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14 ottobre 2010

Crisi e Cittadinanza in Italia

Ai primi di Ottobre l'amico Franco Allegri ha proposto questa sua riflessione che mi compiaccio di presentare ai soliti venticinque  nostri lettori.

IANA


Scritto da: F. Allegri

 


SCRITTI DI POLITICA RELIGIOSA

CRISI E CITTADINANZA IN ITALIA



Torno a riflettere sul libro di Ralph Nader: “Only super rich can save us!” e cerco di applicare la sua idea alla realtà politica e sociale italiana.
Sono cosciente che la cultura italiana stagnante non è pronta a capire ed accogliere questa idea e queste proposte. Il marxismo residuale è prigioniero dell’inganno della “lotta di classe per se” e vede questa realtà solo come collaborazione con il traditore del nemico. Il liberale illuso vagheggia che sempre il grande imprenditore è un benefattore del popolo. Il democratico orfano e parricida di Veltroni vede nel ricco una nuova specie di indipendente di sinistra ma isolato e periferico, pensate ai Calearo o ai Colaninno. Chi mi rimane? Forse sarò miope, ma io vedo solo il mondo cattolico e in misura minore il volontariato sociale laico! Io credo che questo avrebbe delle difficoltà ad accettare il ricco virtuoso, esso è condizionato dalle solidarietà quotidiane e solo un forte animo nobile potrebbe condurlo ad una prossimità a questa teoria. Al massimo vedo la sottomissione ad un’idea simile, come hanno fatto in tanti per la cosa di Occhetto prima e l’essere del PDS dopo. I cattolici e gli ispanici in USA possono accogliere l’idea del ricco benefattore, magari pio e devoto alla chiesa poi c’è questa ultima con la sua grande struttura. Io non sono un clericale, vado a messa 3 volte l’anno se ci vado, ma conosco la bibbia e ho studiato più la teologia che la filosofia (solo quella politica). Conosco il clero, la sua organizzazione e il suo modo di pensare: anzi per me la dottrina sociale della chiesa rappresenta un pensiero più vasto di quello contenuto nel libro di Nader e ha gli stessi propositi.
In questo contesto va introdotta una nuova variabile: la CITTADINANZA ATTIVA.
Il miliardario virtuoso ha due caratteristiche peculiari: è scarso di numero, agisce in conformità alle leggi dello stato che conosce. Non si può sperare che basti il lavoro di pochi grandi per uscire dalla crisi, non si può agire contro le leggi esistenti, serve una cultura politica della cittadinanza e anche questa è carente. Il grande rischio del libro è appunto quello dell’illudersi troppo sulle virtù dei fortissimi e coraggiosi. Essere cittadini vuol dire conoscere i propri diritti e i propri doveri, dove i primi non sono privilegi e i secondi dei dolori atroci.
A QUESTO PUNTO SI PUÒ PARLARE DEL RAPPORTO TRA CITTADINI E CHIESA.

Intanto puntualizzo che il discorso vale anche le chiese minori e per le realtà specifiche degli altri stati europei e non, anzi l’esempio del volontariato cristiano nei paesi poveri del mondo ci mostra il contributo dei fedeli alle tante società umane, io conosco l’esempio del Burkina Faso e delle sue regioni del sud dove ci sono i missionari e quelle del nord dove non ci sono.
La parte finale del mio ragionamento si sofferma sull’otto per mille alla chiesa cattolica e al 5 per mille alle associazioni di volontariato. Anche qui si vedono i limiti degli italiani: Meno di quattro italiani su dieci firmano per l’otto per mille e solo poco più di tre su dieci firmano per la Chiesa cattolica. Il 60% degli italiani non danno indicazioni per come spendere questi soldi, non si rendono conto che è una forma avanzata di cittadinanza. Chi non firma rinuncia a un diritto sul momento, ma è molto probabile che abbia rinunciato ad altri nel corso dei mesi e poi non scegliendo rinuncia anche al dovere del giudizio sul come i soldi sono spesi. Questa non è un’elezione dove ci si può astenere. Io credo che molti non sappiano come funziona il meccanismo dell’otto per mille!
I soldi di chi non firma sono ripartiti a loro volta in percentuale a seconda dei “voti” di chi ha espresso la scelta.
Questa verità non cambia nulla per i pigri e gli indifferenti, ma per coloro che non volessero dare i soldi alla chiesa vuol dire darglieli ugualmente! Per contro la chiesa che come tutte le cose umane è migliorabile, non fa quello sforzo in più per avere più firme: i soldi arrivano lo stesso.
Alla fine, l’ottantasette per cento del gettito raccolto (circa un miliardo di euro) finisce nelle casse della Chiesa cattolica. Ecco la cifra a disposizione del super ricco e si tratta sicuramente di un ricco particolare. Qui dobbiamo ritornare sul quesito: “la chiesa è un super ricco che può salvarci?”
La mia risposta parte dalla partecipazione alla decisione di come spendere i soldi dell’otto per mille poi invito i lettori a verificare quale quota di tali fondi serve ad aiutare i poveri e in iniziative di solidarietà. Io credo anche al diritto al salario dignitoso in generale e a quello del sacerdote di parrocchia in particolare. Trovo normale che si paghino le spese di culto con quei soldi e considero congrua la quota dell’otto per cento (80 milioni di euro) dati dalla chiesa alla solidarietà internazionale nel terzo mondo. Nessuno investe di più e pochi altri fanno investimenti veri.
Sempre in tema di otto per mille, non sono tra quelli favorevoli a dare quella cifra allo stato. Anche questa è una rinuncia al diritto di cittadinanza. In passato tale cifra è stata usata per pagare spese correnti come quelle telefoniche di certi ministeri e ultimamente si usano troppo spesso per la ristrutturazione di edifici di culto cattolico. Se faccio il confronto ci vedo un passo avanti! Prima si pagava il vizio del ceto basso della casta ora si spera che la ristrutturazione di una chiesa dia lavoro, attiri i fedeli e i turisti. Concordo anche con i critici che non vogliono che i soldi lasciati allo stato arrivino alla chiesa per altre strade. Anche l’ateo ha i suoi diritti, magari sarebbe meglio usare quei soldi per i musei!
Chiudo con un suggerimento per il prossimo anno: il lasciare i soldi allo stato è l’ultima opzione da praticare, la scelta della chiesa va bene nel complesso, ma se avete delle rimostranze da fare scegliete le altre confessioni cristiane, i valdesi ad esempio. Questa chiesa ha sempre fatto un rendiconto preciso dei soldi che riceve e usa tutto il denaro per la solidarietà, lo sviluppo e la cultura. Non usano quei soldi per le attività di culto.

C’è la questione degli immigrati e degli italiani convertiti all’Islam o al buddismo: per me anche loro dovrebbero avere una voce in capitolo, serve un ente di riferimento. Anche per loro il problema è organizzativo e di comprensione del diritto di cittadinanza come per tanti italiani anche se nel loro caso è parziale.

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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.



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