta fabbrica era sovrapposta a una bandiera italiana e dopo varie scene si vedeva una FIAT 500 bianca che si allontanava.
Roba da tempi di crisi!
La vera battaglia è sulle pensioni pubbliche, più forti saranno i tagli a quel settore, più grossa è la crisi. Solo ad inizio 2011 potremo stimare i danni di questa mareggiata prolungata.

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.


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15 febbraio 2010

Antichi incubi e nuove paure

 


De Reditu Suo - Secondo Libro

                                        Antichi incubi e nuove paure

Ormai tre generazioni o forse quattro dividono questo tempo dalla Seconda Guerra Mondiale e dai suoi orrori e dalla sua dimensione totale. I massacri di intere popolazioni inermi, i bombardamenti a tappeto, le città distrutte o ridotte a torce che prendono fuoco nella notte si sono semplicemente spostate. La guerra con il suo potenziale distruttivo e tecnologico ha lasciato alcune zone dell’Asia e dell’Europa per trasferirsi altrove dove grande è la miseria e dove molti sono gli interessi economici e  commerciali. Le banche fanno affari con le industrie belliche e i cittadini buoni, onesti e democratici mettono i soldi nel sistema bancario che lucra sulla guerra e sulla povertà e perfino sui bisogni di milioni d’esseri umani. Ultimamente i poteri finanziari stanno cercando, fra l’altro, di cavar lucro dalla privatizzazione dell’acqua e dalle speculazioni nel mercato dei generi alimentari. Tutto questo è considerato dal moralismo dominate cosa buona e giusta. I buoni democratici d’Italia e d’Europa son troppo preoccupati dal loro privatissimo tornaconto per concepire o comprendere i fatti che sono evidenti. Talvolta ho il sospetto che si parli e si ragioni di cose futili per evitare il confronto aspro e duro con la banalità di questo presente. Comunque sia i bombardieri Anglo-Americani non trasformano più le città d’Europa in torce accese con le “tempeste di fuoco”, i giapponesi non massacrano più i cinesi a decine di migliaia, l’Armata Rossa non impone più il regime staliniano ai territori “liberati”, la Gestapo di Hitler non terrorizza più i popoli vinti, e  anche la Wermacht non esiste più. L’esercito tedesco ha infatti cambiato nome si chiama Bundeswehr ed è al fronte in Afganistan con l’alleato italiano, con i marines statunitensi e con i reparti speciali inglesi e combatte la nuova guerra a bassa intensità contro i nuovi nemici: insorti, terroristi e talebani. Proprio come capita agli italiani anche i tedeschi ogni tanto riportano a casa qualche “eroico caduto” con gli onori militari. La bara fa la sua scena assieme  ai soldati schierati con le divise stirate e l’immancabile elmetto accompagnata  dalla bandiera nera, gialla e rossa con  l’aquila germanica bene in vista sul coperchio.

Nel Belpaese si ragiona spesso di fantasmi con la svastica nera, eppure le nuove guerre e i nuovi caduti sono lì, se arriverà un disastro sociale e militare per i regimi democratici arriverà in conseguenza dei nuovi conflitti e non di ciò che ha lasciato un passato ormai remoto. Inoltre le conseguenze della spartizione del mondo operata dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale sono messe in discussione dalla presenza di più potenze imperiali in competizione fra loro. Avanzo l’ipotesi che dentro il Belpaese ci sia la volontà ferrea di scappare dalla realtà, di fuggire in mondi di fantasia, di creare mostri immaginari per non pensare alle mostruosità reali;  la fuga dalla realtà è come la peste medioevale può contagiare tutti dal popolano miserabile al potentissimo principe.

IANA  per FuturoIeri




11 ottobre 2009

Quale Italia fra reggenza e crisi dell'Impero?

La valigia dei sogni e delle illusioni

Quale Italia fra reggenza e crisi dell’Impero?

