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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


24 maggio 2013

Diario Precario Dal 17/5 al 23/5/2013

 

Data. Dal 17/5/2013 al  23/5/2013

 

Note.

Lezioni regolari, qualche prova scritta.

Conto i giorni.

Contare mi spinge a pensare sul tempo e sul tempo che è finito.

Tempo variabile, qualche dolore fisico.

Notizie bruttissime sulla stampa: povertà, suicidi, violenza, omicidi

 

Considerazioni.

Mi prende male. Da mesi ormai quando leggo il giornale scopro fatti di sangue o suicidi legati al disagio psichico o alla miseria o  tutte e due le cose, e questo in Italia non in qualche luogo oscuro dell’Asia.

I suicidi poi sono spaventosi. Un italiano che si suicida non ha neppure il conforto della propria cultura tradizionale o della religione dei padri e dei nonni. Il suicidio dell’Italiano è un gesto di disperazione assoluta, e avviene tragicamente spesso dandosi fuoco o creando le condizioni per sfracellarsi da qualche parte. Non è il suicidio dei senatori della Roma dei Cesari o dei filosofi di qualche perduta dottrina,  si tratta di  distruggere se stessi e il proprio mondo, è azione negatrice, dichiarazione di odio insanabile verso questo presente, impossibilità manifesta di vivere dentro storie e regole sentite come mostruose, aggressive, persecutorie. Ma cosa è successo al Belpaese che mi scuote, da anni è irriconoscibile; certo non è mai stato un giardino di rose ma quel che accade oggi è clamoroso. Questo dato rende ancora più amara la riflessione sulla mia adolescenza quando mi son illuso che la cultura e l’attivismo politico o qualche forma di volontariato potesse cambiare qualcosa in meglio. I fatti del quotidiano sono tutti contro di me. Questo errore era frutto di una qualche forma di millenarismo inconsapevole che mi accompagna da decenni e dalla cultura politica di allora mediata dai giornali, dai presunti intellettuali e dalle televisioni. C’è un modo per misurare grossolanamente quanto mi sono sbagliato ed è la mia reazione davanti a storie tragiche di suicidi per povertà, di gente che uccide la madre anziana perché non può mantenerla, di padri che sparano ai figli e poi s’ammazzano perché travolti dai debiti, di adolescenti e persone ritenute normali che si danno alla devianza. Ad esempio oggi 23 maggio leggo sul “Corriere della Sera” a pag. 21 un trafiletto su un tale disoccupato e privo di mezzi che ha ucciso la madre vecchia e inferma e poi si è consegnato ai carabinieri, ha dichiarato d’aver compiuto il delitto perché non poteva più assisterla ed era disperato. Quando la cronaca è questa e non sono più fatti isolati, slegati fra loro ma inseriti in un contesto di grande disagio è evidente la dimensione catastrofica delle mie illusioni adolescenziali. Quando l’impressione negativa  quotidiana per me è aggravata dal fatto che non avevo nella mia adolescenza allora una connotazione politica estrema o come si dice eversiva. Un eversore, uno che è sempre e comunque contro il sistema ha meno difficoltà sul piano psicologico davanti a una simile cronaca. Il mondo degli altri per l’estremista di destra o di sinistra è funestato da forze infernali a cui dà nomi diversi: capitalismo, mondialismo, banche, illuminati, comunisti, fascisti, servizi segreti, congiura sionista e chi più ne ha ne metta. In questa visione minoritaria della realtà il mondo di tutti è impregnato di male e la purificazione una necessità consegnata al futuro. Quindi la riforma a partire da forze interne o il progresso lento e necessario del sistema in nome di una comune civiltà sono da escludere; il male è tale da non poter credere nel sistema e in chi ci vive dentro. Quindi l’estremista vive come straniero in un mondo che sente ostile, estraneo, irrecuperabile alla civiltà o alla società giusta che arriverà  prima o poi. Non ha illusioni o belle speranze. Io che ho coltivato in gioventù una sorta di speranza civile mi son dovuto ricredere e ho dovuto osservare la pesante ingenuità che avevo dentro di me. Forse avevo in testa troppi esempi virtuosi, invece se avessi meditato con maggior attenzione le molte figure di umani delinquenti e squallidi che la televisione mostrava nei film polizieschi o nelle commedie avrei capito l’impossibilità di riformare in modo pacifico e civile il Belpaese in tempi ragionevoli e non biblici. Oggi che devo contare le ore e i giorni per arrivar bene alla fine del servizio, in quanto precario, peso di riflesso il tempo andato e son forzato a giudicare come infantili e ingenue certe illusioni che erano al fondo di molti mie scelte  adolescenziali. Oggi sono amare ma senza passione, perché gli anni passati hanno sfocato la forza di quei sentimenti e di quei pensieri e riesco così a incasellarli in qualcosa che era e ora non è più, una vicenda di storia personale. Nulla di più.

 

 



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