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23 febbraio 2012

Viaggio nell'Italia del remoto futuro - Continuità e mistero del mondo umano



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Continuità e mistero del mondo umano

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Il mio accompagnatore si mostrò di passo lento, ma dotato di una strana energia fisica e intellettuale che stonava con l’apparenza e con la sua età peraltro avanzata, forse aveva ricevuto qualche cura contro la vecchiaia di origine xeno. Con una rara cortesia mi portò a  vedere il quartiere nella zona dell’aeroporto, una vasta area di tre chilometri di raggio che fu devastata dai bombardamenti orbitali e che conserva ad oggi le tracce di quelle devastazioni.Alcune depressioni dovute alle bombe a pressione sono diventate dei piccoli giardini condominiali, certi edifici sono del tutto nuovi, mi spiegò che perfino le strade erano cambiate a causa  dei bombardamenti. Mi citò più volte il caso di Berlino dopo la Seconda Guerra Mondiale e la riunificazione delle due Germanie, mi confidò che aveva passato dei mesi in Germania per ragioni di studio e amava molto la capitale e in particolare i suoi musei e il Mitte, questo fu una fortuna perché si dimostrò aperto e ragionevole nei miei confronti, non tutti gli abitanti della Penisola son disposti a dar confidenza a un deutsch. A un certo punto quando si era sulla via del ritorno e non avevo neppure iniziato a far domande sulla vera ragione del mio viaggio ossia il suo caso nell’ambito del processomi portò davanti a una chiesa, una piccola chiesa, con un portico aperto; forse una reliquia del passato salvatasi per miracolo dai bombardamenti. Mi indicò una lapide. Era una lapide in onore dei caduti della Grande Guerra con il suo elenco, le figure allegoriche scolpite, alcuni simboli, le frasi di rito incise, e le foto dei caduti, sotto la riconsacrazione ai caduti della Seconda Guerra Mondiale, altre foto, altri volti fissati per l’eternità. In un altro punto era stata posta una nuova un nuova lapide, quella in memoria dei caduti della nuova guerra Xeno; non una manciata di foto ma un centinaio di fototessere  piccole trasformate in icone piccole di pietra con eternati i volti di  civili, militari, miliziani, profughi. Un mosaico delle atrocità subite dal quartiere, un microcosmo della grande violenza tecnologica e militare.La targa nuova era molto diversa, materiale diverso, solenne a suo modo, le figure eroiche non erano umane e presentavano quei volti tipici  inespressivi e dai tratti allungati della popolazione Xenoi, completavano il ritratto dei arrivati gli arti sottili, le tute e i contenitori da esplorazione, le armi e le dotazioni tecnologiche. I simboli umani e alieni erano posti a decorazione del tutto, come se si fosse trattato di un Tabernacolo del Rinascimento o di una targa del Novecento. I nuovissimi morti ammazzati erano stati ben sistemati con un lavoro ben fatto e quasi artistico come suggerì ironicamente il mio amichevole accompagnatore che non voleva per nessun motivo cedere alla tentazione di chiamarli caduti, vittime, martiri, eroi. Per lui dei corpi sfatti e sfracellati che diventano decomposizione chimica sono morti e la morte livella ogni cosa, anche le illusioni sublimi e la retorica degli scellerati che vivono di cattiva politica e di parassitismo ideologico.Restò impassibile per due o tre minuti a fissare quella cosa, quella riconsacrazione umana e aliena della morte in guerra. Mi permisi di interrompere quel silenzio.

Certo che c’è una bella differenza fra il prima e il dopo, questo angolo, questa chiesa rionale in poco spazio rivela la distanza tra tempi molto diversi.Certo che il passaggio della storia con le sue tragedie e i suoi lutti dissolve e recupera il passato e le sue forme. Davvero suggestivo il luogo dove mi avete portato. Interessante comparare il volto degli Xenoi vincitori con questi bassorilievi con il caduto della Grande Guerra, la bandiera, la vittoria che sorregge …

Il mio interlocutore mi fece un segno. Era quasi infastidito. Voleva dire qualcosa, usai il comunicatore universale per registrare e questo è quanto disse.

I simboli sono come armi, mezzi di distruzione di massa se usati senza onestà e decenza; solo che colpiscono le parti migliori dell’intelligenza umana, impediscono di uscire dai limiti, dai confini segnati dagli stereotipi. Di solito hanno una funzione consolatoria, di conservazione di una certa immagine del passato, di esaltazione delle minoranze al potere, di far calare su tanta parte della popolazione una lettura dei fatti. E solo quella lettura e nulla di diverso!Ma per chi comanda è molto di più, è lasciare un segno del proprio tempo, una forma del proprio dominio, dare un nome e un volto alle cose. Ma qui c’è di più, questi vogliono rifare anche la religione e la spiritualità; è l’ennesimo frutto dei tempi. La sconfitta dei secoli che furono era già in essere e questi tipi calati dal cielo hanno solo dovuto dar una botta a un mondo umano marcio, inquinante, corrotto oltre ogni limite e infine bellicista e sconfitto sotto il peso dei suoi egoismi e dei suoi vandalismi contro la natura, la propria stessa civiltà industriale.

Ero incuriosito, stava per dire qualcosa di notevole. Feci un cenno di approvazione e il mio interlocutore continuò.

