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20 maggio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto. Il conto

televisione

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Jole si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Jole preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Credo sia male ragionare come facciamo noi, così lasciandoci andare. Senza una pezza d’appoggio, senza uno scritto, un foglio.

Francesco: Che vuoi un certificato che attesta che siamo in grado di parlare e di ragionare, un giornale, una rivista? Ma che discorsi fai?

Marco: Abbiamo parlato stanotte, dei soldi, della vita, del sesso, dell’amore, forse perfino di politica. Ma chi siamo per poter emettere facili giudizi e certe affermazioni?

Francesco: Siamo due fratelli che hanno visto tanta malvagità nel mondo e son riusciti a strappare con la nuda carne e i denti qualcosa alla generale e fecciosa cattiveria, mi pare evidente. Ma torniamo al nostro nipotino. Voglio dirti qualcosa perché non sono andato via nel grande Est, e ho saputo qualcosa. Tanto per dirne una il nostro conosce molta gente importante. Sai perché… Il grande affare, la grande impresa edile, il tribunale nuovo.

Marco: Cosa? Sei pazzo non capisco?

Francesco: Non crederai che certi distinti gentiluomini s’incontrino per strada, presso salotti di poeti e pittori, fra la gente che va a teatro. I suoi contatti il nostro li ha trovati in tribunale per via delle cause e delle querele contro le tre o quattro banche che ha cambiato, per le denunzie per truffa che ha rivolto contro la società elettrica, quella del Gas, contro le municipalizzate, contro il sistema di raccolta della spazzatura, contro Quartiere, Comune, Provincia. I suoi interlocutori erano a fare il penale e fra una sceneggiata e l’altra davanti al molto onorevole giudice di turno e agli avvocati delle parti lese il nostro ci parlava e ci ragionava. Non è affondato perché i suoi contatti fra chi vive di politica al momento giusto hanno fatto la telefonata, o perché il direttore di banca si ricordato del tipo strano incontrato prima dell’udienza e ha avuto un moto di simpatia, di complicità, di sopportazione. A furia di far la posta in tribunale, di sicuro apposta, il nostro ha contattato il banchiere bancarottiere, il direttore indagato per truffa aggravata, il politico locale inquisito, il burocrate,l’amico degli amici, l’avvocato del diavolo che cura le cause di qualche sindaco o di qualche assessore. Così va.

Marco: Insomma i gentiluomini, i signori, i commendatori di oggi si trovano presso il tribunale tra un rinvio e l’udienza. Ma dove siamo arrivati! Questo Belpaese è ormai il fantasma di se stesso. Perfino i borghesi, i signori della nostra passata gioventù sono spettri, macabre ombre verdastre che vagano senza meta in un mondo umano non più loro. Tutto quel che era credibilità, onore, decenza nel remoto passato si è dissolto, questo non è capitalismo, questa è una fuga dal nulla verso il nulla. Almeno nel disfacimento generale sono morte anche le pietose finzioni, la carità pelosa di chi dispensava lezioni di democrazia e adesione alle favole sulla Patria,la Libertà, la Democrazia. I ricchi e solo loro sono liberi, democratici, patriottici. Tutti gli altri sono plebe elettorale e deve correre questa feccia a prostrarsi davanti al forte come è giusto che sia. Il potere su uomini e cose è libertà, è legge, è dominio sul mondo. Il resto sono favole e la legge non rende uguali ma conferma la giustizia dei forti. I forti non possono combattere fra loro, il buonsenso e la paura li frena. Oggi solo il ricco è forte e può esercitare il dominio. Essi talvolta devono ricorrere a un rito in tribunale per sancire diritto e ragione, l’alternativa sarebbe il conflitto e la perpetua guerra civile e nessuno potrebbe esercitare il dominio proprio personale  e godere della proprietà privata. Oggi lo squallore ha travolto la nostra gente. Una massa di ciarlatani, esseri indegni, svaporate, prostitute, pazze, malati di mente è ascesa al potere e pretende di entrare nel tribunale, di godere della legge, di essere pari con i signori del passato, di essere nel numero dei forti perché il caso o la delinquenza hanno regalato loro qualche pacco di biglietti colorati della Banca Centrale Europea che noi ci sforziamo di credere esser denaro serio. Magari convertibile in oro o argento! Che banda di pazzi che siamo! Quando il disordine monta fino a questo punto ogni sciagura e ogni guerra diventa possibile.

