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11 novembre 2012

Diario Precario dal 21/10/2012 al 27/10

Precario

Data. 21/10/2012

 

 

Note.

Giorno dedicato al riposo. Domenica. Perso nei miei pensieri.

Incontrata l’antropologa e ballerina e vecchia amica Lara in occasione della visita a una mostra d’arte contemporanea.  

Visti negozi grandi marche, osservato del pacchiano costoso, fatti commenti ironici e amari.

 

Considerazioni.

L’arte contemporanea di quella mostra era espressione delle paure e delle inquietudini. Mi sembrava qualcosa di staccato dal quotidiano, una sorta di monito, di volontà di scandalizzare il borghese o peggio di stupirlo con qualche effetto onirico dalle sfumature paurose. In sintesi qualcosa di mentale, di provocatorio, di lontano dal vissuto di tutti i giorni. Ma l’arte rinascimentale calata nel quotidiano dei grandi maestri artigiani? L’arte staccata dal vissuto quotidiano cosa diventa?

Ricordare.

L’arte se diventa fatto del quotidiano, inteso come vivere, diventa la forma dell’esistenza. Se è aggiunta come merce o moda e a carissimo prezzo qualcosa non va nell’esistenza di tutti i giorni.

 

Precario

Data. 22/10/2012

 

 

Note.

Lezioni regolari fino al momento della partecipazione dell’assemblea sindacale.

Assemblea con il sindacato ben riuscita, ma come al solito l’interesse dei docenti di ruolo non tocca i problemi dei precari neanche sulla questione delle 24 ore proposta dal ministro.

Il punto della situazione, intervento mio a favore dei precari. I docenti di ruolo sono preoccupati per la condizione di lavoro, io di ritrovare un lavoro se passa l’aumento del loro orario di lavoro. Regalato un disegno mio alla sindacalista della FLC e ho parlato del tempo in quanto bene non rinnovabile nella vita umana e del denaro in quanto necessità.

 

Considerazioni.

Questa conversazione breve sul tempo è stata folgorante. Tempo e denaro sono due beni per chi vive nella civiltà industriale e c’è bisogno di entrambi ma bilanciarli è cosa da eroi dei tempi antichi. Immagino i due estremi il ricco che non ha tempo e non sa che farsene dei suoi soldi ormai giunto al limite della vita e uno dei tanti nuovi poveri che passa le giornate a maledirsi perché non ha i soldi per godersi il tempo libero. Eppure è il possibile punto di bilanciamento che sta fra i due estremi quello che permette di dar senso alla propria realtà di consumatore del XXI secolo.  Il ministro ha fatto di più che alzare la posta politica sulle condizioni di lavoro di una precisa categoria del pubblico impiego. Ha scoperchiato a mio avviso il problema del rapporto fra tempo e denaro, creando così nella mente di tante docenti italiane problemi di compatibilità e di bilanciamento. Ovviamente questo vale anche per la componente maschile della scuola ma le donne sono la maggioranza. Sono in una situazione ambigua, caduta su di me senza volerlo. In effetti mi fa comodo sia il tempo e sia il denaro e devo ammettere che desidero il possesso di entrambi questi beni un poco metafisici nella loro intima essenza  ma molto concreti nella quotidianità. Comunque devo registrare una certa divisione di quanti operano nella scuola, le preoccupazioni dei docenti di ruolo sono diverse da quelle dei precari e questo dà meno forza alle rivendicazioni della categoria. Inoltre occorre riunirsi in modo formale e secondo regole precise per deliberare il blocco di quelle attività non espresse nel contratto, il docente deve rispettare la forma e la legalità… è davvero un lavoratore atipico anche nella protesta.

