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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


6 maggio 2013

Diario Precario Dal 28/4 al 3/5/2013

Data. Dal 28/4/2013 al  3/5/2013

 

Note.

Primo Maggio.

Governo, polemiche sulla stampa; sul telegiornale storie di disoccupati, storie di criminalità, nomine di sottosegretari.

A breve altra burocrazia, la scuola è quasi finita.

 

Considerazioni.

Quest’anno è ancora più forte la sensazione di aver un anno scolastico frazionato in segmenti limitati da gite, ponti, feste comandate e cose del genere.

Insegno seguendo i periodi, calcolo il mio lavoro sulla base del tempo. Devo arrivare a far tante verifiche, tanti argomenti, tanti autori in un certo tempo, in tanti giorni, settimane, mesi.

Il tempo è risorsa e problema nello stesso modo.

L’attività del docente è carte, scadenze, lezioni, verifiche, e poi di sfuggita profezia metafisica sul futuro delle conoscenze degli allievi e della società italiana. Insegnare è anche scommettere sul futuro, ma questo non riguarda solo il docente ma anche l’artigiano che fa vedere il mestiere al garzone, l’esperto che tiene un seminario di specializzazione, lo specialista che mostra come funziona un macchinario o un sistema di gestione dei dati. Queste evidenze non passano quasi mai, i più non ci pensano, imparare e insegnare sono attività ordinarie dell’essere umano in una società organizzata. Il Primo Maggio l’ho fatto al De Martino per una questione di solidarietà con chi gestisce l’archivio storico che deve cercare forme di finanziamento indipendenti. A fronte di una civiltà industriale aggressiva e potente che struttura e ristruttura di continuo desideri di grandi masse e l’immaginario collettivo di popoli interi manca una forza d’opposizione che sia creazione di una forma alternativa di società, di gerarchia, di creazione e distribuzione di ricchezze. L’immaginario collettivo novecentesco delle forze di sinistra, più o meno rivoluzionarie, non ha più presa sulle grandi masse.  La pubblicità commerciale, il mondo dello spettacolo, la stampa periodica di fatto promuovono un tipo di società e d’organizzazione della vita che è quella del qui e ora. L’ordine costituito è blindato dal mondo della comunicazione e dello spettacolo che gode di mezzi potenti e grandi capitali investiti. Anzi, il sistema della comunicazione  dello spettacolo oggi come oggi rimanda, a prescindere dalle intenzioni dei diversi operatori e artisti, a un modello organizzativo fondato sui soldi, sulla gerarchia, sui ruoli, sulla dimensione del comando e  controllo e sul denaro. Ancora una volta il denaro è tutto e tutte le cose, non c’è nulla più totalizzante e definitivo dei soldi. Ci credo che milioni d’esseri umani in Europa sono disposti a  macchiarsi di ogni tipo di delitto per provare diventare ricchi e quindi felici; perché non c’è nulla di più sicuro oggi della saldatura che vede la felicità degli umani legata al possesso del denaro e al suo uso. Fatto dovuto alla potenza della pubblicità commerciale dove nella messa in scena il possesso dei beni e servizi, ben illustrati e lodati, di solito comporta la conquista di una felicità definitiva o temporanea. Ma questo fatto è ripetuto centinaia di volte al giorno nella testa di ogni singolo nei manifesti murali, nelle immagini pubblicitarie, sui giornali, sulle riviste, in televisione, perfino su internet. Non si sfugge a questo lavaggio del cervello a meno di non trovare una via mistica o metafisica che faccia uscire da questo dominio, da questa visione totalizzante. Quello che vedo, sento e capisco è il dominio del denaro, e del tempo che è vincolato al denaro, sulla vita umana. Questo dominio viene alimentato dalle grandi masse di consumatori e spettatori e accolto da esse  in modo acritico come se fosse legge di DIO. Talvolta per motivi di pudica ipocrisia in certe manifestazioni sociali o in determinati tipi di spettacoli  viene negato sotto fumose e zuccherose rappresentazioni allucinate della realtà umana in nome di una falsa coscienza che non vuol vedere il dato reale in quanto reale. Da qui il mio disagio intorno all’insegnamento che nel mio caso  è descrivere, rappresentare, istruire gli allievi intorno a secoli spariti e a civiltà dissolte o diventate altro, o peggio a personaggi illustri o straordinari di cui normalmente sul sistema dei media perlopiù non si parla e si tace. L’aggancio con questa realtà è per me anche  la necessità di circoscrivere questo presente, di distinguerlo dal passato. Si tratta per me di un punto d’onore. Questo presente va distinto tanto dal passato quanto dal futuro, il denaro che in questi anni è diventato l’ultimo DIO è solo uno dei tanti monoteismi possibili, quello che di nascosto in questi ultimi decenni si è affermato grazie alla civiltà industriale e ai processi di globalizzazione finanziaria.



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