 Francesco: La tua propensione al fascismo e al dispotismo è clamorosa. Comunque queste le parti in commedia, e dietro questa pletora di mascalzoni e criminali impuniti si muove un mondo quotidiano di piccola gente squallida che s’arrangia, vive, mangia, beve. Ecco che il nostro ha avuto a che fare con tanta gente comune. Gente che io non toccherei nemmeno con un bastone. Professori di provincia, imbianchini, facchini, cameriere,rivenditori,stranieri di passaggio, studenti squattrinati, fornitori,venditori napoletani di cianfrusaglie, carabinieri, vigili urbani, addetti della società del gas e  dell’acqua e chi più ne ha ne metta. Ecco qui,  nero su bianco sul registro del dare e dell’avere il nipotino ha segnato tutto. Queste stanze del villino sono ormai un microcosmo del Belpaese, lo specchio su cui si muove una grande recita su un canovaccio impazzito e scritto in mille dialetti; se esiste una qualche prova che la vita è una commedia che deve per forza finire in tragedia essa è anche qui dove tutti passano e nessuno si ferma. So che frequenta gente spiantata, qualche spirito bello, qualche donna in difficoltà, qualche mascalzone di provincia, qualche miserabile che vive a giornata, qualche politico della sinistra radicale o come cavolo si chiama oggi quella roba lì. Mi chiedo se sta meglio di noi che abbiamo così tante certezze. Comunque il Belpaese non muoverà un dito per se stesso e per gli altri. Ho letto slealmente cosa ha scritto sul registro con grande attenzione e ho capito quanto sia piccolo il mondo umano di questo villino di provincia trasformato in ostello o qualcosa di simile. No! Questo Belpaese non ha le forze civili e morali per salvarsi dal caos e dal disordine. Non ha potenza militare, diplomatica, intellettuale; ma è nel quotidiano, nella vita civile ordinaria  e banale che emerge la nostra debolezza e la nostra dissoluzione morale e impreparazione. Forse ha ragione il nipotino. Quest’esistenza è lo scherzo balordo e mortifero di un Dio idiota che ha scritto una commedia dove tutte le parti convergono verso una grande tragedia finale. Allora si recita la commedia finchè si può tanto la tragedia avrà la durata di un lampo, di un solo e rapido istante distruttivo che chiude un tempo dell’umanità  indegno e funesto.

Marco: IL tempo che ci rimane come lo dobbiamo passare secondo te? Dovremmo esser i compagni di merende e ricreazione di papponi laidi, preti indegni, politici scellerati, donne pazze, ragazze svaporate, criminali comuni, plebaglia nostrana e forestiera, migranti senza Dio e senza un Soldo? Il Dio dei padri qui è morto. Altrove non so, ma qui è morto. No il nostro sbaglia. Quando una male così grande uccide il mondo umano occorre chiudersi come dentro una fortezza, diventare un pezzo d’acciaio, trasformarsi in forza di ferro dentro di sé e in sé. Ma soprattutto per sé. L’altro deve essere come Dio un morto che cammina, come la nostra antica borghesia lo spettro di tempi perduti, come i miti politici del passato ossia cose insensate inutili e pazze. L’altro non sono io e io sono tutto il mondo e il mondo muore non me ne frega nulla. Se io muoio tutto il mondo mio muore con me e questa realtà si dissolve in un solo istante, alla quale segue solo un silenzio e un buio assoluto e perfetto. Io esisto tutti gli altri no. Questa è la mia morale.

Francesco: E io cosa sono di grazia? Un fantasma?

Marco: Il frutto del caso, un dettaglio che è andato a schiantarsi contro la mia esistenza, un ente fisico con il quale ho relazione del resto adesso  contatto questo divano o queste mura. Esiste solo il singolo e il suo assoluto egoismo, nulla è aldilà di se stesso e il denaro è l’unico Dio.




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