Al fondo di questa situazione per me, e in modo certissimo da un decennio, c’è un pensiero neo-liberale di matrice Anglo-Americana che le sedicenti classi dirigenti interpretano per l’Italia come una riduzione del tenore di vita e dei diritti dei ceti medi e medio-bassi. Già. Non è il proletario novecentesco, tipico soggetto orientato a sinistra, il bersaglio principale delle politiche di austerità di questi anni. La bestia che i nuovi specialisti dell’ingegneria sociale vogliono abbattere per aprire la strada ai loro disegni è sostanzialmente il ceto medio, quella che un tempo era la piccola-borghesia. L’interesse di chi attua queste politiche è una scissione forte fra un numero limitato di ricchissimi e una massa di nuovi poveri o precari e quindi ricattabili sul lavoro, nel mezzo una schiera di specialisti legati alle funzioni polizia, di sicurezza militare, alla pubblicità commerciale, all’intrattenimento, ai vari mestieri che richiedono specializzazione o un rapporto fiduciario. Di fatto è in atto è un ridimensionamento della democrazia rappresentativa per mezzo di misure sociali ed economiche di matrice neo-liberale, infatti  con l’accentramento della ricchezza nelle mani di poche famiglie qualsiasi potere politico che aspiri al governo dovrà mediare ogni decisione che prende con i poteri finanziari domestici ed esteri. Il ceto medio con le sue esigenze, con il suo senso della rispettabilità, con le sue ambizioni di ascesa sociale tende per sua natura a far politica, a cercar di mettere in discussione l’ordine costituito cercando di partecipare a vario titolo alla spartizione delle ricchezze che sempre avviene ai livelli alti del potere. Il piccolo-borghese nove volte su dieci non vuole imitare Lenin ma Paperon Dè Paperoni, quindi chiede qualcosa per sé e questo qualcosa è un tenore di vita che gli dia sicurezza, possibilità di ascendere, un pezzo di potere politico anche solo il voto. In passato ha servito la causa dell’anticomunismo, nella stessa cifra di nove volte su dieci,  un po’ in tutto il mondo. Questo anticomunismo del piccolo-borghese è stato vissuto  con ambiguità in Italia, molti fra loro erano orientati a sinistra e una parte di questi erano elettori del PCI. Adesso che non c’è da decenni l’urgenza di combattere il mostro rosso i livelli alti del potere hanno stabilito che a pagare la crisi bancaria  e finanziaria di questi anni siano proprio gli appartenenti a questa massa indistinta di ex appartenenti ai ceti medi e  i loro figli sotto forma di precariato. Va da sé che questi vertici più che politici sono bancari, finanziari e di superburocrati; il potere politico tende a tradurre la loro volontà in: meno diritti sul lavoro, riduzione dei consumi, aumento delle tasse a fronte di  servizi ridotti o scadenti, leggi impopolari. A mio avviso non sbaglia chi vede una lotta di classe di segno opposto a quella dei due secoli precedenti: i ricchi contro tutti gli altri. Anzi i ricchissimi. Certo che questa cosa sta spaccando la fiducia di milioni di cittadini in Europa verso democrazie rappresentative sempre più avvolte dallo spirito di parte e dal ricatto dei grandi poteri finanziari. Certo che fra tutti i possibili mestieri quello del docente è quello che meno s’aggancia con le fonti dalle quali scivola nella società la ricchezza. Il sistema preferisce pagare milioni di euro attrici famose e calciatori di successo perché riconosce importanza a coloro che seducono a distanza, che fanno cose spettacolari. Magari questa cosa è riconosciuta a simili personaggi solo per un mese o due ma intanto hanno divertito grandi folle di tifosi, di pubblico o di comuni telespettatori; non vedo una simile sensibilità verso chi insegna.

 

Ricordare.

Il metro con cui questo sistema attribuisce importanza al tuo lavoro è il compenso in denaro che si trasforma spendendolo in beni e servizi.

Quando l’assemblea del sindacato vede quadruplicare da un anno all’altro le presenze vuol dire che i guai sono così gravi da essere percepiti perfino dai docenti.

 

 

 

 

 

Precario

Data. 23/10/2012

 

Note.

Visita ospedale, la nonna è grave. Molto.

Sono tornato nel vecchio quartiere della mia infanzia. Ascoltata per caso conversazione in una “fumetteria” di una  signorina cinese con i due esercenti del locale. 

 La signorina affermava che sarebbe tornata in Cina perché qui non vede prospettive di carriera.

Visitati dei vecchi amici ma li ho trovati stanchi e amareggiati.

 

Considerazioni.

La conversazione della signorina cinese, evidentemente ha vissuto in Italia per anni e si è formata culturalmente qui, mi ha rappresentato quanto si sia dissolto il mondo della mia infanzia. L’Italia di oggi è diversa e sta lasciando ai cimiteri e ai ricordi destinati all’oblio il suo passato, perfino quello recente degli anni settanta e primi anni ottanta, la popolazione stessa è cambiata. La periferia che conoscevo io era una periferia fatta e popolata da italiani, oggi è globalizzata, è parte di un mondo più grande dove le popolazioni si spostano e dove l’elemento nomade ma istruito e formato in un mestiere o specializzazione tende a vincere in termini economici e di ascesa sociale sullo stanziale. Con un rapido esame di coscienza devo però ammettere che in fondo non ho molti ricordi felici. Prevale però il senso dell’appartenenza a un passato, al ricordare di essere vissuto in certi luoghi, di aver fatto delle cose, di aver esplorato da bambino il mio piccolo pezzetto mondo nel piccolo territorio del quartiere. Così ho qualche punto fisso, però la mia prima scuola elementare oggi è un discount, al punto che in una precedente visita ho varcato per caso una porta di sicurezza aperta del locale e ho riconosciuto il cortile dei miei primi giochi d’infanzia:  il retro del discount alimentare. Pure questo è un segno dei tempi. In effetti ho qualche difficoltà ad accettare i cambiamenti, alcuni mi sembrano delle sottrazioni fatte al mio ricordare, al mio appartenere a un tempo diverso e oggi lontano e finito. Mi sono spesso sorpreso a pensare come sia possibile per un normale essere umano attraversare realtà diverse e vite diverse nell’arco della propria esistenza. Si può passare nell’arco di decennio da uno stesso posto e trovarlo irrimediabilmente cambiato pur trovando che esso sia rimasto per molti aspetti identico.

