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18 maggio 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Prima recita sul ponte

Vincenzo Pisani: Scusate amici, ma l’ora è tarda. Tuttavia mi dispiace molto dover lasciare così una tal compagnia. Prima di andare ognuno per la sua strada vi propongo un gioco, semplice. Ma chiarificatore, dove tutti noi possiamo concludere felicemente questo piacevole momento conviviale.

Gaetano Linneo: Questa è una cosa bizzarra e folle. Ma qui, in questo freddo invernale, di notte,  su un ponte  fra la ferrovia e le montagne vuoi fare un gioco? E cosa (… )sarebbe mai questo gioco?

Paolo Fantuzzi: Quindi o l’amico scherza o ha in mente qualcosa. Parla Vincenzo; cosa dobbiamo fare per giocare e schiarirci le idee.

Vincenzo Pisani: Semplice. Ognuno qui e ora interpreti un personaggio, vero o immaginario non importa. Faccia una vera e propria orazione come se attraverso di lui parlasse uno spirito o un fantasma. In questo discorso deve dal punto di vista del personaggio fare una profezia autentica su questo nostro mondo. Ovvero secondo verità e giustizia interpretare il presente, il passato e il futuro e dare delle indicazioni. Vedrete amici che la cosa è meno semplice del previsto. Si cade in contraddizione, si cade sulla natura ridicola o infantile di molti pensieri.  Provate a pensare di esser Napoleone e di ragionare di alta strategia di oggi, vedrete come è difficile far discorsi sensati. Dal momento che il tempo è poco propongo la brevità.

Franco:  In effetti è una buona idea. Chi parla prenderà un piccolo peso tipo un libro o una borsetta in mano e il braccio resterà disteso in orizzontale, quando sentirà il peso quello sarà il momento di smettere.

Paolo Fantuzzi: Questo è davvero uno strano cronometro. Accetto la sfida.

Clara Agazzi: Questa è una roba strana, ma c’è un premio

Stefano Bocconi: Giusto, quale premio.

Vincenzo Pisani: Semplicissimo, il piacere di aver detto la propria verità. Per quanto parziale possa esser. Qui nel Belpaese tutti si nascondono dietro opinioni prese un tanto la chilo dal televisore e dalle riviste patinate di donnine nude, VIP, cose strane o di moda. Tiriamo fuori le nostre ragioni, sfidiamoci, liberiamoci della responsabilità e sotto la maschera di qualcuno che non c’è per gioco iniziamo a dire qualcosa di sensato.

Gaetano Linneo: Questa è una buona idea, davvero. Una sfida così la piglio al volo.

Vincenzo Pisani: La tua opinione, che dici.

Franco:  Per me si fa. Qui ho un libro di un certo Biglino che mi hanno regalato, può far da peso. Ma chi è il primo?

Paolo Fantuzzi: Questo è mio. Sarò il primo e interpreterò il primo e l’ultimo borghese del Belpaese.

 Stefano Bocconi: Fantastico, l’operaio che fa il borghese immaginario, questa la devo sentire.

Clara Agazzi: Questa non mi pare una novità. Quante volte il mondo povero, salariato, impiegatizio è stato attirato dalla borghesia e ne ha subito il fascino. Il mondo dei consumi e dei riti del consumo e del successo sociale sono un magnete per tutti coloro che si sentono in condizioni di minorità.