Il Belpaese uscirà da questa strana vicenda politica che vede poteri politici deboli che si baloccano con uno Stato Italiano in profonda crisi e con la chimerica influenza che esercita sulla penisola l’Impero Statunitense ex garante della tranquillità dei ricchi nostrani dalle minacce e dai pericoli derivati dal bolscevismo sovietico.   Se si preferisce il grande impero è stato il garante effettivo dei privilegi delle minoranze al potere nello Stivale insidiate da quelle masse di cittadini che durante la Prima Repubblica guardavano con simpatia alle forze di sinistra e votavano per i comunisti italiani, e talvolta per i socialisti, nella speranza di cavar fuori qualche beneficio economico e di limitare gli abusi di un sistema sociale e politico votato a fare gli interessi di alcuni ricchissimi e in generale dei ceti sociali più elevati. Non quindi la speranza di una rivoluzione mondiale o la prospettiva di eliminare fisicamente il nemico di classe come è avvenuto aldilà della cortina di ferro, ma al contrario il comunismo nostrano e le forze di sinistra affini hanno operato per dar corpo alla speranza di far colare fin ai livelli più bassi della società italiana i quattrini del sistema Italia e i benefici della civiltà industriale. Adesso il gigante a Stelle e Strisce è in sofferenza i suoi rivali più forti cinesi, russi, indiani gli contendono il potere mondiale e  le risorse strategiche, i vecchi alleati prendono le distanze; perfino il Brasile dà dei dispiaceri, l’attribuzione delle Olimpiadi tanto per fare un esempio,  alla presidenza USA.  Fra i nuovi poteri emergenti c’è chi accarezza l’idea di poter far a meno in futuro del dollaro come moneta degli scambi internazionali, se questo pio desiderio prendesse corpo il gigante USA sarebbe forzato a riconsiderare al ribasso la sua potenza culturale, finanziaria e politica nel mondo a vantaggio dei suoi concorrenti. Del resto il Giornalista Robert Fisk sull’Indipendent, l’articolo è tradotto in italiano dall’Internazionale della seconda settimana di ottobre, conferma che il progetto di sganciarsi dal dollaro da parte dei paesi arabi produttori di petrolio e da parte  dei loro clienti è in cammino e si concretizzerà entro il 2018. Quindi il Belpaese è in strato di reggenza, l’impero straniero che garantiva i ricchi non può più farlo o quantomeno non può farlo come prima, inoltre lo Stato italiano è troppo debole per imporre la sua volontà ai ceti privilegiati e il pagamento delle tasse, non a caso è stato votato l’ennesimo scudo fiscale per il rientro dei capitali fuggiti all’estero. Personalmente auspico che questo stato di cose cessi il prima possibile, le genti del Belpaese hanno il sacro diritto e il giusto dovere di essere messe in condizione di ricostruire la loro civiltà, di poter tornare a dare un senso complessivo e sano del loro vivere qui e ora in una Penisola al centro di un mare che mette in comunicazione tre continenti. Legittimamente è perfino auspicabile si dia in un futuro lontano un qualche contributo tangibile alla civiltà umana da parte delle disperse e difformi genti che abitano la penisola.

Prima o poi le genti del Belpaese ritroveranno l’Italia.

