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9 maggio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - Dialogo fra un professore di filosofia e un rappresentante

televisione


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

DIALOGO FRA UN PROFESSORE DI FILOSOFIA E UN RAPPRESENTANTE

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere.

Così fra il serio e lo scherzoso presento un dialogo immaginario fra il professor Paolo insegnate di filosofia e un rappresentante di  una Casa Editrice tal Mario Rossi che in sala professori si è piazzato per illustrare ai docenti le novità librarie.

Mario Rossi: Mi perdoni professore sono Rossi, il rappresentante della Casa Editrice…o ma la disturbo, mi scusi…

Professor Paolo: No…Scusi lei mi ero fermato a riflettere. Non l’avevo vista…

Mario Rossi: Filosofo? Sa…perdoni se mi permetto ma è l’abitudine.

Professor Paolo: Certo da dieci anni insegno la nobilissima materia in questo Liceo.  Non so come aiutarla perché ho fatto domanda di trasferimento.

Mario Rossi: E per i libri di testo caro professor Paolo, mi permetto di entrare in confidenza, ma cosa ha fra le mani…pare una cartina geografica. Lei forse insegna geografia?

Professor Paolo: No. Questa cartina è presa da un settimanale e mostra le ragioni dei nuovi conflitti nel Mediterraneo e in Africa, i miei studi mi hanno più volte portato a interessarmi del diritto internazionale per via di Kant e del problema del bene e del male con Agostino, della civiltà industriale e del capitale con Marx, del destino umano con Nietzsche. Oggi consideravo che quel mondo di gravi problemi metafisici si è materializzato nella sua tragica concretezza in questa piccola cartina geografica. Guardi da una parte sono segnati i conflitti e dall’altra sono segnati i grandi interessi economici e commerciali di Cina, Russia, Stati Uniti, Impero Inglese, Francia e perfino Italia. Sembra di esser tornati all’Ottocento. Qui da una parte le  materie prime, il petrolio, gli affari, di qua le forza militari, i conflitti, le guerriglie, le sommosse civili, il caos, e sopra tutto questo le bandierine dei nuovi poteri imperiali.

Mario Rossi: Professore ma che vuol fare cambiare il mondo? Quelli che sono appartenenti ai ceti medi e bassi possono poco o nulla, solo i grandi della terra, i VIP, i signori hanno un vero potere. Lei prende queste cose troppo sul serio, si vede. Mi scusi.

Professor Paolo: Sì, certo… Ma provi a capire questo punto di vista mio. Ciò che è libresco, astratto, formale assume una natura materiale e concretissima. Prenda ad esempio un concetto astratto filosofico come può essere il diritto internazionale o il concetto di una pace perpetua attraverso il libero accordo e  dibattito fra tutte le nazioni libere da tirannidi, aristocrazie, oligarchie, egoismi personali e religiosi fanatici. Ciò che sembra lontanissimo, remotissimo, oscuro adesso appare una necessità, il non concreto, il solo pensato, il concetto filosofico mostra la sua natura di bisogno urgente, la forza della mente crea la soluzione. Magari irrealizzabile, ma comunque pensata e da collocare nello spazio e nel tempo. Perché fra ciò che può essere pensato e la realtà concreta e materiale si pone un vero e proprio abisso. Ma è proprio di chi è ben educato e vuol veder una società umana meno conflittuale, violenta e corrotta capire i tempi e pensare percorsi altri rispetto a quelli scontati e banali.

Mario Rossi: Professore ma volete forse cambiare il mondo? Con cosa poi? Oggi solo i ricchissimi hanno forza politica e controllo sulle disperse genti di questa umanità litigiosa e divisa. Passare dalla pace alla guerra e dalla guerra alla pace è cosa che decidono i finanzieri, i banchieri, i presidentissimi, i manager delle multinazionali. Poi il popolo che vota e lavora e china la testa davanti alle violenze e ai soprusi approva tutto questo dopo che la televisione e la carta stampata hanno dimostrato e ostentato chi ha ragione  e torto. Davvero noi non abbiamo colpa alcuna, chi può attribuire colpa a popoli difformi come quelli del Belpaese che hanno sul loro territorio 113 basi militari NATO ossia straniere? Nessuno! Forse solo chi odia questo paese, le sue genti, la sua religione, l’arte che i secoli hanno depositato nelle nostre strade e nelle nostre città può attribuire colpa alla nostra viltà, alla paura, all’egoismo amorale e irrazionale che domina le menti delle genti di questa Penisola. Fra costoro per certissimo ci sono molti dei nostri politici che hanno fatto di tutto per creare periferie deformi, città aggredite dal cemento selvaggio, ignoranza, tossicodipendenza e delinquenza non repressa né dalla legge né da misure sociali e decomposizione morale e civile. L’ignoranza e la paura quotidiana dei molti rendono forti le nostrane oligarchie di origine patrimoniale, partitica, familiare. Chi può fra le genti di cultura opporsi al potere dei pochi che sono ricchi e dispongono di gran parte della ricchezza del Belpaese?

