.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


6 novembre 2012

Diario Precario dal 19/10 al 20/10

 

Precario

Data. 19/10/2012

 

Note.

Attività: assemblea d’istituto.

Riunione fra colleghi sulla situazione, agitazione sindacale in atto.

Niente lezioni oggi.

Sono preoccupato per la mia condizione di lavoro.

 

Considerazioni.

Credo di esser stato vittima di uno spiacevole errore al momento della convocazione del CSA. La cattedra un anno fa era di 18 ore in quanto COE di 14+4 e non spezzone di 14 come è adesso. Ne consegue in proporzione alla riduzione d’orario una riduzione di stipendio. Credo che ci sia stato un qualche errore non mio. Visto che le ore sono le stesse e medesimo è l’istituto. Devo aver peccato d’ingenuità, forse dovevo far qualcosa sul momento, ora potrebbe esser tardi. Questo è uno dei miei problemi, ma al fondo c’è in me un senso di diffidenza e di timore per la burocrazia in generale. Ho in questi dieci anni assunto una sorta di timore per la potenza delle carte e dei certificati. L’essere umano della civiltà industriale è ciò che testimoniano di lui registrazioni, fonti, certificati, attestati, cedolini. In antico e presso i barbari bastava la testimonianza dei nobili o di gente rispettabile per dare a un privato una credibilità perfino in questioni giudiziarie. Qui nella civiltà industriale l’essere umano inizia con il certificato di nascita e finisce con il certificato di morte.

 

 

Precario

Data. 20/10/2012

 

 

Note. Sabato

Attività: nessuna in particolare

Mi sento come svuotato.

 Considerazioni.

Questa giornata mi ricorda la mia condizione umana. La solitudine è forse la grande malattia di questo XXI secolo. Mi ricordo che ho messo in rete, con i dovuti permessi, un saggio del mio amico il filosofo Boninsegni. Era un  saggio di antropologia e filosofia sulla solitudine contemporanea, è andato benissimo. Mi capita, quando non ho da fare, di pensare al mio passato. Quello che scopro è una grande illusione che per anni ha segnato la mia adolescenza e il periodo precedente la maturità data dall’idea che la realtà del Belpaese potesse migliorare, che si potesse una qualche spinta collettiva nel rendere un po’ più civile e onesta la sfatta società italiana. La qual cosa se si fosse verificata, non ne dubitavo, avrebbe prodotto effetti positivi anche sulla mia persona, sulle mie possibilità di carriera, sul mio futuro. Per questo avevo fatto qualche esperienza di militanza di tipo culturale e di attivismo politico, magari davo il mio contributo a un possibile percorso virtuoso. In realtà né occuparmi di questioni di storia e di cultura, né di ecologia, legalità e altre cose del genere è servito. Le genti del Belpaese sono rimaste dove erano e se possibile ancora più divise, faziose, interessate al superfluo, all’apparenza, ai propri piaceri, alle cose materiali e al possesso del denaro nelle diverse forme nelle quali si manifesta. Coronamento del familismo e dell’individualismo e del materialismo dominante è questa solitudine esistenziale che aiuta a far star in piedi quel che resta della società dei consumi aggredita morso dopo morso dalla crisi economica e finanziaria che si trascina dal 2008. La pubblicità commerciale è forse la forma dominate di creazione della mentalità e delle abitudini dei singoli oggi come oggi proprio perché gli esseri umani vivono come singoli individui la loro quotidianità. In effetti ripensando a quel che vedo a scuola mi pare proprio che l’elemento che forma la mentalità di gran parte degli studenti e delle studentesse siano la pubblicità commerciale presentissima in rete, sulle riviste di ogni tipo, nella programmazione televisiva, e nel passaparola per quel che riguarda oggetti alla moda o tecnologici e il vasto sistema dell’intrattenimento televisivo.  La potenza educativa dell’insegnante si è ridotta, rimane anche in questi anni ma è ridimensionata dallo strapotere dei mezzi di comunicazione che puntano a sedurre il potenziale spettatore e il probabile cliente di questa o di quella merce. La seduzione del cliente e adolescente attuata con mezzi potenti e strumenti sociali, psicologici, antropologici sofisticati è più forte di qualsiasi volontà da parte del docente, quel che penso di fare come insegnante è convivere in modo critico con una potenza che va in una direzione diversa e contraria. Alle volte provo a spiegare da dove arriva questo tempo e questa civiltà industriale e quali sono le premesse filosofiche, produttive, storiche; ma non sono sicuro di venir compreso. Mi più volte capitato nel corso delle mie lezioni di dover osservare delle grandi chiusure o delle aperture d’interesse e curiosità da parte di allievi e allieve. Non riesco a trovare un modo per cambiare l’atteggiamento, se mi capitano delle classi ben avviate nel biennio quelle porto avanti come sono, se ci sono difficoltà di rapporti o attenzione o peggio di disciplina non riesco a modificare l’atteggiamento. Posso ottenere con misure disciplinari o compiti scritti o interrogazioni l’ordinario lavoro dello studente ma l’atteggiamento di fondo mi pare di non intaccarlo. La mentalità che sta dietro i comportamenti non riesco a toccarla, se qualcosa cambia è per una sorta di spinta interna dell’allievo o dell’allieva.   Deve essere un mio limite.

 



sfoglia     ottobre        dicembre
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email