Paolo Fantuzzi: Io sono il fantasma del primo e ultimo borghese di questa penisola. Primo perché oggi la borghesia è una grande illusione, ieri una promessa mai realizzata e nel futuro uno spettro, ma ultimo perché nella mistificazione di una grande classe sociale che ha creato la civiltà industriale tutti sono diventati me, quindi io ho perso la mia natura e il mio nome. Tutti borghesi ovvero nessun borghese. Invece la mia classe sociale, che qui non si è data nella sua natura, ha spezzato le catene dell’oppressione clericale e aristocratica ha costruito un diritto fondato sull’individuo e sull’autonomia del fatto economico liberandolo da Dio e dalle leggi ancestrali. Sfruttando il lavoro umano e le risorse del pianeta questa classe sociale ha creato il capitale, ossia l’incremento continuo nel tempo del profitto  che porta a creare le risorse per la moltiplicazione dei fattori di crescita economica, di sviluppo tecnologico, di capacità creative e distruttive. Questa classe sociale ha fatto meraviglie più grandi delle piramidi, degli acquedotti romani, delle cattedrali gotiche o dei palazzi dei principi del Rinascimento. Essa ha creato dalle rovine della decadente civiltà aristocratica e agricola la grande civiltà industriale che é dominio ed esercizio del potere sulla natura, sul pianeta e sull’intera umanità. Oggi questo mondo che ha creato forma, senso del mondo, destino, una sua morale borghese per l’appunto si è disfatto. Al posto del gentiluomo di un tempo magari sfruttatore e prevaricatore ma con principi, con una moralità e un senso dell’onore si son sostituiti dei personaggi privi di vita interiore. Sono burocrati, funzionari di rango, tecnici del diritto, della banca, dell’amministrazione, delle pubbliche relazioni; esseri che non vedono oltre il proprio lavoro, che vivono senza una spinta interiore macchine di società per azioni che muovono enormi profitti. Miliardi di guadagni  che vanno ad anonimi azionisti. Macchine enormi chiamate multinazionali che sono società per azioni e persone giuridiche hanno sostituito il borghese:un logo, un marchio è il suo nome, la sua storia, il senso della sua opera. Il Borghese oggi non è più un ceto sociale ma una serie di funzioni, di atti tecnici, di soluzioni operate da esperti che si traducono nel potere concretissimo di minoranze di oligarchi. Il nuovo potere sono un limitato numero di famiglie di ricchissimi, perlopiù mentalmente apolidi,  proprietari di pacchetti azionari, di banche d’affari, di multinazionali, di regni, di complessi industriali o militar-industriali sotto di loro una stratificazione di livelli dirigenziali indirizza l’intera piramide sociale. Basta chiedersi chi è il proprietario della banca, chi ha il pacchetto azionario di maggioranza della multinazionale, chi sono i personaggi che hanno l’ultima parola nel movimentare grandi capitali d’investimento dell’ordine di decine di miliardi, chi controlla il grande complesso industriale, chi è l’autocrate o il sovrano e quella domanda è la risposta al problema di chi comanda al vertice della piramide. Come ritorna il borghese, ovvero come  può tornare una classe sociale responsabile di sé e per tutta la società e consapevole di sé che può indirizzare e dirigere la civiltà industriale? Non può finchè questo è l’ordine delle cose. Se torna non torna nel senso di questa parola ma rinasce in altra forma e in altra qualità. Perché il borghese è creatore del suo mondo di ordine e progresso, quindi ci vuole un disordine estremo per  imporre l’ordine a livello universale  e  ci vuole l’arresto della civiltà per imporre il progresso che è una linea di crescita culturale, tecnica, scientifica che da un punto nello spazio e nel tempo tende a espandersi  all’infinito sfidando logica delle cose e perfino la ragione che nega all’infinito la possibilità d’esprimersi in un mondo chiuso e limitato dalla materia. La distanza fra l’infinito del possibile e del mutabile con la potenza industriale e la limitazione data dal mondo materiale del pianeta azzurro è il limite di questo soggetto; è la sua condanna a una coscienza infelice.  Mi pare evidente che una classe sociale che detiene le chiavi del progresso e dell’ordine e ha un progetto per tutta la società e per tutte le classi sia possibile solo quando questo modello fondato su pochissimi realmente potenti e dominanti si sarà esaurito.  Una classe è una cosa collettiva e complessa e non è una somma di singoli, la borghesia dovrebbe esser un grande coro di cattedrale o l’esercito di Oliver Cromwell, una cosa concreta, compatta nell’azione, che ha un progetto e la capacità tecnica e di lavoro per portarlo a buon fine. Singoli ricchi o piccoli ceti di professionisti o di tecnici chiusi nei loro egoismi e nelle loro ottuse visioni del mondo non sono una classe sociale, una classe sociale è storia e fa la storia dell’umanità; sommatorie di singoli la storia la possono solo subire. Occorre un fine, un Dio per dare ordine al mondo e questo vale anche per una classe sociale. Il Principio è la scienza e la tecnica impiegate per il benessere di tutti i ceti sociali, l’uomo deve farsi protettore e guida di se stesso in un mondo mentale scarnificato dall’assenza di principi ultimi e di finalità sacre.  La borghesia è concreta, possessiva, meschina nei fatti d’amore stretti fra piccole passioni e calcoli sui conti domestici? Allora. Nessuno è perfetto. Esseri umani perfetti, di genetica divina potrebbero pensare la sesso, alla riproduzione, alla famiglia con un fare libertino, con una ricerca ludica del piacere per il piacere,  mischiare sesso e provocazione; perfino addentrarsi nell’eros, ossia perdersi nella passione d’amore e nella contemplazione del bello. Ma questa roba non è borghesia. In fondo cosa si vuole. Esser governati dagli DEI, da una aristocrazia dal sangue blu, dove al posto del rosso sgorga un diverso liquido dalle ferite come scrive Omero il grande poeta? Se non si vuol questo occorre il rinascere di una classe sociale che detiene i mezzi di produzione, indirizza nella società umana le ricchezze prodotte, costruisce delle Repubbliche o delle Monarchie dove si vota, ci sono maggioranze e opposizioni parlamentari, c’è un libero dibattito, c’è una Costituzione rispettata e attuata, diventa possibile governare con leggi e regolamenti, esiste lo Stato di Diritto. La borghesia oggi non è una soluzione ma la necessaria composizione in un corpo unico di forze produttive e creative oggi disperse e spappolate, rese ottuse e sottomesse da una straordinaria concentrazione di ricchezze, informazioni  e di poteri in pochissime mani, e queste mani non sono in grado di determinarsi in una nuova forma di Aristocrazia che ci mette la faccia  e prende il potere. Il proprietario del pacchetto azionario, della banca, del fondo d’investimento dovrebbe lui  prendere il potere e assumersi tutte le responsabilità del caso. I ricchissimi non lo fanno usano demagoghi politici, grandi burocrati, la manipolazione finanziaria, i media, perfino i servizi segreti. Così c’è una finzione di Repubblica  un po’ ovunque e il concreto esercizio del potere per interposta persona di pochi oligarchi miliardari. Allora ecco che in questo tempo post-borghese io primo e ultimo borghese di una Belpaese che mai è riuscito a spezzare nel tempo della borghesia trionfante le catene del mondo morto nel luglio del 1789 vi dico che nel futuro o ci sarà una qualche forma di classe sociale borghese o queste genti del Belpaese saranno sempre più schiave di tutti e padrone di nulla. Ora però sono stanco di parlare. Poso il libro e passo la parola.

 

 

 

 

 



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