Professor Paolo: Esiste qualcosa che non si può non chiamare umanità e che è parte specifica degli esseri umani. Animale politico per definizione l’essere umano non può vivere come una bestia o come un macchinario in una catena di montaggio. C’è una responsabilità singola, individuale, privata che viene in essere, che erompe dalla meschinità del quotidiano e che pone il singolo davanti a un dovere morale che è il dovere morale in sé. Se accetti il male per pigrizia, comodità, opportunità, disonestà tu diventi quel male, ti fondi con esso. Magari in modo inconsapevole. Pensi caro signore al cibo. Che dire di un cibo guasto e di uno ottimo! Chi in quel caso scambierebbe il bene con il male, il puro con il corrotto?

Mario Rossi: Professore ma che dice! Chiunque non possa permettersi il cibo ottimo  deve comprare con i suoi soldi miserabili quello guasto. I ricchissimi sono il potere e la scelta e tutti gli altri stanno sotto. Noi chi siamo? Stipendiati: io da una casa editrice e lei dallo Stato. Le nostre responsabilità sono zero spaccato. Certo l’obbiettivo del mese, il premio produttività, lo scatto anzianità, la gratifica natalizia; ma poi se si va a vedere il potere vero è altrove, il lavoro stesso è altrove. Prenda il CD che è allegato al prodotto nuovo che devo vendere, il contenuto è italiano, ma il CD. Forse fatto a Hong Kong? Forse fatto a Taiwan? In Malesia? Chissà? Chi ha deciso questo se non gente potente e ricchissima che è sopra di noi e ci comanda. Obbedire al forte è naturale come annullare ogni propria responsabilità verso i propri simili e verso tutto il mondo e deve esser proprio così!

Professor Paolo: Con che diritto comanda il ricco, il forte, l’iniquo al potere? Forse che ha trovato il consenso dei molti? O un Dio ha posto i pochi sopra i molti?

Mario Rossi: Professore è senza dubbio così! I pochi giusti divisi e meschini per via di denari sono votati al silenzio o esiliati.  I molti che sono  servi e adulatori pagati sono  premiati, lodati, fatti oggetto di mille attenzioni e considerazioni. Tanto che costa! Nessuno è responsabile delle proprie azioni quando i pochi dominano e i molti subiscono. Chi può essere responsabile di se stesso se l’economia e i beni dei molti sono in mano al capriccio dei pochi?

Professor Paolo: Se è così allora la responsabilità più grande non cade su chi opera male ma su quanti essendo responsabili e sovrani di se stessi delegano la loro moralità alla feccia e  alla gente iniqua. L’umano è una creatura che contiene in sé la tendenza verso il sacro, il sublime e il divino, se per scelta i molti vogliono degenerare, vendersi, sottomettersi, decomporsi occorre che qualcuno ci pensi e cerchi altre vie, altre ragioni, altre forme del vivere. Il filosofo magari non è questo ma è almeno colui che si pone il problema, che ragiona sui fatti, sulle circostanze, che cerca di uscire dal recinto di pietose finzioni e di menzogne costruite per determinare alibi facili-facili. Inoltre come mettere assieme la vita quotidiana con il diritto, i principi solenni con opportunismo politico ed economico. Non è possibile! Non è lecito vivere nella scissione fra poteri reali e concreti e dichiarazioni solenni di principio intorno ai diritti dell’uomo, della donna e del fanciullo. Occorre stabilire che cosa si vuol essere, se si vuol seguire il potere dei pochi ricchissimi e malvagissimi padroni della finanza e dell’economia seguendo le suggestioni dei loro telegiornali, della loro pubblicità commerciale, dei loro spettacoli faraonici o se stessi e il proprio essere qui e ora in questo mondo di sangue e duro fango. Fuggire è facile, chiunque può scappare da se stesso, dalle sue responsabilità, dal pericolo. Ma restare quando tutto pare dissolversi, quando il mondo di prima sembra disgregarsi, quando tutti sembrano tradire ogni principio e ogni valore  è difficile, di più è una prova, anzi una sfida.

