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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


15 marzo 2013

Diario Precario Dal 9/3 al 12/3/2013

Data. Dal 9/2 al 12/3/2013

 

Note.

Cento Giorni, molti allievi di quinta non si sono presentati.

Attività: orientamento con l’Esercito Italiano.

Avanti con il programma, in settimana le verifiche nuove e le interrogazioni.

Lezioni di materia alternativa cedono il passo ad attività di orientamento e formazione.

Non si è ancora formato un nuovo governo.

Giornate umide, piove, segni dell’arrivo della primavera.

 

Considerazioni.

In questi giorni mi sento trascinato dallo scorrere del tempo.

Gli anni pesano, i tempi passati tornano in sogno in forma distorta, quasi come se il mio inconscio volesse rimproverarmi qualche omissione, qualche momento antico di felicità non goduta.

Credo che in Italia si chieda troppo al personale della scuola, questa è una mia convinzione. Si chiede al corpo docente di essere educatore, correttore, vigilante e insegnante nello stesso tempo e se possibile maestro morale senza però attribuire a queste parti in commedia l’importanza sociale e il riconoscimento economico del caso. Ritengo che sulla scuola per antico vizio cada una retorica intrisa di luoghi comuni e credenze volte a nascondere la realtà spesso spiacevole. Si creano immagini ideali di scuola spesso irrealistiche e si proiettano in questo presente complicato e conflittuale; soprattutto da parte dei media si pretende che con risorse limitate o perfino ridotte il sistema scolastico italiano trasformi aspettative e desideri in realtà concrete e materiali. Cosa chiede il Belpaese alla sua scuola e segnatamente ai suoi licei? Un tempo era facile rispondere, oggi non so. Le certezze del passato dove il buon funzionamento del sistema scolastico era pensato dai molti come la condizione per migliorare la propria condizione di vita e di lavoro pare svanito in mezzo alle tempeste finanziarie e della globalizzazione che in Italia si traduce con de-industrializzazione. Oggi non so cosa chiede la maggior parte, mi arrivano troppi messaggi contraddittori. A questa difficoltà si somma anche una considerazione su quel che faccio in materia di diffusione di temi e questioni con valenza storica, culturale, di libero pensiero. Non vedo i risultati sia a livello personale sia collettivo. Ogni esperienza fatta, anche la più importante finisce confinata fatalmente in ambiti ristretti, in piccole realtà magari di per sé animate da nobili speranze e alta moralità; ma rimane confinata e limitata. Al contrario anche se sempre più condizionata dalla rete e meno incisiva per via dei tempi difficili la televisione sforna atleti super-sponsorizzati, personaggi, cantanti vari e piccole dive, presentatrici e veline che hanno ancora una forte presa sull’immaginario collettivo, che fanno parlare di sé, distraggono, occupano i pensieri dei molti.

Il mio contributo alla civiltà e cultura del Belpaese attuale è poco più della testimonianza del singolo nota a piccoli gruppi di amici e privati. Ritorno spesso sul mio personale paradosso che condivido con altri: il mio tanto fare è quasi nulla rispetto a ciò che appare necessario e utile. Il mio tanto è pochissimo ma è a sua volta molto rispetto al nulla dei tanti. La qualità non trova la quantità, il pensiero non trova il suo megafono, l’intelligenza il suo microfono, il talento il suo canale e il commento geniale meno che mai un pubblico vasto o una pubblica opinione capace di capire, d’imparare cose nuove, di mettere in discussione luoghi comuni e verità parziali. Dovrei superare questa condizione, come non so. Dovrei pensare l’assurdo di uno spazio mediatico dove sono presente e attivo e con altri in grado di competere con la potenza enorme dell’intrattenimento, del divertimento e della comunicazione-spettacolo; potenza alimentata da grandi società e dotate di enormi finanziamenti, centinaia di professionisti, mezzi costosi e  migliaia di operatori. Questo pensiero è idiozia, almeno in questa realtà. Un possibile strumento alternativo al desiderio dell’assurdo è fare rete, in sintesi si tratta d’organizzarsi allineando diversi contatti e rapporti con realtà diverse per far circolare pensieri, idee, problemi aperti e influire così nel dibattito culturale e politico. Il problema è dato dal fatto che organizzare un sistema non centralizzato o influire su di esso è cosa molto più complessa che non creare una piccola società a responsabilità limitata o far attività di auto-promozione.



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