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10 febbraio 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - ragionamento di Gaetano Linneo

Franco:  Quello che posso fare faccio. Certo che se avessi a disposizione strumenti costosi e un team di esperti ben pagati farei altrimenti. La rete e i suoi strumenti di condivisione e comunicazione sono per me una risorsa straordinaria.

Gaetano Linneo: Precisamente, il mezzo è potenzialmente democratico ma tende ad essere dispersivo. Si tratta di qualcosa che contiene le cose più diverse e nelle lingue le più diverse, apparentemente senza uno scopo preciso e senza capacità di scelta. Una vera e propria enciclopedia universale caotica, contraddittoria e sempre in evoluzione, una rappresentazione costante e capillare di cosa produce, pensa e mostra la parte dell’umanità integrata con la civiltà industriale. Ma proprio la civiltà industriale va compresa bene e con ampiezza di strumenti critici e professionali perché essa ha in sé una grave contraddizione irrisolta che come sai e sanno i tuoi lettori consiste nel pensare una crescita infinita in presenza di un pianeta dalle risorse limitate.

Franco:  Infatti, chi nega il contrario. Ma cosa mi rappresenta questo discorso.

Gaetano Linneo: Una civiltà industriale che cerca l’infinito e la soddisfazione di ambizione e piaceri infiniti in ambito limitato si condanna alla sofferenza e al dolore. Questo è il caso che si spalma sul sistema. T’invito a soffermarti per un attimo sulle tre S di cui ho detto prima. Basta togliere i filtri e gli accessi protetti a internet per far uscire dallo schermo del computer un vero ne proprio  disastro da vaso di Pandora. Le pulsioni riassumibili in Soldi, Sesso e Sangue si manifestano apertamente o in modo occulto e con intrecci fra loro. Se si osserva bene quel che vien fuori emerge un mondo umano pieno di frustrazione, ambizione, desideri inappagati, pulsioni di morte, esplosioni di odio, brama di piaceri sessuali e di grandi quantità di prodotti di lusso e denaro. Mi par di cogliere alle volte l’esplosione di fantasie contorte  di milioni e milioni di teste. Ci sono siti di fotografie  e foto con didascalie dove emerge l’idolatria del denaro e della merce, la sessualità in tutte le forme anche le più bizzarre e violente, per tacere poi di coloro che hanno passioni ideologiche o politiche violente. Perfino su blog di giornali e portali spesso fanno capolino linguaggi violenti, offese, esercizi d’aggressione fra troll votati all’offesa e normali scriventi. Posso dire che forse l’esercizio dell’offesa e dell’aggressione cercando di mascherare le pulsioni e le passioni più forti e prevaricatrici è il segno di quanto sia sepolto sotto il comunicare. Il mezzo è anche la rappresentazione di una grande frustrazione e di un grande vuoto interiore e di un diffuso analfabetismo sentimentale.

Franco:  Questo mi pare ragionevole, ma nel tuo discorso trascuri che si tratta di una parte della quantità di comunicazione e informazione. Lo scopo che mi propongo quando scrivo non è quello di suscitare quello che si chiamava  tanto tempo fa “lo spaventare i borghesi” e meno che mai di stuzzicare l’irrazionalità dei lettori attraverso le tre S. Posso dire che forse se avessi avuto l’intenzione di giocare su questo aspetto avrei finito con fare ben altro.  In fondo questa civiltà industriale ha un motore e si chiama capitalismo. C’è poco da fare. La logica è di classificare tutto in merce e in dare e avere. Del resto la rete pensata inizialmente per scopi militari, poi di comunicazione in ambito scientifico e universitario è diventata grazie all’apertura al mondo del commercio e della finanza il sesto continente dove far affari e far girare merce e capitali. Le tre S sono elementi della mente umana, spesso del livello inconscio; ma se si guarda al mezzo dietro non c’è la mente umana ma il calcolo razionale, il dare e l’avere, la distruzione creativa della civiltà industriale. Lo spazio comunicativo che è venuto a darsi nella rete è l’incontro fra concretissime esigenze della civiltà industriale e  l’essere umano con la sua complicazione mentale, passionale e metafisica.

Gaetano Linneo: L’umanità è astrazione. Gli umani presi uno per uno, per categorie concrete e reali, per identità collettive  sono cose concrete. Essi sono portatori di quella massa di passioni, desideri, ambizioni, ideologie, rabbia repressa  che vedo spalmata sulla comunicazione. C’è qualcosa nell’essere umano che sembra connotato alla sua specialissima natura.  Egli riesce sempre a esser infelice della sua condizione, e si costruisce i mezzi e gli strumenti per realizzare questo correre verso qualcosa di cui non sa. Di norma l’animale esercitate le sue funzioni vitali e placata la fame del giorno tende alla quiete.  Gli umani no. C’è sempre qualcosa nei singoli come nei gruppi collettivi che tende a fare e lavorare per ottenere di più, per godere di più, per uccidere di più, per dominare di più, per signoreggiare di più, per possedere di più. La natura umana sembra davvero una svolta singolarissima nella natura del mondo animale di questo pianeta.

Franco:  L’essere umano è un ben strano animale, anzi sembra davvero un corpo estraneo nel contesto di questo pianeta. Tuttavia non esiste solo questa pulsione alla crescita illimitata e potenzialmente autodistruttiva, c’è anche un sia pur tenue lume di ragione nell’essere umano. Voglio dire esiste pure la capacità di contenere le spinte aggressive, impulsive, violente, temerarie dei singoli come dei molti. Oggi è vero siamo dentro un momento specialissimo di  passaggio. L’umano tipico non è cambiato in certi suoi abiti mentali ma ha acquisito in virtù della crescita numerica e produttiva  la capacità di auto-distruggersi  e di distruggere per mezzo delle armi e super-armi che gli fornisce la tecnologia della civiltà industriale. Il bene sarebbe un vero e proprio salto evolutivo verso un miglioramento della specie tale da espandere i limiti fisici e mentali e trovare così un  vaccino al pericolo di veder rovinare per qualche follia o calcolo quanto le diverse civiltà umane sono andate costruendo negli ultimi quattro secoli. Ovvero occorre un tipo di umano in grado di fare qualcosa di quasi impossibile, contraddittorio, inverosimile. Si tratta di superare se stesso e i suoi limiti per trovare il modo di uscire da questa civiltà industriale e passare oltre, verso un modello di vita associata che dia libero sfogo alle proprie passioni senza per questo dover configgere con il resto dell’umanità o con le risorse naturali limitate del pianeta. Penso sul serio a un’umanità rinascente.

Gaetano Linneo: L’umanità rinnovata. Ma questa non è utopia, questo è un bel sogno a  occhi aperti. Certamente questa tipologia di uomo, maschio o femmina che sia al confronto con il dato di fatto appare come il bizzarro barone di Munchhausen delle favole. Un tipo d’eroe capace di volare sulle palle dei cannoni, di uscire da una palude in cui è caduto afferrandosi per i capelli e tirandosi in su a più non posso. Carissimo, tu vuoi un vero e proprio miracolo, vuoi andare oltre la natura e la forma dell’essere umano.



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