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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


28 settembre 2012

Diario Precario







Precario

 

Data. Dal 17/9 al 20/9

 

Note.

Settimana difficile aperta sotto il segno dell’incerto. Trovata supplenza fino ad avente diritto. Quanto? Forse una settimana, forse un mese. Dipende. Ma non da me.

 

Considerazioni.

Questa condizione ricorda i fili tirati dai burattinai nel film di Pasolini “Cosa sono le nuvole”. Su Youtube è visibile a pezzi il film pasoliniano, ormai i grandi del passato ritornano artificialmente  nel mondo del virtuale. Il mio essere al lavoro dipende da variabili di cui non sono né responsabile e neppure parte della soluzione. La precarietà attraverso il reclutamento del corpo docente entra nell’educazione, nella scuola. Non avevo mai pensato a una cosa del genere, ma in effetti il sistema scolastico è riflesso della società in generale e quindi anche della sua precarietà spalmata su tutti i livelli di vita e lavoro.

 

Ricordare.

Il docente non è solo un lavoratore, è anche educatore e insegnante. Un po’ difficile continuare a pensarla così in una società dove prevale l’interesse personale, la competizione individuale aldilà e contro le regole della civile convivenza fra umani, la comunicazione della pubblicità commerciale, il possesso di beni materiali e di denari come senso unico e ultimo della vita. Il docente è forzato ad essere filosofo nel senso meno simpatico del termine ossia di quello del pensiero critico e della saggezza marginale al reale in quanto reale. Tuttavia questa considerazione può essere facilmente  impugnata. LA CIVILTA’ INDUSTRIALE tende a trasformare ogni tipologia di attività umana in un lavoro salariato, in un fatto di produzione stipendiato. Tutto ciò che di concreto, reale, ordinato, integrato avviene in una civiltà industriale necessita di burocrazia, di controllo, di regolamenti, di leggi, di strutturazione in un sistema di produzione, sviluppo e consumo e manco a dirlo di obsolescenza, sostituzione, trasformazione in spazzatura forse riciclabile. Un Socrate che teneva le sue “lezioni” con dialoghi tenuti in piazza, nelle vie di Atene, nelle case di privati in occasioni più o meno festose oggi non potrebbe essere collocato nel numero dei docenti. La docenza esige l’integrazione in un sistema, in regole, in un lavoro stipendiato, in un sistema di organizzazione burocratica e amministrativa complessa. Tutto deve entrare in una qualche logica amministrativa, produttiva, organizzativa; lo spirito libero socratico è troppo intellettuale per l’ordinario, troppo eccentrico per il banale, troppo intellettualmente sovversivo per il quotidiano. Risponde a qualcosa d’interiore e completamente svincolato dalla realtà ordinata e civile. In effetti il Socrate era figlio di una civiltà pre-industriale e per molti aspetti ancora arcaica. Questa civiltà è il nuovo tempo, un tempo diverso da quello naturale delle stagioni, dei mesi, del sorgere e tramontare del sole. La civiltà industriale è una natura altra e seconda e  sta creando al sua  umanità, la sua gente, perfino il suo mondo.

 

Precario

 

Data. 24/09/2012

Note.

Ieri notte vista comunicazione convocazioni del Centro Servizi Amministrativi. In arrivo nuovo probabile posto di lavoro. Non mi piace. La cosa mi fa star male. Questo prendere e lasciare mi dà fastidio, mi dà il senso delle cose fatte a metà, imperfette. Perché questo mio mestiere viene trattato in questo modo? Tutte le volte provo un fastidio. E’ il senso del dover rincominciare da capo, rifare di nuovo un percorso di lavoro, di studio, educazione, di banale quotidianità.

Considerazioni.

Questa è l’ennesima volta che succede.

Dieci anni di lavoro nel settore fanno pensare al trascorrere delle cose nella vita umana.  Oggi qui, domani là. Forse… Il tempo che scorre mi nuoce. Mi fa pensare e mi costringe a rivivere i passaggi più importanti della mia vita. Sono sicuro di sognarli in forma contorta di notte, ma per fortuna queste cose sfumano e si dissolvono all’alba. Sono sogni. Forse.

Ricordare.

Il mestiere presuppone di dover ripercorrere in modo diverso strade simili, esperienze già osservate, fatti noti. Continuità e discontinuità si formano nel capriccio di qualcosa su cui non si ha potere. Vietato crollare di testa.



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