IANA per FuturoIeri




8 ottobre 2009

La guerra: il gioco dei forti e il Belpaese

La valigia dei sogni e delle illusioni

La guerra: il gioco dei forti e il Belpaese 

Il Belpaese ha la ventura di lanciarsi talvolta nelle guerre altrui. Questo è accaduto nelle vicende serbe, afgane e irachene, per fortuna la questione irachena non ci riguarda più, in ex Jugoslavia una fortuna mostruosa ci ha salvato da conseguenze funeste, in Afganistan si combatte e si muore. Tuttavia una riflessione viene spontanea: un vaso di coccio come il Belpaese va a fare le imprese dei vasi di ferro. C’è da preoccuparsi, gli altri sono abituati all’idea della guerra e della morte per loro è normale perdere delle vite fra i loro soldati di professione, schiacciare i civili altrui sotto i bombardamenti, e massacrare coloro che resistono. Nella civiltà Anglo-Americana c’è un confine netto, segnato dalla propaganda di guerra, fra i tuoi e i loro. Gli altri sono malvagi strani, mostruosi, maligni nella natura e nelle intenzioni, i nostri buoni, belli eroici, giusti e virtuosi e votati alla vittoria. Nella civiltà atlantica la propaganda di guerra coincide con la visione del mondo. Non si può distinguere la verità in quanto verità dall’immagine del nemico e dei propri soldati che lo combattono veicolata dai militari e dai propagandisti. Questo modo di procedere non riesce a far presa fino in fondo nel Belpaese, complice un sottofondo di diffidenza nei confronti dei forestieri e un certo universalismo culturale già dell’Impero Romano che la Chiesa Cattolica ha, quasi per sbaglio, raccolto. Di solito nell’italiano non c’è quell’abito psicologico duro e forte per cui il confine fra bene e male è nettissimo, dove il compromesso è impossibile e l’eliminazione fisica necessaria; lo stesso fascismo dopo venti lunghi anni di retorica e preparazione psicologica alla guerra constatò i risultati limitati del suo tentativo di creare un Belpaese guerriero e sanguinario. Eppure proprio la propaganda bellicista delle guerre di Clinton e dei Bush è penetrata nel Belpaese portando a un risultato paradossale: le genti disperse del Belpaese son state forzate a ragionare in termini di Nazione e di potenza militare, a pensare la guerra sia pure contro nemici poveri e disorganizzati. Il gioco dei forti ha cambiato qualcosa: le disperse genti del Belpaese vedono che esiste l’altro ed è irriducibile alle nostre logiche e ai nostri comportamenti. Questo impone dei ripensamenti anche negli italiani che sono cattolici perché il povero o il “nemico” adesso non è detto che sia cattolico o che possa o voglia convertirsi. Il gioco dei forti e la sua propaganda sta cambiando lentamente lo Stivale, gli abitanti da secoli presenti nella penisola si sentono catapultati in un Belpaese non più soltanto loro, dove la paura e la minaccia prendono forme quasi metafisiche, irreali; ma ora possono far ricorso a un qualcosa di elementare e primitivo: nella guerra ci sono i nostri e i loro. C’è una barriera invisibile che scinde il proprio bene dal male altrui, non è solo propaganda è qualcosa di remoto, di antropologico, quasi animale nel suo darsi.

Credo che la conclusione naturale di questo processo culturale sarà la nascita di un principio di nazionalismo italiano, diverso da quello pseudo - risorgimentale e da quello fascista, si tratterà  del darsi  di forme d’appartenenza al Belpaese che fatalmente metteranno un discrimine fra le difformi genti della Penisola e i popoli che vivono nell’altra sponda del Mediterraneo, nel Nord - Europa e da quelli che son separati dal continente dalla barriera dell’oceano Atlantico.

 

IANA per FuturoIeri




13 luglio 2009

L'Italia che mette la testa sotto la sabbia quando si tratta di guerra

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

L’Italia che mette la testa sotto la sabbia quando si tratta di guerra

L’esercito italiano è schierato in Afganistan, come devo chiamare la cosa: missione di pace, vacanza in colonia, passeggiata militare, soccorso ai bisognosi? Non è forse il caso di usare la parola giusta e dire chiaro e tondo che siamo in guerra contro forze ostili militarmente preparate alla guerriglia? Agli inizi di luglio il presidente statunitense Obama finalmente dismessi i panni del buon padre e del politico amico di tutti ha vestito quelli del comandante in capo e ha dato il via libera per un’offensiva dei marines. Come vogliamo chiamare quella cosa? Turismo eccentrico?