Da quando sono arrivati questi qui da Andromeda e dintorni perfino la fede è crollata oltre a tutto il resto e molte chiese e templi di culto di varie religioni sono andati  distrutti o spesso riconsacrati al nuovo culto gradito agli Xenoi.  Qualcuno è scappato, qualcuno fa il bandito ma molti si sono adattati e senza troppe storie hanno cambiato la giubba e son passati alla nuova fede. Intendo per fede quella specie di gnosi che dovrebbe associare in una sola visione mistico-scientifica noi umani con gli alieni Xenoi. La nuova gnosi, il nuovo Culto Nazionale di Stato è stato un grosso affare, in tanti ci hanno cavato denaro e beni e spesso un mestiere.Corretti a modo loro i Vangeli, espulso il Vecchio Testamento, perché fa riferimento a qualcosa che non gli è gradito, inseriti i Vangeli Gnostici è stata creata la base della nuova fede. Fede gradita al nuovo potere e ai suoi protettori dalla faccia di plastica. Alle popolazioni del nostro Belpaese non importano le basi dottrinali dei culti, le ragioni profonde, basta che la nuova religione non sia troppo diversa dalla vecchia e recuperi abbastanza dei culti precedenti. Alle volte rimango sconvolto dalla facilità con la quale gli umani della mia cultura passano dalla fedeltà all’abiura; questi quiche ora comandano non hanno neanche creato una teologia, il sovrano Xenoi si manifesta con la sua potenza e questo basta. Risolto grazie  a loro ogni questione di fede, ogni riforma, Dio è l’estensione naturale del sovrano alieno; una soluzione semplice e rapida che unita a generose elargizioni di nanotecnologie mediche, nuove possibilità di lavoro, e elargizioni didenari ha causato un passaggio dalle vecchie fedi alla nuova. Del resto questi qui non chiedono soldi, non chiedono riti purgativi dell’anima come preghiere, penitenze, digiuni,  donazioni, dicono solo che la parte indistruttibile e incorruttibile che è in noi va cercata, va svelata e deve diventare potenza e energia da usare per avvicinare le nostre vite terrene al loro sovrano che li guida. Le anime liberate dall’ignoranza di se medesime dovrebbero fare come loro e creare una forza collettiva, questa potenza dovrebbe essere una parte autocosciente del tutto che è dietro l’Universo materiale e fenomenico, possibilmente loro amica devota. Vorrebbero da parte nostra la creazione di una sorta di mente collettiva, come hanno loro a livello di comunità e di gruppo, ma sul momento la nostra spiritualità umana è lontana dal determinare un corpo sociale nuovo. Se riuscissero nell’impresa di avvicinare gli umani alla loro mente potrebbero capire meglio quella cosa per loro un pochino  misteriosa che è l’individualità e l’unicità di ogni singolo umano. Mi sono fatto l’idea che queste creature hanno l’anima, ma collettiva. Quindi il nostro essere spirituali e sacri deve per loro essere un fatto collettivo, i loro capi hanno una propria individualità perché ricevono una sorta di mandato dal gruppo, magari sono autenticamente loro ma se devono ritornare a un diverso incarico non più di dominio e controllo, dirigenza o rappresentanza perdono gran parte della loro individualità. L’idea che un tipo qualunque sia se stesso alla maniera nostra è per loro un fenomeno ai confini delle loro capacità di comprensione. Va da sé che sono bravissimi nel lavoro coordinato e nella ricerca e in tutti i campi della scienza e della tecnologia, del dominio su altri, e ovviamente della guerra.

Ero colpito da questo discorso che mi apriva gli occhi davanti alla grande mutazione avvenuta e allora mi feci forza e pronunciai la seguente affermazione:

Ma non crede che questa chiesa rappresenti un balzo verso il futuro, un nuovo fatto straordinario che potrebbe portare mutazioni positive e buone. In fondo qui c’è l’incontro fra specie diverse e la determinazione di una nuova civiltà.

Il mio accompagnatore mi rivolse un sorriso beffardo. Rispose così.

Di questa chiesa non sanno che fare, e parlo di questo edificio.  Tante volte i nostri luoghi di culto si sono riempiti con elenchi di caduti, di ex voto, di lapidi tombali, di targhe. Ogni ricordo passato si perde nella memoria, ogni storia diventa discorso politico staccato dai fatti e dalle sofferenze, ogni simbolo perde senso e va reinterpretato. Di questa storia umana passata, del sacro che ha per secoli dato forma alle genti nostre nessuno sa che cosa fare; ma li conservano questi resti, i molti rispettanociò che è stato come si conserva  il ritratto del nonno in qualche angolo della cucina o del salotto di casa. Loro ci hanno permesso di conservare quel che non capiscono del tutto, in questo sono migliori di gran parte delle civiltà umane, lo riconosco. Questi nostri ultimi anni sono i resti dei resti del naufragio di tante civiltà della Penisola, civiltà naufragate una sull’altra. Antichità, Medioevo, età Moderna, e ora la Contemporaneità sono tempi crollati uno sopra l’altro creando questa nostra enorme collina di detriti culturali e di simboli e miti morti, il tutto implacabilmente sbiadito dal passare dei decenni e dei secoli. Ma siate sincero. Voi volete chiedermi di quel processo e di ciò che ho visto e fatto in quel periodo.

Il discorso mi colpì come una nerbata, ero in agitazione e così risposi:

In verità sono qui per questo, e penso sinceramente che sia per la vostra persona quasi un dovere mettere a disposizione dei secoli e degli studiosi la vostra testimonianza sincera e veritiera.

Mi fissò con curiosità, come se avesse visto qualcosa di comico nella mia risposta.

Verità, quale verità? Le racconterò come ho vissuto, questo lo posso fare, ma non è da pensare che la mia povera persona possa donare verità di durata secolare e autenticamente sincere.



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