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3 ottobre 2012

Diario Precario 2/10

Precario

Data. 02/10/2012

 

Note.

Giornata  così e così. Fatte due ore e una supplenza, la supplenza per una questione di sostituzione temporanea del docente. Le prime impressioni dell’anno scolastico confermano quanto la civiltà dei consumi e il linguaggio della pubblicità commerciale sia dominante nella mentalità e nel pensiero degli adolescenti. Quello è il loro primo linguaggio, il punto di riferimento oltre e aldilà la realtà scolastica.  Alla ricerca delle quattro ore che mancano al completamento del mio orario. Che dovrebbe essere di 18 ore e non di 14. Forse la soluzione è in arrivo… forse né sì né no…forse no. Chissà.

 Ci vuole pazienza il caso e la burocrazia devono far il loro corso. In particolare mi sembra meccanico il senso della cosa, e l’attesa. Fatta corsa e arrivato in ritardo alla riunione dei docenti. Oggetti in esame la programmazione e le varie ed eventuali. Così è volato via il pomeriggio.

Comunque l’importante di oggi non è la cronaca del lavoro ma il sogno che ho fatto poco prima del risveglio. Strano ricordare i sogni all’alba.

 

Note.

Quel sogno è la cosa più inquietante di oggi . Poco prima del risveglio ho sognato che era arrivata la guerra, nel sogno era una cosa attesa, ovvia. Attacco di due droni o qualcosa del genere su una base NATO sulla costa, lampi aerei, incendio, fumo. Mi ricordo che nel sogno mi sono arrampicato sulla casa di Tarzan, alta circa cinque metri, del campeggio dove avevo trascorso infanzia e  adolescenza. Si staccavano dei pezzi ma alla fine riuscivo a salire e a vedere il fumo in lontananza fra la foresta e la costa. Sotto la gente commentava, stavano come in villeggiatura, come se fosse tutto normale. Poi il risveglio con la nota che questo sogno era una cosa strampalata. Come tutti i sogni. Eppure la casualità onirica mi riporta a una grande verità di oggi ed è la convivenza della normale vita dei molti con il fatto militare, con guerre lontane, con politiche belliciste e imperiali oggi dominanti e malamente nascoste dal rumore quotidiano delle cronache dal Palazzo dei capi politici e da quello dei VIP da rivista scandalistica o di cronaca.

 

Considerazioni.

La guerra è un tema, una questione che non interessa molto la maggior parte della popolazione.  La maggior parte degli italiani ha troppi problemi banalissimi e quotidiani per pensare a ciò che è oltre, a quel che è aldilà del proprio orizzonte, lontano dal personale spazio di vita quotidiana. La maggior parte degli adolescenti, inoltre,  ha un mondo di riferimenti e di valori collegato agli stimoli che ricevono continuamente dalla pubblicità commerciale e della televisione e dai nuovi media; spesso e volentieri la questione del fatto militare è rimossa, oscurata, cancellata. La guerra che oggi si esprime in forme diverse da quelle del primo Novecento causa di solito un calo dei consumi, preoccupazioni, difficoltà politiche, inquietudini. Allora viene rimossa, quasi cancellata dalla presenza ordinaria, dalla banalità del quotidiano. Non se ne parla, non la si fa vedere se non in casi e in circostanze specifiche, non è normalmente osservabile. L’ordinario agire sociale deve muoversi secondo percorsi noti, semplici, costruiti per un sistema che crea bisogni, consumi, spazzatura, linguaggi piegati alle esigenze del commercio e dell’industria dell’intrattenimento. Ecco che nel sogno compare quest’inquietante presenza rimossa dal quotidiano.  L’oggetto di tanti anni di studi di storia e di formazione universitaria compare in forme casuali e confusamente ricordate.

Aveva qualcosa di familiare la scena del sogno dove mi arrampicavo sulla casa di Tarzan, una costruzione in legno a forma di capanna sospesa su un pilone di cemento di circa cinque metri. C’era il ricordo dell’infanzia e della pre-adolescenza e la cronaca seminascosta dei nostri giorni; la banale mattanza delle nuove guerre  si era fusa con i ricordi del passato, come se i due tempi fossero fra loro in collegamento, come se un filo a me ignoto di causa-effetto collegasse gli anni ottanta del Novecento al duemiladodici. Si noti non i massimi sistemi, le ideologie, le armi. Proprio la vita personale. Come se l’adolescente degli anni ottanta al campeggio fosse in collegamento con l’uomo del 2012 che cerca di capire i conflitti del presente alla luce di quel che arriva dalla televisione, da internet, dalle riviste, dalla carta stampata. Forse è proprio così. Certi aspetti tragici e inquietanti del presente possono essere solo immaginati con spirito adolescenziale, osservati allo stesso modo con cui un ragazzo scruta l’orizzonte dalla capanna di Tarzan in lontani pomeriggi d’agosto. Immaginando quel che non vede e non sente.



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