Alle genti del Belpaese piace troppo mettere la testa sotto la sabbia, fingere e far finta che la realtà del mondo sia come loro l’immaginano. Da tempo ai miei venticinque lettori avevo segnalato la rivista atlantista e bellicista Raids, pur non condividendo il tono entusiasta e propagandistico ho più volte fatto riferimento alle immagini e agli articoli colà contenuti. Quella è guerra e va chiamata col suo nome, fuggire dalla realtà non è una medicina ma un viatico per la follia e per attirare su di sé nuove disgrazie. Del resto da tempo il Belpaese si è addormentato, vive il suo incubo con l’incoscienza e l’inattività di un tale che è imbottito di sedativi e calmanti. Ormai tutti i problemi sono questioni private, o nella migliore delle ipotesi questioni amministrative di corretto uso della cassa pubblica; la politica è ormai il privilegio di chi vive di essa e la sedicente società civile è tagliata fuori, e forse nemmeno ci prova, dalla possibilità di comunicare e di cambiare  qualcosa nella presente situazione. Tutto quello che è spettacolo, divertimento, festa, idiozia, tifo calcistico occupa le menti dei molti; la politica non può essere scissa facilmente dalle forme nelle quali si confeziona per il vasto pubblico la notizia o lo spettacolo, o il facile scandalo da dar in pasto alla pubblica riprovazione. Non c’è una vera capacità di pensare o di assumersi delle responsabilità collettive, non c’è quasi una dimensione di comune identità se non in vuote parole, in esercizi di retorica, nei gesti quotidiani, nel ricordo di tempi lontani.  Le genti del Belpaese pensano a sé stesse e alle loro limitate risorse, ai problemi quotidiani, alla crisi e al proprio male di vivere, e ai loro piccoli piaceri quotidiani.  Cosa potrebbe aggiungere la parola guerra se venisse usata tutti i giorni: fastidio, serietà, comprensione, odio per il diverso? Non lo so, ma una cosa grossa come questa non può essere lasciata alla dimensione di quello spettacolo integrato che è il miscuglio di calcio, tifo, vicende giudiziarie, sentimentali ed erotiche di VIP veri o presunti tali, immagini dal mondo, balle in libertà ed esercizi di retorica. Prima o poi andrà a finire come nella serie classica di Capitan Harlock: l’umanità rincretinita, corrotta, dissoluta e mal governata si ritrova con un’invasione aliena vecchio stile, da cinema degli anni settanta. A quel punto entra in azione l’eroe con i suoi mezzi e il suo seguito…Ma il Belpaese non è un cartone animato.

IANA per Futuro Ieri




20 ottobre 2008

QUANDO LA FUGA CON LA CASSA SI CHIAMA OTTIMISMO

Stavolta non c’è modo di uscirne bene, questa paurosa crisi finanziaria ed economica statunitense apre un problema di civiltà: il sistema liberal-democratico uscirà devastato nella credibilità. Potrebbe crollare anche come ideologia come capitò al comunismo. Che fare a quel punto di tutte le belle parole spese per giustificare gli interventi militari in Afganistan, Iraq, Kossovo e altrove. Le ragioni accettabili e pulite per che stavano dietro a quelle imprese militari verranno meno, la forza di persuasione dovrà fondarsi solo sulla forza bruta delle armi. Se va giù il sistema statunitense andrà a pezzi anche la dimensione liberale che sta dietro di esso. Incluso il concetto filosofico che riguarda quei diritti naturali che sono la ragione del darsi di modelli di stato repubblicano o costituzionale rispettosi delle libertà fondamentali. Tutti i nemici dei sistemi democratici trarranno forza e nuovi argomenti da questa condizione e il fatto che non pochi regimi autoritari siano in grado di rispondere alla crisi in atto con la censura e la violenza poliziesca potrebbe scatenare le simpatie di molti miliardari e dei loro giornalisti ed esperti al soldo verso per le soluzioni autoritarie. L’ottimismo adesso è cosa buona solo per quelli che volevano scrollarsi di dosso il peso di democrazie tapine e per coloro che intendono reggere ancora un po’ prima di darsi alla fuga con la cassa. Non si può credere alla fiducia, semmai occorre far appello al coraggio che viene in essere davanti al grande pericolo e alla forza delle proprie ragioni che non cede davanti a un tremendo rovescio di fortuna. Personalmente non credo che in natura siano presenti dei diritti naturali. L’essere umano proietta su un concetto astratto di natura i suoi problemi esistenziali e politici. Questa proiezione diventò durante l’Età moderna la giustificazione di un certo tipo di civiltà e di ordinamento politico. Casualmente questo è il modello delle minoranze al potere nella civiltà anglo-americana, e incidentalmente proprio quel modello di sedicente civiltà superiore sta andando in crisi. Quindi la crisi economica trascinerà un bel pezzo di credibilità delle istituzioni democratiche nel fango.

Inoltre con la rovina del modello economico statunitense tutta la falsa e roboante retorica sui diritti e sulla società multiculturale andrà a farsi benedire come si dice nel linguaggio corrente. Sarà divertente qui nel Belpaese osservare finalmente, ora che i vecchi padroni sono in disgrazia, cosa davvero la gente pensa degli anglo-americani, della liberazione al tempo della seconda guerra mondiale, della società meticcia che si va costruendo con la presenza di comunità straniere di recente immigrazione. Questo è a suo modo un momento della verità, ed essa è scomoda e sovversiva, per questo dietro ogni ottimista intelligente si può nascondere uno che vuol fuggire con la cassa.

IANA per FuturoIeri



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