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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


30 novembre 2012

Diario Precario dal 15/11 al 16/11

Data. 15/11/12

Note.

Lezioni a scuola. Questioni di burocrazia.

 Fatta domanda per docenza attività alternative alla religione cattolica.

Giornata di pensiero.

 

Considerazioni

La giornata è limpida, tranquilla.

Io non sono tranquillo, non sono felice.

Quello che vedo, anzi che intuisco è un Belpaese che si chiude su se stesso malgrado le apparenze.

La solitudine, l’egoismo, l’interesse privato, il dato economico, l’apparenza della propria posizione sociale o lo stipendio sono il centro della vita del singolo, non c’è spazio per altro.

Quando c’è qualcosa di diverso è poca cosa, spesso residuale o sono valori tipici di appartiene e di anime belle o di piccoli gruppi persone interessate a qualcosa di originale. Ciò che è denaro è concreto e ciò che è concreto è tutto per la stragrande maggioranza degli abitanti del Belpaese. Il resto non esiste o esiste nella fantasia, come agitazione di poeti, come cosa da invasati, da esseri umani mentalmente disturbati. Nulla di veramente serio turba le genti del Belpaese ad eccezione di ciò che entra ed esce nel portafoglio o nel patrimonio privato.

La vasta messe odierna di massacri, orrori, disastri ambientali, guerre, stragi terroristiche che avvengono altrove  e perfino non lontano dai nostri confini non agitano i popoli nostrani, al contrario un furto in casa è la fine del mondo, un problema di soldi sul lavoro, anche minimo, è una tragedia greca. Malgrado le apparenze e per quel che posso capire perfino le famiglie se possibile hanno fatto questo percorso di auto-centramento su se stesse. Alla fine la lezione neo-liberale dell’individualismo ha trovato in Italia una sua contorta applicazione dove mentalità arcaiche di antica origine feudale e contadina si mischiano alle suggestioni della terza rivoluzione industriale. Ordini professionali, da abolire da almeno tre decenni, e trasmissione di mestieri e libere professioni di padre in figlio si mischiano all’uso di internet e dei social network senza alcuna contraddizione apparente. L’abitudine italiana a convivere con  le contraddizioni rende possibile quel che altrove sarebbe vivere prendendo in faccia settimanalmente un cazzotto logico e concettuale. Io credo che tanta parte dei popoli di questa penisola si sia abbrutita dentro negli ultimi tre decenni; non ne uscirà fuori una storia per bambini: ossia un racconto con il lieto fine. Ma forse c’è una logica in questo. Non si può dar la colpa ai forestieri, o se la loro colpa esiste è solo per piccola parte. Questo vivere nel brutto e nel deforme è una scelta lucida, è reazione esistenziale, è qualcosa di voluto e di consapevole. Sì proprio consapevole. La stragrande maggioranza delle genti del Belpaese vuole vivere seguendo i peggio proverbi familistici ed egoistici del mondo rurale  e delle plebi urbane di cui c’è traccia in certi arredi per case e negozi. Faccio riferimento a certi cartelli e motti invero un po’ volgari dove si esalta la diffidenza contro tutti, l’egoismo esistenziale, l’indifferenza verso il prossimo come rimedio alla disonestà altrui. Il mio lavoro, a causa delle materie che insegno,  mi porta lontano da tutto questo, da questa mia evidenza professionale osservo il mio disagio esistenziale. Mi ricordo di aver scritto anni fa, a proposito del precedente fatto militare del  conflitto israelo-palestinese,  che il tipico italiano sarebbe rimasto indifferente davanti alla televisione anche davanti alle immagini di guerra con di umani fatti a pezzi, al contrario la pasta scotta o non salata l’avrebbe mandato in bestia. Credo di dover confermare quel giudizio. La sensibilità davanti ai massacri qui è cosa per spiriti nobili e per gente che fa militanza politica all’estrema destra o all’estrema sinistra. Strano accostamento questo dove condizioni umane diverse di piccole minoranze si staccano in modo così forte dalle massa indistinta dei cittadini e para-consumatori, o consumatori immaginari. La maggior parte della popolazione italiana vive nel quotidiano e ogni giorno ha la sua cosa urgente, la sua necessità, il piccolo tornaconto che deve trovare la sua soddisfazione. Non c’è spazio per ciò che è altro, lontano, diverso. L’essere umano italiano tendenzialmente, anche se non vive nel disagio, pensa per sé in termini egoistici e opera e agisce pensando alla soddisfazione di suoi  desideri e di personali bisogni.

 

Data. 16/11/12

Note.

Assemblea istituto.

I relatori non sono arrivati, adunanza riuscita alla buona.

Invitato dagli studenti ho detto qualcosa in quella sede, mi capita alle volte.

Non dovrebbe essere la regola e per fortuna non lo è.

Fatta sorveglianza.

 

Considerazioni

La giornata mi è parsa all’insegna della beffa.

 



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