 

 

 

Precario

Data. 24/10/2012

 

Note.

Attività di scuola con elezioni dei rappresentati degli studenti a tagliare l’orario delle lezioni.

Studenti di quinta a dir poco distratti.

Niente di nuovo.

 

Considerazioni.

Qualcosa in me è insoddisfatto. Mi pare di sbattere su muri di gomma, di esser in una posizione scomoda. Ma in fondo cosa chiedo al mio lavoro? Uno stipendio? Un collocamento sociale? Una dimensione di vita interiore? Rispetto per il ruolo sociale?

Dovrei pormi seriamente queste domande e trovare risposte ragionevoli.

Forse in me c’è una debolezza concettuale. Devo dare un senso personale a questo lavoro non in senso ideale e astratto, cosa tipica di molti italiani frustrati e complessati, ma concreta e fondata sulla realtà in quanto realtà. La realtà è che questo lavoro in questa cultura dominate del potere del denaro e dei consumi come metro unico di giudizio il senso del mio lavoro è il mio guadagno al netto. Questa è la mia prima fonte di debolezza, ma è strutturale per come sono messe le cose in Italia e non solo. C’è il mio mondo interiore e c’è questa realtà pecuniaria e salariale che è il metro del giudizio comune della maggioranza. Può il mondo interiore e morale superare il dato materiale?

Lo spirito può rompere la materia?

Ma più che altro oggi come oggi può ciò che è immateriale dominare il dato materiale concretissimo e valutabile in denaro?

 

 

 

Precario

 

Data. Dal 25/10 al 27/10

 

Note.

Scuola in agitazione per le proposte del governo.

Mi pare che fra gli studenti si avvertita la situazione del tutto particolare di quest’anno scolastico.

Richiesto collegio straordinario da parte dei docenti.

Morte nonna all’alba del 26.

 

Considerazioni.

Il mio mondo di un tempo svanisce sotto i piedi e trova il suo sigillo nella necropoli di Trespiano in collina. Mi ero svegliato quella notte per un incubo che non ricordo e dopo poco sento il classico squillo. Era l’annuncio dato dall’ospedale.

Della mia infanzia presso la casa dei nonni ricordo, fra le tante, quattro cose singolari: il rumore della strada, delle mattonelle di cucina blu e bianche, la magnolia del giardino, una betoniera.

La betoniera era parcheggiata in uno sterrato davanti alla strada, c’era un cantiere in zone e quella cosa mi sembrava enorme, un veicolo gigante. Dalla cucina non vedevo le macchine ma il sopra della betoniera sì. Durante la mia infanzia la betoniera rimase un simbolo della potenza della civiltà delle macchine. Le mattonelle di cucina creavano per la loro fattura dei curiosi effetti ottici, oggi sono scomparse, sembravano delle cartine geografiche perché il blu e il bianco erano disposti in modo curioso, credo per via della tipologia di mattonella e così si davano delle forme curiose che sembravano le cartine di terre lontane, luoghi lontani e strani. La magnolia c’è ancora ed grande quasi da essere quasi un problema perché le radici affondano nel terreno e ripulire dalle foglie e potarla è un problema; una sorta di segnale vivente del fatto che il tempo passa e con il suo essere lì e diventar più spessa e più alta lo dimostra stagione dopo stagione. I rumori della strada di allora erano diversi. Oggi questi motori non rendono l’idea di quelli di trent’anni fa, non saprei, ma mi pare proprio che il rumore del traffico fosse diverso, c’era qualcosa di calmo, di tranquillo in quei rumori. Eppure erano rumori di veicoli a motore. Quattro cose, personali, marginali. Parte di un mondo aldilà, finito in questi mesi, giorni, ore. Quando nel linguaggio comune si usa l’espressione: ”è finita un’epoca” credo s’intenda banalmente questo percepire la fine irreversibile di uno stato di cose e di situazioni.

Le giornate di scuola sono passate banalmente.

Forse dovrò pensare a qualche testo d’antologia filosofica per la quinta.

Forse “Per la Pace Perpetua” di Kant.  



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