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15 agosto 2014

Sintesi: Il Maestro - secondo atto - discorso sullo Stato e sulla società civile


Vincenzo Pisani: Mi meraviglio di te Franco. Come fai a staccare il singolo dalla massa che si muove, che opera, che fa politica. Certo. La  mente, la volontà, la coscienza. Ma poi... Senza quadri, senza strutture, senza ideologia non c’è nulla da fare. Questo dominio dei pochi sui molti permane e si rafforza anche in mezzo alla crisi, al caos, al disordine morale, alle nuove guerre, al relativismo morale e alla svalutazione di tutti i valori. Certo si parte dal singolo ma rapporto fra singolo  e collettività permane. Già Aristotele indicava l’uomo come animale politico e quindi parte di un qualcosa di più vasto. Quindi l’uomo non si educa e non arriva alla ragione da sé. Egli ha bisogno di capi politici, di maestri, di professori, di padri, madri, fratelli, nonni e perfino di qualche zio. Se questi soggetti stanno tutti dalla parte dell’ordine esistente come può il comune essere umano, maschio o femmina che sia, fare il salto oltre l’ombra e  superare se stesso.

Stefano Bocconi: Ricordiamoci poi che esistono gli Stati, i parlamenti, i senati, i governi. Il potere è anche istituzione, è anche istruzione, coercizione e tasse. Cosa è mai un singolo da solo. Nulla. Meno di niente. La società è la sua forza, l’essere parte di un tutto che è la somma di tante parti. Suona strano ma è evidente che l’uomo è un animale che vive collettivamente come le formiche o le api. Il singolo che fa da sé e decide di staccarsi dalla società e dal comune comunicare o diventa per i molti un tipo starno, o un matto o un ribelle. Tre cose che portano guai, che provocano inimicizie, maldicenze.

Franco: Quanto dite ha del vero. C’è una spinta dell’uomo a entrare dentro la società e dentro l’ordine esistente delle cose. Ma c’è differenza fra ribellione e attività politica e c’è differenza fra il singolo che si ribella in modo acerbo e anarchico e colui che cerca d’individuare le concrete possibilità di mutare qualcosa nel reale. In fondo cosa volete cambiare davvero?

I rapporti sociali, l’economia, lo Stato?

Mutare qualcosa contro la volontà del Potere inteso come interesse delle minoranze di superburocrati, di ricchissimi, di famiglie di ricchissimi, che sono le forme delle minoranze al potere nella civiltà industriale, è cosa difficilissima. Il retto atto politico esige abilità e talento. Per questo occorre che l’essere umano riscopra la possibilità sacra di poter trasformare il suo mondo e il mondo naturale in cui vive a partire da se stesso. Quindi ribadisco che si parte dall’individuo. Anche dal punto di vista spirituale. Pensate solo a questo: un singolo diventa il simbolo di una massa di oppressi e dà ad essi una direzione, una visione del mondo, una politica. Perché questo accada occorre necessariamente un singolo che intraprende un percorso di ricomposizione  e purificazione di se stesso.

Clara Agazzi: Fregarti sul talento  dialettico è davvero difficile. D’accordo il singolo. Ma come procede poi questo singolo, cosa fa, a quali risorse attinge, come vive?

Vincenzo Pisani: Questo agire sociale e politico può esser spiegato facilmente anche da me. In origine c’è una fase c’è il momento nel quale il mondo umano e materiale comincia a sfaldarsi e a decomporsi e qualcuno prende coscienza del disastro, poi c’è la fase della chiarificazione e purificazione dei propri pensieri e del proprio spirito, o anima o se si preferisce, e della parte più profonda della propria coscienza. Dopo i due passaggi c’è l’opera di ricomposizione e di creazione di un mondo nuovo a partire dal percorso intrapreso. Ora queste tre tappe banali di qualsiasi serio processo di azione volta a trasformare il vivere collettivo esige un rapporto con le moltitudini, con la politica, con le elezioni e infine con lo Stato. Il pensiero e lo spirito devono farsi atto creativo del genere più pratico e più prosaico.

Paolo Fantuzzi: Ma questo è un processo quasi rivoluzionario. Comunque sia la vedo male. I molti di cui ragionate non ci sono nella realtà. Le genti nostre sono disfatte in mille parti, divise  fino all’inverosimile e piene di livore e di rabbia contro tutto, tutti e Dio. La politica dei partiti non ha unito ma diviso, perfino i sindacati sono divisi anche in merito alle stesse vertenze. Ecco se c’è una cosa da dire è che il popolo qui è tanti popoli divisi e rotti in mille interessi e  ovviamente dove c’è disordine  morale, rabbia e odio prevale l’interesse del più forte. Lo Stato che dovrebbe esser lo strumento tipicamente umano che somma le differenze  e le unifica in un solo corpo collettivo qui è troppo debole per poter assolvere questa funzione. Di fatto troppi non credono che andando dietro a chi predica al vento e  alle rocce si possa cambiar qualcosa. Così per i molti è preferibile il piccolo interesse, ascoltare l’opinione più forte in televisione, votare per una promessa o per un piccolo favore. Forse domani questi molti saranno diversi, ma non oggi.

Franco: I molti vivono male  e con grave disagio psicologico e  materiale questi anni tormentati. Tormentati, proprio così. La vita sembra aver perso di senso schiacciata fra pubblicità commerciale  e consumismo edonistico per pochi ma propagandato a tutti come concime per lo spirito e per la gioia di vivere. I molti sono anche dei singoli. Essi dovrebbero prendere coscienza e unirsi in una rivendicazione collettiva di un diverso modo di vivere, consumare e produrre; ma non lo fanno per avidità o per risentimento. La paura di perdere qualcosa o quella  di aiutare il rivale, l’estraneo, lo sconosciuto impediscono in molti l’azione generosa per mutare qualcosa in positivo. In fondo se uno si sente minacciato, offeso, sfidato dall’altro perché dovrebbe muovere un dito per salvare il mondo? Ricordatevi amici miei che nell’uomano esiste un principio che porta verso l’autodistruzione e il sentirsi in mezzo a un mondo ostile che ti misura e ti calcola non aiuta a sviluppare sentimenti in senso stretto ma solo pulsioni di morte, odio  e violenza.

Vincenzo Pisani: Ricordati Franco che esiste lo Stato. C’è un istituzione che deve tener assieme una collettività articolata e complessa e disciplinarla e sanzionarla per farne un corpo unitario. Lo Stato appunto. Nella terza rivoluzione industriale  lo Stato è sottomesso o condizionato da poteri finanziari e commerciali che sono riuniti nella forma delle  multinazionali e delle banche. Questi poteri  sono quello che nel Medioevo erano le famiglie dei re e dei Principi. Se non si ragiona di Stato e si ripensa lo Stato  questa tua nuova  umanità resta una cosa astratta e filiforme ovvero  una fantasia ben fatta, una nuova predica alle rocce.



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