.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


23 luglio 2017

Ricetta precaria n. 26

Ricetta precaria

26.  in confidenza: l’odore della brace

L’odore del fuoco, delle carni alla griglia che arrostiscono, di quell’insieme di odori dati dalle spezie a contatto con il fuoco, il grasso che cola sui carboni, l’annusare suscitano ricordi. Alle volte penso che se avessi la disponibilità di tempo e volontà cercherei di riprodurre gli odori per il solo piacere d’annusarli. Che si sia trattato di bistecca, salsicce o pollo l’odore anticipava la deposizione delle carni sul piatto. Sale, pepe, rosmarino, alloro, salvia erano i fondamentali di queste iniziative all’insegna del fuoco vivo. Devo dire che mi davano grande soddisfazione i peperoni e le melanzane alla griglia con l’olio crudo sopra. Poi la brace poteva servire per arrostire il pane  e veniva fuori, a volerlo, anche una buonissima bruschetta con solo olio, sale e un poco di pepe. In effetti con un paio di peperoni, una melanzana e qualche fetta di pane appena abbrustolito era assicurato un degno accompagnamento per la carne alla brace. Questo mi porta a un ricordo della pre-adolescenza quando il sottoscritto allora ragazzino era comandato a prendere rametti secchi e legnetti per far da esca e accendere il carbone. Quasi trent’anni fa mio padre aveva per abitudine di andare sempre nello stesso campeggio con la roulotte e la veranda. Una volta scelse una piazzola piuttosto larga e ben messa, ombrosa e quasi attaccata al sottobosco. Si accorse di un dislivello fra la piazzola e il sottobosco non lontano da dove metteva la griglia o come si dice oggi BBQ. Per via del fatto che intendeva restare per qualche anno in quel posto, lasciando la roulotte in inverno, e per la sua natura laboriosa decise di mettere in sicurezza i bordi della piazzola. Con dei paletti di metallo e delle lastre di plastica infisse nel terreno, io ovviamente ero comandato come aiuto in quest’opera, stabilizzò quei bordi. Ne ricavò una specie di gradino che impediva alla terra e alla ghiaia della piazzola di finire di sotto in direzione del sottobosco quando sarebbero arrivate le piogge invernali. Personalmente rimasi un pò contrariato da quest’accanimento, era una cosa che non capivo fino in fondo; dopotutto il campeggio non era suo ma di un proprietario. Ritornai apposta in quel punto due anni dopo la morte di mio padre, erano gli ultimi giorni della stagione turistica. Avevo un momento di limbo nelle faccende della scuola e volevo sfruttare qualche giorno per fare una breve vacanza in tenda. Ritrovai quel lavoro di sistemazione, evidentemente a distanza di anni aveva retto. Probabilmente i manutentori e gli operai del campeggio avranno creduto esser stata una cosa fatta chissà quando dalla direzione e l’avevano lasciata al suo posto vista l’utilità.  Era una strana lezione di vita. Qualcosa era rimasto sia pure come traccia residuale di quei lontani anni ormai andati, il babbo morto e tumulato ma quella sistemazione ora era utile ad altri campeggiatori ignari della sua origine. Mi ricordo che ci pensai su e consideravo quanto fosse effimero e davvero pieno di risvolti stravaganti il passaggio in vita degli esseri umani.   Il tempo di quelle grigliate all’aria aperta era andato ma restava una traccia minimale infissa nel terreno, e in certo senso era lì per me. Perché i ricordi hanno anche bisogno di segni per attivarsi, e i ricordi servono a capire almeno da dove si viene e qualche volta dove si va.

Forse questo ricordo, cari lettori, vi farà passare la voglia di mettervi al BBQ, allora dieta! E avete risolto



sfoglia     novembre        settembre
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email