Mario Rossi: Lei è un signore d’altri tempi. Ma osservi la cartina geografica che ha fra le mani. Come può pensare lei che è un privato, un singolo di far del bene se i pochi che sono il vero e unico potere scelgono la via del dominio, della sopraffazione, della guerra, del pagare insorti, terroristi e banditi.

Professor Paolo: Non ci sono solo i fatti materiali che scrivono e fanno da sé la storia, esiste qualcosa che non è materia, non è eccitazione, non è dominio della persuasione del forte che entra nell’umano e porta a comportamenti, a gesti, a pensieri che delineano e determinano forme altre di vivere e di stare al mondo. Io queste vado cercando perché nel mio modo di vedere nulla è più innaturale della rinunzia a una propria personalità, al proprio punto di vista sul mondo naturale e umano. Magari un punto di vista poetico, minimo, risibile. Ma proprio. C’è nell’essere umano un senso di libertà che queste macchine del divertimento e delle allucinazioni pubblicitarie possono ferire ma non uccidere; feriscono la parte migliore che è in noi al prezzo di eccitare ogni sentimento cattivo e perverso, ogni invidia, ogni atto aggressivo e razzista. No. Chi governa eccitando il peggio che è nell’uomo non merita il potere, e non ha alcun diritto su di esso. I pochi che governano da malvagi possono solo creare il loro inferno privato su questo pianeta azzurro. Essi possono moltiplicare le loro paure, le loro ossessioni, le loro perversioni anche quelle sessuali ma non salvare se stessi e gli altri dal male che producono e dall’odio e dalla volontà di morte che ispirano. Un potere legittimo e forte per sua natura non sfrutta gli umani, non distrugge la natura, non eccita la feccia, non istiga i corrotti alla guerra e ai massacri, non deruba lo straniero, non aggredisce il profugo e il miserabile, non corrompe la fede con la politica  e non stravolge le leggi internazionali che ha sottoscritto. Il potere legittimo trova da sé la via per una propria giustizia e per seguire il corso della natura e dei fatti del mondo umano. Non opera con fare da macellaio, da carnefice da torturatore. Crea il governo del mondo umano su cui ha potere attingendo al meglio e al buono, segue e non impone, ascolta e non corrompe i pensieri dei molti, impara poco da tanti e non educa all’odio e alla violenza e alla superstizione, è educato ed educa perché sa chi è e dove vuol andare. Questo il potere legittimo e l’altro, oggi dominante, è l’illegittimo. Bene e male possono esser scissi basta volerlo, basta un segno della propria volontà, un gesto d’attenzione, un segno d’amore verso questo mondo umano.

Mario Rossi: Confesso di non aver la cultura per seguire il suo ragionare. Il suono delle sue parole però mi convince, sento la forza dello studiare e conoscere. Eppure io so di avere nel mio piccolo una dose forte di ragione perché non esiste solo ciò che è alto in noi umani ma anche ciò che è meschino e vile e ignorare questa banalità è a sua volta una viltà. Chi può giudicare i molti che sono deboli?

Professor Paolo: Gli uomini non sono animali atti a ripetere solo gli stessi atti, possono ridefinire e riplasmare se stessi, chi nega questa liberà propria della specie è un malvagio. Se è un privilegio nella condizione umana è proprio il privilegio della libertà, la libertà di pensiero prima di tutto. Come si può distinguere l’umano dalla bestia se non si ragiona in termini di volontà e di libertà? Pochi comandano, vero; ma perché in tanti preferiscono farsi comandare e non avere responsabilità proprie. Come lei afferma del resto. C’è una costrizione che viene dal potere, ed è vero; ma esiste anche la comodità del fingere, del lasciarsi andare per pigrizia e convenienza. Questa è una scelta, un atto di rinunzia alla libertà di pensiero e quindi, magari assurdamente, un gesto di volontà e di libertà. Si tratta di lasciarsi andare al Leviatano, al Dio-Stato o al Dio-padrone, al Dio-mercato del momento. Delegare a un signore fisico o metafisico la propria coscienza, il proprio pensare se stessi e il mondo umano e quello naturale ad un certo punto si configura come una scelta privata, personale. Alle volte nel silenzio e nello studio occorre ascoltare solo se stessi, fare pulito, trovare da sé le ragioni intime e profonde del vivere. Lei signor Rossi si è mai concentrato sulle questioni di fondo della sua vità?

Mario Rossi:  Con dispiacere la devo salutare. Devo recarmi in un diverso istituto per i testi nuovi da far adottare. La ringrazio per il breve ragionamento e per l’attenzione.

Professor Paolo: Buona fortuna. Le auguro di essere in pace con se stesso e con il mondo.

 IANA PER FUTUROIERI

 




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