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22 luglio 2017

Ricetta precaria n. 24. Insalatona ai ricordi romani

24.  Due dozzine sommate

Insalata con cose prese a caso che passione, o se si vuole il rovistare fra frigo e dispensa. Buttando sopra a casaccio varie tipologie di sottaceti, pinoli, noci. Mi ricordo di un viaggio di oltre vent’anni fa fatto al tempo del liceo, ero a Roma e mi capitò in un locale di mangiare un’insalata di questo tipo. La base era data da un piatto di lattuga, così almeno mi par di ricordare. Sopra la lattuga del salmone tagliato fine, dei bastoncini di polpa di granchio fatti a rondelle e dei gamberetti sgusciati. Mi rimase questo ricordo e provai più volte a rifarlo con tipologie diverse d’insalata, usando olio sale e, aceto oppure senza  con olio e limone. Mi ritrovai ad effettuare diverse prove per trovare un modo soddisfacente di preparare quest’insalata. Mi ricordo che in quel viaggio comprai una teiera che raffigurava un gatto e un topo che era accucciato sul coperchio. Si ruppe per un incidente domestico, ci cadde sopra una pentola. Rifare una simile insalata sono sicuro che mi riporterebbe a tempi lontani, al periodo immediatamente precedente tangentopoli, a quel mondo antico di cui ormai si sono perse le tracce. L’Italia prima di internet e del cellulare, che avevano solo alcune categorie di professionisti allora. Ripensando a quel passato mi accorgo che quei venticinque anni  e qualcosa valgono un secolo: la vita, le abitudini, il linguaggio sono state sottoposte a un cambiamento accelerato. Allora non lo sapevo ma quell’assolato mezzogiorno romano  era uno degli ultimi della cosiddetta Prima Repubblica, se qualcuno mi avesse detto allora che nel giro di uno o due anni sarebbe crollato il sistema e dato corso a una trasformazione accelerata avrei dubitato di lui, avrei ritenuto al cosa poco probabile. Nel giro di due o tre anni andò in onda un po’ si tutti i canali televisivi, le cose avvennero letteralmente così perché senza le televisioni che li sbugiardavano e li esponevano al pubblico ludibrio lorsignori non avrebbero perso la presa sul Belpaese, la dissoluzione di una classe dirigente ormai priva del suo alibi: il contrasto al comunismo. Una lunga teoria di potenti di allora furono messi alla gogna mediatica o caddero in disgrazia, i partiti si sciolsero o sparirono, le seconde e terze file delle gerarchie politiche catapultati nel ruolo dirigenziale. Chiuse i portenti di quel periodo un partito nato da un anno il cui leader e signore era il Cavalier Berlusconi, e fu costui  prendere il potere e di fatto a gestirlo dall’opposizione o dal governo per circa vent’anni. Con il 1994 era sparita la Prima Repubblica e nasceva di fatto la Seconda. Oggi il ricordo vitale che traggo dalla preparazione di quell’insalatona dall’aspetto solare e marino è che quel che è reale muta e si trasforma, spesso cambia in modo repentino, rapido. Eraclito di Efeso avrebbe detto con la rapidità del fulmine. Alle volte nella vita può sembrare che una situazione sia stabile. Ferrea. Poi tutto si disgrega e si riaggrega con grande velocità. La saggezza, ammesso sia salubre nel Belpaese, indica che si deve percepire il cambiamento per tempo per preparare le misure del caso o essere abbastanza preparati e forti per reagire a qualsiasi evento positivo o negativo che sia. Il caso  che porta calamità spesso è il frutto dell’idiozia umana e dell’arrogante ignoranza dei ricchi e dei potenti del momento. E con questi pensieri vi sarà passata la voglia di cucinare, anche così avete risolto.



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