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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


25 aprile 2013

Diario Precario Dal 18/4 al 24/4/2013

Data. Dal 18/3/2013 al  24/4/2013

 

Note.

La primavera è arrivata, è uscita fuori con il sole.

Ponte del 25 aprile vicino.

Fine scuola ormai prossima.

Rielezione del Presidente della Repubblica. Mai accaduto prima.

Le notizie politiche mi creano un profondo disagio, chiamano in causa le mie scelte e i miei pensieri di un tempo.

Partecipazione matrimonio coppia di amici, occasione solenne quindi chiesto un giorno di ferie.

 

Considerazioni.

C’è un ponte fra il mio concetto di eserciti di una sola persona e otto anni di servizio nella scuola dello Stato Italiano, forse sì.

Alle volte insegno a classi che sono tali sono di nome, si tratta in quei casi di una sommatoria di singoli individui, questo è particolarmente vero quando bocciature e accorpamenti di classi aggregano studenti e studentesse con  percorsi diversi. Una somma di singoli quindi, e ancor più forte questo capita nell’università.

L’individualismo forzato dalle circostanze o determinato da varie ragioni è presente nella scuola, non crea sintesi ma accosta singoli uno sull’altro e talvolta uno contro l’altro.

L’esercito di una sola persona è il naturale esito di masse di consumatori disconnessi fra loro e unificati da strumenti deputati a unificare: social network, televisione, moda…

La civiltà industriale odierna spinge verso l’individuo egoista e consumatore a portar avanti interessi privati e tende ad esser connesso al resto dell’umanità dagli strumenti attraverso i quali avviene il consumo, la promozione pubblicitaria, la comunicazione politica, le frasi fatte espressione dell’ordine costituito.

Il singolo è la forma dell’essere umano in questa forma di civiltà industriale e in Italia in particolare. Per coprire le proprie reali intenzioni da queste parti un po’ tutti quanti tendono a  nascondere sotto frasi e pietose bugie le loro reali intenzioni, anche a se stessi se è il caso; è una vecchia abitudine nostrana quella di metter in campo Dio, i santi, le grandi ideologie per nascondere bassi e  meschini interessi privati. Occorre un grosso sforzo di autodisciplina e consapevolezza per elevarsi sopra il disordine creato dalla grande ipocrisia delle genti difformi del Belpaese.

Il singolo pensa solo a se stesso, si considera il centro del mondo perché il mondo è l’estensione di ciò che sa e può comprendere con i suoi strumenti culturali e fisici, quindi il suo mondo è tutto il mondo. Alla fine le appartenenze si rivelano fragili o vane davanti all’incontenibile potenza dell’IO e del MIO. L’individuo si ritrova a fare la sua guerra privatissima, egoistica al massimo grado con altri o da solo ma sempre con una perfetta centralità di se stesso. Ecco da dove nasce l’esercito di una persona, da questa assoluta centralità del singolo che non riconosce altro da sé. Ma questo è l’esito di una forma di civiltà industriale che prima ha puntato sul consumatore dilatato un po’ a tutti i ceti sociali e ora, per via di limiti materiali,  deve ritirarsi e lasciare scoperti alla povertà milioni di ex consumatori; il risultato non è una sobrietà francescana in aumento presso le masse popolari ma al contrario una diffusione incontrollata dell’individualismo e della rabbia repressa che s’indirizza contro tutto e tutti. Quindi l’esercito di una sola persona è la forma elementare dell’agire civile e politico, l’agire nel mondo umano parte dal singolo e va verso il singolo. Esistono dei meccanismi che compensano la natura dissolutiva di ogni forma d’ordine costituito come il matrimonio, la coppia solidale, forme d’organizzazione o associazione. Forme di condizionamento dell’egoismo del singolo però da leggere in un contesto di soddisfazione di qualche  reciproco, di ottenimento di risultati vincolati a certe attività commerciali o politiche o di conduzione d’attività legate al “Tempo Libero”.

La dimensione della comunità, del gruppo, della forza organizzata e vincolata da sinceri e saldi giuramenti non ha senso in una civiltà industriale al bivio dove non tutti possono consumare ma tutti devono desiderare i consumi, peraltro anche quelli di lusso destinati a pochissimi. Se nella mente del singolo c’è solo se stesso e ciò che può avere o usare per trarre potenza e piacere come è possibile creare una salda associazione fra umani? Questo è il limite con il quale mi son sempre rotto la testa, per anni ho fatto attività culturale  e talvolta qualche esperienza d’attivismo politico. Sempre ho visto prevalere e rompere le situazioni e le associazioni  non ideologie o massimi sistemi ma il crudo e nudo interesse del singolo o di gruppi di umani legati a quel capo o a quel leader o maestro a vario titolo che aveva da seguire una sua strada di potere e acquisizione. Questo genere di comportamento  per quanto lustrato da grandi parole menzognere, supercazzole si dice in Toscana,  era espressione  dell’interesse del singolo. Di quel singolo. Da qui l’amara considerazione che nel corso della mia vita c’è stata troppa compassione e generosità, data la situazione forse un discorso elementare di carattere mercantile, ossia per avere occorre anche dare e viceversa, avrebbe donato alla mia persona almeno la tranquillità della coerenza con questo  mondo umano, invece ho troppo sperato in una sorta di evoluzione civile di questo tipo d’essere umano a causa di qualche lume di ragione o di luce metafisica sbocciato a sorpresa in milioni di anime oscure e oscurate. Non riesco a perdonarmi queste ingenuità giovanili, questo aver voluto vedere  per forza il far tondo un mondo deforme e scomposto. Se il mondo umano nel Belpaese è degenerato e corrotto è anche perché si fonda su finzioni patetiche a cui nessuno crede ma tutti fingono spudoratamente di prendere sul serio. Gli umani italiani  vogliono vivere così:  fingere di credere a quanto è proposto dall’ordine delle cose per poter sottobanco e di nascosto far i loro comodi. Se poi salta il banco nessuno è colpevole perché nessuno era credente ma tutti facevano i credenti, facevano appunto; come se credere fosse fare il muratore o l’impiegato. Oggi uno lavora in cantiere o in qualche ufficio, domani trova impiego altrove. Così è per le grandi narrazioni in Italia. Chi paga o promette di pagare prende la credenza e la fedeltà mercenaria del momento, la quale può essere tolta se vengono meno le condizioni materiali. Del resto le campagne elettorali nel Belpaese si vincono promettendo posti di lavoro, riduzione delle tasse, investimenti sul territorio e chi vince di solito  non parla di cose come la decrescita, il picco del petrolio, la corsa agli armamenti, l’infelicità diffusa, il cancro…

Io so che quello che va contro il singolo e la sua ferrea volontà di credere il mondo come sua estensione e manifestazione alla fine s’imporrà, lo so e basta. Forse è anche una posizione profetica, ingenua nonostante le molte analisi di esperti mi sorreggano in questa mia persuasione. Ma oggi, qui e ora devo registrare un pesante bilancio negativo, il mio fare è stato in passato  perlopiù vano e scomposto. Ero stato a mia insaputa pure io esercito al singolare. Questo mio errore va curato oggi con una consapevolezza nuova, con una maturazione interiore che eviti il ripetersi di atti e parole vane o stupide.



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